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Rassegna di giurisprudenza

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* Cassazione, sentenza 7 febbraio 2014, n. 2858, sez. II civile

VENDITA - Consegna di cosa diversa da quella pattuita (aliud pro alio).

In tema di vendita è configurabile la consegna di "aliud pro alio" non solo quando la cosa consegnata è completamente difforme da quella contrattata, appartenendo ad un genere del tutto diverso, ma anche quando è assolutamente priva delle caratteristiche funzionali necessarie a soddisfare i bisogni dell'acquirente, o abbia difetti che la rendano inservibile, ovvero risulti compromessa la destinazione del bene all'uso che abbia costituito elemento determinante per l'offerta di acquisto.

(Nella specie, secondo quanto accertato dalla sentenza impugnata, l'immobile era idoneo ad essere usato per la destinazione (negozio) pattuita, seppure per dimensioni ridotte rispetto alla superfice dell'immobile: il che esclude l'assoluta inidoneità del bene ad essere adibito all'uso per il quale era stato acquistato, essendo nella specie configurabile piuttosto un minore sfruttamento dell'immobile suscettibile eventualmente di azione di risarcimento del danno derivante dalla mancanza delle qualità promesse (art. 1497 cod. civ.), che però soggiace ai termini di prescrizione e di decadenza prescritti dall'art. 1495 cod. civ.; addirittura, a stregua di quanto ancora affermato dal ricorrente, è stato possibile adeguare l'immobile ed ottenere le necessarie licenze per rendere l'immobile utilizzabile per l'intera superficie sfruttabile: gli oneri sostenuti avrebbero potuto assumere rilevanza sempre sotto il profilo risarcitorio di cui si è detto).

CONDOMINIO

* Cassazione, ordinanza 19 febbraio 2014, n. 3908, sez. VI - 2 civile

CONDOMINIO - PARTI COMUNI DELL'EDIFICIO - Presunzione di condominialità – Indagine del giudice del merito – Fattispecie.

Deve ritenersi che per stabilire la ricorrenza o meno della presunzione di cui all'art. 1117 c.c., il giudice del merito debba avere riguardo all'effettivo assetto del complesso immobiliare sussistente all'epoca dell'insorgenza del condominio, fornendo una risposta positiva soltanto nell'ipotesi in cui fosse emersa, sulla base della situazione dei luoghi e delle espresse previsioni dei titoli, una concreta destinazione funzionale degli spazi contesi ad esigenze di utilità collettiva della compagine condominiale.

CONTRATTO

Cassazione, sentenza 16 gennaio 2014, n. 817, sez. II civile

CONTRATTI IN GENERE - REQUISITI (ELEMENTI DEL CONTRATTO) - FORMA - SCRITTA - "AD SUBSTANTIAM" - TRASFERIMENTI IMMOBILIARI - Individuazione dell'oggetto - Criteri ermeneutici ex artt. 1362 e segg. cod. civ. - Utilizzabilità.

In materia di trasferimenti immobiliari, pur se l'oggetto e gli altri elementi essenziali del contratto debbono risultare dalla scrittura, è consentito al giudice del merito utilizzare, nell'interpretazione della volontà delle parti, tutti i criteri stabiliti dagli artt. 1362 e segg. cod. civ. e trarre, quindi, dal comportamento delle parti stesse, anche posteriore alla conclusione del contratto e riferito dai testimoni o risultante da documenti, ogni elemento utile a chiarire la loro effettiva intenzione e ad individuare l'esatta consistenza dell'oggetto trasferito, pur in difetto di una esplicita e formale menzione.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 1350 e 1362

Massime precedenti Conformi: N. 3398 del 1984, N. 3048 del 1992

Massime precedenti Vedi: N. 15921 del 2007

DISMISSIONI

Cassazione, sentenza 16 gennaio 2014, n. 710, sez. II civile

ENTI PUBBLICI - PATRIMONIO - Dismissione del patrimonio degli enti previdenziali pubblici - Conferimento di immobile nel capitale di società - Qualificazione come vendita agli effetti della prelazione del conduttore - Esclusione - Fondamento.

Il conferimento nel capitale di una società, per effetto della sottoscrizione di aumento del capitale, della proprietà di un immobile oggetto di dismissione del patrimonio degli enti previdenziali pubblici, dietro la cessione di una partecipazione azionaria in favore del conferente, non è riconducibile alla fattispecie della vendita, quale tipo contrattuale propriamente legittimante la configurazione del diritto di prelazione a vantaggio del titolare del contratto di locazione del medesimo immobile, in relazione alla chiara previsione dell'art. 3, comma 109, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, come modificato dalla legge 23 dicembre 1999, n. 488.

Riferimenti normativi: Legge 23/12/1996 num. 662 art. 3 com. 109, Legge 23/12/1999 num. 488 art. 2

Massime precedenti Vedi: N. 13560 del 2008, N. 12230 del 2012, N. 14847 del 2013

DIVISIONE

Cassazione, sentenza 10 gennaio 2014, n. 407, sez. II civile

DIVISIONE - DIVISIONE EREDITARIA - OPERAZIONI DIVISIONALI - ASSEGNAZIONE O ATTRIBUZIONE DELLE PORZIONI - Divisione di comunione ereditaria con parità di quote - Richiesta di alcuni condividenti di assegnazione congiunta di una quota pari alla somma delle loro singole quote - Assegnazione con sorteggio - Esclusione - Attribuzione da parte del giudice - Necessità - Fondamento.

Nella divisione di comunione ereditaria con parità di quote, qualora alcuni dei condividenti vogliano mantenere la comunione con riferimento alle quote loro spettanti, ottenendo l'assegnazione congiunta di una quota pari alla somma delle loro singole quote, deve ritenersi sussistere, ai sensi dell'art. 729 cod. civ., un'ipotesi di porzioni diseguali, con conseguente impossibilità di procedere all'assegnazione delle quote mediante sorteggio e necessità, quindi, di disporre l'attribuzione delle stesse da parte del giudice, atteso che l'alterazione dell'originaria uguaglianza delle quote ereditarie, dovuta alla richiesta di alcuni coeredi di attribuzione di una porzione corrispondente ad una quota pari alla somma delle singole quote loro spettanti, determina un inevitabile riflesso sulle modalità di attuazione della divisione e giustifica la mancata adozione del criterio di estrazione a sorte.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 718, art. 726, art. 727 e art. 729

Massime precedenti Conformi: N. 21085 del 2007

Cassazione, sentenza 10 gennaio 2014, n. 406, sez. II civile

DIVISIONE - DIVISIONE EREDITARIA - EFFETTI - DIRITTO DELL'EREDE SULLA PROPRIA QUOTA - Sentenza di divisione - Natura dichiarativa - Condizioni - Limiti - Natura costitutiva dell'assegnazione al condividente di beni eccedenti la quota - Conseguenze in ordine alla decorrenza degli interessi compensativi sul conguaglio.

In tema di comunione ereditaria, il principio della natura dichiarativa della sentenza di divisione opera esclusivamente in riferimento all'effetto distributivo, per cui ciascun condividente è considerato titolare, sin dal momento dell'apertura della successione, dei soli beni concretamente assegnatigli e a condizione che si abbia una distribuzione dei beni comuni tra i condividenti e le porzioni a ciascuno attribuite siano proporzionali alle rispettive quote; esso non opera, invece, e la sentenza produce effetti costitutivi, quando ad un condividente sono assegnati beni in eccedenza rispetto alla sua quota, in quanto rientranti nell'altrui quota. Ne consegue che gli interessi compensativi sul conguaglio decorrono soltanto dal passaggio in giudicato della sentenza costitutiva che fa cessare lo stato di indivisione mediante attribuzione ad un condividente di un bene eccedente la sua quota.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 720 e art. 757

Massime precedenti Vedi: N. 9659 del 2000, N. 6653 del 2003, N. 2483 del 2004

EDILIZIA

Cassazione, sentenza 3 dicembre 2013, n. 51710, sez. III penale

EDILIZIA - COSTRUZIONE EDILIZIA - Lottizzazione abusiva - Confisca - Acquirente in buona fede - Intervento del notaio rogante - Conseguenze.

In tema di confisca di immobile oggetto di lottizzazione abusiva, non può ritenersi automaticamente sussistente la buona fede dell'acquirente per il solo fatto che si sia rivolto per il rogito della compravendita ad un notaio, il cui intervento - sia per la possibilità di incomplete o mendaci dichiarazioni o documentazioni a lui rese o prodotte al fine di non fare emergere l'intento lottizzatorio, sia per l'eventualità di un contributo, doloso o colposo, del pubblico ufficiale alla realizzazione dell'evento illecito - non fa venir meno l'originaria illegalità dell'immobile, né può consentire all'acquirente, in dolo o in colpa, di godere di un bene di provenienza illecita e al costruttore abusivo di conseguire il proprio illecito fine di lucro.

Riferimenti normativi: DPR 06/06/2001 num. 380 art. 30 e art. 44

Massime precedenti Conformi: N. 15981 del 2013

Massime precedenti Vedi: N. 48924 del 2009, N. 31921 del 2012

ESECUZIONE FORZATA

Cassazione, sentenza 11 ottobre 2013, n. 23140, sez. III civile

ESECUZIONE FORZATA - IMMOBILIARE - VENDITA - Frazionamento abusivo di immobile in sede esecutiva - Nullità del decreto di trasferimento - Deducibilità da parte del proprietario esecutato - Limiti e condizioni.

Il frazionamento dell'immobile soggetto ad espropriazione forzata, in contrasto con la disciplina urbanistica, può essere fatto valere dal debitore esecutato soltanto a condizione che della mancanza delle prescritte autorizzazioni non si sia dato atto nel bando di vendita (giacché in tal caso non si applicherebbe l'esonero dalla garanzia per i vizi di cui all'art. 2922, secondo comma, cod. civ.) e che il vizio sia stato fatto valere non oltre la formazione dei lotti, superata la quale il debitore esecutato non ha più titolo per far valere il suddetto vizio, né con le opposizioni esecutive, né con l'azione generale di nullità.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 2922, Legge 28/02/1985 num. 47 art. 40, DPR 06/06/2001 num. 380 art. 46

Massime precedenti Vedi: N. 11018 del 1994, N. 3247 del 1998, N. 2204 del 2013

FALLIMENTO

* Cassazione, sentenza 14 febbraio 2014, n. 3543, sez. I civile

CONCORDATO PREVENTIVO - INDUSTRIA E COMMERCIO (Delitti contro l') - Frode in commercio.

E' estraneo alla qualificazione di 'atto di frode' il comportamento del debitore che, già nel ricorso, aveva indicato gli atti di disposizione del patrimonio, stipulati anteriormente, implicanti la concessione di diritti di godimento a terzi e che, successivamente esaminati dal commissario giudiziale, erano stati suscettibili di depauperare il detto patrimonio.

MISURE DI SICUREZZA

Cassazione, sentenza 4 ottobre 2013, n. 43776, sez. II penale

MISURE DI SICUREZZA - PATRIMONIALI - Confisca a norma dell'art. 12 sexies D.L. 8 giugno 1992 n. 306 - Beni acquistati per donazione - Confisca del bene - Illegittimità.

L'acquisto del bene a titolo gratuito, (nella specie per donazione), rende impossibile la valutazione di sproporzione fra il valore del bene medesimo ed i redditi e le attività economiche dell'acquirente ai fini dell'eventuale confisca del bene a norma dell'art. 12-sexies D.L. n. 306 del 1992, conv. in legge n. 356 del 1992.

Riferimenti normativi: Legge 07/08/1992 num. 356, Cod. Pen. art. 240, Decreto Legge 08/06/1992 num. 306 art. 12 sexies

Massime precedenti Vedi: N. 30131 del 2007, N. 33479 del 2007, N. 29186 del 2013

PEGNO

* Cassazione, sentenza 17 febbraio 2014, n. 3674, sez. I civile

Pegno su titoli – Scrittura costituiva del pegno – Specificazione – Necessità – Non sussiste.

La "dematerializzazione" dei titoli di credito, pur superando la fisicità del titolo, non è incompatibile con il pegno regolare, consentendone forme di consegna e di trasferimento virtuali, attraverso meccanismi alternativi di scritturazione, senza la movimentazione o senza neppure la creazione del supporto cartaceo. Quindi, affinché il credito garantito possa ritenersi sufficientemente indicato, non occorre che esso venga specificato, nella scrittura costitutiva di pegno, in tutti i suoi elementi oggettivi, bastando che la scrittura medesima contenga elementi idonei a consentirne l'identificazione.

(Nel caso di specie la Corte d’Appello è incorsa in violazione e falsa applicazione dell’art. 2787, comma 3, c.c., perché il rapporto dal quale derivava il credito garantito era specificamente individuato, a nulla rilevando l’omessa menzione del rapporto di conto corrente sul quale i risultati dell’apertura di credito erano destinati a confluire).

NOTARIATO

* Cassazione, sentenza 18 febbraio 2014, n. 3802, sez. II civile

PROFESSIONI LIBERALI – NOTARIATO - Consiglio dell’Ordine – Richiesta di acquisizione documentale – Potere ispettivo – Violazione della privacy – Non sussiste – Sanzione disciplinare – Sussiste.

Deve essere applicata la sanzione disciplinare dell’avvertimento al notaio che non adempie la richiesta di acquisizione documentale proveniente dal Consiglio dell’Ordine, non potendo invocare l’incolpato l’inesistenza di un potere ispettivo del Consiglio notarile e la violazione del diritto alla privacy dei clienti nel caso di esercizio del potere di vigilanza sull'attività svolta dai notai che rientra nelle attribuzioni dei Consigli notarili, in quanto collegate alle funzioni pubbliche loro riservate.

Cassazione, sentenza 21 gennaio 2014, n. 1170, sez. II civile

NOTARIATO - DISCIPLINA (SANZIONI DISCIPLINARI) DEI NOTAI - Procedura telematica e autoliquidazione dell'imposta di registro ex art. 3-ter del d.lgs. n. 463 del 1997 - Omesso controllo da parte del notaio circa l'esistenza di adeguata provvista sul proprio conto corrente - Rilevanza disciplinare - Fondamento.

In tema di sanzioni disciplinari a carico dei notai, l'obbligo di pagamento immediato dell'imposta di registro sussiste anche nel caso di utilizzo del procedimento telematico ex art. 3-ter del d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 463, tanto più che il notaio riceve dal cliente la somma occorrente a tal fine, sicché l'omesso controllo da parte del professionista circa l'esistenza di adeguata provvista sul proprio conto corrente mina il rapporto fiduciario con l'Amministrazione finanziaria ed integra l'illecito di cui all'art. 147, lett. a), della legge 16 febbraio 1913, n. 89.

Riferimenti normativi: Legge 16/02/1913 num. 89 art. 147, Decreto Legisl. 18/12/1997 num. 463 art. 3 ter

Massime precedenti Vedi: N. 18493 del 2010, N. 21203 del 2011

RAPPRESENTANZA

* Cassazione, sentenza 14 febbraio 2014, n. 3433, sez. III civile

MANDATO E RAPPRESENTANZA.

In tema di responsabilità diretta rispetto alle obbligazioni assunte dal nuncius, si ritiene che tale soggetto non abbia alcun ruolo in quanto, limitandosi a trasferire la volontà da un soggetto ad un altro, svolge una funzione meramente strumentale e fedelmente riproduttiva della volontà altrui, non rivestendo alcun autonomo ruolo gestorio.

SERVITÙ

* Cassazione, sentenza 6 febbraio 2014, n. 2723, sez. II civile

SERVITÙ - Passaggio coattivo.

In tema di servitù di passaggio, comprime il diritto dominicale del proprietario del fondo servente l'apposizione di una sbarra senza consegna delle chiavi di apertura, posizionata all'ingresso dell'area su cui insiste una servitù di passaggio, nella misura in cui la stessa determina l'impossibilità per il proprietario di accedere alla zona di sua proprietà e di esercitarne le facoltà, pur nel rispetto della servitù.

SOCIETÀ

Cassazione, sentenza 20 novembre 2013, n. 2723, sez. I civile

SOCIETÀ - FUSIONE - Scissione c.d. negativa di società - Invalidità - Fondamento - Intervenuta iscrizione nel registro delle imprese della deliberazione di scissione - Mancanza di opposizioni dei creditori - Effetto sanante - Conseguenze in tema di valutazione dello stato di insolvenza e di imputazione delle obbligazioni.

FALLIMENTO ED ALTRE PROCEDURE CONCORSUALI - FALLIMENTO - APERTURA (DICHIARAZIONE) DI FALLIMENTO - STATO D'INSOLVENZA.

Nel caso di scissione di società, qualora il valore reale del patrimonio attribuito alla società neo-costituita sia negativo, si realizza un'ipotesi di scissione c.d. negativa, da ritenersi non consentita, in quanto non potrebbe sussistere alcun valore di cambio e, conseguentemente, non potrebbe aversi una distribuzione di azioni, fermo restando che, l'invalidità della scissione non può essere pronunciata dopo il decorso, senza opposizione da parte dei creditori, del termine di sessanta giorni dall'iscrizione nel registro delle imprese della deliberazione di scissione e dopo l'iscrizione dell'ultimo atto della scissione nel registro delle imprese. Ne consegue che, in tale evenienza, si producono gli effetti previsti dall'art. 2506 quater, terzo comma, cod. civ. e, pertanto, l'insolvenza della società scissa e della società beneficiaria deve essere valutata separatamente, avuto riguardo agli elementi attivi e passivi del patrimonio di ciascuna società e tenendo presenti i limiti di responsabilità in relazione rispettivamente alle obbligazioni transitate nel patrimonio della società beneficiaria e alle obbligazioni rimaste nel patrimonio della società scissa.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 2503, art. 2504, art. 2506, art. 2506 ter, art. 2506 quater com. 1 e art. 2506 quater com. 3, Legge Falliment. art. 5

Massime precedenti Vedi: N. 28242 del 2005, N. 8864 del 2012

SOCIETÀ DI PERSONE

Cassazione, ordinanza 3 gennaio 2014, n. 49, sez. VI – 5 civile

SOCIETÀ - DI PERSONE FISICHE - SOCIETÀ IN NOME COLLETTIVO - RAPPORTI CON I TERZI - RESPONSABILITÀ DEI SOCI - ESCUSSIONE PREVENTIVA DEL PATRIMONIO SOCIALE - Beneficio limitato alla fase esecutiva - Emissione di cartella di pagamento - Ammissibilità - Fondamento - Natura di atto non esecutivo.

In tema di società in nome collettivo, il beneficio d'escussione disciplinato dall'art. 2304 cod. civ. ha efficacia limitatamente alla fase esecutiva, consentendo al creditore di procedere coattivamente a carico del socio a condizione di aver infruttuosamente agito sui beni sociali, sicché non osta all'emissione e alla notifica al socio stesso, quale coobbligato solidale nella società, di una cartella di pagamento, configurandosi quest'ultima non come atto esecutivo, ma conclusivo di un "iter" strumentale alla formazione del titolo esecutivo e all'esercizio dell'azione forzata.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 2304, DPR 29/09/1973 num. 602 art. 25

Massime precedenti Vedi: N. 15713 del 2004, N. 1040 del 2009

SOCIETÀ IN ACCOMANDITA SEMPLICE

* Cassazione, sentenza 19 febbraio 2014, n. 3900, sez. I civile

Società in accomandita semplice – Poteri dell’amministratore – Concessioni di fideiussioni e ipoteche – Sussiste.

Tra i poteri dell’amministratore di una società di persone rientra anche la concessione di fideiussioni per i debiti di una società i cui scopi non siano connessi con quelli della società concedente. Nei compiti dell’organo gestionale di una società di persone, ai sensi degli articoli 2266, 2298 e 2318 c.c., sono naturalmente compresi non solo gli atti di ordinaria amministrazione, o gli atti conservativi, ma anche quelli dispositivi, se configurano strumenti per la realizzazione degli scopi perseguiti dalla società e siano di conseguenza riconducibili all’oggetto sociale.

SUCCESSIONI

Cassazione, sentenza 14 gennaio 2014, n. 640, sez. II civile

SUCCESSIONI "MORTIS CAUSA" - DISPOSIZIONI GENERALI - PETIZIONE DI EREDITÀ - EFFETTI - PER IL POSSESSORE DEI BENI EREDITARI (EREDE APPARENTE) - Rinvio alle disposizioni sul possesso ex art. 535, primo comma, cod. civ. - Ambito - Divisione ereditaria - Esclusione.

L'art. 535, primo comma, cod. civ., che rinvia alle disposizioni sul possesso in ordine a restituzione dei frutti, spese, miglioramenti e addizioni, si riferisce al possessore di beni ereditari convenuto in petizione di eredità ex art. 533 cod. civ., mentre è estraneo allo scioglimento della comunione ereditaria; esso non si applica, quindi, al condividente che, avendo goduto il bene comune in via esclusiva senza titolo giustificativo, è tenuto alla corresponsione dei frutti civili agli altri condividenti, quale ristoro della privazione del godimento "pro quota".

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 533, art. 535, art. 713 e art. 1148

Massime precedenti Vedi: N. 7881 del 2011, N. 14917 del 2012

Cassazione, sentenza 8 gennaio 2014, n. 150, sez. II civile

SUCCESSIONI "MORTIS CAUSA" - SUCCESSIONE TESTAMENTARIA - TESTAMENTO IN GENERE - Disposizioni di ultima volontà - Configurabilità - Estremi - Fattispecie.

Perché un atto costituisca manifestazione di ultima volontà, riconducibile ai negozi "mortis causa", non è necessario che il dichiarante faccia espresso riferimento alla sua morte ed all'intento di disporre dei suoi beni dopo la sua scomparsa, essendo sufficiente che lo scritto sia espressione di una volontà definitiva dell'autore, compiutamente e incondizionatamente manifestata allo scopo di disporre attualmente dei suoi beni, in tutto o in parte, per il tempo successivo alla propria morte.

(Nella specie, in applicazione del principio, la S.C. ha respinto il ricorso avverso la decisione di merito che aveva qualificato come testamento olografo un biglietto autografo del "de cuius" recante la clausola "nessuno faccia osservazione a questo biglietto essendo scritto di sua propria mano").

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 587, art. 602, art. 1362 e art. 1363

Massime precedenti Conformi: N. 8668 del 1990

TRIBUTI

Cassazione, sentenza 8 novembre 2013, n. 25153, sez. V civile

TRIBUTI ERARIALI INDIRETTI (RIFORMA TRIBUTARIA DEL 1972) - IMPOSTA DI REGISTRO - DETERMINAZIONE DELLA BASE IMPONIBILE - VALORE VENALE - DETERMINAZIONE - AVVISO DI ACCERTAMENTO - MOTIVAZIONE - Imposta di registro - Avviso di rettifica e liquidazione - Obbligo di motivazione - Limiti - Onere della prova - Inclusione nell'atto di informazioni essenziali - Sufficienza - Fattispecie.

In tema di accertamento tributario, la motivazione di un avviso di rettifica e di liquidazione ha la funzione di delimitare l'ambito delle ragioni adducibili dall'Ufficio nell'eventuale successiva fase contenziosa, consentendo al contribuente l'esercizio del diritto di difesa. Ne consegue che, fermo restando l'onere della prova gravante sulla Amministrazione, è sufficiente che la motivazione contenga l'enunciazione dei criteri astratti, in base ai quali è stato determinato il maggior valore, (nella specie, relativo all'imposta di registro sulla cessione di azienda), senza necessità di esplicitare gli elementi di fatto utilizzati per l'applicazione di essi, in quanto il contribuente, conosciuto il criterio di valutazione adottato, è già in condizione di contestare e documentare l'infondatezza della pretesa erariale, senza poter invocare la violazione, ai sensi dell'art. 52, comma 2-bis, del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, del dovere di allegazione delle informazioni date dal cedente (l'azienda) ove il contenuto essenziale degli atti sia stato riprodotto sull'avviso di accertamento.

* Cassazione, sentenza 22 gennaio 2014, n. 1259, sez. V civile

Imposta di registro – Richiesta di più agevolazioni – Applicazione – Successiva revoca - Conseguenze – Applicabilità di una diversa agevolazione – Non sussiste.

Ove con la liquidazione dell'imposta principale di registro venga disconosciuto un determinato beneficio, senza che il contribuente abbia proposto ricorso per farne valere uno diverso, non è poi possibile in seguito applicare una diversa agevolazione (pur se richiesta in via subordinata nell’atto) poiché l'Ufficio non può liquidare una ulteriore imposta principale. Tale principio trova applicazione sia ove il diritto si decada dal beneficio invocato sia nella differente fattispecie in cui l’agevolazione sia revocata per assenza ab origine dei requisiti e comporta l'applicazione di una imposta complementare. Difatti, laddove la mancanza dei requisiti ex lege prescritti per ottenere la prima agevolazione (nel caso di specie di cui all'art. 9 d.p.r. 601/1973) non era ravvisabile dall'atto, non può essere invocarsi un errore dell’ufficio, talché si determina la liquidazione dell'imposta complementare.

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COMPRAVENDITA

* Cassazione, sentenza 24 febbraio 2014, n. 4368, sez. II civile

PROCEDIMENTO CIVILE - Successione nel processo e successione a titolo particolare nel diritto controverso.

Nell'estendere l'efficacia soggettiva del giudicato prevista dall'art. 2909 c.c. nel caso di successione nel diritto posteriore alla formazione della cosa giudicata, la norma ha la finalità di consentire nel corso del processo l'alienazione della res litigiosa, impedendo che tale evento influisca sulla regolarità del contraddittorio e, quindi, sulla regolare prosecuzione del giudizio. Pertanto, la sentenza ha efficacia anche nei confronti dei terzi che abbiano acquistato un diritto derivato o anche dipendente da quello oggetto della domanda, pur se siano rimasti estranei al giudizio - salvo quanto è previsto per i diritti suscettibili di essere trascritti e per il relativo regime di pubblicità (c.p.c., art.111, comma 4) - non potendo considerarsi titolari di un diritto autonomo ed incompatibile: in quest'ultimo caso soltanto, la sentenza non può pregiudicare i terzi che, essendo rimasti estranei al giudizio, sono legittimati all'opposizione di terzo ex art. 404 c.p.c.

Ai sensi dell'art. 111 c.p.c., il trasferimento a titolo particolare nel diritto controverso da luogo a una sostituzione processuale del dante causa, tanto che la sentenza spiega piena efficacia nei confronti dell'avente causa sostituito, pur se sia pronunziata senza la sua partecipazione al giudizio: con il trasferimento a titolo particolare operato in corso di causa viene a scindersi la titolarità del diritto controverso dalla titolarità dell'azione processuale (dal lato attivo o dal lato passivo); anche se soggetto titolare del rapporto dedotto in giudizio è il successore a titolo particolare, il giudizio prosegue fra le parti originarie e la sentenza, emessa nei confronti del dante causa, produce effetti nei confronti dell'avente causa, il quale peraltro può intervenire in giudizio ed è legittimato a impugnare la decisione.

CONDOMINIO

* Cassazione, sentenza 25 febbraio 2014, n. 4499, sez. II civile

CONDOMINIO - CONDOMINIO E COMUNIONE. DIFFERENZE - Ascensore – Legittimità.

Il singolo condomino può fare i lavori per prolungare di un piano il vano ascensore già esistente visto che l'utilizzo non pregiudica il pari uso e non provoca un pregiudizio concreto: non c'è un'appropriazione di una parte comune per fini personali né l'alterazione della destinazione del bene.

* Cassazione, ordinanza 10 febbraio 2014, n. 2878, sez. VI - 2 civile

COMUNIONE E CONDOMINIO - Condominio negli edifici - Spese, manutenzione e riparazioni.

Per la validità della delibera di approvazione del bilancio preventivo non è necessaria la presentazione di una contabilità redatta con le forme rigorose di un bilancio, né che le quote di riparto della spesa debbano essere trascritte nel verbale.

CONTRATTI AGRARI

Cassazione, sentenza 12 novembre 2013, n. 25419, sez. III civile

I) CONTRATTI AGRARI - DIRITTO DI PRELAZIONE E DI RISCATTO - PRELAZIONE - Diritto di prelazione agraria - Nascita - "Denuntatio" del proprietario del fondo al coltivatore e al confinante - Forma verbale - Idoneità - Esclusione - Forma scritta - Necessità - Fondamento.

In materia di contratti agrari, la comunicazione (c.d. "notifica") al coltivatore o al confinante della proposta di alienazione del fondo, ai fini della prelazione di cui all'art. 8 della legge 26 maggio 1965, n. 590, e all'art. 7 della legge 14 agosto 19971, n. 817, da parte del proprietario venditore deve rivestire la forma scritta "ad substantiam", non essendo, perciò, idonea allo scopo l'effettuazione della stessa in qualsiasi modo, anche verbale.

Riferimenti normativi: Legge 26/05/1965 num. 590 art. 8, Legge 14/08/1971 num. 871 art. 7, Cod. Civ. art. 1350

Massime precedenti Vedi: N. 15709 del 2013

II) CONTRATTI AGRARI - DIRITTO DI PRELAZIONE E DI RISCATTO - PRELAZIONE - Trasferimento della proprietà dell'immobile - Perfezionamento - Accettazione della proposta di alienazione contenuta nella "denuntatio" - Sufficienza - Pagamento differito del prezzo - Ininfluenza - Ragioni.

In materia di contratti agrari, ai fini del perfezionamento del contratto di trasferimento della proprietà dell'immobile rustico al titolare del diritto di prelazione di cui all'art. 8, secondo comma, della legge 26 maggio 1965, n. 590, è sufficiente l'accettazione della proposta di alienazione contenuta nella "denuntatio", costituendo il pagamento differito del prezzo solo una "condicio iuris" per il trasferimento di proprietà.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 1326, art. 1329 e art. 1350, Legge 26/05/1965 num. 590 art. 8, Legge 14/08/1971 num. 871 art. 7

Massime precedenti Vedi: N. 3672 del 2006

CONTRATTO

* Cassazione, sentenza 20 febbraio 2014, n. 4065, sez. III civile

OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Vizi e mancanza del consenso – Dolo.

Il dolo del contraente è sempre causa di annullamento del contratto in relazione ad ogni tipo di errore determinante del consenso e quindi anche quando induca l'altra parte in errore sul valore dell'oggetto del negozio.

Cassazione, sentenza 19 novembre 2013, n. 28456, sez. III civile

CONTRATTI IN GENERE - INVALIDITÀ - NULLITÀ DEL CONTRATTO - Nullità ex art. 40 della legge n. 47 del 1985 - Ambito di applicazione - Preliminare di vendita di immobile irregolare dal punto di vista urbanistico - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Diritto del mediatore alla provvigione - Sussistenza.

La sanzione della nullità prevista dall'art. 40 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 con riferimento a vicende negoziali relative ad immobili privi della necessaria concessione edificatoria trova applicazione nei soli contratti con effetti traslativi e non anche con riguardo ai contratti con efficacia obbligatoria, quale il preliminare di vendita. Ne consegue che in queste ipotesi rimane esclusa la sanzione di nullità per il successivo contratto definitivo di vendita, ovvero si può far luogo alla pronunzia di sentenza ex art. 2932 cod. civ., e che, anche nel caso in cui il preliminare abbia ad oggetto un immobile privo della concessione edificatoria, spetta egualmente al mediatore il diritto alla provvigione, essendosi costituito tra le parti un valido vincolo giuridico.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 1351, art. 1418 com. 1, art. 1754, art. 1755 e art. 2932, Legge 28/02/1985 num. 47 art. 40

Massime precedenti Conformi: N. 13260 del 2009, N. 15734 del 2011

Massime precedenti Difformi: N. 23591 del 2013

DIVISIONE

Cassazione, sentenza 7 novembre 2013, n. 25052, sez. III civile

DIVISIONE - DIVISIONE EREDITARIA - OPERAZIONI DIVISIONALI - RETRATTO SUCCESSORIO - ESERCIZIO DEL DIRITTO DI PRELAZIONE - Vendita di fondo rustico facente parte di comunione ereditaria - Diritto di prelazione del coerede - Prevalenza sull'omologo diritto del coltivatore diretto, mezzadro, colono o compartecipante - Condizioni e presupposti.

Il diritto di prelazione in favore del coerede, disciplinato dall'art. 732 cod. civ., prevale alla stregua di quanto sancito dall'art. 8, ultimo comma, della legge 26 maggio 1965, n. 590, sull'analogo diritto del coltivatore diretto del fondo (sia questi mezzadro, colono o compartecipante), quando anche il coerede sia coltivatore diretto e sia trasferita, a titolo oneroso, la quota di proprietà di un fondo facente parte di una comunione ereditaria indivisa.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 732, Legge 26/05/1965 num. 590 art. 8

Massime precedenti Conformi: N. 1870 del 2006

EDILIZIA

* Cassazione, sentenza 26 febbraio 2014, n. 9268, sez. III penale

EDILIZIA E URBANISTICA - Concessione edilizia e licenza di abitabilità (ora permesso di costruire).

Ogni trasformazione permanente del territorio necessita di titolo abilitativo e ciò anche ove si tratti di strutture mobili allorché esse non abbiano carattere precario. Ai sensi dell'art. 3, comma 1, lett.e.5) d.P.R. n. 380/01 le roulotte e le case mobili rientrano tra i manufatti leggeri, prefabbricati, per la cui installazione è necessario il preventivo ottenimento del permesso di costruire se utilizzati come abitazioni, e non dirette a soddisfare esigenze meramente temporanee.

Cassazione, sentenza 4 dicembre 2013, n. 48472, sez. VI penale

EDILIZIA - Lottizzazione abusiva negoziale - Frazionamento - Nozione - Necessità di operazioni catastali - Esclusione - Ragioni.

Ai fini della integrazione del reato di lottizzazione abusiva negoziale, il frazionamento di un terreno non deve necessariamente avvenire mediante apposita operazione catastale che preceda le vendite o gli atti di disposizione, ma può realizzarsi con ogni altra forma di suddivisione fattuale dello stesso; l'espressione in questione, infatti, da intendersi in modo atecnico, si riferisce a qualsiasi attività giuridica che abbia per effetto la suddivisione in lotti di un'area di più ampia estensione, comunque predisposta od attuata, attribuendone la disponibilità a terzi al fine di realizzare una non consentita trasformazione urbanistica od edilizia del territorio.

Riferimenti normativi: DPR 06/06/2001 num. 380 art. 30 e art. 44

Massime precedenti Conformi: N. 6080 del 2008

Massime precedenti Vedi: N. 27739 del 2008, N. 37383 del 2013

ESECUZIONE FORZATA

Cassazione, sentenza 18 novembre 2013, n. 25865, sez. III civile

ESECUZIONE FORZATA - CONSEGNA O RILASCIO (ESECUZIONE PER) - Comunione legale - Creditori particolari pignoranti o intervenuti nel processo esecutivo relativo a bene escluso dalla comunione legale - Tutela di cui all'art. 2915, comma secondo, cod. civ. - Sussistenza - Conseguenze - Sentenza di accertamento - Pregiudizio dei diritti dei creditori - Esclusione - Condizioni.

I creditori particolari di uno dei coniugi che siano pignoranti o intervenuti nel processo esecutivo avente ad oggetto un bene formalmente intestato soltanto al coniuge esecutato, ed escluso dalla comunione legale, godono della tutela di cui all'art. 2915, secondo comma, cod. civ., anche rispetto alla domanda di accertamento della comunione legale avanzata dal coniuge non acquirente. Pertanto l'eventuale sentenza di accoglimento di tale domanda non può pregiudicare i loro diritti, quando il pignoramento del bene che ne forma oggetto sia stato trascritto prima della trascrizione della domanda di accertamento della comunione legale.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 2915

Massime precedenti Vedi: N. 718 del 1999

FALLIMENTO

Cassazione, sentenza 20 novembre 2013, n. 26041, sez. I civile

FALLIMENTO ED ALTRE PROCEDURE CONCORSUALI - FALLIMENTO - EFFETTI - SUGLI ATTI PREGIUDIZIEVOLI AI CREDITORI - AZIONE REVOCATORIA FALLIMENTARE - ATTI A TITOLO ONEROSO, PAGAMENTI E GARANZIE - Azione revocatoria fallimentare - Sopravvenuta transazione fra il fallimento ed il terzo subacquirente risolutivamente condizionato al rigetto della domanda verso l'acquirente - Effetti - Improcedibilità dell'azione - Esclusione.

La domanda di revocatoria fallimentare ha ad oggetto non il bene in sé, ma la reintegrazione della generica garanzia patrimoniale dei creditori mediante la sua assoggettabilità ad esecuzione e, quindi, la liquidazione di un bene che, rispetto all'interesse dei creditori, viene in considerazione soltanto per il suo valore. Ne consegue che, nel caso in cui colui che ha acquistato dal soggetto poi fallito abbia rivenduto a terzi ed il curatore abbia raggiunto con questi un accordo transattivo risolutivamente condizionato al rigetto della domanda nei confronti dell'acquirente, l'azione revocatoria promossa nei confronti di quest'ultimo non diviene improcedibile per impossibilità di conseguire il risultato utile dell'azione (cioè, l'inefficacia del successivo atto di vendita), restando inalterati il "petitum" (del quale eventualmente può ridursi soltanto il "quantum") e la "causa petendi", atteso che la declaratoria di inefficacia del primo atto rappresenta il presupposto per il consolidamento degli effetti della transazione che ha consentito al fallimento di acquisire, in tutto o in parte, il controvalore del bene.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 1353, art. 1965 e art. 2740, Legge Falliment. art. 35 e art. 67

Massime precedenti Vedi: N. 24051 del 2006, N. 14098 del 2009, N. 18369 del 2010

Cassazione, sentenza 15 novembre 2013, n. 25763, sez. III civile

FALLIMENTO ED ALTRE PROCEDURE CONCORSUALI - FALLIMENTO - EFFETTI - PER IL FALLITO - ALIMENTI - Non distraibilità dell'abitazione del fallito ex art. 47, secondo comma, legge fall. - Applicabilità in caso di precedente vendita dell'immobile - Esclusione - Fondamento.

L'art. 47, secondo comma, legge fall. (nella specie, applicabile "ratione temporis"), secondo il quale la casa di proprietà del fallito, nei limiti in cui è necessaria a soddisfare le esigenze abitative di questi e della sua famiglia, non può essere distratta dal suo uso prima della fase terminale del procedimento fallimentare, non è invocabile nell'ipotesi in cui il terzo, proprietario dell'immobile abitato dal fallito, ne chieda il rilascio, in quanto il diritto del fallito di conservare il godimento dell'alloggio non ha rilevanza esterna, ma vale soltanto nell'ambito del fallimento e si fonda sul presupposto che la dimora del fallito risulti ancora acquisita alla massa attiva.

Riferimenti normativi: Legge Falliment. art. 47 com. 2

Massime precedenti Vedi: N. 19029 del 2013

MEDIAZIONE/CONCILIAZIONE

* Cassazione, sentenza 27 febbraio 2014, n. 4564, sez. III civile

PROCEDIMENTO CIVILE – Conciliazione – Verbale – Atto negoziale.

Il verbale di conciliazione giudiziale tra le parti non può avere gli effetti esecutivi di una sentenza passata in giudicato, ma solo quelli di un titolo contrattuale esecutivo ai sensi dell'art. 474, n. 3, c.p.c.; e così, visto che la conciliazione è frutto dell'incontro della volontà delle parti, il relativo verbale, ancorché redatto con l'intervento del giudice a definizione di una controversia pendente, è ad ogni effetto un atto negoziale.

NOTARIATO

* Cassazione, sentenza 25 febbraio 2014, n. 4485, sez. II civile

PROFESSIONI LIBERALI – NOTARIATO - Procedimento disciplinare – Fattispecie.

Non sussiste l’illecito disciplinare e deve dunque essere annullata la sanzione disciplinare a carico del notaio sul rilievo che in numerosi atti di pubblicazione di testamento olografo e di attivazione di testamenti pubblici sono state inserite clausole di esonero dall’obbligo di trascrivere i relativi acquisti immobiliari mortis causa, dovendosi osservare che sono soltanto i legati immobiliari a dover essere trascritti, non richiedendosi per l’acquisto del diritto l’accettazione del legatario, e non anche le istituzioni di erede ex re certa. Infatti, ove pure vi fosse (stato) un atteggiamento negligente, il limitarsi a farsi corrispondere onorari e spese per le prestazioni effettivamente erogate non può essere ragionevolmente inteso come indice sicuramente rivelatore di un intento di slealtà e di concorrenza indebita nei confronti della classe notarile nel suo insieme, perché ciò significherebbe attribuire una polarizzazione soggettiva della condotta professionale che non è necessariamente implicata dalla semplice trascuratezza.

Cassazione, sentenza 29 novembre 2013, n. 26848, sez. II civile

NOTARIATO - RESPONSABILITÀ PROFESSIONALE - Esercizio delle funzioni notarili - Divieto di rogare atti idonei a soddisfare interessi propri o dei soggetti indicati dall’art. 28, n. 3, della legge n. 89 del 1913 - Portata - Valutazione da effettuarsi "ex ante" - Necessità - Fattispecie.

Il divieto previsto dall'art. 28, n. 3, della legge 16 febbraio 1913, n. 89, che interdice al notaio di rogare atti che contengano disposizioni che interessino lui stesso, la moglie o alcuno dei suoi parenti o affini, in linea retta o in linea collaterale fino al terzo grado, o persone di cui sia procuratore, è posto a presidio della terzietà del notaio stesso, garantendo la tutela anticipata dell'imparzialità e della trasparenza della sua attività, sicché la valutazione dell'esistenza di un interesse personale del rogante, o degli altri soggetti che sono indicati nella norma, va effettuata "ex ante", in termini di mera potenzialità o pericolosità, senza che rilevi se le parti non abbiano in concreto ricevuto un danno dall'atto rogato.

(In applicazione dell'enunciato principio, è stata ritenuta la nullità di un atto di compravendita con costituzione da parte del venditore di servitù di passaggio sul fondo alienato in favore di fondo di proprietà del notaio rogante).

Riferimenti normativi: Legge 16/02/1913 num. 89 art. 28 n. 3 e art. 58, Cod. Civ. art. 1419, Cod. Civ. Abrog. art. 634

Massime precedenti Conformi: N. 7028 del 2001

PERTINENZE

* Cassazione, sentenza 10 febbraio 2014, n. 2916, sez. II civile

PERTINENZE – Magazzino – Servizio esclusivo di fondo commerciale.

Nel caso di originario unico proprietario di un complesso fondo immobiliare, costituito da un fondo commerciale e da un magazzino a mero deposito, il quale abbia destinato durevolmente e continuativamente un piccolo vano adibito a locale WC a servizio esclusivo del fondo commerciale stesso, tale piccolo vano WC costituisce pertinenza di esso fondo ai sensi dell'art. 817 c.c., soggetta al regime di cui all'art. 818 c.c, anche a seguito di successiva attribuzione dei due fondi a due diversi proprietari.

Cassazione, sentenza 5 dicembre 2013, n. 27302, sez. II civile

BENI - PERTINENZE - COSTITUZIONE DEL VINCOLO - TRA IMMOBILE E IMMOBILE - Bene accessorio in proprietà comune - Vincolo pertinenziale a favore di singoli beni principali in proprietà esclusiva - Ammissibilità - Fondamento - Fattispecie in tema di area adibita a giardino condominiale.

È ammissibile la costituzione di una pertinenza in comunione, al servizio di più immobili appartenenti in proprietà esclusiva ai condomini della pertinenza stessa, in quanto l'asservimento reciproco del bene accessorio comune consente di ritenere implicitamente sussistente la volontà dei comproprietari di vincolare lo stesso in favore delle rispettive proprietà esclusive.

(In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, la quale aveva ritenuto valida la determinazione con cui i proprietari di singole unità immobiliari, facenti parte di un medesimo edificio, avevano destinato, sia pure solo "per facta concludentia", l'area circostante a giardino pertinenziale delle rispettive proprietà individuali).

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 817 e art. 1117

Massime precedenti Conformi: N. 14528 del 2000

SIMULAZIONE

* Cassazione, ordinanza 19 febbraio 2014, n. 3914, sez. VI - 2 civile

SIMULAZIONE - Assoluta e relativa.

Sotto il profilo della simulazione relativa negoziale è irrilevante il fatto che una donazione non sia stata spontanea ma frutto di una esecuzione e adempimento di un'obbligazione precedentemente assunta, come tale escludente lo spirito di liberalità.

SOCIETÀ COOPERATIVE (COOPERATIVA EDILIZIA)

Cassazione, sentenza 31 dicembre 2013, n. 28808, sez. I civile

SOCIETÀ - DI CAPITALI - SOCIETÀ COOPERATIVE - Cooperativa edilizia - Assegnazione dell'alloggio al socio - Difetti del fabbricato ed inerzia degli amministratori nel farli valere - Responsabilità della cooperativa nei confronti del socio - Fondamento.

Qualora il fabbricato realizzato da una società cooperativa edilizia presenti difetti e manchevolezze, per fatti ascrivibili all'appaltatore delle relative opere, nonché agli amministratori della società, per la loro inerzia nel non pretendere l'esatta esecuzione del contratto, il socio assegnatario, in quanto titolare di un diritto personale di godimento su porzione del suddetto fabbricato, può domandare, nei confronti della società, in base al rapporto organico, il ristoro del danno che il comportamento doloso o colposo degli amministratori medesimi abbia direttamente provocato nel suo patrimonio con la lesione di quel diritto di godimento.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 2043 e art. 2519

Massime precedenti Conformi: N. 6469 del 1983

SUCCESSIONI

Cassazione, sentenza 7 novembre 2013, n. 25052, sez. III civile

SUCCESSIONI "MORTIS CAUSA" - SUCCESSIONE TESTAMENTARIA - TESTAMENTO IN GENERE - ONERE (O MODO) - ADEMPIMENTO - MANCATO - Prelazione attribuita con un onere modale - Efficacia obbligatoria e non reale - Violazione - Rimedi esperibili.

Il diritto di prelazione attribuito attraverso l'apposizione, in un testamento, di un onere modale non ha efficacia reale, e la sua violazione non comporta un diritto al riscatto ma solo (nell'ipotesi di inadempimento del "modus"), ma consente soltanto i rimedi di cui all'art. 648 cod. civ. ed il risarcimento del danno.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 647, art. 648 e art. 732

Massime precedenti Conformi: N. 802 del 1986

TRIBUTI

*Cassazione, sentenza del 19 febbraio 2014, n. 3931, sez. V civile

Agevolazione “prima casa” – separazione – comunione ordinaria tra coniugi – equiparazione a contitolarità tra soggetti estranei – sussiste.

Deve affermarsi il principio secondo cui, al verificarsi della separazione legale, la comunione ordinaria tra coniugi di un diritto reale su un immobile, ancorchè originariamente acquistato in regime di comunione legale, deve essere equiparata alla contitolarità indivisa dei diritti sui beni tra soggetti tra loro estranei, che è compatibile con le agevolazioni prima casa: la facoltà di usare il bene comune, che non impedisca a ciascuno degli altri comunisti "di farne parimenti uso" ex art. 1102 c.c., non consente, infatti, di destinare la casa comune ad abitazione di uno solo dei comproprietari, per cui la titolarità di una quota è simile a quella di un immobile inidoneo a soddisfare le esigenze abitative (cfr. Cass. n. 9647 del 1999; n. 10984 del 2007). A tanto, va aggiunto che l'eventuale assegnazione del bene da parte del giudice della separazione o i patti in tal senso contenuti nella separazione consensuale omologata non hanno effetto ostativo, tenuto conto che, nell'enunciare il diritto di proprietà, usufrutto, uso ed abitazione, la norma agevolativa è inequivoca nell'indicare che il titolo della disponibilità di un immobile, che preclude l'accesso al beneficio, deve avere carattere reale, e deve essere riferito, appunto, al contenuto del corrispondente diritto.

Resta fermo che l'eventuale utilizzo strumentale dell'istituto della separazione, a fini elusivi potrà essere allegato e provato da parte dell'Ufficio, in armonia col divieto generale di abuso del diritto che, trovando il suo fondamento nell'art. 53 Cost., si applica ad ogni pratica volta ad ottenere benefici fiscali contrastanti con la ratio delle norme che introducono i tributi (nel caso di specie, prima della separazione, era intervenuto il mutamento convenzionale del regime patrimoniale di comunione legale).

* Cassazione, ordinanza 18 febbraio 2014, n. 3753, sez. VI civile

Agevolazione “prima casa” – separazione - attribuzione della proprietà della casa coniugale – decadenza – non sussiste.

L’attribuzione al coniuge della proprietà della casa coniugale in adempimento di una condizione inserita nell’atto di separazione consensuale, non costituisce una forma di alienazione dell’immobile rilevante ai fini della decadenza dei benefici “prima casa”, bensì una forma di utilizzazione dello stesso ai fini della migliore sistemazione dei rapporti fra i coniugi, sia pure al venir meno della loro convivenza (e proprio in vista della cessazione della convivenza stessa). Ciò anche in base alle osservazioni formulate dalla stessa Agenzia delle Entrate nella sua circolare 27/E del 21 giugno 2014.

URBANISTICA

Cassazione, sentenza 10 gennaio 2014, n. 364, sez. I civile

URBANISTICA - MODI DI ATTUAZIONE DELLA DISCIPLINA URBANISTICA - PIANI REGOLATORI COMUNALI - ATTUAZIONE DEI PIANI REGOLATORI - LOTTIZZAZIONE DI AREE FABBRICABILI - Convenzioni urbanistiche "ex lege" n. 765 del 1967 - Natura contrattuale - Conseguenze - Risoluzione per inadempimento della P.A. - Risarcimento del danno - Criteri di liquidazione.

Le convenzioni urbanistiche stipulate ai sensi della legge 6 agosto 1967, n. 765, che consentono l'esercizio in forma contrattata dei poteri autoritativi di controllo dell'attività edilizia, anche sotto forma d'impegno ad un futuro atto di esercizio del potere di pianificazione urbanistica, conservano il loro carattere contrattuale, con la conseguenza che, in caso di risoluzione per inadempimento della P.A., il privato ha diritto al risarcimento dei danni che, sebbene non commisurabili alle utilità che egli si poteva aspettare da una puntuale esecuzione della convenzione, comprendono il costo delle opere di urbanizzazione inutilmente eseguite in forza della convenzione inadempiuta, in quanto funzionalmente collegate alla programmata edificabilità dell'area, come effetto ripristinatorio della situazione antecedente alla conclusione del contratto, stante la regola della retroattività della risoluzione.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 1218, art. 1223, art. 1453 e art. 1458, Legge 06/08/1967 num. 765

Massime precedenti Vedi: N. 11208 del 2000

Cassazione, sentenza 18 dicembre 2013, n. 28345, sez. II civile

URBANISTICA - Nuove costruzioni ed aree di pertinenza - Vincolo di destinazione per spazi destinati a parcheggi ex art. 18 della legge n. 765 del 1967 - Inderogabilità - Nullità parziale dell'atto di disposizione degli spazi contenente clausole difformi - Sostituzione automatica della clausola nulla con la norma imperativa - Fattispecie.

L'art. 18 della legge 6 agosto 1967, n. 765, il quale prescrive che nelle nuove costruzioni e nelle aree di pertinenza delle stesse devono essere riservati appositi spazi per parcheggi in misura non inferiore ad un metro quadrato per ogni venti metri cubi di costruzione, pone un vincolo pubblicistico di destinazione che non può subire deroga negli atti privati di disposizione degli spazi stessi, le cui clausole difformi sono perciò sostituite di diritto dalla norma imperativa. Né tale principio è stato modificato dall'art. 26, quarto comma, della legge 28 febbraio 1985 n. 47, che, nello stabilire che gli spazi in questione costituiscono pertinenze delle costruzioni ai sensi degli artt. 817, 818 e 819 cod. civ., non ha portata innovativa, ma ribadisce soltanto che, anche se le aree di parcheggio possono essere oggetto di separati atti e rapporti giuridici, il vincolo non viene meno, in quanto la pertinenza, pur gravata da un diritto reale a favore di terzi, continua ad assolvere la propria funzione accessoria, esclusivamente a vantaggio della cosa principale.

(In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha ritenuto la parziale nullità di un atto di donazione per l'insufficienza della superficie destinata a parcheggio rispetto alle proporzioni stabilite dall'art. 2, comma 2, della legge 24 marzo 1989, n. 122, con conseguente necessità della sostituzione di diritto delle prescrizioni della norma imperativa alla relativa clausola negoziale).

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 817, art. 818 e art. 819, Legge 06/08/1967 num. 765 art. 18, Legge 28/02/1985 num. 47 art. 26

Massime precedenti Conformi: N. 6751 del 2003

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RASSEGNA NOVITÀ GIURISPRUDENZIALI N. 10/2014

(N.B. Le massime contraddistinte dall'asterisco * sono state predisposte dal redattore verificando il testo integrale della decisione; le altre sono massime ufficiali tratte dal CED della Corte di Cassazione).

COMPRAVENDITA

* Cassazione, sentenza 3 marzo 2014, n. 4934, sez. II civile

CONTRATTI - Rogito - Planimetria allegata - Dati catastali - Attribuzione della scala contesa tra i due confinanti - Valutazioni - Legittimità.

Nell'interpretazione dei contratti di compravendita immobiliare, ai fini della determinazione della comune intenzione delle parti circa l'estensione dell'immobile compravenduto, i dati catastali, emergenti dal tipo di frazionamento approvato dai contraenti e allegato all'atto notarile trascritto, e l'indicazione dei confini risultante dal rogito assurgono al rango di risultanze di pari valore. Pertanto, le piante planimetriche allegate ai contratti aventi a oggetto immobili fanno parte integrante della dichiarazione di volontà, quando a esse i contraenti si siano riferiti nel descrivere il bene, e costituiscono mezzo fondamentale per l'interpretazione del negozio, salvo, poi, al giudice di merito, in caso di non coincidenza tra la descrizione dell'immobile fatta in contratto e la sua rappresentazione grafica contenuta nelle dette planimetrie, il compito di risolvere la "quaestio voluntatis" della maggiore o minore corrispondenza di tali documenti all'intento negoziale ricavato dall'esame complessivo del contratto. Dunque, il giudice del merito è chiamato a interpretare la volontà negoziale in un contratto di trasferimento di bene immobile, è tenuto a utilizzare il tipo di frazionamento e la planimetria catastale ai quali le parti abbiano posto univoco riferimento, onde, in caso di configurazione di dati contrattuali configgenti con tali documenti, egli deve risolvere la "quaestio voluntatis" in base all'esame complessivo del contratto stesso (e, quindi, valorizzando adeguatamente anche le risultanze planimetriche formanti parte integrante del rogito di provenienza), offrendo una motivazione che risponda ai requisiti di logicità e sufficienza (per potersi sottrarre al controllo in sede di legittimità).

* Cassazione, sentenza 27 febbraio 2014, n. 4745, sez. II civile

VENDITA - Vendita di cose immobili.

L'effettiva conclusione del contratto di compravendita immobiliare deve essere individuata in ragione della dinamica negoziale. La mediazione immobiliare atipica ricorre quando il mandante attribuisce al mediatore non il generico compito di vendere ma quello più specifico di ricercare una persona disposta ad acquistare a condizioni preliminarmente individuate. Per la conclusione del contratto di compravendita immobiliare non rileva tanto il ruolo attribuibile al mediatore quanto l'evoluzione negoziale svoltasi tra le parti.

DIVISIONE

Cassazione, sentenza 3 gennaio 2014, n. 56, sez. II civile

DIVISIONE - DIVISIONE EREDITARIA - OPERAZIONI DIVISIONALI - FORMAZIONE DELLO STATO ATTIVO DELL'EREDITÀ - COLLAZIONE ED IMPUTAZIONE - COLLAZIONE D'IMMOBILI - Cessione gratuita della quota di cooperativa edilizia - Donazione indiretta dell'immobile assegnato - Configurabilità - Fondamento - Conseguenze in tema di collazione.

La cessione gratuita della quota di partecipazione ad una cooperativa edilizia, finalizzata all'assegnazione dell'alloggio in favore del cessionario, integra donazione indiretta dell'immobile, soggetta, in morte del donante, alla collazione ex art. 746 cod. civ., tale quota esprimendo non una semplice aspettativa, ma un vero e proprio credito all'attribuzione dell'alloggio.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 724, art. 746, art. 769, art. 809 e art. 2511

Massime precedenti Vedi: N. 11496 del 2010, N. 11015 del 2013

Massime precedenti Vedi Sezioni Unite: N. 9282 del 1992

FALLIMENTO

* Cassazione, sentenza 21 febbraio 2014, n. 4190, sez. I civile

FALLIMENTO - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso.

In tema di revocatoria fallimentare di pagamenti relativi a crediti liquidi ed esigibili ex art. 67, comma 2, l.fall., la prova della conoscenza, da parte del creditore, dello stato di insolvenza del debitore poi fallito, può legittimamente fondarsi su elementi indiziari caratterizzati dai requisiti della gravità, precisione e concordanza; per il raggiungimento della prova della scientia decoctionis con il mezzo delle presunzioni non basta una astratta conoscibilità oggettiva accompagnata da un presunto dovere di conoscere, sicché la qualità di banca di colui che entra in contatto con l'insolvente rileva, non di per sé, neppure se correlata al parametro, del tutto teorico, del creditore avveduto, ma solo in presenza di concreti collegamenti di quel creditore con i sintomi conoscibili dello stato di insolvenza.

Cassazione, sentenza 12 dicembre 2013, n. 28015, sez. I civile

I) FALLIMENTO ED ALTRE PROCEDURE CONCORSUALI - FALLIMENTO - SOCIETÀ E CONSORZI - Società commerciali - Fallimento - Assoggettabilità - Attività commerciale - Effettivo esercizio - Necessità - Esclusione - Differenze, per tale profilo, dall'imprenditore commerciale individuale - Fattispecie.

Le società costituite nelle forme previste dal codice civile ed aventi ad oggetto un'attività commerciale sono assoggettabili a fallimento, indipendentemente dall'effettivo esercizio di una siffatta attività, in quanto esse acquistano la qualità di imprenditore commerciale dal momento della loro costituzione, non dall'inizio del concreto esercizio dell'attività d'impresa, al contrario di quanto avviene per l'imprenditore commerciale individuale. Sicché, mentre quest'ultimo è identificato dall'esercizio effettivo dell'attività, relativamente alle società commerciali è lo statuto a compiere tale identificazione, realizzandosi l'assunzione della qualità in un momento anteriore a quello in cui è possibile, per l'impresa non collettiva, stabilire che la persona fisica abbia scelto, tra i molteplici fini potenzialmente raggiungibili, quello connesso alla dimensione imprenditoriale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva attribuito la qualità di imprenditore commerciale ad un consorzio con attività esterna, costituito in forma di società, il cui statuto prevedeva l'esecuzione, con autonoma organizzazione di mezzi e per conto delle imprese consorziate, di attività di lavori edili, di trasporto, nonché di servizi amministrativi e contabili, con divisione degli utili tra i soci; e ciò senza compiere alcuna verifica sull'effettivo svolgimento delle attività statutariamente previste).

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 2082, art. 2247, art. 2249, art. 2612 e art. 2615 ter, Legge Falliment. art. 1

Massime precedenti Conformi: N. 21991 del 2012

Massime precedenti Vedi: N. 8849 del 2005

II) FALLIMENTO ED ALTRE PROCEDURE CONCORSUALI - FALLIMENTO - SOCIETÀ E CONSORZI - Consorzio con attività esterna - Natura di imprenditori commerciali - Fondamento - Conseguenze - Assoggettabilità a fallimento.

I consorzi con attività esterna, svolgendo attività ausiliaria per conto delle imprese consorziate, costituiscono, nei confronti dei terzi, autonomi centri di imputazione di rapporti giuridici e di responsabilità e, pertanto, attesa la disciplina specificamente dettata dal codice civile, che attiene al sistema di pubblicità legale relativo alla struttura organizzativa (art. 2612), alla rappresentanza in giudizio (art. 2613), al fondo comune (art. 2614) e, soprattutto, alla responsabilità nei confronti dei terzi (art. 2615), nonché il processo di assimilazione alle società per azioni, evincibile dalla parziale estensione della disciplina di dette società (art. 2615 bis, aggiunto dall'art. 4 della legge 10 maggio 1976, n. 377), partecipano della stessa natura degli imprenditori commerciali consorziati e sono assoggettabili a fallimento ai sensi dell'art. 1 legge fall.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 2612, art. 2613, art. 2614, art. 2615 e art. 2615 bis, Legge Falliment. art. 1, Legge 10/05/1976 num. 377 art. 4

Massime precedenti Vedi: N. 13465 del 2010

NOTARIATO

* Cassazione, sentenza 28 febbraio 2014, n. 4875, sez. II civile

PROFESSIONI LIBERALI - NOTARIATO - Procedimento disciplinare.

Il notaio che non fornisce al Consiglio la documentazione richiesta, sottraendosi ai controlli dell'organo preposto alla funzione di vigilanza, pone in essere una condotta contraria alla espressa enunciazione di una regola di comportamento professionale, oltre che eticamente riprovevole, improntata a scarsa lealtà, correttezza e limpidezza di comportamento, in contrasto con i principi di deontologia oggettivamente enucleabili dal comune sentire in un dato momento storico, e, pertanto, lesiva del prestigio e del decoro della classe notarile, e, come tale, sanzionabile ai sensi dell'art. 147, comma 1, lett. b), della legge notarile.

Cassazione, sentenza 12 febbraio 2014, n. 3203, sez. II civile

NOTARIATO - DISCIPLINA (SANZIONI DISCIPLINARI) DEI NOTAI - SANZIONI PER LE CONTRAVVENZIONI E VIOLAZIONI - Attenuante per ravvedimento operoso - In caso di tardiva registrazione di atti - Configurabilità.

In tema di responsabilità disciplinare dei notai, l'attenuante per ravvedimento operoso, prevista dall'art. 144 della legge 16 febbraio 1913, n. 89, può configurarsi anche nell'ipotesi di tardiva registrazione di atti, non ostandovi la doverosità dell'adempimento.

Riferimenti normativi: Legge 16/02/1913 num. 89 art. 144

Massime precedenti Vedi: N. 14238 del 1999

PROVE

* Cassazione, sentenza 21 febbraio 2014, n. 4208, sez. II civile

PROVA NEL GIUDIZIO CIVILE - Prove indiziarie (presunzioni) - Rapporti e verbali.

Le dichiarazioni rese dalle parti ai vigili urbani, anche se cristallizzate nell'atto pubblico, non sono coperte da fede privilegiata e, pertanto, sono a pieno titolo riscontrabili nella loro intrinseca veridicità ad opera del giudice di merito il quale ben può svilirle alla luce di elementi di valutazione di segno antitetico. L'efficacia probatoria privilegiata dell'atto pubblico infatti, concerne la provenienza del documento dal pubblico ufficiale ed i fatti che lo stesso pubblico ufficiale attesta essere avvenuti in sua presenza o essere stati da lui personalmente compiuti. La fede privilegiata, viceversa non si estende all'intrinseca veridicità ed esattezza delle dichiarazioni che le parti hanno reso e di cui l'atto pubblico fornisce testuale riscontro; cosicché l'inesattezza o la non corrispondenza al vero delle medesime dichiarazioni può essere dimostrata con ogni mezzo di prova, pur di natura presuntiva.

PROTESTO

* Cassazione, sentenza 28 febbraio 2014, n. 4806, sez. I civile

Protesto - Prova.

Nel caso in cui un istituto di credito non fornisca la prova rigorosa della non imputabilità per mancata prestazione, risulta provato il suo inadempimento contrattuale.

SERVITÙ

* Cassazione, sentenza 21 febbraio 2014, n. 4214, sez. II civile

SERVITÙ - Destinazione del padre di famiglia.

In tema di servitù costituita per destinazione del padre di famiglia, non si richiede, ai fini della opponibilità del diritto ai successivi acquirenti del fondo servente, la permanenza del requisito della visibilità delle opere destinate all'esercizio della servitù, necessario per il sorgere del diritto. La destinazione del padre di famiglia costituisce un modo d'acquisto della servitù a titolo originario e non derivativo per cui non può parlarsi d'opponibilità della costituzione a terzi.

Cassazione, sentenza 12 febbraio 2014, n. 3219, sez. II civile

SERVITÙ - PREDIALI - COSTITUZIONE DEL DIRITTO - DELLE SERVITÙ VOLONTARIE - COSTITUZIONE NON NEGOZIALE - PER DESTINAZIONE DEL PADRE DI FAMIGLIA - Requisiti - Oggettività - Intenzione del proprietario del fondo - Rilevanza - Esclusione.

La servitù per destinazione del padre di famiglia è stabilita "ope legis" quando, al momento della separazione dei fondi o del frazionamento dell'unico fondo, lo stato dei luoghi sia posto o lasciato, con opere o segni manifesti ed univoci, in una situazione oggettiva integrante "de facto" il contenuto della servitù, indipendentemente dalla volontà del proprietario, dovendosi ricercare la subordinazione del fondo non già nell'intenzione del proprietario, ma nella natura delle opere, oggettivamente considerate.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 1031, art. 1061 e 1062

Massime precedenti Conformi: N. 12197 del 1997

Massime precedenti Vedi: N. 16842 del 2009

SOCIETÀ IN ACCOMANDITA SEMPLICE

* Cassazione, sentenza 4 marzo 2014, n. 4969, sez. IV civile

SOCIETÀ IN ACCOMANDITA SEMPLICE - LAVORO - LAVORO SUBORDINATO - LAVORO AUTONOMO E LAVORO SUBORDINATO - Società schermo - Fattispecie.

Deve essere ribadito che pur in presenza di uno "schermo" societario, ad esempio specie la partecipazione di un soggetto quale socio accomandatario ad una società in accomandita semplice, resta fermo che nella qualificazione dell'attività lavorativa prevalgono le concrete modalità di svolgimento del rapporto anche sulla diversa volontà manifestata ben potendo le qualificazioni riportate nell'atto scritto risultare non esatte, per mero errore delle parti o per volontà delle stesse, che intendano usufruire di una normativa specifica o eluderla.

SUCCESSIONI

Cassazione, sentenza 6 febbraio 2014, n. 2743, sez. II civile

I) SUCCESSIONI "MORTIS CAUSA" - SUCCESSIONE LEGITTIMA ("AB INTESTATO") - CATEGORIE DEI SUCCESSIBILI - Pluralità di successibili in ordine successivo - Simultaneità della delazione - Conseguenze.

In tema di successioni legittime, qualora sussista una pluralità di designati a succedere in ordine successivo, si realizza una delazione simultanea a favore dei primi chiamati e dei chiamati ulteriori, con la conseguenza che questi ultimi, in pendenza del termine di accettazione dell'eredità dei primi chiamati, sono abilitati ad effettuare una accettazione, anche tacita, dell'eredità.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 457, art. 474 e art. 565

Massime precedenti Conformi: N. 9286 del 2000

II) SUCCESSIONI "MORTIS CAUSA" - DISPOSIZIONI GENERALI - ACCETTAZIONE DELL'EREDITÀ - MODI - TACITA - IN GENERE - Riscossione dei canoni di locazione di un bene ereditario - Rilevanza - Fondamento.

La riscossione dei canoni di locazione di un bene ereditario, quale atto dispositivo e non meramente conservativo, integra accettazione tacita dell'eredità, ai sensi dell'art. 476 cod. civ.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 476 e art. 1571

Massime precedenti Vedi: N. 12327 del 1999

Cassazione, sentenza 23 gennaio 2014, n. 1361, sez. III civile

SUCCESSIONI "MORTIS CAUSA" - RISARCIMENTO DEL DANNO - PATRIMONIALE E NON PATRIMONIALE (DANNI MORALI) - Danno non patrimoniale - Danno da perdita della vita - Risarcimento - Funzione compensativa - Trasmissibilità del credito risarcitorio "iure hereditatis" - Sussistenza - Fondamento.

Il risarcimento del danno da perdita della vita ha funzione compensativa, e il relativo diritto (o ragione di credito) è trasmissibile "iure hereditatis", atteso che la non patrimonialità è attributo proprio del bene protetto (la vita) e non già del diritto al ristoro della lesione ad esso arrecata.

Riferimenti normativi: Costituzione art. 2, Cod. Civ. art. 456 e art. 2059

Cassazione, sentenza 16 gennaio 2014, n. 824, sez. II civile

I) SUCCESSIONI "MORTIS CAUSA" - SUCCESSIONE TESTAMENTARIA - TESTAMENTO IN GENERE - VIZI DELLA VOLONTÀ DEL TESTATORE - DOLO (CAPTAZIONE) - Prova indiziaria - Ammissibilità - Condizioni - Convivenza del beneficiario col testatore - Sufficienza - Esclusione.

In tema di impugnazione della disposizione testamentaria che si assuma effetto di dolo, la prova della captazione, pur potendo essere presuntiva, deve fondarsi su fatti certi che consentano di identificare e ricostruire l'attività captatoria e la conseguente influenza determinante sul processo formativo della volontà del testatore, non potendosi tale prova desumere unicamente dal fatto che il beneficiario (nella specie, figlio del testatore) convivesse col "de cuius".

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 624 e Cod. Civ. art. 2729

Massime precedenti Conformi: N. 14011 del 2008

II) SUCCESSIONI "MORTIS CAUSA" - SUCCESSIONE NECESSARIA - DIRITTI RISERVATI AI LEGITTIMARI - LEGATO IN CONTO DI LEGITTIMA - Legato in sostituzione di legittima - Individuazione - Criteri - Fattispecie.

Ai fini dell'individuazione del legato in sostituzione di legittima, non occorre che la scheda testamentaria usi formule sacramentali, essendo sufficiente che risulti l'intenzione del "de cuius" di soddisfare il legittimario con l'attribuzione di beni determinati senza chiamarlo all'eredità (come nella specie, avendo il testatore attribuito al legittimario "la sola casa ... quale sua stretta legittima ... a titolo di legittima che neanche merita").

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 551

Massime precedenti Conformi: N. 18583 del 2011

TRIBUTI

* Cassazione, ordinanza 20 febbraio 2014, n. 4114, Sez. VI - 5

Presunzione corrispondenza prezzo incassato valore di mercato - indicazione in bilancio di entrata inferiore al valore accertato ai fini dell'imposta di registro - possibilità di procedere ad accertamento induttivo - sussiste

Anche considerando che, in tema di accertamento, ai fini Irpef, delle plusvalenze realizzate a seguito di trasferimento di azienda, il valore dell'avviamento resosi definitivo ai fini dell'imposta di registro, assume carattere vincolante per l'amministrazione finanziaria, l'indicazione, nel bilancio di una società, di un'entrata derivante dalla vendita di un bene, inferiore rispetto a quella accertata ai fini dell'imposta di registro, legittima di per sé l'amministrazione a procedere ad accertamento induttivo mediante integrazione o correzione della relativa imposizione, mentre spetta al contribuente che deduca l'inesattezza di una tale correzione di superare la presunzione di corrispondenza del prezzo incassato rispetto al valore di mercato, dimostrando (anche con il ricorso ad elementi indiziari) di avere in concreto venduto proprio al prezzo (inferiore) indicato in bilancio. Peraltro l'Ufficio, abilitato dalla legge ad avvalersi di presunzioni, può anche utilizzare una seconda volta gli stessi elementi probatori già utilizzati in precedenza e idonei secondo l'ordinamento a provare il fatto posto a base dell'accertamento" (Cass. n. 19548/2005, n. 16700/2005, n. 1447/2006, n. 4057/2007, n. 19830/2008, n. 21020/2009, n. 1333/2010, n. 5078/2011).

*Cassazione, ordinanza 3 marzo 2014, n. 4892, Sez. VI - 5

"Ruralità" dei fabbricati a fini fiscali - Vincolo di pertinenza - Condizioni - Art. 817 c.c.

In tema di imposta sulle successioni, il vincolo di pertinenzialità che qualifica la "ruralità" dei fabbricati a fini fiscali e, segnatamente, a quelli della tassazione di registro e sulle successioni secondo il più favorevole criterio del "valore automatico", va ricondotto alla nozione di pertinenza fornita, in via generale, dall'art. 817 c.c., secondo cui "sono pertinenze le cose destinate in modo durevole al servizio o ad ornamento di un'altra cosa".

Ne deriva, dunque, che l'effettiva e concreta destinazione della cosa al servizio ed ornamento dell'altra debba essere considerata una relazione implicante oltre che aspetti oggettivi anche aspetti soggettivi, riferibili alla volontà dell'avente diritto, e non può essere di per sè esclusa dalla sola ricorrenza di circostanze di rilievo eminentemente formale, quali la distinta iscrizione in catasto della pertinenza o l'autonoma indicazione dei fabbricati nella denunzia di successione (V. pure Cass. Sentenze n. 24545 del 26/11/2007, n. 24152 del 2004).

USUCAPIONE

* Cassazione, sentenza 5 marzo 2014, n. 5087, sez. unite civili

PROPRIETÀ - Modi di acquisizione - Usucapione - Azienda - Sussiste.

Ai fini della disciplina del possesso e dell'usucapione, l'azienda, quale complesso dei beni organizzati per l'esercizio dell'impresa, deve essere considerata come un bene distinto dai singoli componenti, suscettibile di essere unitariamente posseduto e, nel concorso degli altri elementi indicati dalla legge, usucapito.

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Non darmi troppi punti Pintu.

Cmq le ultime nuove sono qui di seguito:

Cassazione, sentenza 10 marzo 2014, n. 5529, sez. II civile

CONTRATTI - VENDITA - Preliminare - Risoluzione consensuale - Fattispecie .

Laddove il contratto preliminare di compravendita immobiliare è stato oggetto di risoluzione per mutuo consenso, deve escludersi che la relativa scrittura privata possa essere qualificata come mandato a vendere dal quale scaturirebbe il preteso obbligo a vendere l'immobile oggetto del preliminare che si postula a carico di una delle parti. L'esercizio della facoltà di sciogliere il contratto esercitata dai contraenti con la scrittura privata non può sorgere, non configurandosi alcun diritto a disporre del bene, caducato ogni legame con l'esercitato recesso dal preliminare.

DIVISIONE

* Cassazione, ordinanza 13 marzo 2014, n. 5866, sez. VI -2 civile

PROPRIETÀ - Comunione - Divisione giudiziale - Sorteggio delle quote - Criterio non assoluto ma soltanto tendenziale - Sussiste.

In tema di scioglimento della comunione ereditaria, il criterio dell'estrazione a sorte previsto, nel caso di uguaglianza di quote, dall'articolo 729 cod. civ. a garanzia della trasparenza delle operazioni divisionali contro ogni possibile favoritismo, non ha carattere assoluto, ma soltanto tendenziale, essendo pertanto derogabile in base a valutazioni prettamente discrezionali, che possono attenere non soltanto a ragioni oggettive, legate alla condizione funzionale ed economica dei beni, ma anche a fattori soggettivi di apprezzabile e comprovata opportunità, la cui valutazione è sindacabile in sede di legittimità esclusivamente sotto il profilo del difetto di motivazione, ad esempio in presenza di documenti risalenti a tentativi di definizione bonaria della controversia.

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COMODATO

* Cassazione, sentenza 18 marzo 2014, n. 6203, sez. III civile

CONTRATTI – COMODATO - A vita - A termine – Risoluzione – Domanda di restituzione – Natura precaria – Esclusione – Fondamento.

Deve escludersi che il comodato dell’immobile concesso a vita possa ritenersi precario laddove il termine del contratto esiste, per quanto prolungato per tutta l’esistenza del beneficiario, dovendo dunque ritenersi il termine certo nell’an e incerto nel quando, ed escludersi che il comodante possa rientrare nella disponibilità del bene con la sola richiesta di restituzione risultando invece necessario all’uopo un grave inadempimento del comodatario o un comprovato bisogno improvviso del comodante.

CONTRATTO PRELIMINARE

* Cassazione, sentenza 21 marzo 2014, n. 6786, sez. III civile

CONTRATTI – VENDITA - Preliminare – Risoluzione – Inadempimento del promissario acquirente – Non scarsa importanza – Non sussiste.

Nell’ambito del preliminare di compravendita di una casa in costruzione con clausola risolutiva espressa - secondo cui il contratto si sarebbe automaticamente sciolto in conseguenza dell'inadempimento all'obbligo di versare anche una sola delle rate previste, con la previsione del diritto della promittente venditrice di trattenere, a titolo di penale, le anticipazioni ricevute sino alla risoluzione – deve escludersi la risoluzione per inadempimento del promissario acquirente laddove l’accollo del mutuo sarebbe dovuto avvenire contestualmente alla stipulazione del definitivo, e dunque dopo l’insorgere dei contrasti fra le parti. Si osserva che, una volta eliminata l’incidenza del mutuo dal presunto inadempimento nei versamenti, il differenziale accertato dal CTU tra versato e dovuto risulta pari a un importo esiguo rispetto all’immobile da vendere, dovendosi all’uopo ricordare che la valutazione della gravità, nel bilanciamento degli interessi, è operazione dovuta anche in caso di diffida ad adempiere e che non può essere dichiarata la risoluzione ex articolo 1454, comma 2, c.c., chiesta in via subordinata dalla società venditrice, in quanto la norma citata impone la verifica della «non scarsa importanza» dell'inadempimento che deve essere, altresì, colpevole.

EDILIZIA

Cassazione, sentenza 15 ottobre 2013, n. 42361, sez. III penale

EDILIZIA - Lottizzazione abusiva - Elemento oggettivo - Esecuzione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria successiva al frazionamento e alla vendita dei terreni - Rilevanza - Effetti - Permanenza del reato - Fattispecie.

Il reato di lottizzazione abusiva è integrato già con il frazionamento e la vendita dei terreni e può proseguire con la successiva esecuzione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, poiché queste compromettono ulteriormente le scelte di pianificazione dell'assetto urbanistico riservate alla pubblica amministrazione.

(In applicazione del principio, la Corte ha affermato che il concorso nel reato del venditore lottizzatore permane sino a quando continua l'attività edificatoria degli acquirenti, anche se successiva all'alienazione dei lotti).

Riferimenti normativi: D.P.R. 06/06/2001 num. 380 art. 44

Massime precedenti Conformi: N. 33150 del 2008

Massime precedenti Vedi: N. 37383 del 2013, N. 37572 del 2013

Cassazione, sentenza 8 ottobre 2013, n. 41479, sez. III penale

I) EDILIZIA - COSTRUZIONE EDILIZIA - Lottizzazione abusiva - Area destinata a campeggio - Trasformazione dell'area - Esecuzione di opere stabili - Formazione di insediamento residenziale - Reato - Configurabilità - Ragioni - Fattispecie.

Integra il reato di lottizzazione abusiva la realizzazione, all'interno di una area adibita a campeggio, di una struttura ricettiva che presenta le caratteristiche di uno stabile insediamento residenziale, posto che il "campeggio" presuppone allestimenti e servizi finalizzati ad un soggiorno occasionale e limitato nel tempo in quanto previsto dalla legge in funzione di turisti in prevalenza provvisti di propri mezzi mobili di pernottamento.

(Fattispecie in cui è stata ritenuta penalmente rilevante la realizzazione di 270 piazzole delimitate da recinzioni, pavimentazioni ed altre opere permanenti in grado di formare con le roulotte singole unità abitative).

Riferimenti normativi: D.P.R. 06/06/2001 num. 380 art. 3 e art. 44, Decreto Legisl. 23/05/2011 num. 79 art. 13, Legge 17/05/1983 num. 217 art. 6, Legge 09/08/2013 num. 98, Decreto Legge 21/06/2013 num. 69 art. 41

Massime precedenti Conformi: N. 4974 del 2008, N. 31921 del 2012, N. 29731 del 2013, N. 37572 del 2013

II) EDILIZIA - Lottizzazione abusiva - Elemento oggettivo - Condotte di consolidamento delle illecite trasformazioni già realizzate - Rilevanza - Ragioni.

Nel reato di lottizzazione abusiva assumono rilievo non solo le condotte consistenti nella realizzazione di interventi edilizi additivi o che, comunque, aggravino lo stravolgimento dell'assetto attribuito al territorio dagli strumenti urbanistici, ma anche ogni altra condotta che tenda a consolidare le trasformazioni già attuate mediante modifiche, migliorie o integrazioni del preesistente, posto che l'aggressione alla sistemazione del suolo si protrae finché perdurano comportamenti che compromettono la scelta di destinazione e di uso riservata alla competenza pubblica.

Riferimenti normativi: D.P.R. 06/06/2001 num. 380 art. 44

Massime precedenti Vedi: N. 37383 del 2013, N. 37572 del 2013

EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA

* Cassazione, sentenza 17 marzo 2014, n. 6172, sez. II civile

EDILIZIA POPOLARE ED ECONOMICA – Assegnazione.

In tema di edilizia pubblica, la ratio complessiva della normativa del 1996 in tema di dismissioni di immobili pubblici, interpretata in senso costituzionalmente orientato, non può tradursi nella previsione di ingiustificate condizioni di favore, ai fini dell'acquisto, per coloro che non fossero nelle condizioni di poter beneficiare della concessione in locazione. Conseguentemente, il requisito della residenza (o quello alternativo, previsto dal medesimo art. 2 del D.P.R. 1972 n. 1035 della prestazione di "attività lavorativa nel Comune"), non può che costituire un presupposto implicito di legittimità dell'atto di riconoscimento del diritto di prelazione, come tale accertabile in qualunque momento, purché prima della stipula definitiva.

FALLIMENTO

* Cassazione, sentenza 20 marzo 2014, n. 6561, sez. I civile

PROCEDURE CONCORSUALI – FALLIMENTO - Soci – Finanziamento dei soci - Rimborso – Principio di postergazione – Applicabilità – Presupposti.

L'art. 2467, comma 2, c.c. prevede l'applicabilità del principio della postergazione a quei finanziamenti effettuati dai soci a favore della società sotto qualsiasi forma nel caso in cui, anche in considerazione del tipo di attività esercitata dalla società, risulta un eccessivo squilibrio dell'indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione finanziaria della società rispetto alla quale sarebbe stato ragionevole un conferimento.

* Cassazione, sentenza 12 marzo 2014, n. 5721, sez. I civile

FALLIMENTO – Opposizione.

Ai fini dell'opponibilità al fallimento è necessario che l'atto, oltre ad avere data certa, venga trascritto in data anteriore all'apertura della procedura concorsuale.

(La data, a partire da cui si individua l’opponibilità degli atti, oggetto di trascrizione, è il giorno in cui viene emesso il decreto ministeriale di assoggettamento della società alla liquidazione coatta amministrativa. Non rilevano, invece, il giorno di pubblicazione del provvedimento ministeriale o la sua conoscibilità).

FAMIGLIA

* Cassazione, sentenza 18 marzo 2014, n. 6204, sez. VI – 1 civile

FAMIGLIA - PROLE – AFFIDAMENTO - Tutela dei minori - Istituto della kafalah in uso presso vari Paesi islamici – Ricongiungimento familiare - Nulla osta – Entrambi gli affidatari sono cittadini italiani – Non sussiste.

Non può essere rifiutato il nulla osta all'ingresso nel territorio nazionale, per ricongiungimento familiare, richiesto nell'interesse di minore cittadino extracomunitario, affidato a cittadino italiano residente in Italia con provvedimento di kafalah pronunciato dal giudice straniero, nel caso in cui il minore stesso sia a carico o conviva nel paese di provenienza con il cittadino italiano, ovvero gravi motivi di salute impongano che debba essere da questi personalmente assistito.

(Nella specie, niente ricongiungimento familiare per il minore affidato in kafalah se entrambi gli affidatari hanno la cittadinanza italiana).

* Cassazione, sentenza 14 marzo 2014, n. 6020, sez. I civile

FAMIGLIA – DIVORZIO - Assegnazione casa coniugale – Costruzione della casa sul terreno di uno dei due coniugi – Partecipazione economica dell’ex alla costruzione dell’immobile – Comunione dei beni – Non sussiste.

La casa che viene edificata sul terreno di uno dei due coniugi non entra in comunione dei beni, anche se l’ex ha partecipato economicamente alla costruzione dell’immobile.

* Cassazione, sentenza 12 marzo 2014, n. 5708, sez. I civile

SEPARAZIONE DEI CONIUGI - Casa coniugale.

Per abitazione familiare si deve intendere il luogo in cui viene individuata la residenza della famiglia, ovvero quello in cui il nucleo familiare vive abitualmente e prevalentemente, tale da costituire in uno Stato estero (nella specie in Danimarca) come in Italia, l'habitat domestico, il centro degli affetti, degli interessi e della vita familiare.

MUTUO

* Cassazione, sentenza 17 marzo 2014, n. 6175, sez. II civile

MUTUO - Patto commissorio.

Va esclusa la violazione del divieto del patto commissorio in caso di mancanza di prova del mutuo, oppure qualora la vendita sia pattuita allo scopo, non già di garantire l'adempimento di un'obbligazione con riguardo all'eventualità non ancora verificatasi che rimanga inadempiuta, ma di soddisfare un precedente credito rimasto insoluto o, infine, quando manchi l'illecita coercizione del debitore a sottostare alla volontà del creditore, accettando preventivamente il trasferimento di un suo bene come conseguenza della mancata estinzione del debito che viene a contrarre; peraltro, il divieto di tale patto non è applicabile allorquando la titolarità del bene passi all'acquirente con l'obbligo di ritrasferimento al venditore se costui provvederà all'esatto adempimento.

NOTARIATO

Cassazione, sentenza 12 novembre 2013, n. 25408, sez. III civile

NOTARIATO - DISCIPLINA (SANZIONI DISCIPLINARI) DEI NOTAI - Divieto per il notaio di ricevere atti "espressamente proibiti dalla legge" - Inequivocità della nullità - Necessità - Pluralità di violazioni dell'art. 28 legge n. 89 del 1913 - Considerazione unitaria delle condotte in quanto finalizzate a scopi illeciti - Illegittimità - Fondamento - Principio di tipizzazione degli illeciti disciplinari.

In tema di illeciti disciplinari previsti a carico di chi esercita la professione notarile, il divieto per il notaio di ricevere atti "espressamente proibiti dalla legge", ai sensi dell'art. 28 della legge 16 febbraio 1913, n. 89, comprende solo quelli la cui nullità, verificata per ciascuno di essi, sia inequivoca, con conseguente esclusione degli atti solo inefficaci rispetto al soggetto nel cui nome (o conto) siano redatti (nella specie, l'atto in cui è parte un gruppo europeo di interesse economico non ancora iscritto secondo le prescrizioni del Regolamento CEE del 25 luglio 1985, n. 2137 e del d.lgs. 23 luglio 1991, n. 240). Né, in senso contrario, è ammissibile una considerazione unitaria della pluralità di atti sotto il profilo della comune illiceità dello scopo che si fondi sull'asserita riconducibilità dell'art. 28 cit. alla previsione di cui all'art. 147 della legge n. 89 cit. - la quale, invece, nel sanzionare le condotte lesive della dignità e reputazione del notaio, nonché del decoro e prestigio della classe notarile, integra un'ipotesi di illecito a forma libera, il cui contenuto è integrato dalle regole di etica professionale - risolvendosi una simile interpretazione nella creazione di un nuovo illecito, caratterizzato dall'essere gli atti, indipendentemente dalla loro nullità, coordinati e finalizzati a scopi illeciti, in violazione del principio di legalità e tassatività, che permea anche gli illeciti disciplinari nei limiti in cui la sua lesione concretizzi, di riflesso, una violazione del diritto di difesa.

Riferimenti normativi: Costituzione art. 24 e art. 25, Legge 16/02/1913 num. 89 art. 28 e art. 147, Decreto Legisl. 23/07/1991 num. 240, Regolam. Consiglio CEE 25/07/1985 num. 2137

Massime precedenti Vedi: N. 4720 del 2012

SERVITÙ

Cassazione, sentenza 27 gennaio 2014, n. 1616, sez. II civile

SERVITÙ - PREDIALI - COSTITUZIONE DEL DIRITTO - DELLE SERVITÙ VOLONTARIE - COSTITUZIONE NON NEGOZIALE - PER USUCAPIONE - Corrispondenza tra servitù usucapita e modalità di utilizzo delle opere serventi - Necessità - Fondamento - Conseguenze.

In forza del principio "tantum praescriptum quantum possessum", la servitù è acquistata per usucapione in esatta corrispondenza con l'utilizzazione delle opere visibili e permanenti destinate al suo esercizio, protrattasi continuativamente per venti anni, il contenuto del diritto essendo determinato dalle specifiche modalità con cui, di fatto, se ne è concretizzato il possesso. Ne consegue che ogni apprezzabile variazione delle modalità possessorie interrompe il corso dell'usucapione e dà luogo a una nuova decorrenza del relativo termine.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 1031 e art. 1065

Massime precedenti Conformi: N. 10481 del 1998

SOCIETÀ COOPERATIVE

Cassazione, sentenza 22 novembre 2013, n. 26211, sez. I civile

SOCIETÀ - DI CAPITALI - SOCIETÀ COOPERATIVE - CAPITALE SOCIALE - PARTECIPAZIONE DEI SOCI - ESCLUSIONE DEL SOCIO - DA PARTE DEGLI ALTRI SOCI E DEGLI AMMINISTRATORI - IMPUGNAZIONI - Banche cooperative - Opposizione ex art. 2527 cod. civ. - Mezzo esclusivo - Termine di decadenza di sessanta giorni di cui al nuovo art. 2533 cod. civ. - Inapplicabilità - Fondamento.

In tema di società cooperative, l'opposizione di cui all'art. 2527, terzo comma, cod. civ. (ora prevista dall'art. 2533, terzo comma, cod. civ.) rappresenta l'unico rimedio accordato al socio escluso per far valere l'illegittimità del provvedimento, da attivare entro il termine di decadenza ivi stabilito, che, in caso di banca popolare, resta, ai sensi dell'art. 223 terdecies, secondo comma, disp. att. cod. civ., nel testo introdotto dall'art. 9 del d.lgs. n. 6 del 2003, quello di trenta giorni ove detto termine fosse già decorso al momento dell'entrata in vigore delle modifiche apportate alla norma transitoria (con effetto dal 14 gennaio 2005) dall'art. 37 del d.lgs. n. 310 del 2004.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 2377, art. 2379, art. 2527 com. 3, art. 2533 com. 3, Cod. Civ. Abrog. Disp. Att. e Trans. art. 223 terdecies com. 2, Decreto Legisl. 17/01/2003 num. 6 art. 9, Decreto Legisl. 28/12/2004 num. 310, Legge 03/10/2001 num. 366 art. 5 com. 3

Massime precedenti Conformi: N. 13407 del 2004, N. 25945 del 2011

TRIBUTI

*Cassazione, sentenza 14 marzo 2014, n. 5982, sez. V civile

IVA- caparra confirmatoria- acconti.

In tema di IVA, nella cessione di immobili il presupposto impositivo si verifica, ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 6, commi 1 e 4, al momento del passaggio di proprietà degli stessi, e, qualora venga versato un anticipo del prezzo in previsione degli effetti reali, alla data del pagamento di questo e limitatamente all'importo a tal fine destinato. Ciò comporta che il pagamento di somme di denaro (o la dazione di cose fungibili) effettuato a titolo di caparra confirmatoria di un contratto di compravendita di immobile è soggetto all'imposta ed all'obbligo di fatturazione solo nella misura in cui tali somme (o cose fungibili) sono destinate, per volontà delle parti, accertabile dal giudice di merito in base ad elementi intrinseci ed estrinseci del contratto, ad anticipazione del prezzo per l'acquisto del bene.

*Cassazione, sentenza 12 marzo 2014, n. 5689, sez. V civile

Agevolazione prima casa – vendita entro il quinquennio e riacquisto con atto a titolo gratuito - decadenza – non sussiste

Questa Corte ha, di recente, affermato (Cass. n. 16077 del 2013), in modo condivisibile, che "il punto n. 4 Nota 2 bis Parte Prima della Tariffa allegata al D.P.R. n. 131 del 1986 cit., all'inizio, espressamente riconosce l'agevolazione sia ai trasferimenti onerosi e sia a quelli gratuiti. Laddove, il medesimo punto n. 4 Nota 2 bis Parte Prima della Tariffa allegata al D.P.R. n. 131 del 1986 cit., in fondo, quando stabilisce che pel mantenimento dell'agevolazione debba procedersi "all'acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale, non dice diversamente, giacchè, come noto, "acquisto" è sia quello oneroso che quello gratuito. Del resto, la L. n. 448 del 1998, art. 7, cit. che riconosce un credito d'imposta in caso di trasferimento infraquinquennale con successivo acquisto entro l'anno sia quando il nuovo acquisto è oneroso sia quando è gratuito, ha senso soltanto se il beneficio "prima casa" può mantenersi anche in caso l'acquisto della nuova abitazione, entro un anno dall'alienazione della prima, possa esser gratuito.

VENDITA

Cassazione, sentenza 12 febbraio 2014, n. 3207, sez. II civile

I) VENDITA - SINGOLE SPECIE DI VENDITA - DI COSE IMMOBILI - Vendita di terreno sotto condizione sospensiva dell'approvazione di variante urbanistica - Validità - Fondamento.

La vendita di un terreno, che venga stipulata per consentire all'acquirente una sua utilizzazione edificatoria, al momento non permessa dagli strumenti urbanistici, e venga quindi sottoposta alla condizione sospensiva della futura approvazione di una variante di detti strumenti che contempli quell'utilizzazione, non è affetta da nullità, né sotto il profilo dell'impossibilità dell'oggetto, né sotto il profilo dell'impossibilità della condizione, dovendosi ritenere consentito alle parti di dedurre come condizione sospensiva anche un mutamento di legislazione o di norme operanti "erga omnes", salva restando l'inefficacia del contratto in conseguenza del mancato verificarsi di tale mutamento.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 1346, art. 1347, art. 1353, art. 1354, art. 1418 e art. 1470

Massime precedenti Conformi: N. 74 del 1986

II) CONTRATTI IN GENERE - REQUISITI (ELEMENTI DEL CONTRATTO) - REQUISITI ACCIDENTALI - CONDIZIONE - PENDENZA - COMPORTAMENTO DI BUONA FEDE DELLE PARTI - Assunzione di obbligo o alienazione sotto condizione sospensiva del rilascio di autorizzazioni amministrative - Obbligo di condotta durante la pendenza - Contenuto - Inosservanza - Conseguenze.

La parte che si è obbligata o ha alienato un bene sotto la condizione sospensiva del rilascio delle autorizzazioni amministrative necessarie alle finalità economiche dell'altra parte deve compiere, secondo buona fede, tutte le attività che da lei dipendono per l'avveramento della condizione, senza impedire che la P.A. provveda sul rilascio delle autorizzazioni, potendo l'altra parte, in caso contrario, chiedere la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni, da accertare con il criterio della regolarità causale, ove risulti, in base alla situazione esistente nel momento in cui si è verificato l'inadempimento, che la condizione avrebbe potuto avverarsi, mediante il legittimo rilascio delle autorizzazioni.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 1223, art. 1358, art. 1359 e art. 1453

Massime precedenti Conformi: N. 6676 del 1992

Massime precedenti Vedi: N. 13099 del 2011

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CONTRATTO

* Cassazione, sentenza 9 aprile 2014, n. 8272, sez. III civile

CONTRATTI - Contratto a favore del terzo – Stipulazione – Idoneità all'acquisto del diritto da parte del terzo – Efficacia – Esecuzione della prestazione oggetto del contratto – Legittimazione – Terzo – Sussistenza.

In difetto di espresse previsioni convenzionali, nel contratto a favore di terzo, qualora la stipulazione sia idonea a far acquisire al terzo il diritto che ne è oggetto senza bisogno di un'attività esecutiva del promittente, una volta verificatasi la sua efficacia a favore del terzo, soltanto quest'ultimo è legittimato ad agire per l'esecuzione della prestazione oggetto del diritto attribuitogli. Si deve, quindi, escludere che sussista una legittimazione concorrente dello stipulante, giacché la prestazione oggetto del contratto a favore del terzo, rappresentata dall'attribuzione del diritto al medesimo, risulta già realizzata.

* Cassazione, sentenza 24 marzo 2014, n. 6894, sez. II civile

OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Interpretazione del contratto - Comportamento complessivo dei contraenti.

In tema di contratti soggetti a forma scritta ad substantiam, il criterio ermeneutico della valutazione del comportamento complessivo delle parti, anche posteriore alla conclusione del contratto stesso, non può evidenziare una formazione del consenso al di fuori dello scritto medesimo.

CONTRATTO PRELIMINARE

* Cassazione, sentenza 7 aprile 2014, n. 8081, sez. II civile

CONTRATTI – VENDITA - Contratto preliminare – Immobile – Irregolarità urbanistica – Difformità parziale dalla concessione – Sentenza costitutiva ex articolo 2932 Cc – Legittimità - Fondamento.

In tema di esecuzione specifica dell'obbligo di concludere un contratto di compravendita, ai sensi della L. 28 febbraio 1985, n. 47, art. 40, non può essere pronunciata sentenza di trasferimento coattivo ex articolo 2932 c.c. non solo allorché l'immobile sia stato costruito senza licenza o concessione edilizia (e manchi la prescritta documentazione alternativa: concessione in sanatoria o domanda di condono corredata della prova dell'avvenuto versamento delle prime due rate dell'oblazione), ma anche quando l'immobile sia caratterizzato da totale difformità dalla concessione (e manchi la sanatoria). Ove, invece, l'immobile - munito di regolare concessione e di permesso di abitabilità, non annullati nè revocati - abbia un vizio di regolarità urbanistica non oltrepassante la soglia della parziale difformità rispetto alla concessione (nella specie, per la presenza di una nuova scala esterna), non sussiste alcuna preclusione all'emanazione della sentenza costitutiva, perché il corrispondente negozio di trasferimento non sarebbe nullo, ed è pertanto illegittimo il rifiuto del promittente venditore di dare corso alla stipulazione del definitivo, sollecitata dalla promissaria acquirente.

EDILIZIA

* Cassazione, sentenza 8 aprile 2014, n. 15669, sez. III penale

ABUSI EDILIZI - Reato – Applicazione della pena su richiesta delle parti – Ordine di demolizione – Revoca – Atti amministrativi incompatibili – Necessità – Fondamento.

Deve ritenersi al fine di disporre l'esecuzione dell'ordine di demolizione emesso con la sentenza di condanna o di patteggiamento, che il giudice dell'esecuzione deve valutare la compatibilità dell'ordine adottato con i provvedimenti assunti dall'autorità amministrativa o dal giudice e deve revocare l'ordine di demolizione emesso con la sentenza di condanna o di patteggiamento soltanto se i nuovi atti amministrativi siano assolutamente incompatibili.

* Cassazione, sentenza 20 marzo 2014, n. 13014, sez. III penale

EDILIZIA E URBANISTICA - Mutamento di destinazione d’uso – Titolo abilitativo – Difformità delle opere.

In tema di reati edilizi, ai fini della configurabilità del reato di cui al D.P.R. n. 380 del 2001, art. 44, lett. b), in caso di mutamento di destinazione d'uso edilizio per difformità totale delle opere rispetto al titolo abilitativo, l'individuazione della precedente destinazione d'uso non si identifica con l'uso fattone in concreto dal soggetto utilizzatore, ma con quella impressa dal titolo abilitativo assentito, in quanto il mutamento di destinazione d'uso giuridicamente rilevante è solo quello tra categorie funzionalmente autonome dal punto di vista urbanistico.

In tema di reati edilizi, il mutamento di destinazione d'uso di un immobile attuato attraverso l'esecuzione di opere edilizie e realizzato dopo la sua ultimazione configura un'ipotesi di ristrutturazione edilizia che integra il reato di esecuzione di lavori in assenza di permesso di costruire (D.P.R. n. 380 del 2001, art. 44, lett. b), in quanto l'esecuzione di lavori, anche se di modesta entità, porta alla creazione di un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente.

FALLIMENTO

* Cassazione, ordinanza 27 marzo 2014, n. 7268, sez. VI – 2 civile

FALLIMENTO - Rapporti pendenti (effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti) - OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Contratto preliminare (compromesso).

In tema di rapporti pendenti alla data della dichiarazione di fallimento, il diritto potestativo di sciogliersi dal contratto preliminare di vendita riconosciuto al curatore dall'art. 72, n. 4, l. fall. può essere esercitato anche quando il promissario acquirente sia già stato immesso nel possesso della cosa.

FAMIGLIA

* Cassazione, ordinanza 11 aprile 2014, n. 8580, sez. VI – 1 civile

FAMIGLIA – SEPARAZIONE - Assegnazione della casa familiare – Revoca – Cambio di residenza del genitore non affidatario – Legittimità.

L'art. 155-quater c.c. e l'art. 6, sesto comma della 1. n. 898 del 1970, contengono una disciplina pressoché identica del diritto dei coniugi al godimento della casa familiare: il criterio di assegnazione è costituito esclusivamente dall'interesse dei figli, individuato alla luce del costante orientamento della giurisprudenza di legittimità nel loro diritto a conservare l'habitat domestico nel quale hanno vissuto prima del conflitto coniugale che ha dato luogo alla separazione dei genitori. In nessuna delle due norme si può riscontrare un riferimento testuale alla casa "coniugale", proprio perché il legislatore e il diritto vivente hanno saldamente ancorato l'assegnazione all'affidamento e alla collocazione dei figli minori, escludendo la necessità di provvedere sull'assegnazione in mancanza di prole. Il giudice della separazione (e del divorzio) provvedono all'assegnazione sulla base di un accertamento rivolto a verificare preliminarmente quale sia il genitore collocatario (o affidatario) dei figli minori e, ove sorgano contestazioni sulla effettiva identificazione del bene immobile nel quale si sia svolta la vita familiare, a estendere l'indagine di fatto anche a tale profilo. L'introduzione, con la l. n. 54/2006 del regime giuridico generale dell'affido condiviso, favorendo anche l'esercizio concreto della bi-genitorialità, ha indotto, nell'ipotesi di una pregressa destinazione a casa familiare di un'ampia porzione immobiliare o di più unità abitative, ove tale soluzione fosse consentita dal grado di conflittualità coniugale, a operare un godimento frazionato del bene immobile, fondato su una suddivisione di fatto della disponibilità dell'abitazione familiare in modo da consentire ai minori la conservazione non solo dell'habitat domestico ma anche della vicinanza e del rapporto pressoché quotidiano con i genitori.

(Nella specie, può essere revocata l'assegnazione della casa familiare per l'ex marito non affidatario che ha cambiato residenza anche se ne è il proprietario esclusivo: il giudice deve accertare la pregressa destinazione stabilita dai coniugi durante il matrimonio).

* Cassazione, ordinanza interlocutoria 7 aprile 2014, n. 8049, sez. unite civili

FAMIGLIA – SEPARAZIONE - Mantenimento dei minori – Domanda – Pendenza di un giudizio sulla responsabilità genitoriale – Competenza del giudice.

Dovrà essere la Corte di giustizia delle comunità europee a chiarire se la domanda di mantenimento dei figli proposta nell’ambito di un giudizio di separazione personale dei coniugi, essendo accessoria a detta azione, possa essere decisa sia dal giudice del giudizio di separazione che da quello davanti al quale è pendente il giudizio attinente alla responsabilità genitoriale, sulla base del criterio della prevenzione, ovvero debba necessariamente essere delibata da quest’ultimo, risultando alternativi (nel senso che l’uno esclude necessariamente l’altro) i due distinti criteri indicati nelle lettere c) e d) dell’art. 3 Regolamento Ce n. 4/2009.

FARMACIE

* Consiglio di Stato, sentenza 7 aprile 2014, n. 1639, sez. III

SANITA' PUBBLICA - SANITÀ – Farmacie – Istituzione di nuove sedi - Ai sensi dell’articolo 11 del decreto legge 1/2012 – Provvedimento della Giunta comunale – Legittimità – Fondamento.

Deve ritenersi legittimo il provvedimento con cui la Giunta comunale ai sensi dell’articolo 11 del decreto legge 1/2012 istituisce nuove sedi di farmacie dovendosi ritenere competente detto organo e non il Consiglio comunale e ribadisce la compatibilità della normativa italiana con i principi comunitari.

MUTUO

* Cassazione, sentenza 3 aprile 2014, n. 7776, sez. III civile

MUTUO - INTERMEDIARI FINANZIARI (PROMOTORI FINANZIARI).

L'operazione finanziaria consistente nell'erogazione al cliente, da parte di una banca, di un mutuo contestualmente impiegato per acquistare per conto del cliente strumenti finanziari predeterminati ed emessi dalla banca stessa, a loro volta contestualmente costituiti in pegno in favore della banca a garanzia della restituzione del finanziamento, dà vita ad un contratto atipico unico ed unitario, la cui causa concreta risiede nelle realizzazione di un lucro finanziario, e che va sussunto tra i «servizi di investimento» di cui all'art. 1, comma 5, d.lgs. n. 58/1998.

NOTARIATO

* Cassazione, sentenza 9 aprile 2014, n. 8341, sez. II civile

PROFESSIONI LIBERALI – NOTARIATO - Procedimento disciplinare – Sospensione cautelare facoltativa – Gravità dell’addebito – Motivazione – Sussiste.

Deve ritenersi che la motivazione del diniego di revoca della sospensione cautelare facoltativa inflitta al notaio possa essere ritenuta implicita nella gravità dell'illecito contestato laddove l’incolpato risulti indagato in un procedimento penale per rilevanti delitti con conseguenti e oggettivi riflessi negativi per il decoro del professionista e il prestigio dell’Ordine.

PRELAZIONE

* Corte di Giustizia UE, sentenza 3 aprile 2014, n. C-438/12, sez. III

Cooperazione giudiziaria in materia civile – Regolamento (CE) n. 44/2001 – Articolo 22, punto 1 – Competenza esclusiva – Controversie in materia di diritti reali immobiliari – Natura del diritto di prelazione – Articolo 27, paragrafo 1 – Litispendenza – Nozione di domande tra le stesse parti e aventi il medesimo oggetto – Rapporto tra gli articoli 22, punto 1, e 27, paragrafo 1 – Articolo 28, paragrafo 1 – Connessione – Criteri di valutazione della sospensione del procedimento.

L’articolo 22, punto 1, del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, deve essere interpretato nel senso che rientra nella categoria delle controversie «in materia di diritti reali immobiliari», considerata da tale disposizione, un’azione, come quella intentata nel caso di specie dinanzi al giudice di un altro Stato membro, diretta a far dichiarare l’invalidità dell’esercizio di un diritto di prelazione che grava su tale immobile e produce effetti nei confronti di tutti.

L’articolo 27, paragrafo 1, del regolamento n. 44/2001 deve essere interpretato nel senso che, prima di sospendere il procedimento in applicazione della suddetta disposizione, il giudice successivamente adito è tenuto ad esaminare se, a causa di una violazione della competenza esclusiva prevista all’articolo 22, punto 1, di tale regolamento, un’eventuale decisione nel merito del giudice adito in primo luogo non sarà riconosciuta negli altri Stati membri, conformemente all’articolo 35, paragrafo 1, del suddetto regolamento.

PROFESSIONI – TARIFFE

* Tribunale di Milano, decreto 9 aprile 2014 sez. IX

PROFESSIONI LIBERALI - Avvocato – Liquidazione dei compensi – Decreto ministeriale 55/2014 – Abrogazione del decreto ministeriale 140/12 – Sussiste.

Le nuove tariffe introdotte dal d.m. 55/2014 hanno sostituito le precedenti (di cui al d.m. 140/12), che devono intendersi integralmente abrogate in quanto: le disposizioni della legge 247/12 configurano un sistema biennale di regolamentazione nella materia dei compensi forensi profilando una ipotesi esplicita di successione normativa in cui i nuovi parametri sono abrogativi dei precedenti; il dm 55/2014 prevede una specifica disciplina di diritto intertemporale (articolo 28) e copre con il sistema dell’applicazione analogica (articolo 3) i casi non espressamente regolati, così configurando un regime giuridico «chiuso» che non lascia spazio al d.m. 140/12. Il d.m. 140/12, comunque, è da intendersi abrogato in quanto il dm 55/2014 regolamenta ex novo l’intera materia dei compensi forensi con una disciplina di nuovo conio (c.d. abrogazione implicita) e, là dove non conferma disposizioni che erano presenti nel d.m. del 2012, mette mano ad una precisa scelta legislativa che prevale sulla precedente (abrogazione tacita).

PROPRIETÀ

* Cassazione, sentenza 27 marzo 2014, n. 7291, sez. II civile

DISTANZE LEGALI - Distanze nelle costruzioni – Sopraelevazioni.

In tema di rispetto delle distanze legali tra costruzioni, la sopraelevazione di un edificio preesistente, determinando un incremento della volumetria del fabbricato, è qualificabile come nuova costruzione, con la conseguenza che ad essa è applicabile la normativa vigente al momento della modifica e non opera il criterio della prevenzione se riferito alle costruzioni originarie, in quanto sostituito dal principio della priorità temporale correlata al momento della sopraelevazione.

RAPPRESENTANZA

* Cassazione, sentenza 8 aprile 2014, n. 8152, sez. III civile

Rappresentanza – Senza potere – Inefficacia.

Il contratto concluso dal rappresentante senza potere non è nullo e neppure annullabile, ma è soltanto inefficace, e configura tutt’al più una fattispecie in via di formazione, fino all’eventuale ratifica da parte del rappresentato. Pertanto l’inefficacia degli atti compiuti dal rappresentante senza potere è rilevabile solo su eccezione del rappresentato e non d’ufficio.

SERVITÙ

* Cassazione, sentenza 10 aprile 2014, n. 8427, sez. II civile

Servitù – Condomìni – Servitù Pedonale – Uso incontestato sull’area vicina a quella gravata dal diritto di transito costituito pattiziamente – Servitù Carrabile – Sussiste.

Qualora l’uso del passo pedonale, su area prossima o parzialmente coincidente con quella gravata dal diritto di transito pattiziamente costituito, rimanga incontestato è corretto ritenere che sia stata in questo modo conservata la servitù carrabile a favore del fondo dominante, sul tracciato che è stato doverosamente individuato sulla base dell’indagine tecnica disposta e acquisita.

SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA

* Cassazione, sentenza 10 aprile 2014, n. 8458, sez. I civile

SOCIETÀ - SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA - Azione diretta nei confronti degli amministratori – Fattispecie.

È erronea l’interpretazione del giudice di merito che esclude la rilevanza ex articolo 2395 c.c. dalla condotta degli amministratori di una società a responsabilità limitata rispetto ad una operazione di svuotamento delle attività sociali, attraverso una cessione senza corrispettivo delle stesse a favore di un'altra società, di cui essi stessi sono amministratori e soci, senza verificare, al fine di ritenere o meno applicabile l’articolo 2395 c.c., se il danno subito dalla prima società a seguito del suo svuotamento e della sua "duplicazione" nella nuova compagine fosse esclusivamente finalizzato all'obiettivo lesivo specifico di sottrarsi all'adempimento nei confronti del creditore poi fallito.

* Cassazione, sentenza 3 febbraio 2014, n. 2320, sez. I civile

SOCIETÀ - DI CAPITALI - SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA - ORGANI SOCIALI - AMMINISTRAZIONE - Atto estraneo all'oggetto sociale - Validità - Condizioni - Autorizzazione assembleare - Sufficienza - Limiti - Opponibilità dell'atto alla società - Fattispecie in tema di fideiussione.

SOCIETÀ - DI CAPITALI - SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA - ORGANI SOCIALI - ASSEMBLEA DEI SOCI – DELIBERAZIONI.

Nel regime anteriore alla riforma di cui al d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, ancorché l'oggetto sociale costituisca l'ambito dell'attività programmata dai soci nell'impresa comune, l'organo amministrativo può efficacemente porre in essere un atto che non risulti direttamente volto a perseguire quel programma, purché sussista una deliberazione espressa in tal senso dell'assemblea - sebbene non assunta necessariamente con l'unanimità dei consensi di tutti i soci, ma con le maggioranze dell'assemblea ordinaria, e salvo il diritto dei soci assenti o dissenzienti e degli altri legittimati attivi ad impugnarla -, onde l'atto in questione impegna la società e resta ad essa opponibile.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, la quale, pur in presenza della deliberazione assembleare autorizzativa, aveva negato l'ammissione al passivo del credito fondato sulla fideiussione prestata da una società a responsabilità limitata fallita, composta da due soci fra di loro fratelli, in favore del socio quasi totalitario e rappresentata dal suo amministratore, nonché socio minoritario).

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 1936 e art. 2384 bis

Massime precedenti Vedi: N. 26325 del 2006, N. 5152 del 2010, N. 9384 del 2011

SOCIETÀ IN HOUSE

* Cassazione, sentenza 24 marzo 2014, n. 7177, sez. unite civili

CORTE DEI CONTI – Giurisdizione.

La Corte dei Conti ha giurisdizione sull'azione di responsabilità esercitata dalla Procura della Repubblica presso detta Corte quando tale azione sia diretta a far valere la responsabilità degli organi sociali per danni da essi cagionati al patrimonio di una società in house, per tale dovendosi intendere quella costituita da uno o più enti pubblici per l'esercizio di pubblici servizi, di cui esclusivamente tali enti possano esser soci, che statutariamente esplichi la propria attività prevalente in favore degli enti partecipanti e la cui gestione sia per statuto assoggettata a forme di controllo analoghe a quello esercitato dagli enti pubblici sui propri uffici.

SUCCESSIONI

* Cassazione, sentenza 9 aprile 2014, n. 8346, sez. II civile

SUCCESSIONI - Testamento pubblico – Non sottoscritto dal non vedente – Validità – Limiti.

È nullo il testamento pubblico non firmato dal cieco ed è del tutto irrilevante l’attestazione con la quale il notaio certifica l’incapacità a sottoscrivere della persona che ha contratto la malattia in età adulta e che quindi si presume in grado di apporre la sigla.

SUPERFICIE

* Cassazione, sentenza 7 aprile 2014, n. 8084, sez. II civile

DIRITTI REALI - PROPRIETÀ FONDIARIA – Superficie – Diritto – Estinzione – Fattispecie.

Deve ricordarsi che il diritto di superficie è un diritto reale su cosa altrui, temporalmente limitato, al quale deve fare seguito la proprietà superficiaria sulla costruzione. Se quest'ultima non è edificata, al pari di ogni altro ius in re aliena, il diritto di superficie è soggetto ad estinzione per effetto del non uso protrattosi per il tempo stabilito dalla legge: ne consegue che la manutenzione di opere già realizzate come pilastri e getti di balconi non possano avere efficacia interruttiva della prescrizione, potendosi riconnettere ad essa soltanto la costruzione di una struttura che presenti una volumetria individuabile rispetto al resto dell'edificio, o, detto diversamente, che presenti gli elementi essenziali dell'appartamento, cioè del bene oggetto della futura proprietà superficiaria.

TITOLI DI CREDITO

* Cassazione, sentenza 4 aprile 2014, n. 7779, sez. III civile

TITOLI DI CREDITO.

Nel rapporto diretto tra le parti del rapporto sottostante le conseguenze del principio di astrattezza dei titoli di credito non possono spingersi fino a costringere l'emittente a pagare al suo prenditore per un debito cartolare cui non corrisponde l'effettività di un credito causale oppure non gli appartiene. Il principio dell’astrattezza trova la sua ratio nell’esigenza di favorire la circolazione del titolo affrancando il portatore del titolo dalla sorte del rapporto del negozio sottostante ed impedendo che al terzo in buona fede, assolutamente estraneo al rapporto fondamentale, possa opporsi un eventuale vizio o illiceità del rapporto medesimo. L’astrattezza cartolare postula, pertanto, che il soggetto, al quale non si possono opporre le eccezioni personali, sia effettivamente terzo rispetto al rapporto fondamentale e lo sia non solo formalmente ma anche sostanzialmente. Al contrario, qualora invece si trovino di fronte i soggetti che hanno partecipato al negozio, che è a base del titolo astratto, il debitore ben può opporre al portatore il vizio o l’illiceità di quel rapporto.

TRIBUTI

Cassazione, ordinanza 28 gennaio 2014, n. 1735, sez. 6 - 5 civile

TRIBUTI ERARIALI INDIRETTI (RIFORMA TRIBUTARIA DEL 1972) - IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO (I.V.A.) - ALIQUOTE - Aliquote agevolate - Cessione di "boxes" a soggetti già proprietari di unità abitative dei quali i primi erano dichiarati come pertinenze - Aliquota del 10 per cento in luogo di quella ordinaria - Inapplicabilità - Fondamento.

In tema di IVA, nel caso in cui un box-autorimessa sia venduto con atto separato rispetto all'unità abitativa, l'aliquota ridotta, di cui al punto 21 della parte II della tabella A, allegata al d. P. R. 26 ottobre 1972, n. 633 (nel testo, utilizzabile "ratione temporis", anteriore alla modifica operata dall'art. 16, n. 4, del d.l. 22 maggio 1993, n. 155, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 243), non è applicabile in virtù della semplice dichiarazione del vincolo pertinenziale tra essi esistente, in quanto, trattandosi di un'eccezione a quella ordinaria generalmente prevista, il contribuente deve dimostrarne la ricorrenza dei relativi presupposti. Ne consegue che il cedente ha l'onere di provare che la cessione dell'unità abitativa sia avvenuta tra le stesse parti, ed in particolare col costruttore di tutto l'edificio di cui il box-autorimessa costituiva una porzione in rapporto alla predetta unità, atteso che, da un lato, i parcheggi in esubero rispetto agli spazi minimi richiesti dall'art. 2 della legge 24 marzo 1989, n. 122, possono, nell'osservanza del vincolo di destinazione nascente da atto d'obbligo con il comune, essere alienati a terzi, e, dall'altro, che l'impresa che si sia limitata a rivendere non gode del beneficio fiscale, strumentale a favorire l'attività edilizia e non quella commerciale, meramente speculativa.

Massime precedenti Vedi: N. 7124 del 2003, N. 16664 del 2011, N. 1664 del 2012

* Commiss. Trib. Prov. Reggio Emilia, sentenza del 30 gennaio 2014, n. 54

Secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione (cfr. sent. 2005/10865) il verbo "deposita" ha un preciso significato tecnico: infatti "In tema di imposta di registro, ai sensi dell'art. 6 del D.P.R. 26 aprile 1986 n. 131, si ha caso d'uso quando un atto si deposita... presso le amministrazioni dello Stato... per essere acquisito agli atti... Nella norma il termine "deposito" non è impiegato per indicare una modalità di consegna dell'atto alla P.A. bensì per indicare un effetto sostanziale e cioè l'acquisizione dell'atto medesimo a fini giuridici e operativi”. Non può dirsi che l'atto sia stato "depositato" ai sensi dell'art 6 cit. e, pertanto, si siano realizzati gli estremi del caso d'uso, come richiesto dall'art. 5,comma 1, D.P.R. n. 131 del 1986 nel caso in cui l'atto, cioè la proposta di contratto di mutuo, comprovatamente accettata da controparte, non sia "depositata" ma solo, "prodotta" all'Agenzia delle Entrate in occasione di un contraddittorio precontenzioso instaurato ai fini della chiusura in adesione di un accertamento.

Buona Pasqua.

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EDILIZIA

* Consiglio di Stato, sentenza 11 aprile 2014, n. 1777, sez. VI

EDILIZIA E URBANISTICA - ABUSI EDILIZI - Permesso di costruzione - Pergotenda - Attività edilizia libera – Circolare di Roma Capitale n. 19137 del 9 marzo 2012 - Legittimità.

La «pergotenda» è un manufatto rientrante nell’attività edilizia libera, come struttura di arredo, installata su pareti esterne dell’unità immobiliare di cui è a esclusivo servizio, costituito da struttura leggera e amovibile, caratterizzata da elementi in metallo o in legno di esigua sezione, coperta da telo anche retrattile, stuoie in canna o bambù o materiale in pellicola trasparente, priva di opere murarie e di pareti chiuse di qualsiasi genere, costituita da elementi leggeri, assemblati tra loro, tali da rendere possibile la loro rimozione previo smontaggio e non demolizione (dunque, in conformità alle caratteristiche definite dalla circolare di Roma Capitale n. 19137 del 9 marzo 2012).

* TAR Puglia - Lecce, sentenza 29 gennaio 2014, n. 269, sez. III

Edilizia e urbanistica - Attività urbanistico-edilizia - Vigilanza - Esercizio - Competenza comunale - Regione - Solo potere sostitutivo.

La generale funzione di vigilanza sull'attività urbanistico-edilizia, disciplinata negli artt. 4 e ss., l. 28 febbraio 1985 n. 47, spetta unicamente al Comune, che ha il potere/dovere di vigilanza ed eventuale repressione sull'attività urbanistico-edilizia svolta all'interno del territorio comunale, e non anche alla Regione, ma a quest'ultima è comunque attribuito l'esercizio dello specifico potere sostitutivo di cui all'art. 39, D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380.

MATRIMONIO

* Tribunale di Grosseto, ordinanza 9 aprile 2014

Matrimonio –Trascrizione.

Non è previsto, nel nostro ordinamento, alcun ulteriore e diverso impedimento derivante da disposizioni di legge alla trascrizione di un atto di matrimonio celebrato all’estero secondo le forme previste dalla legge straniera e che, quindi, spieghi effetti civili nell'ordinamento dello Stato dove è stato celebrato, non avendo tale trascrizione natura costitutiva ma soltanto certificativa e di pubblicità di un atto già valido di per sé sulla base del principio "tempus regit actum".

NOTARIATO

* Cassazione, sentenza 11 aprile 2014, n. 8611, sez. II civile

NOTAIO E ARCHIVI NOTARILI - Atto pubblico e notarile in genere.

Non si può aderire all'assunto secondo il quale dalla redazione dell'atto in una lingua diversa da quella italiana dovrebbe desumersi implicitamente la mancata conoscenza della lingua italiana da parte del dichiarante; in realtà, non potendosi certo escludere che la parte conosca, oltre la lingua italiana, anche una lingua straniera, è evidente che in tal caso la mera redazione dell'atto nella lingua straniera non legittimerebbe tale presunzione, dovendosi invece applicare anche in questa ipotesi l'art. 54, comma 1, L.N.; inoltre soltanto l'espressa dichiarazione della parte di non conoscere la lingua italiana legittima la redazione dell'atto nella lingua straniera conosciuta dalla parte e dal notaio, seguita dalla traduzione dell'atto nella lingua italiana, in quanto solo detta dichiarazione costituisce requisito idoneo a garantire che la volontà della parte sia stata da un lato da quest'ultima regolarmente espressa e dall'altro lato correttamente recepita dal notaio; ciò spiega la ragione della nullità prevista dall'art. 58, n. 4, L.N. degli atti notarili redatti senza l'osservanza delle disposizioni, tra le altre, previste dall'art. 54, posto che tali violazioni impediscono o possono impedire all'atto di realizzare la finalità per la quale è stato redatto o creare equivoci sul suo effettivo contenuto.

L'espresso onere imposto agli intestatari non può certamente ritenersi assolto tramite la dichiarazione di conformità allo stato di fatto dell'immobile della sola planimetria catastale depositata, ovvero di un documento relativo essenzialmente alla descrizione grafica dell'immobile stesso, che evidentemente non può sopperire alla mancanza della dichiarazione di conformità allo stato di fatto dell'immobile anche del distinto requisito richiesto dalla norma e rappresentato dai dati catastali, soltanto questi ultimi costituendo gli elementi oggettivi di riscontro delle caratteristiche patrimoniali dell'immobile rilevanti a fini fiscali. Non può, quindi, dubitarsi dell'applicabilità nella fattispecie dell'art. 28, comma 1, della L.N., che vieta al notaio di ricevere o autenticare atti "espressamente proibiti dalla legge"; infatti, posto che secondo l'orientamento consolidato di questa Corte, detto divieto attiene ad ogni vizio che dia luogo ad una nullità assoluta dell'atto, con esclusione, quindi, dei vizi che comportano l'annullabilità o l'inefficacia dell'atto ovvero la stessa nullità relativa, ne consegue che nella fattispecie, in presenza di una nullità avente natura assoluta, la sanzione disciplinare inflitta al notaio ai sensi della menzionata norma della L. N. è stata legittimamente irrogata.

PRELAZIONE

* Cassazione, sentenza 9 aprile 2014, n. 8264, sez. III civile

LOCAZIONE DI COSE - Prelazione – Riscatto.

Il diritto di riscatto di un immobile, ex art. 39, l. n. 392/1978, integra un diritto potestativo che si esercita tramite una dichiarazione unilaterale recettizia, di carattere negoziale, attraverso cui si determina l'acquisto della proprietà dell'immobile a favore del retraente. Questa dichiarazione può essere effettuata anche con l'atto di citazione, diretto a far valere il diritto di riscatto, ed in questa ipotesi la procura speciale ad litem, conferita al difensore per promuovere il relativo giudizio, non gli conferisce anche una legittimazione sostanziale per effettuare, in rappresentanza del titolare del diritto, la dichiarazione unilaterale recettizia di retratto. Ciò non può, quindi, avvenire, a meno che la procura sia redatta in calce o a margine dell’atto di citazione, nel cui testo sia contenuta la dichiarazione di riscattare l’immobile, in quanto la parte, con la sottoscrizione della procura, fa proprio tale contenuto.

Cassazione, sentenza 3 gennaio 2014, n. 40, sez. III civile

CONTRATTI AGRARI - DIRITTO DI PRELAZIONE E DI RISCATTO - RISCATTO - Contratti agrari - Diritto di prelazione e di riscatto - Riscatto - Dichiarazione di riscatto ex art. 8 della Legge n. 590 del 1965 - Natura - Momento determinativo degli effetti - Dichiarazione di riscatto contenuta in un atto di citazione - Tempestività - Condizioni.

La dichiarazione di riscatto di cui all'art. 8 della legge 26 maggio 1965 n. 590 è atto unilaterale recettizio e produce effetto, ai sensi dell'art. 1334 cod. civ., nel momento in cui giunge a conoscenza del destinatario o in cui, ai sensi dell'art. 1335 cod. civ., deve reputarsi da questo conosciuta perché pervenuta al suo indirizzo. Ne consegue che, ove la comunicazione della volontà di riscattare sia contenuta nell'atto di citazione diretto a far valere in giudizio il relativo diritto, non è sufficiente, per impedire la decadenza del retraente, che l'atto di citazione, nella sua duplice funzione processuale e sostanziale, venga inoltrato per la notificazione entro l'anno qualora il perfezionarsi della notifica sia avvenuto solo successivamente al decorso dell'anno dalla trascrizione dell'atto di vendita, non assumendo rilievo la regola della scissione degli effetti della notifica per il notificante e per il destinatario, atteso che, perché l'atto produca i suoi effetti sostanziali, è necessario che pervenga all'indirizzo del destinatario entro il termine previsto dalla legge.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 1334 e art. 1335, Legge 26/05/1965 num. 590 art. 8 com. 5

Massime precedenti Conformi: N. 224 del 1992

PROFESSIONI

* Cassazione, sentenza 16 aprile 2014, n. 8871, sez. I civile

PROFESSIONI LIBERALI - Associazione professionale tra avvocati e dottori commercialisti - Partecipazione di società personale di diritto straniero - Nullità del contratto – Non sussiste.

In materia di associazione professionale tra avvocati e dottori commercialisti con partecipazione di società personale di diritto straniero deve ritenersi che siano osservati i requisiti di forma dell'articolo 1 della legge 1815/39, laddove oggetto sociale è lecito, i soci sono soggetti abilitati, né la partecipazione della compagine ha fatto venir meno la sussistenza di detto requisito, trattandosi di società semplice i cui associati sono tutti muniti dei necessari titoli abilitativi e della correlativa iscrizione agli albi di appartenenza secondo la legislazione dei Paesi di provenienza e in cui operano, né incidendo la mancata abilitazione in capo ad alcuni associati anche alla luce dell'orientamento della dottrina, che ritiene ora sufficiente che l'abilitazione sia posseduta dalla maggioranza dei membri degli organi sociali e che comunque non si determinerebbe la nullità del contratto associativo.

REATI SOCIETARI

* Cassazione, sentenza 15 aprile 2014, n. 16359, sez. II penale

RESPONSABILITA' AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI - Sequestro per aumento di capitale fittizio – Sussiste.

La responsabilità della persona giuridica non è affatto esclusa laddove l’ente abbia avuto un interesse concorrente a quello dell’agente o degli agenti che, in posizione qualificata nella sua organizzazione, abbiano commesso il reato presupposto.

RICICLAGGIO

* Cassazione, sentenza 11 aprile 2014, n. 16153, sez. VI penale

RICETTAZIONE – Riciclaggio.

Integra il reato di riciclaggio il compimento di operazioni volte non solo ad impedire in modo definitivo, ma anche a rendere difficile l'accertamento della provenienza del denaro, dei beni o delle altre utilità, attraverso un qualsiasi espediente che consista nell'aggirare la libera e normale esecuzione dell'attività posta in essere. Pur essendo a forma libera, questa fattispecie richiede, in ogni caso, che la condotta sia caratterizzata da un tipico effetto dissimulatorio, avendo l'obiettivo di ostacolare l'accertamento o l'astratta individuabilità dell'origine delittuosa del denaro.

SERVITÙ

* Cassazione, sentenza 15 aprile 2014, n. 8730, sez. II civile

Servitù di passaggio – Per destinazione del padre di famiglia – Accertamento - Onere probatorio.

Non è specifico onere probatorio gravante su chi agisce per l’accertamento della servitù di passaggio per destinazione del padre di famiglia in confessoria servitutis dimostrare la situazione di fatto esistente al momento in cui i due fondi hanno cessato di appartenere all’unico soggetto per effetto di alienazioni separate e, per l’effetto, tale prova non è presupposto necessario per la costituzione della servitù.

* Cassazione, sentenza 15 aprile 2014, n. 8729, sez. II civile

Servitù di passaggio – Accertamento – Prova

I fatti allegati da una delle parti vanno considerati "pacifici" - e quindi possono essere posti a fondamento della decisione - quando siano stati esplicitamente ammessi dalla controparte, oppure quando questa, pur non avendoli espressamente contestati abbia tuttavia assunto una posizione difensiva assolutamente incompatibile con la loro negazione, così implicitamente ammettendone l'esistenza. La valutazione delle risultanze della prova testimoniale, il giudizio sull'attendibilità dei testi e sulla credibilità di alcuni, invece, che di altri, come la scelta, tra le varie risultanze probatorie, di quelle ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice del merito, il quale, nel porre a fondamento della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare tutte le deduzioni difensive, dovendo ritenersi implicitamente disattesi tutti i rilievi e circostanze che, sebbene non menzionati specificamente, sono logicamente incompatibili con la decisione adottata.

SIMULAZIONE

Cassazione, sentenza 20 dicembre 2013, n. 28610, sez. III civile

CONTRATTI IN GENERE - SIMULAZIONE - EFFETTI - Terzo - Legittimazione a far valere la simulazione - Condizioni e limiti - Individuazione - Parte contrattuale - Interesse ad agire connaturato alla posizione giuridica di contraente - Sussistenza - Fondamento - Fattispecie.

In tema di simulazione, il terzo non ha, in quanto tale, un interesse generalizzato ad ottenere il ripristino della situazione reale, ma solo ove la sua posizione giuridica risulti negativamente incisa dall'apparenza dell'atto, mentre va sempre riconosciuto l'interesse della parte contrattuale ad esercitare l'azione di simulazione in quanto volta all'accertamento dell'inefficacia totale o parziale del contratto e dei reali rapporti tra le parti.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto l'interesse dell'attore quale contraente e non terzo alla dichiarazione di simulazione assoluta dell'atto di cessione di quote sociali in quanto diretta al ripristino della titolarità anche formale delle quote sociali, così facendo venire meno l'apparenza contrattuale).

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 1415 com. 2

Massime precedenti Vedi: N. 4023 del 2007

SOCIETÀ

Cassazione, ordinanza 28 gennaio 2014, n. 1813, sez. VI – 3 civile

PERSONA GIURIDICA - SEDE - Sede effettiva di società - Nozione - Luogo di accentramento dei poteri direzionali e amministrativi - Necessità.

La "sede effettiva" di una società dotata di personalità giuridica non si identifica con il luogo nel quale essa abbia uno stabilimento, paghi le retribuzioni dei dipendenti, riceva o consegni merci, essendo invece necessario che in quel sito si accentrino di fatto i poteri di direzione e di amministrazione dell'azienda stessa, ancorché diverga da quello in cui si trovano i beni aziendali e nel quale venga svolta l'attività imprenditoriale.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 46

Massime precedenti Conformi: N. 10243 del 2000

Massime precedenti Vedi: N. 2671 del 2005

SUCCESSIONI

* Cassazione, sentenza 15 aprile 2014, n. 8739, sez. II civile

SUCCESSIONI – DIVISIONE – Sisma – Contributi - Fabbricato da ricostruire.

L’assegnazione del lotto e del contributo, ai sensi dell’art. 4, d.l. n. 79/1968, convertito in l. n. 241/1968, si pone in rapporto di continuità con la precedente proprietà del fabbricato da ricostruire, donde, essendosi successivamente a tale data innestato un regime di comproprietà in capo agli aventi causa, sull’immobile ricostruito per effetto del sopravvenuto decesso della proprietaria, l’immobile stesso avrebbe dovuto considerarsi parte integrante dell’asse ereditario della proprietaria dante-causa e, quindi, rientrante nell’ambito dei beni oggetto di divisione.

UNIONI DI FATTO

Cassazione, sentenza 22 gennaio 2014, n. 1277, sez. I civile

OBBLIGAZIONI IN GENERE - OBBLIGAZIONI NATURALI - Unioni di fatto - Doveri morali e sociali - Individuazione - Versamenti effettuati nel corso del rapporto sul conto corrente dell'altro - Disciplina di cui all'art. 2034 cod. civ. - Applicabilità - Condizioni - Apporto causale del "solvens" al recesso lavorativo dell'"accipiens" - Necessità - Esclusione - Fondamento.

Le unioni di fatto, quali formazioni sociali che presentano significative analogie con la famiglia formatasi nell'ambito di un legame matrimoniale e assumono rilievo ai sensi dell'art. 2 Cost., sono caratterizzate da doveri di natura morale e sociale di ciascun convivente nei confronti dell'altro, che si esprimono anche nei rapporti di natura patrimoniale. Ne consegue che le attribuzioni patrimoniali a favore del convivente "more uxorio" effettuate nel corso del rapporto (nella specie, versamenti di denaro sul conto corrente del convivente) configurano l'adempimento di una obbligazione naturale ex art. 2034 cod. civ., a condizione che siano rispettati i principi di proporzionalità e di adeguatezza, senza che assumano rilievo le eventuali rinunce operate dal convivente - quale quella di trasferirsi all'estero recedendo dal rapporto di lavoro - ancorché suggerite o richieste dall'altro convivente, che abbiano determinato una situazione di precarietà sul piano economico, dal momento che tali dazioni non hanno valenza indennitaria, ma sono espressione della solidarietà tra due persone unite da un legame stabile e duraturo.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 2034

Massime precedenti Vedi: N. 3713 del 2003, N. 11330 del 2009

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ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE

* Cassazione, sentenza 17 aprile 2014, n. 8955, sez. I civile

ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE - Disciplina del rapporto.

L'associazione in partecipazione si caratterizza per il carattere sinallagmatico tra l'attribuzione da parte dell'associante di una quota degli utili derivanti dalla gestione di una sua impresa o di un suo affare all'associato e l'apporto, da quest'ultimo conferito, di qualsiasi natura e con carattere strumentale per l'esercizio di quell'impresa o di quell'affare.

COMODATO

Cassazione, sentenza 18 marzo 2014, n. 6203, sez. III civile

COMODATO - DURATA - Comodato di un immobile per tutta la vita del comodatario - Comodato precario - Esclusione - Comodato a termine - Configurabilità - Fondamento Fattispecie.

La concessione in comodato di un immobile per tutta la vita del comodatario è un contratto a termine, di cui è certo l'"an" ed incerto il "quando", atteso che, con l'inserimento di un elemento accidentale per l'individuazione della precisa durata (nella specie, la massima possibile, ossia per tutta la durata della vita del beneficiario), il comodante ha limitato la possibilità di recuperare, quando voglia, la disponibilità materiale dell'immobile, rafforzando, al contempo, la posizione del comodatario, a cui viene garantito il godimento per tutto il tempo individuato. Ne consegue che, in tale evenienza, il comodante o i suoi eredi possono sciogliersi dal contratto soltanto nelle ipotesi di cui agli artt. 1804, terzo comma, 1809 e 1811 cod. civ. e non liberamente come avviene nel comodato precario.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 1803, art. 1809, art. 1810 e art. 1811

Massime precedenti Vedi: N. 8548 del 2008

CONDOMINIO

* Cassazione, sentenza 23 aprile 2014, n. 9232, sez. II civile

CONDOMINIO - ASSEMBLEA DEI CONDOMINI - Tabelle millesimali - Revisione - Unanimità - Necessità - Esclusione - Maggioranza qualificata - Sufficienza - Sussiste.

In tema di condominio, l'atto di approvazione delle tabelle millesimali, al pari di quello di revisione delle stesse, non ha natura negoziale: ne consegue che il medesimo non deve essere approvato con il consenso unanime dei condomini, essendo a tal fine sufficiente la maggioranza qualificata di cui all'art. 1136, secondo comma, c.c.

* Cassazione, sentenza 18 aprile 2014, n. 9082, sez. II civile

I) COMUNIONE E CONDOMINIO - Condominio negli edifici - Amministratore, nomina e revoca.

Ai sensi dell'art. 1129 c.c., l'amministratore può essere revocato in ogni tempo dall'assemblea e, quindi, anche prima della scadenza annuale senza alcuna motivazione ovvero indipendentemente da una giusta causa. La norma ha la finalità di assicurare che la gestione dei beni e dei servizi - che deve soddisfare gli interessi comuni - riscuota la costante fiducia dei condomini: pertanto, l'assemblea - nell'esercizio delle sue prerogative - ben può procedere alla nomina del nuovo amministratore senza avere preventivamente revocato l'amministratore uscente. L'attività di gestione dei beni comuni compiuta dall'amministratore di condominio può essere inquadrata, infatti, nella funzione tipica del contratto di mandato che si instaura tra il primo e i condomini, nella misura in cui le norme che regolano quest'ultimo siano compatibili con le specifiche disposizioni dettate in materia di condominio, tenuto conto della sua natura di ente di gestione delle parti e dei servizi comuni.

II) COMUNIONE E CONDOMINIO - Assemblea dei condomini negli edifici - Impugnazioni e validità.

Deve escludersi la legittimazione ad impugnare, ai sensi dell'art. 1137 c.c., la delibera condominiale da parte del condomino assente, il quale faccia valere il vizio di annullabilità per difetto dell'avviso di convocazione dell'assemblea, quando esso sia relativo ad altro condomino, in quanto si tratta di un vizio che non lo riguarda direttamente, inerendo alla altrui sfera giuridica.

CONTRATTO

Cassazione, sentenza 9 aprile 2014, n. 8272, sez. II civile

CONTRATTI IN GENERE - CONTRATTO A FAVORE DI TERZI - Attribuzione del diritto al terzo - Inadempimento del promittente - Azione di risoluzione per inadempimento e risarcimento danni - Legittimazione ad agire - Mancanza o necessità di un intervento esecutivo del promittente - Incidenza - Legittimazione esclusiva del terzo nel primo caso - Legittimazione concorrente dello stipulante nel secondo caso.

Nel contratto a favore di terzo, in difetto di espresse previsioni convenzionali, il terzo è l'unico legittimato ad agire - con l'azione di risoluzione del contratto e di risarcimento danni - per ottenere, a fronte dell'inadempimento del promittente, la prestazione attribuita ove il contratto sia idoneo a fargli acquisire il relativo diritto senza necessità di un'attività esecutiva del promittente medesimo, mentre, in caso contrario, va riconosciuta una legittimazione concorrente anche a favore dello stipulante.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 1218, art. 1411 e art. 1453

Massime precedenti Vedi: N. 1136 del 1988, N. 1150 del 2005

EDILIZIA

* Cassazione, sentenza 16 aprile 2014, n. 16694, sez. III penale

EDILIZIA E URBANISTICA - Piani regolatori comunali: lottizzazione di aree fabbricabili - Divieto e sanzioni.

La confisca dei terreni abusivamente lottizzati e delle opere abusivamente costruite non può essere disposta nei confronti dei soggetti terzi, estranei alla commissione del reato e venuti in possesso del terreno o dell'opera edilizia oggetto del reato se non allorquando sia riscontrabile a loro carico un comportamento connotato quanto meno da profili di colpa posto che, diversamente, la buona fede degli stessi renderebbe non applicabile nei loro confronti la misura in oggetto.

* TAR Lazio - Latina, sentenza 1° aprile 2014, n. 269, sez. I

EDILIZIA E URBANISTICA - Concessione edilizia e licenza di abitabilità (ora permesso di costruire) - Denuncia di inizio attività (DIA) e segnalazione certificata d'inizio attività (SCIA).

Il decorso del termine di trenta giorni dalla presentazione della denunzia di inizio attività comporta la decadenza dell'amministrazione comunale dal potere di ordinare la rimozione delle opere realizzate dal privato a seguito della d.i.a.: tuttavia, qualora difettino i presupposti per la d.i.a., l'amministrazione conserva i suoi poteri di controllo, di inibizione e sanzionatori che devono però essere esercitati nelle forme dell'autotutela.

Cassazione, sentenza 15 gennaio 2014, n. 1483, sez. III penale

EDILIZIA - Realizzazione di veranda mediante chiusura di balcone - Permesso di costruire - Necessità - Mancanza - Reati di cui all'art. 44 del d.P.R. n. 380 del 2001 - Configurabilità.

La trasformazione di un balcone, anche di modesta superficie, in veranda, mediante chiusura a mezzo di installazione di pannelli di vetro su intelaiatura metallica, non costituisce realizzazione di una pertinenza, né intervento di manutenzione straordinaria e di restauro, ma è opera soggetta a concessione edilizia ovvero a permesso di costruire, la cui realizzazione, in assenza di titolo abilitativo, integra il reato previsto dall'art. 44 d.P.R. n. 380 del 2001.

Riferimenti normativi: DPR 06/06/2001 num. 380 art. 3 e art. 44, Decreto Legisl. 22/01/2004 num. 42 art. 181

Massime precedenti Conformi: N. 3879 del 2000, N. 3160 del 2003, N. 45588 del 2004, N. 35011 del 2007

Massime precedenti Vedi: N. 14329 del 2008

Cassazione, sentenza 15 gennaio 2014, n. 1486, sez. III penale

EDILIZIA - COSTRUZIONE EDILIZIA - Interventi in zona sottoposta a tutela paesaggistica - Natura - Interventi eseguiti in totale difformità dal permesso di costruire - Ragioni - Conseguenze - Applicabilità della previsione di cui all'art. 34, comma secondo ter, d.P.R. n. 380 del 2001 - Esclusione.

In tema di reati edilizi, si considerano in ogni caso eseguiti in totale difformità dal permesso di costruire gli interventi che ricadono in zona paesaggisticamente vincolata, atteso il disposto dell'art. 32, comma terzo, del d.P.R. n. 380 del 2001, con conseguente inapplicabilità della previsione di cui all'art. 34, comma secondo ter, del d.P.R. n. 380 del 2001, come introdotto dal D.L. 13 maggio 2011, n. 70, convertito con modificazioni, nella legge 12 luglio 2011, n. 106.

Riferimenti normativi: DPR 06/06/2001 num. 380 art. 31, art. 32, art. 34 e art. 44, Decreto Legisl. 22/01/2004 num. 42 art. 136, art. 142 e art. 167

Massime precedenti Vedi: N. 24661 del 2009, N. 19538 del 2010

Cassazione, sentenza 17 ottobre 2013, n. 42637, sez. III penale

EDILIZIA - COSTRUZIONE EDILIZIA - Costruzione abusiva - Inottemperanza all'ordine di demolizione del Comune - Dissequestro dell'immobile - Avente diritto alla restituzione - Individuazione.

In materia di tutela urbanistica, il soggetto nei confronti del quale sia stato disposto il sequestro preventivo di un immobile abusivo, non è più legittimato a richiederne la restituzione - neppure in via temporanea e al fine di procedere alla demolizione delle opere - quando, per effetto del vano decorso del termine di novanta giorni dall'ingiunzione a demolire emanata dall'autorità amministrativa, si sia verificata (ex art. 31 del d.P.R. n. 380 del 2001), l'acquisizione gratuita dell'immobile e dell'area di sedime da parte dell'ente comunale.

(In motivazione, la Corte ha chiarito che la persistenza del sequestro preventivo, stante il disposto dell'art. 85 disp. att. cod. proc. pen., non costituisce impedimento assoluto a eseguire l'ingiunzione amministrativa e pertanto non comporta la paralisi della procedura ablativa).

Riferimenti normativi: DPR 06/06/2001 num. 380 art. 31 e art. 44, Nuovo Cod. Proc. Pen. art. 321 e art. 324, Nuovo C.P.P. Disp. Att. e Trans. art. 85

Massime precedenti Conformi: N. 4962 del 2007

Massime precedenti Vedi: N. 4962 del 2007, N. 9186 del 2009, N. 17188 del 2010

ESECUZIONE IMMOBILIARE

Cassazione, sentenza 13 marzo 2014, n. 5796, sez. III civile

ESECUZIONE FORZATA - IMMOBILIARE - VENDITA - TRASFERIMENTO - Decreto di trasferimento ex art. 586 cod. proc. civ. - Erronea indicazione del bene oggetto di trasferimento - Inesistenza - Esclusione - Invalidità - Sussistenza - Rimedi - Opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 cod. proc. civ. - Ammissibilità - Tutela dei terzi - Condizioni - Rimedi endoesecutivi o esterni al processo esecutivo - Ammissibilità.

In materia di esecuzione forzata, il decreto di trasferimento di cui all'art. 586 cod. proc. civ., ancorché abbia avuto ad oggetto un bene in tutto o in parte diverso da quello pignorato, non è inesistente, ma solo affetto da invalidità, da far valere con il rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi nei termini di cui all'art. 617 cod. proc. civ., ferma restando la possibilità per i terzi che siano stati lesi da tale errore nella loro sfera giuridica, di avvalersi, nel rispetto delle regole previste dall'art. 2929 cod. civ. a tutela dell'acquirente o assegnatario, dei rimedi, diversi dall'opposizione agli atti esecutivi, endoesecutivi o esterni al processo esecutivo loro riservati.

Riferimenti normativi: Cod. Proc. Civ. art. 586 e art. 617, Cod. Civ. art. 2929

Massime precedenti Vedi: N. 837 del 2007, N. 12430 del 2008, N. 20814 del 2009

Massime precedenti Vedi Sezioni Unite: N. 11178 del 1995

FALLIMENTO

* Cassazione, sentenza 18 aprile 2014, n. 9050, sez. I civile

FALLIMENTO - Concordato preventivo.

Gli "altri atti di frode" di cui all'art. 173, comma 1, l.f., non possono essere individuati nei soli atti in frode ai creditori di cui agli artt. 64 e ss. l.f. ma, per avere rilievo ai fini della revoca, devono essere accertati dal commissario giudiziale ed avere una valenza potenzialmente decettiva, per l'idoneità a pregiudicare il consenso informato dei creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, giustificandosi la valutazione del Giudice a riguardo in funzione di garanzia della regolarità della procedura, nella verifica della messa a disposizione dei creditori di tutti gli elementi necessari per una corretta valutazione.

* Cassazione, sentenza 17 aprile 2014, n. 8966, sez. I civile

FALLIMENTO - Concordato preventivo - Cessione dei beni.

Nella disciplina dettata dalla L. Fall., art. 160, comma 2, n. 2, nel testo applicabile ratione temporis anteriore al D.L. n. 35 del 2005, la cessione deve riguardare "tutti i beni esistenti" nel patrimonio del debitore "alla data della proposta di concordato, tranne quelli indicati nell'art. 46" ed, inoltre, "la valutazione di tali beni" deve fare "fondatamente ritenere che i creditori possano essere soddisfatti almeno nella misura" del 40%. Ne consegue che non è ammessa, alla stregua di detta disciplina, una cessione parziale e che la misura del soddisfacimento dei creditori rappresenta soltanto l'oggetto di una valutazione preventiva, ai fini dell'ammissibilità del concordato, senza che il raggiungimento di detta misura rappresenti nè un obbligo del debitore (come dimostra l'art. 186, comma 2, nel testo ante riforma, con la previsione dell'esclusione della risoluzione nel caso in cui detta misura non sia raggiunta) nè tantomeno un limite al soddisfacimento dei creditori cui è destinato, nei limiti del loro credito, il ricavato dalla liquidazione di tutti i beni ceduti.

MANDATO

Cassazione, sentenza 11 febbraio 2014, n. 3037, sez. IV civile

MANDATO - SENZA RAPPRESENTANZA - IN GENERE - Azioni società socio unico - Trasferimento - Opponibilità ai terzi - INPS - Contributi previdenziali - Pubblicità - Necessità.

In tema di acquisti effettuati dal mandatario in nome proprio, il disposto dell'art. 1706, primo comma, cod. civ., deve essere coordinato, qualora si tratti di azioni di società con unico socio, con il combinato disposto dell'art. 2362, primo comma, cod. civ. e dell'art. 2448, primo comma, cod. civ. Ne consegue che il trasferimento della proprietà delle azioni di società con socio unico è inopponibile ai terzi, ove non sia stato pubblicato nel registro delle imprese, salvo che si provi che il terzo ne fosse comunque venuto a conoscenza.

(Nella specie la S.C. ha affermato l'inopponibilità all'INPS - ai fini dell'esonero dall'obbligo di versamento dei contributi per la CIG - del trasferimento, in favore della Regione Valle d'Aosta, della proprietà delle azioni di società con unico socio per il cui acquisto l'ente territoriale aveva conferito mandato a società finanziaria regionale - di cui deteneva il settantacinque per cento del capitale - senza effettuare alcuna forma di pubblicità nel registro delle imprese).

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 1703, art. 1706 com. 1, art. 2362 com. 1, art. 2448 com. 1

Massime precedenti Vedi: N. 2835 del 2009

MISURE CAUTELARI REALI

Cassazione, sentenza 5 febbraio 2014, n. 5657, sez. II penale

MISURE CAUTELARI - REALI - SEQUESTRO PREVENTIVO - OGGETTO - Beni appartenenti a terzi estranei al procedimento penale - Motivazione sul requisito del "periculum in mora" - Necessità.

Il sequestro preventivo può avere ad oggetto beni appartenenti a terzi estranei al reato, incombendo, in tale caso, sul giudice un dovere specifico di motivazione sul requisito del "periculum in mora" in termini di semplice probabilità del collegamento di tali beni con le attività delittuose dell'indagato, sulla base di elementi che appaiano indicativi della loro effettiva disponibilità da parte di quest'ultimo, per effetto del carattere meramente fittizio della loro intestazione ovvero di particolari rapporti in atto tra il terzo titolare e l'indagato stesso.

Riferimenti normativi: Nuovo Cod. Proc. Pen. art. 321

Massime precedenti Conformi: N. 27340 del 2008, N. 11287 del 2010

PROFESSIONI - TARIFFA

* Cassazione, sentenza 17 aprile 2014, n. 8949, sez. II civile

AVVOCATO - Tariffe professionali.

Qualora le parti abbiano stabilito espressamente o per facta concludentia un compenso inferiore ai minimi stabiliti dalla tariffa ex art. 24, l. n. 794/1992, il giudice è tenuto a determinare l'ammontare dell'onorario in una cifra fra il minimo ed il massimo tabellare ed in nessun caso potrà essere deciso un compenso in misura inferiore a quella tabella.

(Nella specie, nel giudizio promosso dal curatore del fallimento del creditore, per ottenere l'adempimento di un'obbligazione, il debitore non può opporre la quietanza - rilasciata dal creditore all'atto del pagamento - quale confessione stragiudiziale del pagamento stesso, ex art. 2735 c.c., atteso che tale confessione è valida solo nel giudizio in cui siano parti l'autore e il destinatario di quella dichiarazione di scienza, mentre il curatore, pur ponendosi nell'esercizio di un diritto del fallito, nella stessa posizione di quest'ultimo, è una parte processuale diversa dal fallito medesimo, onde nei suoi confronti la suddetta quietanza potrà avere solo il valore di prova semplice liberamente valutabile dal giudice).

PROVA CIVILE

Cassazione, ordinanza 27 marzo 2014, n. 7267, sez. VI - 2 civile

PROVA CIVILE - DOCUMENTALE (PROVA) - SCRITTURA PRIVATA - VERIFICAZIONE - Scrittura privata prodotta in copia fotostatica - Disconoscimento dell'autenticità della sottoscrizione - Verificazione - Produzione della scrittura originale - Necessità.

In caso di disconoscimento dell'autenticità della sottoscrizione di scrittura privata prodotta in copia fotostatica, la parte che l'abbia esibita in giudizio e intenda avvalersi della prova documentale rappresentata dall'anzidetta scrittura deve produrre l'originale al fine di ottenerne la verificazione; altrimenti, del contenuto del documento potrà fornire la prova con i mezzi ordinari, nei limiti della loro ammissibilità.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 2719, Cod. Proc. Civ. art. 214, art. 215 e art. 216

Massime precedenti Conformi: N. 9202 del 2004

Cassazione, sentenza 29 gennaio 2014, n. 1904, sez. I civile

PROVA CIVILE - POTERI (O OBBLIGHI) DEL GIUDICE - FATTI NOTORI - Valore di immobili - Variazione in un periodo temporale determinato - Ascrivibilità al notorio - Esclusione - Fattispecie.

La variazione del valore di un immobile in un ben determinato periodo di tempo (nella specie, quadriennale), richiedendo accertamenti circostanziati, anche attraverso pubblicazioni di dati attuariali, non può ascriversi al fatto notorio.

Riferimenti normativi: Cod. Proc. Civ. art. 115 com. 2

Massime precedenti Vedi: N. 12213 del 2012

PROTESTO

Cassazione, sentenza 14 aprile 2014, n. 3427, sez. III civile

TITOLI DI CREDITO - CAMBIALE (O PAGHERÒ) - PROTESTO - Levata illegittima - Lesione all'onore e alla reputazione del protestato - Liquidazione del danno - Valutazione equitativa - Ammissibilità - Fattispecie.

L'illegittima levata di un protesto crea nell'attuale regime di mercato, che si fonda, in via principale, sul credito, un'inevitabile lesione dell'immagine del soggetto protestato, comportando una maggiore difficoltà di accesso al credito, idonea a tradursi nella negazione o riduzione di futuri prestiti ovvero nella richiesta immediata di esazione di crediti, e determinando un danno, la cui liquidazione può essere effettuata dal giudice anche in via equitativa.

(Nella specie, il giudice di merito aveva limitato l'ammontare del danno entro una soglia risarcitoria contenuta tenendo conto che i fatti erano avvenuti nel contesto d'una realtà economica di non particolare grandezza ed importanza).

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 1226, art. 2043 e art. 2056 com. 1, Regio Decr. 14/12/1933 num. 1669 art. 51

Massime precedenti Vedi: N. 23194 del 2013

SOCIETÀ DI CAPITALI

* Cassazione, sentenza 19 aprile 2014, n. 8867, sez. I civile

SOCIETÀ DI CAPITALI - Assemblea dei soci - Deliberazioni.

Una volta accertato, e non contestato, il carattere deliberativo della determinazione assembleare derivante dalla scelta dell'amministratore di assoggettarsi alla volontà assembleare rispetto a una determinata opzione amministrativa non può ritenersi precluso lo strumento dell'impugnazione in relazione a un ipotetico potere dell'amministratore di disattendere in un futuro incerto l'indicazione dell'assemblea.

SOCIETÀ COOPERATIVE

Cassazione, sentenza 24 febbraio 2014, n. 4386, sez. I civile

SOCIETÀ - DI CAPITALI - SOCIETÀ COOPERATIVE - CAPITALE SOCIALE - PARTECIPAZIONE DEI SOCI - ESCLUSIONE DEL SOCIO - Avvenuta consegna dell'immobile e pagamento dei costi - Delibera di esclusione del socio - Nullità - Esclusione - Insussistenza - Fondamento.

In materia di cooperative edilizie, la deliberazione di esclusione del socio, che abbia solo conseguito la consegna dell'alloggio o abbia integralmente pagato i costi di costruzione a suo carico, non è nulla per impossibilità o illiceità dell'oggetto, realizzandosi il trasferimento della proprietà solamente con la stipulazione del contratto di mutuo individuale e non in forza di meri atti materiali.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 2379, art. 2527 e art. 2533, Regio Decr. 28/04/1938 num. 1165 art. 229

Massime precedenti Vedi: N. 4254 del 1982

SUCCESSIONI

Cassazione, sentenza 13 febbraio 2014, n. 3346, sez. III civile

SUCCESSIONI "MORTIS CAUSA" - DISPOSIZIONI GENERALI - RINUNZIA ALL'EREDITÀ - FORMA - Inserzione nel registro delle successioni - Effetti - Opponibilità dell'atto ai terzi - Mancato espletamento dell'incombente - Onere della prova - A carico dell'eccepiente - Sussistenza.

L'inserzione dell'atto di rinuncia all'eredità nel registro delle successioni costituisce una forma di pubblicità funzionale a rendere la rinuncia opponibile ai terzi e non ai fini della sua validità. Ne consegue che il creditore ereditario, che agisca in giudizio contro l'erede per il pagamento dei debiti del "de cuius", a fronte della produzione di un atto pubblico di rinunzia all'eredità, ha l'onere di provare, anche solo mediante l'acquisizione di una certificazione della cancelleria del tribunale competente, il mancato inserimento dell'atto "de quo" nel registro delle successioni.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 519 e art. 2697 com. 2, Cod. Civ. Abrog. Disp. Att. e Trans. art. 52

Massime precedenti Vedi: N. 2820 del 2005

VENDITA

* Cassazione, sentenza 17 aprile 2014, n. 8957, sez. I civile

VENDITA - Patto di retrovendita.

La vendita con patto di riscatto o di retrovendita, pur non integrando direttamente un patto commissorio, può rappresentare un mezzo per sottrarsi all'applicazione del relativo divieto, ogni qualvolta il versamento del prezzo da parte del compratore non si configuri come corrispettivo dovuto per l'acquisto della proprietà, ma come erogazione di un mutuo, rispetto al quale il trasferimento del bene risponda alla sola finalità di costituire una posizione di garanzia provvisoria, capace di evolversi in maniera diversa a seconda che il debitore adempia o meno l'obbligo di restituire le somme ricevute.

* Cassazione, sentenza 9 aprile 2014, n. 8351, sez. I civile

VENDITA - Immobile - Certificato di agibilità.

Il venditore di un immobile non ultimato è liberato dall'onere di consegnare all'acquirente il certificato di agibilità, nel caso in cui il contratto d'acquisto preveda che l'ultimazione dei lavori sia a carico di quest'ultimo

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MUTUO

* Cassazione, sentenza 22 maggio 2014, n. 11400, sez. I civile

Mutuo – Rate di rimborso – Modalità di adempimento – Interessi moratori sul credito scaduto.

Nei c.d. mutui ad ammortamento, la formazione delle rate di rimborso, nella misura composita predeterminata di capitale ed interessi, attiene alle mere modalità di adempimento di due obbligazioni poste a carico del mutuatario - aventi ad oggetto l'una la restituzione della somma ricevuta in prestito e l'altra la corresponsione degli interessi per il suo godimento - che sono ontologicamente distinte e rispondono a finalità diverse. Il fatto che nella rata esse concorrano, allo scopo di consentire all'obbligato di adempiervi in via differita nel tempo, non è dunque sufficiente a mutarne la natura né ad eliminarne l'autonomia. Ai contratti di mutuo bancario ordinario sono applicabili le limitazioni previste dall'art. 1283 c.c., con la conseguenza che la banca mutuataria non può pretendere il pagamento degli interessi moratori sul credito scaduto per interessi corrispettivi.

Qualcuno la può recapitare alla commissione di novembre?

Modificato da massigu

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AUTENTICAZIONE FIRME – MANDATO ALLE LITI

* Cassazione, sentenza 2 luglio 2014, n. 15170, sez. VI – 3 civile

AUTENTICAZIONE DELLA FIRMA - MANDATO ALLE LITI – Disconoscimento – Via Fax – Querela di falso – Necessità.

Per la contestazione dell'autografia della sottoscrizione apposta dal difensore per autenticare una procura speciale rilasciata in calce o a margine dell'atto introduttivo del giudizio è necessaria la querela di falso, attesa la natura dell'atto di autenticazione che, al pari dell'autenticazione della scrittura privata, mentre rileva, quanto all'effetto, come strumento di attribuzione al documento cui si riferisce della particolare efficacia probatoria prevista dal combinato disposto dell'art. 2702 c.c., e art. 2703 c.c., comma 1, è, quanto alla struttura, un atto pubblico risultante, in coerenza con la definizione dell'art. 2699 c.c., da un documento redatto da un pubblico ufficiale che, in quanto autorizzato a costituire la descritta certezza in ordine all'atto principale, deve per ciò stesso ritenersi necessariamente dotato di poteri idonei a presidiare di non minore certezza l'atto accessorio destinato a realizzare quel risultato, con la conseguenza che, al pari della pubblica fede concernente l'autenticità della sottoscrizione della procura, anche quella relativa alla provenienza della certificazione dal soggetto che se ne professa autore non può essere rimossa se non attraverso lo speciale procedimento di cui all'art. 221 c.p.c. e segg.

CASSE PREVIDENZIALI PRIVATIZZATE

* Cassazione, sentenza 2 luglio 2014, n. 14992, sez. unite civili

GIUSTIZIA E GIURISDIZIONI - GIURISDIZIONE ORDINARIA E AMMINISTRATIVA - Casse previdenziali privatizzate – Inclusione nell’elenco delle amministrazioni pubbliche – Da parte dell’Istat – Giurisdizione.

Allorché il giudice di primo grado abbia pronunciato nel merito, affermando, anche implicitamente, la propria giurisdizione, la parte che intende contestare tale riconoscimento è tenuta a proporre appello sul punto, eventualmente in via incidentale condizionata, trattandosi di parte vittoriosa; diversamente, l'esame della relativa questione è precluso in sede di legittimità, essendosi formato il giudicato implicito sulla giurisdizione. Nel caso di specie detta preclusione deve ritenersi integrata laddove il TAR Lazio, con la propria decisione di merito, ha implicitamente affermato la propria giurisdizione sulla lite inerente la loro inclusione nell’elenco delle amministrazioni pubbliche da parte dell’Istat e le casse previdenziali privatizzate, vittoriose nel merito, non hanno proposto sul punto appello incidentale.

CIRCONVENZIONE D’INCAPACI

* Cassazione, sentenza 3 luglio 2014, n. 14992, sez. II penali

CIRCONVENZIONE DI INCAPACI – Induzione a redigere testamento olografo.

Nelle ipotesi in cui parte offesa del delitto di cui all'art. 643 c.p., sia una persona affetta da una grave forma di deficienza psichica (anche a causa dell'età avanzata) che la privi gravemente della capacità di discernimento e di autodeterminazione, e il soggetto attivo non abbia nei suoi confronti alcun particolare legame di natura parentale, affettivo o amicale, l'induzione può essere desunta in via presuntiva potendo consistere anche in un qualsiasi comportamento o attività da parte dell'agente (come ad es. una semplice richiesta) alla quale la vittima, per le sue minorate condizioni, non sia capace di opporsi e la porti, quindi, a compiere, su indicazione dell'agente, atti che, privi di alcuna causale, in condizioni normali non avrebbe compiuto e che siano a sé pregiudizievoli e a lui favorevoli.

(Nella specie una badante ha indotto il malato a redigere testamento olografo a suo favore).

CONTRATTI BANCARI

* Cassazione, sentenza 2 luglio 2014, n. 15135, sez. I civile

CREDITO E RISPARMIO - ISTITUTI O ENTI DI CREDITO - Azienda bancaria - Capitalizzazione trimestrale e annuale - Anatocismo – Rapporto di conto corrente bancario e soggetto - Esclusioni – Legittimità.

Non è possibile sostenere che la giurisprudenza formatasi sulla nullità delle clausole relative agli interessi ultralegali e dell’anatocismo possa essere applicata in una ipotesi di nullità di protezione intendendosi per quest’ultima la nullità che, discostandosi dallo schema classico di cui agli artt. 1418 e ss. c.c., sanziona la trasgressione di norma imperativa in favore della sola parte nel cui interesse la nullità stessa è stabilita. Pertanto, la predetta nullità deve essere espressamente prospettata dalla parte per fondarvi un’esplicita eccezione di nullità, indispensabile quando si tratti di un’ipotesi di nullità relativa.

E’ erroneo trarre la conseguenza che, nel negare l’esistenza di usi normativi di capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori, la giurisprudenza avrebbe riconosciuto (implicitamente o esplicitamente) la presenza di usi normativi di capitalizzazione annuale a cui, invece, vanno applicati gli stessi principi in tema di capitalizzazione trimestrale.

* Cassazione, ordinanza 1° luglio 2014, n. 14887, sez. VI - 1 civile

CONTRATTI - Contratti bancari – Conto corrente – Scoperto – Clausole anatocistiche trimestrali - Decreto ingiuntivo – Giudizio di opposizione – Onere probatorio – Estratti conto – Prova della comunicazione - Necessità – Sussiste.

Dopo il decreto ingiuntivo ottenuto dalla banca per lo scoperto del cliente sul conto corrente deve ritenersi, ai fini dell’onere della prova, che se nella fase monitoria è sufficiente la produzione dell’estratto saldaconto, documentazione che ha una valenza probatoria adeguata, in quella sede, per l’ottenimento del decreto ingiuntivo, nel giudizio di opposizione successivo, invece, il giudice deve valutare la produzione del contratto di conto corrente e di tutti gli estratti conto emessi durante il rapporto, documenti contabili, questi ultimi, che costituiscono un elemento più analitico per verificare l’esistenza del credito vantato, poiché certificano in dettaglio le movimentazioni debitorie e creditorie intervenute dall’ultimo saldo contabile con le condizioni attive e passive praticate dalla banca al cliente: deve tuttavia ritenersi che ai fini della prova costitutiva del diritto di credito, oltre alla produzione dei singoli estratti conto analitici la banca avrebbe dovuto fornire prova anche dell’avvenuta comunicazione, preventivamente al giudizio, dei medesimi all’odierno ricorrente, per porlo nelle condizioni di effettuare, se del caso, le contestazioni.

E’ inammissibile in appello una nuova domanda restitutoria fondata sulla nullità della clausola anatocistica quando già la Corte territoriale abbia operato d’ufficio il ridimensionamento dell’ammontare del credito vantato dall’istituto bancario.

DIVISIONE

* Cassazione, sentenza 4 luglio 2014, n. 15396, sez. II civile

Divisione – Immobili non divisibili – Assegnazione quote – Criteri.

Il giudice ha il potere discrezionale di derogare dal criterio, indicato nell'art. 720 c.c., della preferenziale assegnazione al condividente titolare della quota maggiore, purché assolva all'obbligo di fornire adeguata e logica motivazione della diversa valutazione di opportunità adottata, che si risolve in un tipico accertamento di fatto, sottratto come tale al sindacato di legittimità ove adeguatamente motivato.

* Cassazione, sentenza 4 luglio 2014, n. 15395, sez. II civile

PROPRIETÀ - Proprietà indivisa - Comunione – Comunione legale fra coniugi – Scioglimento – Divisione – Fattispecie.

Nella divisione, anche relativamente alla comunione legale fra i coniugi, non si richiede necessariamente in sede di formazione delle porzioni un’assoluta omogeneità delle stesse, ben potendo nell’ambito di ciascuna categoria di beni immobili, mobili e crediti da dividere, taluni di essi essere assegnati per l’intero ad una quota ed altri, sempre per l’intero, ad altra quota, salvi i necessari conguagli, giacché il diritto dei condividenti ad una porzione in natura di ciascuna delle categorie di beni in comunione non consiste nella realizzazione di un frazionamento quotistico delle singole entità appartenenti alla stessa categoria, ma nella proporzionale divisione dei beni compresi nelle tre categorie degli immobili, mobili e crediti dovendo evitarsi un eccessivo frazionamento dei cespiti in comunione che comporti pregiudizi al diritto preminente dei coeredi e dei condividenti in genere di ottenere in sede di divisione una porzione di valore proporzionalmente corrispondente a quello della massa ereditaria, o comunque del complesso da dividere. Pertanto, nell’ipotesi in cui nel patrimonio comune vi siano più immobili da dividere, il giudice del merito deve accertare se l’anzidetto diritto del condividente sia meglio soddisfatto attraverso il frazionamento delle singole entità immobiliari oppure attraverso l’assegnazione di interi immobili ad ogni condividente, salvo conguaglio.

(Nel caso di specie la corte distrettuale ha ritenuto che per la divisione dei beni in natura da un lato necessiterebbero opere per la separazione fisica delle singole quote il cui costo non è determinabile né è certa la loro ammissibilità sotto il profilo urbanistico ed amministrativo; dall’altro tale divisione ne diminuirebbe sensibilmente il valore e la commerciabilità).

DONAZIONE

Cassazione, sentenza 20 giugno 2014, n. 14120, sez. II civile

DONAZIONE - FACOLTÀ DEL DONANTE - DONAZIONE MODALE - RISOLUZIONE - Risoluzione per inadempimento dell'onere - Clausola risolutiva espressa - Inapplicabilità - Fondamento.

In tema di donazione modale, la risoluzione per inadempimento dell'onere non può avvenire "ipso iure", senza valutazione di gravità dell'inadempimento, in forza di clausola risolutiva espressa, istituto che, essendo proprio dei contratti sinallagmatici, non può estendersi al negozio a titolo gratuito, cui pure acceda un "modus".

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 793, art. 1455 e art. 1456

Massime precedenti Vedi: N. 2432 del 1986, N. 13876 del 2005

Cassazione, sentenza 9 giugno 2014, n. 12959, sez. II civile

I) DONAZIONE - FACOLTÀ DEL DONANTE - DONAZIONE MODALE - RISOLUZIONE - Trascrizione della domanda di risoluzione - Diritto acquistato dal terzo con atto trascritto anteriormente - Salvezza - Condizioni - Buona fede - Necessità - Esclusione - Fondamento.

In tema di donazione modale, la trascrizione della domanda di risoluzione per inadempimento dell'onere non pregiudica il diritto acquistato dal terzo con atto trascritto anteriormente, a prescindere dalla sua buona fede, requisito non contemplato dall'art. 2652, n. 1, cod. civ.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 793 com. 4, art. 1458 com. 2 e art. 2652 com. 1 n. 1

II) DONAZIONE - FACOLTÀ DEL DONANTE - DONAZIONE MODALE - IN GENERE - Trascrizione - Effetti - Realità dell'onere - Esclusione - Fondamento.

La trascrizione della donazione modale non fa acquisire all'onere carattere reale, atteso il principio di tipicità dei diritti reali e la riconduzione della donazione modale nell'ambito dei rapporti obbligatori.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 793, art. 2643 e art. 2644

Massime precedenti Vedi: N. 1534 del 1972, N. 1024 del 1976

EDILIZIA

* TAR Piemonte (Torino), sentenza 20 giugno 2014, n. 1099, sez. II

EDILIZIA E URBANISTICA - Concessione edilizia – Condizione apposta – Carenza assoluta di potere – Nullità – Fondamento.

Deve essere dichiarata la nullità della condizione apposta dal Comune alla concessione edilizia di «non affittare e/o vendere le unità immobiliari ricavate dal progetto» in insanabile contrasto con il principio legalità e di tipicità dei provvedimenti amministrativi e deve essere dichiarata nulla, ai sensi dell’art. 21 septies della legge 241/90, per carenza assoluta di potere.

Cassazione, sentenza 30 aprile 2014, n. 18053, sez. II penale

MISURE CAUTELARI - REALI - SEQUESTRO PREVENTIVO - PERDITA DI EFFICACIA - Sentenza di proscioglimento nei confronti dell'intestatario formale del bene - Confiscabilità del bene nei confronti del proprietario effettivo - Restituzione del cespite - Possibilità - Esclusione - Ragioni - Fattispecie.

In tema di sequestro preventivo, la pronuncia di sentenza di proscioglimento nei confronti del titolare formale del bene sottoposto a vincolo non determina, ex art. 323 cod. proc. pen., la revoca della misura cautelare reale e la automatica restituzione della cosa qualora sia possibile la condanna con conseguente confisca nei confronti del titolare effettivo del bene medesimo.

(Fattispecie in cui il titolare formale del bene era stato assolto "perchè il fatto non costituisce reato" dall'accusa di riciclaggio, ma pendeva separato procedimento a carico di chi si assumeva essere proprietario effettivo del bene con possibilità di disporre la confisca a norma dell'art. 12 sexies del D.L. 8 giugno 1992, n. 306).

Riferimenti normativi: Nuovo Cod. Proc. Pen. art. 321 e art. 323, Decreto Legge 08/06/1992 num. 306 art. 12 sexies, Legge 07/08/1992 num. 356, Cod. Pen. art. 648 com. 2

Massime precedenti Vedi: N. 38623 del 2010

Cassazione, sentenza 12 febbraio 2014, n. 6629, sez. III penale

EDILIZIA - Zone di nuova espansione o scarsamente urbanizzate - Immediata attuazione del piano generale mediante singoli permessi di costruire - Esclusione - Reato di lottizzazione abusiva - Configurabilità.

In materia edilizia, il reato di lottizzazione abusiva è configurabile con riferimento a zone di nuova espansione o scarsamente urbanizzate relativamente alle quali sussiste un'esigenza di raccordo con il preesistente aggregato abitativo e di potenziamento delle opere di urbanizzazione, quando l'attività edificatoria è eseguita in assenza di un piano attuativo dello strumento urbanistico generale, in quanto l'approvazione del piano di lottizzazione o di un suo equipollente, salvo diverse e specifiche indicazioni dettate dalla legge o dall'atto di pianificazione generale, si pone come condizione di legittimità per il rilascio dei singoli permessi di costruire.

Riferimenti normativi: D.P.R. 06/06/2001 num. 380 art. 30 e art. 44

Massime precedenti Conformi: N. 3074 del 2003, N. 37472 del 2008

Massime precedenti Vedi: N. 12426 del 2008

Cassazione, sentenza 4 febbraio 2014, n. 5456, sez. III penale

EDILIZIA - Pertinenze - Possibilità di ammettere una pertinenza in relazione ad un fondo agricolo o di un'area - Esclusione.

In materia edilizia, la pertinenza non è configurabile in relazione ad un fondo agricolo o un'area, non potendo prescindere dal necessario collegamento con un edificio, quantunque non necessariamente residenziale.

Riferimenti normativi: D.P.R. 06/06/2001 num. 380 art. 3, D.P.R. 06/06/2001 num. 380 art. 44

Massime precedenti Conformi: N. 33289 del 2005, N. 6109 del 2008

Massime precedenti Vedi: N. 46291 del 2004

EDILIZIA POPOLARE

* Cassazione, ordinanza interlocutoria 4 luglio 2014, n. 15406, sez. II civile

EDILIZIA E URBANISTICA - EDILIZIA POPOLARE – Immobili costruiti su aree Peep – Cessione al Comune – Vendita – Divieto – Ratio.

In tema di cessione di immobili, costruiti sulla base di concessione edilizia rilasciata a contributo ridotto, la previsione di cui all'art. 35, commi 15 e 19, della legge 22.10.1971, n. 865, relativa al divieto temporaneo, a pena di nullità, di alienazione di alloggi costruiti su aree comprese nei piani Peep e cedute in proprietà ai comuni, costituisce una prescrizione di ordine pubblico generale, dettata per prevenire l'eventualità che le agevolazioni concesse nel quadro di una politica abitativa di interesse sociale possano trasformarsi in un inammissibile strumento di speculazione.

FALLIMENTO

Cassazione, sentenza 9 maggio 2014, n. 10105, sez. I civile

I) FALLIMENTO ED ALTRE PROCEDURE CONCORSUALI - FALLIMENTO - APERTURA (DICHIARAZIONE) DI FALLIMENTO - PROCEDIMENTO - AUDIZIONE DELL'IMPRENDITORE - Conferimento dell'azienda della società debitrice in un "trust" liquidatorio - Integrazione del contraddittorio nei confronti del "trust" - Necessità - Esclusione - Fondamento.

Il "trust" non è un ente dotato di personalità giuridica, ma un insieme di beni e rapporti destinati ad un fine determinato e formalmente intestati al "trustee", che è l'unico soggetto di riferimento nei rapporti con i terzi non quale legale rappresentante, ma come colui che dispone del diritto. Ne consegue che esso non è litisconsorte necessario nel procedimento per la dichiarazione di fallimento della società che vi ha conferito l'intera sua azienda, comprensiva di crediti e di debiti, provvedendo successivamente alla sua cancellazione dal registro delle imprese, in quanto l'effetto proprio del "trust" non è quello di dare vita ad un nuovo soggetto di diritto, ma quello di istituire un patrimonio destinato ad un fine prestabilito.

Riferimenti normativi: Cod. Proc. Civ. art. 101 e art. 102, Legge 16/10/1989 num. 364, Legge Falliment. art. 15

Massime precedenti Vedi: N. 28363 del 2011

II) FALLIMENTO ED ALTRE PROCEDURE CONCORSUALI - FALLIMENTO - APERTURA (DICHIARAZIONE) DI FALLIMENTO - IMPRESE SOGGETTE - IMPRENDITORE RITIRATO - Impresa svolta in forma societaria - Art. 10 legge fall. - Termine annuale - Decorrenza - Dalla data di presentazione della domanda di cancellazione - Esclusione - Dalla data di effettiva cancellazione - Sussistenza.

Ai sensi dell'art. 10 legge fall., ai fini della decorrenza del termine annuale entro il quale può essere dichiarato il fallimento di un'impresa svolta in forma societaria, occorre fare riferimento alla data della sua effettiva cancellazione dal registro delle imprese, a nulla rilevando nei confronti dei terzi il diverso momento in cui la relativa domanda sia stata presentata presso il registro delle imprese.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 2495, Legge Falliment. art. 10, D.P.R. 07/12/1995 num. 581 art. 11

Massime precedenti Vedi: N. 8932 del 2013

FALSITÀ IDEOLOGICA

* Cassazione, sentenza 2 luglio 2014, n. 28505, sez. V penale

FALSITÀ IDEOLOGICA – Avvocato - Autenticazione firma apocrifa del cliente.

Integra il reato di cui all'art. 481 c.p. (falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità), la condotta del legale che autentichi la firma apocrifa del cliente, ritenendosi sufficiente che l'atto sia idoneo al conseguimento di un qualsiasi effetto giuridicamente apprezzabile

SIMULAZIONE

Cassazione, sentenza 9 giugno 2014, n. 12953, sez. II civile

CONTRATTI IN GENERE - SIMULAZIONE - ASSOLUTA - Di atto compiuto dal legale rappresentante del minore previa autorizzazione del giudice tutelare - Configurabilità - Effetti.

E configurabile, e opponibile al minore rappresentato, la simulazione assoluta di un atto, eccedente i limiti dell'ordinaria amministrazione, compiuto dal legale rappresentante, preventivamente e regolarmente autorizzato dal giudice tutelare.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 320 e art. 1414

Massime precedenti Conformi: N. 3613 del 1977

SUCCESSIONI

Cassazione, sentenza 12 giugno 2014, n. 13407, sez. II civile

SUCCESSIONI "MORTIS CAUSA" - SUCCESSIONE NECESSARIA - DIRITTI RISERVATI AI LEGITTIMARI - MISURA DELLA QUOTA DI RISERVA - CONIUGE - DIRITTO DI ABITAZIONE E DI USO SUI MOBILI - Spettanza al coniuge separato senza addebito - Esclusione - Condizioni - Fondamento.

I diritti di abitazione e d'uso riservati al coniuge superstite dall'art. 540, secondo comma, cod. civ. riguardano l'immobile concretamente utilizzato come residenza familiare prima della morte del "de cuius", sicché essi non spettano al coniuge separato senza addebito, qualora la cessazione della convivenza renda impossibile individuare una casa adibita a residenza familiare.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 540 com. 2 e art. 548 com. 1

Cassazione, sentenza 5 giugno 2014, n. 12685, sez. II civile

SUCCESSIONI "MORTIS CAUSA" - SUCCESSIONE TESTAMENTARIA - Rinunzia agli effetti di un testamento - Accordo tra tutti i coeredi - Necessità - Forma.

Per la valida rinunzia a far valere il testamento, occorre l'accordo di tutti i coeredi, da redigere per atto scritto, a pena di nullità, se nella successione sono compresi beni immobili, poiché detto accordo, importando una modificazione quantitativa delle quote, tanto dal lato attivo, che da quello passivo, si risolve in un atto di disposizione delle stesse.

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 457, art. 519 e art. 1350

Massime precedenti Conformi: N. 5666 del 1988

TITOLI DI CREDITO

* Cassazione, sentenza 2 luglio 2014, n. 15145, sez. I civile

ASSEGNI FALSIFICATI - Firme dal tratto diverso e incerto – Verifiche.

In ipotesi di pagamento di assegni a firma apocrifa l'ente è responsabile a fronte non della mera alterazione del titolo, ma solo allorché essa sia rilevabile ictu oculi in base alle conoscenze del soggetto professionale di diligenza media, che non possiede, al momento della presentazione del titolo, particolari attrezzature strumentali o chimiche per rilevare la falsificazione, né è tenuto a mostrare le qualità di un esperto grafologo.

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