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anna poli

RETRATTO SUCCESSORIO

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Sintesi da:

Rivista del Notariato n. 6/2000 p. 1416 di G. Musolino

Le condizioni soggettive dcl retratto successorio.

La comunione fra erede del coerede e coeredi superstiti come comunione ereditaria e l’applicazione del retratto successorio.

Ciascuna comunione ereditaria, sia che sorga ex lege, sia che trovi origine da volontà testamentaria, non viene meno per la morte di uno dei comunisti, potendo concludersi solo con lo scioglimento e la divisione dei beni mediante attribuzione a ciascuno di valori corrispondenti alla sua quota.

Il carattere ordinario o ereditario della comunione rileva ai fini della disciplina applicabile, in parte differente, a seconda che si tratti di comunione ordinaria o di comunione ereditaria.

In particolare, l’art. 1116 c.c. stabilisce che si possano applicare le norme sulla divisione ereditaria anche alla divisione delle cose comuni, solo se non sono in contrasto con le disposizioni specifiche in tema di comunione ordinaria.

Benché vi siano opinioni favorevoli all’applicazione del diritto di prelazione di cui all’art. 732 c.c. anche alle comunioni ordinarie sulla base del rinvio generale stabilito dall’arI. 1116 c.c, l’indirizzo assolutamente prevalente ritiene tale applicazione non possibile.

Infatti, l’istituto del retratto successorio e lo ius praelationis, che da esso deriva, danno luogo ad una eccezione al principio della libertà dl disposizione dei propri beni: esso non può, dunque trovare giustificazione in presenza di comunioni non sorte per via ereditaria.

La natura eccezionale della norma prevista dall’art. 732 c.c. fa sì che questo non possa essere applicato a fattispecie differenti da quelle contemplate dalla lettera dì esso mediante il sistema di interpretazione basato sull’analogia legis oppure attraverso l’applicazione della regola di interpretazione estensiva secondo cui lex minus dixit quam voluit.

La qualità di estraneo ai fini dell’applicazione dell’art. 732 c.c.

Tra le condizioni soggettive della prelazione vi è la qualità di estraneo che l’acquirente a cui viene trasferita la quota di eredità deve possedere nei confronti della comunione

La finalità principale dell’istituto in esame è, infatti, quella di porre a disposizione di ogni coerede un mezzo per evitare l’inserimento nella comunione ereditaria, attraverso alienazioni a titolo oneroso, di soggetti differenti rispetto a quelli indicati dal legislatore oppure dal testatore.

La definizione di estraneo, comunque, ai fini dell’art. 732 c.c., deve essere intesa non con riferimento alla famiglia del defunto, bensì con riguardo all’eredità di cui fa parte la quota che forma oggetto del peculiare diritto di prelazione.

Deve, dunque, considerarsi estraneo non solamente il soggetto che non è legato da vincoli di parentela con i coeredi del de cuius, ma pure la persona che, benché parente, non partecipa all’eredità di cui fa parte la quota alienata.

Il diritto di prelazione spettante al coerede si deve considerare diritto personalissimo, che, in quanto tale, non è trasmissibile agli eredi del titolare. Sulla trasmissibilità del potere di esercizio del retratto successorio la dottrina è, al

contrario della giurisprudenza, divisa.

Anna

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