Vai al contenuto

LeSaboteur

Utente Registrato
  • Numero contenuti

    6
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

1 Neutral

Informazioni del profilo

  • Sono
    Maschio
  • Corte d'Appello
    Catania
  1. La prassi notarile è solita alienare i terreni privati gravati da uso civico trattando essi come un "peso". Banalmente: il bene circolerà cum onere suo, indi facendone menzione in atto ove si abbia positivo riscontro della sua esistenza. La l. 168/2017 in vero appare assai ambigua e discussa. L'art. 3 comma 1. d) ricomprenderebbe tra i "beni collettivi" anche "Le terre di proprietà di soggetti [...] privati sulle quali i residenti del comune o della frazione eseritano usi civici non ancora liquidati" . Il successivo comma 3 definisce "inalienabili" tali beni. Alla luce di una iterpretazione strettamente letterale della legge, non c'è tanta via di fuga. La prassi notarile, ai fini di evitare che il mercato immobiliare possa essere paralizzato da una tale norma (Tenuto conto anche delle difficoltà di accertamento dell'esistenza di tali dirtitti collettivi) pone una interpretazione "funzionale", ritenendo che l'inalienabilità riguarda il diritto collettivo, non il bene gravato. Sostanzialmente il bene circolerà cum onere suo.
  2. Buongiorno Daniela, sotto il profilo fiscale non posso aiutarti, essendo quello un diritto conosciuto sostanzialmente solo da chi esercita la professione di Notaio. Sotto il profilo strutturale il tipo di atto da stipulare è un contratto di datio in solutum ex art. 1197 cc, ancorchè il tuo riferimento alla transazione (art. 1965 c.c. e ss) non è del tutto errato: bisogna capire esattamente cosa vogliono le parti. 1) Ove si procedesse per contratto di datio in solutum, sostanzialmente l'effetto sarebbe l'estinzione dei rapporti obbligatori in questione verso un immobile. 2) Ove si procedesse per transazione, cambierebbe l'oggetto del negozio: rinuncia a qualsiasi pretesa relativa agli obblighi derivanti dal contratto di società, verso attribuzione di un immobile. Come potrai notare, le figure ancorché possano sembrare simili, sono strutturalmente ed effettualmente assai diverse ed in effetti ti consiglierei di procedere sul versante della transazione. Ciò detto, è indubbio che ci vuole l'intervento di un notaio, e lui saprà ben consigliarti al riguardo. Il tuo ruolo, dunque, sarà quello di aver accompagnato la pacifica risoluzione del conflitto facendo convergere i consensi verso una negoziazione notarile. Lodevole!
  3. Tali particolari diritti presuppongono la qualifica soggettiva di socio. Perduta quella, si perdono anche i particolari diritti.
  4. In linea teorica ti darei risposta sicuramente positiva. Ormai è quasi del tutto pacifico in dottrina e giurisprudenza la possibilità di stipulare negozi di accertamento. Basti pensare che alcuni autori (C.S. Bianca, Diritto Civile. 3) nel parlare degli effetti del contratto espressamente contemplano anche quello accertativo. In tal caso il negozio in oggetto avrà i medesimi effetti di una transazione: le parti non potranno più rimettere in discussione quanto accertato, essendo per loro vincolante. (vedi: P. Gallo, Contratto e Buona Fede). Questa, chiaraente, è solo la mia opinione
  5. L'art. 563, parla solo ed esclusivamente di recupero di immobili donati. Il meccanismo citato infatti presuppone la pubblicità nei Registri Immobiliari e vederne una analogia con il Registro Imprese mi pare assai una forzatura. Non a caso la cassazione costante (salvo un isolato precedente del Tribunale di Milano) qualificano le quote di srl, ad esempio, come beni mobili immateriali (e non beni mobili registrati) proprio sulla base di questa non equivalenza dei relativi registri. Per cui cercare di ampliare il sistema della opposizione va contro la norma e non avrebbe concrete possibilità di esplicazione. Questa, chiaramente, è solo la mia opionione
  6. Buonasera a tutti, con questa mia prima discussione inauguro la mia iscrizione in questo forum. Torno a scrivere su un argomento che già è stato trattato in qualche vecchio post, senza che le risposte però mi siano apparse particolarmente soddisfacenti. Vi chiederei dunque quali sono le modalità per poter realizzare un adempimento del terzo tramite legato. Le soluzioni immaginate sarebbero le seguenti: 1) Adempimento diretto. Lego a carico dell'eredità ed in favore del sig ... (generalità), creditore del sig. ... (generalità) in forza di ... per la somma di ... euro, una somma corrispondente a tacitazione di detto debito ex artt. 659 e 1180 c.c. 2) Adempimento indiretto. Lego a carico dell'eredit ed in favore del sig ... (generalità), creditore del sig. ... (generalità) in forza di ... per la somma di... euro, il diritto a pretendere il pagamento ex art. 1180 c.c. di detto debito. La tesi sub. 1) appare estrema, ed ha come critica principale la "non rifiutabilità" di detto adempimento secondo la disciplina ex art. 1180. A ciò si potrebbe rispondere che comunque la rifiutabilità del legato opera su un piano diverso: infatti una cosa è rifiutare l'adempimento (oggetto del legato) altro è rifiutare il legato stesso (titolo, fonte dell'adempimento). Altri vi arrivano argomendando la prevalenza della disciplina testamentaria su quella di diritto comune. Sostanzialmente si creerebbe un meccanismo analogo al legato di datio in solutum. La tesi sub. 2) permette di arrivare al medesimo fine tramite legato che ha oggetto una attività negoziale (il negozio unilaterale di adempimento ex 1180), e mi pare sia una via tutto sommato abbastanza sicura. Sapreste trovarmi ulteriori pro e contro di tali tesi e suggerirmi teorie e formule alternative? Grazie!
×
×
  • Crea Nuovo...