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massigu

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Risposte pubblicato da massigu

  1. Il rapporto pertinenziale richiede due presupposti: uno obiettivo, legato alla natura dei beni ed all'idoneità di uno a fungere da accessorio del bene principale, di cui segue le sorti giuridiche. E' quaestio facti stabilire e verificare la sua soddisfazione. l'altro è subiettivo e consiste nella volontà di agganciare il bene accessorio a quello principale.

    Trascuro il problema, ancora discusso, della coincidenza tra diritti sul bene principale e su quello accessorio (per quanto in caso negativo, mi parrebbe più logico parlare di servitù, ma tant'é). Il punto è che qui non hai un atto volontario, ma una dichiarazione fiscale. Le cose cambiano se si fa accettazione espressa dell'eredità e i delati, oltre ad accettare, con un negozio a sé stante, instaurano il rapporto in esame.

    Almeno.

  2. Le tre consegne vanno cestinate e se non lo si fa è per la carenza di soluzioni alternative adeguate. Per il resto si tratta di emendamenti in stile corazzata potemkin e l'idea della stipula congiunta fa semplicemente rabbrividire. Ma qui il più pulito ha la rogna, se si pensa che l'aumento dell'organico deve passare da tante, troppe variabili. non ultima la mancanza di pecunia del ministero che non può bandire ogni sei mesi per coprirle tutte. Staremo a vedere.

  3. La divisione sarebbe unica e quindi la presenza di masse plurime andrebbe esclusa se l'ultimo acquisto, come hai già notato, derivasse da un atto mortis causa.

    Formalmente, quindi, dovremmo essere in presenza delle stesse.

    Comunque ti allego uno studio che, per quanto abbia ad oggetto un caso diverso, illustra i principi della materia. Altro, dagli studi cnn, non ho ancora trovato.

    UFFICIO STUDI

    Quesito n. 1-2008/T

    IN TEMA DI «MASSE PLURIME».

    Per rispondere al quesito proposto, occorre evidentemente approfondire la problematica derivante dalle cosiddette "masse plurime".

    La giurisprudenza formatasi in materia civile (1), andando contro una plurisecolare legislazione e prassi tributaria (2), nel caso in cui i beni, che devono essere divisi, provengano da titoli diversi, afferma che non si determina, tra i condividenti, un’unica comunione, ma tante comunioni quanti sono i titoli di provenienza dei beni. Ne consegue che, qualora si proceda alla divisione di tali beni, non si realizza un’unica divisione, ma tante divisioni quanti sono i titoli costitutivi delle singole comunioni, perché si sono costituite tante masse, quante sono le singole comunioni.

    Nell’ambito di ciascuna massa dovrà, cioè, trovare soluzione il rapporto relativo all’esatta corrispondenza tra quota di fatto e quota di diritto (che è il motivo fondante della considerazione, dal punto di vista tributario, della divisione quale atto meramente dichiarativo), sia in termini quantitativi, sia in termini qualitativi.

    Pertanto, qualora le singole assegnazioni di beni non corrispondano esattamente alle quote spettanti a ciascun condividente in ogni singola comunione, la divisione non avrà natura esclusivamente dichiarativa (con l’applicazione della lieve aliquota dell'1%), ma per la eccedenza, in relazione a ciascuna massa, si determinerà una equiparazione, meramente fiscale, di ciascun conguaglio ad un trasferimento tra i condividenti (con l’applicazione delle più pesanti imposte proporzionali sui trasferimenti) (3).

    Il Testo Unico dell’imposta di registro ha cercato di mitigare, in esito ad una lunga evoluzione storica (4), il trattamento fiscale, derivante da una siffatta ricostruzione delle masse plurime, nell’ultimo comma dell’art. 34, il quale dispone:

    le comunioni tra i medesimi soggetti, che trovano origine in più titoli, sono considerate come una sola comunione se l’ultimo acquisto di quote deriva da successione a causa di morte”.

    La norma ha innovato il testo dell’art. 32 del precedente D.P.R. n. 634/1972, il quale prevedeva la applicazione della lieve aliquota di divisione a comunioni che trovassero origine in più titoli, ma esclusivamente mortis causa: il nuovo testo della norma amplia l’applicazione dell’aliquota di divisione anche al caso di più titoli, sia inter vivos sia mortis causa.

    Con due importanti limitazioni.

    La prima, che le comunioni siano costituite dai “medesimi soggetti”.

    Evidentemente tali al momento della divisione: non determinando, per opinione pacifica (5), masse plurime (rectius, nuovi titoli di comunione) le variazioni soggettive dei comunisti, a seguito di successione o di atti tra vivi traslativi di quote.

    In tal caso, infatti, quell’essenziale rapporto genetico e funzionale tra titolo e massa, di cui sopra si è detto, non viene intaccato dalla modifica soggettiva.

    Nel nostro caso, Tizio e Caia erano proprietari in parti eguali tra loro di tre immobili, probabilmente acquistati con atti diversi.

    La morte di Tizio ha determinato, ai sensi della norma sopra citata, la riunificazione dei tre titoli di provenienza in un unica massa da dividere, fra Caia e i tre figli, tutti eredi di Tizio.

    La cessione della quota di detti beni fatta da Caia agli altri comproprietari determinerà soltanto una variazione soggettiva dei comproprietari, ma non varierà l'unicità della massa determinatasi con l'ultimo titolo di acquisto mortis causa a favore di tutti i comproprietari (Caia e i tre figli, tutti quali eredi di Tizio).

    Tali variazioni soggettive, infatti, possono avvenire in qualsiasi momento e costituire anche l’ultima vicenda della fattispecie, che, anche nella sua configurazione fiscale, non ne verrebbe per nulla mutata, ma continuerebbe a dover essere considerata come una unica comunione. (6).

    La seconda limitazione è data dall’inciso, più ermetico, “se l’ultimo acquisto di quote deriva da successione a causa di morte”. La tradizionale preoccupazione di punire elusioni, che potrebbero realizzarsi mediante l’ampliamento artificioso della compagine dei comunisti, con negozi tra vivi appositamente predisposti, è qui ancora più evidente. L’ultimo acquisto deve essere infatti esclusivamente una successione mortis causa, che è accadimento al di fuori della sfera volitiva dei condividenti e tale da ricomprendere l’ipotesi nella sfera di quelle comunioni plurime, a carattere familiare, da sempre considerate nella prassi un unico patrimonio.

    Laddove, a parer nostro, la dizione “ultimo acquisto di quote” - una volta definite irrilevanti le variazioni soggettive, inter vivos o mortis causa, nell’ambito degli originari titoli costitutivi della comunione plurima, come sopra detto - non può voler significare altro che l’ultimo titolo costitutivo della comunione plurima, può essere solo ed esclusivamente un titolo di provenienza per causa di morte.

    La interpretazione, sopra proposta, trova una autorevole conferma nella relazione ministeriale all’art. 34 del T.U., la quale testualmente, afferma che “una modifica sostanziale è stata apportata alla annosa questione della tassazione delle masse plurime, ovvero che trovano origine in più titoli, nel senso che esse sono considerate comprese in una sola comunione soltanto se i comunisti sono gli stessi e se l’ultimo titolo di acquisto di quota derivi da successione a causa di morte”. Ove il sostantivo titolo, riferito all’acquisto di quota, è evidentemente uno di quei titoli nei quali, come detto sopra, trovano origine le masse plurime (7).

    Pertanto, nella fattispecie prospettata dal quesito in oggetto, si rileva una unica massa da dividere, senza la possibilità di emergenza di masse plurime, anche in omaggio ai principi di "capacità contributiva" (art. 53 Cost.) - in quanto in tal caso non sembra emergere alcun indice di una maggiore capacità contributiva dei condividenti - e di "ragionevolezza", ormai pienamente accettato anche nel diritto tributario.

    NOTE

    (1) Tale orientamento ha trovato esplicita formulazione, per la prima volta, in Cass. 30 agosto 1947 n. 1556 (in Giur Imp. Dir. 1949, pag. 360); confermata con la sentenza Cass. S.U. 18 ottobre1961 n. 2224 (in Foro It. 1962, I, p. 1549), che ha sancito il principio, secondo il quale “l’acquisto di beni in comunione, attraverso titoli diversi, dà luogo alla “sommatoria” di tante comunioni ciascuna regolata dal suo titolo […] Ciascun compartecipe non vanta sulla totalità dei beni, che deriva dalla somma di tutti i beni delle diverse comunioni, un diritto unico, ma tanti diritti, ciascuno per la quota corrispondente ad ogni titolo e relativo ai beni acquistati da quel titolo”.

    (2) Sul punto, Cf. CINTI N., La Divisione a masse plurime secondo il nuovo T.U. dell’Imposta di Registro, in Boll.Trib.1988, p. 617.

    (3) Sul punto Cf. SCORDINO L. “Sull’imposizione della divisione di comunioni plurime” in Il Fisco 1991, p. 1554 ss.; ARMATI P., op.cit. p. 396; BARALIS e PODETTI D. “La nuova disciplina tributaria della divisione delle masse plurime nel testo unico dell’imposta di registro”, in Riv. Not., 1988, p.606; CANNIZZO M. op. cit. p. 196; COMM. TRIB. CENTRALE, Sez. X, 12.10.1988, n. 6691, in Boll.Trib. 1989, p. 1273; COMM. TRIB. CENTRALE, Sez. IV, 03.07.1990 n. 5888 in Fiscovideo.

    (4) Per una puntuale ricostruzione dell’evoluzione giurisprudenziale e normativa della fattispecie in questione, Cf. FORMICA F. op.cit., p. 97; MAGURNO F. e LANZILLOTTI S., op.cit. p. 428; e da ultimo BUSONI F. “Il problema delle masse plurime”, in La nuova Giurisprudenza Civile Commentata, 2000, 2, p. 17 e ss.

    (5) Conforme SERENELLINI, “Le divisioni nel Testo Unico dell’imposta di registro”, in Notaro, 1986, p. 69; CARDARELLI S., Il trattamento tributario delle divisioni, in Corr. Trib. , 1986, p. 224.

    (6) Cf. Studio del Consiglio Nazionale del Notariato n. 23/bis in data 20.05.1991, in CNN Strumenti II (1991), n. 14, 0700, 5.1; e, di recente, Studio del Consiglio Nazionale del Notariato 5 luglio 2002 (estensore Formica), in CNN Strumenti, 0700, 17.

    (7) Sul punto cf. FORMICA F.,op. cit., p. 99 ss; BARALIS e PODETTI D., op. cit., p. 611; FEDELE A., Sulla nozione di massa…, cit., p. 1182; Circolare Ministero delle Finanze 12 giugno 1986 n. 37/220391; Commissione Tributaria Centrale n. 5888 del 18/9/1990. in Rep. Foro It., 1990, voce registro, n. 105; per un esame approfondito di tale decisione Cf. SCORDINO L., op. cit.; Commissione Trib. Centrale n. 7118 del 16 novembre 1991, in Rep. Foro It., voce registro, 1992, n. 95; Comm. Trib. Centrale n. 3077 del 5 maggio 1989, in Rassegna Tributaria 1989, 2, p. 1074; Comm. Trib. Centrale n. 6691 del 12 ottobre 1988 in Rassegna Tributaria, 1989, 2, p. 188; CAPURRO M., La divisione in presenza di comunioni plurime, in Il Fisco, 1991, p. 6334. Per una interessante casistica Cf. CEVARO A., Il nuovo trattamento tributario della “Divisione” di masse plurime, in Riv.Not. 1986, p. 1123.

  4. Sono sicura di quanto affermo.

    Ho parlato con amministrativisti specializzati in queste tematiche concorsuali oltre che dopo aver studiato approfonditamente io stessa la questione giuridica.

    Le sterili polemiche sono rivolte a me?

    Assolutamente no, piuttosto al fatto che questo thread nelle ultime settimane si è fatto pesante da leggere. I toni sono diventati troppo aspri per cose su cui non possiamo interagire. Non era rivolto a te, figurati. In realtà esprimevo il desiderio di pacatezza.

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  5. Il limite è contrario alla costituzione e, in particolare, agli articoli 3, 33 e 34.

    L'art. 33 nello specifico prevede il concorso quale modalità di accesso alle professioni qualificate da un alto grado di specializzazione, ma di limiti non fa cenno. Pensare che i limiti abbiano una funzione adeguante è difficile, soprattutto per individuare una ratio diversa dalla funzione economica del limite stesso, che così posto si pone in contro tendenza rispetto ai principi espressi dalla comunità europea.

    Con la conseguenza che se il cnn si vuole riportare nell'alveo della legalità lo deve togliere sic et sempliciter, salvo impegnarsi nelle correzioni, queste si con una funzione di pura formazione. Il resto sono polemiche sterili.

    • Like 1
  6. Il lupo alla carne ci deve arrivare in qualche modo. Illusorio e presuntuoso sarebbe pensare che l'obiettivo della caccia sia il notariato. E' solo la tagliola da evitare. La polpa sono i soldi. Il gran pasto domenicale ora è la rediviva imposta di successione, ma sempre di soldi si parla.Beninteso, non voglio sollevare un vespaio, ma sentir parlare di concorso come del metodo di eccellenza per selezionare funzionari di stato (pur convinto che il concorso vada mantenuto ma enormemente migliorato), mi sorge la domanda, ma di quale stato stiamo parlando?! Il Notaio votato a tutelare chi lo vilipende, gli volta le spalle e bistratta? Eh si quello. Inutile, allora, lamentarsi, per tutti il trattamento è il medesimo.

  7. Il frazionamento spezza il principio dell'unitarietà dell'ipoteca (l'ipoteca prende il bene nel suo complesso), e quello dell'accessione, per cui l'ipoteca prende tutto ciò che è edificato sopra il terreno oggetto di garanzia.

    Questo in via di premessa.

    Se l'ipoteca è stata suddivisa in lotti e i posti auto rientrano in uno di questi lotti, la garanzia persiste per la minor somma corrispondente al lotto frazionato; ma se non rientrano in nessuno dei lotti post frazionamento, riprende vigore il principio dell'accessione e allora la garanzia li prende per l'importo originario.

    A meno che il costruttore stipuli un atto di riduzione di somma e svincolo ipotecario e liberi i posti auto dalla garanzia e allora li potrà vendere come liberi.

    Altrimenti credo siano ancora vincolati.

    Almeno.

  8. Secondo l'impostazione prevalente, in materia testamentaria deve essere privilegiata, per il 1367 cc un'interpretazione delle disposizioni tale da conservare loro validità, anche tenendo conto che i testamento è un atto che non può essere ripetuto dal suo autore, in epoca successiva all'apertura della successione per motivi evidenti.

    Per come è formulata la scheda, è plausibile interpretare la disposizione come attributiva di un legato di specie nelle quote di un quinto ciascuno, accompagnata dall'onere, gravante sui collegatari, di procedere alla vendita del bene e dalla successiva ripartizione del ricavato in quote corrispondenti a quelle della disposizione.

    Sulla disposizione, di tutto un po', credo la stessa non vada letta isolatamente, sia per l'indeterminatezza fonte di nullità, sia perché obiettivamente priva di senso. Non escluderei si tratti di un legato perequativo, perché le quote sono paritetiche e perché il testatore anche se in modo approssimativo, dice che i beni sopravvenuti sarebbero andati al legatario meno abbiente. si può interpretare, cioè, la disposizione come relatio, valida ma inefficace, visto che il patrimonio comprende solo l'immobile. Se fosse stato più ampio, in altri termini, saremmo, penso, sati in presenza di un sublegato, determinato per relationem, dall'eccedenza rispetto al mobilio di compendio dell'immobile.

    Almeno

  9. Non sono d'accordo. L'intento segregativo in un caso, e lo si legge nei lavori preparatori, ha una causa assistenziale, mentre la donazione una causa che neppure ti sto a dire, la sai meglio di me. Il presumere che io faccio donazione perché voglio fottere i miei creditori e le banche in particolare è una boiata in stile corazzata potemkin....

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  10. Boh, la norma per come è scritta mi sembra sollevi più di un dubbio di costituzionalità, sia perché gli atti in questione hanno una loro causa e non vengono stipulati con un intento fraudolento, chè semmai deve provare il creditore, con inversione dell'onere della prova, sia perché la volontà di sottrarre un bene dalla garanzia patrimoniale generica ex art. 2740 cc, vuole quanto meno un titolo formato in giudizio, mentre qui la "porta aperta" all'escussione ne prescinde, con possibilità di abuso del creditore che fanno accapponare la pelle.

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  11. Non so se queste massime possono aiutarti

    La dazione di una somma di denaro configura una donazione indiretta d'immobile ove sia effettuata quale mezzo per l'unico e specifico fine dell'acquisto del bene, dovendosi altrimenti ravvisare soltanto una donazione diretta del denaro elargito, per quanto poi successivamente utilizzato in un acquisto immobiliare.

    (cass. 2/9/2014 n. 18541)

    La donazione indiretta dell'immobile non è configurabile quando il donante paghi soltanto una parte del prezzo del bene, giacché la corresponsione del denaro costituisce una diversa modalità per attuare l'identico risultato giuridico-economico dell'attribuzione liberale dell'immobile esclusivamente nell'ipotesi in cui ne sostenga l'intero costo.

    cass. 31.1.2014 n. 2149

  12. Il problema è la correzione random degli scritti

    E' uno dei tanti problemi che ruotano intorno al notariato e che il ddl ha contribuito a far emergere. Col risultato che probabilmente, anche col contributo della lungimirante categoria, lo stesso passerà.

    Con un danno giuridico-economico-sociale enorme.

    ma se le reazioni che leggo sono:

    - concediamo l'eliminazione delle tre consegne;

    - aumentiamo le sedi, tanto dal concorso devono passare;

    si autentica l'autolesionismo, evidenziando come per anni abbiano mentito, sostenendo che le tre consegne erano appannaggio del ministero e non del cnn, ammettendo le ingerenze profonde sull'andamento delle correzioni.

    Beninteso la mia non è una critica, ma l'estratto dell'atto di morte di una categoria.

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  13. L'eredità intesa come complesso di situazioni giuridiche attive e passive del trasmittente, include quella dell'originario de cuius, con la conseguenza che è solo rispetto al trasmittente che devono essere valutate le condizioni di capacità e quelle relative alla mancanza di indegnità. accettando l'eredità del primo si acquisisce anche la seconda e, rinunciando all'eredità dell'originario de cuius, tacitamente si accetta quella del trasmittente, trattandosi di un atto che presuppone il riconoscimento e l'acquisizione della qualità di erede con l'esercizio di diritti inclusi nella successione del trasmittente medesimo.

    Almeno.

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