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quesito : n. 973-2013/I,

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UFFICIO STUDI

Quesito n. 973-2013/I

AUMENTO DI CAPITALE, ESCLUSIONE DEL SOCIO MOROSO E CONSEGUENTE RIDUZIONE

Si espone la seguente fattispecie: in una società a responsabilità limitata, un socio risulta moroso relativamente alla parte della propria quota sottoscritta in sede di aumento del capitale sociale.

Gli amministratori hanno avviato la procedura ex art. 2466 cod. civ., che al momento si trova nella fase in cui si deve procedere all’adozione dei provvedimenti ex art. 2466, comma 3.

Si pone la questione delle modalità di adozione della deliberazione di riduzione del capitale sociale, con riguardo alla circostanza che l’eventuale espressione del voto da parte del socio moroso risulterebbe determinante ed impedirebbe il raggiungimento del quorum deliberativo.

***

Nel caso di specie si è deciso di aderire alla tesi maggioritaria che vuole, per il caso di inadempimento limitato ad un aumento di capitale sociale, non una esclusione del socio, ma la riduzione della sua quota di partecipazione, limitatamente alla misura della parte non integralmente liberata.

Il punto è molto controverso in dottrina, pertanto in merito la Commissione Studi di Impresa ha assunto una posizione prudente (Studio n. 5396/I, est. Paolini, Questioni in tema di vendita in danno della quota del socio moroso di s.r.l., in Studi e materiali – Quaderni semestrali del Consiglio Nazionale del Notariato, 2006, 240 ss., ove ulteriori riferimenti; più di recente a favore della possibilità di vendita in danno della sola quota relativa all’aumento, ritenendo però che, in mancanza di acquirenti, il riferimento all’esclusione nella lettera della norma comporti che non si possa procedere ad una riduzione solo parziale della misura della partecipazione, G. Zanarone, sub art. 2466, in Della società a responsabilità limitata, Commentario Schlesinger, 2010, 405 e 421; a favore della possibilità della mera riduzione della partecipazione S. Cacchi Pessani, sub 2466, in Società a responsabilità limitata, Commentario Marchetti- Bianchi-Ghezzi –Notari, Milano, 2008, 216 ss.; P. Masi, sub art. 2466, in Società di capitali, Commentario Niccolini-Stagno d’Alcontres, Napoli, 2004, 1444; F. Tassinari, sub art. 2466, in Il nuovo diritto delle società, Commentario Maffei Alberti, Padova, 2005, 1802, nota n. 5; nel senso che si debba ritenere che la vendita e l’esclusione riguardi sempre l’intera quota del socio moroso, A. Valzer, La mancata esecuzione dei conferimenti, sub art. 2466, in S.r.l., Commentario Dolmetta –Presti dedicato a Portale, Milano, 2011, 227 ss. e 233 ss.).

Si pone dunque la questione di come procedere all’attuazione della riduzione del capitale sociale, data la necessità di adozione di una decisione dei soci: al riguardo ci si chiede come interpretare il disposto dell’art. 2466 cod. civ., comma 4, secondo il quale “il socio moroso non può partecipare alle decisioni dei soci”.

La dottrina maggioritaria (Zanarone, op. cit., 426; Tassinari, op. cit., 1805; M. Perrino, La “rilevanza del socio” nella s.r.l.: recesso, diritti particolari, esclusione, in Santoro (a cura di), La nuova disciplina della società a responsabilità limitata, Milano, 2003, 143; F. Magliulo, Le decisioni dei soci, in Caccavale, Magliulo, Maltoni, Tassinari, La riforma delle società a responsabilità limitata, II ed., Milano, 2007, 329) ritiene che il mutamento terminologico rispetto alla disciplina previgente renda palese l’intento di inibire, oltra al diritto di voto, anche il diritto di intervento in assemblea al socio moroso.

Nessun autore – almeno a quanto consta - si esprime però su quale sia la sorte del diritto di voto del socio di società a responsabilità limitata, nel caso in cui si intenda procedere alla riduzione della partecipazione del socio moroso solo relativamente all’ammontare sottoscritto in sede di aumento del capitale sociale; appare invece ovvio che la questione non si ponga per il voto relativo alla misura della partecipazione sottoscritta in sede di aumento del capitale sociale, che in nessun caso può essere esercitato.

In ambito di società per azioni, è stato affermato (M. Erede, sub art. 2344 in Costituzione-Conferimenti, Commentario Marchetti- Bianchi-Ghezzi –Notari, Milano, 2007, 478 s.) che il diritto di voto (in presenza sempre di azioni interamente liberate e azioni non interamente liberate nelle mani del medesimo socio) andrebbe escluso limitatamente alle azioni non interamente liberate, in quanto solo per quella parte delle azioni il socio può ritenersi inadempiente.

In ambito di società a responsabilità limitata, invece, la tendenziale unicità della quota potrebbe pure legittimamente far propendere per l’esclusione totale del voto da parte del socio moroso.

Data l’assenza di dottrina e di precedenti giurisprudenziali sul punto, il presidente dell’assemblea potrebbe non ritenere prudente escludere la partecipazione del socio all’assemblea, consentendogli dunque di esprimere il diritto di voto limitatamente alla quota di capitale detenuta prima dell’aumento di capitale ed integralmente sottoscritta; nel caso di specie, però, ciò impedirebbe l’assunzione della deliberazione di riduzione del capitale (in quanto il socio moroso ha già reso noto che intende esprimere voto contrario).

La soluzione è allora da rinvenirsi nell’applicazione dell’art. 2482 bis, quarto comma, cod. civ., applicabile anche alla riduzione ex art. 2466 cod. civ. in quanto, in entrambe le ipotesi, si tratta di riduzione obbligatoria del capitale: gli amministratori potranno quindi rivolgersi al tribunale e chiedere che provveda alla riduzione del capitale sociale (Cacchi Pessani, op. cit., 221; F. Tassinari, I conferimenti e la tutela dell’integrità del capitale sociale, in Caccavale, Magliulo, Maltoni, Tassinari, cit., 141; G.A.M. Trimarchi, Le riduzioni del capitale sociale, Milano, 2010, 453; Valzer, op. cit., 233).

Con riguardo allo svolgimento dell’assemblea, si è osservato (Trimarchi, op. cit., 450) che appaia opportuno – sempre sulla base dell’affinità con la deliberazione di riduzione del capitale sociale per perdite – che gli amministratori redigano apposita relazione, corredata dalle osservazioni dell’organo di controllo, se esistente.

Sulla misura della riduzione, mentre la dottrina assolutamente maggioritaria ritiene che debba procedersi alla riduzione integrale della partecipazione per la quale il socio è moroso (comprendendo dunque anche il 25 per cento già versato in sede di sottoscrizione), recentemente è stata avanzata una soluzione diversa (da parte di Valzer, op. cit., 233 ss.), secondo la quale dovrebbe procedersi alla riduzione solo della parte relativa ai centesimi non liberati, mentre i centesimi versati andrebbero ad accrescere proporzionalmente il valore delle quote degli altri soci.

Alessandra Paolini

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