Uber Tacconi

AMMISSIBILITÀ DELLA TRASFORMAZIONE DI ASSOCIAZIONE NON RICONOSCIUTA IN

Recommended Posts

Uber Tacconi    795

AMMISSIBILITÀ DELLA TRASFORMAZIONE DI ASSOCIAZIONE NON RICONOSCIUTA IN FONDAZIONE. (Cons. Stato, sez. V, sentenza 23 ottobre 2014, n. 5226)

Il Consiglio di Stato, sez. V, con sentenza n. 5226, depositata il 23 ottobre 2014, si pronuncia, per la prima volta, in favore della trasformazione diuna associazione non riconosciuta in fondazione, sottolineandosi anche la necessità della forma dell’atto pubblico per la relativa delibera.

Si tratta, invero, della seconda pronuncia favorevole all’operazione dopo quella del T.A.R. Lombardia, sez. I, 13 febbraio 2013, sentenza n. 445 (v., in proposito, Trasformabilità diretta di associazione riconosciuta in fondazione, Segnalazione novità giurisprudenziale, in CNN Notizie del 21 luglio 2014,estt. Ruotolo – Boggiali, cui si rinvia per il richiamo alle precedenti pronunce di segno negativo. Sul punto, favorevole alla trasformabilità diretta anche la Regione Lombardia nelle Linee guida sulla trasformazione da Associazione in Fondazione, predisposte a seguito di un lavoro tecnico congiunto con il Consiglio Notarile di Milano e la Prefettura di Milano; per la trasformazione diretta, in dottrina, Maltoni, La trasformazione delle associazioni, in Maltoni – Tassinari, La trasformazione delle società, Milano, 2011, 391; Id., La trasformazione eterogenea di fondazioni in società di capitali, in AA.VV. La nuova disciplina delle associazioni e delle fondazioni, Padova, 2007, 25 ss.; Tradii, Trasformazione eterogenea in cui intervengono enti non profit: trasformazione da associazione in società di capitali e viceversa, AA.VV. La nuova disciplina delle associazioni e delle fondazioni, cit., 55, ss.; Fusaro, La trasformazione delle associazioni in società di capitali e delle società di capitali in associazioni, in Fondazione Italiana Per il Notariato, Le operazioni societarie straordinarie: questioni di interesse notarile e soluzioni applicative, Milano, 2007, 245; Guglielmo, La trasformazione eterogenea da associazioni a società di capitali, ibidem, 229 s. Negli studi del Consiglio Nazionale del Notariato, La trasformazione degli enti no-profit, est. Ruotolo, in Studi e Materiali, 2010, 825 ss. V. anche la Massima n. 20 del Consiglio Notarile di Milano) e che probabilmente rappresenta il definitivo cambio di rotta della giurisprudenza amministrativa, segnando una cesura rispetto al parere n. 288 del 20 dicembre 2000 reso dalla stessa Autorità e spesso posto a fondamento della soluzione negativa.

La vicenda riguardava una Onlus costituita in forma di associazione non riconosciuta che, nel 2010, aveva deliberato la propria trasformazione in fondazione e domandato alla Regione Toscana l’iscrizione nel registro delle persone giuridiche private.

Vi aveva fatto seguito il diniego regionale, motivato sulla base dell’impossibilità, stante la mancanza di una previa fase di liquidazione, “di procedere con esiti certi ad una verifica della integrità e congruità del patrimonio dell’ente trasformato, che potrebbe essere sottoposto successivamente all’aggressione da parte di eventuali creditori dell’associazione”.

La Onlus adiva il TAR Toscana per chiedere l’annullamento del provvedimento della Regione, ma il TAR, con sentenza 28 ottobre 2011, n. 1811, rigettava il ricorso, sottolineando, tra l’altro come «in modo ragionevole la Regione ha negato l’iscrizione nel registro in un caso di trasformazione non tipizzata dal codice civile, tale da non consentire all’amministrazione la necessaria previa valutazione, ai sensi dell’art. 5, comma 4, del citato regolamento regionale n. 31/2001 “dello scopo, degli elementi patrimoniali e personali, dell’idoneità della dotazione patrimoniale e delle risorse finanziarie al perseguimento delle finalità statutarie”».

Di tutt’altro avviso il Consiglio di Stato, adito per la riforma della pronuncia del TAR Toscana del 2011, con la sentenza in rassegna.

Si evidenzia, in primo luogo, come, specie dopo le modifiche introdotte al codice civile dalla riforma del diritto societario, la trasformazione di enti collettivi sia un istituto di carattere generale, essendo la stessa non solo analiticamente disciplinata per i casi di trasformazione da ed in società (artt. art. 2500-septies e 2500-octies) ma anche presupposta per gli enti privi di finalità lucrative, ed in particolare per le fondazioni (art. 28 c.c.).

Si richiamano, in secondo luogo, le norme sulla trasformazione “progressiva”, vicenda modificativa dell’ente collettivo in cui questo passa da un regime di responsabilità illimitata dei relativi appartenenti ad uno di responsabilità limitata, sottolineandosi, in particolare, come le disposizioni a tutela dei creditori (artt. 2500-quinquies, sulla responsabilità dei soci, 2500-ter, sulla relazione di stima e 2500-novies, rimedio dell’opposizione, c.c.) esaminate depongano chiaramente nel senso dell’ammissibilità di una trasformazione da associazione non riconosciuta a fondazione.

La trasformazione in discorso si configura, peraltro, secondo la pronuncia in rassegna, come omogenea, restando inalterato il fine non lucrativo e appare a fortiori ammissibile rispetto alle ipotesi di trasformazione eterogenea espressamente previste, ma determina una modifica del regime di responsabilità per le obbligazioni sociali.

In tale contesto, le esigenze di tutela dei creditori sociali, che erano state poste a fondamento del diniego da parte della Regione Toscana, possono comunque essere salvaguardate, secondo il Consiglio di Stato, imponendo all’ente che domanda riconoscimento della personalità giuridica adeguate forme di pubblicità, all’effettuazione delle quali è da subordinare l’iscrizione nel registro delle imprese.

Di qui, pertanto, la possibile applicazione analogica delle disposizioni codicistiche, e in particolare dell’art. 2500-ter, comma 2, c.c., che legittima l’autorità amministrativa competente a chiedere, qualora ne ravvisi la necessità, una relazione di stima del patrimonio esistente alla data dellatrasformazione. «Tale adempimento documentale è in effetti proprio quello che può consentire, tanto ai creditori sociali quanto all’autorità amministrativa competente, di apprezzare con maggior grado di consapevolezza, rispettivamente, le conseguenze derivanti dalla trasformazione per le loro ragioni di credito, ed eventualmente proporre opposizione ex art. 2500 novies sopra citato, e la proporzione economica tra la funzione dell’ente e la consistenza dei mezzi patrimoniali ad essa sottostante.

Ulteriore corollario della tesi qui sostenuta è che il controllo sulla trasformazione e la sua efficacia richiederanno, ai sensi dell’art. 2500, comma 1, la forma l’atto pubblico - nel caso di specie concretamente adottato (si allude alla delibera di trasformazione in data 29 aprile 2010) - e la relativa iscrizione nel registro delle imprese, in virtù dell’art. 2436».

Relativamente a questi ultimi due profili (necessità dell’atto pubblico e della sua iscrizione nel registro delle imprese), il primo appare pienamente condivisibile.

Quanto alla forma del verbale, infatti, occorre ricordare come la relativa delibera non rappresenti che una “proposta di trasformazione” sulla quale sarà comunque competente a disporre l’autorità amministrativa.

Trova, infatti, applicazione il principio contenuto nel comma 4 dell’art. 2500-septies c.c., relativamente alla trasformazione eterogenea in fondazione, secondo cui la delibera di trasformazione in fondazione produce gli effetti che il capo II del titolo II del libro I ricollega all’atto di fondazione o alla volontà del fondatore: in sostanza, l’efficacia della decisione di trasformazione è subordinata al riconoscimento.

Proprio il richiamo agli effetti dell’atto di dotazione evoca necessariamente anche la forma pubblica per il verbale che racchiude la volontà degli associati dell’ente trasformando.

Quello che appare, invece, meno comprensibile è il passaggio relativo alla pubblicità nel registro delle imprese, la quale sembrerebbe qui richiesta in funzione dell’opposizione dei creditori di cui all’art. 2500-novies c.c.

Al di là, infatti, del legittimo dubbio sull’eterogeneità (almeno se riferita allo scopo) dell’operazione, che è presupposto per l’applicazione della norma, v’è da rilevare come la concreta attuazione della regola dell’opposizione sembrerebbe, nell’ipotesi al vaglio, incontrare una difficoltà di coordinamento con la disciplina delle trasformazioni, rappresentato dal fatto che non appare possibile rinvenire un dies a quo da cui far decorrere i sessanta giorni per l’opposizione.

Nella disciplina dell’art. 2500-novies c.c., infatti, il dies a quo è ricollegato ad un adempimento pubblicitario, quale appunto l’iscrizione nel registro delle imprese, che qui invece non v’è, perché v’è la decisione degli associati e, a seguito della presentazione delle documentazione richiesta ai sensi degli artt. 1 e 2 del D.P.R. 10 febbraio 2000, n. 361, l’eventuale provvedimento di riconoscimento da parte dell’autorità preposta.

Nell’ipotesi di trasformazione di associazione in società di capitali, il dies a quo decorre dall’iscrizione nel registro delle imprese della trasformazione; ugualmente nell’ipotesi di trasformazione di società di capitali in fondazione (il cui riconoscimento spetta poi all’autorità governativa) ildies a quo è identificabile con la pubblicità della trasformazione nel registro delle imprese.

Non altrettanto avviene nell’ipotesi in esame, in cui nessuna norma sembra imporre il passaggio nel registro delle imprese, sistema di pubblicità che appare del tutto estraneo alla vicenda: difficilmente comprensibile quindi una decorrenza del termine per l’opposizione da parte del creditore a far datada un adempimento pubblicitario che qui sarebbe del tutto atipico.

In tale ipotesi, quindi, si dovrebbe più correttamente ritenere che l’attrazione dell’intera vicenda nell’ambito del controllo dell’autorità prefettizia o regionale renda non necessaria una tutela dei creditori attraverso lo strumento dell’opposizione previsto dall’art. 2500-novies c.c.

Oppure, come soluzione alternativa, si tratta di riadattare la previsione dell’art. 2500-novies c.c. al diverso sistema pubblicitario previsto dal D.P.R. 361/2000, riconducendo l’efficacia della trasformazione al decorso dei sessanta giorni dall’ultimo degli adempimenti pubblicitari di cui all’art. 2500 c.c., qui individuato nell’iscrizione nel Registro delle persone giuridiche del provvedimento che approva la trasformazione, senza che siano intervenute opposizioni dei creditori. In sostanza, in tale ricostruzione, che trova già riscontri nella recente prassi di alcune Regioni (ad esempio, l’Emilia Romagna), l’efficacia dell’atto amministrativo di approvazione viene sospensivamente condizionata alla mancata opposizione dei creditori.

Al di là delle incertezze che suscita tale ultimo profilo, la pronuncia in esame resta comunque da apprezzarsi per le probabili ricadute che essa avrà sulla giurisprudenza amministrativa e sulla prassi delle autorità preposte al riconoscimento ex D.P.R. 361/2000.

Marco Maltoni - Antonio Ruotolo – Daniela Boggiali

***

N. 05226/2014 REG.PROV.COLL.

N. 03802/2012 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 3802 del 2012, proposto dall’Associazione Alfa - Onlus, rappresentata e difesa dagli avvocati … e .., con domicilio eletto presso quest’ultimo, in …;

contro

Regione Toscana, rappresentata e difesa dagli avvocati … e .., con domicilio eletto presso .. in …;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. TOSCANA, SEZIONE I, n. 1811/2011, resa tra le parti, concernente un diniego di iscrizione nel registro regionale delle persone giuridiche private

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio della Regione Toscana;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 ottobre 2014 il Cons. Fabio Franconiero e uditi per le parti gli avvocati … e …, su delega degli avv.ti … e ..;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

1. La onlus associazione Alfa, attiva nel campo della tutela, promozione e valorizzazione della cose di interesse artistico e storico ed in particolare del museo X di …, deliberava in data 29 aprile 2010 la propria trasformazione in fondazione e il successivo 1° giugno domandava alla Regione Toscana l’iscrizione nel registro delle persone giuridiche private da essa tenuto ai sensi del d.p.r. n. 361/2000 (“Regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti di riconoscimento di persone giuridiche private e di approvazione delle modifiche dell'atto costitutivo e dello statuto”).

Contro il successivo diniego regionale, espresso nel decreto dirigenziale n. 3822 del 2 agosto 2010, e motivato sulla base dell’impossibilità, stante la mancanza di una previa fase di liquidazione, <<di procedere con esiti certi ad una verifica della integrità e congruità del patrimonio dell’ente trasformato, che potrebbe essere sottoposto successivamente all’aggressione da parte di eventuali creditori dell’associazione>> (verbale della conferenza di servizi in data 21 luglio 2010), l’associazione adiva il TAR Toscana, chiedendone l’annullamento.

2. Il TAR adito rigettava il ricorso.

Disattendendo tutte le censure in esso contenute, il giudice di primo grado statuiva che:

- l’omessa comunicazione preavviso di rigetto ex art. 10-bis l. n. 241/1990 è legittima in base al regolamento regionale n. 31/2001 (“Regolamento di attuazione della L.R. 24 aprile 2001, n.19 in materia di persone giuridiche”), il quale non prevede tale adempimento;

- l’obbligo di acquisire il parere del Ministero per i beni e le attività culturali, previsto dall’art. 1, comma 10, d.p.r. n. 361/2000 citato, è configurabile<<nei casi in cui il procedimento per il riconoscimento delle persone giuridiche nelle materie coinvolgenti la sua competenza giunga ad un esito positivo, ma non nel caso opposto in cui il riconoscimento venga rifiutato>>;

- in modo ragionevole la Regione ha negato l’iscrizione nel registro in un caso di trasformazione non tipizzata dal codice civile, tale da non consentire all’amministrazione la necessaria previa valutazione, ai sensi dell’art. 5, comma 4, del citato regolamento regionale n. 31/2001 <<dello scopo, degli elementi patrimoniali e personali, dell’idoneità della dotazione patrimoniale e delle risorse finanziarie al perseguimento delle finalità statutarie>>.

3. L’associazione Alfa ha proposto appello, contenente tutti i motivi di impugnativa già respinti in primo grado.

4. Si è costituita in resistenza la Regione Toscana.

DIRITTO

1. Il primo motivo d’appello è infondato.

Se è infatti vero, come sostiene l’appellante, che ai sensi del proprio art. 29, comma 2-bis, la legge generale sul procedimento amministrativo n. 241/1990 è applicabile anche ai procedimenti di competenza regionale, con specifico riguardo agli <<obblighi per la pubblica amministrazione di garantire la partecipazione dell’interessato al procedimento>>, attenendo gli stessi ai livelli essenziali ex art. 117, comma 1, lett. m), Cost., nondimeno, deve osservarsi che tale applicazione non può estendersi fino alla pedissequa introduzione di tutti gli istituti contemplati dalla legge statale, essendo per contro sufficiente che la normativa regionale assicuri standard partecipativi non deteriori rispetto a quelli assicurati dalla prima.

Alla luce di questa notazione, deve ritenersi condivisibile il rilievo del TAR secondo cui la partecipazione procedimentale è stata comunque consentita attraverso <<l’inoltro della comunicazione di avvio procedimento e la possibilità di formulare un interpello alla Regione intimata>>, in applicazione del citato regolamento n. 31/2001 (comunicazione nel caso di specie effettuata con nota in data 18 giugno 2010, n. 165054).

2. Inoltre, diversamente da quanto sostiene l’associazione appellante, l’interpello consente comunque di ottenere, ancorché in via preventiva, l’avviso dell’amministrazione sulla futura richiesta di iscrizione, così orientando non solo il privato nella formulazione dell’istanza ma anche l’amministrazione stessa nel successivo esame di questa, e dunque svolgendo una funzione assimilabile al preavviso previsto dall’art. 10-bis l. n. 241/1990.

Il fatto poi che nel diniego di iscrizione impugnato del presente giudizio la Regione abbia mutato avviso rispetto all’interpello iniziale può al più risolversi in una illegittimità della determinazione finale ma non può ricavarsi la medesima conseguenza facendola derivare dalla partecipazione al prodromico procedimento.

3. Il secondo motivo è invece fondato.

Infatti, sulla base dell’incontroverso presupposto che l’associazione Alfa rientra tra quelle che operano <<nelle materie di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali>>, ai sensi dell’art. 1, comma 10, d.p.r. n. 361/2000, deve conseguentemente ritenersi necessario il parere del Ministro. Ciò per la decisiva considerazione che questo apporto consultivo è in ogni caso dovuto per le richieste di riconoscimento della personalità giuridica attraverso l’iscrizione nell’apposito registro tenuto dalle regioni.

4. Depone in questo senso, in primo luogo, la formulazione della citata disposizione normativa, oltre che delle norme regolamentari contenute d.m. beni ed attività culturali del 7 maggio 2002, emanato in attuazione della stessa (“Individuazione dei casi in cui il riconoscimento delle persone giuridiche che operano nelle materie di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali è subordinato a preventivo parere, ai sensi dell'art. 1, comma 10, del decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361”).

L’art. 1 del decreto ministeriale in esame prevede infatti che l’acquisto della personalità giuridica degli enti non riconosciuti operanti nelle materie di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali <<è subordinato al preventivo parere>> di quest’ultimo. Il successivo art. 2 subordina poi il rilascio del parere favorevole a specifici presupposti, tra i quali l’adeguatezza patrimoniale dell’ente rispetto allo scopo (comma 1, lett. b).

Quindi, dall’analisi della prima di tali disposizioni emerge che il parere ministeriale è in ogni caso dovuto.

5. L’assunto è del resto avvalorato anche dalla considerazione di carattere generale che un apporto consultivo normativamente previsto non può essere ritenuto obbligatorio secundum eventum del procedimento, e cioè a seconda che l’autorità di potestà decisionale sia orientata per il rigetto anziché per l’accoglimento. In questo modo, infatti, verrebbe meno la stessa funzione dell’attività consultiva, consistente nell’orientare la potestà decisionale, anche in senso in ipotesi diverso da quello inizialmente prefigurata dall’amministrazione titolare di quest’ultima.

6. L’art. 2 regola invece in modo specifico l’ipotesi in cui il parere sia favorevole, attraverso l’indicazione dei presupposti a ciò necessari. E’ tuttavia pacifico che l’insussistenza anche di uno solo di questi comporta l’emissione di un parere negativo, che comunque deve essere fornito dal Ministero competente.

Al riguardo, è significativo il fatto che ai sensi del citato art. 2, comma 1, lett. b), spetta all’autorità di governo valutare l’adeguatezza patrimoniale dell’ente che domanda il riconoscimento della personalità giuridica. Si tratta in altri termini del medesimo presupposto che nel caso oggetto del presente giudizio ha determinato il diniego regionale poi impugnato, e che in ipotesi avrebbe invece potuto essere diversamente apprezzato in sede consultiva.

Pertanto il diniego in questione è perciò legittimo sotto questo profilo.

7. In contrario non rileva il fatto che nel procedimento da cui scaturisce il provvedimento impugnato nel presente giudizio è stato acquisito il parere della competente direzione generale per i beni culturali e paesaggistici (nota dell’8 giugno 2010), giacché questo è stato acquisito dall’associazione odierna appellante anteriormente all’istanza di riconoscimento ed è stata resa con esclusivo riguardo allo statuto della fondazione.

8. Del tutto non condivisibile è poi quanto la Regione Toscana afferma in memoria conclusionale e cioè che il parere omesso non avrebbe inciso sull’esito del procedimento, perché in questo modo si svilisce un apporto consultivo normativamente previsto e si anticipa nella presente fase contenziosa una valutazione da svolgere in sede procedimentale, nella completezza degli elementi sui quali la determinazione conclusiva deve essere adottata.

9. Fondato è anche il terzo motivo, con cui sono riproposte le censure di ordine sostanziale nei confronti del diniego di iscrizione impugnato.

A questo riguardo, conformemente a quanto deduce l’associazione appellante, deve premettersi che il provvedimento in questione muove da un dato inoppugnabile, consistente nella mancanza di previsioni normative concernenti il caso della trasformazione da associazione non riconosciuta a fondazione, e dalla necessità di verificare l’adeguatezza patrimoniale dell’ente da riconoscere e l’assenza di possibili pregiudizi per i creditori, conseguenti al passaggio da un regime di responsabilità illimitata (art. 38 cod. civ.) ad uno di limitazione conseguente al riconoscimento della personalità giuridica.

Nondimeno, come deduce l’appellante, è illogica la decisione di negare il riconoscimento della personalità giuridica adducendo l’impossibilità dieffettuare tale verifica a causa dell’assenza di una normativa ad hoc.

10. In realtà, in specie dopo le modifiche introdotte al codice civile dalla riforma del diritto societario di cui al d.lgs. n. 6/2003, la trasformazione di enti collettivi è un istituto di carattere generale. Essa è infatti non solo analiticamente disciplinata per i casi di trasformazione da ed in società (artt. 2498 – 2500 novies cod. civ.), ma anche presupposta per gli enti privi di finalità lucrative, ed in particolare per le fondazioni (art. 28).

11. Ai fini del presente giudizio rilevano in particolare le norme sulla trasformazione “progressiva”, vale a dire a quella vicenda modificativa dell’ente collettivo in cui questo passa da un regime di responsabilità illimitata dei relativi appartenenti ad uno di responsabilità limitata.

Norma cardine per questo caso è l’art. 2500 quinquies, rubricato <<Responsabilità dei soci>>, il quale sancisce la regola per cui <<La trasformazione non libera ai soci a responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali sorte prima degli adempimenti previsti dal terzo comma dell’articolo 2500, se non risulta che i creditori sociali hanno dato il loro consenso alla trasformazione>>. A sua volta, la disposizione richiamata ed il precedente comma 2, regolano le forme ed il contenuto degli adempimenti pubblicitari necessari a perfezionare il procedimento di trasformazione.

A queste previsioni va poi aggiunto l’art. 2500 ter, dedicato alla trasformazione di società di persone in società di capitali, e nel quale si dispone che il capitale della società risultante dalla trasformazione <<deve essere determinato sulla base dei valori attuali degli elementi dell’attivo del passivo>>, in base ad una <<relazione di stima>>, redatta a norma delle disposizioni concernenti le società per azioni o a responsabilità limitata, a seconda del tipo sociale prescelto.

Per concludere sul punto, deve sottolinearsi che al fine di evitare pregiudizi per le ragioni dei creditori dell’ente che si trasforma è previsto il rimedio dell’opposizione ex art. 2500 novies.

12. Le norme finora esaminate depongono chiaramente nel senso dell’ammissibilità di una trasformazione da associazione non riconosciuta a fondazione.

Come evidenzia l’appellante, si tratta in questo caso di una trasformazione “omogenea”, che lascia inalterato il fine non lucrativo, ammissibile a fortiori rispetto alle ipotesi di trasformazione eterogenea espressamente previste (art. 2500 septies e octies), ma che determina una modifica del regime di responsabilità per le obbligazioni sociali.

In relazione a quest’ultima evenienza, le sopra accennate esigenze di tutela dei creditori sociali – legittimamente addotte dall’amministrazione a fondamento del diniego - possono comunque essere salvaguardate imponendo all’ente che domanda riconoscimento della personalità giuridica adeguate forme di pubblicità, all’effettuazione delle quali subordinare l’iscrizione nel registro delle imprese.

13. Per quanto concerne il più generale profilo della verifica di adeguatezza patrimoniale rispetto allo scopo statutario, nell’ambito del quale rientraquello poc’anzi visto della tutela dei creditori, l’applicazione analogica delle disposizioni codicistiche sopra esaminate, ed in particolare l’art. 2500 ter, comma 2, legittimano l’autorità amministrativa competente a chiedere, qualora ne ravvisi la necessità, una relazione di stima del patrimonio esistente alla data della trasformazione, tanto più alla luce del fatto che gli enti di cui al libro I del codice civile non sono soggetti all’obbligo di tenuta di scritture contabili valevoli invece per le società.

Tale adempimento documentale è in effetti proprio quello che può consentire, tanto ai creditori sociali quanto all’autorità amministrativa competente, di apprezzare con maggior grado di consapevolezza, rispettivamente, le conseguenze derivanti dalla trasformazione per le loro ragioni di credito, ed eventualmente proporre opposizione ex art. 2500 novies sopra citato, e la proporzione economica tra la funzione dell’ente e la consistenza dei mezzi patrimoniali ad essa sottostante.

14. Ulteriori corollari della tesi qui sostenuta è che il controllo sulla trasformazione e la sua efficacia richiederanno, ai sensi dell’art. 2500, comma 1, la forma l’atto pubblico - nel caso di specie concretamente adottato (si allude alla delibera di trasformazione in data 29 aprile 2010) - e la relativa iscrizione nel registro delle imprese, in virtù dell’art. 2436.

15. In conclusione, l’appello deve essere accolto nei termini sopra esposti e pertanto, in riforma della sentenza del TAR, deve essere accolta l’impugnativa dell’associazione Alfa ed annullato il diniego con essa impugnato.

Le spese del doppio grado di giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi di cui in motivazione e per l’effetto, in riforma della sentenza di primo grado, accoglie il ricorso colà proposto.

Condanna la Regione Toscana a rifondere all’associazione Alfa onlus le spese del doppio grado di giudizio, liquidate complessivamente in € 10.000,00, oltre agli accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 ottobre 2014 con l'intervento dei magistrati:

Alessandro Pajno, Presidente

Francesco Caringella, Consigliere

Carlo Saltelli, Consigliere

Nicola Gaviano, Consigliere

Fabio Franconiero, Consigliere, Estensore

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 23/10/2014

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

  • Like 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi

Crea un account o accedi per lasciare un commento

You need to be a member in order to leave a comment

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora