AllegraG

Vale ancora la pena fare il concorso per notaio?

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166 risposte in questa discussione

9 ore fa, anton3 dice:

Sì la situazione è critica,  soprattutto rispetto a qualche anno fa, ma non esageriamo. Le spese di studio e di attività assorbono certamente una grande quote, direi 50%-80%, dipende anche dalle dimensioni dello studio, dalla capacità di saper fare economia e soprattutto dai compensi che si richiedono. 

Certo, il fenomeno di ribasso dei prezzi non nasconde un intento benefattore nei confronti dei cittadini, ma una tattica commerciale aggressiva tesa ad accaparrarsi il mercato, senza remore. Vi sono, in effetti, alcuni notai che chiedono un compenso di poco superiore all'onorario  repertoriale (sul quale vanno considerate le contribuzioni mensile destinate all'archivio (tassa archivio, Cassa e CNN) e quelle annuali (quota assicurazione CNN, quota fondo garanzia, quota CND) e solo avendo una enorme quantità di atti si può sopravvivere, ma mettendo in difficoltà i colleghi e svilendo il valore della professione notarile. In Europa, già sono pochissime (due o tre) le nazioni che hanno compensi medi più bassi dei notai italiani.

 

inchinati a chie e il creatore di questo sito nonche notaio. muto che per favore non hai nulla da dire se non ascoltare muto e imparare.

 

ora che sai la realta spero sia chiaro il tuo livello

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9 ore fa, Alberto dice:

Leggete quello che scrive London; poi se volete venitevi a fare una full immersion nel mio studio (trasferta a vostre spese) che magari vi fate un bel bagno di realtà....la situazione sta implodendo davvero nonostante i notai siano ancora 5000 ... ne sono previsti altri 7000.....che bello! Saremo tutti notai....e, salvo qualcuno..., tutti disperati (ma con l'aggravante delle grandissime aspettative)

GRAZIE

 

per averci dato tua visione, nonche per immenso contributo con idea sito.

 

grazie di averci detto la reale situazione e per aggiornarci  a farci aprire gli occhi

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Se le cose sono veramente cosi' catastrofiche dal punto vista reddituale, perchè i signori notai non lottano per trasformarsi in pubblici dipendenti al pari dei magistrati?

Cederanno la loro autonomia di liberi professionisti nello stabilire il prezzo delle compravendite e l'organizzazione del loro lavoro, ma in cambio avranno uno stipendio assicurato, senza l'assillo quotidiano di far quadrare i conti per sostenere spese di studio e dipendenti, oltre tasse e contributi previdenziali. Penso che ogni avvocato di fronte alla proposta di trasformarsi in avvocato di stato, non esiterà nemmeno un attimo ad abbandonare il proprio status di libero professionista; ma dei notai, quanti da lavoratori autonomi sarebbero disposti a diventare notai di stato, in cambio di uno stipendio fisso?

Lo Stato in cambio incasserà l'onoraio del notaio e fisserà la tariffa e la distribuzione del lavoro tra notai.

L'equa distribuzione del lavoro tra notai, tra notai non comunisti e nemmeno statalisti, ma almeno dipendenti pubblici.

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48 minuti fa, Guest p.p. dice:

Se le cose sono veramente cosi' catastrofiche dal punto vista reddituale, perchè i signori notai non lottano per trasformarsi in pubblici dipendenti al pari dei magistrati?

Cederanno la loro autonomia di liberi professionisti nello stabilire il prezzo delle compravendite e l'organizzazione del loro lavoro, ma in cambio avranno uno stipendio assicurato, senza l'assillo quotidiano di far quadrare i conti per sostenere spese di studio e dipendenti, oltre tasse e contributi previdenziali. Penso che ogni avvocato di fronte alla proposta di trasformarsi in avvocato di stato, non esiterà nemmeno un attimo ad abbandonare il proprio status di libero professionista; ma dei notai, quanti da lavoratori autonomi sarebbero disposti a diventare notai di stato, in cambio di uno stipendio fisso?

Lo Stato in cambio incasserà l'onoraio del notaio e fisserà la tariffa e la distribuzione del lavoro tra notai.

L'equa distribuzione del lavoro tra notai, tra notai non comunisti e nemmeno statalisti, ma almeno dipendenti pubblici.

Nessun notaio vuole essere ridotto/assimilato a dipendente pubblico principalmente per due motivi:

1)-i piccoli Notai (che attualmente fanno la fame o quasi) si illudono di migliorare - nei prossimi anni - la propria posizione, magari contando sul fatto che:

-i grandi Notai ed i Notai anziani del proprio  Distretto sono prossimi al pensionamento e chi ne rileverà lo Studio non sarà all’altezza e perderà la “clientela ereditata”, a vantaggio dei “piccoli”;

-col passare del tempo avranno intrecciato una proficua tela di rapporti personali che permetterà loro di aumentare la propria clientela (basta guardare a quanti Notai si iscrivono ai golf club – pur non sapendo impugnare correttamente un ferro - ed a circoli (pseudo) esclusivi sperando di “agganciare” i grossi costruttori);

2)-i piccoli Notai preferiscono rimanere tali ma continuare ad ammantarsi del prestigio dell’essere Notaio (a dispetto di ciò che si pensa, infatti, l’uomo della strada ancora invidia la figura del Notaio, pur se in declino) e non essere degradati a meri dipendenti pubblici; d’altronde, l’assoluta maggioranza dei Notai - prima della nomina - ricopriva incarichi di basso profilo (avvocati titolari di studi unipersonali con clientela di basso livello e minima capacità economica, avvocati “sgobbini” in grossi studi legali considerati come pezzi facilmente sostituibili di una catena di montaggio, alla pari dei dottori di studio sfruttati dal proprio dominus, dipendenti dell’Agenzia delle Entrate con stipendio assicurato ma lavoro poco gratificante e “poco considerato dal volgo”); se ti informi nel tuo Distretto, scoprirai che pochissimi Notai - prima della nomina – facevano parte degli studi legali delle banche, erano in Banca d’Italia o avevano davanti a sé una carriera o una posizione sociale effettivamente migliore di quella di un Notaio d'oggi (seppur non paragonabile al Notaio di 15 anni fa).

In definitiva, i Notai non vogliono “essere retrocessi” né ammettere - a se stessi ed agli altri - di avere sbagliato a scegliere il Notariato (o che, a ben vedere, non ne valeva la pena)..

Solo una minoranza (sempre più ridotta) non cambierebbe mai la posizione di Notaio (seppur “ridotto in miseria”) perchè crede effettivamente nella figura e nel ruolo del Notaio – e, soprattutto, nella sua autonomia - anche a dispetto del ritorno economico…

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Ottime argomentazioni, complimenti!

Ma come hai detto, il notariato seppur da brevissimo tempo in lieve declino economico, se paragonato al notaio di 15 anni fa, invidiato da magistrati, avvocati di banca d'Italia, o dirigenti pubblici apicali, di fronte all'alternativa di ritornare, di fronte all'alternativa di cancellarsi dal notariato e ritornare a essere """ avvocati titolari di studi unipersonali con clientela di basso livello e minima capacità economica, avvocati “sgobbini” in grossi studi legali considerati come pezzi facilmente sostituibili di una catena di montaggio, alla pari dei dottori di studio sfruttati dal proprio dominus, dipendenti dell’Agenzia delle Entrate con stipendio assicurato ma lavoro poco gratificante e “poco considerato dal volgo"""

Nessuno impedisce ai notai piagnucoloni di ritornare a fare il lavoro che svolgevano prima di vincere il concorso notarile, se non lo fanno, sta a significare che il guadagno non manca.

Se devo andare a finire alla Caritas con il titolo di notaio, preferisco rinunciare ad esso e tornare a guadagnarmi da vivere facendo quel lavoro che ho subito abbandonato dopo aver vinto il concorso, cioè magistrato, Banca D'Italia, Dirigenza pubblica, o nella peggiore delle ipotesi come tu dici, per evitare di elemosinare, tornando a essere:

"""avvocati titolari di studi unipersonali con clientela di basso livello e minima capacità economica, avvocati “sgobbini” in grossi studi legali considerati come pezzi facilmente sostituibili di una catena di montaggio, alla pari dei dottori di studio sfruttati dal proprio dominus, dipendenti dell’Agenzia delle Entrate con stipendio assicurato ma lavoro poco gratificante e “poco considerato dal volgo"""

Dalla serie il vecchio vizio italico: lamentati e stai bene.

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Per quanto rispetti Alberto e tenga conto della sua attività professionale e della sua esperienza, conosco tanti giovani notai, le cui vicende professionali sono variegate: a chi le cose vanno benino a chi no,  a chi vanno benissimo e hanno ingranato (ad es. si sono bene associati, o hanno rilevato studi di notai in pensione , ecc.); come detto, dipende da molti fattori (sede, conoscenze, ecc.), l'unica cosa certa è che rispetto a diversi anni fa, diventare notaio non significa essere automaticamente benestanti, e la situazione non andrà migliorando (specie se aumenteranno di molto le sedi, con il rischio che la professione notarile diventi antieconomica). Inoltre, la situazione di feroce (e sleale) concorrenza sta aumentando il divario di ricchezza fra i notai, con forte concentrazione di attività in sempre minor numero di studi.

Una questione che non si considera, ma della quale ho parlato più volte, è che in questa professione occorre comuqnue avere una solidità finanziaria ("le spalle coperte"), per far fronte alle diverse responsabilità (ad iniziare da quella d'imposta) e doveri (imparzialità e indipendenza);per tale motivo la legge notarile ha sempre previsto (vedi attuale art. 4), un minimo di onorario professionale repertoriale (oggi 50 mila, che per molti notai è una chimera, seppur risultando una media, nel 2015, di 120 mila  a notaio -  e questo fa capire il divario). Il disegno di legge sulle cd. liberalizzazioni vuole modificare questo articolo, eliminando, ogni "paracadute" e inserendo il limite secco, senza temperamenti, di 1 notaio ogni 5 mila abitanti, indipendentemente dal volume di affari di quella popolazione. La cosa potrà far esultare coloro che vogliono diventare notai (si raddoppia il numero delle sedi), ma, posso immaginare, che chi diventerà poi notaio, si pentirà amaramente di aver gioito. 

Per quello che riguarda il diventare dipendenti pubblici, scordatevelo, perché la stragrande maggioranza dei notai non lo vuole e poi allo Stato, soprattutto, non conviene perché aumenterebbero le spese e risparmia (anzi si arricchisce), con l'attuale situazione.

 

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La situazione del notariato non sarà delle migliori, ma mi sembra che le valutazioni dei notai - come spesso accade - non tengano conto di quello che succede al di là dello steccato (crisi economica, disoccupazione, precarietà professionale e personale che impedisce il formarsi di nuove famiglie e, quindi, preclude scelte di acquisto di case ed altri beni, fallimenti, delocalizzazione della produzione, ecc.).

In ogni caso, è evidente che le spese di studio, l'IVA, l'IRPEF, i contributi previdenziali, gli eventuali collaboratori. ecc., non siano un costo a carico dei soli notai, ma riguardino tutti coloro che svolgono una professione (e, più in generale, una attività di impresa, divenuta ormai antieconomica in Italia).

Quanto al fatto che i notai stipulino atti a 50 euro netti, la circostanza è inverosimile. I dati, riportati anche su questo sito, indicano redditi comunque più elevati di quelli di altre categorie (200.000 euro di media, 90.000 euro senza considerare l'effetto statistico della presenza in "classifica" di notai milionari) e, considerata la situazione generale del Paese, più che dignitosi. Oggi, poter guadagnare 45.000 euro netti (3.750 mensili, ma potremmo dire anche 3.000) è una condizione che in Italia compete a pochi (anche se qualificati) e, a prescindere dalle aspettative personali, consente senz'altro di sopravvivere.

Di certo, chi aveva sognato una vita da nababbo sarà rimasto deluso, ma occorre anche considerare che il mondo è cambiato e che la prestazione notarile, pur avendo una sua persistente importanza, ha - che lo si voglia o meno - un suo "valore di mercato", che non è più quello del 1913 o del 1990. Non è un caso che i notai che stipulano atti di grande complessità riescano ancora a ricevere compensi elevati per la prestazione erogata; il mero "copia e incolla" della minuta del mutuo inviata dalla banca, di contro, non può avere, neanche in un contesto a numero chiuso, un "valore" particolarmente elevato.

Modificato da Crispolto di Perosopo

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un mio amico notaio pretende di guadagnare quanto un campione dello sport perché conosce a memoria tutte le teorie sul legato in sostituzione di legittima

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2 ore fa, Crispolto di Perosopo dice:

La situazione del notariato non sarà delle migliori, ma mi sembra che le valutazioni dei notai - come spesso accade - non tengano conto di quello che succede al di là dello steccato (crisi economica, disoccupazione, precarietà professionale e personale che impedisce il formarsi di nuove famiglie e, quindi, preclude scelte di acquisto di case ed altri beni, fallimenti, delocalizzazione della produzione, ecc.).

 

Egocentrismo notarile. Il mondo si deve adattare al notariato, mai il contrario.  A breve qualche notaio si lamenterà che manchi una legge, che in alternativa a quella che ponga il limite repertoriale, che obblighi tutti i notai del distretto a versare l'onorario in una cassa comune e poi dividere il ricavato tra tutti i notai del distretto.

 

Quanto al fatto che i notai stipulino atti a 50 euro netti, la circostanza è inverosimile. I dati, riportati anche su questo sito, indicano redditi comunque più elevati di quelli di altre categorie (200.000 euro di media, 90.000 euro senza considerare l'effetto statistico della presenza in "classifica" di notai milionari) e, considerata la situazione generale del Paese, più che dignitosi. Oggi, poter guadagnare 45.000 euro netti (3.750 mensili, ma potremmo dire anche 3.000) è una condizione che in Italia compete a pochi (anche se qualificati) e, a prescindere dalle aspettative personali, consente senz'altro di sopravvivere.

 

I notai anche quelli meno esibizionisti, hanno tutti il suv e il problema di quale destinazione scegliere per le vacanze di Natale. Nessuno di loro si è mai nella storia d'Italia, rivolto ai servizi sociali.

 

Di certo, chi aveva sognato una vita da nababbo sarà rimasto deluso, ma occorre anche considerare che il mondo è cambiato e che la prestazione notarile, pur avendo una sua persistente importanza, ha - che lo si voglia o meno - un suo "valore di mercato", che non è più quello del 1913 o del 1990. Non è un caso che i notai che stipulano atti di grande complessità riescano ancora a ricevere compensi elevati per la prestazione erogata; il mero "copia e incolla" della minuta del mutuo inviata dalla banca, di contro, non può avere, neanche in un contesto a numero chiuso, un "valore" particolarmente elevato.

 

Vai a farlo capire a quei notai che vogliono l'onario standard, il numero di atti giornalieri standard, lo studio con numero di impiegati standard, una distanza tra uno studio notarile e l'altro standard.

2 ore fa, ferrari f430 dice:

un mio amico notaio pretende di guadagnare quanto un campione dello sport perché conosce a memoria tutte le teorie sul legato in sostituzione di legittima

Vuoi mettere a paragone l'utilità pubblica dell'atto pubblico di donazione  della seconda, terza e quarta, casa fatta dai genitori ai tre figli mantenuti, per risparmiare sul prelievo fiscale in seguito al divenire di esse tutte prima casa?

Allora non sei di questo mondo,  ma solo un rosicone e invidioso, che non hai vinto il  concorso.

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Tutte osservazioni interessanti, però invito a non nascondersi dietro l'anonimato dell'anonimato, anche perché sarebbe interessante capire se chi predica bene da praticante, poi razzoli male da notaio

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seeee... rosicone! manco fosse il provino nel real madrid a 5 milioni di euro..... poi per essere pagato pure a 200 euro ad atto.

Ma fammi il piacere!!!!!

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"il fattore principale è l'incertezza dei tempi", ma perché negli anni Novanta (che c'è stato il boom di aspiranti ) non vi era incertezza dei tempi, non si prendeva per caso , la sede, dopo 4 anni dal bando che usciva a cadenza biennale?  

 

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Secondo me è l'incertezza dei guadagni sostanziosi e la paura che con un tratto di penna venga liberalizzato il settore...ovviamente , data anche la maggiore fattibilità , ci si butta sul concorso in magistratura o su altri concorsi pubblici di alto livello.

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3 ore fa, TENNIS79 dice:

 

......... e se ne accorgono nel 2017 ?

:bye:

 

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Si parlava da tempo del calo dei praticanti, di pari passo con gli iscritti nelle scuole notarili "istituzionali", ma la questione non è stata affrontata dai giornali.

Il notariato si è sempre comportato così, non credo che sia frutto di una "miopia" specifica di questi ultimi anni. Però vi sono due dati di fatto dal 2010: introduzione del limite delle tre consegne (che scoraggia l'iscrizione perché vi sono meno carte da giocarsi), e la conoscenza del calo dal 2008 al 2013 del 47% del fatturato dei notai (che scoraggia l'iscrizione perché il sacrificio potrebbe non valere la candela).

L'articolo (ma il Sole 24 è per me testata infida per i notai) doveva secondo me essere  "fatto" impostare mettendo in evidenza proprio questi due aspetti, e non dando enfasi, come colpa principale, alla lunghezza dei tempi di correzione, perché questo "vizio", come detto, era presente  già negli anni Novanta, e nonostante tutto  vi è sempre stato un aumento costante degli iscritti fino al 2006-2008.

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1 ora fa, anton3 dice:

L'articolo (ma il Sole 24 è per me testata infida per i notai) doveva secondo me essere  "fatto" impostare mettendo in evidenza proprio questi due aspetti, e non dando enfasi, come colpa principale, alla lunghezza dei tempi di correzione, perché questo "vizio", come detto, era presente  già negli anni Novanta, e nonostante tutto  vi è sempre stato un aumento costante degli iscritti fino al 2006-2008.

 
Parli come se l’articolo sia nato con l’obiettivo di perorare la causa dei praticanti.
Questo sottile tam tam giornalistico, ora volto a dubitare della serietà delle correzioni, ora sul calo delle vocazioni, non è altro che una preparazione mediatica a ben definiti scenari politici. Il crollo "delle natalità" fa venire molti appetiti e lo scopo di certa stampa e assecondare ben altre categorie! La politica oltranzista del notariato di chiudersi a riccio e limitare con ogni energia possibile gli accessi è come sapone su uno scivolo.
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Per le questioni di politica "notarile", ho una visione personale, immagino non molto condivisibile in questo sito, perché ritengo che "cedere" non dia frutti, anzi ciò è visto dalla classe politica come segno di debolezza e se ne approfittano.  A mio parere, se il notariato, paradossalmente, non attuasse una politica oltranzista finirebbe prima. L'obiettivo finale di chi contrasta il notariato è infatti quello di non fare prigionieri.

Quanto all'articolo, mi sembra di essere stato chiaro (ved. anche su altro post: comitato aboliz.), non ritenendolo utile alla causa, né ho immaginato che avesse l'intento di perorare la causa degli aspiranti (l'abolizione del limite è considerata utile per la qualità dei risultati, non per bilanciare l'aleatorietà del concorso), anche perché come ben conosci il mio pensiero, questa istanza dovrebbe venire soprattutto caldeggiata dalle nuove leve, che sono fresche delle pene concorsuali (e che hanno patito il limite).  

Comunque, temo quando sento parlare di riforme di accesso; intanto una veloce si può fare subito: eliminazione del limite, poi del resto ne parliamo.

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Converrai però che se le correzioni sono lente, come dici tu, unici responsabili sono i commissari ... E chi può avere interesse a ritardare l'ingresso sul mercato di nuovi notai, se non i notai (già in esercizio) stessi ?

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Vi è semmai un concorso di colpa, perché la maggioranza dei commissari non è notaio e difficilmente i commissari danno piena disponibilità e presenza nelle correzioni, a prescindere dal fatto che vogliano ritardare i nuovi ingressi e difendere il proprio orticello (fa parte della natura umana: prima legge che si impara quando si diventa notai).

In venti anni, la commissione è più che raddoppiata come numero, la frequenza dei bandi è un poco migliorata (da 10 concorsi in 17 anni a 7 concorsi in 10 anni),  stanno cercando di mettere tutti magistrati di Roma, mentre si pesca sempre più fra i notai in pensione (dato che in pochissimi vogliono entrare in commissione, perché mal pagati). Insomma, 20 anni fa era peggio e neanche ti dicevano i motivi della bocciatura.

Comunque il concorso è gestito dal ministero e lì non sono proprio fulmini di guerra, senza neanche voler presumere cattive intenzioni. I vincitori del bando di luglio 2006 entrarono in esercizio nel luglio 2011 (5 anni, un record), ma in quel caso il ritardo fu dovuto al tempo di emanazione di una legge speciale per far passare una sessantina oltre bando (considerato che altri 28 erano passati direttamente per l'aumento del 12%). Ti meraviglierà sapere che le maggiori proteste a questo aumento le ho lette proprio in questo sito, più che dai notai stessi: si auspica sempre una "manica larga" nella valutazione, ma non quando riguarda gli altri (prima legge che si impara quando si diventa praticanti).

 

Sì, jazzcozz, anche a me quell'articolo non è piaciuto (nemmeno nelle prospettive di riforma), ma non vado oltre, in generale non condivido le linee politiche di Federnotai, anche perché sostanzialmente rappresentano la generazione dei notai nati negli anni Cinquanta - primi Sessanta e non certo le istanze dei più giovani 

 

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In verità fino a qualche anno fa i tempi di correzione erano molto più lunghi rispetto ad oggi ed il concorso quando andava bene veniva bandito una volta ogni 2 anni. Quindi quello che è stato scritto sui giornali è la solita cazzata da giornalisti. 

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Signori la festa è finita... si chiude. Entro cinque anni il settore sarà liberalizzato a vantaggio di avvocati e commercialisti nel migliore dei casi, o di agenti immobiliari e geometri nel peggiore... Ma tanto ormai si veleggia verso onorari a 500 euro per le compravendite e mutui omaggio e srl gratis... A questo punto il notaio è un "dead man walking"... l'orchestrina suona le ultime note sul ponte del Titanic... Alla fine il notaio, vestigia di un passato cartaceo che non esiste più (e che non ha saputo rinnovarsi) sparirà... insieme a tante figure di cui i nostri nipoti non sapranno mai nulla: taxisti, negozianti, postini, commercialisti, l'operaio, il tranviere etc etc mestieri che andranno a fare compagnia a tante figure già scomparse: casellanti, spazzacamini, arrotini, lustrascarpe, mondine etc etc 

A questo punto un solo e sottile filo salva il notaio dal baratro: la conservatoria con i suoi casini inestricabili... ma quanto durerà? per quanto un paese moderno potrà tollerare una tale complessità che nei fatti è un ostacolo alla circolazione dei beni...

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