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anna poli

DELIBERE ASSEMBLEARI

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Sintesi da “Commento a Sentenza 26 ottobre 1999-20 giugno 2000 n. 8370

Corte di cassazione - Sezione I civile

Di A. Scoccianti Guida normativa del Sole 24 Ore 12 luglio 2000”

Il fatto

A seguito del diniego ricevuto da un socio di società per azioni di esaminare le deleghe rilasciate dai soci non intervenuti personalmente alla riunione assembleare, il tribunale di Milano accoglieva la domanda, poi riformata dalla Corte d'aappello, che in sostanza negava che il diritto di ispezione del libro delle adunanze dell‘assemblea si potesse estendere nella società per azioni alle deleghe, osservando che in tali società l’interesse degli azionisti è tutelato in modo indiretto, mediante l’attribuzione dei potere di denunzia a un organo (il collegio sindacale), che ha accesso a tutta la documentazione sociale ed è preposto al controllo di legittimità dell'attività della società.

Tale assunto è stato cassato dalla Suprema Corte sostenendo il principio per cui il diritto di ispezione dei libri sociali, previsto dall‘articolo 2422  Cc, si estende anche alle deleghe rilasciate per l’esercizio del diritto di voto a norma dell'articolo 2372 dello stesso codice.

Verbalizzazione e ruolo del verbalizzante  

Da questa vicenda si è preso spunto per affermare che deve escludersi che il verbale rilevi quale mero strumento di documentazione “storica” dell‘attività dell‘organo assembleare, in conformità degli accertamenti e delle attestazioni compiute dalla persona incaricata di presiedere la riunione assembleare.

Se così fosse, riuscirebbe difficile comprendere perché la verbalizzazione sia affidata a un soggetto diverso dal presidente dell’assemblea e perché, rispetto alle delibere più significative, tale compito sia assegnato al notaio, autorizzato a dare pubblica fede agli atti da lui redatti e per definizione neutrale rispetto agli interessi dei soggetti nei confronti dei quali svolge la sua attività di pubblico documentatore.

Tali prescrizioni stanno invece a indicare:

-da un lato, che la documentazione delle attività assembleari deve essere compiuta in piena autonomia dal verbalizzante, che. non può quindi limitarsi a prendere atto degli accertamenti compiuti dal presidente;

-dall‘altro, che la verbalizzazione è richiesta proprio alfine di consentire il successivo controllo della validità delle delibere, nell ‘interesse di quanti non abbiano concorso, con il proprio voto, alla loro approvazione.

Si può, però, puntualizzare che:

il verbalizzante deve, per suo specifìco compito, prendere atto di quello che accade e quindi anche di un'eventuale dichiarazione del presidente dell‘assemblea che affermi l’assemblea come validamente costituita a seguito del controllo delle deleghe che potrebbe risultare in un secondo momento non corretto.

Viceversa il verbalizzante entrerebbe nel merito della delibera e assumerebbe un ruolo che non gli compete; infatti il suo controllo deve essere quello di documentare correttamente tutto quanto accade, proprio per dare successivamente modo, a chi ne abbia interesse e sia a ciò legittimato, di prendere correttamente atto di tutta la vicenda.

A tal proposito può essere utile ricordare che la propensione al verbale analitico, come maggior forma di sicurezza per la certezza dello svolgimento dell’assemblea prescinde da parte del verbalizzante dal controllare elementi estranei ai compiti affidatigli, come i fattori di Costituzione dell‘assemblea stessa. Al contrario il verbalizzante non può e non deve riportare pedissequamente tutto quanto il presidente dell‘assemblea ritiene di dover o di non dover inserire, stante L'assoluta inesistenza di qualsiasi forma di subordinazione tra il presidente e il verbalizzante. Il verbalizzante medesimo, infatti  terzo soggetto più o meno qualificato, è autonomo nel raccontare quanto da lui visto e sentito, stante anche la non necessaria contestualità della redazione del verbale, ferma restando la sua responsabilità per tutte le dichiarazioni delle quali se ne assuma la paternità.

E’ opportuno che il verbalizzante, sia un soggetto qualsiasi o un notaio, proceda a un controllo seppur minimo delle deleghe, nel senso di verificare quanto meno la loro materiale esistenza, effettuando così un controllo dettato più dallo scrupolo di effettuare la propria prestazione professionale in modo completo, più che dettato da un vero obbligo giuridico anche perché non si può procedere a un'analisi approfondita nel merito per situazioni che il legislatore non ha voluto attribuire in alcun modo al verbalizzante.

Il notaio che riceva un verbale ove intervengano i soci in proprio e/o per delega, potrà tranquillamente dare atto che la validità dell‘intervento è stato accertato dai presidente, non essendovi l‘obbligo di allegare (e quindi di controllare) le deleghe all’atto pubblico; qualora ai contrario i soci, si costituiscano tutti in atto pubblico, come spesso accade con le società a responsabilità limitata con ristretta base societaria, allora sarà evidentemente necessario il controllo del titolo di rappresentanza, dovendosi correttamente seguire le prescrizioni della legge notarile.

Anna

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