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pinco pallino

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  1. Massima n. 4 Consiglio Notarile della Campania Aumento oneroso di capitale di s.p.a. o di s.r.l. - esecuzione mediante compensazione di un credito vantato dal socio nei confronti della società - ammissibilità in tutte le ipotesi di aumento oneroso di capitale Si reputa legittima l’esecuzione di una delibera di aumento di capitale sociale mediante compensazione di un credito vantato dal socio nei confronti della società con il debito assunto dal medesimo in seguito alla sottoscrizione del predetto aumento. Si ritiene che tale meccanismo di compensazione tra credito verso la società e debito da conferimento possa costituire modalità esecutiva di ogni ipotesi di aumento oneroso di capitale, ivi compresi quelli di cui agli artt. 2447 e 2482- ter c.c. (in caso di riduzione del capitale al disotto del suo minimo legale o azzerato). La compensazione non risulta inibita da alcun divieto di legge, non è contraria all’interesse della società o dei terzi creditori. Non osta alla predetta operazione neanche il disposto dell’art. 2467 c.c., di cui - anzi - l’operazione rappresenta attuazione realizzando la “conversione” in capitale di rischio di un capitale (originario) da “finanziamento”. In motivazione: Come si evince poi dalla lettura degli artt. 2467 e 2426, n. 19-bis, c.c. non tutti i finanziamenti effettuati dai soci a favore della società soggiacciono alle regole del rimborso postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori sociali. Deve, dunque, ritenersi ammissibile l’esecuzione di una delibera di aumento di capitale mediante compensazione del debito da conferimento del socio sottoscrittore con un suo credito derivante da finanziamento c.d. postergato, in quanto, trattandosi di una operazione “causa societatis”, alla stessa non è applicabile neppure il disposto dell’art. 2467 c.c. se non considerando che la compensazione realizza proprio la ratio della norma stessa.
  2. Secondo la Cassazione la norma della postergazione dettata solo per le S.r.l. è applicabile anche alle S.p.A., solamente in presenza di determinati elementi. * * * La Suprema Corte, con la recente sentenza n. 16291 del 20 giugno 2018, ha ripercorso i diversi indirizzi finora seguiti dalla giurisprudenza in tema di rimborso del finanziamento soci nelle società per azioni e, all’esito di tale analisi, è giunta a chiarire come, in conformità al più recente dei suddetti indirizzi (si veda ex multis Cass. n. 14056-15), la norma di cui all’art. 2467 del Codice Civile in tema di postergazione del finanziamento soci nelle S.r.l. sia applicabile anche alle S.p.A., purché, nella fattispecie concreta, ricorra il seguente requisito: cioè, che i soci della S.p.A., tenuto conto dell’entità e/o della qualità della loro partecipazione societaria, siano di fatto assimilabili ai soci di una S.r.l., in cui tipicamente, a differenza della S.p.A., acquisisce rilievo il carattere “personalistico” del rapporto con il socio. Per effetto di tale interpretazione, dunque, il finanziamento di un socio di una S.p.A. “è postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori e, se avvenuto nell’anno precedente la dichiarazione di fallimento della società, deve essere restituito”. La norma prosegue stabilendo che, per finanziamenti dei soci si intendono “quelli, in qualsiasi forma effettuati, che sono stati concessi in un momento in cui, anche in considerazione del tipo di attività esercitata dalla società, risulta un eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento” (art. 2467 c.c.). La sentenza ha, inoltre, indicato i criteri sulla base dei quali va condotta l’indagine volta a stabilire se, nella fattispecie concreta, sia applicabile alla S.p.A. la norma di cui all’art. 2467 c.c.. Occorre, cioè, verificare se l’organizzazione della S.p.A. finanziata – ad esempio, a causa delle modeste dimensioni o per l’assetto dei rapporti sociali (compagine familiare o, comunque, ristretta) - consenta al socio di ricevere un’informativa sostanzialmente comparabile a quella che, in linea teorica, potrebbe ottenere il socio di una S.r.l.. Tale informativa, in particolare dovrà riguardare l’esistenza di una delle due situazioni previste dal secondo comma dell’art. 2467 c.c. e, cioè: una situazione di squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto; oppure una situazione finanziaria che renda ragionevole un conferimento, piuttosto che un finanziamento. Nell’approdare a tale conclusione interpretativa, quindi, la Suprema Corte ha “cassato” il diverso orientamento della giurisprudenza, secondo cui sarebbe, invece, inapplicabile tout-court alle S.p.A. la norma dettata in riferimento alla postergazione dei finanziamenti dei soci dettata in ambito di S.r.l.. La sentenza in commento, anche in virtù della attenta analisi della giurisprudenza sinora formatasi sul punto, pur non essendo a sezioni unite, è verosimilmente destinata a tracciare il solco in cui si collocheranno le future decisioni in tema di postergazione del finanziamento soci nell’ambito delle S.p.A..
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