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Andrea VM

Pubblicazione di Testamento olografo

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Come si deve comportare, nei seguenti casi, il notaio al quale venga presentato per la pubblicazione un testamento olografo scritto da mano "evidentemente" non identica a quella di colui che lo ha sottoscritto?

a) nel caso in cui il richiedente comunichi al notaio di essere stato autore materiale della scheda testamentaria, poi sottoscritta dal testatore;

b) nel caso in cui il richiedente si ostini, contro l'evidenza, ad affermare l'autenticità della scheda.

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Il testamento è nullo ex art.606 comma 1 c.c. e non già annullabile ai sensi del secondo comma della stessa norma (come nel caso in cui ad esempio la data sia incompleta).

Non si scappa, non può essere pubblicato.

Fosse semplicemente annullabile si può discutere. L'orientamento più recente della giurisprudenza è per l'affermativa, forse influenzata dalla dottrina (notarile) che ha affrontato (pro domo sua?) il problema.

Caso diverso se la scheda è apocrifa non 'ictu oculi', per cui il Notaio procede alla pubblicazione 'fidandosi' dell'asserita genuinità della stessa.

In tale ipotesi non può muoversi al Notaio alcun addebito e chi abbia fatto scientemente uso della scheda, successivamente dichiarata apocrifa, incorrerà, per voler restare all'ambito civile, nelle conseguenze di cui all'art. 463 n.6 c.c.

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In studio ci è capitato il caso di un testamento olografo con evidenti interventi successivi da parte di un terzo (grafia assolutamente diversa, biro di diverso colore, ecc.).

Abbiamo proceduto alla sua pubblicazione riportando il testo originale e dando atto, di seguito, delle correzioni; dichiarando infine che si trattava di interventi effettuati da mano "apparentemente non identica a quella del testatore".

Circa il caso da te riportato, mi permetto di dissentire da Gauge.

Se la firma è effettivamente identica (ovvero se il notaio non ha la certezza che non sia quella del testatore), a mio modo di vedere, il testamento dovrà essere pubblicato per consentire poi la conferma delle disposizioni testamentarie nulle.

Caso analogo è quello di un testamento dattilosritto e sottoscritto dal testatore.

Anch'esso potrà essere confermato e pertanto il notaio dovrà pubblicarlo.

Medesima soluzione nel caso in cui il testamento sia scritto da terzi ma di ciò il notaio non ne abbia la certezza.

Si cade in questo caso in un problema probatorio di cui dovrà essere investito il giudice.

Ovviamente non si potrà procedere a pubblicazione di testamento interamente scritto da un terzo, quando il notaio abbia la certezza di tale fatto.

Concludendo aggiungo che le mie osservazioni sono un po' di parte; non tanto perchè spero di diventare notaio, quanto per il fatto che svolgo la pratica nella città culla del testamento noncupativo.

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Quindi, secondo quanto affermato da Clubi, il notaio non potrebbe legittimamente rifiutarsi di pubblicare il testamento, tutte le volte in cui questo è sanabile mediante la conferma ex art. 590. Applicando questa conclusione al caso da me prospettato sub a), si arriva ad affermare che il notaio deve pubblicare, anche qualora abbia la CERTEZZA della mancanza dell'autografia.

La mia domanda è se il notaio debba ritenersi investito di un obbligo di pubblicare ex art. 620 che prescinde dalla volontà degli eredi di confermare, oppure se la pubblicazione presupponga tale volontà, in mancanza della quale sarebbe "inutile".

Cosa ne pensate?

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Ciao PHALAE ;) !

Concordo con la soluzione di Clubi e riporto un passo tratto dal codice civile ipertestuale UTET, a commento dell'art.620 c.c.: "Il notaio è tenuto alla pubblicazione anche nel caso di testamento invalido, in quanto non rientra nella sua competenza decidere sulla validità dell'atto, neppure nell'ipotesi fosse chiaramente nullo: agli interessati sarebbe comunque concessa la facoltà di sanarlo, mediante volontaria esecuzione, ai sensi dell'art.590 (BRANCA, 130);"

Peraltro il notaio renderà edotto il richiedente circa le implicazioni penali della pubblicazione di un testamento falso: "L'uso dell'atto falso che rende la falsità punibile ex art. 485 c. p. consiste in una qualsiasi utilizzazione che abbia giuridica rilevanza; pertanto in caso di contraffazione di testamento olografo il reato di falsità materiale si realizza con la pubblicazione del testamento eseguita dal notaio depositario, ai sensi dell'art. 620 c. c.(Cass. pen., 24/10/1983)

E ancora: "La contraffazione del testamento olografo, pubblicato dal notaio con l'osservanza delle formalità previste dall'art. 620 comma 3 c.c., integra il delitto di cui agli art. 476, 482 e 491 c.p."(Cass. pen., Sez.V, 30/11/1995, n.247)

Per venire al caso di specie, mi pare indubbio che esorbiti dalla competenza notarile l'accertamento in ordine alla paternità del testamento (sia della sottoscrizione che del contenuto dispositivo). Ne consegue che il notaio è obbligato a pubblicare qualunque testamento gli sia presentato a prescindere dalla volontà degli eredi di confermarlo (ma vedi il cd. patto di non pubblicare il testamento, valido per buona parte della dottrina in presenza dell'accordo di tutti i chiamati).

Modificato da Pacuvio

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Guest Spiderman

Il notaio pubblica tutto e sempre; casomai, come riportato da altri colleghi prima di me, si pemurerà, nella descrizione, di far rilevare tutti quegli aspetti sospetti o non conformi che a suo giudizio (o a giudizio di chi gli porta la scheda da pubblicare che potrebbe non essere nè erede nè interessato) siano rilevabili.

In un secondo momento logico ci potrà essere la cosiddetta conferma delle disposizioni nulle o annullabili o magari, invece, ci potrà essere una bella causa per circonvenzione di incapace.

Ciò al Notaio non deve interessare essendo la sua funzione quella di rendere di pubblico dominio la volontà del de cuius o quella che viene presentata come tale.

Il Notaio non è giudice, non è perito in grafologia; è pubblicatore e basta.

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L'orientamento predominante stabiliscono che chiunque sia in possesso di un olografo "DEVE" ex 620 c.c. presentarlo ad un notaio per la pubblicazione.

Secondo una dottrina autorevole inoltre anche il notaio stesso, depositario dell'olografo, potrebbe procedere autonomamente alla pubblicazione dell'olografo.

Si tratta di un caso pressochè unico di notaio parte del proprio atto.

Ciò a riprova dell'obbligatorietà della pubblicazione.

Secondo alcuni poi l'apparente rigidità della norma viene meno per il fatto che per tale precetto non è prevista alcuna sanzione.

Al più si può prevedere che colui che non abbia proceduto alla pubblicazione sia tenuto al risarcimento dei danni.

v. poi:

Cass. civile, sez. II n° 3309 del 30/05/1984

Affinché determini indegnità a succedere, il fatto della soppressione o dell'alterazione del testamento, ovvero del suo celamento (peraltro non ravvisabile nella violazione dell'obbligo ex art. 620 cod. civ. del possessore di testamento olografo di presentarlo ad un notaio per la pubblicazione appena avuta notizia della morte del testatore), deve incidere, non su un testamento invalido, ma su un atto destinato a regolare la successione, e cioè su uno scritto che per i suoi requisiti intrinseci ed estrinseci sia un testamento efficiente, diretto a stabilire o modificare o completare le ultime volontà del testatore sia in ordine alla chiamata a succedere, sia circa la disposizione dei beni.

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Ciao ragazzi :D , io concordo pienamente con Gauge, il testamento non può essere pubblicato, l'articolo 606 I° comma detta una disposizione molto precisa al riguardo, il notaio deve essere certo dell'autografia se é richiesto di pubblicare un testamento olografo, in caso contrario pubblicherà un testamento sanabile ex art.590, ma comunque nullo stante la sanzione prevista in merito dal legislatore.

L'art. 620 stabilendo che "chiunque é in possesso di un testamento OLOGRAFO deve presentarlo al notaio per la pubblicazione" presuppone che venga esibito al notaio un atto rispondente a quei requisiti di forma richiesti per la sua validità( data, autografia e sottoscrizione, tutto di mano del testatore) con la conseguenza che se il notaio, nel momento in cui esamina l'atto riscontra delle incongruenze nella calligrafia, non può considerare quel testamento autografo e quindi olografo, io la vedo così!

Un saluto a tutti!

Franzy

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il notaio deve essere certo dell'autografia

e come fa ad essere certo dell'autografia?

egli forse conosce la grafia del de cuius? e se fosse interamente scritto da un terzo soggetto?

e se avesse un minimo dubbio? ordina una perizia calligrafica? cry

la cosa mi lascia un po' scettico.

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Infatti io ho scritto che qualora il notaio rilevi nella lettura del testamento incongruenze calligrafiche, tali da renderlo incerto sull'effettiva redazione dell'atto di mano del testatore, ripeto ,secondo me, nel dubbio, non deve considerarlo autografo.

Ciao!

Franzy

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Ai sensi del citato art. 620 c.c., possono essere pubblicati solo quei documenti che siano riconducibili alla nozione di testamento, indipendentemente dai vizi che li affliggono; invece non possono essere pubblicati tutti quei documenti privi delle caratteristiche del negozio mortis causa.

Seppur il notaio non può e non deve effettuare alcuna indagine sulla veridicità o sulla validità del documento a lui esibito — poichè tali accertamenti spettano esclusivamente all’autorità giudiziaria — tuttavia egli deve accertare che il documento sia riconducibile alla nozione di testamento e sia pertanto suscettibile di pubblicazione.

Sull’obbligo del notaio di procedere alla pubblicazione dei testamenti a lui esibiti, seppur viziati, v. App. Palermo 9 febbraio 1979, in Riv. Not., 1979, p. 256, ove si afferma: « A questo proposito va notato che la legge fa obbligo a chiunque sia in possesso di un testamento olografo di presentarlo ad un notaio per la pubblicazione, appena avuta notizia

della morte del testatore. L’obbligo generale del notaio pertanto, di ricevere gli atti di cui venga richiesto è nella specie rafforzato dall’obbligo concorrente del possessore della scheda testamentaria di non occultare la scheda stessa e di renderla al più presto possibile nota a chiunque vi abbia interesse mediante la sua pubblicazione.

E va osservato che anche le disposizioni testamentarie nulle (da qualunque causa la nullità dipenda) possono essere spontaneamente eseguite dagli interessati (art. 590 c.c.), determinando così la sanatoria della invalidità del testamento.

In qualunque caso quindi, vi è un interesse dei terzi a conoscere l’esistenza della scheda testamentaria.

Da queste considerazioni deriva che il notaio non solo non incorre nella responsabilità prevista dall’art. 28 legge not., per la pubblicazione di un testamento olografo invalido (nella specie congiuntivo) ma ha l’obbligo della sua pubblicazione »

p.s. CIao Phalae: tutto bene, o quasi..!! Si lavora... :zzz:

Modificato da Pacuvio

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Guest Spiderman

Esatto!

Peraltro, il notaio che non pubblicasse un testamento nullo metterebbe gli eredi nell'impossibilità di conoscere dette disposizioni viziate, impedendo loro di sanarle ex 590.

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Scusate, ma nel caso in cui il testamento sia dattiloscritto secondo voi, il notaio deve comunque pubblicarlo?Ma non abbiamo sempre studiato che principale caratteristica dell'olografo é la personalità, nel senso della sua sicura provenienza da parte del testatore?Inoltre l'art.602 richiede espressamente la scritturazione per intero di mano del testatore, di fronte a una disposizione del genere, che fa il notaio soprassiede?In questo caso non siamo di fronte a calligrafie incerte, ma ad una scrittura che oggettivamente non proviene dalla mano del testatore come richiede la legge e il notaio ex 620 deve pubblicare un testamento che formalmente sia olografo e quindi sia conforme alle disposizioni del 602...

che casino cry !

Franzy

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Ciao Franzy,

nessuno contesta la nullità dell'olografo privo di autografia, stiamo semplicemente affermando che il testamento, per quanto nullo, deve essere pubblicato, se oggettivamente qualficabile testamento.

Può, se mai, dubitarsi sulla pubblicabilità del testamento cd. inesistente: ma procedendo con particolare cautela, dal momento che la categoria dell'inesistenza è, come sappiamo, frutto dell'elaborazione dottrinale.

Mi sono figurato l'ipotesi "limite" di un soggetto che richieda al notaio la pubblicazione di un testamento, dichiarandone la falsità: il notaio non non ha il dovere, nè tantomeno il potere, di accertare l'autenticità del testamento, quindi (e non solo in linea teorica!) ha l'obbligo di pubblicarlo, a tutela di coloro che sono chiamati col medesimo testamento.

Egli solo verbalizza il fatto della consegna... niente più! Il verbale è atto pubblico, il testamento resta una scrittura privata, con tutti i vizi, di forma e di sostanza, rilevabili unicamente in sede giudiziaria.

Non vi è compenetrazione fra contenuto del verbale, diretto a rendere pubblico e vincolante il testamento, e contenuto del testamento, che resta immutato a seguito della pubblicazione.

Quindi non comprendo le remore di fronte alla pubblicazione di un testamento nullo... vedo solo lo spettro dell'art.27 L.N. ;)

Mi piacerebbe sapere come la pensa il "manipolo" di notai che frequenta il forum :D

PAC.

Modificato da Pacuvio

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Salve,

intervengo solo per concordare con l'opinione prevalente;

il Notaio deve pubblicare il testamento.

Mi è capitato di vedere spesso testamenti non solo poco chiari, ma

addirittura sospetti.

In particolare di recente si è presentato Tizio con due schede testamentarie,

scritte da apparente unica unica mano, delle quali una senza data.

L'altra, che aveva la data, era oggettivamente non leggibile.

Certo non è un problema che può riguardare il Notaio, che non mi risulta

abbia mezzi istruttori a proprio ausilio.

Gli eredi, o presunti tali, potranno agire in seguito.

Saluti

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Bisogna aggiungere però che nel caso in cui il notaio abbia la certezza che il testamento non provenga dal de cuius, deve agire giudizialmente per far sì che venga condannato colui che ha posto in atto il comportamento illecito (che, tra l'altro potrà essere dichiarato altresì indegno).

Ogni utilizzo a termini di procedura impropri sono semplicemente voluti e frutto della mia ignoranza in materia.

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Recentemente ad un collega è capitato questo caso...

testamento olografo che dispone unicamente un legato lasciando in bianco il nome del legatario... e nome del legatario inserito successivamente con calligrafia palesemente diversa.

Il decuius non ha eredi (parenti entro il 6° grado) e pertanto nessuno mai impugnerà il testamento perché non mi risulta che mai lo Stato abbia impugnato un testamento...

Peraltro pubblicando il testamento occorrerebbe pure trascrivere l'acquisto del bene immobile a titolo di legato...

A mio avviso in questo caso come in quelli che sono stati precedentemente prospettati il notaio non può rifiutarsi di pubblicare perché deve fare il notaio e non il giudice. Al limite "denunzierà" in procura il fatto... qualora ravvisi gli estremi di un reato.

Sottoscrivo in pieno quanto affermato da Pacuvio nel suo ultimo intervento.

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Vi segnalo il quesito n. 3093 formulato al CNN in data 4 aprile 2001 (tratto da Studi e materiali 2/2003) relativo ad una fattispecie dissimile ma da cui si ricava il principio che il Notaio è tenuto alla pubblicazione di un testamento anche manifestamente nullo non appena gli giunga notizia della morte del testatore ed a prescindere dalla volontà degli eredi e dei legatari di dare spontanea esecuzione alla volontà testamentaria ex art. 590 c.c.

Moonlight

Pubblicazione di testamento olografo

Si chiede quale valore giuridico possa attribuirsi e se sia pubblicabile la copia autentica di un testamento pubblico modificato, corretto ed integrato a mano dal de cuius con data e sottoscrizione in calce al medesimo; nel quesito si precisa che la copia autentica del testamento è in alcune parti corretta, con cancellazione di alcuni legati, modifica dell’importo e dell’oggetto di altri, con grafia apparentemente identica e con la dichiarazione finale « scritto di mio pugno ».

Dal punto di vista formale sembra impossibile inquadrare detto documento nelle forme testamentarie disciplinate dal codice.

Esso non è infatti testamento segreto nè è un testamento pubblico, per ovvi motivi.

Ma il documento non appare neppure configurabile come testamento olografo, poiché, come stabilisce l’art. 602 c.c., questo deve essere scritto per intero, datato e sottoscritto di mano dal testatore.

Peraltro, la giurisprudenza che si è occupata degli strumenti utilizzabili per la confezione dell’olografo ha avuto modo di precisare che è possibile una formazione progressiva del documento, sicché è stato ritenuto valido un testamento olografo per la confezione del quale il testatore ha utilizzato propri scritti precedentemente stilati di suo pugno, aggiunagendovi, in un secondo momento, la data, la sottoscrizione ed eventuali espressioni che rivelino la volontà di imprimere atali scritti il valore di testamento (Cass. 22 marzo 1985 n. 2074, in Giur.it, 1986, I, 1, 470 e in Riv not 1986, 745; si veda anche Cass. 7 maggio 1974, n. 1290 e Cass., 31luglio 1987, n. 6641): ma tale affermazione — che presuppone l’utilizzo di scritti olografi — non sembra poter tornare utile per l’ipotesi di specie, laddove lo scritto utilizzato è rappresentato dalla copia di un testamento pubblico.

Ciò induce a ritenere che, a stretto rigore, detto documento non abbia la forma del testamento, anche se, dal punto di vista sostanziale, esso verosimilmente contiene le ultime effettive volontà del testatore. Anzi, il testamento in questione sarebbe nullo ai sensi dell’art. 606 c.c. per mancanza dell’autografia.

Si tratta, comunque, di valutazioni sulle quali competente ad esprimersi è solo ed esclusivamente l’autorità giudiziaria la quale, peraltro, potrebbe ritenere prevalente l’interesse sostanziale a far salva la (ultima) volontà del testatore, ferma restando, in ogni caso, la possibilità che eredi e legatari diano spontanea esecuzione a tale volontà ex art. 590 c.c.

Ed è proprio in considerazione di questa insindacabilità da parte di soggetti diversi dal giudice, e dunque anche del notaio, in ordine alla validità dell’atto, anche per l’ipotesi in cui questo fosse chiaramente nullo, che si afferma che il notaio sia comunque tenuto alla pubblicazione del testamento, che qualora egli ne sia il depositano, dovrà avvenire non appena abbia notizia della morte del testatore.

Antonio Ruotolo

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Inviami emailbuongiorno a tutti,aiutatemi a capire.Mio padre e' deceduto circa 7 mesi fa'.la scorsa settimana ,un avvocato mi ha fatto recapitare una RR dicendomi che doveva leggermi un testamento olografo di mio padre.In alcuni fogli scritti datati 1995 ,in breve, si diceva che avrei ricevuto una casa in eredita,ma so' di certo che e' stata venduta circa 3o4 anni fa,a mia insaputa e senza nessuna rinuncia da parte mia .oltre a diverse cose ,che non sto' qui ad elencare ,alla fine dei fogli, il testamento riportava la firma di mio padre,penso autentica, e quella di mia madre.Quesito 1: e' valido,pur avendo 2 firme? Q.2: non ci sono dei tempi e quali, per essere portato dal notaio ed essere registrato,dopo aver saputo del decesso del firmatario? Q3: come mi debbo comportare successivamente?. Ringrazio anticipatamente tutti.

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in risposta al primo topic

due sono i ruoli diversi

1) notaio : "deve" pubblicare .

a) gli eredi possono dare conferma

b) possono esperire azione dichiarativa volta ad accertare la nullità del testamento per mancanza di olografia

2) solo il giudice può entrare nel merito dell accertamento della falsità del test olografo

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Guest Giulia

Buonasera, 

Chiedo Vs parere ho fatto pubblicare il testamento olografo che il mio compagno mi aveva fatto e consegnato il primo sei anni fa, e una integrazione allo stesso dove lui scrive come titolo copia integrazione testamento olografo scritto tutto di suo pugno datato e sottoscritto. 

Purtroppo è venuto a mancare, dopo alcuni mesi un altro Notaio mi manda pubblicazione di revoca. 

Sono molto provata perché quel giorno della apparente revoca lui vive a con me, era gia avanti per la sua malattia la data e dopo la sottoscrizione e presenta svolazzi agli stacchi, che è molto pesante il calibro e lo stesso Notaio scrive di mano apparentemente identica. Premetto che il mio compagno non era divorziato e anche se convive amo di fatto nel testamento fattomi precisa che sono un legato e che le sue disposizioni a mio favore non ledono le quote legittime di moglie e figlia e lui menziona nel testamento e le invita a non crearmi problemi. Invece aggravatosi loro mi hanno cacciato di casa e fatta una denuncia di stalking. Ma io avevo una relazione stabile da 18anni e il mio compagno mi ha lasciato nel testamento diritto di abitazione, ho testimonianze ect cosa devo fare denunciare. 

Inoltre lui mi ha lasciato un terzo testamento cioè sempre un originale scritto interamente di suo pugno e si vide che è uguale ai primi due, ma non credo debba pubblicarlo dice le stesse cose. La Revoca invece presenta scritture difformi non chiare e poi ripeto lui stava con me. Come dimostrare che non era in grado di auto determinarsi in quel mese terribile che mi hanno fatto questa denuncia mi hanno detto che posso chiedere reintegro del bene cioè della casa entro un anno fa perché mi hanno cambiato le chiavi della serratura il giorno dopo il suo decesso. Per me è stato tutto il giorno così drammatico e mi sento morire 

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