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masse plurime

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4 risposte in questa discussione

Ciao.

Ho un problema di tassazione.

Il caso è il seguente:

Sempronio vende, in piena proprietà, a Tizio un appartamento e a Caio l’appartamento contiguo mentre la corte comune viene attribuita in comproprietà ai sensi di legge.

Successivamente Tizio muore e i suoi eredi Primo Secondo e Terzo subentrano nel patrimonio di Tizio che comprende fra i vari beni relitti anche il 100% della casa acquistata da Sempronio e la quota di comproprietà sulla corte comune.

Caio e gli eredi di Tizio si dividono alla pari e senza conguagli la corte comune.

Ora gli Eredi di Tizio si vogliono dividere l’eredità di Tizio unitamente a quanto ricevuto in sede di divisione relativamente alla corte comune.

Siamo in presenza di masse plurime?

Formalmente l’ultimo atto è una divisione ma in realtà non mutano i beni della originaria massa ma semplicemente viene concentrato l’originario diritto di comproprietà sull’intera corte comune sulla quota spettante a ciascun condividente.

Personalmente escluderei la presenza di masse plurime.

Avete qualche scritto o studio che risolva il caso in esame?

Grazie

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La divisione sarebbe unica e quindi la presenza di masse plurime andrebbe esclusa se l'ultimo acquisto, come hai già notato, derivasse da un atto mortis causa.

Formalmente, quindi, dovremmo essere in presenza delle stesse.

Comunque ti allego uno studio che, per quanto abbia ad oggetto un caso diverso, illustra i principi della materia. Altro, dagli studi cnn, non ho ancora trovato.

UFFICIO STUDI

Quesito n. 1-2008/T

IN TEMA DI «MASSE PLURIME».

Per rispondere al quesito proposto, occorre evidentemente approfondire la problematica derivante dalle cosiddette "masse plurime".

La giurisprudenza formatasi in materia civile (1), andando contro una plurisecolare legislazione e prassi tributaria (2), nel caso in cui i beni, che devono essere divisi, provengano da titoli diversi, afferma che non si determina, tra i condividenti, un’unica comunione, ma tante comunioni quanti sono i titoli di provenienza dei beni. Ne consegue che, qualora si proceda alla divisione di tali beni, non si realizza un’unica divisione, ma tante divisioni quanti sono i titoli costitutivi delle singole comunioni, perché si sono costituite tante masse, quante sono le singole comunioni.

Nell’ambito di ciascuna massa dovrà, cioè, trovare soluzione il rapporto relativo all’esatta corrispondenza tra quota di fatto e quota di diritto (che è il motivo fondante della considerazione, dal punto di vista tributario, della divisione quale atto meramente dichiarativo), sia in termini quantitativi, sia in termini qualitativi.

Pertanto, qualora le singole assegnazioni di beni non corrispondano esattamente alle quote spettanti a ciascun condividente in ogni singola comunione, la divisione non avrà natura esclusivamente dichiarativa (con l’applicazione della lieve aliquota dell'1%), ma per la eccedenza, in relazione a ciascuna massa, si determinerà una equiparazione, meramente fiscale, di ciascun conguaglio ad un trasferimento tra i condividenti (con l’applicazione delle più pesanti imposte proporzionali sui trasferimenti) (3).

Il Testo Unico dell’imposta di registro ha cercato di mitigare, in esito ad una lunga evoluzione storica (4), il trattamento fiscale, derivante da una siffatta ricostruzione delle masse plurime, nell’ultimo comma dell’art. 34, il quale dispone:

le comunioni tra i medesimi soggetti, che trovano origine in più titoli, sono considerate come una sola comunione se l’ultimo acquisto di quote deriva da successione a causa di morte”.

La norma ha innovato il testo dell’art. 32 del precedente D.P.R. n. 634/1972, il quale prevedeva la applicazione della lieve aliquota di divisione a comunioni che trovassero origine in più titoli, ma esclusivamente mortis causa: il nuovo testo della norma amplia l’applicazione dell’aliquota di divisione anche al caso di più titoli, sia inter vivos sia mortis causa.

Con due importanti limitazioni.

La prima, che le comunioni siano costituite dai “medesimi soggetti”.

Evidentemente tali al momento della divisione: non determinando, per opinione pacifica (5), masse plurime (rectius, nuovi titoli di comunione) le variazioni soggettive dei comunisti, a seguito di successione o di atti tra vivi traslativi di quote.

In tal caso, infatti, quell’essenziale rapporto genetico e funzionale tra titolo e massa, di cui sopra si è detto, non viene intaccato dalla modifica soggettiva.

Nel nostro caso, Tizio e Caia erano proprietari in parti eguali tra loro di tre immobili, probabilmente acquistati con atti diversi.

La morte di Tizio ha determinato, ai sensi della norma sopra citata, la riunificazione dei tre titoli di provenienza in un unica massa da dividere, fra Caia e i tre figli, tutti eredi di Tizio.

La cessione della quota di detti beni fatta da Caia agli altri comproprietari determinerà soltanto una variazione soggettiva dei comproprietari, ma non varierà l'unicità della massa determinatasi con l'ultimo titolo di acquisto mortis causa a favore di tutti i comproprietari (Caia e i tre figli, tutti quali eredi di Tizio).

Tali variazioni soggettive, infatti, possono avvenire in qualsiasi momento e costituire anche l’ultima vicenda della fattispecie, che, anche nella sua configurazione fiscale, non ne verrebbe per nulla mutata, ma continuerebbe a dover essere considerata come una unica comunione. (6).

La seconda limitazione è data dall’inciso, più ermetico, “se l’ultimo acquisto di quote deriva da successione a causa di morte”. La tradizionale preoccupazione di punire elusioni, che potrebbero realizzarsi mediante l’ampliamento artificioso della compagine dei comunisti, con negozi tra vivi appositamente predisposti, è qui ancora più evidente. L’ultimo acquisto deve essere infatti esclusivamente una successione mortis causa, che è accadimento al di fuori della sfera volitiva dei condividenti e tale da ricomprendere l’ipotesi nella sfera di quelle comunioni plurime, a carattere familiare, da sempre considerate nella prassi un unico patrimonio.

Laddove, a parer nostro, la dizione “ultimo acquisto di quote” - una volta definite irrilevanti le variazioni soggettive, inter vivos o mortis causa, nell’ambito degli originari titoli costitutivi della comunione plurima, come sopra detto - non può voler significare altro che l’ultimo titolo costitutivo della comunione plurima, può essere solo ed esclusivamente un titolo di provenienza per causa di morte.

La interpretazione, sopra proposta, trova una autorevole conferma nella relazione ministeriale all’art. 34 del T.U., la quale testualmente, afferma che “una modifica sostanziale è stata apportata alla annosa questione della tassazione delle masse plurime, ovvero che trovano origine in più titoli, nel senso che esse sono considerate comprese in una sola comunione soltanto se i comunisti sono gli stessi e se l’ultimo titolo di acquisto di quota derivi da successione a causa di morte”. Ove il sostantivo titolo, riferito all’acquisto di quota, è evidentemente uno di quei titoli nei quali, come detto sopra, trovano origine le masse plurime (7).

Pertanto, nella fattispecie prospettata dal quesito in oggetto, si rileva una unica massa da dividere, senza la possibilità di emergenza di masse plurime, anche in omaggio ai principi di "capacità contributiva" (art. 53 Cost.) - in quanto in tal caso non sembra emergere alcun indice di una maggiore capacità contributiva dei condividenti - e di "ragionevolezza", ormai pienamente accettato anche nel diritto tributario.

NOTE

(1) Tale orientamento ha trovato esplicita formulazione, per la prima volta, in Cass. 30 agosto 1947 n. 1556 (in Giur Imp. Dir. 1949, pag. 360); confermata con la sentenza Cass. S.U. 18 ottobre1961 n. 2224 (in Foro It. 1962, I, p. 1549), che ha sancito il principio, secondo il quale “l’acquisto di beni in comunione, attraverso titoli diversi, dà luogo alla “sommatoria” di tante comunioni ciascuna regolata dal suo titolo […] Ciascun compartecipe non vanta sulla totalità dei beni, che deriva dalla somma di tutti i beni delle diverse comunioni, un diritto unico, ma tanti diritti, ciascuno per la quota corrispondente ad ogni titolo e relativo ai beni acquistati da quel titolo”.

(2) Sul punto, Cf. CINTI N., La Divisione a masse plurime secondo il nuovo T.U. dell’Imposta di Registro, in Boll.Trib.1988, p. 617.

(3) Sul punto Cf. SCORDINO L. “Sull’imposizione della divisione di comunioni plurime” in Il Fisco 1991, p. 1554 ss.; ARMATI P., op.cit. p. 396; BARALIS e PODETTI D. “La nuova disciplina tributaria della divisione delle masse plurime nel testo unico dell’imposta di registro”, in Riv. Not., 1988, p.606; CANNIZZO M. op. cit. p. 196; COMM. TRIB. CENTRALE, Sez. X, 12.10.1988, n. 6691, in Boll.Trib. 1989, p. 1273; COMM. TRIB. CENTRALE, Sez. IV, 03.07.1990 n. 5888 in Fiscovideo.

(4) Per una puntuale ricostruzione dell’evoluzione giurisprudenziale e normativa della fattispecie in questione, Cf. FORMICA F. op.cit., p. 97; MAGURNO F. e LANZILLOTTI S., op.cit. p. 428; e da ultimo BUSONI F. “Il problema delle masse plurime”, in La nuova Giurisprudenza Civile Commentata, 2000, 2, p. 17 e ss.

(5) Conforme SERENELLINI, “Le divisioni nel Testo Unico dell’imposta di registro”, in Notaro, 1986, p. 69; CARDARELLI S., Il trattamento tributario delle divisioni, in Corr. Trib. , 1986, p. 224.

(6) Cf. Studio del Consiglio Nazionale del Notariato n. 23/bis in data 20.05.1991, in CNN Strumenti II (1991), n. 14, 0700, 5.1; e, di recente, Studio del Consiglio Nazionale del Notariato 5 luglio 2002 (estensore Formica), in CNN Strumenti, 0700, 17.

(7) Sul punto cf. FORMICA F.,op. cit., p. 99 ss; BARALIS e PODETTI D., op. cit., p. 611; FEDELE A., Sulla nozione di massa…, cit., p. 1182; Circolare Ministero delle Finanze 12 giugno 1986 n. 37/220391; Commissione Tributaria Centrale n. 5888 del 18/9/1990. in Rep. Foro It., 1990, voce registro, n. 105; per un esame approfondito di tale decisione Cf. SCORDINO L., op. cit.; Commissione Trib. Centrale n. 7118 del 16 novembre 1991, in Rep. Foro It., voce registro, 1992, n. 95; Comm. Trib. Centrale n. 3077 del 5 maggio 1989, in Rassegna Tributaria 1989, 2, p. 1074; Comm. Trib. Centrale n. 6691 del 12 ottobre 1988 in Rassegna Tributaria, 1989, 2, p. 188; CAPURRO M., La divisione in presenza di comunioni plurime, in Il Fisco, 1991, p. 6334. Per una interessante casistica Cf. CEVARO A., Il nuovo trattamento tributario della “Divisione” di masse plurime, in Riv.Not. 1986, p. 1123.

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Grazie.

Parlando con due notaio che conosco mi è stato detto che non dovrebbero esserci masse plurime, in quanto pur se l'ultimo atto è una divisione, la stessa ha natura dichiarativa, non si aggiungono beni alla massa e quindi non si dovrebbe essere un presenza di masse plurime.

Anche i notaio con cui ho parlato mi hanno detto che è un caso che non hanno mai visto e su cui non hanno mai letto niente.

Che fortuna ...

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ho un caso di divisione "fraterna incasinata" tipica delle comunioni familiari italiche. quindi se qualcuno vuole mettercisi deve perdere un paio di minuti a capire bene le premesse.

In pratica si vuole cercare di rendere unica una doppia massa plurima (Antani con scappellamento a destra):

A) primo gruppo di beni: successione Tizio > 8 figli in parti uguali > tizetta e caietta vendono agli altri fratelli e una quota cade in comunione legale (perchè tizietto coniugato mortacci sua e del Notaio) > quindi 7 comunisti > muore Caietto senza figli > successione ai fratelli > 8 comunisti, ultima provenienza successione di Caietto;

B) I tre fratelli Tizietto, Caietto e Mevietto comprano dei terreni con un singolo atto > muore Caietto > 7 eredi > 7 comunisti, ultima provenienza Caietto di cui sopra.

 

Considerazioni a casaccio:

1) L'ultima provenienza per entrambe le comunioni è la successione di Caietto verso i 7 fratelli, ma in un gruppo c'è la moglie, se la eliminiamo dalla comunione facendo una cessiona al marito della sua quota avremmo: stessi soggetti comunisti, ultima provenienza la medesima successione (in quanto il passaggio dalla moglie al marito non lo contiamo essendo entrata ed uscita dalla comunione è come se non esistesse) e quindi i requisiti dell'art 35 del registro sono rispettati o si deve intendere che la locuzione "stessi soggetti" sottintenda anche con le medesime quote?

2) se hanno quote diverse, possiamo farle divenire uguali con una cessione (essendo fra gli stessi soggetti per Cassazione del 2014 e risoluzione agenzia entrate non inficia il fatto che la provenienza sia successoria) previa eliminazione dalla comunione della famigerata moglie.

3) si fa l'atto senza citare le provenienze e visto che ci sono 3/4 frazionamenti sui terreni e 3/4 accatastamenti ed edificazione su aree comuni ed afferenti voglio vedere l'agenzia delle entrate a risalire alle rovenienze. Ps è ovvio che si scherza ma nemmeno troppo.

Se siete arrivati sino qui e avete anche la forza di rispondere i miei complimenti :).

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