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Nicostrato

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  1. No Patmar, io non ne faccio un discorso di presunzioni, che peraltro non intravedo nella comunione ereditaria. Per argomentare parto dall'impostazione- per me utilissima specialmente in questi casi- secondo cui per applicare una disciplina occorre individuare la fattispecie. Il titolo descrive la fattispecie, dunque significa, e consente di individuare gli effetti che ad essa le norme ricollegano. I suddetti effetti, a loro volta, si pongono come posizione di ulteriori fattispecie ed effetti dipendenti e così via. Nel caso di una comunione, abbiamo un titolo (ad esempio u
  2. Se ti stai riferendo ad un acquisto per impresa, in caso di attività gestita da un solo coniuge, gli acquisti non cadono mai in comunione immediata. Nel caso di azienda cosiddetta monogestita, il momento della costituzione serve solo per individuare cosa cade in comunione de residuo e cosa rimane personale; ma, ripeto, l'esclusione dalla comunione dell'immobile acquistato dopo il matrimonio non dipende dal fatto che l'azienda monogestita è stata costituita prima del matrimonio ( meglio, prima dell'instaurazione del regime di comunione legale), bensì dal fatto che è bene destinato all'impresa e
  3. Scusami Patmar, nelle mie domande ho invertito i casi, perché ho letto male la tua conclusione. Ero convinto che tu avessi scritto che nella vendita cumulativa c'è disponibilità della quotina, mentre nella vendita in blocco no. Ad ogni modo il fatto di aver invertito i termini non influisce sul ragionamento che ho fatto, posto che in entrambi i casi ritengo che non si possa disporre della quota di una singola unità immobiliare con efficacia traslativa immediata, se non dopo una divisione.
  4. Patmar ti ringrazio per essere intervenuto in una questione spinosissima, ma ti chiedo: perché un comproprietario, che con un'unica vendita in blocco ha acquistato un intero palazzo di 9 appartamenti insieme ad altri 2 acquirenti, non potrebbe alienare la quotina di uno dei 9 appartamenti, mentre un altro comproprietario, che con un'unica vendita - sempre insieme ad altri 2 acquirenti- ha acquistato 3 appartamenti in 3 palazzi distinti e adiacenti, potrebbe invece alienare la quotina di uno dei 3 appartamenti? In altri termini, perché nel secondo caso (vendita cumulativa) il comproprietar
  5. Tema spinosissimo dal punto di vista dogmatico. Sono fermamente convinto che il discorso della quotina/quotona valga anche per la comunione ordinaria di più beni. Svolgiamo la matassa e facciamo un ragionamento analitico, nella speranza di essere chiaro e comprensibile. Tizio e Caio, con un unico atto di vendita, comprano 4 immobili ( A, B, C, D). Si costituisce tra loro una comunione ordinaria di proprietà, nella misura di 1/2 ciascuno, avente ad oggetto i 4 immobili. Dal punto normativo, la comproprietà è l'oggetto di un un effetto (la vicenda traslativa, l'effetto t
  6. La modificazione dei termini di pagamento e del saggio d'interessi sono modificazioni accessorie che di base non importano novazione. Il rapporto non viene snaturato al punto tale da perdere l'originaria identità. Per un verso, lo si rende solo più vantaggioso( ulteriori dilazioni); per altro verso, lo si rende solo economicamente più o meno oneroso, modificando il saggio d'interessi (U. La Porta, annovera proprio la modificazione del saggio degli interessi nelle modificazioni che non importano novazione), ma la prestazione tipica rimane immutata. Secondo la ricostruzione di autorevole dottrin
  7. Certo, giustamente! Calcola che se il giudice ha già autorizzato l'atto, si tratta solo di decidere se possa compierlo un altro in nome e per conto del minore. Il problema cui ti riferisci tu riguarda il caso in cui il rappresentate legale non abbia chiesto l'autorizzazione all'atto ma solo l'autorizzazione per la procura a compiere il negozio. In questo caso si ritiene necessaria una doppia autorizzazione. Se, invece, il rappresentante legale è già stato autorizzato all'atto, credo che sia sufficiente una sola autorizzazione affinché il procuratore speciale possa compiere l'atto già autoriz
  8. Sì, perché si tratta di procura speciale, avente quindi ad oggetto singoli e specifici atti. Non si tratta dunque di delegare a terzi la generica funzione gestoria che compete inderogabilmente al rappresentante legale. Solo che occorrerà chiedere un'altra autorizzazione perché si tratta sempre di un atto ulteriore che viene compiuto in nome e per conto dell'incapace e il giudice deve esercitare la sua funzione di vigilanza sulla specifica sostituzione gestoria che il rappresentante legale intende compiere: il giudice ha autorizzato il rappresentante legale e non un estraneo. Ne consegue che se
  9. E si assume eventuale responsabilità, come già scritto sopra. Ma questo non incide minimamente sulla validità dell’atto. Il ruolo primario lo gioca l’interprete, che avete scelto voi. In questo caso è scelto dalle parti, come dispone la legge notarile.
  10. Tieni conto, poi, che i beni sono oggetto della quota e non concorrono alla loro determinazione, salvo i casi della instituito ex certa re e della divisione del testatore senza predeterminazione quote, per chi ritiene che siano fattispecie diverse. La regola è che si fissano le quote e poi in base ad esse si procede alla distribuzione della massa in sede di divisione.
  11. Come giustamente ti ha già scritto Jhon, la rinuncia in vita a diritti ha a che fare con l’aspetto oggettivo della successione, ossia la massa ereditaria che residua alla morte. Siamo fuori dal tema del post, che attiene all’aspetto soggettivo del fenomeno ereditario, ossia ai criteri di devoluzione dell’eredità e all’individuazione dei chiamati, che, nel tuo caso, ti ha correttamente indicato Jhon. Se io in vita rinuncio a qualcosa, vuol dire che alla morte quel qualcosa non sarà più presente nel mio patrimonio e non potrà costituire oggetto di successione. La successione mortis causa h
  12. Di nulla, figurati. Stai tranquillo!
  13. Gli effetti rimangono: tu hai efficacemente venduto e lui ha efficacemente acquistato; solo che quell'atto non sarebbe coperto da pubblica fede e verrebbe convertito in scrittura privata, con l'efficacia probatoria propria di quest'ultima (art. 2701). In sostanza, significa che l'acquirente, in teoria, potrebbe disconoscere la sua firma e dire che non ha sottoscritto nulla oppure potrebbe contestare la veridicità di parte del contenuto dell'atto; ma questo è evidentemente impossibile e fallimentare per la controparte, anche perché ha adempiuto i suoi obblighi contrattuali. Per altro, l'acquir
  14. Intendi dire che prima rinuncia al credito verso la banca e dopo rinuncia all'eredita?
  15. Di nulla, figurati. Tuttavia, vedo che la tua preoccupazione incalza e ti esorto nuovamente a stare tranquillo. Come già scritto sopra, è orientamento pacifico che originale e traduzione sono parti dell'atto nella sua unitarietà. Atto significa documento notarile e del documento nella sua unitarietà c'è la parte scritta in italiano e la traduzione in lingua straniera, che insieme lo compongono. Il notaio Santarcangelo, che è uno dei massimi studiosi in tema di forma e formalità negli atti notarili, scrive espressamente che la traduzione non è un allegato e che è pacifico che ad essa
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