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Pacuvio

Imposta di successione - prescrizione

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Successione apertasi nel 1982 e mai denunciata.

In merito alla prescrizione dell'imposta vale il principio di cui all'art.41 del DLT 346/90 secondo cui "Il credito dell'amministrazione finanziaria per l'imposta definitivamente accertata si prescrive in dieci anni".?

E pertanto il termine comincia a decorrere dalla presentazione della dichiarazione di successione?

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In generale occorre distinguere tra decadenza dal potere di accertamento dell'imposta, il cui termine è di 5 anni e decorre dalla scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione e termine di prescrizione del diritto di credito alla percezione dell'imposta (di 10 anni), il quale decorre dal momento in cui il diritto dell'erario a riscuotere l'imposta diviene definitivo, in conseguenza di un accertamento di ufficio non impugnato, ovvero di altro atto di imposizione (o di liquidazione) non più impugnabile.

Peraltro, nella specifica materia, vigevano (per le successioni precedenti l'abrogazione dell'imposta) gli artt. 27, 6° co. e 48 D.Lgs. 346/1990, norme dalle quali si evince che il pagamento dell'imposta era sempre dovuto, anche nel caso in cui la dichiarazione fosse stata presentata oltre il termine quinquennale di decadenza, decorrente dalla scadenza del termine (già semestrale) di presentazione.

In questo ultimo caso, essendo stato abolito l'obbligo di pagare l'imposta, ritengo che, ex D.Lgs. 472/1997, similmante alla cd. abolitio criminis, non dovrebbero comunque essere più applicabili le sanzioni tributarie e che quindi sia dovuta solo l'imposta principale con gli interessi.

Modificato da Marte74

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Gli interessi sono un accessorio del debito principale e quindi sono ancora dovuti (se è dovuta ancora l'imposta), diversamente dalle sanzioni, le quali per la loro natura giuridica afflittiva sottostanno ai principio della lex mitior o (come nel caso) dell'abolitio "criminis".

Comunque, fossi in te, mi farei una chiacchierata con il responsabile dell'agenzia delle entrate del luogo, perché è possibile che della normativa, od almeno di quel che ne resta, possa darsi anche una diversa applicazione (sia in senso più favorevole al contribuente, sia in senso sfavorevole, nel caso in cui si chiedano anche le sanzioni).

Io riterrei, tuttavia, più logico - sotto il profilo sistematico - che dopo dieci anni dalla scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione di successione, l'A.F. non possa più chiedere nulla, essendo ormai venuto meno l'interesse alla percezione del tributo (similmente alla ipotesi ex art. 41 D.Lgs. cit).

In fondo si equiparano due situazioni simili.

Ciao.

Modificato da Marte74

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No, perché la dichiarazione di successione deve ancora essere presentata. Penso però che non siano più applicabili, comunque, le pesantissime sanzioni pecuniarie già previste per il pubblico ufficiale, dalle disposizioni del T.U. Succ. e donaz. (non essendo più dovuta l'imposta).

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Ok: ma se consideraimo prescritto il diritto dall'AF, cui prodest la dichiarazione di successione? Servirebbe solo a consentire la riscossione della relativa imposta (c'è in ballo anche l'INVIM, fra l'altro) che l'Ag delle Entrate ritiene essere ancora dovuta...

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Secondo me, per come sono scritte le norme sopra richiamate, pare che l'imposta sia dovuta anche dopo il termine di dieci anni, per il solo fatto che sia stata omessa la dichiarazione.

Anche se io - come detto - propenderei per l'esistenza del termine di decadenza massimo di dieci anni (arg. ex art. 41 T.U. Succ. e donaz.), perché mi pare che il termine di prescrizione debba contenere in senso logico anche i più lunghi termini di decadenza.

Modificato da Marte74

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Seppure con un po' di ritardo, dico la mia.

Se sono passati talmente tanti anni che la pretesa dello Stato si è prescritta, l'erede non deve pagare alcuna imposta finchè non vuole fare alcun atto di trasferimento relativo al bene ereditario. Ormai l'interesse dello Stato al pagamento delle imposte soccombe di fronte al diritto del contribuente a non essere indefinitamente soggetto ad imposta per un fatto accaduto in tempi remoti.

Però, se l'erede - anche dopo molti anni - fa un atto relativo al trasferimento di un bene pervenutogli per causa di morte, risorge la pretesa dello Stato al pagamento delle imposte di successione, perchè è giusto che l'erede, nel momento in cui trae dal bene ereditario un guadagno (per esempio il prezzo), "socializzi" parte del guadagno stesso.

Tale dovrebbe essere la ratio dell'art. 48, co.2, il quale infatti non prevede alcun termine all'obbligo del pubblico ufficiale, anzi prevede espressamente che l'obbligo sussiste pur dopo la scadenza del termine di cinque anni per l'accertamento e la liquidazione dell'imposta.

Anzi secondo me l'obbligo della presentazione della denuncia e le sanzioni contro il pubbico ufficiale che non lo rispetta (art. 53) rimangono intatti pur dopo la scadenza del termine di 10 anni di cui all'art. 41. Questo termine secondo me qui non c'entra perchè esso decorre dal momento in cui l'imposta è definitivamente accertata: manca qui proprio il presupposto per l'applicazione della norma, perchè l'imposta non è mai stata accertata nè lo può più essere, essendo scaduto il termine di decadenza.

Quindi riassumendo secondo me deve essere presentata la denuncia e pagata l'imposta di successione.

Buona notte!

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