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Prelazione in presenza di azioni proprie

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In una s.p.a. non quotata posseggono le azioni Tizio, Caio e la società stessa con azioni proprie e lo statuto prevede clausole di prelazione.

Se Tizio volesse vendere le azioni, la denuntiatio va inoltrata anche alla società titolare di azioni proprie, o solo a Caio? In altro modo, per poter vendere le quote di Tizio, la rinuncia alla prelazione deve pervenire solo da Caio o anche dalla società?

Grazie a chi riesce a risolvere questo quesito.

Modificato da Sciesa boys
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17 minuti fa, Agri dice:

 

 

La mia fattispecie è diversa da quella citata da lei. Li si chiede se opera la prelazione in quanto il socio vuole vendere alla società stessa. Io chiedo se è necessaria una dichiarazione di rinuncia alla prelazione ANCHE dalla società in quanto è già titolare di azioni proprie. Agisce come socio vero e proprio? Nel mio caso Tizio non vuole trasferire le azioni alla società, ma ad un terzo estraneo, e più precisamente vuole conferire le azioni in un Trust.

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Secondo me la soluzione prudente è quella di considerare come prelazionario anche la società, ovviamente nei limiti di acquisto delle proprie azioni, potendo la società voler acquistare le proprie azioni per molteplici ragioni, ad esempio: ripristino delle condizioni di equilibrio finanziario aziendale ( impiego temporaneo di risorse finanziarie inutilizzate) ;consolidamento del controllo della società (es. difesa dalle scalati ostili);

Tuttavia, con un ragionamento più articolato, potrebbe anche escludersi la sussistenza del diritto di prelazione in capo alla società visto che l'art 2357-ter comma 2 afferma che "Finché le azioni restano in proprietà della società, il diritto agli utili e il diritto di opzione sono attribuiti proporzionalmente alle altre azioni; l'assemblea può tuttavia, alle condizioni previste dal primo e secondo comma dell' art. 2357, autorizzare l'esercizio totale o parziale del diritto di opzione. Il diritto di voto è sospeso, ma le azioni proprie sono tuttavia computate nel capitale ai fini del calcolo delle quote richieste per la costituzione e per le deliberazioni dell'assemblea"

Quindi la società, di regola non ha né diritto agli utili, né diritto di opzione né diritto di voto......Essendo questi i tratti caratteristici fondamentali della qualità di socio, potrebbe anche dirsi che di fatto, la società non ha tale qualità.

Modificato da pasqualino82
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3 minuti fa, pinturicchio81 dice:

Il ragionamento concorsuale terra terra impone di dare prelazione anche alla società, nei limiti previsti per l'acquisto di azioni proprie:yes:

Purtroppo essendo una società che non fa riscorso al mercato di rischio, non c'è un limite quantitativo all'acquisto di azioni da parte della società. Per quanto riguarda gli altri limiti, poco interessa alla discussione.. :(

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Nel caso di specie, per evitare la prelazione e la conseguente denuntiatio anche a favore della società, bisognerebbe immaginare che le azioni conferite in trust siano oggetto di intestazione fiduciaria, caso questo in cui la giurisprudenza di merito esclude la prelazione perché il pactum fiduciae trasferisce la legittimazione e non il possesso. Altrimenti è decisamente meglio considerare la società prelazionaria n i limiti di legge.

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Si Pintu, io in sede di concorso senza saper ne leggere ne scrivere farei così, come t ho scritto sopra. Tuttavia, se devo essere sincero, a me pare strano che il codice civile escluda il diritto di opzione per le azioni proprie e poi gli si dia il diritto di prelazione sull'acquisto di azioni in caso di cessione in favore di terzi......

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1 minuto fa, massigu dice:

Nel caso di specie, per evitare la prelazione e la conseguente denuntiatio anche a favore della società, bisognerebbe immaginare che le azioni conferite in trust siano oggetto di intestazione fiduciaria, caso questo in cui la giurisprudenza di merito esclude la prelazione perché il pactum fiduciae trasferisce la legittimazione e non il possesso. Altrimenti è decisamente meglio considerare la società prelazionaria n i limiti di legge.

L'atto di conferimento del Trust deve essere fatto come trasferimento con vincolo, poiché nel post stipula l'agenzia delle entrate del territorio, già contatta, preferisce trascrivere l'atto di trust contro il Trustee come se fosse una vendita, specificando nella sezione D della trascrizione il vincolo del Trust e tutte le conseguenze che questo comporta.

Cosa  molto più semplice sarebbe trascrivere l'atto contro il Trust, e non contro il Trustee, anche per agevolare un'eventuale modifica del Trustee. Purtroppo, anche se c'è una sentenza della Cassazione se non erro, questa disposizione non è stata recepita dalle agenzie del territorio, che attuano la procedura che secondo loro è "più giuridicamente corretta".

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3 ore fa, pasqualino82 dice:

Si Pintu, io in sede di concorso senza saper ne leggere ne scrivere farei così, come t ho scritto sopra. Tuttavia, se devo essere sincero, a me pare strano che il codice civile escluda il diritto di opzione per le azioni proprie e poi gli si dia il diritto di prelazione sull'acquisto di azioni in caso di cessione in favore di terzi......

È anche vero però che la ratio sottesa ai due meccanismi è diversa. Quanto al trust siamo sicuri che è negozio che genera prelazione?

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4 ore fa, Sciesa boys dice:

 

 

 

La mia fattispecie è diversa da quella citata da lei. Li si chiede se opera la prelazione in quanto il socio vuole vendere alla società stessa. Io chiedo se è necessaria una dichiarazione di rinuncia alla prelazione ANCHE dalla società in quanto è già titolare di azioni proprie. Agisce come socio vero e proprio? Nel mio caso Tizio non vuole trasferire le azioni alla società, ma ad un terzo estraneo, e più precisamente vuole conferire le azioni in un Trust.

In verità, ciò che conta è la ratio della disciplina delle azioni proprie, che è in grado di rispondere al suo quesito, ancorché appaia diversa dall'ipotesi dell'acquisto da parte della società.

Può trovare una risposta soddisfacente in Giur. comm., 1988, II, 422; nel commento al decreto del Tribunale di Verona, F. Corsi esclude la prelazione anche qualora la società non sia acquirente; dico anche, poiché nel caso inverso, in cui sia la società ad acquistare, secondo l'A., allo stesso modo, la prelazione non spetta.

 

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