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Gianni $

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  1. Art. 521 e 565 c.c.. P.S.: preferibile proporre i quesiti nella sezione dedicata (quid juris).
  2. Vgs. Cass. 21050 in data 11 settembre 2017.
  3. Gianni $

    Donazione

    Ciao a tutti, sarei in parte d'accordo con Gaia ma ritengo opportune alcune riflessioni. 1) Se il mancato prelievo della somma di denaro è possibile ricostruirlo come liberalità (ovvero vi sarebbe animus donandi dell'originario avente causa) trattasi di donazione indiretta (dunque imputazione, collazione, riduzione, etc...) ed i figli (legittimari lesi) valuteranno le opportune azioni. 2) Diversamente, se l'erede non ha "ancora" eseguito detto prelievo dal compendio ereditario, trattasi di un diritto di credito che potrebbe includersi nell'ambito dei relativi rapporti giuridici attivi e ben potrebbe essere suscettibile di pretesa (nelle forme di rito) da parte degli aventi causa dell'erede in argomento 3) Qualora dalle disposizioni testamentarie e/o dal contesto la fattispecie fosse ricostruibile come donazione diretta di denaro (posta in essere in via mediata attraverso il mancato prelievo della somma dal compendio ereditario), vi sarebbe una nullità (della donazione) per difetto di forma e conseguente obbligo di restituzione (x ingiustificato arricchimento ex art. 2041 c.c.). Insomma... una quaestio facti da valutare con attenzione. Saluti.
  4. Buongiorno a tutti. Il principio di intangibilità desumibile dalla lettera dell’art. 447 cod. civ. sembra ascrivibile unicamente ai rapporti tra il soggetto obbligato ed il destinatario della prestazione ovvero tra alimentante ed alimentato. Dalla combinata lettura (tra gli altri) degli artt. 443 comma 1 e 441 cod. civ., diversamente, emergerebbero margini di disponibilità in capo ai destinatari dell’obbligazione alimentare tali da consentire una differente suddivisione dell’onere in argomento. Tuttavia, la delicatezza del “petitum” e l’elevata tutela accordata dal legislatore all’obbligazione alimentare (scorgibile anche da un più ampio punto di vista sistematico) sembrano non ritenere sacrificabile un preventivo vaglio dell’A.G.. L’istituto in commento, infatti, sul piano tipico pare presentare multiformi aspetti di modificabilità ma, a ben guardare, mai privi dei “provvedimenti opportuni” dell'autorità giudiziaria. Nell’ambito di un diverso accordo tra le parti obbligate, pertanto, queste potranno/dovranno ricorrere al giudice al fine di essere autorizzate ad un diversa distribuzione dell’obbligazione alimentare. Salvo il diritto di regresso, il conseguente diritto di credito - nascente dalla citata diversa distribuzione - potrebbe essere successivamente disponibile ed utilizzabile per qualsivoglia forma di accordo pattizio. In buona sintesi, a mio avviso, sarebbe necessaria l’autorizzazione dell’A.G..
  5. Ciao Piersimon. Aderendo a Triv. AA7, molto semplicemente, si potrebbe chiudere il primo esercizio al 31.12.2019 avendo eccezionalmente durata ultrannuale rispetto alla costituzione ("purché non scada oltre il 15' mese successivo alla formazione dell'atto costitutivo"). Saluti.
  6. Suggerirei Triv. A.A. 7. Saluti.
  7. Ciao a tutti. Sarei parzialmente d'accordo con Gaia. Riguardo ai rilievi di FERN circa il difetto di legittimazione di Caia ad agire in riduzione, proporrei di valutare il gravame dell'immobile unicamente ai fini della quantificazione del donatum nella prospettiva di individuare l'eventuale lesione di legittima. L'azione di riduzione sarebbe autonoma ed indipendente dal valore del bene donato come pure dalla sua (eventuale) alienazione coattiva. Il valore della donazione ben potrebbe essere ridotto (ovvero azzerato) dalla presenza di un'ipoteca (concorrendo alla probabile assenza della lesione) ma ciò non cancellerebbe la memoria storica della medesima donazione. Posta la presenza di una lesione, sarei dell'avviso che le vicende successive alla donazione relative all'immobile (es. procedura esecutiva e conseguente alienazione a terzi) non comprimono il diritto del legittimario di agire in riduzione. La cronologia e poziorità delle trascrizioni, coerentemente alle determinazioni del CNN, rileverebbe solo ai fini dell'individuazione degli effetti della trascrizione dell'azione di riduzione: - infradecennale, che può pregiudicare i terzi; - ultradecennale, che non può arrecare pregiudizio; anche in aderenza al principio ex art. 2652 n.8 cpv. In conconclusione, vi sarebbe in astratto: - ammissibilità dell'azione di riduzione; - ammissibilità dell'azione di restituzione nei confronti dei terzi acquirenti (anche coattivi); - condivisibilità del richiamato studio del CNN e delle perplessità nonché reticenze della banca mutuante. L'aspetto patologico definito da FERN aberrante, sembra rientrare nell'alveo delle tradizionali problematiche della circolazione degli immobili di provenienza donativa, sebbene in una fattispecie davvero singolare. Osservando l'ipotesi proposta: - la banca troverebbe comunque ristoro in esito alla procedura esecutiva; - l'acquirente (anche coattivo) procederebbe ad un consapevole acquisto di un bene di provenienza donativa che è e rimane tale anche in esito ad un'alienazione coattiva. Il pregevole contributo di Lenza sembra valorizzare prevalentemente un angolo visuale empirico e non astrattamente giuridico. Saluti a tutti.
  8. L'accertamento dell'usucapione mediante un negozio avente struttura contrattuale può presentare profili di onerosità che le parti, nell'ambito della propria autonomia, potranno soddisfare come desiderano. Per il perfezionamento dell'atto, pertanto, il corrispettivo ben potrà essere costituito da denaro e/o altro. In tali casi, presterei massima attenzione all'aspetto redazionale per evitare incertezze circa la causa. Riguardo ai pregressi tributari, ritengo trattasi di posizioni debitorie formalmente ascrivibili al proprietario usucapito ma, in conseguenza dell'effetto retroattivo dell'usucapione, sostanzialmente di spettanza dell'usucapiente. In conseguenza, eviterei la formale assunzione del relativo obbligo e riterrei altamente opportuna una espressa presa d'atto nel descritto senso. Saluti.
  9. "Quod sine die debetur, statim debetur" in conseguenza, riterrei superflua la necessità di "ricorrere" allo stato di bisogno e valuterei i seguenti suggerimenti. 1. richiesta di restituzione immobile (art. 1810 cc) nelle forme previste dal contratto di comodato stesso. 2. in caso di mancata restituzione (come prevedibile): - azione legale a tutela della proprietà (art. 948 cc - azione di rivendicazione); - azione di reintegra nel possesso (art. 1168 cc), più veloce e urgente. 3. per la regolarizzazione della posizione anagrafica (residenza, etc...), Tizio sarà costretto ad acquisire (ancorché temporaneamente) un diverso domicilio; 4. valutare - contestualmente - oltre alla restituzione dell'immobile, di chiedere il risarcimento del danno. 5. poiché l'occupazione non è stata abusiva sin dall'origine, le forze di polizia possono intervenire solo dopo il provvedimento del giudice (si tratterebbe, in sintesi di una controversia tra privati dai profili squisitamente privatistici, un "mero" inadempimento contrattuale). 6.opportuno comunque presentare regolarmente un esposto alle FF.PP. per rimettere alle Autorità ogni valutazione circa la configurabilità di ipotesi delittuose (reati contro il patrimonio artt. 614, 624, 625, 635 cp ovvero 633 cp). Saluti.
  10. Buongiorno a tutti. sebbene parzialmente off topic (e me ne scuso), sapete se sono sopraggiunti profili di certezza riguardo alla presunta validità quinquennale della pratica notarile (DPR 137/2012 art. 6 comma 12)? Vi sono ulteriori contributi ermeneutici oltre alla singolare risposta ad un quesito da parte del Ministero il 31.05.2017? Grazie
  11. Concordo con Lenza. Trattasi di due liberalità: - da Caia al figlio relativamente al pagamento del prezzo dell'immobile a titolo di adempimento del terzo ex 1180 c.c. donandi causa = donazione indiretta di immobile; - da Tizio a Caia riguardo al pagamento delle somme di denaro di cui alle rate del mutuo, anch'esso donandi causa ex 1180 c.c. ovvero quale (fattuale) accollo interno. Non escluderei tassativamente una ipotesi di liberalità tra Tizio ed il figlio di Caia ma ritengo sia una questione di merito davvero complessa da dimostrare (eventualmente in giudizio).
  12. Ciao Luca. Gli immobili acquistati da Caio prima del matrimonio sono beni personali ai sensi del 179 co 1 lett. a) cod. civ.. Tizia non vanta alcun diritto su tali beni nè possono vantarne i di lei eredi. Tali immobili andranno in successione alla morte di Caio a favore dei suoi eredi (secondo le sue disposizioni di ultima volontà oppure per successione legittima).
  13. Ciao Lupo, grazie per la risposta. Dunque dobbiamo giungere a sostenere che con il testamento (anche pubblico), Tizio non possa riconoscere il (proprio) nascituro concepito? Può essere questa una eccessiva compressione di un diritto avente latamente anche aspetti pubblicistici?
  14. Coppia non sposata ove Lui vuole riconoscere con testamento (olografo) il nascituro concepito di Lei (gestante). Premesso che l'art. 254 cc consente il riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio con il testamento ed espressamente ammette detto riconoscimento per il nascituro concepito, come si contempera il divieto ex 258 cc di non indicare l'altro genitore con l'esigenza di individuare il nascituro concepito?
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