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P.O.C. e aumento in parte accantonato

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Buongiorno a tutti

Vi espongo le seguenti osservazioni per avere un parere su come comportarsi in caso di aumento in parte accantonato con riferimento alla sorte delle azioni sulla parte accantonata, in linea di massima esistono tre ipotesi:


1) Non emetto azioni, creo una riserva e in caso di mancata conversione la riserva diventa disponibile facendo venir meno la parte di aumento in modo implicito;

2) Emetto azioni e le affido alla società, creo una riserva e in caso di mancata conversione la imputo a capitale con il problema relativo alla azioni che permane poiché bisogna stabilire se vanno ai soci o restano alla società

3) (TRIMARCHI) Emetto azioni e le affido ai soci, creo una riserva e in caso di mancata conversione la imputo a capitale e le azioni restano ai soci mentre in caso di conversione le "tolgo" ai soci e e le "consegno" agli obbligazionisti

Posto che quello che ho capito è corretto (ed ho anche i miei dubbi su questo), come vi comportereste al concorso? quale tesi seguireste?

Grazie in anticipo a chi risponderà 

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Nell’aumento in parte accantonato le tecniche attraverso le quali procedere all’operazione sono due.

La prima (classica, che a Roma farebbero tutti) consiste nell’aumentare subito il capitale sociale a titolo gratuito utilizzando parte della riserva disponibile e accantonare la restante porzione della riserva a favore degli obbligazionisti allorquando gli stessi convertiranno. Le azioni a favore dei soci verrebbero emesse immediatamente e contestualmente  alla delibera di aumento mentre le azioni a favore degli obbligazionisti convertibili potranno essere emesse solo nel momento in cui gli stessi decideranno di convertire, non prima.

A seguito della modifica del rapporto di cambio (e conseguentemente della modifica in aumento del capitale a servizio del prestito) quando l’obbligazionista decide di convertire attinge dalla riserva la porzione di aumento a lui spettante, imputandola a capitale e ricevendo contestualmente le azioni di sua spettanza (in quanto socio e non più semplice obbligazionista convertibile).

La tesi di Trimarchi  personalmente mi piace molto ed essendo sostenuta in letteratura dovrebbe essere spendibile a Roma, anche se poco conosciuta e snobbata da parecchie scuole.

In sostanza tale tecnica prevede che l’aumento gratuito venga deliberato mediante utilizzo di tutta la riserva (e non solo di una parte della stessa), con contestuale emissione di tutte le azioni  non solo a favore dei  soci ma anche quelle in favore degli obbligazionisti/potenziali soci a titolo di azioni proprie, che la società dovrebbe gestire  nell’interesse altrui (ossia gli  obbligazionisti), con tutte le conseguenze che ne derivano soprattutto in tema  di responsabilità.

Venendo acquistate a titolo gratuito (la riserva negativa azioni proprie pertanto ammonterebbe a zero) a tali azioni proprie non troverebbero applicazione le limitazioni contenute nell’art. 2357 c.c., ex art. 2357 bis comma 1 c.c.

Non so se sono stato chiaro, l’argomento è molto complesso e complicato.

Ciao

Modificato da Lupo Albe
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Chiarissimo grazie mille!
Hai ragione sulla tesi di TRIMARCHI avevo sbagliato io nel formulare la domanda...
Quindi a Roma si procede con questa riserva che in caso di mancata conversione fa venir meno un aumento di capitale deliberato, per giunta gratuito!
Trimarchi ci ha visto giusto per me, comunque grazie ancora!

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