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vendita con livelli

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Da alcuni anni il mio notaio procede all'affrancazione unilaterale del livello e nessuno ci ha mai opposto nulla.

In pratica parifichiamo il livello all'enfiteusi e chiediamo unilateralmente l'affrancazione sul presupposto che negli ultimi venti anni mai stato pagato alcun canone o frutto, in dipendenza del predetto livello e non vi sono atti di ricognizione preventiva ai sensi dell'art.969 c.c.;

In tal senso pertanto il livello, si estingue, sia eventualmente in forza della legge 29.1.1974 n.16, sia in forza di prescrizione estintiva ventennale a causa della mancata riscossione del canone o dei frutti per oltre venti anni da parte dei concedenti.

L'affrancazione del livello è equiparata all''affrancazione dell'enfiteusi, anche a seguito del R.D. 12.10.1933 (imposta fondiaria) e del R.D. n.2513 del 8.12.1938 e la Circolare dell'Agenzia del Territorio n.2/T del 26.2.2004 consente l'affrancazione unilaterale.

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Da alcuni anni il mio notaio procede all'affrancazione unilaterale del livello e nessuno ci ha mai opposto nulla.

In pratica parifichiamo il livello all'enfiteusi e chiediamo unilateralmente l'affrancazione sul presupposto che negli ultimi venti anni mai stato pagato alcun canone o frutto, in dipendenza del predetto livello e non vi sono atti di ricognizione preventiva ai sensi dell'art.969 c.c.;

In tal senso pertanto il livello, si estingue, sia eventualmente in forza della legge 29.1.1974 n.16, sia in forza di prescrizione estintiva ventennale a causa della mancata riscossione del canone o dei frutti per oltre venti anni da parte dei concedenti.

L'affrancazione del livello è equiparata all''affrancazione dell'enfiteusi, anche a seguito del R.D. 12.10.1933 (imposta fondiaria) e del R.D. n.2513 del 8.12.1938 e la Circolare dell'Agenzia del Territorio n.2/T del 26.2.2004 consente l'affrancazione unilaterale.

ma è possibile l'affrancazione unilatrale? :(

L'atto che fate voi è proprio qualificabile "affrancazione", considerato che non viene corrisposto alcunchè? :(

Come lo tassate? :(

Volturate in catasto e "livellate" il livello?

hai una bozza?? uhm

Modificato da il duca

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ma è possibile l'affrancazione unilatrale?

A dir la verità l'atto prevede direttamente la richiesta di cancellazione ai sensi delle legge che sopra ho citato.

La Legge 29 gennaio 1974 n. 16 infatti ha stabilito l'estinzione dei rapporti perpetui e personali costituiti anteriormente al 28 ottobre 1941, che fossero la fonte di un diritto delle amministrazioni, delle aziende autonome dello stato e degli enti ecclesiastici di riscuotere canoni enfiteutici, censi, livelli e altre prestazioni in denaro o in derrate, in misura inferiore a Lire mille (£ 1.000=) annue.

In subordine chiedimamo l'affrancazione.

In teoria non credo sia necessaria la collaborazione del concedente per affrancare un terreno.

Del resto, se fosse obbligatoria la sua partecipazione, ben potrebbe la controparte ostacolarla.

Vi sono in proposito più teorie.

L'atto che fate voi è proprio qualificabile "affrancazione", considerato che non viene corrisposto alcunchè?

All'italiana sosteniamo che, da più di venti anni non viene pagato alcun canone e quindi la somma da pagare è pari a zero.

Come lo tassate?

Tre tasse fisse.

Volturate in catasto e "livellate" il livello?

Trascriviamo e volturiamo.

hai una bozza??

Vado a cercarla e, se la trovo, la metto sul forum.

Qualcosa trovi qui: notai di Como e di Lecco

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Grazie Clubi.

Molto interessante.

Tuttavia l'atto è un'affrancazione bilaterale.

Quando ebbi a che fare con un livello in successione mi basto' un'autocertificazione accompagnata alla voltura catastale con riserva e tutto sparì ma ora.....

accc.....che problemino

riporto le conlusioni di uno studio del Notaio Mambelli:

7. Conclusioni di sintesi

Ricapitolando:

a) se concedente è un’amministrazione statale o si tratta di livelli

veneti è possibile chiedere che l’indicazione catastale sia cancellata, a

seconda dei casi, ai sensi dell’art. 1 legge n. 3 del 1974, dell’art. 1 legge n.

16 del 1974 o dell’art. 60 legge n. 222 del 1985. È però – si badi –

necessario a tal fine che ricorrano tutte le specifiche condizioni previste

(molte delle quali sono peraltro di difficile, se non impossibile,

accertamento);

b) se concedente è un comune o (più raramente) una università

agraria, è comunque consigliabile la massima cautela. Concretamente, è

opportuno che il notaio richiesto della stipulazione dell’atto di

trasferimento pretenda sempre la preventiva affrancazione del canone (a

meno che sia certo che il canone non è dovuto in forza di un

provvedimento di quotizzazione di terre gravate da usi civici);

c) se concedente è un ente ecclesiastico o comunque un soggetto

diverso da quelli di cui alla lettera b), fermo restando che la soluzione

56 Vedi nota 37.

21

preferibile è comunque, sempre, quella dell’affrancazione, sarà possibile –

secondo le richieste delle parti interessate - o lasciare le cose come stanno

(vendendo la piena proprietà e solo facendo menzione del vincolo tra le

formalità pregiudizievoli) oppure, ricorrendone i presupposti, vendere il

bene come usucapito.

Luigi Mambelli

Potessi scroccarti l'atto unilaterale gli darei volentieri un'occhiata....

Modificato da il duca

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clubi, help, credevo di cavarmela in catastao con una autocertificazione, come per le successioni e come in un orimo momento mi avevano fattocredere ma poi la cosa non è andata a buon fine!

Mi faresti visionare la bozza dell'atto "unilaterale" che fate voi?

L'altrenativa è un modello unico ove inserire nella sezione voltura una riserva per passaggi intermedi mancanti, senza titoli.... :hairy::hairy::hairy::hairy::hairy::hairy:

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premesso che l'ente concedente oggi non esiste piu' (era una fabbriceria di una parrocchia)

come vi regolate nel caso di atto cessione di terreni catastalmente gravati da livello?

i benefici parrocchiali rientrano negli ISTITUTI DIOCESANI PER IL SOSTENTAMENTO DEL CLERO: Ai sensi dell’art. 21 della Legge 222/1985 è stato eretto, in ogni diocesi e con decreto del Vescovo diocesano, l’Istituto per il sostentamento del clero, mentre la Conferenza episcopale italiana ha eretto l’Istituto centrale per il sostentamento del clero col fine di integrare le risorse dei vari Istituti diocesani.

Con l’art. 28 della Legge 222/1985 sono estinti la mensa vescovile, ibenefici capitolari, i benefici parrocchiali, i benefici vicariali curati o comunque denominati, esistenti nella diocesi e i loro patrimoni sono trasferiti di diritto al corrispondente Istituto diocesano per il sostentamento del clero. L’istituto succede ai benefici estinti in tutti i rapporti attivi e passivi.

Tra le entrate di diritto privato degli Istituti, oltre alle oblazioni dei fedeli (art. 7, n. 3, Accordo 18/02/1984 tra Italia e Santa Sede), alle disposizioni per l'anima (art. 629 del Codice Civile), ai legati pii e alle fondazioni di culto (art. 12 Legge 222/1985), troviamo i redditi patrimoniali e le prestazioni terratiche(esempio il censo consegnativo o bollare, il censo riservativo o rendita fondiaria, le decime prediali, ex feudali, dominicali, i canoni enfiteutici) che sono state commutate in annue prestazioni fisse in denaro, ai sensi della Legge 4727/1887 che ha abolito soltanto le decime sacramentali.

I terreni concessi in enfiteusi/livello sono regolamentati dal Codice Civile.

Il canone enfiteutico ed il relativo capitale di affrancazione vengono calcolati dall'Agenzia del Territorio secondo la circolare prot. 29104 dell'11/05/2011 che riprende i dettati della Circolare del Ministero dell'Interno 09/09/1999, n. 118 con allegato parere CS 260/1999 dell'Avvocatura Distrettuale di L'Aquila.

Per l'affrancazione dei terreni concessi in enfiteusi/livello necessita rivolgersi direttamente all’Istituto per il sostentamento del clero in cui ricade il terreno.

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ma è possibile l'affrancazione unilatrale?

A dir la verità l'atto prevede direttamente la richiesta di cancellazione ai sensi delle legge che sopra ho citato.

La Legge 29 gennaio 1974 n. 16 infatti ha stabilito l'estinzione dei rapporti perpetui e personali costituiti anteriormente al 28 ottobre 1941, che fossero la fonte di un diritto delle amministrazioni, delle aziende autonome dello stato e degli enti ecclesiastici di riscuotere canoni enfiteutici, censi, livelli e altre prestazioni in denaro o in derrate, in misura inferiore a Lire mille (£ 1.000=) annue.

In subordine chiedimamo l'affrancazione.

In teoria non credo sia necessaria la collaborazione del concedente per affrancare un terreno.

Del resto, se fosse obbligatoria la sua partecipazione, ben potrebbe la controparte ostacolarla.

Vi sono in proposito più teorie.

L'atto che fate voi è proprio qualificabile "affrancazione", considerato che non viene corrisposto alcunchè?

All'italiana sosteniamo che, da più di venti anni non viene pagato alcun canone e quindi la somma da pagare è pari a zero.

Come lo tassate?

Tre tasse fisse.

Volturate in catasto e "livellate" il livello?

Trascriviamo e volturiamo.

hai una bozza??

Vado a cercarla e, se la trovo, la metto sul forum.

Qualcosa trovi qui: notai di Como e di Lecco

partendo dal concetto che la legge 16/1974 è stata abrogata con dlgs 112/2008 (http://demaniocivico...6-abrogata.html), c'è da rimarcare che, come confermato dalla corte dei conti (http://demaniocivico...-dei-conti.html), tale legge 16/1974 non era applicabile ai beni comunali nemmeno prima della sua abrogazione.

detto ciò, va detto che il diritto del concedente a riscuotere il canone NON SI ESTINGUE per usucapione per il preciso disposto dell'art. 1164 del codice civile: si può usucapire solo il diritto dell'enfiteuta, mentre il dominio diretto è imprescrittibile; ai sensi dell'art. 1164 del Codice Civile (e prima ancora l'art. 2116 del vecchio Codice Civile abrogato), l'enfiteuta non può usucapire il diritto del concedente; secondo svariate pronunce della Cassazione (4231/76 - 323/73 - 2904/62 - 2100/60 - 177/46), tutte concordi, "l’omesso pagamento del canone, per qualsiasi tempo protratto, non giova a mutarne il titolo del possesso, neppure nel singolare caso sia stata attribuita dalle parti efficacia ricognitiva".

Ancora più recentemente la Corte di Cassazione, con sentenza n. 41114 del 2003, ha affermato che ai fini dell’usucapione del domino diretto (rectius, piena proprietà) da parte dell’enfiteuta non sono sufficienti a determinare l’interversione del possesso di un fondo il mancato pagamento del canone né il comportamento dell’enfiteuta che, alla scadenza del rapporto, sia rimasto nel godimento dell’immobile.

L’esercizio del potere di ricognizione di cui all'art. 969 del C.C. si applica solo per le enfiteusi a tempo (casi singolari), e non riguarda quindi le enfiteusi perpetue: ai sensi dell’art. 958 del Codice Civile le enfiteusi sono perpetue quando non viene stabilita la durata.

Le enfiteusi in cui non viene fissato un termine sono a tutti gli effetti perpetue e come tali, non va esercitato nessun potere di ricognizione in quanto, ai sensi dell’art. 1164 del Codice Civile, se non muta il titolo del possesso dell’enfiteuta, tale enfiteuta non può usucapire la proprietà e quindi il canone non è prescritto; la ricognizione è un diritto riconosciuto al concedente (e non un dovere) per impedire all'ex enfiteuta (ma solo per le enfiteusi a tempo, dopo la loro scadenza) di usucapire il terreno. "Trattasi, quindi, di una mera facoltà e non di un obbligo, nel senso che il concedente, se non vuole esercitarla, non perde, per ciò solo, il suo diritto sulla cosa" (Cassazione n. 2904 del 10/10/1962).

In pratica, la corretta applicazione dell'art. 1164 del C.C. (chi ha il possesso corrispondente all'esercizio di un diritto reale su cosa altrui non può usucapire la proprietà della cosa stessa, se il Titolo del suo possesso non è mutato per causa proveniente da un terzo o in forza di opposizione da lui fatta contro il diritto del proprietario. Il tempo necessario per l'usucapione decorre dalla data in cui il Titolo del possesso è stato mutato) prevede che, chi volesse usucapire il diritto del concedente, dovrebbe innanzitutto fare opposizione contro il diritto del proprietario e solo dopo 20 anni può usucapire, dinanzi ad un giudice, la piena proprietà.

vedasi enfiteusi ai sensi del Codice Civile.

da poco l'agenzia del territorio ha regolamentato il calcolo dei canoni con la Circolare Agenzia del Territorio prot. 29104 dell'11/05/2011

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Da alcuni anni il mio notaio procede all'affrancazione unilaterale del livello e nessuno ci ha mai opposto nulla.

In pratica parifichiamo il livello all'enfiteusi e chiediamo unilateralmente l'affrancazione sul presupposto che negli ultimi venti anni mai stato pagato alcun canone o frutto, in dipendenza del predetto livello e non vi sono atti di ricognizione preventiva ai sensi dell'art.969 c.c.;

In tal senso pertanto il livello, si estingue, sia eventualmente in forza della legge 29.1.1974 n.16, sia in forza di prescrizione estintiva ventennale a causa della mancata riscossione del canone o dei frutti per oltre venti anni da parte dei concedenti.

L'affrancazione del livello è equiparata all''affrancazione dell'enfiteusi, anche a seguito del R.D. 12.10.1933 (imposta fondiaria) e del R.D. n.2513 del 8.12.1938 e la Circolare dell'Agenzia del Territorio n.2/T del 26.2.2004 consente l'affrancazione unilaterale.

si potrebbe conoscere il nome di questo notaio per un bell'esposto all'ordine?

riferiamo al notaio un paio di cosette:

1) la legge 16/1974 è ormai abrogata dal lontano 2008;

2) la ricognizione ai sensi dell'art. 969 cc è solo per le enfiteuesi a tempo.

Ricognizione del proprio diritto

L’esercizio del potere di ricognizione di cui all'art. 969 del Codice Civile si applica solo per le enfiteusi a tempo (casi singolari), e non riguarda quindi le enfiteusi perpetue: ai sensi dell’art. 958 del Codice Civile le enfiteusi sono perpetue quando non viene stabilita la durata; le enfiteusi in cui non viene fissato un termine sono a tutti gli effetti perpetue; come tali, non va esercitato nessun potere di ricognizione in quanto, ai sensi dell’art. 1164 del Codice Civile, se non muta il titolo del possesso dell’enfiteuta, tale enfiteuta non può usucapire la proprietà e quindi il canone non è prescritto; la ricognizione è un diritto riconosciuto al concedente (e non un dovere) per impedire all'ex enfiteuta (ma solo per le enfiteusi a tempo, dopo la loro scadenza) di usucapire il terreno. "Trattasi, quindi, di una mera facoltà e non di un obbligo, nel senso che il concedente, se non vuole esercitarla, non perde, per ciò solo, il suo diritto sulla cosa" (Cassazione n. 2904 del 10/10/1962).

In pratica, la corretta applicazione dell'art. 1164 del C.C. (chi ha il possesso corrispondente all'esercizio di un diritto reale su cosa altrui non può usucapire la proprietà della cosa stessa, se il Titolo del suo possesso non è mutato per causa proveniente da un terzo o in forza di opposizione da lui fatta contro il diritto del proprietario. Il tempo necessario per l'usucapione decorre dalla data in cui il Titolo del possesso è stato mutato) prevede che, chi volesse usucapire il diritto del concedente, dovrebbe innanzitutto fare opposizione contro il diritto del proprietario e solo dopo 20 anni può usucapire, dinanzi ad un Giudice, la piena proprietà.

Modificato da demaniocivico

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ciao demaniocivico, ho visto il tuo blog e pur essendo molto interessante è anche molto tecnico e io non mi cimento ogni giorno con questa fattispecie, ma vorrei capirne di più.

proprio oggi mi si chiedeva come procedere in merito a livello risultante da visura catastale, intestata a Comune e ad ente ecclesiastico (non ho la visura sottomano però) e a 4 livellari.

io ho suggerito di andare presso gli uffici del Comune deputato (a trovarli), farsi dire se il livello si è estinto a seguito di pagamento di somma e se no, farsi predisporre il conteggio e procedere al relativo versamento; dopo di ciò verificare con l'Ente se il livello si sia per ciò solo estinto (e volturare al catasto cosa?) o se serva l'atto notarile di affrancazione ( che ho letto non possa essere unilaterale, ma bilaterale in cui interviene comune e livellari).

cosa devo e posso dire meglio ai chi mi prospetta questi problemi?

grazie

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