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Legittimario leso o pretermesso e creditori del de cuius

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Salve

Sono una studentessa di giurisprudenza e Vi porgo un quesito che mi interessa molto.
Possono i creditori del de cuius surrogarsi nell'azione di riduzione se il legittimario è stato pretermesso e rinuncia all'azione di riduzione (quindi non diventa erede),  oppure se il legittimario è leso e non accetta l'eredità?
Grazie mille

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Nel caso in cui il legittimario pretermesso sia rimasto inerte la Cassazione recentemente (sentenza 16623/2019) ha stabilito che i creditori possano surrogarsi allo stesso, esercitando l'azione di riduzione a lui spettante.

Nel caso di rinuncia all'azione di riduzione sembra prevalere la tesi secondo cui il creditore del rinunciante non può impugnare la rinuncia (ma in senso contrario recentemente si è espressa la Corte di Appello Napoli sentenza 118 de 12 gennaio 2018).

Nel caso in cui il legittimario leso non accetti l'eredità occorre distinguere: se rinuncia, i creditori possono farsi autorizzare ad accettare l'eredità in nome e luogo del  rinunzante (art. 524 c.c.).

Nelle more del decorso del termine prescrizionale entro  il quale il chiamato può accettare l'eredità, il suo creditore personale può esperire l'actio interrogatoria ex art. 481 c.c.

Ciao

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Grazie Lupo Albe

Il mio dubbio era in merito ai creditori del De Cuius e non a quelli personali.

 Se il legittimario leso non accetta l'eredità il creditore del de cuius  , che non è creditore diretto del legittimario può surrogarsi ad egli?

(non accettando l'eredità non ci sarebbe la legittimazione ad agire credo) 

Oppure se il legittimario pretermesso rinuncia all'azione di riduzione , oltre i suoi creditori,

anche quelli del de cuius,  possono surrogarsi ?

Poichè la sentenza commenta l'art 557 terzo comma , in merito al fatto che la riduzione delle donazioni non possono essere chieste dal

creditore del de cuius ,quando il legittimario accetta con beneficio di inventario , in questi due casi sia che il legittimario leso rinunci

all'eredità , sia nel caso che il legittimario pretermesso rinunci all'azione di riduzione , i creditori de de cuius rimangono "estranei" non

avendo alcun rapporto di credito diretto con il legittimario oppure potrebbero in maniera contorta sostituirsi comunque al legittimario ,

che però , a causa delle rinunce  non diventa  erede?

Grazie in anticipo per l'aiuto che mi darai.

 

 

Modificato da mariabianca
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Scusami, ho letto la domanda velocemente (e male) 😞

Provando un po' a ragionarci su, mi sentirei di risponderti che in entrambe le ipotesi che hai descritto (legittimario leso che non accetta l'eredità e legittimario pretermesso che rinuncia all'azione di riduzione) l'azione surrogatoria non può essere esercitata dai creditori del de cuius, difettandone i presupposti.

In primo luogo la qualità di creditore del soggetto agente, che come dicevi anche tu è creditore del de cuius e non del legittimario  leso/pretermesso.

In secondo luogo manca l'interesse specifico ed attuale del creditore, che nel caso di specie mi sembra generico e di mero fatto.

Ciao!

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On ‎20‎/‎06‎/‎2020 at 22:34, mariabianca dice:

Salve

Sono una studentessa di giurisprudenza e Vi porgo un quesito che mi interessa molto.
Possono i creditori del de cuius surrogarsi nell'azione di riduzione se il legittimario è stato pretermesso e rinuncia all'azione di riduzione (quindi non diventa erede),  oppure se il legittimario è leso e non accetta l'eredità?
Grazie mille

 

Ciao, ho letto tre volte la questione da te posta, e vorrei farti io una domanda: come mai ti viene un dubbio del genere ?

Scusami, ma qual è il "rischio" che i creditori del defunto correrebbero nelle due ipotesi da te descritte, tale per cui si dovrebbe discutere di attivare i rimedi prospettati (che certamente i creditori del defunto non hanno, senza manco andare a discutere del se ne siano integrati i presupposti ) ??

L'unica spiegazione che sono riuscito a darmi (ma dimmi se sbaglio) e che tu possa essere stata "condizionata" dalla lettura del 557 comma 3 . Vedi, secondo me, quella è una norma che, tanto nell'ipotesi espressamente prevista quanto in quella che si ricava da una sua lettura a contrario, si spiega sempre nell'ottica del "pregiudizio" che potrebbe o no derivare per i creditori del defunto.

a) il 557 comma 3 afferma che non possono chiedere la riduzione i creditori del defunto se il legittimario leso ha accettato con beneficio di inventario. Ebbene, qui il legislatore sta dicendo una cosa semplice e condivisibile, e cioè, essendo che il beneficio d'inventario produce effetti simili a quelli che si producono con la separazione ex art. 512 cc, i creditori del defunto  saranno soddisfatti con preferenza, non determinandosi la confusione dei patrimoni. Dunque essi non hanno nessun pregiudizio;

b) letta a contrario la norma di cui sopra sembrerebbe (perché poi non è mica cosi certo, e comunque io non mi sentirei di affermarlo con sicurezza) invece postulare che i creditori del defunto potrebbero agire in riduzione se il legittimario leso abbia accettato l'eredità puramente e semplicemente. Se cosi fosse, la spiegazione sarebbe sempre quella legata al pregiudizio che i creditori del defunto subirebbero in caso di mancato esercizio dell'azione di riduzione: accettando il legittimario leso senza beneficio d'inventario, il creditore del defunto diventa, per effetto della confusione dei patrimoni, creditore dell'erede, e conseguentemente il mancato incremento della massa patrimoniale per effetto del mancato esercizio dell'azione di riduzione potrebbe determinare un pregiudizio alle sue ragioni creditorie.

Nelle ipotesi da te prospettate invece il pregiudizio non sussiste proprio e quindi non vedo (e non lo dico provocatoriamente) il fondamento del tuo dubbio.

Buono studio.

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Grazie Elio 82

Hai perfettamente ragione , anche io ho ricostruito la questione giuridica in tal modo ,

ma  poi mi veniva quell'assurdo dubbio , proprio come hai detto tu,  a causa della lettura condizionante dell'art 557 comma 3.

Ora sono più serena nel mio studio grazie al Vostro aiuto.

Grazie mille.

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3 ore fa, Elio82 dice:

 

Ciao, ho letto tre volte la questione da te posta, e vorrei farti io una domanda: come mai ti viene un dubbio del genere ?

Scusami, ma qual è il "rischio" che i creditori del defunto correrebbero nelle due ipotesi da te descritte, tale per cui si dovrebbe discutere di attivare i rimedi prospettati (che certamente i creditori del defunto non hanno, senza manco andare a discutere del se ne siano integrati i presupposti ) ??

L'unica spiegazione che sono riuscito a darmi (ma dimmi se sbaglio) e che tu possa essere stata "condizionata" dalla lettura del 557 comma 3 . Vedi, secondo me, quella è una norma che, tanto nell'ipotesi espressamente prevista quanto in quella che si ricava da una sua lettura a contrario, si spiega sempre nell'ottica del "pregiudizio" che potrebbe o no derivare per i creditori del defunto.

a) il 557 comma 3 afferma che non possono chiedere la riduzione i creditori del defunto se il legittimario leso ha accettato con beneficio di inventario. Ebbene, qui il legislatore sta dicendo una cosa semplice e condivisibile, e cioè, essendo che il beneficio d'inventario produce effetti simili a quelli che si producono con la separazione ex art. 512 cc, i creditori del defunto  saranno soddisfatti con preferenza, non determinandosi la confusione dei patrimoni. Dunque essi non hanno nessun pregiudizio;

b) letta a contrario la norma di cui sopra sembrerebbe (perché poi non è mica cosi certo, e comunque io non mi sentirei di affermarlo con sicurezza) invece postulare che i creditori del defunto potrebbero agire in riduzione se il legittimario leso abbia accettato l'eredità puramente e semplicemente. Se cosi fosse, la spiegazione sarebbe sempre quella legata al pregiudizio che i creditori del defunto subirebbero in caso di mancato esercizio dell'azione di riduzione: accettando il legittimario leso senza beneficio d'inventario, il creditore del defunto diventa, per effetto della confusione dei patrimoni, creditore dell'erede, e conseguentemente il mancato incremento della massa patrimoniale per effetto del mancato esercizio dell'azione di riduzione potrebbe determinare un pregiudizio alle sue ragioni creditorie.

Nelle ipotesi da te prospettate invece il pregiudizio non sussiste proprio e quindi non vedo (e non lo dico provocatoriamente) il fondamento del tuo dubbio.

Buono studio.

Onestamente faccio fatica a comprendere questa continua saccenza (talvolta unità a sarcasmo) nei tuoi interventi....a lungo andare (senza offesa) risulta alquanto fastidiosa.

ciao 

  • Confused 1
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32 minuti fa, Lupo Albe dice:

Onestamente faccio fatica a comprendere questa continua saccenza (talvolta unità a sarcasmo) nei tuoi interventi....a lungo andare (senza offesa) risulta alquanto fastidiosa.

ciao 

Scusami, io non comprendo il tuo intervento, che è del tutto fuori luogo, perché non ho risposto a te, e senza fondamento, perché io non leggo nessuna saccenza in quello che ho scritto, e dello stesso avviso mi pare la destinataria del mio intervento. e tra l'altro non mi è chiaro quale sarebbero questi continui interventi da parte mia cui tu fai riferimento. Comunque, io fossi in te guarderai la sostanza degli interventi più che la forma. Ciao 

  • Like 1
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