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Alberto

Il concorso notarile oggi e domani

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Il concorso notarile “ripensato”

di Ubaldo La Porta

(da Notariato Ipsoa n. 2/2011)

L’annullamento delle prove scritte dell’ultimo concorso

notarile, causato dai disarmanti eventi appresi

nei giorni immediatamente successivi ai fatti, da

plurime fonti, ha prodotto, in tanti tra noi, un

profondo sgomento ed un senso forte di disorientamento

che giustificano, da soli, un allargamento del

dibattito pubblicamente aperto dagli assai autorevoli

colleghi Marchetti e Morello.

È fin troppo evidente che la qualità della prestazione

notarile e, vorrei dire, il senso stesso della professione

nel nostro ordinamento e nella società di oggi,

che, correndo verso il generalizzato annientamento

della cultura e del merito, cerca di relegarci nell’“ufficio

delle cose perdute”, sono nella assoluta severità

di una selezione all’ingresso, che sia colta, rigorosa e

indiscutibilmente trasparente. Ciò è condizione essenziale

per garantire al Paese una figura professionale

alta che sia, senza alcun possibile dubbio, un

punto di riferimento culturale ed umano per le famiglie

e le imprese, tra le ultime manifestazioni di indipendenza

e libertà.

I problemi messi in evidenza nell’editoriale apparso

sul numero 1/2011 di questa Rivista, sono assolutamente

centrati, sebbene non esaustivi; le soluzioni

proposte, più discutibili, almeno in alcuni punti.

Procedendo con ordine occorre, a mio avviso, allargare

la riflessione, già feconda per come acutamente

proposta, alle ulteriori seguenti considerazioni:

i. Eccesso di laureati in giurisprudenza. Il problema

coinvolge la struttura e la qualità attuale dell’università.

Temo che la disincentivazione di cui si parla

debba (tornare a) cominciare dalle aule universitarie,

soprattutto di diritto civile e commerciale, riconsegnandole

all’Accademia, ossia allo studio di

alto livello e specializzazione che, malintesi intendimenti

“democratici”, hanno ormai appiattito decisamente

in basso. La selezione universitaria, mai

fondata su base patrimoniale, deve tornare ad essere

severa su base culturale. A ciò osta, oggi, la corsa

delle facoltà alla “produzione numerica” di laureati

(determinata dall’intero sistema universitario attuale)

e la ormai scarsa qualità dei professori, rispetto

alla quale, non a caso, i due Autori dell’editoriale

costituiscono alcune delle luminose eccezioni.

ii. Nessuna osservazione sulla necessità di una regolare

frequenza del concorso e sulla celerità dei lavori

delle commissioni esaminatrici, che va aiutata attraverso

la previsione di adeguati compensi per l’attività

svolta e l’allargamento ragionevole del numero

dei commissari impegnati nelle correzioni, dei

quali occorre favorire, preliminarmente e nei limiti

del possibile, l’omogeneità culturale. Perché ciò accada,

occorre che quella conoscenza, seria, profonda,

di ampio respiro, del diritto civile e commerciale

abbiano i commissari, che, almeno all’interno

della nostra categoria, dovrebbero essere proposti

sulla base di attenti criteri di selezione, che non si riducono

certamente alla valutazione di una pur auspicabile

loro produzione scientifica ovvero di un altrettanto

auspicabile costante impegno di studio e di

ricerca ma che tengano conto anche delle modalità

di esercizio della professione da parte di ciascuno,

della ricchezza di esperienze maturate “sul campo”,

della varietà, del numero e della complessità delle

questioni trattate, quotidianamente, nei rispettivi

studi professionali. Giudicare è certamente difficile;

giudicare giovani che seriamente hanno impegnato

anni della loro vita nello studio finalizzato all’accesso

alla professione di notaio, forse, lo è ancora di più

per il rispetto che quella serietà di impegno (che è

propria della assoluta maggioranza dei candidati ancora

oggi) impone. Ma per giudicare occorre conoscere,

di più e meglio dei candidati (già loro attenti

e seri studiosi delle nostre materie); occorre avere

saldi i principi generali dell’ordinamento per poter

cogliere, anche nella tesi - ignota al commissario -

impressa sul foglio dal candidato, i profili di correttezza

e la coerenza del ragionamento con le regole di

diritto; per potere effettuare la selezione tra i candidati

anche quando li si chiami a trattare, in parte

teorica, degli elementi essenziali del contratto.

La conoscenza richiesta al commissario non deve ridursi

alla conoscenza di singole, capillari, astruse

questioni; deve, viceversa, concretarsi nel solido

possesso di basi culturali che gli permettano di valutare

anche ciò che egli, specificamente, non sa.

iii. Le questioni relative alla determinazione certa

delle materie da studiare ed alla struttura delle tracce,

vanno affrontate unitariamente. Il concorso deve

tornare ad essere una prova, selettiva e trasparente,

di diritto civile e commerciale. Perché ciò accada,

occorre:

- che i lavori delle commissioni giudicatrici siano

preceduti, come già osservato, da una preventiva

pubblicazione dei criteri di correzione. Questi non

possono essere generici ed ampi al punto da sciogliersi

nella discrezionalità ma devono essere stringenti

e precisi, costrittivi per i “correttori”. Ciò implicherà

un allungamento (ragionevole e giustificato)

dei tempi occorrenti alla loro elaborazione ma

accelererà, subito dopo, le attività di correzione.

- che le prove scritte non siano rappresentate da casi

che, per la loro farraginosità, per la loro inutile

lunghezza, per la loro stessa complessità grammaticale

e logica, siano di faticosa e laboriosa soluzione,

imponendo peraltro di affrontare una notevole

quantità di questioni prive di qualunque seria rilevanza

scientifica, che impegnerebbero un notaio in

esercizio, di media bravura e comodamente assiso,

per non meno di due giorni soltanto nella stesura

dell’atto pubblico. Uno degli equivoci di fondo degli

ultimi anni sta nell’aver sovrapposto, ad opera soprattutto

di improvvisate “scuole notarili” o di approssimativi

sedicenti “docenti”, lo studio occorrente

al superamento delle prove di concorso e, dunque,

all’accesso alla professione a quello - importantissimo

ma diverso - strumentale all’aggiornamento ed

al migliore esercizio della professione da parte dei

notai, nel lavoro quotidiano. Le attività di studio e

di ricerca, come quelle di costante e rapido aggiornamento,

condotte dagli organi istituzionali, sia nazionale

che territoriali, sono un formidabile strumento

di ausilio nello svolgimento quotidiano dell’attività

professionale e rappresentano un punto di

eccellenza dell’organizzazione istituzionale di categoria.

Ma i pur pregevoli prodotti di tale attività non

possono diventare materiale di studio per chi alla

professione non ha avuto ancora accesso; non possono

sostituire, come purtroppo spesso accade, lo studio

e la ricerca condotti sui testi che raccolgono le

migliori voci di dottrina e giurisprudenza e che, attraverso

la costante e continua riflessione, permettono

di accedere alla conoscenza. Perché sia così c’è

bisogno che le prove di concorso non siano “calibrate”

su studi e materiali “operativi” ma ridiventino,

come sono sempre state fino al recente passato, prove

di diritto civile e commerciale, capaci davvero di

testare con efficacia la conoscenza del sistema giuridico

nel suo insieme. Soltanto assicurare all’aspirante

notaio tale conoscenza lo renderà un professionista

capace, perché munito dei soli adeguati strumenti,

di affrontare con sicurezza e decisione anche il caso

professionale prima ignoto. Una selezione diversa

non è mai la selezione dei migliori, dei più studiosi,

dei più seri, dei più attenti conoscitori del diritto

privato; rischia di diventare la selezione dei “praticoni”

o peggio dei furbi o, almeno, di coloro che

hanno soltanto il merito di aver già affrontato i quesiti

svolti in una qualunque esercitazione e di aver

ingoiato la soluzione imposta, senza alcuna elaborazione

critica. La prova scritta d’esame dovrebbe,

dunque, tornare ad avere le caratteristiche della prova

incentrata su poche ma dure questioni di diritto

privato, serie, di ampio respiro; formulata in modo

da saggiare la conoscenza approfondita della elaborazione

dottrinale e giurisprudenziale dei grandi temi

del diritto civile e commerciale, senza “trucchi o

trabocchetti”, senza risolversi in uno stucchevole

esercizio sulla conoscenza della legge notarile e sui

suoi formalismi ovvero di altre leggi speciali “di settore”,

che il tirocinio successivo al superamento delle

prove di concorso lascerà tutto il tempo di conoscere

e approfondire, prima dell’inizio della professione.

iv. La formazione preventiva. L’immaginata impostazione

del concorso incide certamente sulla formazione

preventiva. Questa deve avvenire assicurando

al giovane che intende cimentarsi una solida formazione

culturale fondata sui principi generali del diritto

civile e commerciale, che gli consenta di legge-

re ed interpretare qualunque innovazione legislativa,

cogliendone il senso ultimo. È vero che il sistema

di diritto civile stesso è oggi più complesso e articolato;

vero è pure che la funzione di orientamento

della giurisprudenza di legittimità è incrinata non

soltanto dal numero delle pronunce ma pure dal ridimensionamento

dell’autorevolezza degli estensori

(e si torna, tragicamente, alle responsabilità dell’accademia).

Ciò tuttavia non può giustificare la soluzione

proposta di favorire una formazione “per casi e

fattispecie”, attraverso la predisposizione di una

banca dati (pubblica) di tracce. Il prezzo sarebbe

quello dell’annichilimento scientifico dei futuri notai,

privati, alla lunga, di sufficienti capacità critiche

e di elaborazione libera e destinati a restare sgomenti,

probabilmente, di fronte al “caso” mai esaminato

prima (e il notaio sa quanto la complessità della

realtà quotidianamente superi ogni possibile fantasia

didattica!). La questione - ed il dissenso sul punto

con i miei immaginari autorevoli interlocutori è

fermo - va affrontata proprio favorendo l’acquisizione,

da parte dei candidati, degli strumenti culturali

che consentano di discernere, nel corso della preparazione,

le letture da fare e quelle da evitare, le sentenze

da prendere in considerazione per la soluzione

del caso e quelle da citare (nell’elaborato) per mera

attestazione di conoscenza. Occorre formare notai

che sappiano assumersi responsabilità anche di fronte

al “caso ignoto” perché capaci di elaborare e suggerire

soluzioni consapevoli, senza restare disorientati

rispetto a ciò che nella “banca dati” non hanno

rinvenuto. Per far ciò occorre formare notai colti, in

possesso di solide basi, erette sullo studio approfondito

dei principi e delle norme; la preparazione e la

formazione richiederanno (correttamente) più tempo

ma i frutti saranno davvero fecondi. Alla formazione

dei giovani occorre contribuire facendoli crescere

nell’amore per lo studio e la conoscenza del diritto

privato, avvicinandoli ai testi che hanno fatto

il nostro ordinamento e che contribuiscono alla sua

evoluzione, lasciando che studino il diritto, conoscendone

fino in fondo la struttura; il superamento

delle prove - e mi piace ricordare sul punto un mai

morto Maestro di formazione come Claudio Trinchillo

- “ne sarà solo una conseguenza”.

v. Le scuole professionali, l’università e l’accesso.

Certamente condivisibile quanto già scritto. L’accesso

libero al concorso è foriero dei tanti mali già

messi in evidenza, tra i quali, non ultimo, quel denunciato

diffuso degrado etico. L’obbligatorietà di

un percorso di formazione sembra inevitabile ma,

come detto ben meglio dai Colleghi, oggi probabilmente

impossibile. La specializzazione “notarile” dovrebbe

avere inizio nell’ultima parte del percorso

universitario, coordinando istituzionalmente con

l’università il notariato, e proseguire subito dopo la

laurea nella obbligatorietà di scuole professionali.

Queste rappresentano il punto, se vogliamo, più spinoso:

nessuno limite può essere immaginato alla libera

iniziativa privata; nessuna costrizione alla frequentazione

di scuole istituzionali potrebbe essere

legittima. Tuttavia, troppe scuole “private” prolificano,

abbindolando aspiranti notai desiderosi di sapere

ma, talvolta, incapaci, comprensibilmente, di

distinguere il vero dal falso; troppe scuole istituzionali

soddisfano più velleità didattiche dei docenti

che esigenze di conoscenza degli allievi. Sul punto

una matura e seria riflessione resta ancora aperta

ma, alla fine, il giudizio scriminante dei discenti sarà

l’unico elemento risolutore.

Non posso, infine, che unirmi all’appello, già reso

pubblico, a non distruggere (ancora una volta) ciò

che nel nostro Paese funziona bene ed assolve a

compiti istituzionali di grande rilievo e di notevole

impatto sull’intera economia nazionale, per le ragioni

già messe in evidenza.

La severità della selezione va, proprio per questo, assicurata,

nella serietà e nella trasparenza necessarie.

Il “mestiere” di notaio non è un “mestiere” qualunque;

l’accesso generalizzato e “leggero” alla professione

di notaio non può costituire risposta ai problemi

di occupazione dei giovani laureati; sarebbe l’ennesima

errata banalizzazione; la stessa che ha condotto

in un certo recente periodo storico ad annientare

la cultura accademica, favorendo l’accesso generalizzato

alla docenza di qualunque studente che

avesse elaborato una appena sufficiente tesi di laurea.

Una classe politica seria e consapevole non può

non tenerne debito conto.

Riflessioni sul “concorso

che vorrei”

di Giuseppe A.M. Trimarchi

(da Notariato Ipsoa n. 2/2011)

Le recenti vicende che hanno determinato l’annullamento

delle prove scritte del Concorso Notarile

hanno senz’altro turbato tutti i candidati, i notai, i

praticanti, e l’opinione pubblica.

Esse, tuttavia, hanno avuto il merito - se in questi

termini, mai, possa porsi l’intera questione - di aver

scosso l’intero mondo del notariato ponendo al centro

dell’agenda “interventi urgenti” quanto il notariato

stesso possa e debba fare al fine di preservare il

valore rinveniente dal Concorso per la categoria dei

notai, e per il ruolo che essi desiderano, e talora pretendono,

di avere nel mondo delle Professioni.

Semmai, lasciava perplessi la distrazione di gran parte

del ceto notarile rispetto alla formazione delle generazioni

dei “futuri sigilli”.

L’intervento serio, discreto e rigoroso del Consiglio

Nazionale e del suo Presidente, nella vicenda in sé,

è stata manifestazione della piena consapevolezza

della questione nella poliedrica complessità dei suoi

aspetti.

L’autorevole editoriale su questa Rivista dei Colleghi,

e Professori, Marchetti e Morello rimette al

centro del dibattito l’analisi delle cause della crisi

che investe la formazione dei praticanti, e perciò

delle prove concorsuali. Esso impone, altresì, di ragionare

intorno alle possibili soluzioni.

Pragmaticamente: che il Concorso sia l’autentico

motore, se non, per certi versi, il principale perno

del ruolo che ai notai il legislatore vuole, ancor oggi,

dare, mi pare fuori discussione. Come pure deve

essere fuori discussione che esso debba (continuare

ad) essere assai rigoroso e selettivo.

Allora, quali le possibili cause della crisi che, evidentemente,

hanno investito le prove concorsuali

fino a travolgerle?

Quindi, quali le proposte che, in concreto, possono

contribuire a risolverla?

Non sembra del tutto corretto ascrivere ai problemi

dell’Università la responsabilità di ogni cosa. Certo,

in generale, i vizi di un percorso universitario approssimativo;

la mancanza, in quella sede, di prospettive

didattico-applicative; le discutibili modalità

correlate ai criteri di selezione degli Insegnanti a

tutti i livelli; la cronica crisi economica che affligge

gli Atenei, o comunque la stragrande maggioranza

di essi, hanno un ruolo tutt’altro che secondario nella

preparazione degli aspiranti notai. Tuttavia, questi

sono problemi che investono l’intera area della

formazione giuridica, non peculiarità del notariato.

La sensazione che può trarsi, per chi ha passione e

frequentazione con la formazione degli aspiranti notai,

è che i problemi si concentrino in tre diverse direzioni:

1) formazione ed aggiornamento dei notai destinati

alle commissioni;

2) le modalità della preparazione dei “canditati notari”;

3) la gestione, per tempistica e contenuti, delle prove

concorsuali.

Non mi pare possibile immaginare una prova seria e

rigorosa se gli addetti ai lavori destinati ad esprimere

giudizi non percorrano essi, per primi, un cammino

formativo che li renda adeguati al delicatissimo

ruolo che intendono svolgere. Bisogna, cioè, stabilire

quali siano “i requisiti minimi” per essere commissari.

Specie se si è “commissari-notai”.

Ed occorre, allo stesso tempo, che il ruolo venga

considerato un onore ed un munus irrinunciabile cui

occorra adempiere. Penso, insomma, in apicibus, ad

un incarico, appunto irrinunciabile, - se non per

“gravi e comprovati motivi” - analogo a quello di chi

è chiamato a svolgere l’attività di “giudice popolare”.

L’Istituzione, rectius il Notariato, deve stabilire, inoltre,

le regole perché la convocazione vada a chi presenti

le caratteristiche necessarie a ricoprire l’incarico,

abbandonando il sistema della scelta dell’ultima

ora, spesso dettata dalla necessità di fare comunicazioni

al ministero peraltro, sovente, tardive rispetto

ai termini stabiliti dalla legge.

I Commissari dovrebbero essere innanzitutto “aspiranti

tali” e intraprendere un percorso di approfondimento

controllato dall’Istituzione che si aggiunga

ed affianchi ad un’ampia esperienza concreta dell’attività

notarile per durata e pratica. In concreto, il

commissario deve garantire d’essere aggiornato sul

piano tecnico scientifico, oltre che capace e costante

sul piano pratico ed applicativo.

Un percorso serio di questo tipo non potrebbe essere

inferiore a tre\cinque anni.

Il che implica la necessità di creare un elenco ampio

di aspiranti commissari.

Nulla aggiungerei sulla necessità della condivisione

di valori etici, tanto mi parrebbe scontato che ciò

fosse. Quindi, andrebbero evitati i conflitti d’interesse

di ogni genere a scongiurare anche il solo sospetto

di interferenze in un segmento così delicato

della nostra vita professionale. Così, per fare degli

esempi, si dovrebbe evitare che siano commissari

soggetti che abbiano parentele con taluno dei candidati,

o quelli che si dilettano nell’insegnamento

privato in tutte le fantasiose modalità in cui esso,

notoriamente, si manifesta. Nemmeno guasterebbe

il rispetto dell’elementare regola per la quale il commissario

abbia l’obbligo di comunicare al presidente

della commissione la presenza di propri praticanti di

studio, o ex tali.

Più complesso, mi pare, il secondo corno del dilemma.

Le modalità di preparazione dei candidati notai imporrebbero

di ragionare sul versante duplice delle

cd. “Scuole di Notariato”, e sui contenuti della didattica

propedeutica al concorso.

Senza voler tediare alcuno, vale innanzitutto sottolineare

che la commistione “pubblico-privato” nella

composizione delle scuole di formazione del notariato

abbia quanto meno evidenziato il limite delle

scuole pubbliche, afflitte, innanzitutto, da disomogeneità

didattica.

Non è un caso, per quest’aspetto, che il successo, e

forse anche il valore di alcune scuole private ruoti

attorno a figure uniche di “insegnanti”. Valga per

tutti l’indiscutibile esempio di Claudio Trinchillo.

Il che esigerebbe di rimeditare, per il futuro, anche

qui, i criteri di selezione del corpo docente, e non

soltanto di quello appartenente ai ruoli notarili;

nonché di indagare attorno ai criteri della formazione

continua di chi aspiri a questa forma di insegnamento.

La disciplina e la regolamentazione di quest’ambito,

lungi dal comprimere l’irrinunziabile diritto di libertà

di chiunque si proponga come docente o come

discente, porrebbe, al contrario solide basi di garanzia

di qualità nell’interesse di quanti vengono attratti

nell’orbita della preparazione al concorso.

Non va trascurato, difatti, che il mondo dei praticanti

è profondamente cambiato rispetto a quello

che la mia stessa generazione ricordi. Informatica,

telematica e ampio spettro dell’offerta formativa

fanno impallidire il ricordo di chi soltanto 15 o 16

anni fa preparava, con successo, le prove scritte frequentando

le tradizionali scuole “pubbliche” di Roma

o della Lombardia o l’oramai mitico presidente

Capozzi. Magari integrando libri ed appunti con la

lettura di una, o al massimo, di due riviste.

Va, inoltre, considerato che il “mercato” del praticantato

notarile è anche un “mercato del bisogno”,

nel quale si è mediamente disposti a credere che

ogni iniziativa sia in sé valida o che comunque abbia

un fondamento di validità, pur se ciò origina, di fatto,

dal timore che taluno possa dire o diffondere un

“argomento in predicato d’uscita”.

L’esigenza di regole di assoluta garanzia e trasparenza

nei confronti dei “consumatori in stato di bisogno”

(rectius dei praticanti) mi pare l’unica via d’uscita

rispetto alla palude dell’opacità di mirabolanti

e magnifiche promesse, il più delle volte destinate

ad annegare nell’oceano della delusione, talvolta assai

costosa.

In questo contesto non deve tacersi che il principale

problema è rappresentato dal metodo della preparazione

al concorso, che deriva ed al tempo stesso

confina i contenuti delle tracce concorsuali.

È merito indiscusso quello di quanti, a cavallo degli

anni novanta, hanno compreso che le modalità di

preparazione al concorso notarile avevano bisogno

di una scossa pratica: occorreva maggiore attenzione

alla casistica, altrimenti il concorso rischiava di

scimmiottare sempre più prove post-universitarie

d’Accademia, invece che mettere alla prova futuri

notai.

L’esasperazione di questa pur brillante intuizione

ha determinato, tuttavia, un’autentica “deriva casistica”

fin troppo evidente nelle tracce degli ultimi

concorsi. Non si favorisce cioè la capacità applicativa

di chi deve padroneggiare con sicurezza

strumenti giuridici complessi e raffinati garantendo

i traffici giuridici mobiliari ed immobiliari, o la

stabilità delle scelte organizzative e gestionali dell’impresa.

Si legittima, al contrario, chi si affida ad

una intollerabile forma di neoaristotelismo che ha

nell’ipse dixit il presupposto della soluzione, senza

alcun premio alla riflessione ed all’orientamento

critico.

Siamo così sicuri che le attuali condizioni di mercato

nelle quali la sopravvivenza sembra legata all’eccellenza,

nel medio-lungo periodo, tollererà chi ha

risolto i suoi problemi con un prontuario buono per

cento domande, senza, però che alcuna risposta sia

figlia di un’accurata riflessione?

Cui prodest un ceto di praticoni in affanno di fronte

ad un problema strutturato; un ceto che fa del pron-

tuario, dell’elenco compilato da altri, la propria Bibbia?

Tutto ciò non deve indurre, di certo, a ritenere che

la preparazione e le tracce concorsuali debbano tornare

a pura teoria, ma solo che occorre recuperare il

senso della misura applicativa della regola giuridica.

Occorre che al candidato, cioè, sia data la possibilità

di riflettere intorno a sei otto problemi con i quali

confrontarsi al fine d’individuare una o più soluzioni

adeguate al tema propostogli, per come la dinamica

del conflitto degli interessi in giuoco li potrebbe

esporre nella realtà degli studi e\o delle aule giudiziarie.

Èassolutamente sbagliato imporgli una disperata

corsa contro il tempo al fine di rintracciare nella

memoria suggerimenti infarcitigli al solo fine di

rispondere laconicamente in termini scarnamente

positivi o negativi a venti \venticinque quesiti spesso

di marginale rilevanza scientifica e professionale

sovente, per giunta, posti in un discutibile italiano

prima ancora che in un contesto logico-giuridico

apprezzabile e verosimile.

Altra è la filosofia della casistica esasperata che si

vorrebbe a fondamento della preparazione del futuro

notariato, altra è la necessità di sviluppare le capacità

applicative dei futuri notai perciò favorendone

l’orientamento critico, e spingendoli a lavorare

su casi possibili, veri, e d’interesse comune.

Bisogna, quindi, adoperarsi per evitare la fiction della

formazione; il reality del caso, lavorando per formare

professionisti consapevoli del ruolo pubblico

che sono destinati ad assumere e non “tronisti” del

caso col sigillo.

Non meno complessa è la terza delle questioni poste:

la certezza delle regole concorsuali.

Essa si scompone nella necessità di più regole certe:

- quella dei bandi; - quella della chiarezza e trasparenza

delle regole di correzione; - quella correlata ai

tempi di correzione.

Mi chiedo che efficienza può avere un paese che

blocca migliaia di intelligenze per 8\10 anni.

Non è impossibile, anche nel breve, immaginare un

sistema che aumenti il numero dei commissari, che

provveda all’adeguata remunerazione degli stessi tutelandone

la professionalità anche nei settori d’appartenenza

(magistratura, accademia etc.) stabilendo

poche ed elementari regole che favoriscano l’adesione

dei migliori e dei più appassionati, altrimenti

sfavoriti rispetto ai molti impegni ed alle conseguenze

della propria assenza dai propri uffici, dalle

aule, e dagli istituti. Nemmeno mi parrebbe iniquo

aspirare a nomine di soggetti esperti dei settori nei

quali sono chiamati a giudicare (diritto civile in genere,

successorio, di famiglia, dell’impresa e delle società

etc.) invece che subire la designazione di indiscutibili

professionalità, tuttavia, versate nel campo

del diritto penale o della storia, e perciò stesso inadeguate

a comporre la commissione esaminatrice

per notai.

È utile, infine, sottolineare anche quanto sia inimmaginabile

un concorso notarile che debba assicurare

il risultato.

Mi pare allora del tutto fuor di luogo il lamento per

gli anni trascorsi, né credo abbia fondamento il richiamo

ai sacrifici fatti e da fare.

Gli sportivi sanno bene che nessun atleta ha diritto

a vincere una gara, nemmeno se si allena bene.

Ha diritto, però, ad una gara giusta.

Io penso che la gara giusta, nel nostro caso, sia quella

durissima, considerato che chi desidera vincerla

vuole perciò stesso differenziarsi da ogni altro atleta

simile, considerandolo non eguale.

Per questo concludo sottolineando l’irritazione che

provoca in chi scrive il laceramento delle vesti, l’insulto

dietro l’anonimato dei nicknames, l’uso improprio

di liste di varia natura, meta più del turbinio di

aspirazioni letterarie e di discutibili manovre, che di

riflessioni pacate e costruttive.

Pure è censurabile il continuo far uso di ricorsi giudiziari

che dubito rendano più eque le soluzioni delle

commissioni, giovando solo a delegittimarle. Essi

attenuano, invece di esaltare, le garanzie di giustizia

delle correzioni esponendo (eufemisticamente) gli

elaborati al rischio della perdita dell’anonimato.

Mi pare che la bussola debba trovarsi nella serietà e

nel contemperamento degli interessi di chi (il notariato)

desidera immettere nei ruoli notarili un numero

programmato di intelligenze preparate e agili,

e chi (i praticanti) vorrebbero essere reclutati con

un sistema corretto e serio. I primi devono garantire,

per la loro importante parte, la correttezza delle regole

di selezione, i secondi devono accettare la durezza

della gara e la severità delle risposte, comprese

quelle negative.

Se continuerà a mancare tale corrispondenza i primi

perderanno definitivamente la credibilità di un concorso

fondato sulla base di regole selettive serie, i secondi

dovranno dirigere le loro aspirazioni altrove,

tanto si renderà impraticabile la via del concorso.

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Riporto una breve sintesi delle proposta effettuate dagli illustri autori intervenuti anche prima sul punto, sperando di non aver tralasciato nulla.

Preciso che non ho sintetizzato, per ovvi motivi, il pensiero degli stessi sulle cause che hanno condotto all'attuale situazione del concorso, concentrandomi solo sulle proposte in concreto sviluppate.

Degno di nota è che molte di queste ultime sono state formulate, in tempi non sospetti, da alcuni utenti di questo forum.

Sperando di aver fatto cosa gradita, segnalatemi (se lo ritenete opportuno) eventuali omissioni o inesattezze.

Un saluto

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Piergaetano Marchetti e Umberto Morello

FORMAZIONE E SCUOLE:

- scuole professionali selettive ed obbligatorie (per un anno? due anni?) allo scopo di escludere coloro che si presentano al concorso solo per tentare la sorte e di effettuare una preventiva selezione degli aspiranti candidati;

- materia oggetto del concorso contenuta in confini ragionevolmente certi (per potersi preparare in modo completo ed efficiente).

CONCORSO

- concorsi indetti con maggiore frequenza e regolarità;

- riforma delle commissioni esaminatrici: commissari dotati di preparazione adeguata e specialistica, di competenze certe e verificabili, la cui nomina sia quasi automatica, pagati per il tempo dedicato e che svolgano il loro compito in tempi determinati e ragionevoli (correggere in sei/nove mesi); i criteri di correzione devono essere pubblici così come i giudizi di idoneità;

- temi di concorso: non su argomenti secondari, stravaganti, obsoleti, legati all'esperienza particolare di qualche commissario o al vasto mare dei problemi tecnici minori; non devono appiattire per la loro banalità la maggioranza dei candidati in pochi punti, (rendendo praticamente discrezionale e comunque non razionale il processo di selezione) e le questioni devono essere esposte in modo chiaro e comprensibile, così da comportare risposte articolate in modo da far emergere il livello di preparazione e la professionalità acquisita dal candidato.

I temi da affrontare devono essere organizzati preventivamente: una commissione di esperti mette a punto un certo numero di tracce (400/500), intese come argomenti o complessi di argomenti, chiare, comprensibili e tali da coprire l'intera materia che si ritiene rilevante per una preparazione professionale adeguata (le tracce debbono poi essere aggiornate ogni due o tre anni per adeguarle ai problemi posti dalle nuove norme o dalle più rilevanti sentenze della Cassazione).

Le stesse devono essere pubblicate e tra queste si estrarranno i tre temi del concorso, che saranno opportunamente articolati nel dettato.

Ubaldo La Porta

FORMAZIONE E SCUOLE:

- Selezione universitaria severa e specializzazione "notarile" con inizio nell'ultima parte del percorso universitario, (coordinando istituzionalmente con l'università il notariato), per proseguire subito dopo la laurea con la frequenza obbligatoria di scuole professionali, (relativamente a queste ultime: nessun limite alla libera iniziativa privata e nessuna costrizione alla frequentazione di scuole istituzionali, anche se troppe scuole "private" prolificano e troppe scuole istituzionali soddisfano più velleità didattiche dei docenti che esigenze di conoscenza degli allievi).

- Formazione che assicuri una solida conoscenza dei principi generali del diritto civile e commerciale, che consenta di leggere ed interpretare qualunque innovazione legislativa, cogliendone il senso ultimo e non "per casi e fattispecie", attraverso la predisposizione di una banca dati (pubblica) di tracce. Occorre favorire l'acquisizione, da parte dei candidati, degli strumenti culturali che consentano di discernere, nel corso della preparazione, le letture da fare e quelle da evitare, le sentenze da prendere in considerazione per la soluzione del caso e quelle da citare (nell'elaborato) per mera attestazione di conoscenza.

CONCORSO

- regolare frequenza;

- celerità dei lavori delle commissioni esaminatrici da attuare mediante la previsione di adeguati compensi per l'attività svolta e l'allargamento ragionevole del numero dei commissari;

- omogeneità culturale dei commissari, proposti, (all'interno della categoria), sulla base di criteri di selezione, (non solo produzione scientifica o impegno di studio e di ricerca ma anche modalità di esercizio della professione, ricchezza di esperienze maturate "sul campo", varietà, numero e complessità delle questioni trattate nei rispettivi studi professionali);

- lavori delle commissioni preceduti da preventiva pubblicazione di criteri di correzione stringenti e precisi;

- prove scritte non "calibrate"su studi e materiali "operativi" ma formulate in modo da saggiare la conoscenza approfondita della elaborazione dottrinale e giurisprudenziale dei grandi temi

del diritto civile ecommerciale, incentrate su poche ma dure questioni di diritto privato, senza "trucchi o trabocchetti" e senza risolversi in uno stucchevole esercizio sulla conoscenza della legge notarile e sui suoi formalismi ovvero di altre leggi speciali "di settore", che il tirocinio successivo al superamento delle prove di concorso lascerà tutto il tempo di conoscere e approfondire, prima dell'inizio della professione.

Giuseppe A.M.Trimarchi

FORMAZIONE E SCUOLE:

- Scuole di Notariato: limite delle scuole pubbliche è, innanzitutto, la disomogeneità didattica; non è un caso che il successo, e forse anche il valore di alcune scuole private ruoti attorno a figure uniche di "insegnanti".

Occorre quindi rimeditare i criteri di selezione del corpo docente, (non soltanto di quello appartenente ai ruoli notarili), ed indagare attorno ai criteri della formazione continua di chi aspiri a questa forma di insegnamento per porre solide basi di garanzia di qualità e trasparenza nei confronti dei "consumatori in stato di bisogno" (rectius dei praticanti).

- metodo della preparazione al concorso, (che deriva ed al tempo stesso confina i contenuti delle tracce concorsuali): occorre evitare la "deriva casistica" fin troppo evidente nelle tracce degli ultimi concorsi,che non favorisce la capacità applicativa di chi deve padroneggiare con sicurezza strumenti giuridici complessi e raffinati; dei futuri notai deve essere favorito l'orientamento critico, spingendoli a lavorare su casi possibili, veri, e d'interesse comune;

- le tracce concorsuali non devono tornare a pura teoria ma al candidato deve essere data la possibilità di riflettere intorno a sei otto problemi con i quali confrontarsi al fine d'individuare una o più soluzioni adeguate al tema propostogli, per come la dinamica del conflitto degli interessi in giuoco li potrebbe esporre nella realtà degli studi e\o delle aule giudiziarie.

È sbagliato imporgli una disperata corsa contro il tempo al fine di rispondere laconicamente in termini scarnamente positivi o negativi a venti \venticinque quesiti spesso di marginale rilevanza scientifica e professionale.

CONCORSO

1) formazione ed aggiornamento dei notai destinati alle commissioni: occorre stabilire quali siano i "requisiti minimi" per essere commissari, i quali dovrebbero intraprendere un percorso di approfondimento controllato dall'Istituzione (di durata non inferiore a tre/cinque anni) che si aggiunga ed affianchi un'ampia esperienza concreta dell'attività notarile per durata e pratica, allo scopo di garantire d'essere aggiornati sul piano tecnico scientifico, oltre che capaci e costanti sul piano pratico ed applicativo.

Il che implica la necessità di creare un elenco ampio di aspiranti commissari.

2) Occorre che il ruolo venga considerato un onore ed un munus irrinunciabile - se non per "gravi e comprovati motivi" - cui adempiere: il Notariato deve stabilire le regole perché la convocazione vada a chi presenti le caratteristiche necessarie a ricoprire l'incarico, abbandonando il sistema della scelta dell'ultima ora, spesso dettata dalla necessità di fare comunicazioni al ministero peraltro, sovente, tardive rispetto ai termini stabiliti dalla legge.

Andrebbero evitati i conflitti d'interesse di ogni genere per scongiurare anche il solo sospetto di interferenze (ad esempio evitare che siano commissari soggetti che abbiano parentele con taluno dei candidati, o quelli che si dilettano nell'insegnamento privato in tutte le fantasiose modalità in cui esso, notoriamente, si manifesta e rispettare l'elementare regola per la quale il commissario abbia l'obbligo di comunicare al presidente della commissione la presenza di propri praticanti di studio, o ex tali.).

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Quindi : abolire tutte le scuole notarili e rendere obbligatorie solo quelle di la porta e trimarchi!! poi fare le super-settimane dove già si sanno i temi che usciranno al concorso, ooops forse è già così.......??!!?!!??!.sshhhhhh :unsure:

ineccepibile!

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Personalmente ritengo che le proposte dei notai in questione costituiscano uno stimolo per il confronto, il dialogo e la discussione e uno spunto di riflessione circa la situazione attuale e un miglioramento costruttivo.

Cerchiamo di non polemizzare perché la polemica non porta a nulla di buono.

Sono d'accordo sul fatto che taluni criteri di selezione delle scuole notarili andrebbero rivisti ma non mi trovo d'accordo sulla loro abolizione in toto.

Quanto al fatto che il notaio deve essere in grado di affrontare qualsiai caso non spiazzandosi difronte a un quid non rinvenuto nelle banche dati é giustissimo questo ragionamento ok

Ci sono tuttavia gia scuole vedi Genghini, che ti preparando a tutto questo.

Quindi vorrei sapere quale sarebbe il quid pluris della proposta avanzata da Trimarchi e la Porta--- :question::question::question::question:

Mi auguro solo che si decida per il meglio perché si sta trattando del nostro futuro. :thumbsup:

Michela

Modificato da LRo9Ujj

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Io vorrei solo chidervi se vi sembra giusto che queste scuole debbano costare 2500 euro per qualche mese di lezione e per uno o due incontri settimanali. Ma chi non se lo può permettere perché non ha genitori "economicamente solidi" alle spalle cosa deve fare?rinunciare al notariato??....bel sistema di selezione!complimenti davvero!

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Mi permetto di dissentire in merito al fatto che si tratti unicamente di spot pubblicitari.

I notai i questione (di Trimarchi ho seguito il corso per due anni, La Porta e Marchetti ho avuto modo di ascoltarli ad un convegno - oltre ad aver letto svariati articoli e testi) sono personalità di tale spessore culturale che non necessitano certamente di un po' di pubblicità per corsi che fanno da anni e ad altissimo livello.

Degli altri non so dire, ma il corso di Trimarchi, che per questioni logistiche questo anno non potrò seguire, è sempre stato caratterizzato da un ottimo rapporto qualità/prezzo (parlando in termini biecamente e prettamente monetari).

Mi sentirei di dire che il poco che so, lo so grazie al notaio Trimarchi, alle sue lezioni e al suo metodo di approccio alle questioni.

Se non passerò questo concorso sarà certamente per i miei limiti o per la sorte, (o per il tempo che passo su questo sito), ma certo non per la scarsa qualità delle sue lezioni.

Mi sento inoltre di dire che nè il livello qualitativo nè il prezzo nè la durata di queste è mai cambiato, sia quando eravamo in 20 solo a Napoli, sia quando eravamo molti di più, tra le varie aule di Napoli, Milano, Catania. E non credo che un notaio in esercizio del suo livello abbia un gran tornaconto economico a tenere un corso mensile, con l'approfondimento che ha sempre fatto, per un così esiguo numero di persone.

Probabilmente guadagna meglio con 5/6 atti al mese in più e con meno fatica.

Quanto all'articolo su "Notariato", credo che il notaio, come spesso ha avuto modo di fare al margine delle sue lezioni, abbia voluto esprimere la sua opinione sul concorso e su come questo possa (debba?) essere modificato.

Poi, nel merito, ognuno avrà le sue opinioni, non si applica ai notai il dogma dell'Infallibilità (che, mi consta, come è oggi codificato, vale solo per il Pontefice ex cathedra).

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Mi permetto di dissentire in merito al fatto che si tratti unicamente di spot pubblicitari.

I notai i questione (di Trimarchi ho seguito il corso per due anni, La Porta e Marchetti ho avuto modo di ascoltarli ad un convegno - oltre ad aver letto svariati articoli e testi) sono personalità di tale spessore culturale che non necessitano certamente di un po' di pubblicità per corsi che fanno da anni e ad altissimo livello.

Degli altri non so dire, ma il corso di Trimarchi, che per questioni logistiche questo anno non potrò seguire, è sempre stato caratterizzato da un ottimo rapporto qualità/prezzo (parlando in termini biecamente e prettamente monetari).

Mi sentirei di dire che il poco che so, lo so grazie al notaio Trimarchi, alle sue lezioni e al suo metodo di approccio alle questioni.

Se non passerò questo concorso sarà certamente per i miei limiti o per la sorte, (o per il tempo che passo su questo sito), ma certo non per la scarsa qualità delle sue lezioni.

Mi sento inoltre di dire che nè il livello qualitativo nè il prezzo nè la durata di queste è mai cambiato, sia quando eravamo in 20 solo a Napoli, sia quando eravamo molti di più, tra le varie aule di Napoli, Milano, Catania. E non credo che un notaio in esercizio del suo livello abbia un gran tornaconto economico a tenere un corso mensile, con l'approfondimento che ha sempre fatto, per un così esiguo numero di persone.

Probabilmente guadagna meglio con 5/6 atti al mese in più e con meno fatica.

Quanto all'articolo su "Notariato", credo che il notaio, come spesso ha avuto modo di fare al margine delle sue lezioni, abbia voluto esprimere la sua opinione sul concorso e su come questo possa (debba?) essere modificato.

Poi, nel merito, ognuno avrà le sue opinioni, non si applica ai notai il dogma dell'Infallibilità (che, mi consta, come è oggi codificato, vale solo per il Pontefice ex cathedra).

messaggio apprezzabile. davvero.

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Ma infatti a me sembrano solo degli spot pubblicitari!!

Conosco Ubaldo La Porta dai tempi in cui, giovanissimo Notaio, era uno dei docenti del cosrso di obbligazioni e contratto in generale alla scuola Guasti di Milano; allora amava ripetere che era un notaio "in prestito" in quanto la sua vera vocazione erano l'insegnamento e la carriera accademica; e dalle sue lezioni, sempre brillantissime, si evinceva chiaramente. Un anno, quando a giugno finirono i corsi della Guasti, organizzò da solo ed in via autonoma, sfruttando l'aula Consiliare di via Baracchini, degli incontri aperti agli allievi per realizzare un prolungamento pomeridiano del corso nel quale affrontare argomenti vari trattati e spiegati "a braccio" tenendo lezioni (non preparate e senza una scaletta) su istituti concordati con gli allievi al momento. Il tutto per oltre un mese Gratis et amore Dei....questo per spiegare che tipo è "The Door",come amavamo soprannominarlo tra noi .....altro che smanie di pubblicità a fini commerciali.

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Mi sembra evidente il riferimento del notaio La Porta (e probabilmente anche di Trimarchi) alle scuole di impronta casistica.

Il rischio, a loro dire, sarebbe quella di una preparazione frammentaria, cd "a spot", con la conseguenza che a vincere il concorso non sarebbero coloro che sono padroni del "sistema", ma coloro che hanno mandato a memoria taluni casi, talvolta astrusi.

Il lamento poi si estende al fatto che questa "deriva casistica" abbia contaminato il concorso e le sue prove.

Io non conosco i corsi del notaio La Porta e Trimarchi (o meglio, non li ho mai frequentati), ma credo abbiano un approccio differente rispetto alla classica traccia genghiniana impestata di problemi e due ore di lezione per risolverli.

Non me la sento di dare giudizi di alcun tipo in merito ad una realtà formativa che comunque ha permesso a tantissimi ragazzi di talento di vincere il concorso.

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Forse ciò che dà fastidio è constatare come, casualmente, tematiche trattate in prossimità del Concorso da determinate Scuole vengano, del tutto casualmente, riproposte nelle tracce estratte.... (a scanso di equivoci, preciso che: 1)tale mio intervento è dettato da una componente NON trascurabile di invidia; quand'anche avessi i mezzi per frequentare tali prestigiose Scuole, non potrei farlo perchè non sarebbe conciliabile con il lavoro...2)tali Scuole hanno l'innegabile merito di fornire una preparazione di altissimo livello per superare il Concorso; al riguardo, mi si permetta far notare che ciò potrebbe non coincidere con il formare Notai di pari livello).. Scusate per lo sfogo ..detto ciò, torno a studiare perchè, in fondo, amo credere che il Consorso Notarile premi i meritevoli...ed il Concorso di febbraio mi convince che, forse, qualcosa sta VERAMENTE e FINALMENTE cambiando...il Notariato, quello VERO (scevro da ogni bramosia del puro dato economico portato all'esasperazione fino all'obbrobrio orripilante degli attifici) NON deeve morire!

Chiedo venia per questo mio...

Buon pomeriggio e buono studio

Con immutata stima

ADGH

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Forse ciò che dà fastidio è constatare come, casualmente, tematiche trattate in prossimità del Concorso da determinate Scuole vengano, del tutto casualmente, riproposte nelle tracce estratte.... (a scanso di equivoci, preciso che: 1)tale mio intervento è dettato da una componente NON trascurabile di invidia;

Bisogna anche constatare che più casualmente le tematiche "coincidono", più crescono gli iscritti.

Per il resto ho detto e ribadisco che propongono un ottimo metodo di selezione!

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Mi sembra evidente il riferimento del notaio La Porta (e probabilmente anche di Trimarchi) alle scuole di impronta casistica.

Il rischio, a loro dire, sarebbe quella di una preparazione frammentaria, cd "a spot", con la conseguenza che a vincere il concorso non sarebbero coloro che sono padroni del "sistema", ma coloro che hanno mandato a memoria taluni casi, talvolta astrusi.

Il lamento poi si estende al fatto che questa "deriva casistica" abbia contaminato il concorso e le sue prove.

Io non conosco i corsi del notaio La Porta e Trimarchi (o meglio, non li ho mai frequentati), ma credo abbiano un approccio differente rispetto alla classica traccia genghiniana impestata di problemi e due ore di lezione per risolverli.

Non me la sento di dare giudizi di alcun tipo in merito ad una realtà formativa che comunque ha permesso a tantissimi ragazzi di talento di vincere il concorso.

non esprimere un giudizio equivale a venirene fuori puliti e a non sporcarsi le mani

vai liscio insomma.... :thumbsup:

PER ME GENGHINI è IL MASSIMO SOPRATTUTTO UMANAMENTE

Saluti a tutti

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Io vorrei solo chidervi se vi sembra giusto che queste scuole debbano costare 2500 euro per qualche mese di lezione e per uno o due incontri settimanali. Ma chi non se lo può permettere perché non ha genitori "economicamente solidi" alle spalle cosa deve fare?rinunciare al notariato??....bel sistema di selezione!complimenti davvero!

Condivido totalmente.

E chi ce li ha tutti sti soldi??? Io, in sei anni di studio, mi sono iscritto solo una volta, dividendo la spesa con la mia ex compagna di studio, ad uno di questi corsi...non dico quale perchè altrimenti il notaio in questione potrebbe chiedermi gli arretrati o citarmi per danni.

Mi fa imbestialire sentire la gente che mi dice: "Ma se non sei figlio di notaio, che ci provi a fare?"

E' una bufala enorme che per superare il Concorso bisogna essere figlio di notaio, ma è altrettanto certo che, escluse persone eccezionali (quale, ovviamente, io NON sono) che vincono lavorando e studiando, per vincere il Concorso bisogna essere figlio di persone...diciamo benestanti!!!

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non esprimere un giudizio equivale a venirene fuori puliti e a non sporcarsi le mani

vai liscio insomma.... :thumbsup:

PER ME GENGHINI è IL MASSIMO SOPRATTUTTO UMANAMENTE

Saluti a tutti

A volte non esprimere un giudizio significa essere consapevoli di non essere nella posizione di poter "giudicare".

Poi se ritieni che il mio mancato giudizio dipenda da una sorta di "ignavia", non mi rendi un complimento. Ma lo incasso e lo accetto con rispetto.

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non esprimere un giudizio equivale a venirene fuori puliti e a non sporcarsi le mani

vai liscio insomma.... :thumbsup:

PER ME GENGHINI è IL MASSIMO SOPRATTUTTO UMANAMENTE

Saluti a tutti

Ho letto messaggi in cui scrivi che Viggiani ha una grande dose di umanità, al pari di Trimarchi, La Porta, Notares a Reggio Emilia, Direkta a Roma, Justlegalservices a Milano, e chi più ne ha più ne metta... tutti umani sono per te! E non posso far altro che ribadire e gridare: BASTAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!! NON CI AMMORBARE PIÙÙÙÙÙÙÙÙÙÙÙÙÙÙÙ!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Modificato da laPasionaria

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