massigu

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  1. https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_8_1.page?contentId=SDC1313803&previsiousPage=mg_1_6_1
  2. Anche in tempi non sospetti ho sostenuto l'opportunità di non "giocare" col concorso facendolo diventare uno strumento di politica economica, tanto più nelle mani di chi certe cose non le sa fare se non con risultati deleteri per tutti. Il concorso, invece, è diventato una lotteria e il limite delle tre consegne una vaccata. Tant'è
  3. sulla banca dati (che ormai chiamo cacca dati) del cnn l'ultimo contributo è datato 2014. Quindi, per rispondere alla tua domanda, no e se vuoi un consiglio, il testo di Magliulo sulla trasformazione è più che sufficiente.
  4. Con il consistente aumento tuo della pianta organica, voluto da Orlando, ha sempre meno senso. Salvo che vogliano accorpare i due ordini.
  5. Il mio augurio è che alla fine tu raccolga quanto hai seminato. Ma due mesi per 7 idonei...
  6. Hanno iniziato dopo aver sfondato la soglia del ridicolo a mani basse.
  7. https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_16_1.page;jsessionid=QIf5iOEkjOS9SokP0Lb9QBOf?contentId=NEW1309104&previsiousPage=homepage
  8. nessuna nuova, nè per le tre consegne, che ormai credo rimarranno come la palizztaa di fort Apache, nè per il concorso di novembre. Il che lo trovo abbastanza grave. Un muro di omertà
  9. Bamby...assomiglia di più a chi sta recintando l'orto professando l'esistenza di una terzietà del cnn nella gestione concorsuale..che è una delle più grosse balle che si possano raccontare. Onestà intellettuale vorrebbe almeno su questo punto evitare di offendere l'altrui di intelligenza, di conoscenza delle cose che porta in tutt'altra direzione. riprova ne è il ricatto politico che si mal cela dietro le tre consegne usate a sproposito e illegalmente per tutelarsi contro le future innovazioni legislative, queste si propugnate dal legislatore, ma dio cui ne fanno le spese un pò tutti. Mah. Stluse 3
  10. omissis... "Occorre chiedersi a questo punto se rientri tra i compiti istituzionali del notaio l’accertamento dell’incapacità naturale del testatore o più genericamente, dell’incapacità legale di agire (16). L’indagine, nei termini così prospettati, può risolversi nell’individuare la fonte normativa che ponga a carico del notaio l’obbligo di procedere a quell’accertamento, ovvero — in caso di ricerca infruttuosa — nello stabilire che non sussiste un obbligo del genere connesso alla funzione notarile, ma più semplicemente un generico dovere di accortezza e diligenza connesso all’espletamento dell’incarico professionale. Successivamente, nell’accertare se sussistano norme dell’ordinamento del notariato che ricolleghino sanzioni al mancato accertamento dell’incapacità . La difficoltà di individuare una norma giuridica che disponga testualmente in capo al notaio l’obbligo di accertare, prima della stipulazione, la capacità delle parti costituite, ha rappresentato per la dottrina che si è occupata del problema, il motivo principale per sostenere l’inesistenza di quell’obbligo (17). Limitatamente all’incapacità legale di agire delle parti contraenti, si è mossa in senso diametralmente opposto la giurisprudenza che, nell’unica pronuncia sul punto (18), ha sostanzialmente agganciato alla funzione notarile l’onere ex lege di accertarla. La Corte di Cassazione (n. 3066/1971) ha individuato le norme che fondano l’obbligo per il notaio di procedere all’accertamento del requisito dell’incapacità primariamente negli artt. 28 n. 1 legge not. e 54 reg. not. (19). Per i giudici, la violazione dell’art. 54 reg. not. (20), che proibisce al notaio di stipulare se all’atto intervengano incapaci, integra allo stesso tempo la violazione dell’art. 28 n. 1 legge not., che vieta al notaio di ricevere atti se “ espressamente proibiti dalla legge ”; nel caso di specie l’atto espressamente proibito è quello posto in essere in violazione dell’art. 54 reg. not. La sentenza citata si colloca nel filone giurisprudenziale che ravvisa un collegamento funzionale tra le due norme ed amplia la portata dell’art. 28 legge not. fino a ricomprendervi tutti gli atti contra ius, da intendersi come non aderenza “ alla normativa legale, di ordine formale o sostanziale, per essi prevista a pena d’inesistenza, nullità o annullabilità ” (21). Verso tale opinione la dottrina si è mostrata sempre fortemente critica, ritenendo che una corretta impostazione del problema avrebbe certamente consentito una diversa interpretazione dell’art. 28 n. 1 legge not., che ne restringesse la portata fino a ricomprendervi solo gli atti nulli e non anche quelli annullabili (22). Il revirement della Cassazione è giunto di recente, con due sentenze di identico contenuto (23), nelle quali si legge testualmente: “ poiché l’atto redatto in violazione dell’art. 54 reg. not. è solo annullabile e non nullo, non risulta integrata l’infrazione di cui all’art. 28 comma 1 L. 16 febbraio 1913, n. 89 ”. L’affermazione secondo cui la violazione dell’art. 54 reg. not. è estranea al contenuto dell’art. 28 legge not.,o —inaltri termini —che la violazione dell’art. 54 reg. not. non è più coperta dalla sanzione dell’art. 28 legge not., esclude che l’accertamento imposto dalla norma regolamentare rilevi come un “ prius logico-giuridico essenziale ” all’attività di rogito. Il significato di quest’ultimo orientamento della giurisprudenza di legittimità si spinge oltre quello immediato, rappresentato dalla ridefinizione del contenuto precettivo dell’art. 28 n. 1 legge not.; non è solo la precisazione di una modalità operativa nell’attività di documentazione, ma è un dato di lettura nuovo della stessa funzione notarile. Sul piano concreto, la sottrazione alla parte precettiva dell’art. 28 legge not. dell’attività di verifica dei presupposti dell’atto negoziale, ed in particolare dei c.d. requisiti soggettivi delle parti contraenti, esprime il conseguimento — sotto il profilo logico-interpretativo — di un importante risultato da parte dei giudici di legittimità , concernente la scansione dell’attività notarile in più fasi: l’accertamento dei presupposti dell’atto attiene alla fase di documentazione e si atteggia come fase “ operativa ”, successiva rispetto a quella “ valutativa ”, compiuta preventivamente dal notaio. È questa una ricostruzione accolta in dottrina (24), la quale precisa come i confini delineati dall’art. 28 legge not. coincidano con quelli tracciati dal codice civile sotto il profilo della liceità del negozio, mentre l’art. 54 reg. not. interviene successivamente, dopo che il notaio abbia risolto affermativamente il riscontro sulla ricevibilità dell’atto ed intenda attribuire certezza al regolamento di interessi, a mezzo di adeguata identificazione (cfr. artt. 49 e 51 legge not.) delle parti intervenute (25). Più in generale, il mutamento di indirizzo da parte della Cassazione si segnala come manifestazione di civiltà e progresso giuridico nella direzione della certezza del diritto. Come è stato rilevato, la complessità dell’attuale società e del nostro ordinamento presuppongono che a disposizione dell’operatore giuridico sussistano disposizioni normative precise; partendo da queste, eventualmente, potrà affermarsi la responsabilità del soggetto, che aveva un dovere giuridico di interpretarle, per i comportamenti conseguenti all’interpretazione medesima (26). L’indagine fin qui compiuta consente di effettuare una duplice riflessione, che in parte risponde agli interrogativi posti all’inizio del presente paragrafo. Non sembra rintracciabile nell’ordinamento una norma che imponga testualmente in capo al notaio l’obbligo di accertare, prima della stipulazione, la capacità d’intendere e di volere delle parti. La soluzione per l’incapacità naturale pertanto è analoga a quanto tradizionalmente stabilito per l’accertamento dell’altro presupposto negoziale, e cioè della titolarità del bene in capo all’alienante (c.d. legittimazione), per il quale l’unico obbligo in capo all’ufficiale rogante deriva dai doveri di accortezza e di diligenza, genericamente connessi all’espletamento dell’incarico professionale (27). Ulteriore riflessione è che la vecchia interpretazione dell’art. 28 legge not., creando una correlazione con l’art. 54 reg. not., rendeva per certi versi “ autonoma ” la violazione della norma regolamentare e vi ricollegava “ indirettamente ” la sanzione disciplinare dell’art. 138 legge not., prevista per la violazione dell’art. 28 legge not. (28). La nuova lettura dell’art. 28 legge not., sottraendo al campo di operatività della norma la violazione dell’art. 54 reg. not., impedisce di ricollegare e di applicare la grave sanzione disciplinare della sospensione (art. 138 legge not.) a carico del notaio che avesse stipulato un atto annullabile per incapacità legale di agire. La violazione dell’art. 54 reg. not. risulta quindi privata della sanzione che tradizionalmente le si ricollegava. Ciò fa sorgere l’interrogativo se sopravvivano, a carico del notaio, altre conseguenze di natura sanzionatoria, oltre a quelle previste dalle norme del codice civile che disciplinano la responsabilità del professionista per l’incarico ricevuto. Le soluzioni configurabili possono così riassumersi. a) Nessuna sanzione. La soluzione potrebbe trovare conforto, sul piano logico, nella constatazione che il negozio compiuto da persona incapace è un negozio annullabile e pertanto produttivo di effetti — per volontà della legge — fino al momento della sua impugnazione. Il notaio non potrebbe, in teoria, neppure rifiutare il suo ministero (art. 27 legge not.), tantomeno potrebbe essere soggetto a sanzione. Si può inoltre aggiungere, sul piano interpretativo, che l’art. 28 si riferisce agli atti vietati dalla “ legge ” e non dal “ regolamento ”; che la norma regolamentare dell’art. 54, contenendo un precetto diverso da quello previsto dall’art. 28 legge not., non può ricevere il medesimo trattamento sanzionatorio previsto per quest’ultima norma (29); infine, che l’art. 54 non è richiamato, ai fini sanzionatori, neppure dall’art. 261 reg. not., che stabilisce l’ammenda per la violazione di alcune norme regolamentari. b) Sanzioni ex art. 136 legge not.: avvertimento o censura. Si tratta delle sanzioni disciplinari tra le meno gravi previste dall’ordinamento del notariato. La norma citata non stabilisce i presupposti applicativi di dette sanzioni, tuttavia si può procedere all’irrogazione di tali sanzioni per ogni violazione di legge non diversamente punita, come anche — è stato precisato (30) — per ogni inosservanza di doveri morali che non trovino espressione normativa, ma che tocchino la professione notarile nel suo più intimo valore, vale a dire nella dignità e nel decoro professionale. È evidente che il riferimento agli “ intimi valori ” della professione notarile è concetto sufficientemente lato da abbracciare ogni ipotesi di violazione di norme, disciplinanti i presupposti dell’atto notarile. c) Sanzione ex art. 137 legge not.: ammenda. L’articolo in esame potrebbe essere applicato sotto il profilo della violazione dell’art. 51 n. 3 legge not. (che disciplina la fase di identificazione delle parti costituite in atto). Parte della dottrina (31) infatti, riconoscendo al momento della identificazione delle parti un ruolo centrale per l’attribuzione della certezza giuridica al regolamento negoziale, ritiene che il precetto di cui all’art. 54 reg. not. operi con riferimento alla fase formale e non sostanziale della documentazione. Sviluppando tali conclusioni si potrebbe affermare che l’indagine volta all’accertamento della capacità legale di agire dei contraenti non sia del tutto estranea alla fase di identificazione. La soluzione risulta, in verità , parzialmente appagante poiché solo per l’incapacità legale di agire il metodo di indagine del notaio potrà coincidere con quello adottato per la ricerca dei dati di cui all’art. 51 n. 3 legge not., non anche per l’incapacità naturale come verrà chiarito più avanti. Il problema è aperto ad ogni soluzione, ma ci sembra che la tesi sub a) sia la meno accettabile: ammettere che il compimento di un atto annullabile non comporti alcuna sanzione contrasta infatti proprio con quegli “ intimi valori ” della professione notarile sopra richiamati. Quanto poi alla difficoltà di ricollegare un’eventuale sanzione a fronte della violazione delle norme regolamentari, si rileva che la stessa legge notarile, all’art. 163, ha previsto una delega al potere amministrativo (al Governo del Re, per l’esattezza) della facoltà di comminare un’ammenda per le contravvenzioni alle disposizioni del regolamento. A ciò siè provveduto con l’art. 261 reg. not., che però non contempla l’art. 54 reg. not. tra le norme regolamentari la cui violazione comporta l’applicazione delle sanzioni amministrative ivi previste. Tuttavia autorevole dottrina (32) ammette che, a fronte della violazione dell’art. 54, non possano applicarsi altre sanzioni che quelle disciplinari genericamente previste dalla legge (censura ed avvertimento). In conclusione, può affermarsi che la prescrizione di cui all’art. 54 reg. not. esige dal notaio l’accertamento della sola incapacità legale di agire in capo alle parti e che non sussiste nell’ordinamento notarile una norma che gli imponga analogo obbligo con riferimento alle ipotesi di incapacità naturale. Circa le modalità dell’accertamento, si evidenzia che il pubblico ufficiale è astrattamente sempre in grado di rilevare l’incapacità legale di agire, trattandosi di una circostanza di fatto risultante da documenti ufficiali comunque reperibili (es.: documenti di identità , certificati anagrafici, provvedimenti giudiziali). Difficoltà ben maggiori incontra invece il notaio nel rilevare lo stato di incapacità naturale, per l’accertamento del quale non potrà procedere secondo le migliori regole della scienza ed esperienza notarile. Per la constatazione dell’incapacità di intendere e di volere il notaio rogante dovrà pertanto affidarsi alle regole di altre discipline ed eventualmente alle regole di esperienza comuni, procedendo con il metodo di indagine proprio dell’autorità giudiziaria. Senza contare che spesso un’infermità o uno stato di alterazione mentale, tali da scemare notevolmente la capacità di discernimento, sono insidie che possono celarsi dietro un comportamento timido o reticente della parte costituita, spesso interpretato come timore reverenziale per la figura notarile. Quanto sin qui detto non è senza effetti in relazione ad un ipotetico giudizio per responsabilità civile nei confronti del notaio che abbia rogato un atto annullabile ex art. 428 c.c. È evidente, infatti, che in tali ipotesi la prestazione richiesta al notaio implica la soluzione di problemi che non possono neppure definirsi “ tecnici ” (ai sensi dell’art. 2236 c.c.), anche se sicuramente “ di speciale difficoltà ”, dovendo egli fare ricorso a cognizioni e discipline metagiuridiche. Peraltro, l’insussistenza di uno specifico precetto violato, come anche di una qualche “ esigibilità ” del comportamento omesso, escluderebbero a priori l’elemento essenziale della colpevolezza." ... omissis Questo è uno stralcio dello scritto di Mauro Leo intitolato "incapacità naturale e attività notarile". Spero utile.
  11. e togliere le 3 consegne...mi viene il volta stomaco
  12. Quello che per non farsi buttare fuori dall'aula rispetta gli ordini della commissione. Sai c'è il limite delle tre consegne e, come dice Genghini, puoi essere preparato, ma tenendo conto della sfiga è meglio stare all'occhio...
  13. Che noia, però. Tanto sto concorso è come il governo. tutti si lamentano ma non cambia mai na cippa.
  14. Di complicato nulla. Basta/basterebbe rendere pubbliche le sedute. Quello che complica tutto è trovare un sistema per sistemare i predestinati.