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anna poli

USUFRUTTO SUCCESSIVO

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L'usufrutto successivo.

L'art. 796 c.c. recita che « è permesso al donante di ríservare l'usufrutto dei beni donati a proprio vantaggio, e dopo di lui a vantaggio di un'altra persona o anche di più persone, ma non successivamente ».

La donazione di usufrutto a più persone congiuntamente, e la riserva di usufrutto a favore congiuntamente del donante e di un terzo, o solo di terzi, è unanimamente ammessa.

Generalmente vietata è, invece, la costituzione di un usufrutto successivo, ad eccezione della previsione dell'art. 796 c c .

Il divieto di costituzione di un usufrutto successivo viene generalmente giustificato:

1) dalla inconsistenza del diritto di proprietà se separato in perpetuo dalla facoltà di godimento;

2) dalla volontà del legislatore di vietare le fattispecie che funzionalmente mirano a conseguire i risultati vietati al fedecommesso (Relazione al progetto della Commissione Reale, 105; Torrente 1956, 402, che segnala la posizione successiva dell'art. 796 c.c. rispetto all'art. 795 c.c. che regola la sostituzione).

La dottrina dominante ritiene che l'unica eccezione al divieto di usufrutto successivo (cfr. artt. 698 e 979 c.c.) sia rappresentata dalla donazione di nuda proprietà con riserva di usufrutto in favore del donante e dopo di lui in favore di una o più persone congiuntamente (Torrente 1956, 401).

Non devono essere considerate costituzione di usufrutto successivo, le donazioni contestuali di usufrutto a favore di più persone, con termini di durata certi e successivi (es. Tizio costituisce un usufrutto per cinque anni a favore di Caio e poi successivamente per tre anni a favore di Sempronío).

Parte della dottrina, tuttavia, (Maroi 1941, 363) ritiene che tale ipotesi sarebbe ammissibile solo se la somma dei periodi di tempo stabiliti non superi la durata media della vita umana. Altra dottrina ritiene, invece, che la durata della vita media non è il criterio previsto dalla legge per individuare la contrarietà al divieto di usufrutto successivo. Caso per caso si dovrebbe valutare se la costituzione di usufrutto per tempi prestabiliti successivi, volto a realizzare in concreto il risultato vietato della costituzione di usufrutto successivo.

Un'ipotesi di donazione contraria al divieto di usufrutto successivo è stata ravvisata in giurisprudenza nel negozio con cui il titolare della nuda proprietà disponga, gratuitamente, dell’usufrutto per il periodo successivo alla morte del titolare.

In proposito, in una fattispecie concreta il Tribunale di Catanzaro aveva riconosciuto la nullità di una donazione siffatta (Trib. Catanzaro 10.1.50, FP, 1950, I, 121I; Santoro Passarelli 1951, 543 e ss.). La nullità potrebbe derivare dalla contrarietà al divieto di donare beni futuri (art. 771 c.c.) sia al divieto di patti successori (art. 458 c.c.) sia al divieto di usufrutto successivo (art 796c.c.).

Autorevole dottrina esclude, peraltro, che tale ipotesi possa correttamente individuare una donazione di beni futuri. La certezza del consolidamento dell'usufrutto con la nuda proprietà renderebbe evidente che si tratta della disposizione di un bene presente soggetta al termine della morte dell'usufruttuario. Sarebbe da escludere anche il contrasto con il divieto di patti successori, in ragione del collegamento della disposizione con morte dell'usufruttuario, evento che dovrebbe essere inteso non come momento di apertura della successione di quest’ultimo, come momento in cui si determina il consolidamento dell'usufrutto con la nuda proprietà. La morte dell'usufruttuario sarebbe il termine cui è soggetta la disposizione; tale termine iniziale qualificherebbe, però, la fattispecie in esame come usufrutto successivo (Biondi 1961, 343).

Indirizzo difforme, per una fattispecie simile, è stato tenuto dal Tribunale di Palermo.

La Corte palermitana ha ritenuto valida la donazione del nudo proprietario dell'usufrutto per il periodo successivo alla morte del titolare. Essa non violerebbe alcuno dei divieti sopra ricordati; in particolare non sarebbe violato il divieto di usufrutto successivo quando dell'usufrutto si disponga con atti diversi (Tribunale di Palermo 23/4/54, FP, 1955, I, 528, Pugliese 1955, 528)

Anna

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Il nostro ordinamento vieta l'usufrutto successivo in sede testamentaria, lo limita nel caso di cui all'art. 796 c.c., non dispone nulla per gli atti tra vivi diversi dalla donazione.

Parte della dottrina (Pugliese) ha ritenuto che, in mancanza di una norma che lo proibisca espressamente, sia ammissibile, in quanto non contrasta con l'essenza dell'usufrutto ed il suo carattere di temporaneità, la costituzione o il riconoscimento di un usufrutto successivo in favore di più persone fidiche già tutte viventi, giacchè in tal caso la durata dell'usufrutto risulta predeterminata e limitata in funzione della durata della vita del più longevo tra i successivi beneficiari.

Sembra che la Suprema Corte in alcune sentenze abbia accolto tale impostazione, purtroppo non sono ancora riuscita a leggerne alcuna.

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Cari Colleghi vi segnalo il testo dal quale Anna Poli ha tratto le sue riflessioni in merito all'usufrutto successivo: "La Donazione" di C.Iacovino, V.Tavassi, T.Cassandro; collana Il diritto privato oggi, Giuffrè Editore, 1996, pag. 201.

PS: credo sia corretto citare sempre i testi da cui si copiano commenti, studi o semplici riflessioni...

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Cara Stardust,

                   se non sbaglio, la tesi dell'usufrutto improprio è stata sostenuta da Pugliese.

Bisognerebbe, quindi, consultare qualche suo testo. Attualmente non dispongo di riferimenti più precisi, ma ti farò sapere quanto prima.:)

Ciao

Anna

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Cara Stardust,

                  come ho promesso, ti fornisco dei riferimenti più precisi:

Giovanni Pugliese, "Usufrutto, Uso e Abitazione" in Trattato di Diritto Civile Italiano di Filippo Vassalli, vol. IV, tomo V, pagg. 163 nota n. 11, 209 nota n. 1-2, p.213.

In sintesi posso dirti che in dottrina si definisce usufrutto successivo "improprio" quello che ha per fondamento tante distinte vocazioni contemporanee quanti sono gli usufrutti, diverse l’una dall’altra per il termine diverso stabilito al principio dell’effettivo godimento.

Caratteristica di questo istituto è, che tutti gli onorati devono essere capaci all’apertura della successione e che l’efficacia dei legati successivi al primo è subordinata, oltre che al termine, alla condizione della sopravvivenza dell’onorato. In sostanza, esso ha la medesima natura dell’usufrutto successivo costituito per atto fra vivi.

L’altro tipo di usufrutto successivo definito "proprio" consisterebbe nella successione nella titolarità del medesimo usufrutto da parte di più persone in più vocazioni successive. La differenza è che i requisiti (compresa la capacità dei chiamati) dovrebbero sussistere solo alla morte del precedente titolare.

Anna

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