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anna poli

DIRITTI REALI DI SECONDO GRADO

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Cari colleghi,

                   approfitto per proporvi un articolo da voi segnalato a proposito dei diritti reali di secondo grado, con particolare riferimento all’usufrutto, di cui si parlava qualche giorno fa nel Topic Traccia inter vivos di Diritto di Famiglia :smile:

Estratto rielaborato da La costituzione di diritti reali a carico di beni già gravati da altri diritti di S. Sammartino in Vita Notarile n. 3, 1998, p. 1926

Parte della dottrina ammette la costituzione sul bene oggetto dell’usufrutto di diritti reali di garanzia o di godimento. Alcuni ritengono che sia lo stesso legislatore a prevedere all’art. 2810, n. 2 c.c., come oggetto dell’ipoteca il diritto di usufrutto. La stessa poi si estenderà ai miglioramenti ed alle accessioni del bene in usufrutto. Nel caso di estinzione di quest’ultimo per causa diversa dalla rinuncia o dall’abuso dell’usufruttuario il diritto reale di garanzia si estinguerà. Se l’usufrutto viene meno per i due motivi sopra indicati, ovvero per la riunione nella persona dell’usufruttuario della qualità di nudo proprietario, «l’ipoteca perdura fino a che non si verifichi l’evento che avrebbe altrimenti prodotto l’estinzione dell’usufrutto».

Per quanto riguarda l’enfiteusi, la dottrina prevalente ritiene che tale diritto, per la sua ampiezza, può essere costituito soltanto dal proprietario del terreno. Altra dottrina riconosce siffatto potere anche all’usufruttuario. In effetti il titolare del diritto dì usufrutto ha il godimento del bene e il dovere di rispettarne la destinazione economica; il godimento e il dovere sembrerebbero ben conciliarsi con la costituzione di un diritto di enfiteusi in favore di un terzo. In questo caso la particolarità che potrebbe far propendere per il divieto va ricercata nel fatto che la durata minima dell’enfiteusi è pari a venti anni e, nel caso in cui l’usufrutto originario venga meno prima di questo termine, si estinguerà anche il diritto di enfiteusi. Vi è poi l’impossibilità per il titolare del diritto di usufrutto a tempo, ad esempio, per una durata di dieci anni, di costituire un’enfiteusi poiché la durata minima di questa è pari a venti anni.

Circa il diritto di abitazione e di uso concessi dal titolare del diritto di usufrutto si contrappongono due diversi orientamenti: il primo secondo cui la costituzione di un diritto è assimilabile al trasferimento di questo; pertanto considerando che l’uso e l’abitazione non si possono cedere, allo stesso modo non possono essere concessi dall’usufruttuario. In senso contrario si è pronunciata più volte la Suprema Corte secondo la quale il divieto posto dall’ar-

ticolo 1024 c.c. tutela soltanto il nudo proprietario al fine di evitare che la sua proprietà risulti gravata per troppo tempo da un diritto ulteriore. Pertanto, con il consenso di quest’ultimo è possibile il trasferimento dei suddetti diritti reali e, quindi, la loro costituzione da parte del titolare del diritto di usufrutto.

Per quanto riguarda la costituzione di una servitù da parte dell’usufruttuario su di un fondo, è lo stesso legislatore a stabilirlo all’articolo 1078 c.c. sia pure soltanto a favore del fondo goduto in usufrutto. Per la costituzione a carico del fondo oggetto dell’usufrutto, il dato normativo non richiede il consenso dell’usufruttuario, purché la stessa servitù non pregiudichi il diritto di quest’ultimo. Da ciò si ricava che se il nudo proprietario, il quale non ha il godimento del fondo, può da solo, nei limiti di cui sopra, imporre una servitù a carico del proprio fondo, allo stesso modo l’usufruttuario può costituire tale servitù con un contenuto anche più ampio perché sarà lui stesso a decidere i limiti di tale diritto senza il consenso del nudo proprietario  

Può sorgere il problema della ammissibilità nel nostro ordinamento della c.d. servitù ad tempus che parte della dottrina non ammette ritenendo possibile soltanto la servitù perpetua (fatti salvi i casi di estinzione stabiliti dal legislatore).

A favore della servitù a tempo determinato si può ritenere che se la servitù costituita a carico del fondo enfiteutico cessa nel momento in cui si estingue l’enfiteusi (alt. 1077 c.c.) per decorso del termine, ciò significa che implicitamente vi è un termine di durata per la stessa servitù.

Anna

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