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Piccola società cooperativa


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11 risposte a questa discussione

#1 luma

luma
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Pubblicato 31 ottobre 2004 alle ore 22:57

Sarebbe possibile una trasformazione di piccola società cooperativa in s.r.l. senza trasformarla prima in società cooperativa no ;)n a mutualità prevalente?
Chi di voi potrebbe consigliarmi qualke fonte per raggiungere un risultato del genere?
Grazie a chi vorrà rispondermi ;)

#2 Benj

Benj

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Pubblicato 01 novembre 2004 alle ore 13:36

Un articolo (se non proprio l'unico) sulla sorte della piccola società cooperativa post-riforma è pubblicato su Rivista del Notariato Giuffrè 2004/4, pagg. 985 ss., a firma Pierpaolo Marano.

Benj. 8-)

#3 pistacchio

pistacchio
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Pubblicato 02 novembre 2004 alle ore 00:06

Il caso sollevato da luma è interessante ma quanto riferito da benj non risolve il problema ......intanto continuo a ragionarci ancora sù

#4 GRECALE

GRECALE

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Pubblicato 03 novembre 2004 alle ore 14:30

Secondo me :
1. l'adeguamento della piccola coop alle nuove norme sulla coop ai sensi dell'art.223 septies disp. att. è obbligatorio giacchè con la riforma la species della piccola coop è riassorbita nel tipo delle società cooperative in senso lato; da qui l'obbligatorietà dell'adeguamento che non si va a qualificare pertanto come trasformazione vera e propria voluta dai soci.
2. Una volta provveduto all'adeguamento di cui sopra (come detto obbligatorio) , si può procedere alla vera trasformazione da coop in società di capitali (s.r.l.).
Il fatto che l'art.2526 comma due rinvii alle norme sulla s.r.l. non vuol dire che la piccola cooperativa non rimanga cmq. una società appartenenete al genus delle cooperative stesse con causa mutualistica e non lucrativa.

#5 lupoluciano

lupoluciano
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Pubblicato 03 novembre 2004 alle ore 16:02

Art.21 (piccola società cooperativa) L.7 agosto 1997 n.266, comma 7, secondo periodo:"La piccola società cooperativa può trasformarsi esclusivamente in società cooperativa".

#6 Benj

Benj

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Pubblicato 06 novembre 2004 alle ore 16:35

Art.21 (piccola società cooperativa) L.7 agosto 1997 n.266, comma 7, secondo periodo:"La piccola società cooperativa può trasformarsi esclusivamente in società cooperativa"


da qui l'obbligatorietà dell'adeguamento che non si va a qualificare pertanto come trasformazione vera e propria voluta dai soci.


Da quel poco che ho visto, il passaggio diretto da piccola società cooperativa ad srl sarebbe possibile in quanto, come giustamente evidenziato da Grecale (e da me sopra richiamato), il passaggio da "piccola" a coop. "normale" non è vera e propria trasformazione, essendo la piccola comunque vera e propria coop, seppure con regole sue particolari.
Benj. 8-)

#7 Calipso

Calipso

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Pubblicato 08 novembre 2004 alle ore 16:00

Copio e incollo dal CNN Notizie 8 novembre 2004 uno stralcio del seguente studio.

Trasformazione “diretta” di piccola società cooperativa in società a responsabilità limitata

... Omissis

Una volta esaminata la trasformabilità delle società cooperative esistenti, necessi-ta di approfondimento la particolare questione in esame.
La riforma del diritto societario menziona la piccola società cooperativa unica-mente nelle disposizioni per l’attuazione e transitorie del codice civile. L’art. 111 sep-ties, infatti, dispone che “le piccole società cooperative costituite ai sensi della l. 7 ago-sto 1997, n. 266, (…) devono trasformarsi nella società cooperativa disciplinata dall’art. 2522 del codice” entro il termine di cui all’art. 223 duodecies del codice, e cioè entro il 31 dicembre 2004.
La chiave di volta sembra essere costituita dalla verifica dell’autonomia tipologi-ca della piccola società cooperativa rispetto alla società cooperativa.
Nonostante autorevoli voci di dissenso (SARALE, Un nuovo tipo di società mutua-listica: la piccola società cooperativa, in Giur. Comm., 1998, I, 735), pare preferibile la tesi che non ritiene la piccola società cooperativa configurabile come un tipo autonomo, ma piuttosto una mera variante, una species del genus società cooperativa (DE MARI – GIULIANELLI, La trasformazione della piccola società cooperativa, in Riv. Not., 1999, 93 ss.; BONFANTE, Cooperazione e imprese cooperative, in Digesto (Appendice) – Di-scipline priv. – Sez. Comm. – XIV, Torino, 1997, 517; GIANNITRAPANI, La piccola so-cietà cooperativa, in Riv. Dir. comm., 1998, 83 ss.; R. DABORMIDA, La piccola società cooperativa è vera forma semplificata di società cooperativa, in Società, 1999, 157 ss.).
Del resto, lo stesso legislatore la definisce una “forma semplificata di società co-operativa”, e gli elementi differenziali rispetto alla cooperativa tradizionale (ridotto numero dei soci, loro qualità personale, denominazione, possibile attribuzione del pote-re di amministrazione all’assemblea) non sembrano assumere sufficiente rilievo, né sul piano funzionale né su quello organizzativo, al fine di identificarla tipologicamente (ampie argomentazioni al riguardo in DE MARI – GIULIANELLI, cit.). Si sottolinea, in particolare, come il dato organizzativo peculiare della piccola società cooperativa, l’attribuzione all’assemblea del potere di amministrazione, sia una mera facoltà: pertan-to, apparirebbe controverso far dipendere la configurabilità del tipo da una mera mani-festazione dell’autonomia privata (così DE MARI – GIULIANELLI, cit., 101).
La stessa “trasformazione” della piccola società cooperativa in società cooperati-va non è stata intesa dagli interpreti in senso tecnico, proprio in ragione dell’atteggiarsi della piccola cooperativa come una variante quantitativa e qualitativa della cooperativa che, ricorrendo determinati requisiti, può assumere una struttura semplificata.
Dall’obbligo di trasformazione previsto dall’art. 111 septies disp. att., alcuni in-terpreti hanno dedotto la “scomparsa” della piccola società cooperativa (MOSCONI, Con la riforma del diritto societario scompare la piccola cooperativa, in Dir. e prat. soc., 2003, n. 4, 56); mentre, secondo altri, la piccola società cooperativa sarebbe ancora esi-stente, ma disciplinata nel corpus di norme civilistiche (CECCHERINI, cit., 67).
Infatti, qualora la piccola società cooperativa mantenga lo stesso numero di soci, ed essi siano tutti persone fisiche, adotterà, come previsto dall’art. 2522, comma 2, le norme previste per il funzionamento della società a responsabilità limitata, in quanto compatibili con le norme sulle cooperative.
Si sottolinea, inoltre, che la stessa Relazione Ministeriale (§ 15, sub art. 2522) af-ferma che la piccola società cooperativa, per la sua diffusione, merita di esser mantenu-ta in vita autonomamente.
Sono ulteriori argomenti volti a riaffermare l’identità tipologica della cooperativa e della piccola cooperativa, che inducono dunque a ritenere che, con la riforma, si sia inteso ricomprendere in una disciplina unitaria entrambe, mantenendo una forma di co-operativa a ridotta base sociale (ma con almeno tre soci), e costituita solo da soci-persone fisiche, con l’adozione delle norme previste per la s.r.l.
Alla luce di tali considerazioni, ci si può soffermare sull’unica disposizione nor-mativa che potrebbe determinare perplessità nel caso di specie, e cioè l’art. 21 della l. 266/1997, comma 7, in cui si precisa che la piccola cooperativa può trasformarsi esclu-sivamente in società cooperativa.
Tale norma deve, tuttavia, essere interpretata, oggi, tenendo conto della riforma sopravvenuta.
Sulla base della scelta del legislatore di prevedere una disciplina unitaria della cooperativa, a prescindere dall’elemento dimensionale, la trasformazione della piccola società cooperativa in società cooperativa di cui all’art. 111 septies disp. att. cod. civ. non può essere qualificata come una trasformazione in senso proprio (non ravvisandosi né un mutamento causale né uno organizzativo).
Posto dunque che oggi una cooperativa può trasformarsi in società lucrativa (nei casi e alle condizioni precedentemente descritti), e che la piccola società cooperativa è da considerarsi appartenente allo stesso genus della società cooperativa, non sembra po-tersi escludere la possibilità di procedere alla trasformazione diretta della piccola coo-perativa in società lucrativa.
Tale soluzione è sostenibile anche in base al principio di economia dei mezzi giu-ridici: non vi è dubbio, infatti, che, una volta trasformatasi in società cooperativa, la tra-sformazione di quest’ultima in società lucrativa sia, in linea generale, ammissibile (re-stano salve, naturalmente, le specificazioni fatte con riferimento alla trasformazione delle società cooperative, che si applicheranno, mutatis muntandis, alle piccole coopera-tive).
Tuttavia, l’argomento privilegiato pare essere quello della sostanziale identità ti-pologica delle due strutture organizzative, oggi espressamente identificate, anche a li-vello terminologico, con la società cooperativa tout court; pertanto, quello che ora è consentito alla cooperativa non può essere negato alla piccola cooperativa, entità sino ad oggi ancora formalmente distinguibile dall’altra ma destinata, in ragione della co-munanza tipologica, ad essere definitivamente riassorbita nella nozione dell’altra.

Alessandra Paolini

#8 Phalaenopsis

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Pubblicato 11 novembre 2004 alle ore 01:14

Su "Il Sole 24 Ore" di ieri c'era un intera pagina dedicata alle cooperative e venivano affrontati, in parte, gli stessi argomenti trattati dallo studio postato da Calipso.
In pratica, si diceva che la trasformazione da piccola cooperativa a cooperativa sotto forma di S.r.l. non è vera trasformazione, restando lo scopo inalterato, ma mero adeguamento statutario.
Se l'adeguamento non avviene entro il 31 dicembre, non si avrà scioglimento della società, ma adeguamento automatico.
La denominazione potrà rimanere quella di piccola società cooperativa.

#9 Rhumfustian

Rhumfustian

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Pubblicato 11 novembre 2004 alle ore 02:16

Ciao Calipso,
potresti gentilmente postare o inviarmi via email l'intero articolo?

Grazie mille
Rhum

#10 Alberto

Alberto

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Pubblicato 11 novembre 2004 alle ore 03:29

Qui di seguito viene postata la parte dell'articolo tratto dal CNN News el 10 novembre non postata da Calipso





Trasformazione “diretta” di piccola società cooperativa in società a responsabilità limitata



Con la riforma del diritto societario si elimina dall’ordinamento il tradizionale di-vieto di trasformazione eterogenea di società cooperativa in società lucrativa, espressa-mente introdotto con l’art. 14 della l. 17 febbraio 1971, n. 127, a presidio della conser-vazione dell’elemento causale e, soprattutto, in ragione del mantenimento dei vincoli sulla destinazione degli utili, anche in considerazione delle agevolazioni fiscali che ine-vitabilmente vanno ad incrementare la composizione patrimoniale della società stessa (sulla ratio del divieto v. ampiamente SARALE, Trasformazione e continuità dell’impresa, Milano, 1996, 133 ss.).
Il decreto 6/2003 introduce, quale elemento di “compensazione” della soppressio-ne del divieto, uno specifico regime di devoluzione del patrimonio indivisibile ai fondi mutualistici (GENCO, Trasformazione della cooperativa e devoluzione del patrimonio, relazione al seminario “Gli statuti delle imprese cooperative dopo la riforma del diritto societario”, Bologna, 7 febbraio 2003, pubblicata su http://www.associazionepreite.it).
L’art. 2545 decies cod. civ. consente, pertanto, solo alle società cooperative diver-se da quelle a mutualità prevalente, di deliberare la trasformazione in una società di tipo lucrativo, o in consorzio; al tempo stesso, si impone la devoluzione del valore effettivo del patrimonio, dedotti il capitale versato e rivalutato e i dividendi non ancora distribui-ti, eventualmente aumentato fino a concorrenza dell’ammontare minimo della nuova so-cietà, ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione (art. 2545 undecies cod. civ.), al fine, appunto, di evitare l’appropriazione delle riserve accumulate anche grazie alle agevolazioni fiscali riconosciute alla mutualità senza scopo di lucro (CECCHERINI, in CECCHERINI – SCHIRÒ, Società cooperative e mutue assicuratrici - La riforma del diritto societario a cura di LO CASCIO, Milano, vol. 10, 202).
Per quanto concerne le cooperative a mutualità prevalente, la migliore dottrina ri-tiene non individuabile un vero e proprio divieto di trasformazione, in quanto anche es-se, previa eliminazione delle previsioni statutarie di cui all’art. 2514 cod. civ., possono conseguire la qualifica di cooperativa a mutualità non prevalente, e procedere alla tra-sformazione. Sussistono notevoli perplessità, tuttavia, rispetto alla possibilità di adottare le due delibere contestualmente, subordinando l’efficacia della trasformazione alla deli-bera relativa alla soppressione delle clausole.
I dubbi sono originati dalla disposizione di cui all’art. 2545 octies, secondo com-ma, che richiede la redazione di un bilancio straordinario, al fine di determinare il valore effettivo dell’attivo patrimoniale da imputare alle riserve indivisibili, e che non pare possa essere redatto anteriormente all’assemblea che modifichi le clausole non lucrati-ve, in quanto relativo ad un momento in cui la cooperativa continua a godere delle age-volazioni fiscali (PETRELLI, Le cooperative nella riforma del diritto societario – analisi di alcuni aspetti controversi, par. 8, in corso di pubblicazione).
La disciplina transitoria consente la trasformazione delle cooperative costituite an-teriormente al 1° gennaio 2004, distinguendo tra quelle che abbiano adottato ed osserva-to le clausole non lucrative ex art. 26 legge Basevi, e art. 14 del d.p.r. n. 601/1973, alle quali è imposta la devoluzione del patrimonio ai fondi mutualistici – dedotti il capitale versato e rivalutato e i dividendi non ancora distribuiti, eventualmente aumentato sino a concorrenza dell’ammontare minimo del capitale della nuova società - (art. 223 quater-decies disp. att. cod. civ.), e quelle che non abbiano adottato le suddette clausole, alle quali non si applica l’obbligo di devoluzione (art. 223 quinquiesdecies disp. att. cod. civ.).
Non appare agevole individuare l’esatto ambito di applicazione dell’art. 223 qua-terdecies.
Presumibilmente, il legislatore ha ravvisato la necessità di consentire l’uscita dal sistema mutualistico a quelle cooperative che, in base al vecchio regime, godevano delle agevolazioni fiscali derivanti dalla mera adozione delle clausole Basevi ma che, di fatto, non svolgono la propria attività prevalentemente nei confronti dei soci.
Come si è già segnalato, tuttavia, il nuovo sistema consente sì la trasformazione in società lucrativa, ma solo alle cooperative diverse da quelle a mutualità prevalente; tale principio non è però espressamente richiamato nella norma transitoria.
Di conseguenza, sul piano ermeneutico sono prospettabili due soluzioni operative diverse.
La prima, condotta su una linea di interpretazione sistematica, volta a rendere la norma compatibile con la ratio del nuovo regime, dovrebbe condurre a ritenere la tra-sformazione ammissibile, nelle more degli adeguamenti, solo a quelle cooperative che non rispettano il regime della prevalenza. Dunque, in questo caso, risulterebbe opportu-no far constare in atto, attraverso apposita dichiarazione degli amministratori, che la co-operativa non svolge la propria attività prevalentemente nei confronti dei soci.
La seconda, basata su un’interpretazione letterale della norma, consentirebbe a tut-te le cooperative costituite prima del 1° gennaio 2004, indipendentemente da qualsiasi accertamento sul rispetto della mutualità prevalente, di trasformarsi in società lucrativa.
In entrambi i casi risulta, inoltre, problematico individuare con esattezza il limite temporale di operatività della norma; presumibilmente, dovrà prendersi come riferimen-to il momento in cui diventi certa l’appartenenza della cooperativa all’ambito della mu-tualità prevalente o meno (iscrizione nell’apposita sezione dell’Albo delle cooperative o, eventualmente, approvazione del primo bilancio, quando, cioè, risulta possibile attestare il requisito della prevalenza nella nota integrativa; o, eventualmente, potrebbe darsi il caso che ciò risulti da un’apposita dichiarazione degli amministratori). Si tratta, comun-que, di mere ipotesi interpretative, data la lacunosità delle norme e la difficoltà del loro coordinamento reciproco.
Tornando agli adempimenti derivanti dalla trasformazione, si osserva come la scelta operata dal legislatore, invero, sia apparsa ad alcuni discutibile, sia per eccesso di delega (la l. 366 del 2000 richiedeva il rispetto del disposto dell’art. 17 della l. 23 di-cembre 2000, n. 388, concernente l’obbligo di devolvere il patrimonio in essere al mo-mento della trasformazione, dedotti il capitale versato e rivalutato, ed i dividendi non ancora distribuiti, ai fondi mutualistici), sia per violazione del divieto comunitario di aiuti di Stato, contestando, dunque, la possibilità di utilizzo delle riserve – accantonate anche usufruendo delle agevolazioni fiscali – per raggiungere l’ammontare minimo di capitale richiesto per il tipo societario prescelto (CECCHERINI, cit., 208 ss.).
Una volta esaminata la trasformabilità delle società cooperative esistenti, necessi-ta di approfondimento la particolare questione in esame .....................

segue quanto postato da Calipso più sopra

Egli ovunque è passato, tutto ha sentito. Chi verrà dopo di lui non continuerà, dovrà ricominciare, perché questo precursore ha condotto l'opera sua fino agli estremi confini dell'arte.

Se devo rileggere tre volte una frase di un libro giuridico, senza riuscire a capire il concetto, non sono io a non aver capito ma è il testo che è scritto male (Guido Capozzi)

D.A.N. - since 2001 romoloromani.it Administrator


#11 Rhumfustian

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Pubblicato 11 novembre 2004 alle ore 05:31

Grazie mille :)

#12 Calipso

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Pubblicato 11 novembre 2004 alle ore 15:54

Ringraziando Alberto per aver integrato l'articolo da me postato, tratto dal CNN Notizie 8 novembre 2004, ricordo a chi interessasse che questo studio fa parte del materiale (pubblicato su diversi CNN Notizie a partire dal 29 ottobre 2004) oggetto del Convegno sulle Cooperative che si terrà il 12 novembre a Bologna.

I Notiziari del CNN - oltre che consultabili via web sulla R.U.N., esclusivamente con un abbonamento a Notartel - sono anche scaricabili liberamente tramite le newsgroup di un programma di posta elettronica.

Le modalità di impostazione per scaricare i notiziari sono state più volte spiegate su questo sito e le riporto qui di seguito.

In Outlook Express, esegui la seguente sequenza:
Strumenti; Account; Aggiungi; News; alla richiesta del nome del server delle news digita "news.notariato.it".






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