Vai al contenuto
anna poli

IL DIRITTO D'USO

Rate this topic

Recommended Posts

Cari colleghi,

                dopo aver accennato alla disciplina dell'usufrutto, continuiamo l'analisi degli altri diritti reali con un approfondimento sulle caratteristiche del diritto di uso.

Rielaborazione da "Uso, usufrutto, abitazione" di G: Pugliese, volume IV, tomo 5°, p. 726

IL SOGGETTO DELL’USO

Il problema che può porsi riguardo al titolare dell’uso è se debba trattarsi necessariamente di una persona fisica o se il diritto possa spettare anche a una persona giuridica. Una superficiale riflessione è sufficiente a far intendere che la risposta al quesito dipende dallo stabilire se l’uso è destinato a. soddisfare esigenze personali dell’usuario o qualsiasi genere di esigenza

Le facoltà di servirsi di una cosa non sono destinate soltanto a soddisfare esigenze di carattere personale, ma si estendono a tutte le utilità che la, cosa, può fornire

La regola, che prescrive l’uso diretto, non implica anche una limitazione quantitativa. In fatto potrà accadere che l’uso, dovendo essere diretto, risulti talvolta inferiore alle possibilità di utilizzazione offerte dalla cosa; ma il diritto dell’usuario rimane integrale.

Da un altro lato, si è espressamente concesso all’usuario di servirsi della cosa per le proprie attività economiche.

Le facoltà di utilizzazione possono spettare a una persona giuridica, allo stesso modo che a una persona fisica, cioè la persona giuridica è un idoneo soggetto dell’uso di una cosa infruttifera o, più in generale, dell’uso circoscritto alla mera utilizzazione. Non ci sarebbe motivo per negare a una persona giuridica l’uso di un edificio quale sede della propria amministrazione, l’uso di un’automobile per gli spostamenti dei propri dirigenti nell’esercizio del loro ufficio, l’uso di attrezzi e macchinari nell1attività produttiva che costituisca il proprio scopo.

Diverso discorso deve farsi, a me sembra, riguardo alla facoltà di percepire frutti. In proposito l’art. 1021 stabilisce che l’usuario e può raccogliere i frutti per quanto occorre ai bisogni suoi e della sua famiglia.

Ci si chiede a quali bisogni si riferisce: ai bisogni personali o anche a quelli inerenti a un’attività economica esercitata dall’usuario o dai - suoi familiari?

Occorre tenere presente che l’art. 1021 contempla una categoria alquanto ristretta di bisogni, in cui non rientrano quelli che pur possono spettare a una persona giuridica in dipendenza dello scopo che persegue. D’altra parte, non c’è da temere che, negando alla persona giuridica i bisogni di cui parla l’art. 1021, si escluda che essa possà essere titolare di un uso. I bisogni vengono in considerazione riguardo alla possibilità di percepire frutti, non riguardo a quella di utilizzare la cosa. L’uso può essere giustificato anche dai bisogni inerenti ad attività economiche svolte dal soggetto; si richiede soltanto che l’uso sia diretto. La natura personale dei bisogni è prescritta invece per giustificare la percezione dei frutti; e in quest’ambito un’estensione del concetto di bisogno non sembra possibile.

Parte della dottrina sostiene che i bisogni di cui parla l’ari. 1022 sono quelli delle persone fisiche; lo stesso si può dire dei bisogni contemplati dall’art. 1021, che, fra l’altro, usa la medesima formula.

Concluderemo dunque che le persone giuridiche sono idonee, al pari delle fisiche, a divenire titolari di un diritto di uso. Se non che le loro facoltà rimangono circoscritte all’utilizzazione, anche quando si tratta di cose fruttifere, in quanto non si verifica nei loro riguardi la condizione a cui è subordinato il diritto ai frutti, ossia la sussistenza di bisogni personali da soddisfare.

Ben si intende, per altro, che, quando a una persona giuridica avente istituzionalmente un certo scopo, si conferisce l’uso di una cosa, che produce proprio il genere di frutti rispondenti a tale scopo (p. es. a una società per azioni produttrice di marmellate si conferisce l’uso di un frutteto), tale precisa corrispondenza può rappresentare un indizio che si è voluto in realtà costituire un usufrutto, anzichè un uso. Si tratta insomma di interpretare correttamente, valendosi anche di codesta circostanza, la portata dell’atto costitutivo.

L'OGGETTO DELL’USO

La determinazione dei beni, su cui può costituirsi un uso, dipende anch’essa dai caratteri di questo diritto.

La cosa in uso deve essere utilizzata direttamente, sia pure per esercitare un’attività economica; i frutti della cosa possono essere percepiti solo se e per quanto occorra ai bisogni personali dell’usuario e della sua famiglia.

Questi due diversi aspetti dell’uso devono essere tenuti entrambi presenti, per discriminare le cose suscettibili di uso da quelle inidonee a tale diritto.

Una cosa per essere un valido oggetto di uso:

a) deve essere utile, ossia soddisfare interessi socialmente apprezzabili mediante la semplice e diretta utilizzazione, a prescindere dalla raccolta di frutti;

b) se non è idonea alla pura utilizzazione, deve almeno. produrre frutti, che possano soddisfare

direttamente bisogni personali dell’usuario o della sua famiglia.

Le cose che non possiedono nessuna delle due qualità non sono capaci di uso.

L’uso dell’azienda consiste nel far funzionare l’organizzazione per la produzione o lo scambio di beni o di servizi; e questo funzionamento non ha altro scopo e altro significato che il conseguimento di utili. Ora, gli utili di un’azienda si concretano in somme di denaro; e il denaro, non rientra tra quei frutti, che possono occorrere ai bisogni dell’usuario e della sua famiglia (art. 1021), poichè, sebbene mezzo principe di soddisfazione di bisogni, è un mezzo generico, il cui unico impiego consiste nello scambio con beni direttamente utili ai bisogni. Per codesta sua caratteristica esso sfuggirebbe al limite stabilito dall’art. 1021.  Di conseguenza non si può ammettere che l’usuario percepisca il reddito dell’azienda; e chi non può appropriarsi del reddito, non ricava dall’uso dell’azienda alcuna utilità.

Un discorso analogo può farsi per talune opere dell’ingegno. Un’utilizzazione delle opere artistiche, letterarie e musicali può consistere nel contemplarle, leggerle, ascoltarle o eseguirle; non v’è motivo di esc1udere in astratto che una simile utilizzazione formi il contenuto di un diritto di uso. Però può accadere in concreto che la possibilità di utilizzare in tal modo l’opera non soddisfi nessun reale interesse, in quanto essa è già di dominio pubblico, e non c’è bisogno del diritto di uso, per poterne trarre il piacere spirituale che essa procura.

Anna

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi

Join the conversation

You can post now and register later. If you have an account, sign in now to post with your account.

Ospite
Rispondi...

×   Pasted as rich text.   Paste as plain text instead

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

Caricamento...

×
×
  • Crea Nuovo...