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Trasformazione Srl - Sas


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3 risposte a questa discussione

#1 il duca

il duca

    Sigillum

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  • 5360 Messaggi:

Pubblicato 06 ottobre 2010 alle ore 15:15

I soci di Una srl in perdita da qualche anno decidono di trasformare la societàda srl in sas senz aoperaziini sul capitale per ripianare le perdite.
E' pacificamente ammessa l'operazione o c'è qualche voce, magari contraria?

#2 Andrea De Costa

Andrea De Costa

    l'abc

  • Vincitore Concorso DDG 2010
  • 520 Messaggi:
  • Sono:Maschio

Pubblicato 06 ottobre 2010 alle ore 16:57

ma va....ora Dredd ti dirà che ci sono massime in ogni dove nel Paese (Triveneto, Toscana) che dicono di sì.
PS: nella motivazione della massima fiorentina trovi citata qualche voce contraria.

#3 Alessandro Andreatini

Alessandro Andreatini

    dredd

  • Orali DDG 2011
  • 1756 Messaggi:
  • Sono:Maschio

Pubblicato 06 ottobre 2010 alle ore 17:22

Ma a che perdite ti riferisci?

- Se hanno ridotto a zero o sotto lo zero il capitale sociale la trasformazione è ammessa, e vedi la Massima di Firenze sotto;
- se le perdite sono inferiori ad un terzo non rilevano in quanto fisiologiche, e può tranquillamente deliberarsi la trasformazione anche senza previa riduzione (comunque opportuna al fine della distribuzione degli utili);
- se superiori ad un terzo e portanti il capitale al di sotto del minimo legale ex 2482 ter non è necessario deliberare la riduzione del capitale (sempre per quanto opportuno, al fine di poter distribuire utili nella sas) posto che la trasformazione è operazione alternativa alla riduzione/ricapitalizzazione (e c'è la Massima I.G. 10 Triveneto:
I.G.10 - (TRASFORMAZIONE DI SOCIETÀ IN PERDITA
SENZA RIDUZIONE DEL CAPITALE - 1° pubbl. 9/04)
L’art.
2482ter c.c. nel caso di perdita di oltre un terzo del capitale che
riduca lo stesso al disotto del minimo legale, prevede al primo
comma che l’assemblea possa deliberare la riduzione del
capitale ed il contestuale aumento del medesimo ad una cifra
non inferiore al detto minimo.
Al secondo comma, e quindi in un comma separato fa salva la
possibilità di deliberare la trasformazione della società. Nel caso
di trasformazione della società in modello associativo più
semplice è pertanto possibile trasformare la società senza
procedere alla previa riduzione del capitale.


- può discutersi circa le perdite superiori al terzo ex 2482 bis, ma secondo me non pare possibile trasformare senza prima aver ridotto il capitale: innanzitutto, la norma prevede come unica operazione (successiva all'anno di quiescenza) la riduzione del capitale (terzo comma) ed inoltre non vi è nessun favor per la continuazione dell'impresa in altra forma, favor che invece si ravvisa nel 2482 ter posto che altrimenti la società dovrebbe essere liquidata. Sul punto, però occorrerebbe approfondire se si tratta di quello che ti interessa.

Trasformazione di s.p.a. (o s.r.l.) con perdite superiori al capitale sociale.
***
In caso di società di capitali con patrimonio netto negativo, è legittimo deliberare la
trasformazione in società di persone senza necessità di alcun preventivo intervento sul
capitale sociale (al fine di ricapitalizzare la società e ricostituire così un patrimonio netto
positivo)
.
***
1) La fattispecie ed il quesito.
Le ipotesi previste dagli artt. 2447 e 2482 ter c.c. sono pacificamente applicabili anche al
caso in cui la società riporti una perdita superiore all’importo del capitale sociale e quindi versi in
una situazione nella quale il suo patrimonio netto ha un valore negativo.
In tale situazione la società è costretta ad assumere uno degli opportuni provvedimenti
necessari a rimuovere lo stato di scioglimento, tra i quali vi sono quelli tipizzati della “riduzione del
capitale ed il contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non inferiore al detto minimo, o la
trasformazione della società”.
A fronte di tale estrema situazione, si pone il dubbio se sia possibile deliberare la
trasformazione in società di persone senza dover necessariamente e preventivamente ricapitalizzare,
almeno in parte, la società, onde dotarla di un capitale sociale che abbia effettivamente un valore
“positivo”.
2) La soluzione.
Si ritiene di poter dare al quesito una risposta affermativa.
Appare quindi lecito deliberare, nella situazione presupposta, la trasformazione in società di
persone delle società di capitali in perdita e con patrimonio netto negativo risultante dalla situazione
patrimoniale posta a base dell’operazione: ciò senza alcuna necessità di un preventivo intervento sul
capitale sociale, al fine di una sua ricostituzione ad un valore almeno superiore allo zero.
Evidentemente la questione non si pone allorquando le perdite siano superiori al terzo del
capitale e lo riducano al di sotto del limite legale, ma non ad un valore negativo: in tal caso, la
società di persone risultante dalla trasformazione sarebbe infatti dotata di un patrimonio netto
“positivo” idoneo a coprire il valore imputato a capitale sociale.
3) La motivazione: il dato letterale.
Il primo ordine di considerazioni poggia sul dato letterale offerto dagli artt. 2447, 2482 ter e
2
2500 del Codice Civile.
L'interpretazione preferibile della prima norma (art. 2447 c.c.) è nel senso che la possibilità
di deliberare la trasformazione della società sia prevista come provvedimento che l'assemblea può
assumere in alternativa alla riduzione del capitale ed alla sua contestuale ricostituzione almeno al
minimo legale. La diversa lettura, che ritiene imprescindibile la preventiva riduzione del capitale,
sembra non tener conto che la disposizione lega tra loro ("ed") la riduzione e la ricostituzione,
mentre le separa (disgiunzione "o" preceduta da una virgola) dalla trasformazione.
L'art. 2482 ter c.c, primo comma, in materia di società a responsabilità limitata, ancor più
chiaramente conduce l'interprete verso la soluzione proposta: l'assemblea deve essere convocata per
deliberare la riduzione del capitale e la sua contestuale ricostituzione; solo al comma successivo è
prevista, autonomamente, la possibilità di deliberare la trasformazione.
Pur nella consapevolezza delle diversità dei capi V e VII che regolano le S.P.A. e le S.R.L..,
si ritiene che gli interessi coinvolti e tenuti in considerazione dal legislatore nella fattispecie siano
coincidenti: dunque, se per queste ultime (S.R.L.) la norma pare proporre senza dubbio
l’alternatività tra i due rimedi elencati (riduzione e ricostituzione del capitale da un lato,
trasformazione dall'altro), non sarebbe comprensibile perchè analoga soluzione non debba operare
per le S.P.A...
L'art. 2500 c.c. detta espressamente per la trasformazione “in” società di capitali la regola
dell’atto pubblico contenente le indicazioni previste dalla legge per l’atto di costituzione del tipo
adottato e per le società di capitali è previsto anche il “capitale sociale”.
Anche se a tale norma si intende attribuire una “valenza generale superiore” per il tipo
“societa’ di persone” non è prevista nell’atto costitutivo alcuna indicazione circa il capitale sociale
essendo queste società governate dal principio della presenza dei conferimenti (art. 2295 n. 6: i
conferimenti di ciascun socio, il valore ad essi attribuito e il modo di valutazione .
Nelle società di persone commerciali vi è soltanto una peculiare nozione di capitale sociale
che discende dalle norme contenute negli articoli 2303 e 2306 c.c.; in particolare l’art 2303 rileva
nella fattispecie come infra precisato.
Nelle societa’ di persone anche quando le perdite abbiano eroso interamente l’ammontare
dei conferimenti ovvero il capitale sociale, non si configura ipotesi di scioglimento (arg. ex art.
2272 c.c.)
4) Segue: il dato sistematico.
In primo luogo deve constatarsi che oggi appare sicura la configurabilità della c.d.
3
"trasformazione liquidativa"1, cui ricorre una società di capitali che versa in stato di liquidazione
semplicemente per agevolare il procedimento e/o renderlo meno oneroso, senza eliminare
preventivamente la causa di scioglimento (nel caso di specie senza dover ricostituire il capitale
eroso per perdite almeno al minimo legale) e senza revocare la liquidazione stessa.
Cio’ posto a fortori ci sembra di poter affermare la legittimità della trasformazione della
società, senza preventiva riduzione e ricostituzione del capitale sociale, quando il tipo sociale di
destinazione sia una società di persone per la quale la perdita del capitale non costituisce neppure
causa di scioglimento.
Un altro elemento determinante a favore della soluzione prospettata, è rappresentato dal
fatto che la trasformazione omogenea di società di persone e/o di capitali è inquadrata oggi,
pacificamente2, come un evento meramente modificativo e non estintivo-costitutivo3. Essa è un
fenomeno evolutivo del soggetto giuridico: se può quindi legittimamente dubitarsi della possibilità
di costituire una società di persone con un patrimonio netto non positivo poiché in tal caso potrebbe
difettare la causa del contratto di società (art. 2247 c.c.), è invece pacifico che essa possa trovarsi ad
operare con un patrimonio netto negativo durante la sua evoluzione (esistenza), senza per questo
subire alcuna limitazione – salva la previsione dell’art. 2303, comma secondo, in relazione alla
distribuzione degli utili – e che possa trovarsi in tale situazione proprio a seguito di una
trasformazione da un tipo di società di persone ad un altro tipo di società di persone (da s.a.s., ad esempio, in s.n.c.).
Se quanto appena affermato è corretto, allora non è dato fornire diverso trattamento quando la
società di persone origina da trasformazione regressiva; in altre parole non si capisce per quale
ragione la stessa soluzione non possa ammettersi se la società di persone è la risultante della
trasformazione di una società di capitali con patrimonio netto negativo4.
Il capitale nelle società di persone, del resto, assume un ruolo diverso rispetto a quello svolto
nelle società di capitali dove le norme in materia di formazione, conferimenti ed effettività nel
tempo del dato nominale si giustificano a fronte della limitazione di responsabilità di cui godono i
soci. Laddove invece soccorra una responsabilità illimitata di questi ultimi, il capitale perde talune
funzioni ed assume principalmente un ruolo organizzativo interno alla struttura societaria, destinato
a regolare i rapporti economici e amministrativi tra i soci e tra questi e la società: ne discende la
sufficienza del riferimento al dato nominale, ancorché esso non sia materialmente esistente.
Ciò è confermato anche dalla disciplina della costituzione delle società di persone, allorché la stima
dei conferimenti non in denaro – art. 2295, primo comma, n. 6 – è rimessa alla valutazione
discrezionale dei soci; e da quella delle fasi successive, poiché nessun obbligo è imposto dal
legislatore né per la verifica della valutazione dei conferimenti in natura in caso di aumento del
capitale, né nel caso di perdite che lo abbiano assorbito, anche interamente.
5) Segue: gli interessi coinvolti e la lettura riduttiva delle norme in esame.
Anche secondo questo approccio, si ritiene che la soluzione proposta non danneggi alcuno –
ed anzi protegga maggiormente taluni – degli interessi coinvolti, pur se la trasformazione è
deliberata a maggioranza.
Dal punto di vista dei creditori sociali, infatti, l'effetto sarà quello di aggiungere alla
responsabilità della società ante-trasformazione quella, illimitata, dei soci, salvo l'eccezione dei
futuri accomandanti.
Dal punto di vista dei soci, invece, la delibera di trasformazione richiede il consenso di
coloro che sono destinati ad assumere tale responsabilità (art. 2500 sexies, primo comma); al socio
che non "ha concorso" alla deliberazione e che non assume una responsabilità illimitata è offerta
invece la possibilità di recedere (artt. 2437, comma primo, lettera b), e 2473).
Infine, ad avvalorare la soluzione proposta, concorre un’ulteriore considerazione di
“sistema”. Infatti, scegliere di imporre la preventiva riduzione del capitale sociale per perdite anche
quando essa non sia propedeutica alla sua contestuale ricostituzione renderebbe, di fatto,
impraticabile la trasformazione in società di persone della società di capitali con patrimonio netto
negativo: coerentemente, si dovrebbe allora affermare che gli artt. 2447 e 2482 ter non sono
integralmente applicabili alle ipotesi di società che hanno interamente perduto il capitale sociale.

"Ogni tanto la memoria mi fa brutti scherzi, ma non ricordo quali."


#4 monty

monty

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Pubblicato 06 ottobre 2010 alle ore 19:07

si può fare senza prima ripianare

Messaggio modificato da monty il 06 ottobre 2010 alle ore 19:09





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