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  1. * Cassazione, sentenza 7 febbraio 2014, n. 2858, sez. II civile VENDITA - Consegna di cosa diversa da quella pattuita (aliud pro alio). In tema di vendita è configurabile la consegna di "aliud pro alio" non solo quando la cosa consegnata è completamente difforme da quella contrattata, appartenendo ad un genere del tutto diverso, ma anche quando è assolutamente priva delle caratteristiche funzionali necessarie a soddisfare i bisogni dell'acquirente, o abbia difetti che la rendano inservibile, ovvero risulti compromessa la destinazione del bene all'uso che abbia costituito elemento determinante per l'offerta di acquisto. (Nella specie, secondo quanto accertato dalla sentenza impugnata, l'immobile era idoneo ad essere usato per la destinazione (negozio) pattuita, seppure per dimensioni ridotte rispetto alla superfice dell'immobile: il che esclude l'assoluta inidoneità del bene ad essere adibito all'uso per il quale era stato acquistato, essendo nella specie configurabile piuttosto un minore sfruttamento dell'immobile suscettibile eventualmente di azione di risarcimento del danno derivante dalla mancanza delle qualità promesse (art. 1497 cod. civ.), che però soggiace ai termini di prescrizione e di decadenza prescritti dall'art. 1495 cod. civ.; addirittura, a stregua di quanto ancora affermato dal ricorrente, è stato possibile adeguare l'immobile ed ottenere le necessarie licenze per rendere l'immobile utilizzabile per l'intera superficie sfruttabile: gli oneri sostenuti avrebbero potuto assumere rilevanza sempre sotto il profilo risarcitorio di cui si è detto). CONDOMINIO * Cassazione, ordinanza 19 febbraio 2014, n. 3908, sez. VI - 2 civile CONDOMINIO - PARTI COMUNI DELL'EDIFICIO - Presunzione di condominialità – Indagine del giudice del merito – Fattispecie. Deve ritenersi che per stabilire la ricorrenza o meno della presunzione di cui all'art. 1117 c.c., il giudice del merito debba avere riguardo all'effettivo assetto del complesso immobiliare sussistente all'epoca dell'insorgenza del condominio, fornendo una risposta positiva soltanto nell'ipotesi in cui fosse emersa, sulla base della situazione dei luoghi e delle espresse previsioni dei titoli, una concreta destinazione funzionale degli spazi contesi ad esigenze di utilità collettiva della compagine condominiale. CONTRATTO Cassazione, sentenza 16 gennaio 2014, n. 817, sez. II civile CONTRATTI IN GENERE - REQUISITI (ELEMENTI DEL CONTRATTO) - FORMA - SCRITTA - "AD SUBSTANTIAM" - TRASFERIMENTI IMMOBILIARI - Individuazione dell'oggetto - Criteri ermeneutici ex artt. 1362 e segg. cod. civ. - Utilizzabilità. In materia di trasferimenti immobiliari, pur se l'oggetto e gli altri elementi essenziali del contratto debbono risultare dalla scrittura, è consentito al giudice del merito utilizzare, nell'interpretazione della volontà delle parti, tutti i criteri stabiliti dagli artt. 1362 e segg. cod. civ. e trarre, quindi, dal comportamento delle parti stesse, anche posteriore alla conclusione del contratto e riferito dai testimoni o risultante da documenti, ogni elemento utile a chiarire la loro effettiva intenzione e ad individuare l'esatta consistenza dell'oggetto trasferito, pur in difetto di una esplicita e formale menzione. Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 1350 e 1362 Massime precedenti Conformi: N. 3398 del 1984, N. 3048 del 1992 Massime precedenti Vedi: N. 15921 del 2007 DISMISSIONI Cassazione, sentenza 16 gennaio 2014, n. 710, sez. II civile ENTI PUBBLICI - PATRIMONIO - Dismissione del patrimonio degli enti previdenziali pubblici - Conferimento di immobile nel capitale di società - Qualificazione come vendita agli effetti della prelazione del conduttore - Esclusione - Fondamento. Il conferimento nel capitale di una società, per effetto della sottoscrizione di aumento del capitale, della proprietà di un immobile oggetto di dismissione del patrimonio degli enti previdenziali pubblici, dietro la cessione di una partecipazione azionaria in favore del conferente, non è riconducibile alla fattispecie della vendita, quale tipo contrattuale propriamente legittimante la configurazione del diritto di prelazione a vantaggio del titolare del contratto di locazione del medesimo immobile, in relazione alla chiara previsione dell'art. 3, comma 109, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, come modificato dalla legge 23 dicembre 1999, n. 488. Riferimenti normativi: Legge 23/12/1996 num. 662 art. 3 com. 109, Legge 23/12/1999 num. 488 art. 2 Massime precedenti Vedi: N. 13560 del 2008, N. 12230 del 2012, N. 14847 del 2013 DIVISIONE Cassazione, sentenza 10 gennaio 2014, n. 407, sez. II civile DIVISIONE - DIVISIONE EREDITARIA - OPERAZIONI DIVISIONALI - ASSEGNAZIONE O ATTRIBUZIONE DELLE PORZIONI - Divisione di comunione ereditaria con parità di quote - Richiesta di alcuni condividenti di assegnazione congiunta di una quota pari alla somma delle loro singole quote - Assegnazione con sorteggio - Esclusione - Attribuzione da parte del giudice - Necessità - Fondamento. Nella divisione di comunione ereditaria con parità di quote, qualora alcuni dei condividenti vogliano mantenere la comunione con riferimento alle quote loro spettanti, ottenendo l'assegnazione congiunta di una quota pari alla somma delle loro singole quote, deve ritenersi sussistere, ai sensi dell'art. 729 cod. civ., un'ipotesi di porzioni diseguali, con conseguente impossibilità di procedere all'assegnazione delle quote mediante sorteggio e necessità, quindi, di disporre l'attribuzione delle stesse da parte del giudice, atteso che l'alterazione dell'originaria uguaglianza delle quote ereditarie, dovuta alla richiesta di alcuni coeredi di attribuzione di una porzione corrispondente ad una quota pari alla somma delle singole quote loro spettanti, determina un inevitabile riflesso sulle modalità di attuazione della divisione e giustifica la mancata adozione del criterio di estrazione a sorte. Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 718, art. 726, art. 727 e art. 729 Massime precedenti Conformi: N. 21085 del 2007 Cassazione, sentenza 10 gennaio 2014, n. 406, sez. II civile DIVISIONE - DIVISIONE EREDITARIA - EFFETTI - DIRITTO DELL'EREDE SULLA PROPRIA QUOTA - Sentenza di divisione - Natura dichiarativa - Condizioni - Limiti - Natura costitutiva dell'assegnazione al condividente di beni eccedenti la quota - Conseguenze in ordine alla decorrenza degli interessi compensativi sul conguaglio. In tema di comunione ereditaria, il principio della natura dichiarativa della sentenza di divisione opera esclusivamente in riferimento all'effetto distributivo, per cui ciascun condividente è considerato titolare, sin dal momento dell'apertura della successione, dei soli beni concretamente assegnatigli e a condizione che si abbia una distribuzione dei beni comuni tra i condividenti e le porzioni a ciascuno attribuite siano proporzionali alle rispettive quote; esso non opera, invece, e la sentenza produce effetti costitutivi, quando ad un condividente sono assegnati beni in eccedenza rispetto alla sua quota, in quanto rientranti nell'altrui quota. Ne consegue che gli interessi compensativi sul conguaglio decorrono soltanto dal passaggio in giudicato della sentenza costitutiva che fa cessare lo stato di indivisione mediante attribuzione ad un condividente di un bene eccedente la sua quota. Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 720 e art. 757 Massime precedenti Vedi: N. 9659 del 2000, N. 6653 del 2003, N. 2483 del 2004 EDILIZIA Cassazione, sentenza 3 dicembre 2013, n. 51710, sez. III penale EDILIZIA - COSTRUZIONE EDILIZIA - Lottizzazione abusiva - Confisca - Acquirente in buona fede - Intervento del notaio rogante - Conseguenze. In tema di confisca di immobile oggetto di lottizzazione abusiva, non può ritenersi automaticamente sussistente la buona fede dell'acquirente per il solo fatto che si sia rivolto per il rogito della compravendita ad un notaio, il cui intervento - sia per la possibilità di incomplete o mendaci dichiarazioni o documentazioni a lui rese o prodotte al fine di non fare emergere l'intento lottizzatorio, sia per l'eventualità di un contributo, doloso o colposo, del pubblico ufficiale alla realizzazione dell'evento illecito - non fa venir meno l'originaria illegalità dell'immobile, né può consentire all'acquirente, in dolo o in colpa, di godere di un bene di provenienza illecita e al costruttore abusivo di conseguire il proprio illecito fine di lucro. Riferimenti normativi: DPR 06/06/2001 num. 380 art. 30 e art. 44 Massime precedenti Conformi: N. 15981 del 2013 Massime precedenti Vedi: N. 48924 del 2009, N. 31921 del 2012 ESECUZIONE FORZATA Cassazione, sentenza 11 ottobre 2013, n. 23140, sez. III civile ESECUZIONE FORZATA - IMMOBILIARE - VENDITA - Frazionamento abusivo di immobile in sede esecutiva - Nullità del decreto di trasferimento - Deducibilità da parte del proprietario esecutato - Limiti e condizioni. Il frazionamento dell'immobile soggetto ad espropriazione forzata, in contrasto con la disciplina urbanistica, può essere fatto valere dal debitore esecutato soltanto a condizione che della mancanza delle prescritte autorizzazioni non si sia dato atto nel bando di vendita (giacché in tal caso non si applicherebbe l'esonero dalla garanzia per i vizi di cui all'art. 2922, secondo comma, cod. civ.) e che il vizio sia stato fatto valere non oltre la formazione dei lotti, superata la quale il debitore esecutato non ha più titolo per far valere il suddetto vizio, né con le opposizioni esecutive, né con l'azione generale di nullità. Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 2922, Legge 28/02/1985 num. 47 art. 40, DPR 06/06/2001 num. 380 art. 46 Massime precedenti Vedi: N. 11018 del 1994, N. 3247 del 1998, N. 2204 del 2013 FALLIMENTO * Cassazione, sentenza 14 febbraio 2014, n. 3543, sez. I civile CONCORDATO PREVENTIVO - INDUSTRIA E COMMERCIO (Delitti contro l') - Frode in commercio. E' estraneo alla qualificazione di 'atto di frode' il comportamento del debitore che, già nel ricorso, aveva indicato gli atti di disposizione del patrimonio, stipulati anteriormente, implicanti la concessione di diritti di godimento a terzi e che, successivamente esaminati dal commissario giudiziale, erano stati suscettibili di depauperare il detto patrimonio. MISURE DI SICUREZZA Cassazione, sentenza 4 ottobre 2013, n. 43776, sez. II penale MISURE DI SICUREZZA - PATRIMONIALI - Confisca a norma dell'art. 12 sexies D.L. 8 giugno 1992 n. 306 - Beni acquistati per donazione - Confisca del bene - Illegittimità. L'acquisto del bene a titolo gratuito, (nella specie per donazione), rende impossibile la valutazione di sproporzione fra il valore del bene medesimo ed i redditi e le attività economiche dell'acquirente ai fini dell'eventuale confisca del bene a norma dell'art. 12-sexies D.L. n. 306 del 1992, conv. in legge n. 356 del 1992. Riferimenti normativi: Legge 07/08/1992 num. 356, Cod. Pen. art. 240, Decreto Legge 08/06/1992 num. 306 art. 12 sexies Massime precedenti Vedi: N. 30131 del 2007, N. 33479 del 2007, N. 29186 del 2013 PEGNO * Cassazione, sentenza 17 febbraio 2014, n. 3674, sez. I civile Pegno su titoli – Scrittura costituiva del pegno – Specificazione – Necessità – Non sussiste. La "dematerializzazione" dei titoli di credito, pur superando la fisicità del titolo, non è incompatibile con il pegno regolare, consentendone forme di consegna e di trasferimento virtuali, attraverso meccanismi alternativi di scritturazione, senza la movimentazione o senza neppure la creazione del supporto cartaceo. Quindi, affinché il credito garantito possa ritenersi sufficientemente indicato, non occorre che esso venga specificato, nella scrittura costitutiva di pegno, in tutti i suoi elementi oggettivi, bastando che la scrittura medesima contenga elementi idonei a consentirne l'identificazione. (Nel caso di specie la Corte d’Appello è incorsa in violazione e falsa applicazione dell’art. 2787, comma 3, c.c., perché il rapporto dal quale derivava il credito garantito era specificamente individuato, a nulla rilevando l’omessa menzione del rapporto di conto corrente sul quale i risultati dell’apertura di credito erano destinati a confluire). NOTARIATO * Cassazione, sentenza 18 febbraio 2014, n. 3802, sez. II civile PROFESSIONI LIBERALI – NOTARIATO - Consiglio dell’Ordine – Richiesta di acquisizione documentale – Potere ispettivo – Violazione della privacy – Non sussiste – Sanzione disciplinare – Sussiste. Deve essere applicata la sanzione disciplinare dell’avvertimento al notaio che non adempie la richiesta di acquisizione documentale proveniente dal Consiglio dell’Ordine, non potendo invocare l’incolpato l’inesistenza di un potere ispettivo del Consiglio notarile e la violazione del diritto alla privacy dei clienti nel caso di esercizio del potere di vigilanza sull'attività svolta dai notai che rientra nelle attribuzioni dei Consigli notarili, in quanto collegate alle funzioni pubbliche loro riservate. Cassazione, sentenza 21 gennaio 2014, n. 1170, sez. II civile NOTARIATO - DISCIPLINA (SANZIONI DISCIPLINARI) DEI NOTAI - Procedura telematica e autoliquidazione dell'imposta di registro ex art. 3-ter del d.lgs. n. 463 del 1997 - Omesso controllo da parte del notaio circa l'esistenza di adeguata provvista sul proprio conto corrente - Rilevanza disciplinare - Fondamento. In tema di sanzioni disciplinari a carico dei notai, l'obbligo di pagamento immediato dell'imposta di registro sussiste anche nel caso di utilizzo del procedimento telematico ex art. 3-ter del d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 463, tanto più che il notaio riceve dal cliente la somma occorrente a tal fine, sicché l'omesso controllo da parte del professionista circa l'esistenza di adeguata provvista sul proprio conto corrente mina il rapporto fiduciario con l'Amministrazione finanziaria ed integra l'illecito di cui all'art. 147, lett. a), della legge 16 febbraio 1913, n. 89. Riferimenti normativi: Legge 16/02/1913 num. 89 art. 147, Decreto Legisl. 18/12/1997 num. 463 art. 3 ter Massime precedenti Vedi: N. 18493 del 2010, N. 21203 del 2011 RAPPRESENTANZA * Cassazione, sentenza 14 febbraio 2014, n. 3433, sez. III civile MANDATO E RAPPRESENTANZA. In tema di responsabilità diretta rispetto alle obbligazioni assunte dal nuncius, si ritiene che tale soggetto non abbia alcun ruolo in quanto, limitandosi a trasferire la volontà da un soggetto ad un altro, svolge una funzione meramente strumentale e fedelmente riproduttiva della volontà altrui, non rivestendo alcun autonomo ruolo gestorio. SERVITÙ * Cassazione, sentenza 6 febbraio 2014, n. 2723, sez. II civile SERVITÙ - Passaggio coattivo. In tema di servitù di passaggio, comprime il diritto dominicale del proprietario del fondo servente l'apposizione di una sbarra senza consegna delle chiavi di apertura, posizionata all'ingresso dell'area su cui insiste una servitù di passaggio, nella misura in cui la stessa determina l'impossibilità per il proprietario di accedere alla zona di sua proprietà e di esercitarne le facoltà, pur nel rispetto della servitù. SOCIETÀ Cassazione, sentenza 20 novembre 2013, n. 2723, sez. I civile SOCIETÀ - FUSIONE - Scissione c.d. negativa di società - Invalidità - Fondamento - Intervenuta iscrizione nel registro delle imprese della deliberazione di scissione - Mancanza di opposizioni dei creditori - Effetto sanante - Conseguenze in tema di valutazione dello stato di insolvenza e di imputazione delle obbligazioni. FALLIMENTO ED ALTRE PROCEDURE CONCORSUALI - FALLIMENTO - APERTURA (DICHIARAZIONE) DI FALLIMENTO - STATO D'INSOLVENZA. Nel caso di scissione di società, qualora il valore reale del patrimonio attribuito alla società neo-costituita sia negativo, si realizza un'ipotesi di scissione c.d. negativa, da ritenersi non consentita, in quanto non potrebbe sussistere alcun valore di cambio e, conseguentemente, non potrebbe aversi una distribuzione di azioni, fermo restando che, l'invalidità della scissione non può essere pronunciata dopo il decorso, senza opposizione da parte dei creditori, del termine di sessanta giorni dall'iscrizione nel registro delle imprese della deliberazione di scissione e dopo l'iscrizione dell'ultimo atto della scissione nel registro delle imprese. Ne consegue che, in tale evenienza, si producono gli effetti previsti dall'art. 2506 quater, terzo comma, cod. civ. e, pertanto, l'insolvenza della società scissa e della società beneficiaria deve essere valutata separatamente, avuto riguardo agli elementi attivi e passivi del patrimonio di ciascuna società e tenendo presenti i limiti di responsabilità in relazione rispettivamente alle obbligazioni transitate nel patrimonio della società beneficiaria e alle obbligazioni rimaste nel patrimonio della società scissa. Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 2503, art. 2504, art. 2506, art. 2506 ter, art. 2506 quater com. 1 e art. 2506 quater com. 3, Legge Falliment. art. 5 Massime precedenti Vedi: N. 28242 del 2005, N. 8864 del 2012 SOCIETÀ DI PERSONE Cassazione, ordinanza 3 gennaio 2014, n. 49, sez. VI – 5 civile SOCIETÀ - DI PERSONE FISICHE - SOCIETÀ IN NOME COLLETTIVO - RAPPORTI CON I TERZI - RESPONSABILITÀ DEI SOCI - ESCUSSIONE PREVENTIVA DEL PATRIMONIO SOCIALE - Beneficio limitato alla fase esecutiva - Emissione di cartella di pagamento - Ammissibilità - Fondamento - Natura di atto non esecutivo. In tema di società in nome collettivo, il beneficio d'escussione disciplinato dall'art. 2304 cod. civ. ha efficacia limitatamente alla fase esecutiva, consentendo al creditore di procedere coattivamente a carico del socio a condizione di aver infruttuosamente agito sui beni sociali, sicché non osta all'emissione e alla notifica al socio stesso, quale coobbligato solidale nella società, di una cartella di pagamento, configurandosi quest'ultima non come atto esecutivo, ma conclusivo di un "iter" strumentale alla formazione del titolo esecutivo e all'esercizio dell'azione forzata. Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 2304, DPR 29/09/1973 num. 602 art. 25 Massime precedenti Vedi: N. 15713 del 2004, N. 1040 del 2009 SOCIETÀ IN ACCOMANDITA SEMPLICE * Cassazione, sentenza 19 febbraio 2014, n. 3900, sez. I civile Società in accomandita semplice – Poteri dell’amministratore – Concessioni di fideiussioni e ipoteche – Sussiste. Tra i poteri dell’amministratore di una società di persone rientra anche la concessione di fideiussioni per i debiti di una società i cui scopi non siano connessi con quelli della società concedente. Nei compiti dell’organo gestionale di una società di persone, ai sensi degli articoli 2266, 2298 e 2318 c.c., sono naturalmente compresi non solo gli atti di ordinaria amministrazione, o gli atti conservativi, ma anche quelli dispositivi, se configurano strumenti per la realizzazione degli scopi perseguiti dalla società e siano di conseguenza riconducibili all’oggetto sociale. SUCCESSIONI Cassazione, sentenza 14 gennaio 2014, n. 640, sez. II civile SUCCESSIONI "MORTIS CAUSA" - DISPOSIZIONI GENERALI - PETIZIONE DI EREDITÀ - EFFETTI - PER IL POSSESSORE DEI BENI EREDITARI (EREDE APPARENTE) - Rinvio alle disposizioni sul possesso ex art. 535, primo comma, cod. civ. - Ambito - Divisione ereditaria - Esclusione. L'art. 535, primo comma, cod. civ., che rinvia alle disposizioni sul possesso in ordine a restituzione dei frutti, spese, miglioramenti e addizioni, si riferisce al possessore di beni ereditari convenuto in petizione di eredità ex art. 533 cod. civ., mentre è estraneo allo scioglimento della comunione ereditaria; esso non si applica, quindi, al condividente che, avendo goduto il bene comune in via esclusiva senza titolo giustificativo, è tenuto alla corresponsione dei frutti civili agli altri condividenti, quale ristoro della privazione del godimento "pro quota". Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 533, art. 535, art. 713 e art. 1148 Massime precedenti Vedi: N. 7881 del 2011, N. 14917 del 2012 Cassazione, sentenza 8 gennaio 2014, n. 150, sez. II civile SUCCESSIONI "MORTIS CAUSA" - SUCCESSIONE TESTAMENTARIA - TESTAMENTO IN GENERE - Disposizioni di ultima volontà - Configurabilità - Estremi - Fattispecie. Perché un atto costituisca manifestazione di ultima volontà, riconducibile ai negozi "mortis causa", non è necessario che il dichiarante faccia espresso riferimento alla sua morte ed all'intento di disporre dei suoi beni dopo la sua scomparsa, essendo sufficiente che lo scritto sia espressione di una volontà definitiva dell'autore, compiutamente e incondizionatamente manifestata allo scopo di disporre attualmente dei suoi beni, in tutto o in parte, per il tempo successivo alla propria morte. (Nella specie, in applicazione del principio, la S.C. ha respinto il ricorso avverso la decisione di merito che aveva qualificato come testamento olografo un biglietto autografo del "de cuius" recante la clausola "nessuno faccia osservazione a questo biglietto essendo scritto di sua propria mano"). Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 587, art. 602, art. 1362 e art. 1363 Massime precedenti Conformi: N. 8668 del 1990 TRIBUTI Cassazione, sentenza 8 novembre 2013, n. 25153, sez. V civile TRIBUTI ERARIALI INDIRETTI (RIFORMA TRIBUTARIA DEL 1972) - IMPOSTA DI REGISTRO - DETERMINAZIONE DELLA BASE IMPONIBILE - VALORE VENALE - DETERMINAZIONE - AVVISO DI ACCERTAMENTO - MOTIVAZIONE - Imposta di registro - Avviso di rettifica e liquidazione - Obbligo di motivazione - Limiti - Onere della prova - Inclusione nell'atto di informazioni essenziali - Sufficienza - Fattispecie. In tema di accertamento tributario, la motivazione di un avviso di rettifica e di liquidazione ha la funzione di delimitare l'ambito delle ragioni adducibili dall'Ufficio nell'eventuale successiva fase contenziosa, consentendo al contribuente l'esercizio del diritto di difesa. Ne consegue che, fermo restando l'onere della prova gravante sulla Amministrazione, è sufficiente che la motivazione contenga l'enunciazione dei criteri astratti, in base ai quali è stato determinato il maggior valore, (nella specie, relativo all'imposta di registro sulla cessione di azienda), senza necessità di esplicitare gli elementi di fatto utilizzati per l'applicazione di essi, in quanto il contribuente, conosciuto il criterio di valutazione adottato, è già in condizione di contestare e documentare l'infondatezza della pretesa erariale, senza poter invocare la violazione, ai sensi dell'art. 52, comma 2-bis, del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, del dovere di allegazione delle informazioni date dal cedente (l'azienda) ove il contenuto essenziale degli atti sia stato riprodotto sull'avviso di accertamento. * Cassazione, sentenza 22 gennaio 2014, n. 1259, sez. V civile Imposta di registro – Richiesta di più agevolazioni – Applicazione – Successiva revoca - Conseguenze – Applicabilità di una diversa agevolazione – Non sussiste. Ove con la liquidazione dell'imposta principale di registro venga disconosciuto un determinato beneficio, senza che il contribuente abbia proposto ricorso per farne valere uno diverso, non è poi possibile in seguito applicare una diversa agevolazione (pur se richiesta in via subordinata nell’atto) poiché l'Ufficio non può liquidare una ulteriore imposta principale. Tale principio trova applicazione sia ove il diritto si decada dal beneficio invocato sia nella differente fattispecie in cui l’agevolazione sia revocata per assenza ab origine dei requisiti e comporta l'applicazione di una imposta complementare. Difatti, laddove la mancanza dei requisiti ex lege prescritti per ottenere la prima agevolazione (nel caso di specie di cui all'art. 9 d.p.r. 601/1973) non era ravvisabile dall'atto, non può essere invocarsi un errore dell’ufficio, talché si determina la liquidazione dell'imposta complementare.