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TENNIS79

Che idea vi siete fatti del concorso notarile?

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bisogana avere molto tempo (verso il futuro) a propria disposizione

cioè non è una cosa a "breve termine"

(abbordabile se hai una famiglia che ti può mantenere per i 5 - 6 anni post laurea, nella migliore delle ipotesi)

- la cosa tragica è che la componente fortuna è molto alta

- di conseguenza, occorre avere delle strade alternative

-

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Che oltre ad essere difficilissimo, richiedere lunghi tempi di preparazione ed anche sufficienti risorse economiche , è nelle sue edizioni normali un terno al lotto perche dipende da come ti recepisce la commissione . Nelle sue edizioni truffa (non poche) è fonte solo di incazzature , nevrosi , e bestemmie.

Meglio scegliere un obbiettivo pulito che con lo studio si riesce a raggiungere , avvocatura o magistratura, e nel mentre sviluppare la preparazione notarile , provarci , e se capita bene, se non capita pazienza .

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per quasi tutti i 9 anni che mi son nutrita di pane e notariato ne ho avuto un'immagine bella, come di un concorso tra i più puliti e meritocratici, che sfornava "i tocchi mejo"... Poi ho partecipato all'ultimo concorso... e successivamente ho assistito alle varie reazioni del notariato, inteso sia come organo ufficiale sia come singoli notai.. e sono caduta giù dalla nuvoletta di bambagia di pieno muso.

Modificato da LaPucci

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Oltre a quello che hanno detto i colleghi,

che qualcuno ha interesse a sabotarlo, ostacolarlo, bloccarlo ed "azzerarlo" il più possibile.

E questo qualcuno spesso riesce ad ottenere degli ottimi risultati.

Vivissimi complimenti, ancora una volta, a chi lavora per questo. Trattasi di veri e seri professionisti del settore intelligence, mica di improvvisati minchioni presi così a caso.

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Oltre a quello che hanno detto i colleghi,

che qualcuno ha interesse a sabotarlo, ostacolarlo, bloccarlo ed "azzerarlo" il più possibile.

E questo qualcuno spesso riesce ad ottenere degli ottimi risultati.

Vivissimi complimenti, ancora una volta, a chi lavora per questo. Trattasi di veri e seri professionisti del settore intelligence, mica di improvvisati minchioni presi così a caso.

Non posso che quotarti. è proprio a questo che mi riferivo. come sono stati bravi a garantirsi un numero chiuso ancora più chiuso per altri 4 mesi (e chissà che sorprese nella G.U. del 16 gennaio...)

OT:

Pucci apprendo ora la grande notizia della tua nomina alla carica di Presidentessa. Congratulazioni da parte mia!! :sorcerer::flowers::queen:

In realtà me la sono autoattribuita in un delirio di onnipotenza, anzi penso mi spetti per diritto divino ;)

(se modifichi il tuo profilo anche tu puoi essere Re!!)

Modificato da LaPucci

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Non posso che quotarti. è proprio a questo che mi riferivo. come sono stati bravi a garantirsi un numero chiuso ancora più chiuso per altri 4 mesi (e chissà che sorprese nella G.U. del 16 gennaio...)

OT:

In realtà me la sono autoattribuita in un delirio di onnipotenza, anzi penso mi spetti per diritto divino ;)

(se modifichi il tuo profilo anche tu puoi essere Re!!)

Hai ragione Pucci. Anche 4 mesi in più contribuiscono al PIL individuale di ciascuno degli associati. Non c'è niente da dire, quelli dell'intelligence svolgono il loro lavoro alla grande.

Da parte mia, ti dico che il titolo di Presidentessa te lo sei strameritato! :flowers:

Io non merito alcun titolo, ed in ogni caso, anche se mi venisse la tentazione di autoattribuirmelo, non saprei concretamente come fare questa modifica del profilo!

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:twitch:

Per me bisogna studiare ma bisogna anche avere c..o

Perdonate se intervengo con alcune considerazioni che sembreranno ai più un po' eretiche. Si sta solo qui esprimendo un punto di vista, uno dei tanti modi con i quali un aspirante notaio possa vedere e vivere il concorso.

L'impressione che mi sono fatto (senza alcuna pretesa di correttezza, lo ribadisco, benché personalmente vi tenga ferrea fede) è la seguente:

- che la speranza del comune "povero cristo" sia limitata al 10%, massimo 20%, dei posti messi a concorso;

- che per entrare in questa ristretta cerchia occorra, nelle specifiche prove, dare l'impressione di essere non solo bravi ma bravissimi e non semplicemente bravissimi studiosi bensì bravissimi "professionisti";

- che, in questo contesto, la sorte giochi un ruolo serio, come in tutte le cose, ma non essenziale;

- che per rientrarvi occorrano tassativamente un "metodo" oggettivo (non necessariamente noto ai più) ed uno soggettivo (che plasmi la conoscenza acquisita, non necessariamente da accademia, in un affilato strumento di professione);

- che l'approccio pratico, più che dottrinale, sia del tutto imprescindibile;

- che, infine, si abbia conoscenza perfetta della tecnica da imboscata usata nella definizione delle tracce.

L'interrogativo relativo a se tutto ciò debba necessariamente richiedere una dedizione quasi maniacale e uno studio di dimensioni ciclopiche ovvero se basti una sapiente e manageriale gestione degli strumenti di conoscenza di cui ci si impossessi via via nel tempo per aggredire la prova (con obbligo, in quest'ultimo caso, di grandissima freddezza e assunzione di più grave rischio), probabilmente non ha una risposta univoca, dipendendo da ciò che per il singolo professionista costituisca il sistema con il quale questi sia stato solito risultare vincente nelle prove più ardue affrontate nel corso della propria vita.

La mia filosofia è semplice (si scateni pure chi dissente, anche se eviterò di ribadire con contro polemiche): o riesco a raggiungere questi target o sono fuori.

E' una filosofia necessariamente "approssimata per difetto", per usare il linguaggio matematico (quindi ridotta all'osso, senza licenze a ciò che piacerebbe credere), ma deve esserlo se si vogliono individuare le proprie "reali" possibilità nel contesto che moltissimi vanno denunciando da sempre su questo sito.

Qui ci si gioca la propria vita professionale e personale. Non è cosa da poco giocarsi la propria vita professionale e personale. Stare con i piedi per terra è un dovere verso se stessi e la propria famiglia, d'origine o neo costituita. Se non lo si fa, se si sogna, presto o tardi ci fa avvincere dall'esasperazione e dalla disperazione. A mio personalissimo avviso, il ricordarselo quotidianamente non comporta di per sé, come taluno afferma, promuovere disfattismo, bensì affrontare la dura realtà delle cose.

E' soltanto un punto di vista.

Ci sarà sicuramente chi crede comunque nel successo, senza condizioni. A questi, malgrado il mio diverso modo di vedere le cose, va comunque la mia massima ammirazione: l'esperienza comune insegna anche che spesso la vittoria è di chi ci crede di più e più a lungo.

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Perdonate se intervengo con alcune considerazioni che sembreranno ai più un po' eretiche. Si sta solo qui esprimendo un punto di vista, uno dei tanti modi con i quali un aspirante notaio possa vedere e vivere il concorso.

L'impressione che mi sono fatto (senza alcuna pretesa di correttezza, lo ribadisco, benché personalmente vi tenga ferrea fede) è la seguente:

- che la speranza del comune "povero cristo" sia limitata al 10%, massimo 20%, dei posti messi a concorso;

- che per entrare in questa ristretta cerchia occorra, nelle specifiche prove, dare l'impressione di essere non solo bravi ma bravissimi e non semplicemente bravissimi studiosi bensì bravissimi "professionisti";

- che, in questo contesto, la sorte giochi un ruolo serio, come in tutte le cose, ma non essenziale;

- che per rientrarvi occorrano tassativamente un "metodo" oggettivo (non necessariamente noto ai più) ed uno soggettivo (che plasmi la conoscenza acquisita, non necessariamente da accademia, in un affilato strumento di professione);

- che l'approccio pratico, più che dottrinale, sia del tutto imprescindibile;

- che, infine, si abbia conoscenza perfetta della tecnica da imboscata usata nella definizione delle tracce.

L'interrogativo relativo a se tutto ciò debba necessariamente richiedere una dedizione quasi maniacale e uno studio di dimensioni ciclopiche ovvero se basti una sapiente e manageriale gestione degli strumenti di conoscenza di cui ci si impossessi via via nel tempo per aggredire la prova (con obbligo, in quest'ultimo caso, di grandissima freddezza e assunzione di più grave rischio), probabilmente non ha una risposta univoca, dipendendo da ciò che per il singolo professionista costituisca il sistema con il quale questi sia stato solito risultare vincente nelle prove più ardue affrontate nel corso della propria vita.

La mia filosofia è semplice (si scateni pure chi dissente, anche se eviterò di ribadire con contro polemiche): o riesco a raggiungere questi target o sono fuori.

E' una filosofia necessariamente "approssimata per difetto", per usare il linguaggio matematico (quindi ridotta all'osso, senza licenze a ciò che piacerebbe credere), ma deve esserlo se si vogliono individuare le proprie "reali" possibilità nel contesto che moltissimi vanno denunciando da sempre su questo sito.

Qui ci si gioca la propria vita professionale e personale. Non è cosa da poco giocarsi la propria vita professionale e personale. Stare con i piedi per terra è un dovere verso se stessi e la propria famiglia, d'origine o neo costituita. Se non lo si fa, se si sogna, presto o tardi ci fa avvincere dall'esasperazione e dalla disperazione. A mio personalissimo avviso, il ricordarselo quotidianamente non comporta di per sé, come taluno afferma, promuovere disfattismo, bensì affrontare la dura realtà delle cose.

E' soltanto un punto di vista.

Ci sarà sicuramente chi crede comunque nel successo, senza condizioni. A questi, malgrado il mio diverso modo di vedere le cose, va comunque la mia massima ammirazione: l'esperienza comune insegna anche che spesso la vittoria è di chi ci crede di più e più a lungo.

Condivido tutto, tranne una cosa, la percentuale dei posti puliti da te indicata in un 10 - 20% massimo; onestamente, credo che siano di più. Io credo che la percentuale da te indicata sia, si solito, quella dei posti "riservati", mentre tutti gli altri siano liberi. Certo, non possiamo nasconderci che ci siano state delle edizioni del concorso nelle quali i posti riservati siano stati molti di più...ne abbiamo avuto un esempio molto recente. Forse, in alcune edizioni, i posti assegnati superavano di gran lunga quelli messi a concorso...

Ma non sarà sempre cosi; per cui, personalmente, a distanza di 5 anni dalla laurea (un solo concorso all'attivo del quale attendo l'esito e solo perchè ho fatto 0 errori ai quiz), il mio entusiasmo e la mia consapevolezza sono cresciuti di pari passo con la preparazione. Ovviamente, l'aleatorietà della prova la conosciamo tutti benissimo, ed è un rischio del quale ci facciamo carico e che accettiamo; non accettiamo però la corruzione e l'imbroglio, che sono reati e non hanno niente a che fare con l'alea...

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Dopo 1 concorso non superato nel lontano 2005 o meglio non letto neppure per scrittura illeggibile ero proprio stressata ... :whistle::whistle: penso in tutta sincerita che il concorso lo si supera solo con tanacia, determinazione, esrercitandosi continuamente e non arrendendosi mai e dico Mai nonostante tutto cosi come in tutte le prove e difficolta della vita

Un in bocca al lupo a tutti coloro che sosterranno le prove a febbraio 2011

Un abbraccio sincero

Gaia_19-78

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