AllegraG

Vale ancora la pena fare il concorso per notaio?

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166 risposte in questa discussione

Mi sembra un bollettino di guerra!

Scusate se mi permetto, ma mi pare stiate esagerando.

Scrivo questo non per diffidenza, ma poiché vedo che gli interventi maggiormente negativi e pessimisti appartengono a (credo) aspiranti notaio e non a nominati notaio che vivono la situazione sulla propria pelle.

Mi sembra un pelo azzardato sostenere addirittura che da qui a pochi anni i notai neanche ci saranno più. In fin dei conti gli emendamenti proposti che avrebbero dovuto estendere agli avvocati parte delle competenze notarile sono stati sempre ritirati.

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Concordo infine che, stante l'attuale situazione, non mi sarei più iscritta a giurisprudenza, ma ormai tant'è ed indietro non si torna.

 

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3 ore fa, AllegraG dice:

Mi sembra un bollettino di guerra!

Scusate se mi permetto, ma mi pare stiate esagerando.

Scrivo questo non per diffidenza, ma poiché vedo che gli interventi maggiormente negativi e pessimisti appartengono a (credo) aspiranti notaio e non a nominati notaio che vivono la situazione sulla propria pelle.

Mi sembra un pelo azzardato sostenere addirittura che da qui a pochi anni i notai neanche ci saranno più. In fin dei conti gli emendamenti proposti che avrebbero dovuto estendere agli avvocati parte delle competenze notarile sono stati sempre ritirati.

Sono stati pubblicati, negli anni, interventi di NOTAI (non di aspiranti notai) che sono delle stesso tenore, se non peggio, dei post che precedono.

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Certo, AllegraG, gli emendamenti sono stati ritirati (in ogni caso la proposta dei trasferimenti di immobili non abitativi agli avvocati fono a 100 mila di valore catastale era nel disegno di legge, non emendamento), ma la legge sulla concorrenza dovrebbe essere annuale, e quindi ogni volta saranno presentate queste proposte  contro il notariato. Dipenderà dai prossimi governi, con la speranza che non capitino più primi ministri che vogliano fare consenso a spese dei professionisti o, peggio ancora, tecnici alla Monti, quelli più asserviti alla finanza plutocratica che vorrebbe eliminata (o assorbiti in loro società) la professione notarile, così come è riuscita  a fare in alcuni deboli paesi africani, di legislazione di tipo francese (con notariato), .

 

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14 ore fa, Guest aaa dice:

La futura generazione di giuristi, sarebbe ben lieta e fortunata di avere in futuro la concorrenza più che dimezzata, altro che costretta a sopportare un ingiusto limite e penalizzazione.

A 18 anni essere escluso a causa di uno sbarramento alla facoltà di giursprudenza, può essere la tua fortuna, perchè potresti, se sei intelligente, intraprendere un percorso universitario migliore con maggiori possibilità di sbocchi occupazionali, anche all'estero e diventare ingegnere, economista, chimico, etc.

Non negare a nessuno la laurea in giurisprudenza e poi scoprire che hai buttato i migliori anni della tua vita per un titolo di studio che vale meno di un diploma tecnico-professionale, è in sostanza creare una massa di falliti, istruiti pur sempre falliti, che sanno cos'è la Costituzione e il divieto del patto leonino, ma non sanno dove guadagnarsi il pane se viene meno il mantenimento dei genitori.

Se i politici  avessero almeno un pizzico di cuore, dovrebbero includere nelle tasse universitarie una polizza assicurativa che ti ti garantisca un minimo vitale per almeno altri 5 anni dopo la laurea in legge, al fine di fartene prendere un'altra che non sia inutile come la prima per trovare lavoro.

Nei film americani non fanno vedere come funzionano le università americane, le quali sono molto selettive e soprattutto di secondo grado, cioè prima devi avere una qualsiasi laurea, dalla filosofia a matematica, ingeneria o medicina, per poi iscriverti al corso triennale in diritto.

Condivido. Se si vuole fare del bene ai neo diplomati bisogna mettere un numero chiuso alla facoltà di giurisprudenza. Se si fosse fatto tempo fa, molti trentenni di oggi invece di essere laureati in giurispridenza falliti sarebbero affermati lavoratori in altri campi

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Alcuni professori già parlavano di numero chiuso quando mi iscrisse a giurisprudenza quasi 20 anni fa.

Il problema è che le università hanno bisogno di più iscritti possibili. Ho notato che molti laureati recenti provenienti da alcune università hanno un livello di studio molto inferiore rispetto a quello che studiavo io. 

E penso sia per far passare più gente possibile.

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LondonJ

Condivido. Se si vuole fare del bene ai neo diplomati bisogna mettere un numero chiuso alla facoltà di giurisprudenza. Se si fosse fatto tempo fa, molti trentenni di oggi invece di essere laureati in giurispridenza falliti sarebbero affermati lavoratori in altri campi

 

 

 

Affermati dottori  in altri campi.

Se non si vuole il numero chiuso, quantomeno giurisprudenza diventi solo una laurea specialistica.

Prima ti fai un triennio in economia e poi accedi in giurisprudenza.

Male che vada se non riesci come avvocato o notaio, hai una formazione che ti dà più chance di entrare in azienda, banche e assicurazioni.

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Il numero chiuso in Italia porta solo allo stesso problema dei pochi posti in concorso.

I figli di....hanno già il posto assegnato mentre altri devono sperare di riuscire ad entrare (cosa che capita puntualmente con altre facoltà o specializzazioni a numero chiuso).

 

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Sono d accordo anche io ad una specialistica a numero chiuso per campi specifici come il notariato e magistratura.

Per l avvocatura ci pensa già la concorrenza a sterminare chi non ha abbastanza clientela per pagarsi le spese di studio.

 

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E' vero la concorrenza, regina di tutto, ma si deve dare anche l'occasione ai giovani che entrano di avere buone o pari condizioni di "mercato".

Ad esempio, nel notariato, un giovane appena nominato, gli viene assegnata una sede "disagiata" (in 'altra Regione, dove non ha nessuna conoscenza), magari vacante da tempo, dove gli abitanti si rivolgono ai notai del vicino paese, oppure viene ad esercitare settimanalmente un notaio, magari del posto, che ha già esercitato in quella sede, ammanicato con le realtà locali,  e che può praticare prezzi molto bassi. Ora che non vi è più la tutela della monosede, che concorrenza  può fare questo giovane notaio ? (almeno da avvocato apri lo studio dove ti pare e nella realtà che conosci). 

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Voglio premettere una cosa. Secondo me uno dei problemi della professione notarile è il suo essere in bilico tra pubblico ufficiale e libero professionista. Se il notariato professa di svolgere un'attività di pubblico ufficiale (così come dovrebbe essere, per me), deve (o meglio doveva) entrare nella PA. Sedi fisse come gli ospedali, tariffe fisse, come i ticket delle prestazioni sanitarie, stipendio fisso (ma questo è il punto che non piace).

Ho detto "doveva" entrare nella PA. Era una cosa che si poteva pensare anni fa, direi fino a 15 anni fa. Adesso, ormai, è inattuabile.

Premesso questo, che è comunque inattuabile, non resta che prendere atto che la professione notarile, per come è svolta oggi, è nè più nè meno di una attività imprenditoriale. Il notariato dovrebbe farsene una ragione e agire di conseguenza, anzichè negarlo.

Come tutte le attività imprenditoriali, c'è concorrenza. La quale però è sempre stata negata dal notariato, che anzi era chiuso ad essa sotto il profilo del prezzo (=tariffe) e della ripartizione territoriale rigida. La quantità del prodotto non era presa in considerazione (da qui la genesi degli attifici).

Ora sappiamo bene che i vari "attacchi" (chiamiamoli così) al notariato sono stati portati proprio per aprire alla concorrenza. La concorrenza si manifesta sotto tre profili: prezzo, ripartizione territoriale e quantità del prodotto. Ma gli "attacchi" hanno riguardato solo il prezzo, ossia le tariffe.

Ora, secondo me, il notariato, preso atto che altre vie di uscita (=entrare nella PA) non ve n'erano, doveva spostare il focus degli "attacchi" per la concorrenza dal prezzo (dalle tariffe) alla ripartizione territoriale. Ossia eliminare la graduatoria del concorso, le sedi messe a bando e tutto quanto ne è di contorno: una volta passato il concorso, ognuno va a scegliersi la sede che più gli aggrada.

Detto in altri termini: tu governo chiedi la concorrenza? Bene lascia stare le tariffe, piuttosto io te la dò eliminando ogni ripartizione territoriale: niente sedi fisse, ognuno va e si spsosta dove e quando vuole (come gli avv. per intenderci). Lasciamo che sia ilmercato a stabilire se nel paese X servano 1, 2 o 5 notai.

A fronte di questa apertura, si poteva poi aggiungere sì un aumento sedi (come è stato fatto), ma unendolo a un contrappeso: il tetto repertoriale (agendo cioè sulla "quantità del prodotto").

Modificato da Pigei
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Mica toccava al notariato decidere di entrare nella P.A. Occorreva una legge speciale con precisa scelta politica; ma come hanno sempre dichiarato i maggiori amministrativisti (ad  iniziare dal prof. Cassese) ed economisti,  allo Stato (e quindi ai cittadini) conviene (e conveniva) più un notariato privato, perché lo Stato risparmia sulla gestione dell'istituzione (anzi ci guadagna), i servizi sono migliori (senza tempi di attesa), vi è più duttilità (meno mentalità da burocrati), ecc. Cosa funzione del servizio pubblico in Italia (giustizia, sanità, ecc.)? vogliamo pure rovinare il notariato? Figuriamoci pensarlo 15 anni fa quando non vi erano problemi; solo una percentuale minima del notariato ora pensa di diventare un dipendente pubblico, perché non credo che nel notariato si sia mai pensato a questa soluzione, ossia a questa via di uscita (o meglio di entrata, nella P.A:)

Le tariffe, fino a Bersani/Monti ci sono sempre esistite per tutte le libere professioni e non solo per il notariato; le tariffe, infatti, ancora esistono in tutto il notariato europeo, ad eccezione dell'Italia e dell'Olanda (dove però i compensi sono intelligentemente aumentati e non diminuiti come in Italia). Comunque, nell'avvocatura si sta già cercando di reinserire una tariffa  (sono in atto convegni con l'AGCM), il problema emerge soprattutto per i giovani avvocati che sono costretti a lavorare sottopagati (ad es. per  decreti ingiuntivi) quando si imbattono in clienti particolarmente forti (banche, assicurazioni, e compagnia cantante). 

Io continuo a pensare che gli attacchi al notariato non riguardino la concorrenza, è un falso problema (o meglio uno specchietto per le allodole): già con la tariffa, gli onorari notarili erano sempre al di sotto del limite (chi ha fatto bene la pratica l'ha potuto constatare), concorrenza ve n'era (al contrario delle agenzie immobiliari, quanto alla provvigione). Come per tutti i lavoratori autonomi e liberi professionisti si cerca ora di "captare" il loro reddito e di trasferirlo ad altre potenti unità economiche; in sostanza si vuole un capitalismo al 100% dove ci sono pochi padroni e tutti il resto dipendenti e impiegati. Imporre una concorrenza (o liberalizzazione) sfrenata a tutti significa togliere progressivamente operatori dal mercato, a favore di oligopoli (grandi studi) che poi verranno fagocitati da società (con soci di capitali) costituite ad hoc (sul modello americano); la competenza nazionale non farà che favorire tali gruppi, i quali potranno costituire veri e propri network e franchising per tutta l'Italia. 

Infine, ricordo che le tariffe in vigore determinate dallo Stato per la liquidazione giudiziale degli onorari dei notai solo ben più elevate dei compensi  praticati dai notai stessi. 

 

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Se lasciassero scegliere dove svolgere la professione notarile si sposterebbero tutti nelle sedi più ricche mentre al sud e nele zone più povere ci sarebbe il deserto. 

In teoria il notaio dovrebbe essere al servizio di tutti i cittadini e non solo per quelli che abitano nelle zone migliori. 

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Ma voi veramente credete che i notai fanno la fame. Che elimineranno la figura del notaio. Ma forse non avete chiaro che il notariato e' un clan legale che ha un proprio codice e proprie regole. Ma non credete alle favole. Hanno in mano il vero potere

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La volpe quando non può  arrivare all uva dice che è  acida. Ditemi se pensate questo perché  ancora fate sto concorso. E non mi rispondete perché  oramai la scelta è  fatta. È  troppo facile.

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21 ore fa, Pigei dice:

Voglio premettere una cosa. Secondo me uno dei problemi della professione notarile è il suo essere in bilico tra pubblico ufficiale e libero professionista. Se il notariato professa di svolgere un'attività di pubblico ufficiale (così come dovrebbe essere, per me), deve (o meglio doveva) entrare nella PA. Sedi fisse come gli ospedali, tariffe fisse, come i ticket delle prestazioni sanitarie, stipendio fisso (ma questo è il punto che non piace)... Premesso questo, che è comunque inattuabile, non resta che prendere atto che la professione notarile, per come è svolta oggi, è nè più nè meno di una attività imprenditoriale. Il notariato dovrebbe farsene una ragione e agire di conseguenza, anzichè negarlo.

A fronte di questa apertura, si poteva poi aggiungere sì un aumento sedi (come è stato fatto), ma unendolo a un contrappeso: il tetto repertoriale (agendo cioè sulla "quantità del prodotto").

 

20 ore fa, anton3 dice:

Io continuo a pensare che gli attacchi al notariato non riguardino la concorrenza, è un falso problema (o meglio uno specchietto per le allodole): già con la tariffa, gli onorari notarili erano sempre al di sotto del limite (...), concorrenza ve n'era (...). Come per tutti i lavoratori autonomi e liberi professionisti si cerca ora di "captare" il loro reddito e di trasferirlo ad altre potenti unità economiche; in sostanza si vuole un capitalismo al 100% dove ci sono pochi padroni e tutti il resto dipendenti e impiegati. Imporre una concorrenza (o liberalizzazione) sfrenata a tutti significa togliere progressivamente operatori dal mercato, a favore di oligopoli (grandi studi) che poi verranno fagocitati da società (con soci di capitali) costituite ad hoc (sul modello americano); la competenza nazionale non farà che favorire tali gruppi, i quali potranno costituire veri e propri network e franchising per tutta l'Italia

Nelle parti che ho citato ci sono alcuni dei nodi gordiani della professione notarile: l'essere a metà tra l'attività economica e quella pubblica e la fame delle banche (perché di quelle si tratta) a gestire tutta la filiera immobiliare dal contatto col cliente, all'erogazione del mutuo, all'atto di vendita (per darvi un'idea, la provvigione di un'agenzia immobiliare bancaria è del 7% sul prezzo quindi scordatevi del tutto il risparmio per il cittadino). Il primo aspetto è funzionale al secondo. Come hanno detto Pigei e anton3 è impensabile che lo Stato si faccia carico di una struttura come quella dei notai perché oggi lo Stato dai notai prende 7 miliardi di gettito fiscale (solo come sostituti d'imposta) a costo zero. E' fuori da ogni realtà pensare che lo Stato decida di farsi carico degli stipendi dei notai, degli assistenti e delle spese di gestione delle strutture.

Rimane quindi l'attività economica ma che riguarda sempre una funzione pubblica. Funzione pubblica che deve essere garantita per cui liberalizzare completamente la scelta delle sedi è scorretto perché, come hanno già sottolineato

19 ore fa, minu78 dice:

Se lasciassero scegliere dove svolgere la professione notarile si sposterebbero tutti nelle sedi più ricche mentre al sud e nelle zone più povere ci sarebbe il deserto. In teoria il notaio dovrebbe essere al servizio di tutti i cittadini e non solo per quelli che abitano nelle zone migliori. 

Però Pigei tira fuori un altro punto di cui purtroppo non si parla abbastanza: il TETTO REPERTORIALE. In sostanza si limita la quantità degli atti che un notaio può stipulare. Da molti viene vista come un'ingiustificata compressione della propria libertà economica e la cosa che mi fa amaramente sorridere è che ho sentito pareri contro il tetto repertoriale anche da parte di notai che fanno pochi atti: la sola idea di avere un limite alla propria attività è per molti un'idea insopportabile. A me personalmente il tetto repertoriale piace come idea perché limitare gli atti non significa limitare i guadagni ma ripartirli: i notai possono sempre tenersi gli atti più redditizi lasciando ad altri notai le altre pratiche. Tetto repertoriale non significa tetto di fatturato. Bisognerebbe però strutturarlo in modo corretto e quindi:

- dovrebbe trattarsi di un limite abbastanza alto da consentire un adeguato volume di affari ma non così alto da risultare inconsistente;

- le sanzioni per chi lo supera dovrebbero essere adeguate alla violazione. Es. se si sfora di poco allora la sanzione è modesta, se si sfora di tanto la sanzione dovrebbe essere tale da essere economicamente sconveniente stipulare oltre il tetto;

- si potrebbe evitare di introdurre il tetto repertoriale nelle sedi da individuare come disagiate;

- bisognerebbe evitare che si verifichino pratiche di "provvigione" sugli atti passati (es. il notaio Enotri, ormai vicino al raggiungimento del tetto, "passa il cliente" al notaio Romani ma gli chiede una percentuale).

Modificato da Giovanni Anedda

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Ciao Giovanni, solo per precisare che sono stato io e non Pigei (certamente è stato un lapsus calami) a segnalare, riportando quanto disse il prof. Cassese (che ricordo è stato anche ministro, oltre che più volte consulente del Governo), l'assoluta non convenienza per lo Stato di gestire direttamente, tramite suoi dipendenti, l'attività notarile.

Per quello che riguarda la questione del tetto repertoriale, il tutto, a mio parere, va riportato nell'alveo della personalità della prestazione, che è uno degli elementi essenziali della professionale, perché il cittadino ha diritto di essere seguito (almeno nelle linee essenziali) dal notaio, di avere contatti con lui, ecc. E' una professione al servizio della collettività ed è dovere del professionista ascoltare, informare e consigliare: solo rimarcando questo aspetto il notariato potrà avere considerazione nel sociale, senza porsi sopra uno scranno, senza guardare dall'alto in basso, senza stare chiuso in una stanza a contare i dollari come zio Paperone, creando poi fenomeni di invidia sociale quando  realizza una ricchezza eccessiva, acquisita sfruttando meccanismi di esclusiva competenza dati dello Stato stesso e non perché sei un genio trasnazionale.  

Quindi, un limite giusto e legale all'arraffamento incontrollato che va in primo luogo a decoro della professione e al corretto servizio che il notariato offre ai cittadini; poi  da ciò non consegue necessariamente una distribuzione marxista o benefici per i notai scansafatiche, si potrà dare spazio ai giovani notai, oppure aumentandone il numero, senza che per questo si metta in crisi il sistema previdenziale o altro. 

Pertanto, in alternativa, non tanto un tetto repertoriale, quando un determinato numero di atti da stipulare al giorno (da determinare fra le varie tipologie di atti che possono dare un diverso impegno).     

 

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Mi pare si stia uscendo dal seminato pur dando informazioni interessanti per chi non è così addentro la situazione.

Certo è che ora come ora mi viene da pensare che bisogna essere un po' masochisti a scegliere di tentare di fare il notaio se, come appare piuttosto chiaramente, il concorso richiede un impegno enorme e resta un grande caos, la professione è molto complessa e stressante, il clima della categoria sembra essere funereo, il futuro a rischio, l'opinione della gente pessima ed i guadagni dimezzati.

Però sotto sotto resta la voglia di buttarsi contro tutto e tutti. Perché di questo si tratta: buttarsi dimenticando il passato, valutando il presente e senza poter avere certezza di cosa accadrà in futuro, ma direi che questo vale sempre ed un po' per tutto.

Senza poi contare che sino ad ora di notai che hanno detto tornassi indietro non lo rifarei più francamente non l'ho ancora sentito. Lo stesso non si può direi dei praticanti (e li capsico).

Insomma qualcosa di buono rimarrà pure.

 

Modificato da AllegraG

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4 ore fa, Giovanni Anedda dice:

 

Nelle parti che ho citato ci sono alcuni dei nodi gordiani della professione notarile: l'essere a metà tra l'attività economica e quella pubblica e la fame delle banche (perché di quelle si tratta) a gestire tutta la filiera immobiliare dal contatto col cliente, all'erogazione del mutuo, all'atto di vendita (per darvi un'idea, la provvigione di un'agenzia immobiliare bancaria è del 7% sul prezzo quindi scordatevi del tutto il risparmio per il cittadino). Il primo aspetto è funzionale al secondo. Come ha detto Pigei è impensabile che lo Stato si faccia carico di una struttura come quella dei notai perché oggi lo Stato dai notai prende 7 miliardi di gettito fiscale (solo come sostituti d'imposta) a costo zero. E' fuori da ogni realtà pensare che lo Stato decida di farsi carico degli stipendi dei notai, degli assistenti e delle spese di gestione delle strutture.

Rimane quindi l'attività economica ma che riguarda sempre una funzione pubblica. Funzione pubblica che deve essere garantita per cui liberalizzare completamente la scelta delle sedi è scorretto perché, come hanno già sottolineato

Però Pigei tira fuori un altro punto di cui purtroppo non si parla abbastanza: il TETTO REPERTORIALE. In sostanza si limita la quantità degli atti che un notaio può stipulare. Da molti viene vista come un'ingiustificata compressione della propria libertà economica e la cosa che mi fa amaramente sorridere è che ho sentito pareri contro il tetto repertoriale anche da parte di notai che fanno pochi atti: la sola idea di avere un limite alla propria attività è per molti un'idea insopportabile. A me personalmente il tetto repertoriale piace come idea perché limitare gli atti non significa limitare i guadagni ma ripartirli: i notai possono sempre tenersi gli atti più redditizi lasciando ad altri notai le altre pratiche. Tetto repertoriale non significa tetto di fatturato. Bisognerebbe però strutturarlo in modo corretto e quindi:

- dovrebbe trattarsi di un limite abbastanza alto da consentire un adeguato volume di affari ma non così alto da risultare inconsistente;

- le sanzioni per chi lo supera dovrebbero essere adeguate alla violazione. Es. se si sfora di poco allora la sanzione è modesta, se si sfora di tanto la sanzione dovrebbe essere tale da essere economicamente sconveniente stipulare oltre il tetto;

- si potrebbe evitare di introdurre il tetto repertoriale nelle sedi da individuare come disagiate;

- bisognerebbe evitare che si verifichino pratiche di "provvigione" sugli atti passati (es. il notaio Enotri, ormai vicino al raggiungimento del tetto, "passa il cliente" al notaio Romani ma gli chiede una percentuale).

Molte cose assolutamente condivisibili. Per la questione tetto repertoriale, la butto lì ma con ampia riserva di approfondire e mi scuso sin d'ora se è una stupidaggine dettata dalla mia ignoranza in materia: non si potrebbe pensare ad una qualche forma di perequazione tra i notai dello stesso distretto? Gli onorari degli Avvocati in Francia, per Legge, devono transitare su un conto presso il Consiglio dell'Ordine di Competenza presso cui è iscritto l'Avvocato e di qui, detratti tutta una serie di oneri (contributi previdenziali, ecc.), dopo trenta giorni vengono accreditati all'Avvocato.

Non si potrebbe pensare a qualcosa di simile a livello distrettuale per i Notai del Distretto? In tal modo, la questione tetto previdenziale, ed anche le pratiche scorrette cui altri hann fatto cenno, potrebbero essere facilmente contenute. 

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2 ore fa, anton3 dice:

Ciao Giovanni, solo per precisare che sono stato io e non Pigei (certamente è stato un lapsus calami) a segnalare, riportando quanto disse il prof. Cassese (che ricordo è stato anche ministro, oltre che più volte consulente del Governo), l'assoluta non convenienza per lo Stato di gestire direttamente, tramite suoi dipendenti, l'attività notarile.

Mi sembra che abbiate sottolineato entrambi lo stesso punto, comunque, grazie della precisazione, ho corretto il post.

1 ora fa, AllegraG dice:

Certo è che ora come ora mi viene da pensare che bisogna essere un po' masochisti a scegliere di tentare di fare il notaio se, come appare piuttosto chiaramente, il concorso richiede un impegno enorme e resta un grande caos, la professione è molto complessa e stressante, il clima della categoria sembra essere funereo, il futuro a rischio, l'opinione della gente pessima ed i guadagni dimezzati. Però sotto sotto resta la voglia di buttarsi contro tutto e tutti. Perché di questo si tratta: buttarsi dimenticando il passato, valutando il presente e senza poter avere certezza di cosa accadrà in futuro, ma direi che questo vale sempre ed un po' per tutto. Senza poi contare che sino ad ora di notai che hanno detto tornassi indietro non lo rifarei più francamente non l'ho ancora sentito. Lo stesso non si può direi dei praticanti (e li capisco).

Un conto è la professione, un altro è l'accesso. Se guardiamo al primo punto è vero quello che dici: tutti si lamentano ma nessuno se ne pente. I notai che conosco, almeno fino ad un'età di 45-50 anni, non si lamentano della professione in sé ma delle pratiche scorrette di alcuni colleghi e questo secondo me è un bene perché c'è una diversa considerazione della professione non più come pluralità di unità indipendenti ma come unità facenti parte di una più grande funzione/scopo e chi fa male il proprio lavoro fa male a tutti. Sono i notai già con 25-30 anni di attività alle spalle che si lamentano della professione in sé e per sé. Io ancora non ho iniziato quindi non ti saprei dire, dovresti fare un sondaggio tra i vari notai.

Per quanto riguarda l'accesso, io stesso ho difficoltà a dirti se ne vale la pena. Si tratta di una scommessa vera e propria. Quello che ti consiglio è, se intraprendi questa strada, di buttarti anima e corpo nella preparazione del concorso per i primi 3-4 anni e poi iniziare a sondare altre strade. Non puoi rischiare di ritrovarti come me, che dopo 10 anni avevo in tasca il titolo di avvocato e basta. Quando passa un po' di tempo e vedi persone più giovani di te passare e tu no l'ansia di riuscire, la frustrazione ti giocano contro al concorso. Emotivamente diventa sempre più difficile perché tendi a puntare sempre di più sulla stessa scommessa. Se invece ottieni un posto di lavoro avrai meno tempo per studiare ma potrai andare al concorso più serena. Valuta bene.

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18 ore fa, Giovanni Anedda dice:

Mi sembra che abbiate sottolineato entrambi lo stesso punto, comunque, grazie della precisazione, ho corretto il post.

Un conto è la professione, un altro è l'accesso. Se guardiamo al primo punto è vero quello che dici: tutti si lamentano ma nessuno se ne pente. I notai che conosco, almeno fino ad un'età di 45-50 anni, non si lamentano della professione in sé ma delle pratiche scorrette di alcuni colleghi e questo secondo me è un bene perché c'è una diversa considerazione della professione non più come pluralità di unità indipendenti ma come unità facenti parte di una più grande funzione/scopo e chi fa male il proprio lavoro fa male a tutti. Sono i notai già con 25-30 anni di attività alle spalle che si lamentano della professione in sé e per sé. Io ancora non ho iniziato quindi non ti saprei dire, dovresti fare un sondaggio tra i vari notai.

Per quanto riguarda l'accesso, io stesso ho difficoltà a dirti se ne vale la pena. Si tratta di una scommessa vera e propria. Quello che ti consiglio è, se intraprendi questa strada, di buttarti anima e corpo nella preparazione del concorso per i primi 3-4 anni e poi iniziare a sondare altre strade. Non puoi rischiare di ritrovarti come me, che dopo 10 anni avevo in tasca il titolo di avvocato e basta. Quando passa un po' di tempo e vedi persone più giovani di te passare e tu no l'ansia di riuscire, la frustrazione ti giocano contro al concorso. Emotivamente diventa sempre più difficile perché tendi a puntare sempre di più sulla stessa scommessa. Se invece ottieni un posto di lavoro avrai meno tempo per studiare ma potrai andare al concorso più serena. Valuta bene.

si ok bello tutto, ma caro mio parliamo concretamente:

 

Media guadagno notaio 45/50 anni: 5.000 max 8.000 euro netti al mese; 

 

poi ci sono circa 300 notai che stanno su cifre doppie.

 

Esistono n altri lavori che guadagni stessa cifra ma con molte meno preoccupazioni e stress.

Vale la pena? Non si sa; ma quasi sicuro  tra 15 anni sarà ancora cosi ed io credo molto peggio, i notai ( molti dei quali aiutati per vie traverse) cosa faranno oltre che lamentarsi come fanno oggi?! in tale ultima attivita sono dei campioni indiscussi.

 

Io dico solo che 20 anni fa un giovane notaio, era il Signor Notaio per guadagni e prestigio oggi e solamente uno qualsiasi trattato male anche dal cliente; le agenzie, i  commercialisti ed i manager dettano regole.

 

Non mi venite a dire che non e cosi, in citta o presso i vostri studi, perche fatto 10,  in almeno  8 studi e questa la situazione reale.

 

Da qui a max 15 anni Notaio ( per sue colpe e per i notai che non riescono a fare buona pubblicita o lobbying) scompare.

 

Modificato da 1obama

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I redditi dei notai in media sono di molto superiori  di quelli degli avvocati, sempre in media (somma di tutti i redditi diviso per il numero dei componenti).

Poi c'è il big nazionale penalista, o il fondatore di affermate law firm che guadagna quanto 100 notai medi.

In media è più appettibile la professione di notaio rispetto a quella di magistrato o di avvocato; avvocato in media è diventata una scelta residuale per coloro che non vincono il concorso di magistrato o notaio o di altro ambito ente pubblico, prefettura, banca d'Italia, carriera diplomatica, eyc. che hanno stipendi superiori rispetto a quello medio di avvocato.

Non essendo prevista nessuna seria selezione per accedere alla facoltà di giurisprudenza e al tirocinio di notaio e avvocato, ecco che per i notai la crudele scrematura viene posticipata all'età media di 30 anni, con un concorso pubblico che superano solo i mostri concorsuali e i topi di biblioteca, basato su casi teorici che non si verificheranno mai nell'attività professionale notarile concreta, ove quotidianamente il 99% dei casi in cui si imbatte il notaio di  compravendite, donazioni, testamenti e qualche costituzione di società si risolvono con il taglia copia incolla effettuato dagli impiegati di studio con diploma di maturità classica.

Per gli avvocati, cioè per diventare tali non è prevista nessuna seria selezione dall'accesso all'università, all'acceso al tirocinio e all'esame di abilitazione professionale,  cosìcchè la sola città Roma con tre milioni di abitanti, ha 30.000 avvocati, cioè lo stesso numero degli avvocati dell'intera nazione francese che ha 80 milioni di abitanti. Di conseguenza la selezione la fa essenzialmente il mercato.

Il mercato in libera concorrenza è acefalo, non guarda in faccia nessuno, se ne frega della preparazione del professionista o della personalità della prestazione: se tu avvocato o notaio, mi fai ottenere lo stesso risultato, vittoria della causa o  trasferimento di proprietà, io acquirente del servizio giuridico me ne frego della personalità della prestazione, del rispetto delle regole deontologiche, delle tue fatiche oppure della tua attenzione, se leggi l'atto in 10 minuti a foglio o in 30 secondi a foglio, oppuri se utilizzi lettori di tua fiducia, a me interessa il risparmio, il prezzo più basso offerto dal professionista che mi difende oppure rogita la compravendita efficace e valida.

Si vuole un mercato notarile controllato? Allora tutti i notai vengano assunti come dipendenti stipendiati dal ministero.

Si vuole un mercato libero di notai liberi professionisti come gli avvocati? allora dovrebbero essere abrogati tutti quei vincoli e barriere che impediscono di abbassare il prezzo del rogito notarile: numero chiuso dei notai, limite di atti giornalieri, libertà di stabilimento della sede, libertà del tempo da dedicare alla lettura ad ogni pagina dell'atto notarile. La selezione la farà il mercato con scelta del notaio più convienente, con conseguente numero notevole di vittime sul campo, a cui i notai di vecchio stampo non sono abituati.

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Mercato, mercato, sempre mercato ...... come se fosse la panacea dei mali della società. Il mercato diventa presto un oligopolio e i cittadini si trovano sempre di fronte a oche entità economica che fanno il bello e il cattivo tempo.

Le tue affermazioni,guest media, le leggo  normalmente, da parte di  personaggi che vivono al di fuori del mondo delle libere professioni (o proprio da parte di quei professionisti che speculano sul mercato, anche con procacciatori di affari, arricchendo il loro portafoglio anche con pratiche di concorrenza sleale). 

Quindi, dato che siamo su un sito di praticanti notai e non di economisti o di mercatisti, dico sempre: parliamone quando saremo notai, dal di fuori è facile fare prediche. Le vittime sul campo, altro che notai di vecchio stampo (che ormai, nel bene o nel male hanno fatto la loro vita lavorativa): sono proprio i notai di "giovane" stampo:  in futuro, stretti fra sottrazioni di competenze e aumento di sedi, circondati  da squali sottotariffatori, che possono permettersi di sottotariffare - o fare dumping - giocando  proprio sul numero elevatissimo di atti (altrimenti ci rimettono...), eliminando qualunque principio di personalità della prestazione.

Modificato da anton3

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Quindi se sei per la tesi protezionistica delle libere professioni, che il notaio diventi dipendente pubblico come il magistrato.

O carne o pesce!

Cosi' il prezzo della prestazione notarile andrà allo stato, mentre il notaio avrà uno stipendio fisso garantito, essendo un impiegato pubblico.

Il compratore del rogito notarile pagherà un prezzo che a prescindere dal suo giudizio di esosità o meno, verrà visto alla stregua di qualsiasi tributo, come una partecipazione alla spesa pubblica, e non invece come lucro dell'attuale notaio libero professionista.

Al compratore del servizio notarile o forense interessa che si raggiunga il risultato finale a minor prezzo possibile e fregandosene di personalità della prestazione o di inquadramento del notaio come libero professionista oppure dipendente pubblico subordinato.

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