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Transazione e divisione ereditaria


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7 risposte a questa discussione

#1 Sempronia

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Pubblicato 09 novembre 2004 alle ore 12:36

Partendo dalla nota distinzione tra transazione divisoria e divisione transattivi (sulla base della eseguita o meno preventiva divisione e sulla considerazione avuta dalle parti circa la proporzionalità tra quota attribuita e quota di diritto), nel caso in cui una divisione ereditaria non sia stata ancora effettuata, ha senso una transazione divisoria stipulata in previsione della divisione?

Burdese, mi pare, parla di una transazione divisoria che può essere conclusa sia prima, sia durante, sia dopo la divisione da cui trae origine.

Voi che ne pensate?

Occhio all’azione di rescissione ed ai casi in cui è ammessa ex 764…

ciao

#2 Phalaenopsis

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Pubblicato 09 novembre 2004 alle ore 14:12

Da ciò che dice Bianca, la transazione divisoria presuppone una divisione le cui interpretazione o esecuzione hanno dato vita ad incertezze e contrasti di opinione. Essa dà vita ad un vero e proprio contratto di transazione con cui si risolvono i problemi sorti a causa della divisione. Tale contratto non ha funzione divisoria e, in esso, la causa della transazione ha assoluta prevalenza, tanto da non potersi far luogo a rescissione.

Nella divisione transattiva, invece, vi è un negozio misto in cui concorrono la causa della divisione e quella della transazione. In tal caso, la divisione non deve preesistere perché coesiste e vi è spazio per la rescissione per lesione.

Bianca dice che con la transazione divisoria non va confuso il caso in cui le parti, in primis, addivengono ad una transazione e, in un secondo momento, con un distinto accordo, procedono alla ripartizione dei beni. Il primo atto sarebbe una transazione non rescindibile mentre il secondo sarebbe una divisione rescindibile.

Se si segue la tesi di Capozzi per cui è transazione divisoria quella in cui si prescinde dall'entità delle quote, allora, non è detto che la divisione debba, per forza, preesistere, almeno credo.

#3 Rhumfustian

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Pubblicato 09 novembre 2004 alle ore 20:01

In realtà sia la transazione divisoria sia la divisione transattiva sono generalmente classificati quali atti diversi dalla divisione che, come quest'ultima, hanno lo scopo di sciogliere lo stato di comunione.

Condivido la posizione di Phalae quando dice che alla transazione che intervenga dopo la divisione per porre fine alle questioni insorte per effetto di questa non possa attribuirsi causa divisoria (la causa sarebbe quella ordinaria transattiva) nonostante tale fattispecie sia disciplinata dal legislatore nella stessa norma (764, 2° c.) in cui pure si prevede la vera "transazione divisoria" che è l'atto fatto in luogo della divisione (e che, pertanto, dalla stessa prescinde completamente) e che Capozzi annovera (insieme alla divisione transattiva) tra gli atti diversi dalla divisione mediante i quali pure si produce lo scioglimento dello stato di comunione.

Con riferimento, appunto, a tale ultima fattispecie (alla quale sola limiterei propriamente la definizione di "transazione divisoria") la causa è, quindi, quella divisoria mista a quella transattiva con prevalenza dalla funzione transattiva.

Anche nel caso della divisione transattiva si ha un negozio misto tra divisione e transazione ove l'elemento transattivo è rinvenibile nella volontà dei comunisti di ovviare agli accertamenti del valore dei beni ed alla rispondenza, sempre in termini di valore, degli apporzionamenti rispetto alle quote astratte senza, peraltro, rinunciare alla tutela apprestata per il caso di rescissione ultra quartum. In tal senso, la funzione divisoria mi pare prevalga sulla funzione transattiva.

La differenza è ravvisabile nella volontà delle parti di predeterminare l'entità degli apporzionamenti con efficacia preclusiva (transazione divisoria) o meno (divisione transattiva) restando, pertanto, in tale ultimo caso esperibile l'az. di rescissione.

Fatta questa premessa, quanto al quesito

nel caso in cui una divisione ereditaria non sia stata ancora effettuata, ha senso una transazione divisoria stipulata in previsione della divisione?


Mi pare non ci siano ostacoli a patto di intendere la transazione divisoria cui accenni come una normale transazione con la quale si prevengono questioni inerenti la futura divisione.
Non avrebbe senso se, invece, intendessi la transazione divisoria come "altro atto diverso dalla divisione" avente lo scopo di sciogliere la comunione ex 764, 2° c. posto che in tal caso, sciogliendosi la comunione per effetto della transazione, la divisione non avrebbe più senso.

#4 Sempronia

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Pubblicato 10 novembre 2004 alle ore 21:49

Grazie ragazzi.

Facevo questa domanda per cercare di supportare al meglio l'intrepretazione di un caso pratico, nel quale la divisione è già avvenuta.
In questo caso quello che andrà redatto è un vero atto di transazione come tale non soggetto a rescissione per lesione.

Ma in teoria mi ponevo la domanda della transazione anteriore alla divisione; noto, tuttavia, che in giurisprudenza la nota differenza (sulla quale non vi è da discutere se non elencando le varie teorie da voi, magistralmente ;) , indicate) viene meno.
Io però l'ho fatta mia e continua a piacermi molto.

Mi pare che sia solo Burdese a parlare di vera transazione anteriore alla divisione; gli altri non lo fanno, forse, per il motivo esposto da Rhum.
Però, se transigo ora per dirimere ogni futura lite che possa sorgere sulla divisione che intendo effettuare, la comunione sussiste ancora e la divisione successiva avrà tutto il suo effetto.

#5 Pacuvio

Pacuvio

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Pubblicato 11 novembre 2004 alle ore 15:47

Ciao Sempronia,
cosa intendi per transazione divisoria da effettuarsi in vista della divisione? (Forse ho capito male io!)

Con la transazione divisoria si "supera" ogni questione relativa alla divisione senza fare una divisione. Una transazione propedeutica alla divisione non sarebbe qualificabile alla stregua di transazione divisoria.

Ad ogni modo guarda fra i casi di Capozzi (intorno al 100) ce n'è uno che propone la transazione divisoria per superare la potenziale lite fra coeredi e legittimario pretermesso. La transazione divisoria consente ai coeredi di addivenire alla divisione dell'eredità, sottraendola al rischio della successiva declaratoria di nullità, conseguente al vittorioso esperimento dell'azione di riduzione da parte del legittimario pretermesso.

Per Rhum: ritengo si possa ravvisare l'esistenza di una causa mista solo nella divisione transattiva. Nella transazione divisoria si prescinde dalla funzione tipica della divisione tant'è che la si supera...

Condivido il resto dei vostri interventi.

Cara Phale ;) Illio è caduta, Circe sta capitolando, Argo "abbaia" la mia assenza e tu tessi come niente fosse... :)

Messaggio modificato da Pacuvio il 11 novembre 2004 alle ore 15:55


#6 Sempronia

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Pubblicato 11 novembre 2004 alle ore 18:44

Ciao Pacuvio.
Guardare tra i casi del Capozzi, dici... :zzz:
Forse devo dettagliare di più. Proviamo così.

Il caso riguarda alcuni coeredi che sono d'accordo, in un primo momento, ad effettaure una divisione ereditaria sulla base di determinati valori assegnati ai beni che compongono le quote.
Successivamente il valore dei beni viene alterato; viene infatti a subire un decremento quantitativo la quota assegnata d unsingolo coerede.
Essi vanno da notaio per stipulare un atto nel quale, per perequare le quote, gli altri condividenti assegnano al coerede concretamente leso altri beni.

Secondo me si tratta di una transazione che trae origine dalla precedente avvenuta divisione ereditaria; le parti si fanno reciproce rimesse al fine di evitare l'impugnazione della disione fatta.

Ora, in linea teorica, mi domandavo se, rovesciando temporalmente la cronologia degli atti, si potesse ragionevolmente parlare di transazione (su lite futura) anche nel caso in cui una divisione non fosse ancora avvenuta. Ecco cos'è la transazione anteriore alla divisione di cui parlo.

Cioè: è ancora transazione quell'atto con il quale le parti si fanno reciproche concessioni in occasione di una divisione che in futuro andranno a stipulare?

Per es., io condividente, rinunzio ad agire nel caso in cui la quota attribuita sia inferiore a quella di diritto; tu, altro condividente, rinunzi ad agire in rescissione qualora la stima della tua quota fosse inferiore al valore di cioò che ti spetta; Phale, altra condividente, cede a me un bene di sua proprietà sapendo che la formazione delle porzioni, avuta in mente, non consente di raggiungere un equo apporzionamento per quanto riguarda la mia quota.

#7 Phalaenopsis

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Pubblicato 12 novembre 2004 alle ore 00:35

Sempronia

Successivamente il valore dei beni viene alterato; viene infatti a subire un decremento quantitativo la quota assegnata d unsingolo coerede.


Se il decremento fosse successivo alla divisione (anche la causa lo è?), il coerede non potrebbe agire in evizione.
Manca, dunque, la materia del contendere e la transazione sarebbe nulla per difetto di causa.

Ora, in linea teorica, mi domandavo se, rovesciando temporalmente la cronologia degli atti, si potesse ragionevolmente parlare di transazione (su lite futura) anche nel caso in cui una divisione non fosse ancora avvenuta. Ecco cos'è la transazione anteriore alla divisione di cui parlo.


Secondo Bianca, non si tratterebbe di transazione divisoria, ma di transazione tout court.

Pacuvio

Ad ogni modo guarda fra i casi di Capozzi (intorno al 100) ce n'è uno che propone la transazione divisoria per superare la potenziale lite fra coeredi e legittimario pretermesso. La transazione divisoria consente ai coeredi di addivenire alla divisione dell'eredità, sottraendola al rischio della successiva declaratoria di nullità, conseguente al vittorioso esperimento dell'azione di riduzione da parte del legittimario pretermesso.


Da quello che ho capito, secondo Bianca, questa sarebbe una transazione pura e semplice e non una transazione divisoria, perché mancherebbe la preventiva divisione, a meno che la divisione del testatore non possa valere a questi fini, forse sì, pur se posta in essere da un soggetto diverso.
Nel caso di specie, credo che la lite sia attuale più che potenziale. La divisione, comunque, dovrebbe essere già stata effettuata dal testatore, perché, da quello che dici, credo che si tratti di un 735.

Cara Phale  Illio è caduta, Circe sta capitolando, Argo "abbaia" la mia assenza e tu tessi come niente fosse... 


Sì, la tela dell'aracnide! 8-) :D

Messaggio modificato da Phalaenopsis il 13 novembre 2004 alle ore 02:24


#8 Sempronia

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Pubblicato 12 novembre 2004 alle ore 16:38

Il decremento è stato successivamente scoperto; in sostanza, non avendo i coeredi diretta contezza del patrimonio ereditario avevano attribuito i beni secondo una prima stima effettuata in via approssimativa.

Quando, poi, i singoli beni sono stati concretamente messi a disposizione si è scoperto che uno dei beni era gravato da un precedente rapporto locatizio (stipultato in vita del de cuius) che ne aveva diminuito il libero godimento in capo al coerede assegnatario.

Questo il fattaccio... :)




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