vespasiano

avviso ai notai: tutelatevi

Rate this topic

Recommended Posts

Settimio    222
On 30/3/2017 at 10:12, pinturicchio81 dice:

Vabbè vogliamo scoprire l'acqua calda?

tu lavori gratis anzi in perdita o ti prendi il rimborso delle spese?nel tuo studio i dipendenti lavorano gratis...i programmi non li pagano. La carta i toner sn omaggio?quale stato conosci che impone a qualcuno di lavorare in perdita?la legge dice che non ci sono onorari ma le spese non sono solo quelle riportate da luca Abete....un rimborso spese minimo mi sembra ovvio. Poi non so magari anche Abete paga per lavorare. Sono spese imponibili iva e non onorari. Per una srls che costituisci in perdita devi controllare oggetto sociale....Leggi 138bis legge notarile. Devi lavorare in perdita e rischiare grosso in sede di ispezione. Ma a questo punto cosa studiamo a fare?

tra l'altro ci sono anche 2 euro fissi di repertorio che striscia giustamente non sa nemmeno cosa sia. Chi ha fatto quel servizio non sa nemmeno di cosa parla.

Modificato da Settimio

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi
Pigei    535
12 minuti fa, Settimio dice:

tu lavori gratis anzi in perdita o ti prendi il rimborso delle spese?nel tuo studio i dipendenti lavorano gratis...i programmi non li pagano. La carta i toner sn omaggio?quale stato conosci che impone a qualcuno di lavorare in perdita?la legge dice che non ci sono onorari ma le spese non sono solo quelle riportate da luca Abete....un rimborso spese minimo mi sembra ovvio. Poi non so magari anche Abete paga per lavorare. Sono spese imponibili iva e non onorari. Per una srls che costituisci in perdita devi controllare oggetto sociale....Leggi 137bis legge notarile. Devi lavorare in perdita e rischiare grosso in sede di ispezione. Ma a questo punto cosa studiamo a fare?

tra l'altro ci sono anche 2 euro fissi di repertorio che striscia giustamente non sa nemmeno cosa sia. Chi ha fatto quel servizio non sa nemmeno di cosa parla.

Dimentichi che la gratuità delle srls è stata voluta proprio dal cnn, nel do ut des con le liberalizzazioni del governo Monti, pur di continuare ad avere l'esclusiva nell'accesso ai pubblici registri (in questo caso quelli delle imprese).

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi
Settimio    222
3 minuti fa, Pigei dice:

Dimentichi che la gratuità delle srls è stata voluta proprio dal cnn, nel do ut des con le liberalizzazioni del governo Monti, pur di continuare ad avere l'esclusiva nell'accesso ai pubblici registri (in questo caso quelli delle imprese).

niente onorario si ma il rimborso spese soggette iva mi sembra giusto. Cosa c'entra l'onorario con le spese fisse. Avete mai visto una fattura?e comunque a 300 euro sicuro i 2 euro di repertorio li rimetti...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi
Pigei    535
11 minuti fa, Settimio dice:

niente onorario si ma il rimborso spese soggette iva mi sembra giusto. Cosa c'entra l'onorario con le spese fisse. Avete mai visto una fattura?e comunque a 300 euro sicuro i 2 euro di repertorio li rimetti...

Ma hai sentito nel video il Presidente dei notai di Napoli? "Loro devono pagare solo 200+100".

E poi è stata una strategia voluta dal cnn dell'epoca per preservare le competenze, perchè l'idea originaria era quella di fare la srls senza passare dal notaio.

Ora, se il cnn traccia una linea, sarebbe buona norma che tutti i notai la seguissero, perchè comportamenti divergenti fanno solo danno e riaprono questioni che siera cercato di chiudere.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi
Settimio    222
7 minuti fa, Pigei dice:

Ma hai sentito nel video il Presidente dei notai di Napoli? "Loro devono pagare solo 200+100".

E poi è stata una strategia voluta dal cnn dell'epoca per preservare le competenze, perchè l'idea originaria era quella di fare la srls senza passare dal notaio.

Ora, se il cnn traccia una linea, sarebbe buona norma che tutti i notai la seguissero, perchè comportamenti divergenti fanno solo danno e riaprono questioni che siera cercato di chiudere.

gli euro sono 302 di spese fisse. Spese variabili (costi di studio) possiamo discutere. Onorario non é dovuto. Il presidente sicuramente ha dato una risposta diplomatica. Pero almeno i 2 euro di repertorio potevano aggiungerli. Se ne costituisci 50 al mese ci rimetti 100 euro al mese dunque 1200 euro annui. Mi sembra logico. Il presidente aveva ragione come dici ma almeno questo andava precisato

Modificato da Settimio

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi
anton3    116

Comunque, correggo, i 100 di diritti annuali il notaio non è obbligati a pagarli (dato che sopra ci pagano ca. 10 euro di diritti telematici al CCIAA e notartel); pertanto, è tenuto a prendere solo 200 euro, mentre i 100 euro se li pagano con f24 entro 30 giorni dalla costituzione i soci per conto loro.

Modificato da anton3

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi
Settimio    222
1 ora fa, anton3 dice:

Comunque, correggo, i 100 di diritti annuali il notaio non è obbligati a pagarli (dato che sopra ci pagano ca. 10 euro di diritti telematici al CCIAA e notartel); pertanto, è tenuto a prendere solo 200 euro, mentre i 100 euro se li pagano con f24 entro 30 giorni dalla costituzione i soci per conto loro.

Infatti....tuttavia nella prassi il commercialista in sede di costituzione lo fa fare sempre al Notaio. Quindi paradosso del paradosso, fai anche lavoro altrui e mentre il commercialista percepisce esosa parcella il Notaio deve fare anche il suo lavoro rimettendoci....siamo alla follia

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi
anton3    116

Ma il rifiuto dei notaio è legittimo (diversamente che dalla registrazione)  perché non è suo obbligo; basta vedere l'adempimento Comunica che sul punto prevede l'opzione, dando la possibilità di segnalare che l'adempimento sarà fatto successivamente; fra l'altro come detto, vi sono costi vivi nella misura di 5-8 euro per diritti telematici CCIAA - notartel, Quindi, il notaio può restituire la palla al commercialista e rifiutarsi legittimamente (non si tratta solo di lavorare gratis, ma addirittura di rimetterci con spese vive), non sarà assolutamente soggetto a censura o altro provvedimento. Areniello mi è sembrato un poco "esagerato", figuriamoci, prima della destituzione (addirittura !!)  il notaio si rivolgerebbe alla Corte Costituzionale...... a ragione (fu un errore gravissimo assoggettarsi al ricatto di Monti),  Chissenefrega della prassi.....

Modificato da anton3

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi

LA CORTE D’APPELLO DI TRIESTE
I Sezione Civile
Riunita in Camera di Consiglio nella persona di:
dr. Giuseppe De Rosa, Presidente
dr. Vincenzo Colarieti, Consigliere
dr. Francesco Iaderosa, G. A. Relatore
nella causa di cui al NRG. 57/2017 VG,
ha pronunciato la seguente
ORDINANZA
a scioglimento della riserva presa all’udienza del 30 maggio 2017, nel giudizio
di reclamo promosso da AGENZIA DELLE ENTRATE – DIREZIONE PROVINCIALE DI
PORDENONE – UFFICIO TERRITORIO ,
SERVIZIO DI
PUBBLICITÀ
IMMOBILIARE ,
con
l’Avvocatura Distrettuale dello Stato, avverso il decreto del Tribunale di
Pordenone emesso in data 16 marzo 2017 nel procedimento NRG 2752/2016
VG;
contro
A. M., con l’avvocato Graziella Cantiello
B. G., con l’avvocato Maria Antonia Pili
e nei confronti di
PROCURA DELLA REPUBBLICA , presso il Tribunale di Pordenone
PROCURA DELLA REPUBBLICA , presso la Corte d’appello di Trieste
***
***
***
Gli odierni reclamati, A.M. e B.G., sottoscrissero in data 15 giugno 2016 una
convenzione di negoziazione assistita ed un conseguente accordo di
negoziazione ai sensi degli artt. 2 e 6 del D.L. n. 132/2014; tra le condizioni di
separazione le parte stabilirono la cessione da parte del M. alla moglie G. del
50% della quota di proprietà di una unità immobiliare sita a Fontanafredda (PN),
via Baracca, già per la residua metà di proprietà della G. stessa.
L’accordo di negoziazione ottenne il nulla osta della Procura della Repubblica ex
art. 6 D.L. n. 132/2014 e venne annotato dall’Ufficiale dello Stato civile del
1Comune negli appositi registri; successivamente l’accoro di negoziazione veniva
presentato alla Conservatoria dei registri immobiliari di Pordenone per la
trascrizione della cessione immobiliare ivi contenuta. Il Conservatore, in data 18
novembre 2016, rifiutava di procedere alla trascrizione “in quanto il titolo non
corrisponde ai titoli idonei per la trascrizione mancando l’autenticazione
prevista dalla legge”
Detto provvedimento del Conservatore veniva reclamato dai signori A.M. e B.G.
avanti al Tribunale di Pordenone riunito in composizione collegiale;
affermavano i reclamanti che l’ammissibilità della trascrizione derivava dal
combinato disposto degli artt. 5 e 6 del D.L. n. 132/2014 e che l’autenticazione
delle sottoscrizioni certificata dagli avvocati era sufficiente a rendere
trascrivibile l’atto in forza di quanto prevede il citato art. 6, secondo cui
l’accordo di separazione produce gli effetti e tiene luogo dei provvedimenti che
definiscono i provvedimenti di separazione giudiziale.
Resisteva al reclamo il Conservatore in proprio, ribadendo la correttezza del suo
provvedimento di rifiuto; il Tribunale di Pordenone, in composizione collegiale,
accoglieva il reclamo ed ordinava al Conservatore di provvedere alla trascrizione
prima rifiutata. Argomentava il Collegio che una corretta interpretazione degli
articoli 5 e 6 del D.L 132/2014 non poteva che condurre a ritenere trascrivibili le
cessioni immobiliari eseguite in forza di accordi di negoziazione assistita in
quanto il citato terzo comma dell’art. 6 equiparava a tutti gli effetti il contenuto
di detti accordi ai provvedimenti giudiziali che definiscono i giudizi di
separazione, per i quali non è richiesta nessuna ulteriore autentificazione delle
sottoscrizioni ai fini della loro trascrivibilità.
Avverso detto provvedimento del Tribunale di Pordenone propone ora reclamo
l’Agenzia delle Entrate, a mezzo dell’Avvocatura distrettuale dello Stato, con
atto notificato in data 4 maggio 2017; resistono A.M. e B.G. con comparsa
depositata in data 26 maggio 2017.
Il reclamante si duole della errata interpretazione fornita dal Tribunale delle
norme del DL 132/2014 che governano la negoziazione assistita e la possibilità
di trascrivere cessioni di diritti reali previste in sede di accordo di negoziazione;
sostiene infatti il reclamante che sia solo l’art. 5 del citato decreto a dettare le
norme in materia prevedendo espressamente la necessità dell’autentica di un
pubblico ufficiale per la trascrizione così come previsto dal terzo coma dell’art.
25. Ritiene ancora l’Avvocatura che il successivo articolo 6 non contenga alcuna
deroga a detto principio e che ogni diversa interpretazione sia sostanzialmente
irragionevole ed in contrasto con il dettato normativo.
Si duole inoltre dell’affermata equiparazione operata dal Tribunale tra accordo di
negoziazione in sede di separazione e provvedimenti giudiziali in detta materia,
equiparazione motivata con il fatto che in sede giudiziale non è necessaria
alcuna ulteriore autenticazione delle sottoscrizione per poter provvedere alla
trascrizione del provvedimento giudiziale; ritiene il reclamante che il
parallelismo non possa conferire all’accordo la forma pretesa dall’art. 2657 c.c.
ai fini della trascrizione e che il nulla osta del Pubblico Ministero non possa in
nessun caso tener luogo all’autentica delle sottoscrizioni da parte di un pubblico
ufficiale a ciò autorizzato.
Da ultimo il reclamante contesta anche l’assunto del Tribunale di una generica
trascrivibilità di tutti i provvedimenti giudiziali; afferma infatti l’Avvocatura che
la trascrivibilità è esclusa per i provvedimenti giudiziali che recepiscano accordi
tra le parti soggetti a pubblicità.
Il reclamo è fondato per le ragioni di cui in motivazione.
La questione che viene posta a questo Collegio attiene alla possibilità di
trascrivere un accordo di negoziazione assistita in materia familiare che
contenga al suo interno un trasferimento di diritti reali immobiliari; più
precisamente il problema attiene non tanto alla sostanza dell’accordo di
negoziazione, ma alla forma necessaria per poter trascrivere l’accordo di
negoziazione che contenga un trasferimento immobiliare.
Le disposizioni di riferimento sono gli artt. 5 e 6 del d.l. 132/2014; l’art. 5 detta
le regole sull’esecutività dell’accordo raggiunto a seguito della negoziazione
assistita e sulla trascrizione immobiliare dello stesso, stabilendo, al primo
comma, che l’accordo “sottoscritto dalle parti e dagli avvocati che le assistono,
costituisce titolo esecutivo e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale” e che, al
secondo comma, “Gli avvocati certificano l’autografia delle firme e la
conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico”. Il comma
3 dispone poi che, “Se con l’accordo le parti concludono uno dei contratti o
compiono uno degli atti soggetti a trascrizione, per procedere alla trascrizione
dello stesso la sottoscrizione del processo verbale di accordo deve essere
autenticata da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato”. Il successivo articolo 6
3detta la disciplina relativa alla negoziazione in materia familiare prevedendo che
l’accordo finale sia trasmesso al P.M., il quale, ove ritenga che esso non presenti
irregolarità e risponda all’interesse di eventuali figli non autosufficienti, lo
approva e dà il nulla osta per gli adempimenti successivi che sono quelli previsti
dal terzo comma.
Il comma 3, inoltre, contiene anche affermazione, valorizzata dal provvedimento
reclamato, secondo cui l’accordo “produce gli effetti e tiene luogo dei
provvedimenti giudiziali che definiscono..... i procedimenti di separazione
personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio, di scioglimento del
matrimonio e di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio”.
Sono questi i dati normativi da cui è necessario muoversi senza per altro
dimenticare le disposizioni codicistiche in materia di trascrivibilità degli atti e
della forma necessaria per la loro trascrizione, e più precisamente gli artt. 2567
c.c. e 2703 c.c..
Ma sono proprio le norme del citato DL e quelle codicistiche richiamate a far si
che non sia convincente l’interpretazione delle stesse data dal Tribunale che si
fonda sull’erroneo sillogismo in forza del quale se, ai sensi dell’art. 2657 cod.
civ., sono trascrivibili senza bisogno di autentica gli atti dell’autorità giudiziaria,
allora devono essere trascrivibili anche gli accordi assistiti, “pena la
vanificazione della predetta espressa equiparazione ai provvedimenti giudiziali
ed il conseguente irriducibile contrasto con i canoni costituzionali di coerenza e
ragionevolezza”.
Una attenta lettura del decreto reclamato evidenzia che la trascrivibilità
dell’accordo di negoziazione è stata ritenuta legittima dal Tribunale non tanto
perchè l’autentica degli avvocati, che ne sono stati garanti, sia stata equiparata a
quella dei pubblici ufficiali, ma per l’equiparazione dell’accordo agli altri
provvedimenti che concludono l’iter della separazione avanti all’autorità
giurisdizionale, sia essa consensuale o contenziosa.
Coglie ad ogni modo nel segno il reclamante posto che il citato articolo 5 del
D.L. n. 132/2014 detta una norma che riguarda, in generale, tutti gli aspetti
esecutivi collegati al raggiungimento di un accordo a seguito della negoziazione
assistita. Ritiene questo Collegio che tale norma, prevedendo la richiesta
autenticazione delle sottoscrizioni sul verbale di accordo di cui al comma 3
dell’articolo 5 medesimo, abbia una portata generale, e non limitata ad alcune
4materie, così da escludere l’autenticazione per quelle di cui al successivo
articolo 6.
Induce ad una tale interpretazione proprio il dettato normativo in quanto la
certificazione dell’autografia delle firme ha come unico fine la successiva
trasmissione dell’accordo di negoziazione all’ufficiale dello stato civile per i
conseguenti adempimenti anagrafici; si deve viceversa escludere che analogo
potere certificativo possa essere riconosciuto ai difensori ai fini delle trascrizioni
immobiliari. Non risulta infatti che l’ordinamento contempli ipotesi in cui al
difensore della parte venga attribuito un potere certificativo per attività di
carattere privato, dovendosi viceversa distinguere tra effetti dell’atto, e forma
dello stesso ai fini della pubblicità immobiliare secondo il disposto dell’art. 2657
c.c. secondo cui “La trascrizione non si può eseguire se non in forza di sentenza,
di atto pubblico o di scrittura privata con sottoscrizione autenticata o accertata
giudizialmente”.
Anche infatti l’accordo transattivo che abbia ad oggetto diritti reali immobiliari,
pur essendo atto soggetto a trascrizione, necessita delle necessaria forma
pubblica o della scrittura privata autenticata e l’accordo di negoziazione è nella
sostanza equiparabile ad un negozio transattivo.
La peculiare forma dettata dall’art. 2657 c.c. costituisce una norma dettata a
tutela degli interessi pubblicistici e della collettività poichè garantisce la corretta
circolazione dei beni e dei diritti reali immobiliari; quanto previsto dall’art. 6,
comma 3, d.l. 132/2014 non può essere inteso come norma speciale dettata in
deroga all’art. 5, comma 3, e all’art. 2657 cod. civ., cioè alle norme che
richiedono l’autentica delle scritture private ai fini della trascrizione.
Né la stessa può certo derogare al disposto dell’art. 2703 c.c. secondo cui
“l’autenticazione consiste nell’attestazione da parte del pubblico ufficiale che la
sottoscrizione è stata apposta in sua presenza.”.
Proprio la particolarità della materia relativa alla trascrizione, e gli interessi di
natura pubblica sottesi alla sua disciplina, non può consentire che una previsione
dettata in modo non certo specifico ed anzi di natura generica, quale la semplice
equiparazione tra l’accordo di negoziazione ed i provvedimenti giudiziali che
definiscono i procedimenti di separazione, possa essere interpretata come una
deroga ad un principio codicistico fondamentale del nostro ordinamento; la
legge infatti non conosce deroghe espresse alla regola della previa autentica
5delle scritture private ai fini della trascrizione (basti ricordare che l’unico
tentativo legislativo in tale senso contenuto nell’art. 29 del DDL sulla
concorrenza del 2015 secondo cui “in tutti i casi nei quali per gli atti e le
dichiarazioni aventi ad oggetto la cessione o la donazione di beni immobili
adibiti ad uso non abitativo, come individuati dall’articolo 812 del codice civile,
di valore catastale non superiore a 100.000 euro, ovvero aventi ad oggetto la
costituzione o la modificazione di diritti sui medesimi beni, è necessaria
l’autenticazione della relativa sottoscrizione, essa può essere effettuata dagli
avvocati abilitati al patrocinio, muniti di polizza assicurativa pari almeno al
valore del bene dichiarato nell’atto”, non è mai stato approvato dal Parlamento).
Si può inoltre osservare che se con le recenti novità in tema di giustizia
telematica, gli avvocati hanno visto aumentare il loro potere di autenticare alcuni
atti e se norme quali l'art. 16 bis del D.L. 179/2012 hanno una portata molto
ampia, tuttavia il potere di autentica degli avvocati resta un potere speciale e non
generale: al fine di autenticare gli atti, è necessario vi sia sempre una norma che
conferisca tale facoltà al soggetto autenticante e le attuali norme confinano detto
potere all’interno del processo (telematico) e con le limitate finalità ivi previste.
L’ordinamento inoltre pur prevedendo ipotesi di trascrivibilità di atti privati,
come ad esempio il lodo, al quale la legge attribuisce “gli effetti della sentenza
pronunciata dall’autorità giudiziaria” (art. 824-bis cod. proc. civ.), tuttavia ne
subordina espressamente la trascrivibilità ad un ulteriore atto che è il decreto di
esecutività del Tribunale.
E proprio da questo punto di vista non si può ritenere che analoga funzione
possa avere il nulla osta del PM posto che l'accordo munito del nulla osta non è
assimilabile a una sentenza, non promanando da un organo giurisdizionale.
Quello del PM è poi un controllo successivo alla formazione dell’accordo
limitato ad un punto di vista documentale: un controllo che, pertanto, non può
svolgere alcuna funzione di autenticazione.
La circostanza che il comma 2 dell’art. 6 d.l. n. 132/14 preveda che, là dove il
Pubblico Ministero non ravvisi irregolarità, comunica agli avvocati il nulla osta
per gli adempimenti necessari, non conferisce quindi certamente natura di atto
pubblico all’accordo, che è e resta atto di natura privata. Né può soccorrere, a tal
proposito, l’art. 6, comma 3, in base al quale l’accordo raggiunto a seguito della
convenzione produce gli effetti e tiene luogo dei provvedimenti giudiziali che
6definiscono i procedimenti della crisi familiare. Tale disposizione, infatti, non è
in grado di conferire all’accordo di negoziazione la natura di una sentenza, che è
viceversa pretesa dall’art. 2657 c.c. ai fini della trascrizione. La soluzione della
vexata questio va quindi individuata nell’art. 5, comma 3, d.l. n. 132/14, onde la
necessità di far accertare al notaio la sottoscrizione del processo verbale di
accordo, ai fini della trascrizione. Tale disposizione è specificamente prevista per
l’accordo di negoziazione disciplinato nell’art. 2 del d.l. n. 132/14, onde, sul
piano formale, seguendo la tesi dei reclamati, potrebbe escludersi che essa sia
applicabile anche alle ipotesi qui in analisi, ove la negoziazione rileva in seno ai
rapporti familiari. La circostanza, però, che il capo II del d.l. in esame sia
intitolato “accordo di negoziazione assistita da uno o più avvocati” fa
ulteriormente ritenere che l’art. 5, comma 3, cit. sia la regola generale
applicabile a tutti i casi ivi tipizzati, onde anche a quello in esame.
La necessità di un controllo pubblico è principio essenziale e cardine del sistema
della pubblicità immobiliare che non può consentire a soggetti privati, pur
qualificati, ma certamente legati dal rapporto professionale alle parti che
assistono e quindi privi del requisito della terzietà, di certificare con la propria
sottoscrizione atti che poi devono trovare ingresso nel complesso sistema delle
trascrizioni e delle intavolazioni diretto a garantire la certezza dei diritti.
Né sul punto, nonostante il silenzio dei reclamati, è invocabile la libera
prestazione di servizi da parte degli avvocati - prevista dall'art. 1, par. 1, direttiva
77/249 -, e secondo la quale gli Stati membri hanno facoltà di riservare a
“determinate categorie di avvocati” la possibilità di redigere atti autentici
riguardanti, segnatamente, la costituzione o il trasferimento di diritti reali
immobiliari. Tale norma ha infatti una portata limitata, poiché riguarda
espressamente solo la particolare situazione giuridica dei Paesi di common law,
nei quali esistono differenti categorie di avvocati, i barristers e i solicitors, e che
riconoscono soltanto ai solicitors l'abilitazione a redigere taluni atti giuridici di
diritto immobiliare. Sulla questione è di recente intervenuta anche la Corte di
Giustizia (Corte di Giustizia, Quinta Sezione, 9 marzo 2017) affermando che
“L'articolo 56 TFUE dev'essere interpretato nel senso che non osta a una
normativa di uno Stato membro, come quella oggetto del procedimento
principale, che riserva ai notai l'autenticazione delle firme apposte in calce ai
documenti necessari per la costituzione o il trasferimento di diritti reali
7immobiliari ed esclude, per l'effetto, la possibilità di riconoscere in tale Stato
membro una siffatta autenticazione effettuata, secondo il suo diritto nazionale,
da un avvocato stabilito in un altro Stato membro”. In materia di atti di
costituzione e/o trasferimento di diritti reali immobiliari, la norma nazionale che
imponga l'autenticazione notarile della firma apposta dal richiedente sull'atto
medesimo è dunque compatibile con il diritto dell'Unione in materia di libera
prestazione di servizi da parte degli avvocati.
Non appare infine appropriata l’interpretazione dei reclamati in ordine alla
risposta all’interrogazione in punto “necessità dell’autentica” fornita dal
Ministero della Giustizia; una attenta lettura della risposta evidenzia come il
Ministero, lungi dal fornire l’interpretazione della norma, si è limitato ad
auspicare “un intervento normativo di natura interpretativa” e nulla più non
essendosi viceversa addentrato in alcun tipo di interpretazione della norma.
Il reclamo deve essere quindi accolto; nulla va disposto in ordine alle spese
trattandosi di procedimento che ha natura di volontaria giurisdizione non
contenziosa, avendo ad oggetto non la risoluzione di un conflitto di interessi, ma
il regolamento, secondo la legge, dell'interesse pubblico alla pubblicità
immobiliare, cosicché in esso non è ravvisabile una parte vittoriosa o
soccombente.
P.Q.M
accoglie il reclamo; nulla per le spese.
Si comunichi.
Trieste, 30 maggio 2017
Il Giudice Ausiliario
8
Il Presidente

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi
anton3    116

Ha ben riassunto tutte le motivazioni che erano circolate in riviste e critiche varie (probabilmente rifacendosi anche a quanto contenuto nel ricorso del Conservatore e dell'Avvocatura di Stato, che hanno avuto, immagino, anche soccorso dal notariato) 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi

Crea un account o accedi per lasciare un commento

You need to be a member in order to leave a comment

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora