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  1. 'Società a un euro? Una bufala'

    di Emilio Fabio Torsello. 'Nessuna banca può finanziare un'azienda con questo capitale e c'è il rischio che la criminalità ne approfitti per l'usura o per fare da socio occulto'. L'attacco di Ranieri Razzante, presidente dell'associazione anti riciclaggio, alla riforma voluta da Monti. Si fa presto a dire "società a un euro". Presentata dal governo Monti come un'innovazione dedicata ai giovani "under 35", la forma societaria per cui un'azienda può essere aperta bypassando i costi notarili e praticamente in assenza di capitale sociale - ridotto alla simbolica cifra di un euro - rischia di essere un "flop tecnico" che non porterà alcun beneficio né ai giovani né allo Stato. Niente prestiti. "Per le norme imposte dalla Banca d'Italia - spiega Ranieri Razzante, presidente dell'Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio (Aira) e consulente della Commissione Parlamentare Antimafia - non esiste alcun istituto che possa finanziare un'impresa con un capitale sociale di un euro. Le istruzioni di Vigilanza di Bankitalia, infatti, prevedono un rapporto stretto tra gli affidamenti (i soldi prestati dagli istituti alle imprese, ndr) e le garanzie patrimoniali, costituite dal capitale sociale e dai fondi di riserva (cosiddetto "patrimonio netto", ndr). Se a queste garanzie si aggiungono quelle fideiussorie, non si capisce come questo tipo di società possa ottenere credito, soprattutto se si tratta di start-up costituite da giovani". Le infiltrazioni mafiose. Ma un allarme da non sottovalutare riguarda anche e soprattutto le infiltrazioni mafiose: "il pericolo - prosegue Razzante, che è anche docente di Legislazione Antiriciclaggio presso l'università di Bologna - è il finanziamento all'impresa da parte della mafia, sia come forma di prestito ad usura, con fatture apparentemente legali verso aziende criminali collaterali di comodo cui si pagheranno le forniture, sia come socio occulto in un'azienda guidata da un insospettabile. Un allarme di questo tipo è stato lanciato anche da diversi magistrati antimafia". E la questione del capitale è fondamentale, "poiché si possono richiedere prestiti per i macchinari e le attrezzature utili a far partire una società solo con un capitale sociale di garanzia: avere un euro nelle casse dell'azienda equivale a chiedere un prestito ed essere disoccupati. Nel provvedimento - aggiunge - non si parla invece di agevolazioni creditizie, norma che avrebbe dovuto essere prevista nel documento, con il Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese o attraverso i Confidi garanti delle società presso le banche". I controlli di legalità. Ma Ranieri Razzante sottolinea anche "l'assenza di controlli di legalità da parte dei pubblici ufficiali, visto che gli atti costitutivi non avranno forma obbligatoria. Assenza che non consentirà, tra l'altro, alcun controllo antiriciclaggio, previsto dalla normativa a carico dei notai quando si trovano a trattare operazioni sospette". Quale guadagno per lo Stato? E la questione riguarda anche gli introiti che lo Stato dovrebbe incassare una volta avviate queste società. "Le aziende a un euro sono veri e propri mostri giuridici che non porteranno soldi nelle casse dello Stato: quale volano di economia si dovrebbe creare attorno a queste imprese tale da permettere fatturati tassabili?". E infatti, sebbene in capitale sociale previsto sia irrisorio, la tassazione sarebbe tutt'altro che agevolata. Le società a un euro, aggiunge Razzante, "non potranno partecipare ad alcun appalto per cui è previsto un capitale sociale minimo. E in un periodo in cui chiudono piccole e medie imprese davvero ci si aspetta che aprano e sopravvivano società con un euro di capitale sociale? Ai tecnici la risposta". Contro la libertà d'impresa. Chi ha dovuto costituire spa o srl, infine, si troverà concorrenti con capitale a un euro, "un particolare che va contro la libertà di impresa. E si tratta - conclude Razzante - di osservazioni tecniche, non politiche, nei confronti di un Parlamento che ha approvato senza obiezioni una forma societaria che non può esistere". FONTE: L'Espresso - 10 settembre 2012 Click here to view the articolo
  2. Srl ordinarie con capitale minimo

    Nuovo intervento di radicale riforma per la disciplina della società a responsabilità limitata. Dalle versioni semplificate a quella istituzionale. La legge di conversione del decreto legge 76/2013 abolisce la neonata Srlcr (e cioè la società a responsabilità limitata con capitale ridotto, introdotta dal decreto legge 83/2012); consente di costituire Srl "ordinarie" con capitale anche inferiore ai 10mila euro; riforma la Srls (la società a responsabilità limitata semplificata, introdotta dal dl 1/2012) non limitandola più alla partecipazione di soci con meno di 35 anni. Non si possono più costituire Srlcr e tutte le Srlcr finora costituite sono "convertite" e "ridenominate" in Srls, senza che per tale fine occorra la stipula di alcun atto formale (vi provvedono in automatico gli uffici del Registro delle Imprese).Viene inoltre abolito il divieto di costituire Srls per chi abbia già compiuto 35 anni: qualunque persona fisica può ora essere socia di una Srls. Rimane invece il vincolo preesistente circa l'insuscettibilità della Srls ad avere soci diverse dalle persone fisiche: e ciò sia in sede di costituzione sia nel corso della vita della società (cosicchè i soggetti diversi dalle persone fisiche non possono entrare in una Srls né per acquisto di quote né per effetto di operazioni come aumenti di capitale, fusioni e scissioni). Altra novità è la previsione secondo cui gli amministratori della Srls non devono più, come accadeva anteriormente, essere anche necessariamente soci: disposizione che nei fatti apre l'organo amministrativo della Srls alla partecipazione di persone fisiche non socie e, forse, anche alla partecipazione di soggetti diversi dalle persone fisiche (salvo che un divieto in tal senso implicitamente derivi dal fatto che la Srls costituisce l'unico tipo sociale del nostro ordinamento nel quale solo le persone fisiche possono rivestire la qualità di soci). Come noto, la Srls è caratterizzata dal fatto che il suo atto costitutivo deve essere conforme al modello standard dettato con decreto ministeriale (si tratta del decreto del ministero della Giustizia 23 giugno 2012, n. 138, che, probabilmente, dovrà essere oggetto di ritocco, "a valle" della conversione del decreto legge 76/2013). Ebbene, viene ora disposto che le clausole di questo modello sono inderogabili, mettendo in questo modo la parola fine al controverso tema della modificabilità pattizia delle formule contenute nel regolamento ministeriale. In altri termini, chi vuole costituire la Srls, deve tenersela così come delineata nella legge e nel decreto attuativo (ciò che giustifica la riduzione dei costi di costituzione e, in specie, la gratuità dell'intervento notarile); chi invece vuole una Srl con capitale ridotto ma con statuto tailor made, deve utilizzare la Srl "ordinaria" con le regole previste per il caso del capitale inferiore ai 10mila euro. La Srl disegnata dalla legge di conversione del decreto 76/2013 presenta poi, come principale innovazione, il fatto di poter avere il capitale sociale inferiore ai 10mila euro e non inferiore a 1 euro. In questo caso: - non possono essere effettuati conferimenti diversi dal denaro (e quindi non sono possibili i conferimenti in natura); - i conferimenti in denaro vanno per intero versati nelle mani di coloro che sono nominati amministratori della società (e di conseguenza non è ammesso il cosiddetto versamento "per centesimi"); - una somma pari a un quinto degli utili netti risultanti dal bilancio di ogni esercizio deve essere mandata a formare la riserva legale, e ciò fino a che il patrimonio netto della società non abbia raggiunto la soglia di 10mila euro (dopo di che - se ne ricorrono i presupposti - torna vigente la regola ordinaria, per la quale un ventesimo degli utili netti deve essere destinato, in ogni esercizio, a integrare la riserva legale fino a che essa non abbia raggiunto il quinto del capitale sociale); - tale riserva può essere utilizzata solo per imputarla a capitale sociale o per copertura di eventuali perdite; e deve essere sempre reintegrata in tutti i casi in cui risulta diminuita per qualsiasi ragione. Per tutte le Srl viene infine disposta l'abolizione del versamento in banca del capitale iniziale: i "centesimi" d'ora innanzi si affidano ai neo nominati amministratori. Il quadro delle forme societarie 01 | ABOLITA LA SRLCR - Non si possono più costituire Srlcr - Le Srlcr esistenti sono automaticamente convertite in Srls, senza bisogno di alcuna formalità 02 | LA NUOVA SRLS - I soci devono essere persone fisiche, senza limiti di età - Gli amministratori non debbono necessariamente essere soci - Lo statuto standard non è modificabile 03 | LA NUOVA SRL - La Srl potrà avere un capitale sociale anche inferiore a 10mila euro (ma non inferiore a 1 euro) - È abolito il versamento dei "centesimi" in banca: il capitale iniziale si deve versare agli amministratori 04 | LA NUOVA SRL CON CAPITALE INFERIORE A 10MILA EURO - Non possono essere effettuati conferimenti diversi dal denaro - I conferimenti in denaro devono essere versati per intero (nelle mani degli amministratori) - Deve essere accantonato a riserva legale 1/5 degli utili annui, fino a che il patrimonio netto non raggiunge i 10mila euro - Questa riserva può essere utilizzata solo per imputarla a capitale sociale o per copertura di eventuali perdite e deve essere reintegrata se diminuita per qualsiasi ragione FONTE: il Sole 24 Ore del 14 agosto 2013 Angelo Busani Click here to view the articolo
  3. Premessa Il 29 agosto 2012 è entrato in vigore il Decreto del Ministero della Giustizia 23 giugno 2012 n. 138, pubblicato sulla G.U. n. 189 del 14 agosto 2012, recante "Regolamento sul modello standard di atto costitutivo e statuto della società a responsabilità limitata semplificata e individuazione dei criteri di accertamento delle qualità soggettive dei soci in attuazione dell'articolo 2463-bis, secondo comma, del codice civile e dell'articolo 3, comma 2, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, recante Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività". Nelle presenti note si intendono chiarire, senza alcuna pretesa di completezza, alcuni profili problematici sollevati dai notai all’indomani della pubblicazione del D.M. in sede di pratica attuazione. Assoluta rigidità del modello e coordinamento con le norme della legge notarile sulla forma degli atti Il legislatore, nell’art. 2463-bis ha espressamente stabilito la sottrazione all’autonomia privata del contenuto dell’atto costitutivo, che deve essere redatto in “conformità al modello standard tipizzato”, con rinvio ricettizio ad un contenuto statuito da un regolamento ministeriale e, quindi, predeterminato dal legislatore Il Regolamento, adottato dal Ministro della Giustizia di concerto con i Ministri dell'Economia e delle Finanze e dello Sviluppo Economico, si compone di due articoli e di un allegato. L'art. 1 ribadisce che l'atto costitutivo, recante anche le norme statutarie della società a responsabilità limitata semplificata di cui all'articolo 2463-bis del codice civile deve essere redatto per atto pubblico in conformità al modello standard riportato nella tabella A allegata al decreto. Dunque, si prevede un unico atto rispettoso della legge notarile e contenente le regole organizzative della società. Si tratta di un documento unico, e quindi non v’è, né vi potrebbe essere, uno statuto allegato così come anche previsto in via generale dal codice per la società a responsabilità limitata “ordinaria”. Il comma 2 dispone che "si applicano, per quanto non regolato dal modello standard di cui al comma 1, le disposizioni contenute nel libro V, titolo V, capo VII del codice civile, ove non derogate dalla volontà delle parti". La norma non può che essere intesa nel senso che le disposizioni che integrano la disciplina degli aspetti organizzativi della società in aggiunta a quelle contenute nell’atto costitutivo standard, sono le norme codicistiche dispositive relative al funzionamento della società. Il modello standard non dà, infatti, scelte opzionali se non in ipotesi espressamente previste (es. nella scelta tra amministratore unico e cda). Per tutto ciò che non è disciplinabile nell'atto costitutivo, stante la rigidità del modello standard tipizzato, trova quindi applicazione - in quanto compatibile - la corrispondente disciplina codicistica della s.r.l. Ne consegue, quindi, che il contenuto dell'atto costitutivo non può che esser quello predefinito nel modello tipizzato, e non può contenere nessuna pattuizione ulteriore, che sarebbe altrimenti inficiata da nullità. Diversamente, riducendo il modulo standard ministeriale ad un semplice zoccolo duro "minimale", si svuoterebbe del tutto di significato e di effetti concreti la scelta del legislatore di inquadrare in uno schema ben preciso e delimitato la s.r.l. "semplificata", nella quale alla eccezionale compressione dell'autonomia privata corrisponde l'abbattimento solo di alcuni dei costi di start up (in tal senso anche il parere del Ministero dello Sviluppo Economico – Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione, del 30 agosto 2012, prot. 0182451) . A conferma di ciò assume rilievo, sotto tale profilo, il principio di tipicità delle iscrizioni nel registro delle imprese: la tipicità della pubblicità va riferita non solo all’atto, ma al contenuto dell’atto, per cui possono essere iscritte solo le situazioni previste dalla legge e di tali situazioni “devono essere registrati soltanto quei dati che la legge stessa indica di volta in volta”. Una diversa interpretazione non pare in alcun modo possibile anche in ragione del fatto che altrimenti la norma regolamentare verrebbe a contrastare con la legge ordinaria che non lascia alcuno spazio all’autonomia privata (v. art. 2463-bis, comma 2, c.c.: “l’atto costitutivo deve essere redatto in conformità al modello standard tipizzato con decreto del Ministro di Giustizia di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro dello sviluppo economico, e deve indicare …”; e 5 “Salvo quanto previsto dal presente articolo, si applicano alla società a responsabilità limitata semplificata le disposizioni del presente capo in quanto compatibili”). Per la medesima ragione, poiché il regolamento non può derogare alla legge ordinaria, l’atto costitutivo conforme al modello standard allegato al D.M., dovendo constare da atto pubblico, dovrà rispettare le norme della legge notarile sulla forma degli atti, e quindi dovrà contenere quelle indicazioni e menzioni che sono richieste dagli artt. 47 e ss. della legge 89/1913 (indicazione dei numeri di repertorio e raccolta, intestazione “REPUBBLICA ITALIANA”, indicazione in lettere per disteso dell'anno del mese, del giorno, del Comune e del luogo in cui è ricevuto; il nome, il cognome e l'indicazione della residenza del notaro, e del Collegio notarile presso cui e iscritto, ecc.). Riflessi della rigidità del modello: indicazione della sede, durata, esercizio sociale La rigidità del modello implica che rispetto ad esso è consentita solo ed esclusivamente la compilazione delle parti lasciate in bianco nella tabella allegata al DM, senza alcuna possibilità di integrazione del testo per volontà delle parti. Ciò implica alcune importanti conseguenze. La prima, sul piano del contenuto dell’atto, è che ogni integrazione o variazione al modello non consentita implica una difformità rispetto al modello che si traduce nella nullità delle relative clausole, salva l’automatica sostituzione di diritto con le regole codicistiche. La seconda, è che indubbiamente ciò comporta come conseguenza che non potranno essere regolati dall’autonomia dei soci taluni profili della vita della società che trovano tuttavia soluzione nelle regole codicistiche. È il caso, ad esempio, della durata della società: il modello non ne consente una specifica determinazione e, non essendovi nel codice una regola di default che stabilisca un limite temporale, ne discende che la società è a tempo indeterminato, con conseguente operatività del recesso ad nutum ai sensi dell’art. 2473 c.c. O, ancora, è il caso della durata dell’esercizio sociale: l’unica regola codicistica applicabile è quella della durata annuale dell’esercizio, ricavabile dall’art. 2364, comma 2, c.c., richiamato dall’art. 2478-bis, comma 1, c.c.; e quello della annualità dell’esercizio è un principio ritenuto inderogabile poiché volto a garantire il consolidamento delle attività sociali e a tutelare le ragioni dei creditori. L’inderogabilità del principio dell’annualità trova un temperamento per l’ipotesi in cui lo spostamento della data di chiusura del primo esercizio sociale sia relativo ad un periodo così limitato da non consentire la redazione di un bilancio significativo (Consiglio notarile di Milano; massima n. VII dell'8 maggio 2001, confermato nella sostanza dalla massima n. 16 del 26 febbraio 2004 e successivamente dalla massima n. 116 dell’8 giugno 2010 che quantifica in una durata del primo esercizio sociale di quindici mesi. ConformeComitato notarile del Triveneto, A.A. 7- Durata primo esercizio di una società di capitali - 1° pubbl. 9/04 - modif. 9/11). Fermo restando che sul punto nessuna indicazione appare consentita nel modello standard, le indubbie difficoltà che ne deriverebbero per la società ove si ritenesse che il primo esercizio si chiuda decorso l’anno dalla costituzione sembrano poter esser ridimensionate tenendo conto di quanto dispone l’art. 76 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (testo unico delle imposte sui redditi). La norma, che disciplina il periodo di imposta ai fini IRES, prevede che “il periodo di imposta è costituito dall'esercizio o periodo di gestione della società o dell'ente, determinato dalla legge o dall'atto costitutivo. Se la durata dell'esercizio o periodo di gestione non è determinata dalla legge o dall'atto costitutivo, o è determinata in due o più anni, il periodo di imposta è costituito dall'anno solare”. Nel caso della società a responsabilità limitata semplificata da un lato la legge non determina la durata dell'esercizio (così come per le altre società), e dall’altro lato non è data possibilità, per i soci, di stabilire tale durata nell’atto costitutivo. Dunque, si tratterebbe di una società il cui esercizio non è determinato né dalla legge né (può essere determinato) dalla volontà dei soci. Con la conseguenza che l’applicazione del disposto dell’art. 76 TUIR imporrebbe alla s.r.l.s. la redazione, di un bilancio, ai fini dell’imposta, parametrato all’anno solare. Nonostante la citata disposizione abbia ad oggetto il periodo di imposta e l’esercizio sociale vi venga preso in considerazione solo per determinare l’arco temporale cui detto periodo si riferisce, il principio di economia dei mezzi giuridici e l’istanza di semplificazione sottesa a queste disposizioni potrebbero allora portare a ritenere che essendo comunque tenuta la società alla redazione del bilancio ai fini IRES per l’anno solare, tale periodo possa valere anche ai fini civilistici, pur nel silenzio dell’atto costitutivo. Con la conseguenza che, per il primo esercizio, la società potrebbe redigere un unico bilancio parametrato all’anno solare, a patto che, comunque, non si superi il limite dei quindici mesi. Si è posto, inoltre, il problema della indicazione della sede: tale indicazione riguarda, anche per le sedi secondarie, solo il comune, e non anche l’indirizzo. L’indirizzo è richiesto, invece dall’art. 111-ter, disp. att. c.c., nella domanda per l'iscrizione presso il registro delle imprese dell'atto costitutivo ma la sua indicazione nell’atto non è necessaria. L’integrazione delle regole tipizzate con le norme dispositive del codice: in particolare, le regole di funzionamento Le regole relative di funzionamento della società sono quelle che risultano dall’integrazione dell’atto costitutivo “tipizzato” con la legge. A titolo esemplificativo, si esamineranno qui gli aspetti relativi a decisioni dei soci, amministrazione e rappresentanza e controllo. Per quanto riguarda il primo profilo, sono riservate alla competenza dei soci solo le materie indicate dal comma 2 dell’art. 2479 (approvazione del bilancio e distribuzione degli utili; nomina degli amministratori; nomina nei casi previsti dall'articolo 2477 dell’organo di controllo; modificazioni dell'atto costitutivo; decisione di compiere operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell'oggetto sociale determinato nell'atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti dei soci), e gli argomenti che uno o più amministratori o tanti soci che rappresentino almeno un terzo del capitale sociale sottopongono alla loro approvazione. L’atto costitutivo “tipizzato” non consente invece di riservare ai soci ulteriori competenze. Quanto alle modalità di formazione della volontà dei soci, il punto 8 dell’atto costitutivo “tipizzato” si limita ad individuare nell’amministratore unico e nel presidente del consiglio di amministrazione il soggetto che presiede l’assemblea “ove sia richiesta deliberazione assembleare per la decisione dei soci”. Previsione, questa, che va letta nel senso che il ricorso al metodo assembleare è inderogabile solo nei casi previsti dall’art. 2479 comma 4, e cioè per le modificazioni dell'atto costitutivo e la decisione di compiere operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell'oggetto sociale determinato nell'atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti dei soci, riduzione del capitale per perdite ai sensi dell'articolo 2482-bis (su cui vedi infra) nonché lo richiedano uno o più amministratori o un numero di soci che rappresentano almeno un terzo del capitale sociale. Ne deriva, quindi, che al di fuori di tali ipotesi, saranno gli amministratori della società a responsabilità limitata semplificata a stabilire di volta in volta se ricorrere al metodo assembleare, a quello della consultazione scritta o al consenso espresso per iscritto. Va da sé che nei casi in cui si deve ricorrere al metodo assembleare, la convocazione dell’assemblea deve essere effettuata esclusivamente mediante lettera raccomandata spedita ai soci almeno otto giorni prima dell'adunanza nel domicilio risultante dal registro imprese (art. 2479-bis, comma 1); inoltre, non essendo possibile alcuna integrazione dell’atto costitutivo “tipizzato” circa il quorum costitutivo e deliberativo, l’assemblea sarà regolarmente costituita con la presenza di tanti soci che rappresentano almeno la metà del capitale sociale, delibererà a maggioranza assoluta, e nei casi previsti dai numeri 4) e 5) del secondo comma dell'articolo 2479, sarà richiesto il voto favorevole dei soci che rappresentano almeno la metà del capitale sociale. Sempre con riferimento alla disciplina del metodo assembleare è possibile che il socio si faccia rappresentare in assemblea, ai sensi del comma 2 dell’art. 2479-bis, e trova applicazione il disposto del comma 5, relativamente all’assemblea totalitaria, per cui in ogni caso la deliberazione s'intende adottata quando ad essa partecipa l'intero capitale sociale e tutti gli amministratori e sindaci sono presenti o informati della riunione e nessuno si oppone alla trattazione dell'argomento. Per ciò che concerne l’amministrazione e la rappresentanza, il modello di atto costitutivo “tipizzato” prevede che “L’amministrazione della società è affidata a uno o più soci scelti con decisione dei soci” (art. 5); e che “All’organo di amministrazione spetta la rappresentanza generale della società” (art. 7). L’amministrazione può essere affidata dunque oad un amministratore Unico, oppure, se vengono nominati due o più amministratori, al consiglio di amministrazione. Non è invece possibile, nel caso di pluralità di amministratori, affidare loro l'amministrazione disgiuntamente oppure congiuntamente, con applicazione degli artt. 2257 e 2258 c.c., in quanto ciò dovrebbe risultare da una espressa previsione dell'atto costitutivo che il modello tipizzato – che peraltro si riferisce solo all’amministratore unico ed al Presidente del Consiglio di Amministrazione nell’individuare chi presiede l’assemblea (art. 8) - non consente. Quanto alle competenze, nella società a responsabilità limitata semplificata è evidente come la funzione gestoria spetti unicamente all'organo amministrativo, non essendo possibile, come si è visto, prevedere un ampliamento della competenza dei soci. Nell’ambito dell’organo collegiale, peraltro, l’assemblea potrà consentire al consiglio di amministrazione di delegare proprie attribuzioni ad un comitato esecutivo ovvero ad alcuni dei suoi componenti, con i limiti di cui al comma 4 dell’art. 2381 c.c. Delega che, se consentita dall’assemblea, appare possibile anche per la rappresentanza. La rappresentanza generale della società spetta, come si è visto, all’organo amministrativo (art. 7 dell’atto costitutivo “tipizzato”), e quindi agli amministratori in via congiunta fra loro. Tuttavia, laddove il consiglio di amministrazione abbia, previo consenso dell’assemblea, delegato proprie attribuzioni ad un comitato esecutivo ovvero ad alcuni dei suoi componenti, negli stessi limiti delle relative funzioni dovrà intendersi attribuita anche la rappresentanza. Nessuna clausola dell’atto costitutivo “tipizzato” nel decreto ministeriale si occupa dell’organo di controllo. È chiaro, tuttavia, che nella società a responsabilità limitata semplificata l’organo di controllo, in composizione monocratica, sia avrà solo nei casi in cui la sua nomina sia obbligatoria, che sono quelli previsti dal comma 3 dell’art. 2477, c.c., dovendosi escludere che una s.r.l.s. possa avere una capitale non inferiore a quello minimo previsto per le spa. Ciò in quanto la nomina facoltativa, prevista dal comma 1, dipende da una precisa indicazione nell’atto costitutivo, che il modello “tipizzato” non consente. L’oggetto sociale Il modello non prevede alcuna tipizzazione delle attività che costituiscono l’oggetto sociale della s.r.l.s. È questa, probabilmente, la vera parte “variabile” dell’atto costitutivo della società semplificata. Ciò implica che sull’attività, sulla sua legittimità, sulla sua compatibilità con il tipo s.r.l. e sulla sussistenza dei requisiti previsti dalla legge il notaio svolga il consueto pieno controllo di legalità ai sensi dell’art. 28 l. not. Le modificazioni e la trasformazione La rigidità del modello non impedisce che la s.r.l.s. possa modificare, successivamente alla costituzione, alcuni degli elementi dell’atto costitutivo, quali ad esempio, la denominazione, la sede o lo stesso oggetto sociale. Tali modificazioni - deliberate dall’assemblea con il voto favorevole di tanti soci che rappresentino almeno la metà del capitale sociale (art. 2479-bis c.c.) – devono constare da verbale notarile, per il quale, nel silenzio della legge sul punto, non valgono le esenzioni previste dall’art. 2463-bis, c.c. Ulteriore questione concerne la trasformabilità da ed in società a responsabilità limitata semplificata. Questione che involge anche l’ulteriore tema della possibilità di concepire la s.r.l.s. (e, sotto tale profilo, anche la coeva società a capitale ridotto di cui all’art. 44 del d.l.83/2012, convertito, con modificazioni, dalla legge 134/2012) come un tipo sociale a sé stante, come da alcuni sostenuto. Affermazione questa, che non sembra pienamente convincente, dato che la s.r.l.s., al di là della collocazione nel codice (immediatamente dopo l’art. 2463 c.c., che disciplina la costituzione - ed il contenuto dell’atto costitutivo – della società a responsabilità limitata “ordinaria”) mutua pressoché integralmente, salve appunto le regole espressamente contenute nell’art. 2463-bis, la propria disciplina dalle regole di default della s.r.l. Sembrerebbe, in altre parole, che la s.r.l.s. (ma il discorso vale anche per la s.r.l. a capitale ridotto), più che un tipo sociale autonomo, rappresenti una variante della s.r.l. ordinaria. La conseguenza è che qualsiasi modifica dell’assetto organizzativo che implichi l’adozione di regole diverse da quelle predefinite nel modello standard potrà essere ricondotta: a) ad una mera modificazione dell’atto costitutivo che implica l’abbandono del modello ma non del tipo, mediante l’adozione delle regole della s.r.l. ordinaria (o a capitale ridotto); oppure b) ad una vera propria trasformazione in altro tipo societario o ad una trasformazione eterogenea, rispettando in ogni caso le regole del tipo adottato ai sensi dell’art. 2500 c.c.. Nell’uno, come nell’altro caso, la fuoriuscita dal modello implica il venir meno dell’applicabilità delle esenzioni previste dall’art. 2463-bis e ribadite dal DM. Più complessa è la questione, sulla quale occorrerà ben maggiore approfondimento, se una s.r.l. ordinaria o altro tipo sociale possa trasformarsi in s.r.l.s., stante il fatto che si tratta di variante della s.r.l. ordinaria destinata ad operare solo nella fase di start up dell’impresa e che non sembra, quindi, poter rappresentare modello di approdo all’esito della trasformazione di una società già esistente. Un diverso ragionamento pare doversi fare per la possibilità di utilizzare la società a responsabilità limitata a capitale ridotto quale strumento per l’uscita dalla crisi dell’impresa per le società di capitali ordinarie, tema all’esame della Commissione studi di impresa. Operazioni sul capitale Non v’è dubbio che fra le modificazioni dell’atto costitutivo della società a responsabilità limitata semplificata vi sia l’aumento del capitale (sino all’importo massimo previsto dall’art. 2463-bis, c.c., risolvendosi un aumento per importo ulteriore in un abbandono del modello standard verso la s.r.l. “ordinaria”), mentre qualche perplessità è stata avanzata con riferimento all’applicazione degli artt. 2482-bis e 2482-ter c.c. in caso di perdite. Anche questa è una questione che meriterà uno specifico approfondimento, e tuttavia pare potersi rilevare, nel senso della applicabilità di detti articoli, come nessuna disposizione di legge faccia eccezione né alla disciplina della riduzione per perdite, né a quella sulla riduzione al di sotto del minimo legale, né all’art. 2631 che sanziona gli amministratori che omettano di convocare l’assemblea. Queste considerazioni ne inducono un’altra: per la s.r.l.s., alla capitalizzazione ad un euro è opportuno che corrisponda una ben più consistente patrimonializzazione, onde coprire i costi di start up. Sotto tale profilo, deve comunque sottolinearsi come non vi siano limiti a che i soci della s.r.l. semplificata eseguano finanziamenti soci o versamenti soci in conto capitale, dovendosi applicare, nel caso di specie, la disciplina della s.r.l. ordinaria, in quanto “compatibile”. Il requisito soggettivo ed il trasferimento delle partecipazioni La s.r.l.s. è riservata a persone fisiche che non abbiano compiuto i 35 anni di età alla data della costituzione. La rilevanza del requisito soggettivo è confermata dal comma 4dell’art. 2463-bis (È fatto divieto di cessione delle quote a soci non aventi i requisiti di età di cui al primo comma e l'eventuale atto è conseguentemente nullo) e ribadita, con la medesima formulazione, nello stesso modello standard allegato al DM. Si è posto, quindi, il problema delle conseguenze del compimento del trentacinquesimo anno di età da parte del singolo socio o di tutti i soci. Nella originaria stesura della norma erano rispettivamente previste, per le due ipotesi, l’esclusione di diritto del socio e lo scioglimento della società, ma le due disposizioni sono state espunte dalle modificazioni intervenute in sede di conversione del d.l. 1/2012. Nonostante ciò, il dubbio che le due conseguenze (esclusione di diritto; scioglimento) possano in ogni caso verificarsi ha comunque ragione di porsi, perché sembra comunque cogliersi un’incompatibilità tra modello semplificato e soggetto privo del requisito anagrafico. Evidentemente, però, il legislatore, con l’espunzione delle due previsioni, sembra aver voluto escludere tali conseguenze, tollerando, nel primo caso la permanenza del socio divenuto ultratrentacinquenne ed evitando, nel secondo caso la conseguenza dello scioglimento. Il divieto di trasferimento della partecipazione a soggetti over 35 sembrerebbe allora spiegarsi proprio nella logica della agevolazione in sede di start up: la s.r.l.s. è uno strumento semplificato di avvio dell’attività di impresa, con agevolazioni concesse a soggetti che non abbiano compiuto i 35 anni, di cui non possono indirettamente profittare, in seguito, soggetti che non abbiano tale requisito di età. Riguardo al trasferimento delle partecipazioni, deve rilevarsi come non vi sia alcuna deroga alla disciplina dell’art. 2470 c.c., e l’atto di trasferimento non è soggetto al regime di esenzioni di cui al comma 3 dell’art. 3 del d.l. 1/2012. Va infine ricordato come – per la rigidità del modello alla quale si è fatto in precedenza riferimento – non è possibile alcuna regolamentazione statutaria del regime di circolazione delle partecipazioni (prelazione, gradimento). Conferimenti e versamento La disciplina codicistica prevede che i conferimenti debbano essere necessariamente in denaro, non essendo ammessi conferimenti in forma diversa, e che il capitale sia interamente versato alla data della costituzione all’organo amministrativo. Sul punto sono state sollevate diverse questioni, relative: al fatto che l’organo amministrativo in realtà nella fase che qui interessa, non esiste, non esistendo ancora la società; agli strumenti utilizzabili per effettuare tale versamento; ai compiti di controllo del notaio. Sul primo punto, rilevato che gli amministratori debbono necessariamente esser soci è difficile ipotizzare l’assenza del soggetto che ricoprirà l’incarico in sede di costituzione della società, salvo che il costituente/amministratore intervenga a mezzo di procuratore. La procura, in tal caso, dovrebbe legittimare il rappresentante anche a manifestare la volontà ad accettare la carica, a rendere le dichiarazioni in ordine alla insussistenza di cause di ineleggibilità o decadenza, a ricevere le somme da versare e ad effettuare le relative dichiarazioni, compresa quella attestante il ricevimento delle somme e l’integrale versamento del capitale. Quanto agli strumenti di pagamento, si può far ricorso a tutti quelli consentiti dalla legge, in base all’importo, che dovranno essere indicati in atto dagli amministratori, secondo quanto previsto nel modello standard. Il controllo del notaio, sotto il profilo della vigente normativa in materia di antiriciclaggio, non differisce da quello richiesto per qualsiasi altro atto da lui ricevuto. Le spese per la costituzione della s.r.l.s. Il comma 3 dell’art. 3 del d.l. 1/2012 prevede che “L'atto costitutivo e l'iscrizione nel registro delle imprese sono esenti da diritto di bollo e di segreteria e non sono dovutionorari notarili”. La gratuità della prestazione notarile va riferita alla redazione dell’atto costitutivo in conformità al modello tipizzato approvato con il decreto n. 138/2012. Dunque nessun onorario è dovuto al notaio, né per il ricevimento dell’atto, né per il rilascio delle copie necessarie per gli adempimenti. Nonostante la legge taccia riguardo alle copie (l’esenzione dagli onorari notarili appare riferibile alla sola redazione dell’atto e alla sua iscrizione nel registro, con la conseguenza che anche per la copia utilizzata a tal fine non è dovuto onorario, così come non è dovuta l’imposta di bollo), sembra potersi ritenere, in linea con la finalità del provvedimento, che nell’ambito della prestazione notarile “gratuita” sia ricompreso anche il rilascio di una copia per la società, ma non il rilascio di copie ulteriori eventualmente richieste dai contraenti. Quanto alle esenzioni dai diritti di bollo e di segreteria, sulla base del dato normativo, esse riguardano: - l’imposta di bollo sull’atto costitutivo. La norma parla di diritti ma è da intendersi come riferita all’imposta di bollo. Trattandosi di atto costitutivo di società senza (per divieto di legge) conferimento di immobile cui, ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642, si applica il bollo forfetario che comprende l’originale, i suoi allegati non soggetti a bollo fin dall’origine, copia per la registrazione e per il Registro delle Imprese e domanda per l’iscrizione nel Registro delle Imprese (art. 1 comma 1-bis della tariffa allegata al D.P.R. 642/1972). È da intendersi che l’esenzione di cui al comma 3 dell’art. 3 si estenda anche alla copia per la registrazione. - l’imposta di bollo sulla copia per l’iscrizione nel registro delle imprese (invero coperta già dalla previsione di cui sopra); - i diritti per il Registro Imprese. Non v’è invece alcuna esenzione per l’imposta di registro (di euro 168), né per la tassa camerale per l’iscrizione al Registro delle Imprese, il cui importo varia a seconda delRegistro delle imprese (l’importo di euro 200 è maggiorato presso alcune Camere di commercio) del cui versamento è solitamente incaricato il notaio. È sorto, infine, il dubbio se sia dovuta anche la tassa archivio ex art. 39 della legge 22 novembre 1954, n. 1158, il quale prevede che “le parti a mezzo del notaio, devono corrispondere all'Archivio notarile del distretto una tassa nella misura del 10 per cento dell'onorario stabilito per l'originale di ogni atto fra vivi soggetto a registrazione e di ogni atto di ultima volontà”. Va ricordato come l’art. 9, comma 1, dello stesso d.l. 1/2012 disponga che “Sono abrogate le tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico”, venendo così formalmente meno il parametro di riferimento per il calcolo della tassa d’archivio, rappresentato dal D.M. 27 novembre 2001. A tale riguardo, con lettera ai Notai d’Italia dei Presidenti della Cassa Nazionale del Notariato e del Consiglio Nazionale del Notariato del 25 gennaio 2012, si è precisato che, in attesa della emanazione del D.M. di cui al 2° comma dell'art. 9, ai fini del versamento della Tassa dovuta all'Archivio Notarile in base all'art. 39 della legge 22 novembre 1954 n. 1158, si continuano ad utilizzare, per l'iscrizione degli atti a repertorio, le tabelle allegate sotto le lettere A1,A2,A3,B1,B2,B3 e C al Decreto del Ministro di Giustizia del 27 Novembre 2001. Sulla questione sono state date due possibili letture. Secondo una prima ricostruzione, la tassa sarebbe dovuta in considerazione del fatto che anche tale atto deve essere iscritto a repertorio con l'indicazione di un valore da 1 a 9.999, che a tale valore corrisponde un onorario repertoriale (che non coincide con l'onorario dovuto al notaio) costituente la base imponibile sulla quale calcolare percentualmente la tassa dovuta per ogni atto soggetto a registrazione, che l'art. 3.3 del D.L. 1/2012 non esenta dal pagamento di alcuna tassa. Secondo altra ricostruzione, la tassa non sarebbe dovuta per la considerazione che non essendo dovuti onorari notarili per tali atti - al di là delle condivisibili argomentazioni di carattere generale sopra esposte - viene a mancare la base imponibile alla quale applicare l’aliquota del 10%. Il problema è da considerarsi superato, poiché il legislatore con il decreto del Ministro della Giustizia di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze, di imminente emanazione avendo già riportato il parere favorevole, con riserva, del Consiglio di Stato all'art. 7 espressamente prevede “ove la legge ha stabilito che gli onorari sono ridotti, nella stessa proporzione sono ridotti le tasse e i contributi di cui al presente titolo (tra cui la tassa archivio, n.d.r.); ove la legge stabilisce che gli onorari notarili non sono dovuti, le tasse e i contributi di cui al presente titolo non sono dovuti”. Francesco Giambattista Nardone e Antonio Ruotolo Click here to view the articolo
  4. Regolamento della S.R.L. Semplificata

    di Francesco Giambattista Nardone, Antonio Ruotolo e Daniela Boggiali. Nella Gazzetta Ufficiale n. 189 del 14 agosto 2012 è stato pubblicato il decreto 23 giugno 2012, n. 138 recante il Regolamento sul modello standard di atto costitutivo e statuto della società a responsabilità limitata semplificata e individuazione dei criteri di accertamento delle qualità soggettive dei soci, in attuazione dell'articolo 2463-bis, secondo comma, del codice civile e dell'articolo 3, comma 2, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, recante "Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività". Il Regolamento, adottato dal Ministro della Giustizia di concerto con i Ministri dell'Economia e delle Finanze e dello Sviluppo Economico, e che entrerà in vigore il 29 agosto, si compone di due articoli e di un allegato. L'art. 1 ribadisce che l'atto costitutivo, recante anche le norme statutarie della società a responsabilità limitata semplificata di cui all'articolo 2463-bis del codice civile deve essere redatto per atto pubblico in conformità al modello standard riportato nella tabella A allegata al decreto. Dunque, si prevede un unico atto rispettoso della legge notarile e contenente le regole organizzative della società, tra le quali, oltre alle generalità dei comparenti, devono essere inseriti: 1. la denominazione sociale contenente l'indicazione di società a responsabilità limitata semplificata e il comune ove sono poste la sede della società e le eventuali sedi secondarie; 2. le attività che costituiscono l'oggetto sociale; 3. l'ammontare del capitale sociale - che si ricorda deve esser pari almeno ad 1 euro e inferiore all'importo di 10.000 euro previsto all'articolo 2463, secondo comma, numero 4), e che va sottoscritto e interamente versato alla data della costituzione - e le quote di partecipazione sottoscritte da ciascun socio. Si ricorda che il conferimento deve farsi in denaro ed essere versato all'organo amministrativo; 4. la previsione, peraltro già contenuta nella norma codicistica, del divieto di cessione delle quote a soci che abbiano compiuto i 35 anni ribadendosi la nullità dell'eventuale atto di trasferimento; 5. la nomina degli amministratori - che contestualmente sono tenuti a dichiarare la insussistenza di cause di ineleggibilità e decadenza - cui spetta la rappresentanza generale della società, ricordandosi che gli amministratori possono esser solo soci nominati con decisione sociale; 6. la previsione per cui l'assemblea dei soci, ove richiesta, è presieduta dall'amministratore unico o dal presidente del consiglio di amministrazione. Il comma 2 dispone che "si applicano, per quanto non regolato dal modello standard di cui al comma 1, le disposizioni contenute nel libro V, titolo V, capo VII del codice civile, ove non derogate dalla volontà delle parti". La norma non può che essere intesa nel senso che le disposizioni che integrano la disciplina degli aspetti organizzativi della società in aggiunta a quelle contenute nello statuto standard, sono le norme codicistiche che regolano le fattispecie generali. Il modello standard non dà, infatti, scelte opzionali se non in ipotesi espressamente previste (es. nella scelta tra amministratore unico e cda). Per tutto ciò che non è disciplinabile nell'atto costitutivo quindi, stante la rigidità del modello standard, trova applicazione - in quanto compatibile - la corrispondente disciplina codicistica della srl. Ne consegue, quindi, che il contenuto dell'atto costitutivo non può che esser quello predefinito nel modello tipizzato, con conseguente inefficacia di qualsiasi pattuizione ulteriore. Diversamente, riducendo il modulo standard ministeriale ad un semplice zoccolo duro "minimale", si svuoterebbe del tutto di significato e di effetti concreti la scelta del legislatore di inquadrare in uno schema ben preciso e delimitato la s.r.l. "semplificata", nella quale alla eccezionale compressione dell'autonomia privata corrisponde l’abbattimento solo di alcuni dei costi di start up (è sempre dovuta, ad esempio, l’imposta di registro…). L'art. 2 è invece dedicato alla individuazione dei criteri di accertamento delle qualità soggettive dei soci, prevedendosi che il notaio, nel ricevere l'atto costitutivo della società a responsabilità limitata semplificata, accerta, con le modalità di cui all'articolo 49 della legge notarile, che l'età delle persone fisiche che intendono costituire una società a responsabilità limitata semplificata è quella prevista dall'articolo 2463-bis del codice civile (accertamento, in verità, in re ipsa, grazie proprio alla prescrizione dell’art. 49 L.N.). Click here to view the articolo