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Enrico Maria Rinaldi

Prelazione agraria

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Cassazione Sez. Un. Civili , 14 aprile 2011, n. 8486 - Pres. Carbone - Est. Travaglino.

Contratti agrari - Diritto di prelazione e di riscatto - In genere - Diritto di prelazione e riscatto agrario - Estensione al silvicoltore - Riconoscimento - Fondamento - Limiti - Fattispecie.

Alla luce di un'interpretazione evolutiva del sistema - che tenga conto dei successivi e più recenti interventi legislativi, i quali in modo non equivoco tendono ad equiparare l'attività di coltivatore diretto a quella di chi eserciti la silvicoltura - il diritto di prelazione e riscatto agrario di cui all'art. 8 della legge 26 maggio 1965, n. 590, esteso dall'art. 7 della legge 14 agosto 1971, n. 817 al coltivatore diretto proprietario di terreno confinante, deve essere riconosciuto anche al silvicoltore che eserciti, in via esclusiva o principale, tale attività, con il solo limite - in riferimento alla prelazione del confinante - che i terreni da vendere e quello di proprietà del silvicoltore siano entrambi boschivi. (Principio enunciato in una fattispecie alla quale era applicabile, "ratione temporis", il testo dell'art. 2135 cod. civ. nella versione antecedente la sostituzione operata dall'art. 1 del d.lgs. 18 maggio 2001, n. 228).

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Si fdr chi coltiva un fondo boschivo praticamente. Non avevo mai pensato al problema, ma sussiste ^^'

Posto degli estratti per completezza:

* È convincimento di queste sezioni unite, di converso, che, alla luce di quanto sinora esposto, risulti, di converso, del tutto legittima una interpretazione della L. n. 590 del 1965, art. 8, che, valorizzando l'oggetto - dell'"attività di coltivazione" - giacché la cura di un bosco tende anch'essa alla produzione di prodotti naturali - e conseguentemente assimilandola, in quanto anch'essa "attività di coltivazione", a quella svolta dall'agricoltore, giunga a predicare l'applicabilità dei diritti di prelazione e riscatto anche al silvicoltore.*

*del termine "fondo", poiché, come altra dottrina acutamente rileva, il bosco altro non è che un fondo di terra, sicuramente suscettibile, se non trattato come bene intangibile, di una forma di coltivazione intesa come cura del "bene" bosco in quanto destinato a produrre frutti e servizi di natura agricola (quali legname, castagne, olii, resine, estratti naturali come il tannino, ecc.).*

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Sì, ho presente, voleva essere ironica la risposta (alla ingegner Cane, "problemoni"...).. Mi pare già la questione fosse stata affrontata pure in dottrina, con lo stesso risultato; del resto si tratta di lettura evolutiva delle norme in materia!

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