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Trovato 2 risultati

  1. In una sas in cui è morto ab intestato l'unico socio accomandatario, i tre accomandanti superstiti, unici eredi del de cuius, senza aver pubblicizzato la nomina dell'amministratore provvisorio nè l'intervenuta causa di scioglimento ex 2303 cc, non avendo ricostituito la duplice categoria di soci dopo i 6 mesi, dopo essersi avvalsi della clausola di continuazione facoltativa prevista in statuto, intendono a maggioranza trasformare la sas in srl ex 2500ter. Problema: mettereste in chiusura d'atto un'apposita clausola di revoca dello stato di liquidazione ex 2487ter? A me pare che, pur dando conto in premessa dell'intervenuta causa di scioglimento ed esprimendo i soci la volontà di trasformare la sas in srl proprio al fine di eliminarla, seguendo l'orientamento J.A.11 del Triveneto - "[...] E’ pertanto possibile, qualora si sia avverata una causa di scioglimento della società senza che essa sia stata pubblicizzata nel registro delle imprese, rimuovere la causa di scioglimento stessa senza l’osservanza delle disposizioni di cui all’art. 2487 ter c.c., poiché l’applicazione di tale ultimo articolo presuppone necessariamente che la società si trovi in stato di liquidazione per effetto di causa di scioglimento già pubblicizzata al registro delle imprese" - non si debba inserire una clausola di revoca ex 2487ter e posticipare gli effetti decorsi i due mesi senza opposizione. Per inciso, come risulta da perizia di stima, la società non ha alcun debito verso terzi. La revoca dello stato di liquidazione sarebbe una "superfetazione" (espressione cara al prof. Castronovo!) o è per voi necessaria ai fini della legalità dell'atto nonostante Triveneto? Schema atto continuazione della società con gli eredi del socio defunto presa d'atto dell'intervenuta causa di scioglimento della società trasformazione di sas in srl Grazie.
  2. Quesito di Impresa n. 247-2011/I (CNN Notizie del 05/06/2012). Si prospetta il seguente quesito: il notaio è richiesto di ricevere un atto di modificazione dei patti sociali di una società in accomandita semplice nella quale il socio accomandatario muta la sua qualifica in socio accomandante e la sua qualifica pertanto viene assunta da un altro socio che da accomandante diviene accomandatario. Le parti richiedono di mantenere nella ragione sociale il nome del socio accomandatario che diviene accomandante ai sensi dell'articolo 2314 secondo comma codice civile. Si chiede se nella ragione sociale sia sufficiente inserire "solo" il nome del socio accomandante (prima accomandatario) o seppure debba essere "aggiunto" anche il nome di un socio accomandatario oltre a quello dell'accomandante che ha dato il suo consenso all'inserzione al proprio nome nella ragione sociale. L'art. 2314 c.c. dispone che la società in accomandita semplice agisce sotto una ragione sociale costituita dal nome di almeno uno dei soci accomandatari, con l'indicazione di società in accomandita semplice, salvo il disposto del secondo comma dell'articolo 2292; e che l'accomandante, il quale consente che il suo nome sia compreso nella ragione sociale, risponde di fronte ai terzi illimitatamente e solidalmente con i soci accomandatari per le obbligazioni sociali. La norma, dunque, richiede due elementi essenziali per la ragione sociale, l'indicazione espressa del tipo di società e l'indicazione del nome di almeno un socio accomandatario, all'evidente fine, comune anche all'art. 2292 dettato per le s.n.c., di tutelare i terzi, i quali sarebbero in tal modo posti nella condizione di conoscere il regime giuridico di responsabilità del soggetto-società con la quale contrattano ed anche il nominativo di almeno uno dei soci illimitatamente responsabili ( Costi - Di Chio, Società in genere. Società di persone. Associazione in partecipazione , Torino, 1991, 479; Alpa-Mariconda , Codice civile commentato , Milano, 2009, 1059; Gullo , sub art. 2314, in Codice commentato delle società, Torino, 2010, 393 ss. ). Autorevole dottrina esclude che possa trovare tutela una ragione sociale priva di uno o di entrambi gli elementi e l' irregolarità precluderebbe alla s.a.s. l'iscrizione nel registro delle imprese ( Galgano , Diritto commerciale. Le Società , Bologna, 2000/2001, 113), rendendola irregolare, con conseguente applicazione, nei rapporti tra la società ed i terzi, delle disposizioni della società semplice ( Ferri , Delle società, in Comm. Scialoja, Branca , 1981, 464). Per altra dottrina, invece, l'adozione di una ragione sociale contenente il nome di almeno uno degli accomandatari con l'indicazione del tipo costituirebbe un onere per consentire, attraverso la pubblicità legale, l'opponibilità ai terzi della limitazione di responsabilità concordata in favore degli accomandanti ( Ghidini , Società personali , Padova, 1972, 70 s.). Per la giurisprudenza, invece, la menzione nella ragione sociale di una s.a.s. del socio accomandatario receduto anziché di quello subentrato determina una mera irregolarità (Trib. Genova, 16 luglio 2008, inForo pad. , 2008, I, 626). In definitiva, le ricordate ricostruzioni escludono l'illegittimità di una ragione sociale in cui non appaia il nome dell'accomandatario, traducendosi il tutto in un'alterazione del regime di responsabilità dei soci. Invero, potrebbe forse distinguersi il caso della mancata indicazione di un nominativo nella ragione sociale che contempli solo il riferimento al tipo (che darebbe luogo ad irregolarità più grave, dovendosi qui effettivamente chiedersi se ci si trovi di fronte ad una s.a.s. o ad una società semplice, mancando persino il requisito del nome di uno o più soci richiesto dall'art. 2292, c.c.), da quello dell'indicazione del solo nominativo di un accomandante, ipotesi nella quale non è in discussione il tipo, ma l'individuazione del soggetto illimitatamente responsabile. Il che, se si vuole, appare in linea con il disposto del secondo comma dell'art. 2314, per il quale l'accomandante che consente che il suo nome sia compreso nella ragione sociale, risponde di fronte ai terzi illimitatamente e solidalmente con i soci accomandatari per le obbligazioni sociali . Trattasi, come evidenziato dalla giurisprudenza, di una responsabilità illimitata nei soli rapporti esterni e non anche in quelli interni ( Pret. Cagliari, 27 gennaio 1998, in Riv. Giur. Sarda , 2000, 167). Nell'uno - indicazione di un soggetto non più accomandatario - come nell'altro caso - accomandante che abbia acconsentito all'inserimento o al mantenimento del proprio nominativo nella ragione sociale - si verrebbe a pregiudicare l' affidamento dei terzi sulla responsabilità personale di tale socio ( Campobasso , Diritto Commerciale. II. Diritto delle società , Torino, 1988, 132): interesse che l'art. 2314 tutela con il correttivo della perdita del beneficio della responsabilità limitata per tutte le obbligazioni sociali per l'accomandante, che comunque non acquista il diritto di partecipare all'amministrazione sociale, dovendosi in ogni caso escludere che, in dipendenza di tale irregolarità la società si converta in società in nome collettivo ( Ferrara - Corsi , Gli imprenditori e le società , Milano, 2001, 339). Antonio Ruotolo e Daniela Boggiali Click here to view the articolo
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