Moonlight

Redazione differita del verbale

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3 risposte in questa discussione

L’art. 2375 cc consente di redigere il verbale “senza ritardo, nei tempi necessari per la tempestiva esecuzione degli obblighi di deposito e di pubblicazione”e questo legittima la redazione differita del verbale. Tuttavia mi chiedo se la “ratio” della possibilità di ricevere un verbale non contestuale sia solo quella di privilegiare la completezza e la precisione della verbalizzazione oppure sia consentito differire la verbalizzazione per qualsiasi motivo.

Per esempio, in caso di impossibilità temporanea o di rifiuto di sottoscrivere da parte del Presidente dell’assemblea, si deve redigere un verbale contestuale dando atto della causa dell’impossibilità, come prescrive la legge notarile o dei motivi del rifiuto, come si poteva fare nel vigore della previgente disciplina, oppure un simile verbale incorre nella sanzione della nullità ai sensi dell’art. 2379 cc?

Quest'ultima norma dispone che il verbale non si considera mancante se contiene la firma del presidente dell’assemblea o del consiglio d’amministrazione o del consiglio di sorveglianza e del segretario o del notaio, da cui si ricava a contrario che in mancanza di questi elementi il verbale è mancante e la delibera è nulla. La norma sembra affermare che la firma del notaio (oppure in alternativa quella del segretario) deve essere cumulativa rispetto a quella del presidente.

In sostanza, in un caso come quello prospettato è possibile redigere un verbale differito al fine di attendere che il presidente sia in grado di sottoscrivere (sempreché ciò possa avvenire in un termine congruo) oppure deve essere redatto un verbale contestuale e il Notaio dovrà dare atto dell’impossibilità di sottoscrivere del presidente ai sensi dell’art. 51 n.10 ultima parte? Così facendo, non si ricade in un’ipotesi di nullità ai sensi dell’art. 2379?

Grazie

Moonlight

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C'è qualcosa qui.

Ritengo che quanto scritto vada bene pur se anteriore alla riforma.

Non concordo, comunque, sul fatto che la sottoscrizione del Notaio sia alternativa a quella del presidente. A mio giudizio, l'art. 2375 c.c. deve essere letto nel senso che la sottoscrizione del Notaio è alternativa a quella del segretario e cumulativa rispetto a quella del presidente. Convengo che il nuovo art. 2379 c.c. possa aiutare a far chiarezza sul punto.

Se il presidente, come è prassi, è costituito in atto, non vedo perché non ci si dovrebbe avvalere dell'art. 51, n. 10 l. not..

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Segnalo in argomento il recente contributo di G. Laurini, in Riv. Not. 2004/1, p. 26 e ss. (è quanto sostenuto al Convegno Cnn di Roma, novembre 2003).

L'autore si pone i seguenti problemi nella redazione di un verbale di assemblea non contestuale.

1. Data: andrebbe inserita quella in cui si è tenuta l'assemblea e non quella della mera verbalizzazione che costituisce, a parere dell'Autore, un momento esecutivo.

2. Menzione della non contestualità della redazione: ritiene non necessaria la detta menzione.

3. Tempo: considera il "senza idugio" concatenato ai "tempi necessari per la tempestiva esecuzione degli obblighi di deposito o di pubblicazione"; ritiene, quindi, che nela caso di verbale ex 2436 non possano superarsi i 30 giorni.

4. Sottoscrizione: è un sostenitore della non necessità della sottoscrizione del presidente dell'assemblea, basandosi sulla "o" del 2379 comma 3° e della "o" del 2375 1°comma, applicabili ai casi di rifiuto a sottoscrivere da parte del medesimo presidente.

Ciao

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