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massigu

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Risposte pubblicato da massigu

  1. I negozi di accertamento sono soggetti alle regole del codice che riguardano l'impugnabilità del errore e/ o vizio del consenso. Di fatto, che gli stessi non possano essere oggetto di mutuo dissenso è coerente con la loro natura, consistendo in dichiarazioni di scienza per le quali il dissenso assomiglia più ad un pentimento abbastanza privo di senso. Fai il caso della "rinuncia al coacquisto", letta dalla giurisprudenza più recente, non senza oscilazioni, come un negozio non dispositivo e per il quale si fa la disamina che fa al caso tuo. Una volta dichiarata la "provenienza" personale del bene, quella dichiarazione mnon è più ritrattabile.

    Il mutuo dissenso parziale (c'è uno studio cnn al riguardo) è possibile, anche se alcuni, e forse non a torto, inquadrano la fattispecie più che nel mutuo dissenso parziale, nei negozi modificativi, ammessi ex art. 1321 cc. 

  2. Se vendi il bene senza precisare la parzialità del diritto trasferito, secondo me, ricadi nell'ipotesi di vendita di bene parzialmente altrui, efficace solo nel momento in cui o diventi proprietario del tutto o il comproprietario trasferisce la sua quota. Se espliciti l'altruità della quota su bene indiviso penso possa ricostruire la vendita come condizionata.

  3. 42 minuti fa, presidentecapozzi dice:

    grazie, quindi i coeredi possono anche decidere di non stipulare nessuna divisione ereditaria e rimanere in comunione ereditaria sugli altri beni. niente condizione risolutiva della mancata stipula della divisione.

    Ricordati quello che scriveva Capozzi. la condizione coarta. Se cerchi di ricostruire l'assegno in question e sulla base della condizione entri direttamente nel congegno causale inserendo un elemento che a mio avviso non va. Nella vendita si, ma lì il discorso è diverso ed è stato fatto per coerenza, visto che grazie alla condizione non stai vendendo un bene potenzialmente altrui, ma potenzialmente tuo.

  4. 1 ora fa, presidentecapozzi dice:

     

    mi rimane il dubbio se l'assegno in conto futuro divisione sia la stessa cosa di una vendita dell'esito divisionale, nel senso che l'evento dell'eventuale assegnazione nella divisione sia lo stesso oppure  nell'assegno in conto futura divisione le parti sono già d'accordo nell'assegnare quel bene nella futura divisione e l'assegno è sotto condizione risolutiva solo della mancata stipula del contratto di divisione entro il termine di.. mentre nella vendita dell'esisto divisionale il bene venduto potrebbe non essere assegnato in sede di divisione. aiuto!!

    Secondo me non sono la stessa cosa. L'assegno ha una funzione distributivo attributiva ed è un acconto della futura divisione di una massa che potrebbe incrementarsi e dare luogo ad un ulteriore divisione in cui chi ha ricevuto l'assegno, preleverà di meno, o, al contrario, dovrà versare un conguaglio, se la massa dovesse decrementarsi. Ma l'assegno è già efficace. La vendita dell'esito divisionale, oltre alla differenza causale, la condizione c'è, come ovvio. Ti vendo il bene x, oggetto di una massa comune sotto condizione che alla divisione quel bene sia mio. Ma nell'assegno il congegno condizionale non credo ci sia. E' una divisione oggettivamente parziale di una massa patrimoniale di consistenza più ampia, fatto per esigenze diverse, tra cui quella di conservare l'integrità di quel bene o il suo valore affettivo. Ma lassegnazione non è fatta sotto condizione di arrivare alla divisione totale. almeno 

  5. E' rizzi.

    Ovviamente potranno essere ancora utilizzati, per tutti i fini per cui sono richiesti (ed in primis per l’allegazione ad un atto traslativo a titolo oneroso), gli attestati rilasciati, sulla base delle previgenti normative ed in conformità ai precedenti modelli, anteriormente al 1 ottobre 2015.

    Si può, al riguardo, appellarsi oltre che alla specifica disposizione dell’art. 10 dello stesso Decreto Ministeriale del 26 giugno 2015 (a norma del quale “resta ferma, ove non sia sopraggiunta la scadenza ivi prevista, la validità ad ogni effetto di legge, degli attestati di certificazione energetica redatti ai sensi delle Linee guida di cui al decreto del Ministro dello Sviluppo Economico 26 giugno 2009”) anche al principio ricavabile dall’art. 6, c. 10, decreto legislativo 19 agosto 2005 n. 192, norma che fa salvi gli attestati di certificazione energetica rilasciati prima del 6 giugno 2013 in conformità alla direttiva 2002/91/CE, ed in corso di validità; pertanto, in virtù di detta norma specifica e di detto principio, può fondatamente ritenersi, che sia gli attestati di prestazione energetica che gli attestati di certificazione energetica rilasciati prima del 1 ottobre 2015, in conformità alle disposizioni normative vigenti all’epoca del loro rilascio, potranno ancora essere utilizzati, anche dopo il 1 ottobre 2015, se ed in quanto ancora in corso di validità.

    Si rammenta al riguardo che giusta quanto disposto dall'art. 6, c. 5, d.lgs. 192/2005, l’attestato energetico ha una validità temporale massima di dieci anni, a condizione che:

    a) non siano stati eseguiti, nel frattempo, interventi di ristrutturazione o riqualificazione tali da modificare la classe energetica dell'edificio e che ne rendano obbligatorio l’aggiornamento;

    b) che siano rispettate le prescrizioni per le operazioni di controllo di efficienza energetica dei sistemi tecnici dell’edificio, in particolare per gli impianti termici, comprese le eventuali necessità di adeguamento, previste dalle normative vigenti.

  6. Sul primo punto, direi di si. Cioè che si tratta di superficie. Hai riferimenti testuali ben precisi che depongono in tal senso. Sul termine, è quaestio voluntatis stabilire una durata della superficie e anche in questo caso il codice ti aiuta nel regolare le conseguenze dello spirare del termine. se le parti decidono per un diritto temporaneo LO devi precisare in atto, altrimenti si presume a tempo indeterminato la separazione dei diritti sullo stesso bene.

    Sul secondo punto, ci sono cassazioni contrastanti sia sulla natura del diritto che sulla conformazione del bene interessato. Mi pare una abbia sentenziato sulla necessità che la sopraelevazione non interessi coperture condominiali, ma beni che costituiscano una proiezione esclusiva dell'ultimo piano. Con tutti i limiti del caso in  tema di sopraelevazione (si deve rispettare conformazione, decoro e urbanistica in  genere). Ma anche qui parlerei di superficie.

  7. La sequela propria della servitù imporrebbe di rispondere di no alla prima domanda, mentre per la proprietà superficiaria penso si debba arrivare alla conclusione opposta avendo come forte argomento testuale a favore, la norma dell'art 955 cc.

    Per la riserva diritti reali altrui, atteso che l'altruità si può concepire come bene soggettivamente futuro, la fattispecie non è da escludere in assoluto, ma si potrebbe far rientrare nella "vendita obbligatoria", cioè in una fattispecie obbligatoria.

  8. Notai - Sostituzione componenti commissione concorso 21 aprile 2016 (*)

    Con d.m. 10 maggio 2017 è sostituito un componente della Commissione esaminatrice del concorso, per esame, a 500 posti di notaio, indetto con decreto dirigenziale 21 aprile 2016.

     

    La scheda del concorso

     

    ***

     

    Decreto 10 maggio 2017 - Sostituzione componente commissione concorso notaio indetto con d.d. 21 aprile 2016

     

    Il Ministro

     

    Visto l’art. 5 del d.lgs. 24 aprile 2006, n. 166;

    Visto il decreto ministeriale del 9 novembre 2016, con il quale è stata nominata la commissione esaminatrice del concorso, per esame, a 500 posti di notaio, indetto con decreto dirigenziale del 21 aprile 2016;

    Vista la nota pervenuta in data 20 marzo 2017, con la quale il dott. Ferdinando FIANDACA, notaio in pensione, ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico di componente della citata commissione;

    Ritenuta la necessità di procedere alla sostituzione del predetto notaio;

    Vista la nota del 20 aprile 2017, con la quale il Consiglio nazionale del notariato, ad integrazione della delibera del 14 ottobre 2016 e tenuto conto delle dichiarazioni di revoca delle disponibilità successivamente pervenute, ha comunicato il nominativo di altri due notai disponibili a far parte della predetta commissione esaminatrice;

    Ritenuto che, in sostituzione del notaio Ferdinando FIANDACA, possa essere nominata la d.ssa Flavia COLANGELO, notaio con sede in Roma (distretti notarili riuniti di Roma, Velletri e Civitavecchia);

  9. Si è sostenuto il sostenibile, ma io lo inquadro in un contesto realistico. Credo sia anche l'inquadramento più corrispondente alla volontà delle parti, cioè di imputare in conto prezzo canoni che medio tempore, se la fattispecie si perfeziona, possono costituire corrispettivo del godimento del bene. Il parallelo più prossimo penso sia con la vendita con patto di riservato dominio, . A me non piace vedere una doppia causa nei negozi, perché non penso la volontà negoziale sia così ambulatoria. Magari una causa complessa, ma non doppia. 

  10. 51 minuti fa, anton3 dice:

    La questione del conto dedicato è nata solo per far qualcosa (anche a livello elettorale) per le PMI, dato che gli interessi dei conti saranno devoluti a beneficio di PMI: invece di farli godere ai cittadini o ai notai; si tratta solo un trasferimento di "ricchezza" occulto; poi certo come al solito ne beneficiano anche le banche, guarda caso... 

    Non faccio filosofia, non mi sembra, i miei ragionamenti si possono non comprendere o condividere, ma non sono proprio astratti, descrivono la situazione, con:

     

     

    Sicuro che non sia per i casi in crescente aumento di notai che non registrano? quella delle pmi mi sembra un esempio di filosofia, scusami.

  11. 1 ora fa, sakuragy dice:

    Anton3

    concordo soprattutto sulle divisioni. Chi ha avuto modo di seguire qualche riunione dei consigli distrettuali sa che c'è una profonda divisione tra i vari distretti, ma non solo. Figuratevi che in sede di uscita del DDL c'era chi era spingeva per cedere importanti competenze in campo di srl pur di conservare intatto l'immobiliare.

    Il termine divisione mi sembra un eufemismo. Tra base professionale e vertici cnn ri respira aria di ammutinamento altro che divisione. L'aumento delle sedi, a quanto pare, prende sempre più corpo e non tutti son o contenti del fatto che a livello politico si sia barattata la propria sopravvivenza calandosi le brache. Aggiungi che il notariato con la storia del conto dedicato sembra essere stato commissariato. Ci si può sbizzarrire nell'elaborare soluzioni per arginare una misura pro banca fatta come sempre ad minkiam pluto, ma l'aria è da espropriazione forzata di competenze, credibilità e fiducia, Valori che per oltre un secolo hanno rappresentato la colonna portante del notariato. Dall'interno, nemmeno parlerei di divisione, perché invece di ragionare i consigli si mettono a litigare sui numeri di repertorio che fai. Quindi, non di ristrutturazione, non di coesione ma di campare alla giornata si parla. Senza polemica, ma io i ragionamenti di anton non li comprendo. Non è tempo di filosofia, ma di correre di brutto ai ripari. Si, mala tempora currunt soprattutto se si pensa di sopravvivere senza valore aggiunto.

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  12. Che non sia un contratto a favore di terzo è una conclusione cui arriverei con cautela, visto che si inserisce in un negozio che ha un congegno causale oneroso. La questione è ancora discussa in dottrina e giurisprudenza, e c'è uno studio del cnn che se ne occupa portando le diverse tesi (di cui riporto uno stralcio..."

    L’art. 796 prevede che il donante possa riservare l’usufrutto dei beni donati a proprio vantaggio e dopo di lui a vantaggio di un’altra persona o anche di più persone, ma non successivamente. La norma ammette, quindi, una ipotesi particolare di usufrutto successivo, dove il primo usufrutto è quello riservato al donante, mentre il successivo è quello riservato al terzo (1).

     

    La natura giuridica di tale fattispecie è stata in passato particolarmente discussa.

    Secondo un primo indirizzo dottrinale (minoritario) (2) si tratterebbe di un contratto a favore di terzo, dove il donatario (promittente), al quale viene trasferita la nuda proprietà, si impegnerebbe nei confronti del donante (stipulante) a trasferire, alla morte del donante stesso, l’usufrutto in questione a favore di un terzo (beneficiario).

     

    Preferibile, nonché maggioritario (3), appare invece l’orientamento che ricostruisce la fattispecie in esame in termini di fascio di donazioni dirette: una prima donazione avente ad oggetto la nuda proprietà con riserva dell’usufrutto vitalizio in favore del donante; ed una seconda donazione avente ad oggetto l’usufrutto per il tempo successivo alla morte del donante (4). Aderendo a quest’ultima ricostruzione «in caso di donazione con riserva di usufrutto a favore del donante e, dopo di lui a vantaggio di un’altra persona, trattandosi di un’ulteriore donazione a favore del terzo, quest’ultimo è tenuto ad accettare con le forme previste per tale tipo di contratto, ancorché in un momento successivo, ma purché in data anteriore al decesso del donante (5) ».

    Dal punto di vista formale, la presenza dei testimoni, se ricostruisci la fattispecie come donazione indiretta, si rende opportuna, se, invece, aderisci alla tesi (che non mi convince del tutto, anche se ha dei buoni argomenti che andrebbero approfonditi in base alla volontà delle parti) è indispensabile.

  13. A mio modestissimo avviso, è possibile costruire un "garage" senza elettricità. Questo non influisce sulla commerciabilità del bene, semmai sull'accatastamento, e lì il problema diventa più edilizio che notarile. Nel senso, sarà chi si occupa dell'accatastamento a valutare se configurarlo come tale o come posto auto. Il risultato a livello notarile, sarà comunque, penso, un C/6, commerciabile e suscettibile di diventare pertinenza.

     

  14. La ratio del recesso, in generale, risponde all'esigenza di tutelare il diritto di exit di soci che non credono più nel "progetto" d'impresa a fronte di delibere che per forza di cose sono nelle mani della maggioranza. E' questa che imprime il corso della vita societaria. E' verissimo che il recesso come tale è un diritto riconosciuto a tutti ( e non potrebbe essere altrimenti), ma il senso più specifico lo assume per le minoranze (come ratio).

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