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Lanonnotaia

Impresa familiare e diritto di prelazione

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Un padre è titolare di un' impresa individuale. Il figlio maggiore lavora nell'impresa da 10 anni. Il padre decide di conferire l'impresa in una s.n.c. della quale resta proprietario per il 95% e il 5% lo intesta alla moglie nonchè madre dei suoi 3 figli. Il padre muore e lascia in eredità il suo 95% ai figli. I figli allora decidono di subentrare al padre nella sua quota facendo una s.a.s. insieme alla mamma ma il figlio maggiore decide di rinunciare a questa opportunità e intenta una causa contro i fratelli e la mamma. Il maggiore reclama il suo diritto di prelazione chiedendo l'annullamento del conferimento fatto a suo tempo dal padre e dalla madre. In corte d'appello gli viene data ragione. Viene annullato il conferimento in quanto considerato una vendita a terzi e gli viene data piena proprietà dell'impresa dalla quale vengono quindi estromessi gli altri due figli e la moglie del defunto. Io mi chiedo, come fai a escludere tre eredi legittimi dalla società? Volendo riconoscere (sono assolutamente in disaccordo!!!) che c'é stata una vendita a terzi (la moglie può essere considerata un "terzo"?!?) e avendo il defunto conferito solo il 5% ad un'altra persona ed essendo rimasto proprietario del restante 95%, il diritto di prelazione del figlio maggiore non dovrebbe riguardare il solo 5% conferito alla madre? Vi prego di darmi il vostro parere su questa storia.. Grazie mille!

Modificato da Lanonnotaia

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Mi sembra una sentenza un po' strana.

Bisognerebbe leggere le carte.

Formalmente la società è terzo a tutti gli effetti, nonostante lo spiccato intuitus pesonae delle società di persone e l'intestazione delle quote all'imprenditore ed a sua moglie.

Ragionando a braccio, però, mi pare che venga del tutto ignorata l'infungibilità della prestazione ai fini dell'esercizio della prelazione (il conferimento in società, infatti, è assoggettato a prelazione solo in ambito artistico: dove, a ben vedere, siamo del tutto fuori dagli ordinari schemi della prelazione legale) ed il fatto che il conferimento e la costituzione della s.n.c. sia avvenuto (o, almeno, così ho capito ed immagino io) in continuità di rapporti ed ai fini di un diverso esplicarsi funzionale (in verità solo formale) dell'attività d'impresa familiare (che, se non cessata, non poteva dar luogo a prelazione, secondo me!!!).

Potrebbe essere un precendente assai importante comunque!

Ciao!

:)

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Grazie mille, credo anch'io che questa storia creerà un precedente importante e mi conforta sapere che anche per te questa sentenza sembra strana....Ogni vostro commento è per me un grande aiuto. Ciao!!

Modificato da Lanonnotaia

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Grazie mille, credo anch'io che questa storia creerà un precedente importante e mi conforta sapere che anche per te questa sentenza sembra strana....Ogni vostro commento è per me un grande aiuto. Ciao!!

Per favore ragazzi, fatemi sapere cosa ne pensate su questa sentenza, è molto, molto importante. Grazie!

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Per favore ragazzi, fatemi sapere cosa ne pensate su questa sentenza, è molto, molto importante. Grazie!

..la mia impressione è che i giudici abbiano considerato il conferimento nella snc come un "trasferimento d'azienda" inter vivos ed a titolo oneroso e pertanto vi abbiano visto sorgere la prelazione di cui all'art. 230 bis e, di conseguenza, il riscatto con effetto reale in capo al figlio maggiore... quindi il 95% dell'azienda non è caduto in successione.

Così mi sembra abbia tutto un po' più senso...

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..la mia impressione è che i giudici abbiano considerato il conferimento nella snc come un "trasferimento d'azienda" inter vivos ed a titolo oneroso e pertanto vi abbiano visto sorgere la prelazione di cui all'art. 230 bis e, di conseguenza, il riscatto con effetto reale in capo al figlio maggiore... quindi il 95% dell'azienda non è caduto in successione.

Così mi sembra abbia tutto un po' più senso...

La cosa che mi lascia perplessa è questa: possibile che il diritto di prelazione negato al fratello maggiore superi di importanza il diritto degli altri due fratelli di ereditare un bene lasciato dal padre e la volontà espressa nel testamento dallo stesso?

In questo modo viene tutelato il figlio maggiore senza considerare il fatto che il padre quando era in vita non ha voluto fare una società con lui bensì con la moglie, manifestando palesemente la volontà di tenere i tre fratelli sullo stesso piano nella futura divisione ereditaria. Riconoscendo la prelazione al figlio maggiore e dando a lui la piena proprietà della società in pratica si stravolge la volontà del defunto "obbligandolo" per così dire, a cedere la sua società a uno solo dei figli cosa che da vivo non ha assolutamente voluto fare e che mai avrebbe fatto.

Poi un'altra cosa, una volta che viene manifestata l'intenzione di vendere una società non si può più tornare indietro? Cioè, se il padre fosse ancora in vita e si fosse visto annullare il conferimento fatto in quanto il figlio maggiore aveva la prelazione, poteva il padre rinunciare all'idea di vendere o era obbligato a farlo?

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L'esercizio del riscatto con effetti reali fa si che si consideri il bene come trasferito al figlio all'atto del conferimento, pertanto il testatore ha disposto dell' impresa che non era più nel suo patrimonio (per effetto del riscatto). In realtà non si crea nessun conflitto fra prelazione e disposizione testamnetaria ( è come se questa fosse stata svuotata).

L'esercizio del retratto opera a giochi fatti (dopo il conferimento), così che il retraente- figlio, in forza di una surrogazione soggettiva, subentra nella stessa posizione del padre (non possiamo parlare di annullamento) e questi, se fosse ancora in vita, non avrebbe avuto possibilità di modificare la situazione.

Continuerò a rifletterci sopra e speriamo la notte porti consiglio!!!

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L'esercizio del riscatto con effetti reali fa si che si consideri il bene come trasferito al figlio all'atto del conferimento, pertanto il testatore ha disposto dell' impresa che non era più nel suo patrimonio (per effetto del riscatto). In realtà non si crea nessun conflitto fra prelazione e disposizione testamnetaria ( è come se questa fosse stata svuotata).

L'esercizio del retratto opera a giochi fatti (dopo il conferimento), così che il retraente- figlio, in forza di una surrogazione soggettiva, subentra nella stessa posizione del padre (non possiamo parlare di annullamento) e questi, se fosse ancora in vita, non avrebbe avuto possibilità di modificare la situazione.

Continuerò a rifletterci sopra e speriamo la notte porti consiglio!!!

Dai poche speranze per un ricorso in Cassazione? Ti auguro buonanotte e grazie per l'aiuto! Spero che la notte porti consiglio a tutti! Ciao!

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Un padre è titolare di un' impresa individuale. Il figlio maggiore lavora nell'impresa da 10 anni. Il padre decide di conferire l'impresa in una s.n.c. della quale resta proprietario per il 95% e il 5% lo intesta alla moglie nonchè madre dei suoi 3 figli. Il padre muore e lascia in eredità il suo 95% ai figli. I figli allora decidono di subentrare al padre nella sua quota facendo una s.a.s. insieme alla mamma ma il figlio maggiore decide di rinunciare a questa opportunità e intenta una causa contro i fratelli e la mamma. Il maggiore reclama il suo diritto di prelazione chiedendo l'annullamento del conferimento fatto a suo tempo dal padre e dalla madre. In corte d'appello gli viene data ragione. Viene annullato il conferimento in quanto considerato una vendita a terzi e gli viene data piena proprietà dell'impresa dalla quale vengono quindi estromessi gli altri due figli e la moglie del defunto. Io mi chiedo, come fai a escludere tre eredi legittimi dalla società? Volendo riconoscere (sono assolutamente in disaccordo!!!) che c'é stata una vendita a terzi (la moglie può essere considerata un "terzo"?!?) e avendo il defunto conferito solo il 5% ad un'altra persona ed essendo rimasto proprietario del restante 95%, il diritto di prelazione del figlio maggiore non dovrebbe riguardare il solo 5% conferito alla madre? Vi prego di darmi il vostro parere su questa storia.. Grazie mille!

Veramente sono convinta che la sentenza sia corretta purché il figlio collaboratore non sia stato liquidato . Infatti sembrerebbe che il diritto di prelazione rimanga intatto fino all'accettazione della liquidazione del partecipante.

Avrei bisogno urgente bisogno di conoscere gli estremi di questa sentenza, qualcuno me la può comunicare,per favore? GRAZIE MILLE!!!!!

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Se fosse vero che il diritto di riscatto dopo il conferimento in società di un impresa familiare non opera , come sostengono alcuni, allora

sarebbe sufficiente per qualunque titolare d'impresa familiare, attuare il conferimento dell'azienda in società per poi poterla rivendere successivamente a

chichessia, senza più alcun vincolo di prelazione in capo al partecipante.

Va da sè che in un tale scenario, il dititto di prelazione, di fatto, non esisterebbe!!!!!

Francamente non posso credere che il legislatore da un lato formula una legge volta a proteggere il soggetto più debole, ossia il

partecipante all'impresa, e al contempo fornisca al titolare d'impresa la scorciatoia per aggirare tale diritto.

In ogni caso va tenuto presente che la libertà dell'imprenditore non viene limitata dal diritto di prelazione, in quanto l'unico vincolo a

cui è stottoposto (se non vuole concedere tale diritto) è che egli prima di operare qualsivoglia trasferimento deve

liquidare preventivamente il partecipante. Pertanto ritengoche il diritto di prelazione debba operare anche nel caso di conferimento

in società!!!

Qual'è la Vostra opinione????

Qualcuno ha una sentenza che fa a caso mio, tipo quella di Lanonnotaia del 16 febbraio 2011, cui estremi non riesco a

trovare?????

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