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Faden

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  1. Faden

    fogli protocollo concorso Notarile

    Va poi considerato che è molto pericoloso avere fogli bianchi non timbrati, ricordo una volta che avvertirono che se si veniva trovati con i fogli timbrati del giorno prima si era passibili di espulsione, quindi mi permetto di suggerire molta attenzione a portare dentro dei foglio di qualsiasi genere Il vecchio metodo di piegare i margini o farli a matita con un righello è più sicuro
  2. Intendi per legge notarile? Come ti ho scritto inizierei da Santarcangelo (forma e clausole degli atti notarili) per poi passare a genghini (la forma degli atti notarili) Quelli da te citati non li leggerei, mi fermerei ai due che ti ho indicato
  3. Dipende, se non lavori e studi solo, in due anni riesci a fare tutto il programma teorico e a svolgere un discreto numero di compiti per allenarti per Roma. Se lavori non so dirti quanto puoi metterci. Io personalmente dopo i primi due anni di studio confesso che ero molto impreparato ad affrontare le tracce del concorso e la tensione che si crea a Roma. Ho iniziato a "capire qualcosa" solo dopo che avevo dato il concorso più di una volta. Ora, riesco a ripassare il il programma teorico in qualche mese. Mi permetto di insistere sul fatto che devi svolgere una marea di tracce. Secondo me la vera difficoltà del concorso notarile non è quello che devi imparare a livello teorico ma come tradurre la teoria in un atto notarile e soprattutto nel tempo che ti viene assegnato
  4. Potresti, per pura gentilezza, evitare di intasare le discussioni con le tue critiche al concorso del 2018. Ha chiesto consigli sulla preparazione, sii gentile e rispettaci Grazie
  5. Di esprimo la mia opinione, ma come ho sempre scritto su questo argomento, è importante sentire anche tante altre opinioni Io partirei con Santarcangelo sulla forma degli atti notarili per poi approfondirei con Genghini (Genghini è poi un libro da rileggere più e più volte nel corso degli studi perchè fondamentale per la parte formale del concorso). Poi passerei a tutta la collana di capozzi (io comincerei da associazioni e fondazioni e proseguirei così come è impostato il codice civile - almeno segui un ordine). Una volta iniziata la collana di capozzi inizierei ad affrontare i libri dei compiti, ovviamente non quelli di Carbone che sono molto difficili pur se estremamente utili; potresti prendere quelli della Giuffrè o della Cedam. Non ti scoraggiare se all'inizio non capirai nulla di come scrivere un atto notarile. Per me molto belli sono i due volumi del formulario commentati di carbone (per l'ultimo concorso prima ripassavo i libri di capozzi poi leggevo, a mo di riassunto, il formulario e anche i singoli atti presenti). Personalmente alcuni libri della collana di capozzi li ho sostituiti con quelli analoghi di Genghini (ma in questi casi sono gusti soggettivi - io ho sostituito i libri di capozzi con quelli di genghini solo per diritto di famiglia e volontaria giurisdizione e diritti reali ). Per quanto alcuni dicono di studiare i classici (gazzoni, bianca, torrete) io personalmente non li amo, ottimi per l'università ma per il mondo del concorso notarile troppo poco specifici (ho sempre preferito eventualmente ripassare i capozzi più e più volte). Poi dovrai inziare ad affrontare dei compiti sempre più difficili. Ritengo che il vero scoglio del concorso notarile non è la preparazione teorica, che più o meno tutti possono raggiungere, ma la capacità di tradurre il diritto teorico in formule scritte e di strutturare un atto in modo che le parti vengano tutelare. Poi dovrai affrontare le massime notarili (milano, triveneto, napoli, roma), tutte e tutte approfonditamente. Poi vanno lette un po di riviste, almeno per quanto riguarda le sentenze più innovative e strane che escono. In bocca al lupo per questo difficile percorso
  6. Faden

    Concorso a novembre ?

    lo abbiamo capito, se puoi, potresti limitarti alle sole informazioni giusto come segno di gentilezza ed educazione nei nostri confronti
  7. Faden

    formulario

    Io invece mi permetto di consigliare il formulario del notaio Carbone Lo ritengo molto utili se affiancato allo studio dei libri Prima studi ad es. legge notarile poi vai nella parte del formulario dove ti riporta tanti tipi di formule e atti e inoltre un riassunto delle varie tesi relative all'atto proposto In questo modo puoi partire con uno studio teorico, passare a studiare l'atto pratico e contemporaneamente ripassare e vedere come le teorie si possono applicare all'atto concreto
  8. Faden

    Quesito n. 348-2006/C

    Quesito n. 348-2006/C Sull'amministrazione del fondo patrimoniale Si chiede se si possa ricevere un atto di costituzione di fondo patrimoniale, nel quale vanno a confluire sia beni in proprietà del marito che di un terzo, con una clausola che preveda la possibilità di compiere atti dispositivi con il solo consenso del marito, prescindendo quindi dal consenso di entrambe i coniugi e derogando alla disciplina dell'amministrazione congiunta sancita dall'art. 180 c.c. L'art. 169 dispone che se non è stato espressamente consentito nell'atto di costituzione, non si possono alienare, ipotecare, dare in pegno o comunque vincolare beni del fondo patrimoniale se non con il consenso di entrambi i coniugi e, se vi sono figli minori, con l'autorizzazione concessa dal giudice, con provvedimento emesso in camera di consiglio, nei soli casi di necessità od utilità evidente. Riprendendo un'autorevole dottrina ( Tondo , Note sul fondo patrimoniale , in Studi e M ateriali , 6.1, 1998-2000, 113 ss.) si deve compiere l'esegesi della norma in esame partendo dall'incipit delle stessa: "se non è stato espressamente consentito nell'atto di costituzione". Tale proposizione ha valore ipotetico, poiché ammette che al momento della costituzione del fondo, qualora i coniugi lo vogliano, possono prevedere un particolare e più agevole regime di circolazione dei beni vincolati, anche in presenza di figli minori. La frase in esame ha anche un valore condizionante tutta la disciplina prevista dal legislatore, perché nel caso si verifichi l'ipotesi prevista all'inizio dell'art. 169 c.c., cioè che i coniugi prevedano di disporre dei beni senza particolari formalità ma solo con il loro consenso, allora si disapplicherà il regime di autorizzazioni previsto nello stesso articolo. In sostanza, l'art. 169 c.c. può essere letto nel modo seguente: "se non è stato espressamente consentito nell'atto di costituzione, non si possono alienare, ipotecare, dare in pegno o comunque vincolare beni del fondo patrimoniale: a) se non con (=senza) il consenso di entrambi i coniugi e, se vi sono figli minori, se non con (=senza) l'autorizzazione concessa dal giudice...") ( Tondo , Note , cit., 117); ne consegue che se è stato espressamente previsto nell'atto di costituzione, si potrà procedere all'alienazione senza che si verifichino le condizioni di cui al punto a) e b), cioè senza il consenso dei coniugi e senza l'autorizzazione del giudice pur in presenza di figli minori (Trib. Bergamo 18 maggio 2006; Trib. Roma 14 marzo 2002; Trib. Roma, 27 giugno 1979; Trib. Trapani, 26 maggio 1994; Trib. Minorenni Roma, 9 giugno 1998; Trib. Verona, 30 maggio 2000; contra , Trib. Genova, 26 gennaio 1998). Si è resa necessaria questa breve digressione esegetica perché l'art. 169 ha sempre dato adito a rilevanti problematiche interpretative, di cui non si è mai interessata, almeno fin ad ora, la Suprema Corte, lasciando ai Tribunali di merito (si segnala, a questo proposito, la recentissima pronuncia del Trib. Bergamo 18 maggio 2006) il compito di individuare la ratio dell'articolo in esame. È, ora, necessario compiere un passo ulteriore nell'analisi che qui si sta svolgendo e comprendere la natura dell'atto di disposizione del bene vincolato al fondo patrimoniale, distinguendo, nell'ambito della più generale categoria delle modificazioni delle convenzioni matrimoniali, tra atti di modificazione della disciplina del fondo e atti di modificazione della consistenza oggettiva dello stesso. Operare una simile distinzione è utile perché la disciplina normativa, anche quella pubblicitaria, è completamente diversa nelle due ipotesi prospettate. Le modificazioni della disciplina del fondo patrimoniale saranno soggette alla disciplina delle modificazioni delle convenzioni matrimoniali ai sensi dell'art. 163 c.c., mentre la variazione della consistenza oggettiva del fondo deve essere ricondotta alla disciplina dell'amministrazione da parte dei coniugi e quindi sostanzialmente estranea a quella disciplina ex art. 163 c.c. Infatti, gli atti di gestione del fondo patrimoniale che producono il risultato di incrementarne o diminuirne la consistenza oggettiva, non sono convenzioni matrimoniali del tipo indicato all'art. 163 c.c., bensì ricalcano le ipotesi previste agli artt. 168 u.c. e 169 c.c. in quanto atti di gestione ed amministrazione dei beni della comunione legale vigente tra i coniugi costituenti il fondo. Ai sensi dell'art. 168 comma 3 c.c. l'amministrazione dei beni costituenti il fondo patrimoniale è regolata dalle norme relative all'amministrazione della comunione legale, con rinvio testuale all'art. 180 c.c. Quest'ultimo attribuisce ad ambedue i coniugi la titolarità dell'amministrazione e l'esercizio dei relativi poteri; esso non incontra deroghe da parte dell'art. 169 c.c., il quale disciplina una particolare ipotesi (alienazione) di esercizio dei poteri di gestione del fondo, costituendo un'eccezione ed in quanto tale tassativa ed insuscettibile di applicazione analogica, alla generale disciplina dell'art. 180 c.c., il quale, giova ripeterlo, attribuisce l'amministrazione ad ambedue i coniugi e ne organizza l'esercizio dei poteri ( t. auletta, Il fondo patrimoniale, artt. 167-171 c.c., in Comm. Cod.civ. diretta da P. Schlesinger, Giuffrè, 1992, 212). La disciplina dell'amministrazione della comunione legale non è disponibile dai coniugi, né derogabile con convenzioni specifiche, come dispone l'art. 210 u. c. c.c; per lo specifico richiamo del terzo comma dell'art. 168 c.c. all'art . 180 c.c., l'inderogabilità va estesa anche alla fattispecie del fondo patrimoniale ( c.m. bianca, La famiglia. Le successioni, Giuffrè, 2005, 149 nota 21). Le uniche deroghe ammissibili sono volte ad evitare la paralisi dell'amministrazione determinata dal rifiuto, dall'impossibilità, dall'incapacità ovvero dalla cattiva amministrazione dell'altro coniuge; in questi casi adottando il regime di cui agli artt. 181-183 c.c., consultata l'autorità giudiziaria, l'altro coniuge potrà gestire autonomamente il fondo patrimoniale ( v. de paola, Il diritto patrimoniale della famiglia coniugale, III, Giuffrè, 1996, 111). L'attribuzione ad entrambi i coniugi dell'amministrazione del fondo patrimoniale risponde alla logica della riforma del diritto di famiglia di realizzare il dettato costituzionale della parità coniugale. Prima della novella del 1975, tre erano i criteri di attribuzione della titolarità dell'amministrazione del patrimonio familiare: 1) al coniuge proprietario dei beni conferiti; 2) al coniuge designato dal costituente, se la proprietà rimane al terzo ovvero veniva trasferita ai due coniugi; 3) al marito, in mancanza di una specifica designazione. Il sistema normativo, appena esposto in via puramente indicativa, si fondava su alcuni principi, completamente abbandonati dalla riforma del diritto di famiglia, quali: il riconoscimento ad un solo coniuge dell'amministrazione per evitare il sorgere di conflitti nelle decisioni; l'affermazione dell'autonomia privata quale fonte di attribuzione della titolarità e del potere di amministrazione, nel caso di patrimonio familiare costituito da un terzo; infine, implicita sfiducia verso la figura femminile quale amministratrice insieme al marito della vita economica familiare (l'art. 173 comma 2 del previdente codice civile, riconosceva al marito, in via residuale cioè in assenza di ogni altra previsione, l'amministrazione del patrimonio familiare. La riforma del 1975 ha inteso realizzare una con titolarità inderogabile dell'amministrazione dei beni del fondo patrimoniale da parte di entrambe i coniugi, nello spirito costituzionale indicato dagli artt. 3 e 29 Cost. ( t. auletta, Il fondo, cit., 214). La dottrina ritiene ( t. auletta, Il fondo, cit ., 212; c.m. bianca, La famiglia, cit., 149, nota 21; a. giletta, Art. 168 c.c., in Cod.civ. Comm., coordinato da Conte e Ferrando, a cura di Alpa e Mariconda, IPSOA, 2005, 730; a. ruotolo, voce Fondo patrimoniale (ammnistrazione), in Diz. Giur. del Not., a cura dell'Ufficio Studi del CNN, Giuffrè, 2006, 464) nulla per contrarietà alla legge, la clausola, contenuta nell'atto di costituzione del fondo, che attribuisca l'amministrazione ad un solo coniuge. La giurisprudenza (Trib. Foggia sent. 9 giugno 2000, in Riv.not., 2001, 692), afferma che l'attribuzione in via esclusiva dell'amministrazione ad uno solo dei coniugi integra un'ipotesi di nullità ex art. 1418 c.c. per violazione di norma imperativa quale l'art. 210 ult.co. c.c., ed aggiunge che in una simile fattispecie si realizza la violazione dell'art. 28 legge notarile per il notaio rogante l'atto costitutivo del fondo con tale clausola. In conclusione, sulla base della dottrina e della giurisprudenza di merito (non risultano, ad oggi, pronunce della Suprema Corte), sembrerebbe doversi escludere la validità della clausola attributiva del potere dispositivo, inteso come potere di amministrazione e gestione dei beni del fondo, ad un solo coniuge in via esclusiva. Essa, se inserita nell'atto, ne sarebbe causa di nullità ex art. 1418 c.c. ed inoltre, concretizzerebbe gli estremi delle sanzioni previste dalla legge notarile per il notaio rogante a seguito della violazione dell'art. 28 l.n. Serena Metallo
  9. Faden

    Ciao mi presento

    Viste le tue idee quando avrò bisogno di un notaio verrò da te ... ovviamente te non vorrai mica sfruttare la professione come fonte di guadagno ... spero che tu mi stipulare l'atto a gratis ... magari se poi mi paghi anche le varie imposte sarei contento
  10. Faden

    Ciao mi presento

    Io mi fido ciecamente di quello che dice
  11. Faden

    Ciao mi presento

    Ora non vanno bene neppure i notai che hanno passato concorsi altamente selettivi come il tuo (visto che il Notaio Corrente è notaio da molti anni)? 🤔🤔🤔
  12. Faden

    Condono notarile vs Vero concorso

    Scusa ma parli sempre per preconcetti. Ora come ora, se si è onesti intellettualmente, nessun danno può essere stato inferto, in quanto per quel che so non sono stati ancora nominati. Almeno parla al futuro
  13. Faden

    Condono notarile vs Vero concorso

    Se ti limiti a fornire a tutti le informazioni sulle correzioni sicuramente tutti ti ringrazieremo. Un solo appunto, per essere precisi, non ricordo alcun posto dove i condonati abbiano sfacciatamente vantato il loro sigillo, anzi come succede sempre quasi tutti coloro che passano il concorso velocemente spariscono da questo forum
  14. Faden

    Condono notarile vs Vero concorso

    però continui a rivolgerti alle persone sbagliate. fai la tua battaglia con le istituzioni che gestiscono il condono non con noi. lasciaci il nostro forum pulito e senza polemiche, basta dire le cose una volta, poi si sanno. riperterle all'infinito a noi non serve, non ci aiuta e non rende fruibile il forum
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