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  1. Cerco l'articolo "La diseredazione: profili storici e questioni attuali " scritto da Roberta Catalano sulla Rivista del Notariato 2017, (n.4, p. 741) ed articoli in merito alla diseredazione del legittimario. Qualcuno di voi ha modo di postarli ?. Grazie in anticipo
  2. La strada della simulazione parziale del prezzo non penso sia percorribile, in quanto non è opponibile alla curatela mancando una controdichiarazione con data certa. Per questo ho pensato ad un collegamento negoziale tra la compravendita ed un accollo non formalizzato con convenzione scritta, ma risultante dai documenti (pagamento dell'esposizione debitoria da parte di Tizio con assegno circolare a favore della banca e contestuale consenso unilaterale alla cancellazione di ipoteca da parte della banca). L'altra strada che mi è venuta in mente - come già sopra indicato - è di sostenere che il c.d. "giusto prezzo" (ciò che effettivamente incassa il venditore) sia la valutazione di mercato dell'immobile al netto delle passività inerenti l'immobile stesso, alla stegua delle valutazioni che si usano fare quando si conferisce in una società un immobile gravato da ipoteca a garanzia di una somma ancora da corrispondere al creditore ipotecario. Che ne pensate ?
  3. L'esempio non si attaglia al caso di specie. Ti ringrazio per la segnalazione dello studio del CNN
  4. Ritengo di non essere stato chiaro e chiedo scusa. Cerco di esserlo riportando il caso da cui nasce il quesito che avevo posto. Tizio acquista un immobile abitativo dalla società costruttrice Alfa per il prezzo dichiarato nell'atto notarile di euro 120, corrisposto direttamente alla società Alfa. Immediatamente dopo l'acquisto – SENZA CHE VI SIA STATA UNA FORMALE CONVENZIONE DI ACCOLLO - Tizio paga alla banca Beta la somma di euro 116 per estinguere la posizione debitoria che la società costruttrice Alfa ha nei confronti della banca Beta, al fine di farsi rilasciare il consenso per la cancellazione dell'ipoteca gravante sull'immobile appena acquistato. Sette mesi dopo l'atto notarile, la società Alfa fallisce ed il curatore agisce per la revocatoria fallimentare dell'atto di vendita, basandosi su una perizia che valuta l'immobile 190. Da quanto sopra riportato è chiaro che – anche se non vi è stata una formale convenzione di accollo - Tizio per l'acquisto dell'immobile ha di fatto corrisposto euro 236 (120 alla società venditrice e 116 al creditore ipotecario per estinguere la posizione debitoria che il creditore ipotecario vantava nei confronti della società venditrice). Ora, per contrastare le pretese della curatela, si può sostenere che l'accollo non necessita di convenzione scritta e può risultare anche da comportamenti concludenti (strada non facile, visto che nell'atto notarile, oltre al pagamento del prezzo di euro 120, non vi è alcun cenno al credito della banca nei confronti della società venditrice, ma si menziona solo l'iscrizione ipotecaria). L'altra strada – che ritengo sia percorribile e sulla quale avevo chiesto il confronto – è quella di ritenere che la nozione di “giusto prezzo” (ossia la somma da corrispondere al venditore) sia la valutazione di mercato dell'immobile al netto delle passività inerenti l'immobile stesso (quindi nel caso di specie 190 – 116 = 74), al pari delle valutazioni che si fanno quando si conferisce un immobile in una società (immobile, ovviamente, gravato da ipoteca a garanzia di un mutuo ancora da pagare).
  5. Ripetendo l'esempio sopra riportato, se il valore di mercato dell'immobile è 100 e su tale immobile è iscritta un'ipoteca per cancellare la quale debbo corrispondere al creditore ipotecario la somma di 50, ritengo che che il "giusto prezzo" (ossia il corrispettivo pecuniario che dovrò pagare all'alienante) sia di 50 e non di 100. Penso sia in linea con la ratio del Legislatore - che usa la locuzione “giusto prezzo” e non semplicemente “prezzo” - ritenere che esso non individua il mero valore di mercato dell'immobile, ma deve essere valutato facendo riferimento all'equilibrio contrattuale in concreto attuato.
  6. La differenza tra prezzo ed adempimento penso di averla chiara in mente (adempimento = esecuzione della prestazione; prezzo = corrispettivo pecuniario della prestazione traslativa). E' il concetto di "giusto prezzo" di cui alla lettera C) del terzo comma dell'art.67 L.F. che non mi è chiaro. Ad ogni modo sono aperto a qualsiasi critica, purchè motivata
  7. Qualcuno potrebbe indicarmi qualche scritto giuridico in merito alla nozione di "giusto prezzo" ex art.67, comma 3, lett.c) ?
  8. Se io acquisto un immobile del valore di mercato pari 100, facendomi carico dell'estizione del mutuo di 50 (anche senza un formale accollo), il prezzo che corrisponderò al venditore sarà di 50 e non 100. Per questo ritengo che, in tal caso, il c.d. "giusto prezzo" (ossia l'esborso che dovrò corrispondere al venditore) sia 50 e non 100. Diversamente opinando se il "giusto prezzo" viene determinato facendo riferimento alla mera valutazione di mercato - senza considerare il debito - l'acquirente di fatto pagherebbe l'immobile 150, con buona pace del principio del "giusto prezzo".
  9. Potete indicarmi qualche scritto giuridico in merito alla nozione di "giusto prezzo" ex art.67, comma 3, lett.c) ?
  10. E' proprio questo il punto. La perizia di stima ha stimato l'immobile nel suo mero valore di mercato, ma non ha tenuto conto del fatto che l'immobile è gravato da ipoteca per la cui cancellazione l'acquirente dovrà farsi carico di estinguere la relativa posizione debitoria. Mi spiego meglio con un esempio. Se il valore di mercato dell'immobile è 100 e su tale immobile è iscritta un'ipoteca a garanzia di un debito pari a 50, penso che il "giusto prezzo" di cui all'art.67, comma 3, lett.c), sia di 50 e non di 100. La perizia, invece, ha stabilito che il "giusto prezzo" è 100.
  11. A vostro parere come si dovrebbe calcolare il “giusto prezzo” ex art.67, comma 3, lett. c) L.F. ed ex art.10 D.Lgs. 122/2005 di un immobile abitativo sul quale è iscritta ipoteca a garanzia di mutuo ancora in essere ?
  12. Sono alla ricerca di questo articolo scritto sulla rivista IL FALLIMENTO edita dall'Ipsoa: "L'azione esecutiva a favore dell'istituto di credito fondiario esclude l'esperibilità dell'azione revocatoria fallimentare? (Cassazione Civile, Sez. I, 28 maggio 2008, n. 13996) - Anno: 2008 - Volume: 30 - Fascicolo: 11 - Pagina: 1274 Se qualcuno di Voi ha la possibilità di postarla o di inviarmela, gli sarei grato.
  13. Sono alla ricerca del seguente scritto apparso sulla rivista della Giuffrè "Giurisprudenza Commerciale" del 1992 (parte I, pagg.621 e segg), e precisamente: "Appunti sulla nozione di prezzo" di Guido Alpa. Grazie in anticipo per la collaborazione.
  14. Eccolo 15_Pacia.pdf
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