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miller

divisibilità sepolcro gentilizio

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ciao a tutti,

nel caso di tomba gentilizia costituita negli anni '50 da due fratelli di cui uno solo attualmente in vita, ritenete sia possibile procedere a divisione (eventualmente giudiziale) delle due quote originarie dei due fratelli al fine di evitare che gli eredi del fondatore defunto occupino tutti i loculi della cappella?

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ne dubito fortemente....

in ogni caso la questione viene lambita da questa pronuncia (anche se, da come mi ricordo non forma oggetto di decisum ma di semplice obiter)....

Lo "ius sepulchri", cioè il diritto alla tumulazione (autonomo e distinto rispetto al diritto reale sul manufatto funerario o sui materiali che lo compongono), deve presumersi di carattere non ereditario, ma familiare, in difetto di specifica diversa volontà del fondatore, e quindi considerarsi sottratto a possibilità di divisione o trasmissione a terzi non legati "iure sanguinis" al fondatore medesimo, mentre resta in proposito irrilevante la eventuale cedibilità prevista nel regolamento o nell'atto di concessione comunale. A tal fine l'individuazione della natura di una cappella funeraria come sepolcro familiare o gentilizio oppure come sepolcro ereditario costituisce apprezzamento di mero fatto non suscettibile di sindacato in sede di legittimità, qualora sorretto da motivazione sufficiente e immune da vizi logico - giuridici.

Cassazione civile , sez. II, 29 gennaio 2007, n. 1789

- c.

Giust. civ. Mass. 2007, 1

Riv. notariato 2008, 2 453

In senso conforme alla prima parte della massima cfr.: Cass. 29 settembre 2000 n. 12957, in Riv. notar. 20001, 469, con nota di Musolino, Il diritto di sepolcro, un diritto al plurale; Cass. 27 gennaio 1986 n. 519.

ciao,

sss

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confermo il precedente sentore....la cosa non si può fare.....

lo ribadisce in modo più netto anche la giurisprudenza precedente (anche se ancora una volta non in materia di nullità dell'eventuale divisione che fosse effettuata!)....in particolare cfr.

Lo "ius sepulchri", cioè il diritto alla tumulazione (autonomo e distinto rispetto al diritto reale sul manufatto funerario o sui materiali che lo compongono), deve presumersi di carattere non ereditario, ma familiare, in difetto di specifica diversa volontà del fondatore, e quindi considerarsi sottratto a possibilità di divisione o trasmissione a terzi non legati "iure sanguinis" al fondatore medesimo, mentre resta in proposito irrilevante la eventuale cedibilità prevista nel regolamento o nell'atto di concessione comunale.

Cassazione civile , sez. I, 16 febbraio 1988, n. 1672

Sassi c. Dal Pero Bertini

Dir. eccl. 1988, II,187.

Giust. civ. Mass. 1988, fasc.2

ove pure si rinvia (nel confermare la nullità di un atto di alienazione, ad altra giurisprudenza più risalente...ti riporto il passaggio:

Comune ad entrambi è, fondamentalmente, la critica alla sentenza impugnata per avere attribuito carattere familiare al sepolcro "de quo", escludendo, quindi, la divisibilità della comunione e la trasmissibilità del relativo diritto d'uso a terzi non legati "iure sanguinis" al fondatore, conformemente alla costante giurisprudenza di questa Corte (sentt. 3311-1984, 78-1982, 532-1979, 4282 e 727 del 1977), condivisa, in linea di principio, anche dai ricorrenti. I quali, però, ne contestano l'applicabilità nel caso concreto, allegando che, nella specie, il sepolcro avrebbe carattere (non familiare, ma) ereditario, e si dolgono che la corte d'appello abbia fondato il proprio convincimento su elementi presuntivi di significato (asseritamente) incerto, trascurando del tutto quelli di segno contrario, che, se debitamente valutati, avrebbero condotto - si sostiene - ad una decisione diversa da quella adottata.

Deve premettersi che il dubbio sul carattere familiare o ereditario del sepolcro deve risolversi, in assenza di specifiche determinazioni del fondatore (sul punto, sovrano), nel primo senso, tale dovendosi presumere essere stata la sua volontà (Cass. 727-1977, 2709-1975, 714-1974, tra le tante).

sono ragionevollmente certo che, quindi, se ne parli anche in dottrina....se credi cerco...oppure mi metto una scopa in culo e ti ramazzo la stanza....

sss

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Forse sarebbe preferibile pensare ad una sorta di regolamento dell'uso della cosa comune (1106 c.c.), piuttosto che a una vera e proprio divisione... :ermm:

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Ciao.

Se è "gentilizio" lo ius inferendi in sepulchro spetta solo ai componenti della famiglia; questi possono o meno avere la qualità di eredi. Gli eredi che non sono componenti della famiglia non possono "occupare" gli spazi disponibili.

Sui sepolcri gentilizi non possono essere operati negozi giuridici.

:blushing:

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ciao a tutti

avevo già letto le sentenze da voi postate e mi ponevo il dubbio se l'indivisibilità riguardasse solo i membri della famiglia del fondatore o anche i rapporti tra i due originari fondatori.

Stavo infatti cercando una soluzione che consentisse la divisione di una sepolcro familiare fondato da due fratelli e composto da 12 loculi, in maniera tale da riservare 6 loculi alla famiglia di un fratello e 6 alla famiglia dell'altro.

Questo per evitare che i familiari del fondatore già morto possano occupare tutta la cappella atteso che sono molto più numerosi dei familiari del fondatore ancora vivo e considerato il principio per cui “chi prima muore meglio alloggia”.

non mi sembra che l'art. 1106 sia applicabile , perchè dal sepolcro familiare nasce una particolare forma di comunione dalla comunione di proprietà o di altro diritto reale sul bene.

Considerato che secondo Cassazione civile , sez. II, 04 maggio 1982, n. 2736 " La costituzione del sepolcro familiare dà luogo ad una comunione pro indiviso ed indivisibile, tra i membri della famiglia del fondatore, del diritto di sepolcro, cioè del diritto di natura reale ,di essere seppelliti o di seppellire i propri congiunti nell'edificio sepolcrale, in ordine al quale è configurabile l'esercizio del potere di fatto qualificabile come possesso............"

pensate che da questa sentenza (e altre ce ne sono dello stesso tenore), argomentando a contrario, si possa ricavare che l'indivisibilità riguarda solo i membri delle famiglie dei fondatori e non anche i rapporti tra i fondatori ?

Trattandosi di sepolcro fondato da due soggetti potrebbe essere non considerato sepolcro familiare unico ma, passate il termine, “bifamiliare” e da qui potrebbe discendere la divisibilità della cappella. In tal senso forse potrebbe deporre questa sentenza del Tar Marche Sentenza n. 43 del 3 febbraio 2004 in cui si dice che:

“ non contraddetto l’assunto della qualificazione di sepolcro gentilizio del manufatto di parte della cui destinazione ed uso si controverte, al ricorrente sfugge la circostanza che nella specie i fondatori sono due soggetti ai quali fanno capo due famiglie e non una e come entrambi abbiano a suo tempo destinato il manufatto alla sepoltura di se stessi e dei propri familiari (“sibi familiaeque suae”). A fronte della presunta destinazione ai soli membri delle due famiglie, a ciascuna delle quali spettava una quota pari al 50%, estinta la classe dei familiari e dei congiunti di una delle due quote sepolcrali lo “ius sepulchri”, con riferimento alla famiglia del sig. ***, si è trasformato da familiare in ereditario con riviviscenza dello jus successionis e la trasmissibilità del diritto per atto “inter vivos” o “mortis causa”.

A parte l’ulteriore circostanza che (ove si voglia considerare il sepolcro familiare unico) il destinatario della disposizione testamentaria è componente della famiglia d’origine per cui è, in ogni caso, fatto salvo il principio della destinazione del manufatto (seppure vengono modificate le quote d’uso e di possesso) alla sepoltura dei familiari dei due fondatori.”

Al limite, esclusa la divisibilità, ritenete sia possibile un’azione di mero accertamento volta a far dichiarare la titolarità dei 6 loculi in capo al fondatore ancora vivo della cappella (e ai suoi familiari) ?

Vi chiedo se le mie considerazioni sono solo delle “cappelle giuridiche” o se ritenete che possano avere un qualche fondamento...

Grazie per i vostri interventi

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ciao a tutti

avevo già letto le sentenze da voi postate e mi ponevo il dubbio se l'indivisibilità riguardasse solo i membri della famiglia del fondatore o anche i rapporti tra i due originari fondatori.

Stavo infatti cercando una soluzione che consentisse la divisione di una sepolcro familiare fondato da due fratelli e composto da 12 loculi, in maniera tale da riservare 6 loculi alla famiglia di un fratello e 6 alla famiglia dell'altro.

Questo per evitare che i familiari del fondatore già morto possano occupare tutta la cappella atteso che sono molto più numerosi dei familiari del fondatore ancora vivo e considerato il principio per cui “chi prima muore meglio alloggia”.

non mi sembra che l'art. 1106 sia applicabile , perchè dal sepolcro familiare nasce una particolare forma di comunione dalla comunione di proprietà o di altro diritto reale sul bene.

Considerato che secondo Cassazione civile , sez. II, 04 maggio 1982, n. 2736 " La costituzione del sepolcro familiare dà luogo ad una comunione pro indiviso ed indivisibile, tra i membri della famiglia del fondatore, del diritto di sepolcro, cioè del diritto di natura reale ,di essere seppelliti o di seppellire i propri congiunti nell'edificio sepolcrale, in ordine al quale è configurabile l'esercizio del potere di fatto qualificabile come possesso............"

pensate che da questa sentenza (e altre ce ne sono dello stesso tenore), argomentando a contrario, si possa ricavare che l'indivisibilità riguarda solo i membri delle famiglie dei fondatori e non anche i rapporti tra i fondatori ?

Trattandosi di sepolcro fondato da due soggetti potrebbe essere non considerato sepolcro familiare unico ma, passate il termine, “bifamiliare” e da qui potrebbe discendere la divisibilità della cappella. In tal senso forse potrebbe deporre questa sentenza del Tar Marche Sentenza n. 43 del 3 febbraio 2004 in cui si dice che:

“ non contraddetto l’assunto della qualificazione di sepolcro gentilizio del manufatto di parte della cui destinazione ed uso si controverte, al ricorrente sfugge la circostanza che nella specie i fondatori sono due soggetti ai quali fanno capo due famiglie e non una e come entrambi abbiano a suo tempo destinato il manufatto alla sepoltura di se stessi e dei propri familiari (“sibi familiaeque suae”). A fronte della presunta destinazione ai soli membri delle due famiglie, a ciascuna delle quali spettava una quota pari al 50%, estinta la classe dei familiari e dei congiunti di una delle due quote sepolcrali lo “ius sepulchri”, con riferimento alla famiglia del sig. ***, si è trasformato da familiare in ereditario con riviviscenza dello jus successionis e la trasmissibilità del diritto per atto “inter vivos” o “mortis causa”.

A parte l’ulteriore circostanza che (ove si voglia considerare il sepolcro familiare unico) il destinatario della disposizione testamentaria è componente della famiglia d’origine per cui è, in ogni caso, fatto salvo il principio della destinazione del manufatto (seppure vengono modificate le quote d’uso e di possesso) alla sepoltura dei familiari dei due fondatori.”

Al limite, esclusa la divisibilità, ritenete sia possibile un’azione di mero accertamento volta a far dichiarare la titolarità dei 6 loculi in capo al fondatore ancora vivo della cappella (e ai suoi familiari) ?

Vi chiedo se le mie considerazioni sono solo delle “cappelle giuridiche” o se ritenete che possano avere un qualche fondamento...

Grazie per i vostri interventi

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Se i due fondatori hanno stabilito come "gestire" gli spazi si potrà pretendere il rispetto delle loro volontà altrimenti tutti i discendenti potranno ugualmente essere sepolti. Nelle tombe di famiglia gli aspetti "economici" non rilevano, nel senso che non è garantito che i discendenti di un fondatore debbano avere un numero uguale di posti dei discendenti dell'altro, se i fondatori non hanno stabilito diversamente.

Se nulla è stabilito chi muore prima avrà più scelta :angel:, ma non credo che nessuno voglia avere questi vantaggi... .

Ciao.

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Se i due fondatori hanno stabilito come "gestire" gli spazi si potrà pretendere il rispetto delle loro volontà altrimenti tutti i discendenti potranno ugualmente essere sepolt

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Se i due fondatori hanno stabilito come "gestire" gli spazi si potrà pretendere il rispetto delle loro volontà altrimenti tutti i discendenti potranno ugualmente essere sepolti. Nelle tombe di famiglia gli aspetti "economici" non rilevano, nel senso che non è garantito che i discendenti di un fondatore debbano avere un numero uguale di posti dei discendenti dell'altro, se i fondatori non hanno stabilito diversamente.

Se nulla è stabilito chi muore prima avrà più scelta :angel:, ma non credo che nessuno voglia avere questi vantaggi... .

Ciao.

Risposta perfetta e supercalzante quella del mitico Ubi

ps a proposito grazie per avermi aggiunto Ubi!!!!!!!!!

Gaia

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