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massigu

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Risposte pubblicato da massigu

  1. Basta andare a vedere le caratteristiche degli immobili di lusso (classati in A/8) per capire che è necessario l'accatastamento e l'attribuzione di rendita.

    La legge di registro dice:

    Il D.M. 2 agosto 1969 indica le caratteristiche che consentono di qualificare "di lusso" le abitazioni. In particolare, mentre gli articoli da 1 a 7 del predetto decreto individuano le singole caratteristiche in presenza di ciascuna delle quali l'abitazione è considerata di "lusso" (ad esempio: abitazioni realizzate su aree destinate dagli strumenti urbanistici a "ville", "parco privato" (art. 1); abitazioni unifamiliari dotate di piscina di almeno 80 metri quadrati o campi da tennis con sottofondo drenato di superficie non inferiore a 650 metri quadrati (art. 4); ecc.), il successivo articolo 8, invece, considera abitazioni di lusso " ... le case e le singole unità immobiliari che abbiano oltre 4 caratteristiche tra quelle della tabella allegata al decreto" (ad esempio: superficie dell'appartamento; scala di servizio; ascensore di servizio; ecc.).

    Poi se la piscina non risulta in planimetria direi manca allineamento catastale e mi porrei il problema della regolarità edilizia.

  2. ok ma l'art. 8 dice una cosa diversa...devi notificare il preliminare... cioè dinanzi ad una norma che dice se c'è il coltivatore diretto devi notificargli il preliminare...io che faccio? lo notifico al confinante? non credo

    Infatti io penso che i presupposti della prelazione agraria vadano verificati al momento del preliminare, che va notificato al coltivatore diretto, con indicazione del prezzo. Sen za dimenticare la funzione del preliminare che dovrebbe essere quella del controllo delle sopravvenienze, sicché se dopo la stipula del preliminare il contratto di affitto del confinante scade, è una sopravvenienza, prevedibile (la disdetta va notificata almeno un anno prima ex l. 203), la scadenza medesima che facoltizza a vendere a terzi.

  3. Nella scissione tipica le azioni o quote delle società risultanti da tale operazione (scissa e beneficiarie) sono attribuite ai soci in misura proporzionale alla loro partecipazione originaria.
    Costituiscono eccezioni a tale principio la scissione non proporzionale e la scissione asimmetrica.
    La prima è disciplinata dal secondo periodo del comma 4 dell’art. 2506 bis c.c., e si concretizza ogni qualvolta il progetto di scissione preveda una assegnazione ai soci in misura non proporzionale, senza che tale disparità di trattamento sia interamente compensata con conguagli in denaro.
    Perché ricorra tale fattispecie è tuttavia indispensabile che nessun socio sia escluso dalla assegnazione, anche se minima, di partecipazioni in tutte le società risultanti dalla scissione, compresa la scissa.
    La scissione asimmetrica è invece disciplinata dal secondo periodo del comma 2 dell’art. 2506 c.c., il quale prevede che con il consenso unanime dei soci sia possibile non assegnare ad alcuni di essi partecipazioni in una delle società beneficiarie, ma partecipazioni della scissa.
    Tale disposizione, stabilendo un principio generale circa la possibilità per i soci di disporre all’unanimità del loro diritto di partecipare a tutte le società risultanti da una scissione, può essere interpretata estensivamente.
    Può quindi ritenersi legittimo che, con il consenso unanime dei soci, ad alcuni di essi non siano assegnate partecipazioni di una o più società risultati da una scissione (siano esse la scissa o le beneficiarie), compensando tale mancata assegnazione con maggiori partecipazioni in qualsiasi altra o altre società risultanti.
    Ciò che deve ritenersi in ogni caso non consentito, seguendo il solo schema della scissione non proporzionale o della scissione asimmetrica, è la assegnazione di partecipazioni secondo un rapporto di cambio non congruo, provocando quindi un arricchimento o impoverimento di alcuni soci.
    Tale eventualità è ovviamente lecita, ma deve essere posta in essere secondo uno schema negoziale tipico che enunci la causa del trasferimento di ricchezza: donazione, vendita, datio in solutum, ecc.

    Questo è il testo di LE2, e se non sono rimbambito all'improvviso, cosa assai probabile, il triveneto reputa l'unanimità imprescindibile. Poi, per rispondere al quesito di partenza, credo di pregiudizi non ce ne siamo per chi prende il 10%, perché la scissione è asimmetrica e proporzionale. Avevo il 10% in una società, dopo la scissione avrò il 10% della società. Diverso il caso della non proporzionalità, lì un socio che piglia di meno c'è.

    Ciao pintazzu

  4. grazie a tutti.

    @massigu: è normale dare garanzie x le aperture di credito?

    Per le banche è improbabile concedere un'apertura di credito senza pretendere una garanzia, reale o personale. Poi dipende dall'importo dell'apertura, ma è difficile vedere contratti di questo tipo allo scoperto.

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  5. "Orbene, suppongo che Enrico Gabrielli non mi abbia citato, perché , essendo noi legati da amicizia e affetto, ha ritenuto che mi avrebbe fatto sfigurare ove avesse collegato il mio nome alla minoranza vetero-formalista. Sennonché io mi vanto di appartenere alla categoria dei giuristi formalisti, i quali svolgono spesso il ruolo non simpatico, ma spero non inutile, del Grillo Parlante, sicché vorrei manifestare all'amico (Pinocchio) Gabrielli alcuni dubbi sulla bontà del propugnato antiformalismo del pegno rotativo, il quale finisce oggettivamente per coincidere soprattutto, se non esclusivamente, con l'interesse delle banche a mantenere la propria posizione privilegiata, ai danni dei creditori chirografari, in sede fallimentare, magari, nel contempo, tentando di favorire il proprio cliente che versi in condizioni di insolvenza."

    Questa polemica tra Gazzoni e Gabrielli, non toglie che i dubbi di legittimità sulla figura siano analoghi a quelli nutriti per le fideiussioni omnibus, e fondati sulla mancanza di specialità insita in queste tipologie di garanzia, raggiunta nel pegno dal collegamento negoziale tra un pegno tipico e un accordo di rotazione che privilegia la banca nell'esercizio della garanzia su titoli originariamente depositati, i quali se insufficienti, permettono di traslare la garanzia su altri titoli, sicchè il titolo costitutivo retroagisce alla stipula dell'accordo di rotazione per quanto il credito sia poisteriore, ed in iscpecie posteriore a quello di altri creditori, pregiudicati per violazione della par condicio.

    Es. banca zeta e filano stipulano aspertura di credito e filano a garanzia costituisce pegno sui bot a lui intestati, con l'accordo che se i bot sono insufficienti la banca sposta il pegno col consenso preventivo di filano, suille azioni beta di importo idoneo a coprire il credito.

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  6. Il prelegato si accompagna, si ad un'istituzione ereditaria ed è uno strumento efficace per avvantaggiare il beneficiario al quale è attribuito un titolo preferenziale. Doppiamente preferenziale. Il bene oggetto di legato se lo prende in automatico all'apertura della successione e viene prededotto dalla massa. Ser rinuncia all'eredità comunque il legato se lo tiene. Viene snobbato, forse perché nel cercare di esporre ratio e fondamento dell'istituto, Capozzi un pò si incarta, partendo dall'epoca di adamo ed eva per spiegare le basi di un istituto ormai ricostruito sulla scorta del rapporto unisogettivo che la dottrina ammette de plano.

    se poi vanno di "moda"altri istituti come il patto di famiglia non lo so. ma se uno deve risolvere un caso, non penso mi farei pippe modaiole.

  7. Comunque il condominio non è un ente dotato di autonomia patrimoniale, ma solo un'organizzazione fornita, per motivi fiscali di cf, per la cura di interessi individuali. Per cui l'amministratore, anche qualora gli venga conferita procura, non interviene in questa veste, ma solo in quella di procuratore, per l'acquisto pro quota del bene, eventualmente dichiarando in atto, in apposito capo, che il bene risulta funzionalmente collegato con quello di cui sono già contitolari gli acquirenti e cui vogliono estendere il vincolo di pertinenzialità o accessorietà, che dir si voglia.

  8. Sul lovato non c'è perché l'aumento oneroso liberato con conferimento immobiliare comporta la perizia di stima, da allegare al verbale, contenente la più compiuta descrizione dell'immobile, per attestare che l'aliquota di cs è coperta da un bene di valore corrispondente. Se una dichiarazione fiscale è fatta, è li che la trovi. Il che, dal punto di vista notarile, mi sembra opportuno.

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  9. La costituzione di un diritto di soprelevazione a favore del terzo che ne acquista la proprietà è superficie. Lo sfruttamento dello spazio sovrastante il suolo, la colonna d'aria, non è oggetto di proprietà, ma quale proiezione verticale del bene, può essere oggetto di tutela ex 840, laddove l'attività sulla colonna d'aria e in grado di pregiudicare la proprietà, vero bene giuridico identificato è specificato sotto il profilo materiale.

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  10. La colonna d'aria è la proiezione verticale di un edificio o di un bene. Rappresenta una dimensione della proprietà, mentre la superficie è un diritto reale.

    Si tratta di un retaggio, per come la vedo io, culturale che deriva dall'assolutezza del lavoro proprietà la quale in origine non conosceva confini, potendo si proiettare usare ad sidera...secondo il brocardo romano e che oggi impone la piena consapevolezza della funzionalizzazione della proprietà in armonia coi principi costituzionali.

  11. "Il Ministero della Giustizia esercita la vigilanza sull’attività notarile, sul concorso per l’accesso alla professione, in primo luogo, e sui trasferimenti dei notai. A tale proposito vorrei ricordare che quest’anno per la prima volta in relazione al concorso notarile che è stato indetto il 26 settembre 2014 è stata prevista la possibilità di presentazione della domanda di partecipazione anche in forma telematica grazie all’utilizzo di un sistema informatico che ricalca quello già adottato per il concorso in magistratura.

    Anche per la procedura di trasferimento di notai in esercizio, è in fase di ultimazione la completa informatizzazione ivi compresa la presentazione della domanda in via telematica.

    Quanto al concorso notarile la serietà di esso e il rigore della valutazione sono una garanzia indispensabile per tutelare il merito dei giovani che vogliono intraprendere la professione del notaio. Da questo punto di vista credo meritino considerazione le riflessioni che svolgeva il presidente D’Errico sul quale credo ci si debba particolarmente soffermare. E questa tutela credo sia doverosa non solo per il rispetto del loro impegno personale, quello appunto dei giovani che si accingono a svolgere un ruolo così importante, ma anche nell’interesse della collettività affinché la funzione pubblica notarile sia affidata a persone che dimostrino di avere le elevate competenze necessarie e anche una voglia di svolgere questa funzione."ù

    +

    Avvertiamo l’esigenza di modificare la disciplina del tirocinio professionale e dell’accesso, proponendo che fin dal periodo universitario siano previsti corsi di specializzazione in ambito notarile per facilitare il percorso formativo degli aspiranti notai.

    Avvertiamo l’esigenza che il tirocinio sia integrato con prescrizioni più stringenti quanto all’effettività della pratica, che il concorso recuperi la capacità di proporre casi coerenti con l’attività professionale attraverso criteri predeterminati e si svolga con cadenze temporali certe, adeguate alla programmazione dei bisogni della collettività ed alle legittime aspirazioni dei giovani.

    In merito al concorso sentiamo l’esigenza di proporre l’eliminazione o in alternativa la modifica del limite della partecipazione a non più di tre concorsi, che rischia di precludere l’accesso alla nostra professione a tanti giovani pur meritevoli.

    Si tratterebbe non solo di offrire loro un’opportunità lavorativa, bensì la possibilità di coronare il sogno di svolgere una professione, difficile, impegnativa, fatta di sacrifici ma di grandi soddisfazioni quale è la professione notarile.

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  12. Concordo con novak. Il presidente accerta l'identità e la legittimazione dei presenti, per cui dichiara l'assemblea idonea a discutere su tutte le materie all'odg salvo quella indicata al punto n. ) per la quale non si è raggiunta l'aliquota di capitale necessaria e sufficiente alla sua trattazione. Sull'argomento mi pare si sia espressa anche Milano ma devo trovare la massima che ne parla.

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