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omissam

Permuta bene comunione legale

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Secondo voi è possibile fare questa cosa:

Tizio e Tizia, coniugi in regime di comuione legale, permutano a favore di Sempronio un bene in comunione. A sua volta Sempronio cede allo stesso titolo un altro bene che, però, viene acquistato da Tizio ai sensi dell'art.178 c.c. cioè come bene strumentale all'impresa individuale che lui gestisce.

Si può fare? Insomma quello che voglio dire è: si può alienare un bene in comunione legale senza che poi quello che si riceve in corrispettivo finisca in comunione?

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Secondo voi è possibile fare questa cosa:

Tizio e Tizia, coniugi in regime di comuione legale, permutano a favore di Sempronio un bene in comunione. A sua volta Sempronio cede allo stesso titolo un altro bene che, però, viene acquistato da Tizio ai sensi dell'art.178 c.c. cioè come bene strumentale all'impresa individuale che lui gestisce.

Si può fare? Insomma quello che voglio dire è: si può alienare un bene in comunione legale senza che poi quello che si riceve in corrispettivo finisca in comunione?

Secondo me potrebbe funzionare così: al momento della permuta Tizia matura un credito personale, pari alla meta' del bene acquistato, sottoposto alla condizione sospensiva che il bene acquistato non ricada in comunione de residuo, qualora dovesse ricadere in comunione con lo stesso valore o superiore allora nessun problema, qualora inferiore Tizia avrebbe diritto alla differenza tra il valore ricaduto ed il credito vantato, qualora infine il bene fosse alienato, il diritto di credito si atteggiera' nei confronti del denaro ricavato o dell'ulteriore bene acquistato allo stesso modo, ecco così secondo me si potrebbe fare.

Modificato da fabrij80

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Secondo voi è possibile fare questa cosa:

Tizio e Tizia, coniugi in regime di comuione legale, permutano a favore di Sempronio un bene in comunione. A sua volta Sempronio cede allo stesso titolo un altro bene che, però, viene acquistato da Tizio ai sensi dell'art.178 c.c. cioè come bene strumentale all'impresa individuale che lui gestisce.

Si può fare? Insomma quello che voglio dire è: si può alienare un bene in comunione legale senza che poi quello che si riceve in corrispettivo finisca in comunione?

gran bella domanda (rectius:pippa)!!

a dire la veritá considerato che i coniugi con lo strumento del 1411 potrebbero anche avvantaggiare un qualunque terzo, potrebbe anche essere verosimile he l'acquisto sia stipulato in favore del solo marito che acquista ex 178 cc ..facendo emergere la stipulazione in favore del coniuge la cosa potrebbe anche funzionare ma non sarebbe il massimo!!!

sss

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Ricordo di aver letto da qualche parte che, nel caso di acquisto con denaro comune di bene destinato all'esercizio della impresa di un solo coniuge, il conflitto tra 177 lettera a e 178 andrebbe risolto a favore del 178, per la (ritenuta) specialità dell'art. 178. Nel tuo caso il fatto che non si tratti di denaro ma di un immobile comune non dovrebbe cambiare la questione

(forse però ci si potrebbe complicare la vita sostenendo che in questo caso l'acquisto sarebbe comune per un meccanismo di surrogazione e non in base all'art. 177 lett. a, per cui non ci sarebbe conflitto da risolvere).

Comunque io sarei per la prevalenza del 178

Modificato da Crescenzo Milano

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Ricordo di aver letto da qualche parte che, nel caso di acquisto con denaro comune di bene destinato all'esercizio della impresa di un solo coniuge, il conflitto tra 177 lettera a e 178 andrebbe risolto a favore del 178, per la (ritenuta) specialità dell'art. 178. Nel tuo caso il fatto che non si tratti di denaro ma di un immobile comune non dovrebbe cambiare la questione

(forse però ci si potrebbe complicare la vita sostenendo che in questo caso l'acquisto sarebbe comune per un meccanismo di surrogazione e non in base all'art. 177 lett. a, per cui non ci sarebbe conflitto da risolvere).

Comunque io sarei per la prevalenza del 178

O.k...però io mi chiedo se, fermo restando l'applicazione del 178 c.c. nel caso prospettato, sia possibile permettere che in un negozio a prestazione corrispettive dove una di esse abbia per oggetto un bene in comunione legale, l'altra (prestazione) vada a favore di un solo coniuge e non della comunione.

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O.k...però io mi chiedo se, fermo restando l'applicazione del 178 c.c. nel caso prospettato, sia possibile permettere che in un negozio a prestazione corrispettive dove una di esse abbia per oggetto un bene in comunione legale, l'altra (prestazione) vada a favore di un solo coniuge e non della comunione.

Forse quel che si intendeva dire, almeno io proverei a giustificare la soluzione favorevole in tal senso, è che l'effetto legale del coacquisto ex art. 177 cede il passo al 178, ove sussistano i presupposti per l'applicazione di tale norma..

Banalmente si potrebbe dire che con il consenso di entrambi i coniugi si può fare (come se un coniuge rendesse una dichiarazione ex 179 cpv applicata al 178), ma proprio a questo si può opporre che la Cassazione sostiene l'inapplicabilità del 179 cpv al 178..

Quindi, se il 178 è regola idonea (ed alternativa al binomio 177/179) a disciplinare gli acquisti (e non regolamenta, come secondo alcuni, solo il regime di disposizione del bene, in un'ottica di favor per l'impresa), secondo me si può sostenere che, integrati i presupposti del 178, questo prevalga sul 177..

Quel che a me non convince, ovviamente non ho certezze, ma dubbi.. è se si possa contemplare una permuta ove da un lato i coniugi in quanto tali dispongono, e dall'altro un coniuge, in veste di imprenditore, acquista..

Al riguardo ricordo che è sostenuto che i beni di proprietà comune dei coniugi (nel nostro caso comunione legale) non cadono in comunione de residuo, anche se destinati all'esercizio dell'impresa (in tal senso mi pare Russo)..

Ora, se si seguisse tale orientamento, direi che sarebbe più arduo (almeno nella mia mente) aderire a questa permuta "bifronte"..

Pronto al confronto, viste le poche certezze sul punto..

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O.k...però io mi chiedo se, fermo restando l'applicazione del 178 c.c. nel caso prospettato, sia possibile permettere che in un negozio a prestazione corrispettive dove una di esse abbia per oggetto un bene in comunione legale, l'altra (prestazione) vada a favore di un solo coniuge e non della comunione.

Come ho già detto (forse male), le soluzioni possibili, secondo me, sono due:

- o ritieni che anche l'acquisto con la scambio di un bene (già) in comunione rientri, in astratto, nella previsione del 177 lett. a, per cui, dovendo applicarsi anche l'art. 178, quest' ultimo dovrebbe prevalere in ragione della sua specialità. In questo caso la prestazione a favore di un solo coniuge sarebbe la conseguenza dell' applicazione del 178;

- o ritieni che l'acquisto con lo scambio di un bene comune sia anch'esso oggetto di comunione immediata non in base all'art. 177 lettera a ma per surrogazione per cui, non essendo possibile (forse) il passaggio da un bene dal regime della comunione immediata a quello della comunione differita (come già detto da altri prima di me), il 178 si applicherebbe solo agli utili ed agli incrementi, mentre il bene resterebbe in comunione immediata.

Quello che personalmente evidenzierei è che, nella prima ipotesi, l'art. 178 è autosufficiente ad attrarre il bene nel regime della comunione differita (che poi significa proprietà esclusiva di un coniuge, salvo il credito dell' altro al momento dello scioglimento), indipendentemente (e contro) la volontà dei coniugi ed in specie del coniuge non gestore, onde evitare qualsiasi associazione al rifiuto del coacquisto.

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Come ho già detto (forse male), le soluzioni possibili, secondo me, sono due:

- o ritieni che anche l'acquisto con la scambio di un bene (già) in comunione rientri, in astratto, nella previsione del 177 lett. a, per cui, dovendo applicarsi anche l'art. 178, quest' ultimo dovrebbe prevalere in ragione della sua specialità. In questo caso la prestazione a favore di un solo coniuge sarebbe la conseguenza dell' applicazione del 178;

- o ritieni che l'acquisto con lo scambio di un bene comune sia anch'esso oggetto di comunione immediata non in base all'art. 177 lettera a ma per surrogazione per cui, non essendo possibile (forse) il passaggio da un bene dal regime della comunione immediata a quello della comunione differita (come già detto da altri prima di me), il 178 si applicherebbe solo agli utili ed agli incrementi, mentre il bene resterebbe in comunione immediata.

Quello che personalmente evidenzierei è che, nella prima ipotesi, l'art. 178 è autosufficiente ad attrarre il bene nel regime della comunione differita (che poi significa proprietà esclusiva di un coniuge, salvo il credito dell' altro al momento dello scioglimento), indipendentemente (e contro) la volontà dei coniugi ed in specie del coniuge non gestore, onde evitare qualsiasi associazione al rifiuto del coacquisto.

O.K...grazie...(e forse non avevo capito io)!

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Secondo me il bene cade in comunione.

E' vero che il 178 è eccezione rispetto al alla regola del 177 ma solo nel caso in cui l'acquisto avvenga con beni di uno dei coniugi. Qui la proprietà del bene è già dei coniugi. Vi sarebbe una sorta di rifiuto al co-acquisto.

Mettiamo che la permuta comporti un conguaglio a favore dei coniugi. Vi sarebbe uno stravagante sdoppiamento nell'acquisto: bene ex 178 e denaro ex 177.

Senza considerare il pregiudizio che subirebbero i creditori della comunione a favore di quelli dell'azienda.

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Secondo me il bene cade in comunione.

E' vero che il 178 è eccezione rispetto al alla regola del 177 ma solo nel caso in cui l'acquisto avvenga con beni di uno dei coniugi. Qui la proprietà del bene è già dei coniugi. Vi sarebbe una sorta di rifiuto al co-acquisto.

Mettiamo che la permuta comporti un conguaglio a favore dei coniugi. Vi sarebbe uno stravagante sdoppiamento nell'acquisto: bene ex 178 e denaro ex 177.

Senza considerare il pregiudizio che subirebbero i creditori della comunione a favore di quelli dell'azienda.

Bingo! Era proprio questo il mio dubbio iniziale...

Mi era, infatti, venuto il dubbio che per far ricadere il bene acquistato nel regime dell'art.178 c.c. si dovesse permutare un bene personale del coniuge e non appartenente al regime della comunione legale...

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