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anna poli

ATTO COSTITUTIVO E STATUTO

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Cari colleghi,

             visto che stiamo ampiamente dibattendo dell’argomento nel Forum Quid Iuris? ripropongo qui di seguito una rivisitazione delle conclusioni dell’articolo di G Serpi “Alcune considerazioni sulla recente massima del Tribunale di Roma in tema di rapporti tra atto costitutivo e statuto” tratto da Rivista del Notariato 1997 n. 1-2 p. 131

Per quanto riguarda l’obbligo della lettura dell’allegato nei casi cui in esso siano contenuti in via eccezionale, e nei casi previsti dalla legge, elementi essenziali del negozio si suggerisce una soluzione tuzioristica, per cui deve ritenersi che vi sia obbligo non dispensabile di lettura.

Il fatto che venga consentito che esso eccezionalmente sia contenuto in un allegato non sembra che possa costituire anche deroga alla formalità della lettura che è essenziale formalità dell’atto pubblico.

L’art. 2328 u.c. del codice civile prevede espressamente che lo statuto possa formare oggetto di atto separato con l’unico obbligo di allegare tale atto separato all’atto costitutivo: lo statuto quindi può essere contenuto in un documento non avente natura di atto pubblico perché per definizione un atto pubblico non può essere allegato ad un altro atto pubblico.

Come l’esperienza comunemente insegna lo statuto infatti se redatto separatamente dall’atto costitutivo è contenuto in un documento avente natura di scrittura privata.

Questa natura non muta anche se nello statuto sono inseriti elementi essenziali dell’atto costitutivo come risulta chiaramente proprio dall’art. 2332 n. 5 c.c. La natura di scrittura privata dello statuto è sempre identica sia che esso contenga sia che non contenga elementi essenziali dell’atto costitutivo.

È esatta l’affermazione che la relatio in via di principio non è consentita nei negozi a forma solenne ma proprio l’art. 2332 n. 5 costituisce una delle deroghe espresse al generale principio della inammissibilità della relatio nei negozi a forma solenne.

In realtà la dottrina è concorde nel ritenere che, indipendentemente dall’obbligo o no della lettura, al notaio incombe pur sempre l’onere di indagare la volontà delle parti anche rispetto allo statuto allegato, l’onere di renderne chiaro il contenuto nelle sue conseguenze giuridiche e di controllare infine che non sia viziato da clausole illegittime.

Del pari è vero che l’obbligo di lettura. non conferisce di per sé a un allegato natura di atto pubblico, ma come si è visto tale obbligo nasce non già dalla volontà di conferire allo statuto natura di atto pubblico ma dal fatto che in esso, che rimane scrittura privata, siano inseriti gli elementi essenziali previsti nell’art. 2332 n. 5 c.c.

La tesi sostenuta da autorevole dottrina e dalla predominante giurisprudenza secondo la quale è ben possibile, come espressamente previsto dall’art. 2332 n. 5 c.c., inserire nello statuto, che rimane scrittura privata, alcuni elementi essenziali dell’atto costitutivo e che in tal caso anche per lo statuto valga l’obbligo inderogabile di lettura che vale per l’atto costitutivo.

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