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  1. Grazie Gaia, molto interessante l'articolo!
  2. Tizio, coniugato con Tizia in regime di separazione dei beni, costituisce un fondo patrimoniale destinando l'immobile di sua proprietà esclusiva. Nell'atto si precisa che ai sensi dell'art. 168 c.c. la titolarità del bene non viene trasferita e che (ai sensi dell'art. 169 c.c.) i beni del fondo possono essere alienati ecc. con il consenso di entrambi i coniugi senza la necessità di adire il GT, anche in presenza di figli minori. Nasce il figlio Sempronio (ad oggi minore). Tizia decide di separarsi. Tizio vuole vendere la casa e chiede al Notaio Romolo Romani: - se può alienare il bene oggetto del fondo; - se è necessaria una specifica autorizzazione del GT; - se in caso di fuoriuscita dal fondo vi sia un obbligo di reimpiego del bene; - se può farsi rilasciare da Tizia una procura speciale, per atto pubblico, al fine di alienare il bene ovvero se è necessario che la moglie intervenga all'eventuale atto di compravendita / donazione dell'immobile; - se, e come, una volta alienato l'unico bene oggetto del fondo, questo possa essere sciolto (non rientrando tale ipotesi nell'elenco tassativo del 171 c.c.), senza attendere l'eventuale divorzio. La mia soluzione: - Il bene può essere alienato, con il consenso della moglie, in quanto "espressamente consentito nell'atto di costituzione". Le parti insomma hanno deciso di derogare alla disciplina "ordinaria" prevista dall'art. 169 c.c.. Dal tenore letterale della norma pare che sia possibile derogare anche alla parte che prevede l'intervento del giudice tutelare. Ciò anche in ragione del fatto che una deroga all'intervento dell'A.G. è prevista anche per il curatore speciale dall'art. 356, comma 2. - l'obbligo di reimpiego è previsto dalla natura e ratio del fondo patrimoniale, ma in mancanza non esistono sanzioni. Sarebbe quindi superfluo in caso di accordo dei coniugi all'alienazione (Genghini). - l'autorizzazione del giudice (rectius: tribunale ordinario ex art. 38 disp. att.) è necessaria solo per lo scioglimento del fondo e non anche per l'alienazione del (unico) bene. - la partecipazione di Tizia all'atto di alienazione non sarebbe necessaria, ma siccome in un caso simile la Co.Re.Di ha sanzionato un Notaio per aver accettato una procura speciale "nulla per impossibilità dell'oggetto", quantomeno a fini prudenziali è meglio costituire anche Tizia. Che ne pensate?
  3. Sono alla ricerca di un manuale per approfondire lo studio dei singoli contratti.. dopo una breve scrematura dei vari indici mi ritrovo con due "papabili": - "I singoli contratti" di Cassano - Clarizia. Un mattone di 1800 pagine molto esaustivo ma non di primario interesse notarile - concorsuale. Edito nel 2017; - "Dei singoli contratti" di Cillo - D'Amato - Tavani. Il classico capozzino che tutti ben conoscerete. Non che il numero di pagine sia un valido riferimento ma questo ne ha un quarto (490) rispetto al Cassano. Tra l'altro l'ultima edizione è del 2014. Tra questi quale ritenete migliore? Potete suggerirne altri? Grazie
  4. Quindi Anton tratterebbe Tizio come l'analfabeta che sa e può sottoscrivere: testimoni ex art. 48LN e stop. Tiresia applicherebbe il 55LN (tutto) comprensivo di traduzione in dialetto. In motivazione come giustifichereste tale scelta? Immagino che siate concordi nell'applicare il 52, comma 2, se il Notaio conosce il dialetto.
  5. Sì, come dicevo nel primo messaggio, è stato proposto nell'inter vivos del 2009. La questione ruota essenzialmente intorno all'interpretazione analogica dell'art. 55LN.
  6. Grazie Tiresia; applicando l'art. 55 ti limiti all'intervento dell'interprete o applichi anche il quarto comma? Se lo interpretiamo in via analogica a che servirebbe avere in atto una traduzione in dialetto?
  7. Se il comparente conosce solo un dialetto non conosciuto dal Notaio, a fini concorsuali, cosa fareste? Ho già letto la discussione relativa alla traccia del concorso 2009 che presentava questo problema, essenzialmente si è discusso dell'applicabilità del solo art. 48 LN ovvero dell'art. 55. Entrambe le ipotesi comportano alcuni problemi da analizzare poi in parte motiva. Cosa ne pensate invece di quella dottrina, ormai risalente, che farebbe applicare l'art. 57 in via analogica? Inoltre, il Presidente del Tribunale potrebbe nominare un interprete "dialettale" a Tizio senza particolari formalità?
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