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Lascito di beni e obbligo di vendere


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10 risposte a questa discussione

#1 Pluto

Pluto

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Pubblicato 06 luglio 2004 alle ore 10:21

Testamento pubblico
"Lascio la mia casa di abitazione e i terreni di mia proprietà ai miei quattro nipoti Adriana ,Angelo, Anna ,Mario, in parti uguali tra loro , con l'obbligo di vendere i suddetti immobili.
Nomino esecutore testamentario il nominato erede Angelo attribuendogli in particolare ogni più ampia facoltà per effettuare da solo, in tale veste, senza necessità di autorizzazione giudiziale , la vendita dei suddetti beni immobili e dividere tra tutti e quattro i nominati eredi il ricavato, dedotte eventuali spese"
Ora il problema è che l'esecutore erede ha trovato un compratore, ma una delle altre nipoti reclama la prelazione ex 732 c.c.
Che qualificazione giuridica ha il lascito ai quattro nipoti dei beni con l'obbligo di vendere e ripartire tra gli eredi il ricavato ottenuto?

#2 mika

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Pubblicato 08 luglio 2004 alle ore 11:14

Premesso che si tratta di istituzioni ereditarie sub modo (quello di vendere i beni ereditati), ritengo che, così disponendo, il testatore finisca per rimettere all’esecutore testamentario la divisione dei beni ereditari, impingendo di conseguenza nel divieto di cui all’art. 706 c.c.. Poco importa che, formalmente il negozio che è incaricato di compiere sia direttamente l’alienazione e quindi la trasformazione in denaro dei cespiti; il fine principale del testatore è quello di rimettere all’esecutore testamentario la divisione dell’asse.
È noto infatti che è divisione anche quella c.d. civile, attuata cioè con atti diversi dalla separazione in natura dei cespiti e l’intenzione del testatore sembra sia proprio quella, non tanto di vendere i beni a chicchessia, quanto di attuare dopo la sua morte la divisione dei beni mediante ripartizione tra gli eredi del denaro ricavato dalla loro alienazione.
Si potrebbe forse obiettare che la divisione del denaro non presenta gli stessi rischi di abuso da parte dell’esecutore erede (e di conseguente iniquità) rispetto a quella in natura e che una volta effettuata l’alienazione il denaro ricavato non può più considerarsi “ereditario”. Ma si può agevolmente replicare che il rischio di abuso esiste ugualmente nella fase propedeutica alla divisione e cioè nell’alienazione, che è certamente suscettibile di accordi simulatori con l’acquirente.
Concludendo, se è nulla l’attribuzione all’esecutore di vendere e dividere il denaro resta valido l’onere di vendita apposto a carico degli eredi e quindi il diritto di ciascuno di pretendere l’adempimento dagli altri (pena la risoluzione, probabilmente).
Quanto all’eccezione avanzata in ordine al diritto di prelazione, io direi che, involgendo l’obbligo di alienazione tutti i beni ereditari, si avrebbe di fatto l’alienazione (se pure congiunta) da parte degli eredi delle rispettive quote ereditarie, con conseguente insorgenza del diritto di prelazione. Pertanto personalmente mi curerei di far adempiere (tutti) gli alienanti alle formalità previste dall’art. 732 c.c.

#3 mika

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Pubblicato 08 luglio 2004 alle ore 11:34

Rettifico. Ho letto un po’ velocemente il testamento e ho dato per scontato che si trattasse di istituzione di erede. Probabilmente lo è ed in particolare a me parrebbe una institutio ex re certa, dove le certae res sarebbero le quote indivise degli immobili.
Laddove, invece, si dovessero ricostruire quali disposizioni a titolo particolare, il mio discorso cadrebbe. Non si avrebbe eredità, né divisione ereditaria, né prelazione ereditaria.
Si avrebbero invece legati modali. Ci si potrebbe al più interrogarsi sulla applicazione analogica alla divisione dei beni legati, dell'art 706 c.c.. Ora non ricordo se vi sia qualcuno che ha scritto al riguardo, ma a me pare che l'esigenza di imparzialità dell'esecutore imponga una estensione analogica del divieto.

#4 borges075

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Pubblicato 09 luglio 2004 alle ore 08:08

A mio parere bisognerebbe anche considerare il divieto del 549 circa l'apposizione di pesi sulla legittima (sempre che detti nipoti siano legittimari).
giacchè non credo che l'ipotesi rientri nella eccezione di cui al 734, non trattandosi di una divisione operata dal testatore.

Quanto alla prelazione mi chiedo: se tutti gli eredi esercitassero la prelazione, in questo modo il modo non sarebbe adempiuto :)):

#5 Pluto

Pluto

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Pubblicato 09 luglio 2004 alle ore 10:32

Dunque si rende necessario interpretare la volontà del testatore
a me sembrano legati di somma di denaro ricavati dalla vendita dei beni ; dunque no prelazione e nessun problema 706 c.c.
Resta il problema che potrebbero esserci diverse interpretazioni e una delle nipoti potrebbe impugnare il testamento....

#6 Phalaenopsis

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Pubblicato 09 luglio 2004 alle ore 11:10

Innanzitutto, penso che sia indiscusso che i nipoti siano eredi poiché il testatore li definisce tali e perché altrimenti non si porrebbe il problema dell'art. 732 c.c..

Quanto all'esecutore, credo che occorra scindere gli incarichi lui affidati.

Per ciò che concerne l'incarico di vendere i beni ad un terzo, ciò non rientra nel concetto di divisione civile perché si ha divisione civile quando, attribuendosi beni non soltanto comuni, si fa cessare la comunione fra i partecipanti. Esempi tipici sono la divisione con conguaglio e la vendita di tutti i beni ad uno dei condividenti.
La vendita di tutti i beni ad un estraneo non è divisione civile perché, con essa, si attua una surrogazione reale fra i beni venduti e la somma di denaro che entra nella massa ereditaria e va in comunione. La vendita di tutti i beni ad un estraneo non farebbe, quindi, cessare la comunione. La vendita delle quote ad un coerede, invece, scioglierebbe la comunione in quanto l'acquirente riceverebbe i beni e gli alienanti il prezzo della quota: sarebbe una specie di divisione con conguaglio.
L'erede esecutore testamentario, dunque, potrebbe alienare i beni ereditari ad un estraneo.

La disposizione testamentaria che attribuisce la facoltà di dividere il denaro ricavato dalla vendita all'esecutore testamentario erede, invece, impinge contro l'art. 706 ed è, perciò, essa sola nulla.

Quanto al fatto che una degli eredi voglia esercitare la prelazione, nessuno glielo vieta, ma, in questo modo, ella si renderebbe inadempiente all'onere. In tal modo, l'autorità giudiziaria pronuncerebbe la risoluzione della disposizione testamentaria se la risoluzione fu prevista dal testatore o se l'adempimento dell'onere ha costituito il solo motivo determinante della disposizione. Tutto ciò, comunque, non si evince da quanto scritto da Pluto.

Se anche la disposizione testamentaria venisse risoluta, quale sarebbe la sorte dell'atto di compravendita stipulato nell'esercizio del diritto di prelazione? Io penso che l'erede perderebbe la sola sua quota, non quelle acquistate dagli altri. La risoluzione della disposizione testamentaria farebbe venir meno il diritto di prelazione, ma, se questo è già stato esercitato, non credo proprio che la risoluzione toccherebbe un atto di compravendita che presuppone la prelazione, ma che è autonomo rispetto al fenomeno successorio: l'atto di compravendita è un atto tra vivi. Né si potrebbe parlare di annullabilità del contratto di compravendita per errore di diritto perché, prima della risoluzione della disposizione testamentaria, il diritto di prelazione esisteva.

Piuttosto, se la nipote dovesse decidere di esercitare il diritto di prelazione, avremmo vendita dei beni ad un coerede (divisione civile) e l'esecutore testamentario erede non potrebbe alienare.

#7 Pluto

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Pubblicato 09 luglio 2004 alle ore 12:28

Innanzitutto, penso che sia indiscusso che i nipoti siano eredi poiché il testatore li definisce tali e perché altrimenti non si porrebbe il problema dell'art. 732 c.c..

Questo è il primo punto, non sono cosi sicuro che il testatore abbia istituito eredi i nipoti ; il fatto che abbia definito l'esecutore Angelo erede non è elemento incontrovertibile infatti è opportuno valutare l'insieme del testamento per considerare se il lascito è stato fatto a titolo di legato o a titolo di erede.
Dalla lettura dell'intero testamento a me sembra che il testatore abbia inteso attribuire ai nipoti proprio il ricavato della vendita dei beni e quindi dei legati di somma di denaro.
In secondo luogo il 732 c.c. parla di alienazione di una quota o parte di essa e non di singoli beni determinati: secondo la cassazione il diritto di riscatto riconosciuto ai coeredi può attuarsi solo nel caso di alienazione della quota ereditaria o di parte di essa e non quando siano alienati singoli cespiti ereditari ( cass 13 luglio 1983 n.4777 e cass 2 agosto 1990 n.7749); escluderai pertanto nel caso di specie l'operare della prelazione ex 732 c.c.

#8 Phalaenopsis

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Pubblicato 09 luglio 2004 alle ore 13:02

Ora il problema è che l'esecutore erede ha trovato un compratore, ma una delle altre nipoti reclama la prelazione ex 732 c.c.


Ha trovato il compratore per un bene o per tutto l'asse?

#9 Pluto

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Pubblicato 09 luglio 2004 alle ore 15:42

Ha trovato un compratore per uno solo dei beni.

#10 Benj

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Pubblicato 09 luglio 2004 alle ore 22:11

Perdonate la mia somma ignoranza.

Innanzitutto, una piccola curiosità: è davvero un testamento pubblico?!? :0

Da quel che ho capito i 4 nipoti sono istituiti eredi e, stante una mancata indicaione in tal senso, in parti uguali: ergo, sui cespiti si instaura una comunione ereditaria.
Accogliendo la tesi esposta che l'esecutore testamentario ben possa, pur essendo erede, curare l'amministrazione e, quindi, la vendita, ciascun coerede dovrà, poi, partecipare alla vendita stessa di ogni singolo cespite (per rinfrescare la memoria: evitare i problemi del tipo rapporto quotina - quotona, vendita esito divisionale e altre amenità del genere) e ciò non può non determinare l'automatica divisione del denaro complessivamente incassato quale corrispettivo della singola quota alienata dal singolo erede.

Inoltre, se ricordo bene, non dovrebbero neppure esserci problemi "ex" 732 c.c.; al massimo una coerede potrebbe rifiutarsi di vendere la sua quota...

Una bella ipotesi di surrogazione: "pretium succedit in locum rei".

Belle scemenze che scrivo alle 23.10 di venerdì sera!!!! :D

Salutoni, Benj. 8-)

#11 Phalaenopsis

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Pubblicato 10 luglio 2004 alle ore 10:49

Ha trovato un compratore per uno solo dei beni.


Allora niente prelazione e niente vendita dell'esito divisionale, provenendo l'impulso alla vendita dal de cuius e non dal singolo erede.

Innanzitutto, una piccola curiosità: è davvero un testamento pubblico?!?


:ok:

e, stante una mancata indicaione in tal senso, in parti uguali


L'indicazione c'è.

Accogliendo la tesi esposta che l'esecutore testamentario ben possa, pur essendo erede, curare l'amministrazione e, quindi, la vendita, ciascun coerede dovrà, poi, partecipare alla vendita stessa di ogni singolo cespite


La vendita verrà effettuata dal solo coerede Angelo nella sua qualità di esecutore testamentario. Essendo la vendita prevista dal testatore, non occorrerà, neppure, l'autorizzazione ex art. 747 c.p.c..

(per rinfrescare la memoria: evitare i problemi del tipo rapporto quotina - quotona, vendita esito divisionale e altre amenità del genere)


:ok:

e ciò non può non determinare l'automatica divisione del denaro complessivamente incassato quale corrispettivo della singola quota alienata dal singolo erede.


Il denaro si surroga al bene venduto e va nella massa ereditaria. Non vi è divisione automatica.

Messaggio modificato da Phalaenopsis il 10 luglio 2004 alle ore 10:51





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