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Mortimello

Quesito CNN n. 254-2006/C

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Salve, qualcuno è in possesso del Quesito CNN n. 254-2006/C di G. Casu ("Riflessi della legge 20 febbraio 2006, n. 95 in tema di minorati auditivi sulla legge notarile”).

Grazie mille a chiunque possa aiutarmi

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UFFICIO STUDI

 

Quesito n. 254-2006/C

 

RIFLESSI DELLA LEGGE 20 FEBBRAIO 2006, N. 95  IN TEMA DI MINORATI AUDITIVI SULLA LEGGE NOTARILE

 

 

Si chiede come debba interpretarsi la legge notarile ora che la recente legge 20 febbraio 2006, n. 95 ha disposto che in tutte le disposizioni legislative vigenti il termine “sordomuto” è sostituito con l’espressione “sordo”?

 

La differenza disegnata dalla legge notarile (artt. 56 e 57) tra sordo e sordomuto può così sintetizzarsi:

 

a) il sordo sa parlare e pertanto l’unica preoccupazione del legislatore è stata quella di prendere atto che egli non è in grado di ascoltare la lettura dell’atto da parte del notaio. In tal caso, se egli sa leggere, procede direttamente alla lettura, con conseguente menzione; se non sa leggere, occorre far intervenire un interprete;

 

b) il sordomuto viene trattato alla stessa stregua del muto, per cui l’interprete è comunque necessario; e si richiede un secondo interprete (funzioni attribuibili anche ad uno dei testimoni) allorquando egli non sia in grado di leggere e scrivere e pertanto di apporre sull’atto, di suo pugno che ha letto l’atto e l’ha trovato conforme alla sua volontà.

 

Ora, per effetto dell’art. 1 della citata legge n. 95 del 2006, la parola “sordomuto” andrebbe cancellata dalla legge notarile e sostituita con la parola “sordo”. Quali conseguenze nell’opera notarile che preveda come parte soggetto con detta invalidità?

 

Va precisato che scopo della nuova legge è stato quello di rapportare l’invalidità in discorso sulla linea dei progressi della scienza medica. La relazione che ha accompagnato la legge allo stato di progetto ha infatti chiarito che “la qualificazione di «sordomuto», attribuita a livello normativo ai soggetti affetti da sordità congenita o acquisita in età infantile, risulta inadeguata sia sotto il profilo medico che sotto il profilo socio-culturale. Sul piano medico-scientifico, infatti, il termine sordomutismo sembrerebbe presupporre una connessione fisico-patologica fra sordità e mutismo, che nella normalità dei casi non sussiste, in quanto il mutismo nel sordo non si ricollega a nessuna alterazione o menomazione organica dell’apparato vocale, restando potenzialmente intatte nel soggetto affetto da sordità le potenzialità fisiologiche e neurofunzionali del suo apparato vocale: in tal senso si sono espressi numerosi medici specialisti e docenti universitari.

 

“Il soggetto affetto da questa invalidità” prosegue la relazione “può più propriamente essere qualificato «sordo» oppure «sordo preverbale». In particolare, con tale ultima espressione si sottolinea che chi è affetto da sordità congenita o infantile può arrivare, quanto meno attraverso l’apprendimento della scrittura, a dominare tutte le significanze etnico-culturali di una lingua parlata, ma non potrà arrivare alla acquisizione «verbale» di quella lingua per via normale,occorrendo a tal fine l’utilizzazione di apposite tecniche specialistiche”.

 

Fin qui la relazione, la quale nella sostanza ha voluto significare che il sordomuto dalla nascita non è necessariamente muto per sempre, potendo egli acquisire, attraverso tecniche moderne, capacità di espressione che dovrebbero renderlo non più muto. La sordità pertanto è una invalidità che non comporta necessariamente anche il mutismo.

 

Come operare? Se ci si limita a sostituire nell’art. 57 della legge notarile la parola “sordomuto” con la parola “sordo” si avrebbe un contrasto tra l’art. 56, che contempla in modo globale il trattamento del sordo e l’art. 57 che contemplerebbe la fattispecie del muto, cui occorrerebbe aggiungere anche quella del sordo sulla base della norma riformata. Evidentemente questa conclusione non appare congrua con l’interpretazione dell’art. 57, che è tutta proiettata a disciplinare la fattispecie di colui che non è in grado di esprimere parola.

 

Pertanto la soluzione possibile, nel rispetto della sostanza delle cose, è la seguente: riservare l’art. 56 della legge notarile a colui che è privo dell’udito e l’art. 57 a colui che è privo di parola. Va da sé che nell’art. 56 dovrebbe rientrare anche il trattamento di colui che in precedenza ritenuto sordomuto, ora sia esclusivamente sordo, perché in grado di esprimere la propria opinione facendo ricorso alle nuove tecniche espressive che ha voluto salvaguardare la nuova norma.

 

In questo modo, nella sostanza, andrebbe cancellata dall’art. 57 la parola “sordomuto”, in quanto l’intera fattispecie del sordo è disciplinata dall’art. 56 ed in quanto chi è muto trova la propria fonte normativa, in modo esaustivo, nell’art. 57 predetto.

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