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Andreij

cerco risposta a Quesito n. 74-2013/I, Compatibilità della posizione di socio accomandante di s.a.s. con quella di socio d’opera

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Qualcuno che abbia accesso al suddetto quesito potrebbe postarmelo, per piacere? Ho tentato di tutto ma non sono riuscito a reperirlo.

Grazie mille

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UFFICIO STUDI

 

Quesito n. 74-2013/I

 

COMPATIBILITÀ DELLA POSIZIONE DI SOCIO ACCOMANDANTE DI S.A.S. CON QUELLA DI SOCIO D’OPERA

 

 

Si chiede se un socio accomandante di S.a.s. possa rivestire altresì la qualifica di socio d’opera nella stessa società, conferendo la propria opera da intendersi come aggiuntiva o sostitutiva al suo conferimento di capitale.

 

***

 

Sulla possibilità che la partecipazione dell’accomandante nella S.a.s. si connoti esclusivamente per l’apporto d’opera, senza, cioè, che vi sia conferimento di capitali, la dottrina è divisa da tempo.

 

***

 

La prevalente dottrina deduce dal carattere capitalistico della partecipazione sociale dell'accomandante l'assunto secondo cui questi non può assumere la veste di socio d'opera (Galgano, Le società in genere. Le società di persone, in Tratt. Cicu - Messineo, Milano, 1982, 453; Simonetto, Responsabilità e garanzia nel diritto delle società, Padova, 1959, 38 ss.; Montalenti, Il socio accomandante, Milano 1985, 247 ss.; Ferrara-Corsi Gli imprenditori e le società, Milano, 2001, 249).

 

Secondo tale ricostruzione, la previsione di un conferimento d'opera da parte dell'accomandante non può essere vista che come un'ipotesi del tutto anomala, assolutamente eccezionale rispetto al secolare svolgimento della società in accomandita, che ha sempre costituito l'istituto tipico per l'associazione del capitale al lavoro, rappresentato il primo dall'accomandante e dall'accomandatario il secondo.

 

Ammettere che il conferimento del socio accomandante si possa limitare ad un apporto d'industria si pone in contrasto con il dato normativo – che assurge ad elemento tipologico della S.a.s. – rappresentato dall’art. 2313, c.c., e dalla limitazione della responsabilità limitata “alla quota conferita”.

 

Inoltre, la conferibilità dell'opera da parte dei soci senza responsabilità personale (gli accomandanti) sottrae i soci medesimi ad ogni responsabilità in caso di cessazione dell'attività sociale (Montalenti, op. cit., Simonetto, op. cit.).

 

Se è vero che il socio d'opera, in caso di scioglimento della società o del vincolo particolare, perde la possibilità di lavorare in sociale, è anche vero che nessuna traslazione patrimoniale anche mediata del «bene» che egli ha «conferito» può concepirsi in direzione dei creditori sociali, se il socio è a responsabilità limitata.

 

Per la dottrina dominante, quindi, la responsabilità per le obbligazioni sociali del socio d'industria è logicamente concepibile soltanto nell'ipotesi in cui egli assuma la posizione di socio illimitatamente responsabile, perché nell'ipotesi di responsabilità limitata alla quota conferita l'oggetto del conferimento deve essere un bene economicamente valutabile e imputabile a capitale quale contrappeso dell'assenza di responsabilità personale, con preciso parallelismo rispetto alla analoga problematica sorta in materia di società di capitali (Montalenti, op. cit.).

Inoltre, ammettere che l'accomandante possa effettuare conferimenti non di capitale risulterebbe essere inconciliabile con la possibilità di trasferire la quota (se non altro per causa di morte) (Galgano, op. cit.)

 

***

 

In senso contrario, altra parte della dottrina ritiene destituita di fondamento l'affermazione che “l'accomandante sia indispensabilmente obbligato a porre nel negozio effettivamente la sua rata di capitali o in denaro contante, o in altra roba" o, per dirla con linguaggio più moderno, che l'accomandante non possa conferire che beni.

 

Secondo tale ricostruzione, nell'ipotesi di apporto d'industria, la responsabilità limitata alla quota conferita conserva significato logico-giuridico - e ciò a prescindere dalla convinzione che quella responsabilità non sia affatto connotato tipologicamente essenziale, riposando l'identificazione della società non nell'art. 2313 bensì nell'art. 2318 c.c.: nella riserva d'amministrazione a favore dell'accomandatario e non nella responsabilità limitata dell'accomandante (Montagnani, Responsabilità limitata e assunzione di responsabilità personale nel diritto delle società, Padova, 1988, 81 ss.; Di Sabato, Manuale delle società, Torino, 1992, 198 s.; Bussoletti, Società in accomandita semplice, in Enc. dir., vol. XLII, Milano, 1990, 976 e s. e, più recentemente, Spolidoro, Sul capitale delle società di persone, in Riv. soc., 2001, 790 ss.).

 

Si nega, quindi, che ammettendo la conferibilità dell'opera da parte dei soci senza responsabilità personale, questi sarebbero sottratti ad ogni responsabilità in caso di cessazione dell'attività sociale: il socio d'industria sarebbe tenuto, nei confronti della società e quindi dei creditori che agiscano utendo juribus della stessa, fino a concorrenza del valore attribuibile alla prestazione promessa e non ancora eseguita, che non cessa di essere "economicamente valutabile e imputabile a capitale" per il fatto di consistere in un servizio, posto che il capitale sociale, comunque inteso, non è mai insieme di beni reali, ma sempre somma di valori, assegnati peraltro non ai beni, ma alle utilità di cui essi sono capaci (Montagnani, op. cit.).

 

Si è peraltro sottolineato come anche nei conferimenti non di capitale sussista comunque un rischio di non veder retribuito con gli utili l'apporto effettuato, e che la tesi opposta sembra presupporre che anche il conferimento di servizi non esprima un capitale e non dia diritto a una quota di liquidazione, conclusione che non è affatto scontata (Bussoletti, op. cit.).

 

Anche il rilievo della infungibilità della prestazione, che sarebbe d’ostacolo alla sua circolazione, viene confutato rilevandosi “che ove per effetto della morte del socio venga meno la possibilità di continuare a fruire del suo apporto potrà applicarsi non già l'art. 2322 cpv. c.c. sibbene, pur non potendosi parlare di esclusione, il principio della liquidazione della quota del socio desumibile dall'art. 2286 comma 2 c.c.” (Bussoletti, op. cit.)

 

***

 

La questione, che pare difficilmente risolvibile nel caso in cui la prestazione d’opera sia totalmente assorbente il conferimento dell’accomandante, stante la richiamata diversità di posizioni in dottrina, viene certamente ridimensionata laddove questa sia aggiuntiva rispetto ad un conferimento di altra natura, dovendosi escludere, anche ove si segua la tesi prevalente, l’assenza di qualsivoglia responsabilità patrimoniale in capo all’accomandante.

 

 

Antonio Ruotolo e Daniela Boggiali

 

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