il duca

successione e livellari

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43 risposte in questa discussione

questa è la pegiore schifezza delle schifezze:

per una successione ho a che fare con terreni ove, in catastao, l'intestazione è:

fabbriceria parrochiale concedente

caia livellaria

:crazy:

cosa faccio????????????? :swear: :wallbash: :wallbash: :wallbash: :wallbash: :crazy:

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senza alcun tipo di approfondimento eforse pure ignoratemente, posso dirti che dovresti innanzi tutto vedere che tipo di livello è e se si può togliere, la tendenza soprattutto per livelli molto vecchi è proprio quella di toglierli. alle brutte metti in successione il diritto di cui gode il livellario senza mettere la proprietà piena, poi sarà lui a decidere se toglierlo o meno.

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o my god!

Non c'è altra soluzione?? Il clinte è venuto in studio prorpio per sistemare la faccenda.... :swear:

atto di affrancazione: i benefici parrocchiali e le fabbricerie piu' non esistono...E' atto bilaterale??

Come faccio a sapere che tipo di livello è? C'è scritto solo "livellario" nella visura :crazy: :crazy: :wallbash:

e come calcolo le imposte su un livello???????? :( :( :(

Modificato da il duca

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Ciao :)

Giustamente, il livello è roba da Duca, perché di origine medioevale :D .

Anzitutto non è detto che le fabbricerie non esistaono più, anche se nel caso di specie, essendo legate ad una parrocchia è facile che sia stata soppressa (la fabbriceria) con l'attribuzione del patrimonio all'ente (ecclesiastico riconosciuto) parrocchia.

Quindi prima di tutto dovresti accertarti se la fabbriceria esiste ancora o se il patrimonio (in particolare i terreni che ti interessano) è stato trasferito all'Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero o all'ente parrocchia.

Tieni conto che l'estinzione della Fabbriceria è fatta con Decreto Ministeriale quindi o presso gli uffici parrocchiali o presso la Prefettura dovresti trovarlo. Sempre con Decreto Ministeriale i beni sono stati trasferiti all'IDSC o alla parrocchia.

Quindi accertato in quale situazione ti trovi, per l'affrancazione (il livello di fatto è un'enfiteusi) sono necessari:

I) Se il terreno è dell'ISDC: la presenza in atto del Rappresentante legale (di norma il Rettore) autorizzato a norma dello Statuto e con licenza del Vescovo rilasciata su parere del Consiglio degli Affari Economici e del Collegio dei Consultori.

II) Se il terreno è della Parrocchia: la presenza del Parroco o dell'Amministratore Parrocchiale con licenza del Vescovo (qui i 2 pareri servono solo se il valore è maggiore di 250.000€).

III) Se, ahimè per te, esiste ancora la fabbriceria: il Presidente della fabbriceria deve essere autorizzato dal Consiglio della Fabbriceria e dal Vescovo a chiedere al prefetto l'autorizzazione a compiere l'atto ablativo per l'ente. L'autorizzazione è data dal Prefetto (se la fabbriceria è istituita in attinenza alla Cattedrale o a Santuari e chiese di grande rilievo storico e artistico l'autorizzazione per i provvedimenti decrementativi del patrimonio è del Ministro degli interni sentito il Consiglio di Stato).

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ti ringrazio ubi ma....

che schifo... :0

mi sa che dalla fabbriceria il "bottino", prima di arrivare alla parrocchia, è transitato dalla chiesa parrocchiale! Tutto sommato ormai in curia mi conoscono :D

Non ho uno straccio di atto di provenienza, è roba antichissima, ducale :(

debbo far contattare l'attuale parroco ;)

bozze di atto?

Mi pare che su Notariato Ipsoa se ne fosse parlato, ne sapete qualcosa?

Modificato da il duca

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Devi vedere chi è il proprietario.

Se il proprietario è il Comune (ossia la collettività) il diritto di livello non è trasferibile nuppure mortis causa in quanto si estingue con la morte del titolare. In realtà però molti se ne fregano e lo mettono in successione qualificandolo quale enfiteusi...

Se proprietario è un altro soggetto, allora il diritto è trasmissibile mortis causa.

Per i livelli del primo tipo, esiste una procedura di affrancazione, attraverso l'ufficio del Commissario per la liquoidazione degli usi pubblici, ma spesso la procedura è antieconomica e ci sono dei requisiti che tuttavia non ricordo...

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dunque, il concedente è un'antica fabbricerie di una chiesa cattolica.

credo si sia estinta con la trasformazione della chiesa in parrocchia nel lontano 1984. non riesco a rintracciare il parroco per avere notie :0 :help:

in catasto mi hanno detto che nella dichiarazione di successione dovrei dichiarare un diritto di piena proprietà,in relazione ai fondi gravati dal livello, accompagnata da dichiarazione sostitutiva di atto notorio con la quale il dichiarante afferma che il canone non è piu' corrsdiposto fa tempo immemore e via dicendo.

Avete notizia di qualcosa di simile??? :0 :0

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allora: vediamo!

atti notori non ne ho mai fatti, tutttavia di tanto in tanto facciamo atti unilaterali di affrancazione di livelli in cui in premessa metto:

"- il livello è un antico diritto che, in seguito all'emanazione del codice civile del 1942 e di varie leggi speciali, tra le quali la Legge 18.12.1970 n.1138, è di fatto ricondotto al diritto di enfiteusi dove il livellario è l'enfiteuta che, come l'enfiteuta (art.965 c.c.), può disporre del proprio diritto sia per atto tra vivi, che mortis causa (Utile dominio). Il diritto del concedente è solo il diritto al canone e l'enfiteuta ha diritto all'affrancazione;

- come risulta dagli atti notarili e dai documenti legali e catastali e come dichiara ed autocertifica XXXXXXXXXXX, ai sensi del D.P.R. 28.12.2000 n.445, non risulta, a memoria di XXXXXXXXXX, che nè alla Chiesa di XXXXXXXX, nè tantomeno al Comune di XXXXXXXX sia mai stato pagato alcun canone o frutto, in dipendenza del predetto livello e non vi sono atti di ricognizione preventiva ai sensi dell'art.969 c.c.;

- pertanto il più volte citato livello, si è estinto, sia eventualmente in forza della legge 29.1.1974 n.16, sia in forza di prescrizione estintiva ventennale a causa della mancata riscossione del canone o dei frutti per oltre venti anni da parte dei concedenti;

- l'affrancazione del livello è equiparata all'affrancazione dell'enfiteusi, anche a seguito del R.D. 12.10.1933 (imposta fondiaria) e del R.D. n.2513 del 8.12.1938;

- anche la Circolare dell'Agenzia del Territorio n.2/T del 26.2.2004 consente l'affrancazione unilaterale;

- la XXXXXXXXXX, avendone diritto per tutto quanto premesso, intende procedere all'affrancazione dei citati immobili.

fatte queste premesse facciamo dichiarare alla parte la volontà di liberare i beni, trascriviamo e volturiamo l'atto

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Agenzia del Territorio

Risoluzione n. 2/2008 del 29 aprile 2008

Oggetto: Affrancazione di usi civici – Trattamento tributario delle formalità ipotecarie e catastali – Tasse ipotecarie e tributi speciali catastali

io ho questa di risoluzione, dove posso recuperare la circolare da te citata?

ops

Agenzia del Terrritorio, Circolare 26 febbraio 2004, n.2/T

Affrancazione usi civici - Forma dei relativi atti -

Eseguibilità delle formalità ipotecarie - Trattamento tributario

Pervengono alla Scrivente, da parte delle strutture periferiche, richieste di chiarimenti in ordine alla correttezza della procedura seguita da alcuni Comuni per l’affrancazione dei canoni relativi a terreni gravati da usi civici, con specifico riferimento alla eseguibilità delle formalità ipotecarie, nonché al relativo trattamento tributario.

Al fine di inquadrare correttamente la fattispecie prospettata, va premesso che le problematiche segnalate si riconnettono alle procedure di affrancazione di fondi, già appartenenti a Comuni o ad altre collettività, la cui occupazione da parte di soggetti abusivi è stata a suo tempo legittimata con l’imposizione di un canone enfiteutico, ai sensi degli artt. 9 e 10 della legge 16 giugno 1927, n. 1766.

Per effetto della legittimazione e della conseguente imposizione del canone, come è noto, si instaura tra ente legittimante e soggetto legittimario un rapporto enfiteutico avente natura esclusivamente privatistica; in pratica, il terreno passa nella libera ed assoluta proprietà del legittimario cui fa obbligo di corrispondere il canone enfiteutico, affrancabile a richiesta del medesimo.

Ora, come è stato più volte ribadito dalla Corte di Cassazione, il provvedimento di legittimazione delle occupazioni abusive di terre del demanio civico, conferisce al destinatario la titolarità di un diritto soggettivo perfetto, di natura reale, sul terreno che ne è oggetto, costituendone titolo legittimo di proprietà e di possesso (Cass. Civ. sez. III, 23 giugno 1993, n. 6940 e SS.UU. 8 agosto 1995, n. 8673).

I rapporti giuridici che si instaurano tra ente concedente e soggetto legittimario a seguito del provvedimento di legittimazione, quindi, non possono che essere ricondotti nell’ambito della disciplina normativa delineata dal codice civile in materia di diritti reali, anche se la peculiare tipologia di affrancazione correlata ai procedimenti di legittimazione su terre di uso civico sembra produrre effetti parzialmente diversi rispetto a quelli riferibili all’affrancazione ordinaria disciplinata dall’art. 971 del codice civile.

Ed invero, con l’affrancazione ordinaria, come è noto, l’enfiteuta consegue ex novo l’acquisto del diritto di proprietà del terreno; con l’affrancazione di cui trattasi, invece, poiché il legittimario è già titolare del diritto di proprietà per effetto della legittimazione, si verifica soltanto una sorta di effetto espansivo del diritto preesistente. Infatti, il diritto di proprietà che già esiste in capo al legittimario, viene soltanto liberato dall’obbligo di corresponsione del canone annuo, imposto con il provvedimento di legittimazione.

In altri termini, l’affrancazione in parola può essere assimilata, quanto agli effetti, alla devoluzione del fondo enfiteutico (art. 972 c.c.) attraverso cui il concedente, come è noto, non acquista un nuovo diritto ma espande solamente il diritto di proprietà di cui è già titolare.

Le differenze evidenziate tra le due tipologie di affrancazione sul piano degli effetti prodotti, tuttavia, non sembrano porre in discussione la natura latamente contrattuale dell’affrancazione, nell’ipotesi in cui la stessa scaturisca, come nel caso di specie, da una intesa tra le parti (ente concedente e soggetto legittimario).

Tanto premesso in termini generali, si evidenzia che la procedura seguita da alcune Amministrazioni comunali appare piuttosto articolata. La parte interessata (c.d. legittimaria) presenta al Comune la richiesta di affrancazione; successivamente, la Giunta Comunale, mediante delibera, aderisce alla richiesta e individua l’importo corrispondente alla capitalizzazione.

Sulla base della delibera di Giunta, alcuni Comuni procedono al riconoscimento dell’affrancazione attraverso l’emanazione di una determinazione dirigenziale.

I dubbi sollevati dagli uffici coinvolgono, in particolare, i seguenti aspetti:

• idoneità della determinazione dirigenziale quale titolo per l’affrancazione;

• trascrivibilità degli atti di affrancazione;

• trattamento fiscale dell’atto di affrancazione, con specifico riferimento ai tributi dovuti per l’esecuzione delle formalità ipotecarie.

Idoneità della determinazione dirigenziale quale titolo idoneo per l’affrancazione

L’Avvocatura Generale dello Stato, interpellata al riguardo dalla Scrivente, con consultiva CS/2749/02 del 15/1/2004, ha in proposito osservato come, “…in mancanza di una specifica indicazione di legge ed anche in considerazione dei ridotti effetti di tale affrancazione rispetto a quella ex art. 971 cc (infatti nel caso che ne occupa non si trasferisce la proprietà del fondo ma si fa venir meno semplicemente la debenza dei canoni), la determinazione dirigenziale, da considerarsi “atto dovuto”, con la quale i Comuni prendono atto della domanda dell’occupante legittimato e ne fanno scaturire gli effetti propri (interruzione del pagamento del canone ed eventuale richiesta di voltura…), sembra possa essere considerato titolo idoneo per l’affrancazione e per il conseguimento degli effetti espansivi del diritto di proprietà ad essa correlati.

Trascrivibilità degli atti di affrancazione

I particolari effetti prodotti dalla peculiare forma di affrancazione di cui trattasi fanno sorgere non poche perplessità in ordine alla necessità di rendere opponibile, attraverso il mezzo della trascrizione, un diritto che già esiste nel patrimonio giuridico del legittimario e che con l’affrancazione viene, di fatto, soltanto ampliato.

In sostanza, l’opponibilità del diritto del legittimario dovrebbe essere assicurata non tanto a valle, attraverso al pubblicità del provvedimento di affrancazione, quanto, a monte, dalla trascrizione del provvedimento di legittimazione a suo tempo adottato ai sensi degli artt. 9 e 10 della legge 16 giugno 1927, n. 1766 e relativo regolamento di esecuzione (R.D. 26 febbraio 1928, n. 332).

Firmato: Mario Picardi

Non ho capito un quantum debeatur di stacippa

Modificato da il duca

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Ciao. :)

Questa risoluzione riguarda gli usi civici, che non mi pare siano il tuo caso. E' vero che gli usi civici (diritti di varia natura a favore di collettività es. frazioni o comuni) spesso si chiamano anche livelli, ma nel tuo caso il livello è praticamente un diritto di enfiteusi derivante da un ente (probabilmente estinto) a favore di un privato (non della collettività come l'uso civico).

Se sei sicuro che nessuno ha più pagato nulla da oltre 20 anni e nessuno ha più richiesto pagamenti da oltre 20 anni;) segui il consiglio del grande Clubi. :ok: Se hai il dubbio che la fabbriceria esista ancora o che sia subentrata nei suoi rapporti la parrocchia e che possano pretendere qualcosa, allora devi cercare di capire come stanno le cose per arrivare ad un tuzioristico atto bilaterale di affrancazione.

Chiama l'Ufficio della Cancelleria della Curia Vescovile, ti sapranno dire, magari richiamando dopo un po', se la fabbriceria esiste ancora o no e se la parrocchia è subentrata, perché il passaggio o l'estinzione è stata fatta con un atto del Prefetto che sicuramente anche in copia in Curia hanno.

Modificato da ubi

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Se il proprietario è il Comune (ossia la collettività) il diritto di livello non è trasferibile nuppure mortis causa in quanto si estingue con la morte del titolare. In realtà però molti se ne fregano e lo mettono in successione qualificandolo quale enfiteusi...

Manco a dirsi, oggi è capitata una roba del genere anche qui.... :help:

Mi dite se il diritto del concedente (a me Comune) è alienabile inter vivos senza il consenso del livellario e viceversa?

Dove li trovo i riferimenti legislativi precisi?

Premetto: non ho un titolo di provenienza (la pratica deriva dalle esecuzioni immobiliari), in catasto si parla di "livello", niente più.

Mi vergogno molto uhm , tempo fa sapevo queste robe a mena dito...

Aiuto... ;)

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Tu hai risolto?

Io mi sono fatta questa idea: faccio fare l'affrancazione unilaterale e poi vendo la piena... Credo che non avrei problemi.

Oppure faccio intervenire con il livellario anche il Comune concedente (cosa fattibile a quanto pare), e vendo sempre la piena...

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faccio intervenire con il livellario anche il Comune concedente (cosa fattibile a quanto pare),

nemmeno sotto tortura...

Il comune non è titolare di un bel niente... il diritto è a favore della "collettività", ma non sapendo come indicarlo per convenzione si è indicato il Comune.

Un collega ci ha fatto una relazione sull'argomento in una riunione di studio... il diritto è inalienabile ed affrancabile solo con procedura speciale.

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Un collega ci ha fatto una relazione sull'argomento in una riunione di studio... il diritto è inalienabile ed affrancabile solo con procedura speciale.

E vabè ma non puoi lanciare il sasso e nascondere la mano... ;)

Più parole e meno chiacchiere, please :D

Dai Zico, che forse la prossima settimana si stipula...

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Semp. calcola poi che il Comune prima di intervenire impiega un sacco di tempo e poi qualcosa lo vorrà incassare.

e poi spiega tu alla parte che effettivamente il precedente notaio gli ha venduto la piena proprietà ma che di fatto lui non è pieno proprietario.

Fai un'affrancazione unilaterale e vendi la piena.

Essendo un atto ricognitivo non sconta le imposta da trasferimento.

Sono cinque o sei anni che le facciamo (una decina all'anno) e nessuno ci ha mai detto niente.

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:( quindi imposte fisse>???

Oggi la diocesi interpellata mi ha risposrto che la fabbriceria è estinta e che di solito loro non fanno alcun atto di affrancazione. Semplice "dichiarazione" catastale...mah :(

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in curia usano il fanatdiritto.

in effetti è la stessa cosa che mi hanno riferito in catasto!

"duttur, al g'à mééta inseema una bela dichiarasiun...." è il livello sparisce!

Modificato da il duca

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Scusa il ritardo ma sono perennemente assente.

Dalle mie parti, Alta Brianza, c'è un forte presenza, soprattutto in Valsassina, di livelli ed usi civici, quindi il CN locale ha commissionato uno studio all'Università di Pavia (prof. Enrico Crippa) sull'argomento che ha raggiunto i seguenti risultati.

Il procedimento è il seguente.

Devi mandare un geometra a consultare l'impianto catastale del 1900. In quella sede, che è l'unica possibile per le verifiche del caso, puoi controllare se il diritto indicato in partita catastale è un livello o un uso civico.

Se è un uso civico, sei messo male. L'uso civico è equiparato ad un bene demaniale ed occorre attivare la procedura di "sdemanializzazione" del bene che può avvenire in due modi. Mediante un atto amministrativo della Regione che con provvedimento della giunta, a seguito di istruttoria del Demanio Regionale, verifica la sostanziale estinzione del diritto ed emana il provvedimento di affrancazione dell'uso civico, di solito a titolo oneroso ma con un corrispettivo quasi sempre effimero. Ovvero un atto notarile con il quale il Comune titolare dell'uso civico devolve il diritto al livellario.

Se invece è un livello occorre distinguere. Se è un livello sacramentale, ossia se la prestazione del livellario si riduce semplicemente alla celebrazione di un sacramento, esso è stato abolito da un Regio Decreto del 1887. Se invece al livello è connaturata un prestazione di facere o il pagamento di un canone livellario, occore ancora distinguere. Se il livello è stato creato prima del 28 ottobre 1941 e non è mai stato richiesto il pagamento del canone o richiesta la prestazione, il livello si considera estinto e quindi si chiede semplicemente con l'atto notarile di vendita o con la successione che venga depennata dalla partita catastale il diritto del concedente. Se il livello è stato creato prima della data suddetta ma è stato percepito il canone, allora bisogna procedere all'affrancazione sul modello del enfiteusi, e quindi con il concorso del comune, come con l'affrancazione degli usi civici.

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