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Rinuncia del legittimario

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Ciao ragazzi, 

Se un legittimario rinuncia alla propria quota, e non sussistono i presupposti per la rappresentazione, la dottrina e' divisa riguardo gli effetti, e in particolare ci sono tre teorie:

T. 1 c.d  teoria dell' accrescento = si integra la quota degli altri legittimari, ma solo se chiamato nella medesima quota del rinunciante.

T. 2 c.d. teoria dell' incremento della quota di riserva = si incrementa tutta l intera quota di riserva, e non solo di quelli chiamati nella stessa quota del rinunciante. E' come se il rinunciante non fosse mai chiamato alla successione per il principio della retroattività della rinuncia.

T. 3 c.d. teoria della cristallizzazione della quota di legittima = per i legittimari la situazione è la medesima di quella presente all'apertura della successione. In altri termini, la quota del rinunciante incrementa la quota disponibile.

Secondo voi va bene questo schema?e a quale teoria e' meglio aderire in sede di concorso?

 

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La Cassazione nel 2017 (sentenza 22259) affronta l'argomento, aderendo alla tesi della cristallizzazione della quota anche nel caso di rinuncia all'eredità del legittimario; per non saper nè leggere nè scrivere, al concorso seguirei  questa tesi tutta la vita.

Sull'argomento c'è un bell'articolo scritto a quattro mani da Antonio Mattera e Carmine Romano su Notariato Ipsoa 5/2018, nel caso ti servisse lasciami una mail in privato che te lo giro.

Ciao

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Io non sarei così assertivo. Tra l’altro, il non sapere né leggere né scrivere potrebbe determinare un rinvio ad un corso di istruzione primaria anziché il superamento dell’esame :):) 

Probabilmente le insidie si nascondo già nell’espressione “legittimario che rinuncia all’eredità”.

Tale espressione potrebbe presupporre – come ritiene autorevolissima dottrina (che, per quel che vale, preferisco) e come l’art. 551 c.c. pare confermi – che la quota di legittima si possa ottenere indipendentemente dalla qualità di erede. In altri termini si può rinunciare alla quota ereditaria ma ciò nonostante mantenere a titolo di legittima l’attribuzione liberare ricevuta (con l’ulteriore precisazione che il termine rinuncia evoca sia la rinuncia all’eredità sia la rinuncia ai diritti successori).  

Ritengo che la precisazione sia importante per risolvere la questione del se via sia <<sempre>> la cristallizzazione delle quote di riserva al momento dell’apertura della successione (che ovviamente in determinate ipotesi si verifica, come le sezioni unite hanno affermato) oppure se, in alcuni casi, possa operare una rimodulazione (o accrescimento) delle stesse.

Andando al cuore della questione, è innegabile che la tesi della cristallizzazione delle quote “in ogni caso” trovi un ostacolo normativo, probabilmente insormontabile, nell’articolo 552 c.c.

È certamente norme asistemica. Ma come è stato osservato delle due l’una:

- o se ne fa una interpretazione abrogans (ma personalmente la ritengo una strada non percorribile vista la chiarezza della norma);

- oppure la si applica per quel che dice, e la conclusione è necessariamente che ci sono dei casi in cui la cristallizzazione non può operare (e la tesi, aggiungo, secondo cui la quota di legittima si può conseguire anche non a titolo di eredità aiuta l’individuazione delle ipotesi di non operatività della cristallizzazione).

Buon lavoro a tutti

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L'estensione della tesi della c.d. cristallizzazione alla rinunzia all'eredità (e ad altre ipotesi applicative) risponde anche ad un'esigenza concreta: quella di rendere maggiormente stabili gli acquisti con provenienza donativa o successoria.

Una rimodulazione delle quote di riserva, per effetto di vicende successive all'apertura della successione, finisce per creare problemi nella successiva circolazione dei beni donati o conseguiti iure successionis, potendo esporre gli stessi a pretese dei legittimari. 

A mio sommesso avviso, quindi, oggi i tempi sembrano essere maturi per questo "passo in avanti", attesa anche la tendenza della più moderna dottrina notarile (v. Iaccarino sulla rinunzia all'azione di restituzione). Ancorarsi ad una norma "fuori sistema", qual è quella dell'art. 552 c.c., rischia di essere "anacronistico" ... e, soprattutto, non risolve la situazione ma la complica.

Spesso le acquisizioni della dottrina, specie se notarile, sono volte a rispondere ad esigenze professionali. Per me il diritto è ancora più bello se può "darci una mano"!

Modificato da Antonio Mattera
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Il "fuori sistema" è dato dal fatto che mentre nel legato in sostituzione il legittinario rinuncia all'eredità e il legato lo prende comunque come legittima (non spostandosi quindi sulla disponibile). Nel 552 invece egli rinuncia all'eredità e le liberalità non le trattiene come legittima ma come un qualsiasi terzo, e quindi gravano sulla disponibile (ma in maniera addirittura deteriora perché potrebbe essere soccombente). Perché? Probabilmente perché nel legato in sostituzione illegittinario asseconda la volontà del testatore, mentre nel 552 fa esattamente il contrario di quanto voluto dal decuis: viene istituito erede ma rinuncia. 

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10 ore fa, Elio82 dice:

"fuori sistema" sottoscrivo. l ho anche detto. Ma l'obiezione credo rimanga insuperabile. La norma c'è ed è fin troppo chiara. Non vuole essere un "ancorarsi" ma un prenderne atto. Diversamente la "disapplichi" e ritengo non si possa. Tutto qui. 

O dici che è una norma che si coordina  con le altre del sistema e, allora, la applichi ... o dici che è una norma "fuori sistema" e, allora, cerchi di percorrere altre strade (v. in primis il grande Bianca e, da ultimo, Cass. 2017)

Dire che è una norma "fuori sistema" per poi applicarla, francamente e senza offesa, mi sembra incoerente ... e giustificare tale posizione, affermando "la applico perché c'è" (ma come la applichi?), mi sembra quasi pleonastico.

Per me il diritto è anzitutto coerenza! È, questo, ciò che mi è stato insegnato ed è ciò che certo di trasmettere ai ragazzi della Scuola E. Casale.

Ovviamente, ognuno resta libero di criticare gli altri e di dire "Lo scritto di Mattera e Romano fa schifo" (anche se il Notariato mi pare averlo accolto bene, soprattutto perché le soluzioni proposte sono dirette ad accogliere esigenze sentite nella prassi).

Saluti

Modificato da Antonio Mattera
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13 ore fa, Lupo Albe dice:

La Cassazione nel 2017 (sentenza 22259) affronta l'argomento, aderendo alla tesi della cristallizzazione della quota anche nel caso di rinuncia all'eredità del legittimario; per non saper nè leggere nè scrivere, al concorso seguirei  questa tesi tutta la vita.

Sull'argomento c'è un bell'articolo scritto a quattro mani da Antonio Mattera e Carmine Romano su Notariato Ipsoa 5/2018, nel caso ti servisse lasciami una mail in privato che te lo giro.

Ciao

Grazie per il "bell'articolo"

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1 ora fa, Antonio Mattera dice:

O dici che è una norma che si coordina  con le altre del sistema e, allora, la applichi ... o dici che è una norma "fuori sistema" e, allora, cerchi di percorrere altre strade (v. in primis il grande Bianca e, da ultimo, Cass. 2017)

Dire che è una norma "fuori sistema" per poi applicarla, francamente e senza offesa, mi sembra incoerente ... e giustificare tale posizione, affermando "la applico perché c'è" (ma come la applichi?), mi sembra quasi pleonastico.

Per me il diritto è anzitutto coerenza! È, questo, ciò che mi è stato insegnato ed è ciò che certo di trasmettere ai ragazzi della Scuola E. Casale.

Ovviamente, ognuno resta libero di criticare gli altri e di dire "Lo scritto di Mattera e Romano fa schifo" (anche se il Notariato mi pare averlo accolto bene, soprattutto perché le soluzioni proposte sono dirette ad accogliere esigenze sentite nella prassi).

Saluti

Buongiorno Antonio.

quando la questione viene spostata sul piano personale mi sento in difficoltà, e ritengo che su tali basi non possa esserci confronto. Parlano con franchezza, ti dico che l'articolo è interessante e denota una preparazione di assoluto primo piano, rispetto alla quale non posso che fare i complimenti. Non ho detto, nemmeno implicitamente, che faccia "schifo", non mi permetterei, e tra l'altro è un modo di esprimermi che non mi appartiene.

Concordo pianamente con te circa l'affermazione che il 552 cc è una norma assolutamente fuori sistema, perché presuppone che vi sia una identità  tra legittimario e erede (tra l'altro è anche punitiva per il soggetto che rinuncia), che invece non appartiene al sistema. Ma dico una cosa diversa, o meglio prendo atto di una evidenza. La norma è chiara e applicandola nel caso da essa disciplinato implica necessariamente la mobilità delle quote. Questo è.

Quando tu affermi che si devono "percorrere altre strade" , secondo me dici una cosa discutibile. perché l'unica strada che si possa percorrere è quella di "non applicarla" (non trattandosi di dare una diversa interpretazione tra quelle possibili, in quanto la norma quello dice in modo cristallino). Questa soluzione, secondo me, è assai problematica perché si traduce in una interpretazione abrogante.

Spero di aver chiarito la mia posizione, che non era assolutamente quella di criticare il lavoro di nessuno.  

 

 

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47 minuti fa, Elio82 dice:

Buongiorno Antonio.

quando la questione viene spostata sul piano personale mi sento in difficoltà, e ritengo che su tali basi non possa esserci confronto. Parlano con franchezza, ti dico che l'articolo è interessante e denota una preparazione di assoluto primo piano, rispetto alla quale non posso che fare i complimenti. Non ho detto, nemmeno implicitamente, che faccia "schifo", non mi permetterei, e tra l'altro è un modo di esprimermi che non mi appartiene.

Concordo pianamente con te circa l'affermazione che il 552 cc è una norma assolutamente fuori sistema, perché presuppone che vi sia una identità  tra legittimario e erede (tra l'altro è anche punitiva per il soggetto che rinuncia), che invece non appartiene al sistema. Ma dico una cosa diversa, o meglio prendo atto di una evidenza. La norma è chiara e applicandola nel caso da essa disciplinato implica necessariamente la mobilità delle quote. Questo è.

Quando tu affermi che si devono "percorrere altre strade" , secondo me dici una cosa discutibile. perché l'unica strada che si possa percorrere è quella di "non applicarla" (non trattandosi di dare una diversa interpretazione tra quelle possibili, in quanto la norma quello dice in modo cristallino). Questa soluzione, secondo me, è assai problematica perché si traduce in una interpretazione abrogante.

Spero di aver chiarito la mia posizione, che non era assolutamente quella di criticare il lavoro di nessuno.  

 

 

Ma figurati ... non era mia intenzione metterla sul personale.

Comunque ti invito a leggere la nota 37 del mio scritto, nella quale spiego che parlare di "interpretazione abrogante" risulta, probabilmente, semplicistico, dal momento che alla disapplicazione dell'art. 552 (norma "fuori sistema") si può pervenire anche attraverso altre qualificate tecniche di ermeneutica giuridica (ecco le altre strade).

Se trattasi di norma "fuori sistema", coerenza vuole che venga disapplicata ... e, per farlo, bisogna cercare una o più strade, che credo di aver illustrato nello scritto.

Se, invece, è norma "del sistema", allora, va applicata.

Ciò che non riesco ad accettare - ma è un mio limite - è applicare la norma sostenendo che è "fuori sistema": a mio sommesso avviso, non mi sembra coerente.

P.s.: Come insegna Guastini, la "disapplicazione" non è sempre e necessariamente frutto dell'interpretatio abrogans

Modificato da Antonio Mattera
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6 ore fa, Antonio Mattera dice:

Ma figurati ... non era mia intenzione metterla sul personale.

Comunque ti invito a leggere la nota 37 del mio scritto, nella quale spiego che parlare di "interpretazione abrogante" risulta, probabilmente, semplicistico, dal momento che alla disapplicazione dell'art. 552 (norma "fuori sistema") si può pervenire anche attraverso altre qualificate tecniche di ermeneutica giuridica (ecco le altre strade).

Se trattasi di norma "fuori sistema", coerenza vuole che venga disapplicata ... e, per farlo, bisogna cercare una o più strade, che credo di aver illustrato nello scritto.

Se, invece, è norma "del sistema", allora, va applicata.

Ciò che non riesco ad accettare - ma è un mio limite - è applicare la norma sostenendo che è "fuori sistema": a mio sommesso avviso, non mi sembra coerente.

P.s.: Come insegna Guastini, la "disapplicazione" non è sempre e necessariamente frutto dell'interpretatio abrogans

Mi fa davvero piacere che le mie osservazioni non siano state percepite come dirette a te :) 

Tra l'altro, da parecchio non frequentavo più il forum e temevo che potessi suscitare anche l'ira di un frequentatore di qualche tempo fa, mi pare avesse "porcus" come nickname. Menomale.

Sono riuscito a recuperare l'articolo, e dalla lettura della nota 37 ho meglio compreso l'argomentazione.

Qualche dubbio mi permane, ma riguarda in verità la mia preparazione sul tema dell'interpretazione in generale.

Specificatamente, se non erro con l'interpretazione o si risolvono le antinomie o si creano. Però una volta accertata l'esistenza di un'antinomia (come mi pare venga affermato) ogni questione di interpretazione dovrebbe meno. Cioè l'interpretazione non è mezzo di soluzione dell'antinomia, dovendo questa essere superata per altre vie, e tra queste mi pare non possa essere ricompresa la "disapplicazione", che nel nostro sistema di sindacato accentrato non è possibile, salvo che per il diritto euro unitario (la storica sentenza della Corte Cost. del 1984, se non sbaglio), manco per il giudice. Bensì bisognerebbe adottare altri criteri, come quello gerarchico o di specialità ecc.., salvo verificarne l'applicabilità al caso di specie.

Ad ogni modo è stata l'occasione per convincermi ad approfondire l'argomento, magari inizierò proprio dal testo del prof. Guastini.

E' stato un piacere confrontarmi. Buon lavoro.

  

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1 ora fa, Elio82 dice:

Mi fa davvero piacere che le mie osservazioni non siano state percepite come dirette a te :) 

Tra l'altro, da parecchio non frequentavo più il forum e temevo che potessi suscitare anche l'ira di un frequentatore di qualche tempo fa, mi pare avesse "porcus" come nickname. Menomale.

Sono riuscito a recuperare l'articolo, e dalla lettura della nota 37 ho meglio compreso l'argomentazione.

Qualche dubbio mi permane, ma riguarda in verità la mia preparazione sul tema dell'interpretazione in generale.

Specificatamente, se non erro con l'interpretazione o si risolvono le antinomie o si creano. Però una volta accertata l'esistenza di un'antinomia (come mi pare venga affermato) ogni questione di interpretazione dovrebbe meno. Cioè l'interpretazione non è mezzo di soluzione dell'antinomia, dovendo questa essere superata per altre vie, e tra queste mi pare non possa essere ricompresa la "disapplicazione", che nel nostro sistema di sindacato accentrato non è possibile, salvo che per il diritto euro unitario (la storica sentenza della Corte Cost. del 1984, se non sbaglio), manco per il giudice. Bensì bisognerebbe adottare altri criteri, come quello gerarchico o di specialità ecc.., salvo verificarne l'applicabilità al caso di specie.

Ad ogni modo è stata l'occasione per convincermi ad approfondire l'argomento, magari inizierò proprio dal testo del prof. Guastini.

E' stato un piacere confrontarmi. Buon lavoro.

  

Questo è quanto sostiene la tesi contraria ... che a te piace. Ma tant"è : il mondo è bello perché vario.

Le antinomie vengono superate anche dall'interprete: di fronte ad esse l'operatore pratico è tenuto a prendere una decisione 

... ed ha disposizione diverse tecniche, tra cui quelle indicate nella nota 37.

Ad ogni modo anche la Cass. 2017 ha preso una decisione.

Saluti

Modificato da Antonio Mattera
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14 ore fa, Elio82 dice:

Buongiorno Antonio.

quando la questione viene spostata sul piano personale mi sento in difficoltà, e ritengo che su tali basi non possa esserci confronto. Parlano con franchezza, ti dico che l'articolo è interessante e denota una preparazione di assoluto primo piano, rispetto alla quale non posso che fare i complimenti. Non ho detto, nemmeno implicitamente, che faccia "schifo", non mi permetterei, e tra l'altro è un modo di esprimermi che non mi appartiene.

Concordo pianamente con te circa l'affermazione che il 552 cc è una norma assolutamente fuori sistema, perché presuppone che vi sia una identità  tra legittimario e erede (tra l'altro è anche punitiva per il soggetto che rinuncia), che invece non appartiene al sistema. Ma dico una cosa diversa, o meglio prendo atto di una evidenza. La norma è chiara e applicandola nel caso da essa disciplinato implica necessariamente la mobilità delle quote. Questo è.

Quando tu affermi che si devono "percorrere altre strade" , secondo me dici una cosa discutibile. perché l'unica strada che si possa percorrere è quella di "non applicarla" (non trattandosi di dare una diversa interpretazione tra quelle possibili, in quanto la norma quello dice in modo cristallino). Questa soluzione, secondo me, è assai problematica perché si traduce in una interpretazione abrogante.

Spero di aver chiarito la mia posizione, che non era assolutamente quella di criticare il lavoro di nessuno.  

 

 

Mi scuso per "l'intrusione"; ma l'argomento mi interessa da sempre, come sa chiunque mi segua e abbia letto le mie pubblicazioni su rivista, e l'interpretazione avallata nel formulario.

Mi soffermerei solo sul punto più "critico" del ragionamento a favore della cristallizzazione: il 552 c.c. sarebbe norma "fuori sistema", perchè considera il rinunziante estraneo e perchè presuppone che il legittimario sia erede. Addirittura, dovrebbe l'interprete disapplicarla come fosse un relitto dimenticato da un legislatore, quello del 1942, che al contrario nel LIBRO II dà prova di grande coerenza sistematica.

La norma è coerente con l'art. 521 c.c. (chi rinunzia si considera mai chiamato) e con l'art. 536 c.c. (il legittimario è il soggetto a cui è riservata.. una quota di eredità). Il legittimario è tale in quanto ha diritto di essere riconosciuto erede, con l'unica eccezione del legatario che scelga di conseguire un legato in sostituzione di legittima: il terzo comma dell'art. 551 c.c. consente l'imputazione automatica alla quota indisponibile del legato sostitutivo nonostante sia disposizione a titolo particolare e non ereditario.

L'art. 551 c.c. è l'unica  eccezione alla regola generale per cui il legittimario è erede, intendendosi tale ultima espressione non riferita alla "materialità" del fenomeno successorio, ma al funzionamento di esso: il legittimario è tale anche se non agisce in riduzione, potendo scegliere di non farlo; nel momento in cui si pone un problema di legittima, essa è riconosciuta come quota di eredità.

L'unica spiegazione possibile al meccanismo dell'art. 552 c.c. è il ricalcolo delle quote di legittima: se non vi fosse un aumento delle quote riservate ai legittimari non rinunzianti, non vi sarebbe la necessità di modificare l'ordine di riduzione.

L'esigenza di certezza spesso invocata dai fautori della cristalizzazione perde consistenza nel momento in cui gli stessi invocano l'art. 481 c.c. (actio interrogatoria): tale rimedio non ha nulla a che vedere con la determinazione di riserva, ma riguarda in generale l'acquisto dell'asse ereditario. Del resto, se le quote non sono destinate a cambiare, che utilità potrebbe mai avere l'actio interrogatoria?

Infine, la "vicinanza" della cristallizzazione alle "esigenze pratiche" mi pare difficile da portare avanti come argomentazione scientifica: non spetta all'interprete e men che mai al Notaio piegare le norme a esigenze sociali o economiche maturanti nel tempo, spetta al legislatore accogliere queste esigenze e procedere con provvedimenti aventi forza di legge.

Potrei continuare a lungo, ma ho già fatto invasione nel vostro dibattito, e mi scuso. Al più, se fa piacere, ho scritto un bel po' sul punto.

Carlo 

Modificato da Carlo Carbone
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Cari amici, proverò anche io a dire la mia.

Io non riesco a trovarmi d'accordo con la tesi della cristallizzazione per il semplice fatto che essa implicherebbe aderire ad una particolare veduta della legittima (pars bonorum) che francamente il codice, in più punti, sembrerebbe smentire (vedasi il commento del Notaio Carbone). In buona sostanza, come già detto, essa implicherebbe ammettere che il legittimario possa acquistare la legittima al di fuori della qualità di erede. Ciò viene chiaramente sottolineato nell'articolo di Mattera - Romano. 

Una tale soluzione implica allora dover "rimodulare" la differenza tra il legato in conto ed il legato in sostituzione, leggendo tale differenza più sul piano quantitativo che qualitativo. Mi spiego: se entrambi sono volti a soddisfare la legittima (che è indipendente dalla qualità di erede) ne deriva dover sostenere che un legato in sostituzione con "diritto al supplemento" si trasformi allora in legato in conto. Che è, guardacaso, ciò che veniva sostenuto dai grandi autori (Ferri tra tutti) che sostenevano l'idea della legittima quale pars bonorum. 

Si evidenzia altresì  che anche i medesimi e più forti sostenitori della legittima quale pars bonorum (Azzariti, Ferri) si arrestavano di fronte un dato normativo: l'art. 552 c.c., i quali espressamente affermano che ciò implichi il ricalcolo (sia esso sul "pregiudizio che la legittima è quota di eredità", come affermano, ma tant'è!) Lo si voglia criticare o meno, tale articolo c'è nel codice e quello significa. 

Ciò che dunque mi fa riflettere è proprio questo passaggio: se detta autorevolissima dottrina crea un forte argomento di tipo sistemico e si arresta di fronte alla legge, come può oggi altra dottrina (e solo quella) sostenere la cristallizzazione, abrogrando de facto il 552, senza peraltro fare alcuna valutazione o giustificazione sistemica?  Non me ne voglia, Notaio Mattera, ma nel suo contributo non mi pare di scorgere tali valutazioni. A me pare - me ne prendo la responsabilità - che sostenere oggi la cristallizzazione, fa partire l'interprete da una prospettiva sbagliata: si parte da una "risposta" (Cristallizzazione) e si cerca di fare dopo la domanda più congrua alla risposta ( quali sono le esigenze di facile circolazione di un immobile nel mercato?). Io credo che prima viene il quesito (quale è il sistema del diritto dei legittimari nel nostro ordinamento e quale è il sistema positivo in cui si muove?) e dopo si perviene alla risposta (qualunque essa sia, ricalcolo accrescimento o cristallizzazione che sia, purché sia coerente e ben strutturata).

In buona sostanza: si è legittimi di aderire a letture dei diritti dei legittimari che si ritengono più consone, che siano modo di leggere il dato normativo; ma ciò non potrà mai essere strumento per abrogarlo. 

Peraltro la giurisprudenza ha sempre sostenuto l'idea di legittima quale quota di eredità senza mai una particolare smentita. Un cambio di rotta così sistematicamente forte implicherebbe, quantomeno, dirlo espressamente! E se non lo ha detto, evidentemente, è perché non lo pensa. E se non lo pensa, significa che le sentenze del 2006 (che guardacaso nulla dicono al riguardo) sono da circoscriversi al semplice dato letterale: rinuncia/prescrizione all'azione di riduzione. Tant'è che tra le sentenze che citano ed applicano la massima del 2006, ce ne è pure qualcuna che espressamente dice che la legittima è diritto all'eredità (mi si dia il tempo di rinvenirla).

Mi permetto anche di osservare, da semplice "appassionato" di diritto, che il pensiero di Bianca non è da ritenersi in alcun modo accoglibile. Infatti dalla lettura tanto del famoso commento alle sentenze del 2006, quando del volume sulle successioni del trattato di diritto civile, si evince chiaramente che l'Autore non ha molta idea di cosa si stia parlando. Affronta (non diversamente dalle sentenze del 2006) la tesi del ricalcolo e dell'accrescimento (criticandole) come se fossero unica cosa, non ponendosi alcun problema al riguardo. Senza dire che, all'interno di detto trattato, espressamente aderisce alla tesi di legittimario quale erede. Massima incoerenza, a mio avviso. 

Non trovo rilevante citare in tale dibattito l'art. 551.3., come ha fatto Bianca. Infatti egli equipara il conseguimento del legato con la rinuncia all'eredità; traendone la conseguenza che dalla rinuncia all'eredità implica comunque il computo del legittimario rinunciante. Il legato in sostituzione non "leva" la legittima, bensì la attribuisce con uno specifico lasciato a titolo particolare, e proprio per questo i legittimario è computato.  Di contro il legato in conto è un mero "acconto" sul diritto all'eredità, che se si decide di non avere (rinunciando all'eredità) non si ha dove computare e proprio per questo il lascito si "trasla" sulla disponibile. A me pare una veduta estremamente coerente entro la tesi della legittima quale quota di eredità. 

Non ritengo nemmeno rilevante la pronuncia del 2017 da voi citata, ove in effetti si aderisce alla cristallizzazione. Come osservato da Busani (e verificato dopo una attenta lettura) la sentenza è assai lunga e complessa, trattando una vicenda ereditaria sotto più profili. Solo uno di questi è il "quantum" delle quote, che viene liquidato in due righe senza alcuna motivazione. Il che, francamente, mi lascia perplesso. Che la giurisprudenza di legittimità cambi veduta circa la natura della legittima senza dirlo espressamente, mi lascia perplesso. Anche perché l'estensore delle sentenze gemelle del 2006, in una sua monografia sui legittiamari, aderisce alla tesi di legittima quale quota di eredità. 

 

 

Modificato da LeSaboteur
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42 minuti fa, LeSaboteur dice:

Cari amici, proverò anche io a dire la mia.

Io non riesco a trovarmi d'accordo con la tesi della cristallizzazione per il semplice fatto che essa implicherebbe aderire ad una particolare veduta della legittima (pars bonorum) che francamente il codice, in più punti, sembrerebbe smentire (vedasi il commento del Notaio Carbone). In buona sostanza, come già detto, essa implicherebbe ammettere che il legittimario possa acquistare la legittima al di fuori della qualità di erede. Ciò viene chiaramente sottolineato nell'articolo di Mattera - Romano. 

Una tale soluzione implica allora dover "rimodulare" la differenza tra il legato in conto ed il legato in sostituzione, leggendo tale differenza più sul piano quantitativo che qualitativo. Mi spiego: se entrambi sono volti a soddisfare la legittima (che è indipendente dalla qualità di erede) ne deriva dover sostenere che un legato in sostituzione con "diritto al supplemento" si trasformi allora in legato in conto. Che è, guardacaso, ciò che veniva sostenuto dai grandi autori (Ferri tra tutti) che sostenevano l'idea della legittima quale pars bonorum. 

Si evidenzia altresì  che anche i medesimi e più forti sostenitori della legittima quale pars bonorum (Azzariti, Ferri) si arrestavano di fronte un dato normativo: l'art. 552 c.c., i quali espressamente affermano che ciò implichi il ricalcolo (sia esso sul "pregiudizio che la legittima è quota di eredità", come affermano, ma tant'è!) Lo si voglia criticare o meno, tale articolo c'è nel codice e quello significa. 

Ciò che dunque mi fa riflettere è proprio questo passaggio: se detta autorevolissima dottrina crea un forte argomento di tipo sistemico e si arresta di fronte alla legge, come può oggi altra dottrina (e solo quella) sostenere la cristallizzazione, abrogrando de facto il 552, senza peraltro fare alcuna valutazione o giustificazione sistemica?  Non me ne voglia, Notaio Mattera, ma nel suo contributo non mi pare di scorgere tali valutazioni. A me pare - me ne prendo la responsabilità - che sostenere oggi la cristallizzazione, fa partire l'interprete da una prospettiva sbagliata: si parte da una "risposta" (Cristallizzazione) e si cerca di fare dopo la domanda più congrua alla risposta ( quali sono le esigenze di facile circolazione di un immobile nel mercato?). Io credo che prima viene il quesito (quale è il sistema del diritto dei legittimari nel nostro ordinamento e quale è il sistema positivo in cui si muove?) e dopo si perviene alla risposta (qualunque essa sia, ricalcolo accrescimento o cristallizzazione che sia, purché sia coerente e ben strutturata).

In buona sostanza: si è legittimi di aderire a letture dei diritti dei legittimari che si ritengono più consone, che siano modo di leggere il dato normativo; ma ciò non potrà mai essere strumento per abrogarlo. 

Peraltro la giurisprudenza ha sempre sostenuto l'idea di legittima quale quota di eredità senza mai una particolare smentita. Un cambio di rotta così sistematicamente forte implicherebbe, quantomeno, dirlo espressamente! E se non lo ha detto, evidentemente, è perché non lo pensa. E se non lo pensa, significa che le sentenze del 2006 (che guardacaso nulla dicono al riguardo) sono da circoscriversi al semplice dato letterale: rinuncia/prescrizione all'azione di riduzione. Tant'è che tra le sentenze che citano ed applicano la massima del 2006, ce ne è pure qualcuna che espressamente dice che la legittima è diritto all'eredità (mi si dia il tempo di rinvenirla).

Mi permetto anche di osservare, da semplice "appassionato" di diritto, che il pensiero di Bianca non è da ritenersi in alcun modo accoglibile. Infatti dalla lettura tanto del famoso commento alle sentenze del 2006, quando del volume sulle successioni del trattato di diritto civile, si evince chiaramente che l'Autore non ha molta idea di cosa si stia parlando. Affronta (non diversamente dalle sentenze del 2006) la tesi del ricalcolo e dell'accrescimento (criticandole) come se fossero unica cosa, non ponendosi alcun problema al riguardo. Senza dire che, all'interno di detto trattato, espressamente aderisce alla tesi di legittimario quale erede. Massima incoerenza, a mio avviso. 

Non trovo rilevante citare in tale dibattito l'art. 551.3., come ha fatto Bianca. Infatti egli equipara il conseguimento del legato con la rinuncia all'eredità; traendone la conseguenza che dalla rinuncia all'eredità implica comunque il computo del legittimario rinunciante. Il legato in sostituzione non "leva" la legittima, bensì la attribuisce con uno specifico lasciato a titolo particolare, e proprio per questo i legittimario è computato.  Di contro il legato in conto è un mero "acconto" sul diritto all'eredità, che se si decide di non avere (rinunciando all'eredità) non si ha dove computare e proprio per questo il lascito si "trasla" sulla disponibile. A me pare una veduta estremamente coerente entro la tesi della legittima quale quota di eredità. 

Non ritengo nemmeno rilevante la pronuncia del 2017 da voi citata, ove in effetti si aderisce alla cristallizzazione. Come osservato da Busani (e verificato dopo una attenta lettura) la sentenza è assai lunga e complessa, trattando una vicenda ereditaria sotto più profili. Solo uno di questi è il "quantum" delle quote, che viene liquidato in due righe senza alcuna motivazione. Il che, francamente, mi lascia perplesso. Che la giurisprudenza di legittimità cambi veduta circa la natura della legittima senza dirlo espressamente, mi lascia perplesso. Anche perché l'estensore delle sentenze gemelle del 2006, in una sua monografia sui legittiamari, aderisce alla tesi di legittima quale quota di eredità. 

 

 

Capisco quello che dici ... le tue conclusioni sono corrette ove si adotta una prospettiva tradizionale.

Tuttavia, il nostro (mio e di Romano) scritto si "innesta" sulla linea di pensiero del notaio Magliulo, che - come saprai certamente - ha tentato una "rimeditazione" della successione necessaria nel suo complesso (il c.d. polimorfismo causale).

Ovviamente, si tratta di un tentativo di percorrere una strada nuova, senza pretesa di correttezza o di verità ... io e Romano lasciamo la verità ad altri.  

L'articolo - come molti di voi hanno avuto modo di constatare - è il punto di riferimento dell'insegnamento di Romano in materia di successione necessaria ... assieme, naturalmente, all'articolo di Magliulo.

La questione, probabilmente, verrà presto affrontata dalla Commissione studi civilistici del CNN. Da quel momento si avrà maggiore certezza. 

P.s: Credo che il prof. Bianca meriti il massimo rispetto ... non so tu chi sia (dato che parli sotto nickname), ma posso assicurarti che, nella vita, la saccenza e l'arroganza non pagano mai ... anzi, ti si ripercuotono contro

Saluti

Modificato da Antonio Mattera
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48 minuti fa, Antonio Mattera dice:

Capisco quello che dici ... le tue conclusioni sono corrette ove si adotta una prospettiva tradizionale.

Tuttavia, il nostro (mio e di Romano) scritto si "innesta" sulla linea di pensiero del notaio Magliulo, che - come saprai certamente - ha tentato una "rimeditazione" della successione necessaria nel suo complesso (il c.d. polimorfismo causale).

Ovviamente, si tratta di un tentativo di percorrere una strada nuova, senza pretesa di correttezza o di verità ... io e Romano lasciamo la verità ad altri.  

L'articolo - come molti di voi hanno avuto modo di constatare - è il punto di riferimento dell'insegnamento di Romano in materia di successione necessaria ... assieme, naturalmente, all'articolo di Magliulo.

La questione, probabilmente, verrà presto affrontata dalla Commissione studi civilistici del CNN. Da quel momento si avrà maggiore certezza. 

P.s: Credo che il prof. Bianca meriti il massimo rispetto ... non so tu chi sia (dato che parli sotto nickname), ma posso assicurarti che, nella vita, la saccenza e l'arroganza non pagano mai ... anzi, ti si ripercuotono contro

Saluti

Notaio, io sto cercando di ragionare in termini di diritto e provo a venire a capo di una controversa questione sulla base di logica e nel rispetto del diritto positivo. Io rispetto qualsiasi tesi, sennò non saremmo qui a parlare. Credo solo che, se ci si espone con un articolo scientifico, sarà quantomeno lecito che qualcuno possa dire la sua in ordine alle conclusioni cui si addiviene. Ho tentato di dire la mia. Lei dice che parlo "in prospettiva tradizionale", io dico che ragiono nel rispetto del diritto positivo e di un criterio di stretta logica. E non ho avuto altra risposta se non questa, in cui mi si addita per arrogante. Io mi limito a criticare una tesi, qua mi pare che c'è chi addirittura critica il legislatore del 1942  additandolo come insensato: questo si dice, e non me lo si neghi. 

Ho letto l'opera di Bianca, e non vedo cosa ci sia di male nell'evidenziarne le contraddizioni che è evidente sussistano. Un grande giurista può sbagliare, un povero uomo comune come me potrebbe anche avere ragione ogni tanto.

Io penso che se si sostiene un pensiero, bisogna argomentarlo in modo compiuto: sia questo, se lo si vuole, il contesto per farlo. 

Giancarlo Tantillo

P.S.

Non mi pare che in questo forum, notai a parte, utilizzino il proprio nome né che usare un nickname denoti qualcosa, visto che siamo in un forum.

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10 ore fa, LeSaboteur dice:

Cari amici, proverò anche io a dire la mia.

Io non riesco a trovarmi d'accordo con la tesi della cristallizzazione per il semplice fatto che essa implicherebbe aderire ad una particolare veduta della legittima (pars bonorum) che francamente il codice, in più punti, sembrerebbe smentire (vedasi il commento del Notaio Carbone). In buona sostanza, come già detto, essa implicherebbe ammettere che il legittimario possa acquistare la legittima al di fuori della qualità di erede. Ciò viene chiaramente sottolineato nell'articolo di Mattera - Romano. 

Una tale soluzione implica allora dover "rimodulare" la differenza tra il legato in conto ed il legato in sostituzione, leggendo tale differenza più sul piano quantitativo che qualitativo. Mi spiego: se entrambi sono volti a soddisfare la legittima (che è indipendente dalla qualità di erede) ne deriva dover sostenere che un legato in sostituzione con "diritto al supplemento" si trasformi allora in legato in conto. Che è, guardacaso, ciò che veniva sostenuto dai grandi autori (Ferri tra tutti) che sostenevano l'idea della legittima quale pars bonorum. 

Si evidenzia altresì  che anche i medesimi e più forti sostenitori della legittima quale pars bonorum (Azzariti, Ferri) si arrestavano di fronte un dato normativo: l'art. 552 c.c., i quali espressamente affermano che ciò implichi il ricalcolo (sia esso sul "pregiudizio che la legittima è quota di eredità", come affermano, ma tant'è!) Lo si voglia criticare o meno, tale articolo c'è nel codice e quello significa. 

Ciò che dunque mi fa riflettere è proprio questo passaggio: se detta autorevolissima dottrina crea un forte argomento di tipo sistemico e si arresta di fronte alla legge, come può oggi altra dottrina (e solo quella) sostenere la cristallizzazione, abrogrando de facto il 552, senza peraltro fare alcuna valutazione o giustificazione sistemica?  Non me ne voglia, Notaio Mattera, ma nel suo contributo non mi pare di scorgere tali valutazioni. A me pare - me ne prendo la responsabilità - che sostenere oggi la cristallizzazione, fa partire l'interprete da una prospettiva sbagliata: si parte da una "risposta" (Cristallizzazione) e si cerca di fare dopo la domanda più congrua alla risposta ( quali sono le esigenze di facile circolazione di un immobile nel mercato?). Io credo che prima viene il quesito (quale è il sistema del diritto dei legittimari nel nostro ordinamento e quale è il sistema positivo in cui si muove?) e dopo si perviene alla risposta (qualunque essa sia, ricalcolo accrescimento o cristallizzazione che sia, purché sia coerente e ben strutturata).

In buona sostanza: si è legittimi di aderire a letture dei diritti dei legittimari che si ritengono più consone, che siano modo di leggere il dato normativo; ma ciò non potrà mai essere strumento per abrogarlo. 

Peraltro la giurisprudenza ha sempre sostenuto l'idea di legittima quale quota di eredità senza mai una particolare smentita. Un cambio di rotta così sistematicamente forte implicherebbe, quantomeno, dirlo espressamente! E se non lo ha detto, evidentemente, è perché non lo pensa. E se non lo pensa, significa che le sentenze del 2006 (che guardacaso nulla dicono al riguardo) sono da circoscriversi al semplice dato letterale: rinuncia/prescrizione all'azione di riduzione. Tant'è che tra le sentenze che citano ed applicano la massima del 2006, ce ne è pure qualcuna che espressamente dice che la legittima è diritto all'eredità (mi si dia il tempo di rinvenirla).

Mi permetto anche di osservare, da semplice "appassionato" di diritto, che il pensiero di Bianca non è da ritenersi in alcun modo accoglibile. Infatti dalla lettura tanto del famoso commento alle sentenze del 2006, quando del volume sulle successioni del trattato di diritto civile, si evince chiaramente che l'Autore non ha molta idea di cosa si stia parlando. Affronta (non diversamente dalle sentenze del 2006) la tesi del ricalcolo e dell'accrescimento (criticandole) come se fossero unica cosa, non ponendosi alcun problema al riguardo. Senza dire che, all'interno di detto trattato, espressamente aderisce alla tesi di legittimario quale erede. Massima incoerenza, a mio avviso. 

Non trovo rilevante citare in tale dibattito l'art. 551.3., come ha fatto Bianca. Infatti egli equipara il conseguimento del legato con la rinuncia all'eredità; traendone la conseguenza che dalla rinuncia all'eredità implica comunque il computo del legittimario rinunciante. Il legato in sostituzione non "leva" la legittima, bensì la attribuisce con uno specifico lasciato a titolo particolare, e proprio per questo i legittimario è computato.  Di contro il legato in conto è un mero "acconto" sul diritto all'eredità, che se si decide di non avere (rinunciando all'eredità) non si ha dove computare e proprio per questo il lascito si "trasla" sulla disponibile. A me pare una veduta estremamente coerente entro la tesi della legittima quale quota di eredità. 

Non ritengo nemmeno rilevante la pronuncia del 2017 da voi citata, ove in effetti si aderisce alla cristallizzazione. Come osservato da Busani (e verificato dopo una attenta lettura) la sentenza è assai lunga e complessa, trattando una vicenda ereditaria sotto più profili. Solo uno di questi è il "quantum" delle quote, che viene liquidato in due righe senza alcuna motivazione. Il che, francamente, mi lascia perplesso. Che la giurisprudenza di legittimità cambi veduta circa la natura della legittima senza dirlo espressamente, mi lascia perplesso. Anche perché l'estensore delle sentenze gemelle del 2006, in una sua monografia sui legittiamari, aderisce alla tesi di legittima quale quota di eredità. 

 

 

Vedi quanto messo in grassetto... detto ad un professore che studia da una vita ... beh, mi fa molto effetto! Il riferimento all'arroganza è dovuto a questo tuo modo di porsi, che non condivido e non mi aggrada.  

Non mi riferivo al contenuto di quanto da te scritto, ma dal "come" è stato scritto!

La critica al legislatore non è mossa solo da me (che non sono nessuno) e Romano, ma anche da Magliulo, Barba ed altri studiosi del diritto successorio ... scritti che tutti noi abbiamo studiato!

Probabilmente, l'intento del nostro saggio non è stato compreso (ma la colpa è degli scriventi, non del lettore): si parte da un dato acquisito (e mai fin'ora smentito) dalla giurisprudenza di legittimità, cioè la cristallizzazione, e si tenta di verificare se tale conclusione possa essere estesa ad altre ipotesi applicative, avvalendosi dei contributi della dottrina più moderna.

Ferri e Azzariti scrivevano in un tempo in cui era ancora "forte" l'influenza della legislazione previgente, basata sull'assioma quota di legittima=quota l'eredità. Oggi questa "equazione" è stata superata: la dottrina più autorevole ha "rimeditato" l'intero fenomeno della successione necessaria, pervenendo alla conclusione che la legittima sia caratterizzata da un polimorfismo causale. Ciò conduce a qualificare l'art. 552 come una norma che "risulta, sostanzialmente, inapplicabile ed inutile nel nostro sistema" (Barba). Da tutto questo nasce il nostro saggio ... abbiamo percorso una strada nuova, abbiamo fatto un tentativo, senza pretesa di verità o di aver ragione... tutto qui. Tuttavia, detto tentativo è in perfetta linea con le acquisizioni della dottrina più attenta e moderna, che non può essere "oscurata" o ignorata.

Prima di dire che una posizione è minoritaria, bisognerebbe "guardarsi intorno" ... e non prendere tutto per oro colato. Purtroppo, talvolta si richia di essere "autoreferenziali".

Criticare la tesi degli altri è lecito e doveroso purché si rimanga nei limiti dell'educazione e del rispetto delle idee altrui.

Ora mi taccio!

P.s.: Se hai bisogno di delucidazioni su alcuni passaggi poco chiari del nostro saggio, contattami in privato: sono a tua dispoisizione!

Modificato da Antonio Mattera
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On 20/5/2020 at 22:17, LeSaboteur dice:

Qui si dovrebbe parlare di diritto, e nelle sue parole non ho trovato nulla di tutto ciò.  

Ad majora 

 

 

Ad maiora ... (ma senza arroganza) ... Certo che quanto ad educazione e rispetto ...

Ho provato a spiegarti "da dove" l'articolo "nasce", da dove viene tratto lo spunto di riflessione (il polimorfismo causale della legittima) ... non mi sembrava il caso di farti il "riassuntino" di ciò che abbiamo scritto nell'articolo.

Per il resto, ti consiglio di seguire il corso di successioni del notaio Romano: sicuramente, come me, avrai tanto da imparare da lui.

Saluti

P.s.: Studiati il saggio di Magliulo intitolato "La legittima quale attribuzione policausale" ... e aggiungerei anche il recente saggio di Barba sul legato in conto di legittima. Credo che siano quelli i "tasselli mancanti".

Magari, dopo la lettura, vedrai lo scritto mio e del notaio Romano con occhi diversi (ammesso che tu l'abbia letto ... ho forti dubbi).

 

 

 

Modificato da Antonio Mattera
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