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anna poli

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  1. Vi segnalo l'imminente pubblicazione di una nuova rivista di Notai. Ecco, qui di seguito, la presentazione della rivista da parte di uno dei fondatori, il Notaio Arrigo Roveda. "L’8 aprile sarà in edicola un nuovo mensile edito (con altri) e pensato da tre notai: Remo Bassetti, Francesca Bissatini e Arrigo Roveda. Si chiamerà Giudizio Universale e conterrà soltanto recensioni: di libri, dischi, film, mostre, ristoranti ma anche di ciò che normalmente non si immaginerebbe di recensire, dagli uffici agli ospedali, dai politici ai processi, dalle leggi ai siti internet. Tirerà 50.000 copie, costerà 5 euro e sarà distribuito in edicola, nelle principali librerie e in abbonamento. Ci scriveranno, sin dal numero uno, Michele Serra, Massimo Fini, Mino Fuccillo, Giorgio Galli, Sergio Luzzatto, Stefano Bollani, Alberto Barbera, Mimmo Candito, Carlo Augusto Viano, Peppino Ortoleva, Giovanna Zucconi, Diego De Silva, Marcello Fois, Alessandro Meluzzi, Luciano Garofano, Roberto Alajmo, Masolino D'Amico, Giorgio Pestelli, Edoardo Raspelli, Paolo Massobrio e molti altri, compresi Adriano Sofri, Luca Sofri, Gabriele Romagnoli, Domenico Starnone, Pino Corrias, Mimmo Calopresti, Giulio Ferroni, che si aggiungeranno dal secondo numero. Ci scriveranno anche alcuni giovani che sono stati selezionati via internet con un concorso dove contava solo… essere bravi, come quello notarile. Penso ce ne sia abbastanza per sottoporlo alla vostra attenzione. Chi ne volesse sapere di piu' puo' cliccare l'omonimo sito".
  2. Esprimo il mio dispiacere per l'improvvisa scomparsa del Notaio Claudio Trinchillo che ho ammirato come maestro non solo di diritto ma anche di vita, per i valori e le speranze che è riuscito a trasmettermi. Anna Poli
  3. Mi chiedo se sia possibile costituire in pegno 50.000 azioni rappresentate da un unico titolo di 100.000 azioni, se il titolo non è attualmente frazionabile. L'art. 2024 cc richiede la doppia annotazione sul registro e sul titolo per rendere efficace il vincolo e si tratta di una norma integrativa del principio generale stabilito dall'art. 1997 cc per cui il pegno sul diritto menzionato in un titolo di credito non ha effetto se non si attua sul titolo. Ma, secondo me, il pegno richiede anche in questo caso la consegna come prescrive l'art. 2786 cc e la consegna deve essere effettiva, perciò, anche se è possibile annotare sul certificato azionario che il pegno viene costituito solo per 50.000 azioni e non su 100.000, come si risolve il problema della consegna di un titolo non frazionabile? E' possibile concedere validamente un pegno (non meramente obbligatorio) in una simile circostanza? Grazie Anna Poli
  4. anna poli

    Cautela sociniana

    A seguito dell’abbandono della disponibile ai sensi dell’art. 550 cc, si crea uno stato di indivisione che può essere inquadrato come una comunione di proprietà tra il legittimario ed il legatario, e precisamente una comunione ordinaria (in quanto sorge per effetto del’abbandono) cui si applicano le “norme della divisione ereditaria concernenti la formazione delle porzioni”. Partendo da questa premessa, secondo voi, in questa divisione si applicano la prelazione ereditaria (art. 732) e l’art. 30 Dpr 380/2001, decimo comma, che nelle divisioni ereditarie esenta dall’obbligo di allegare il certificato di destinazione urbanistica? Anna Poli
  5. Per connotare la srl in senso personalistico, inserirei dei limiti alla circolazione delle partecipazione: ad esempio, una clausola di prelazione in caso di alienazione della partecipazione e di mero gradimento per impedire l’ingresso di membri sgraditi, senza il preventivo consenso di tutti i soci, come avviene nelle società di persone per salvaguardare la compagine sociale. A fronte di questo limite nella circolazione i soci hanno ex lege il diritto di recedere e di essere rimborsati (art. 2469 II° comma) Si potrebbe riconoscere ai soci di maggiore esperienza una partecipazione al capitale superiore al conferimento (art. 2468 II° comma) oppure una partecipazione agli utili superiore a quella che gli spetterebbe in proporzione al conferimento (art. 2468 III° comma) Per avvicinarsi al sistema di amministrazione delle società personali previsto dagli artt. 2257 e 2258 cc, nella srl si potrebbe prevedere un amministrazione disgiuntiva dei singoli soci per gli atti di ordinaria gestione e congiuntiva di tutti i soci per quelli di straordinaria (sempreché si ritenga che il sistema di amministrazione pluripersonale non consiliare possa operare da solo, altrimenti l’amministrazione congiuntiva-disgiuntiva potrà coesistere con il sistema consiliare in ragione di competenze diverse) Si potrebbero prevedere quorum deliberativi più elevati di quelli legali fino a richiedere l’unanimità dei consensi per le modifiche sostanziali. La ristretta compagine sociale lascia supporre una diretta e attiva partecipazione dei soci, cosicché quorum più elevati non precludono il funzionamento della società ma la connotano in senso personalistico. Si potrebbe aggiungere la possibilità che le decisioni dei siano prese mediante consultazione scritta o consenso per iscritto (art. 2479 III° comma) tranne che per i casi in cui è necessaria la delibera assembleare (art. 2479 IV° comma). Per plasmare la srl sul modello della spa, si potrebbe affidare l’amministrazione ad un consiglio, prevedendo che alla carica di amministrazione possano essere nominati anche non soci, come una struttura articolata e professionale induce a preferire. Lo statuto potrebbe stabilire che le decisioni degli amministratori, per agevolare il funzionamento del consiglio, possano essere assunte anche con consultazione scritta o consenso espresso per iscritto (art. 2475 IV° comma) Inoltre, il consiglio di amministrazione potrebbe essere sollevato della decisione in alcune materie demandate dallo statuto alla competenza dei soci che risponderanno per gli eventuali danni cagionati alla società da tali operazioni (art. 2476 comma VII) e se ne assumeranno la responsabilità. Sul modello della spa si potrebbe inserire la nomina di un revisore incaricato del controllo contabile e si potrebbero emettere titoli di debito, prevedendo espressamente tale eventualità nell’atto costitutivo (art. 2483) Analogicamente a quanto dispone l’art. 2370 cc per la spa, anche nella srl si potrebbe disciplinare l‘intervento in assemblea mediante mezzi di telecomunicazione prevedendo, altresì, la possibilità che l’assemblea si svolga in più luoghi audio-video collegati, nel rispetto del principio di collegialità e parità di trattamento tra i soci. Anna Poli
  6. Una delle differenze tra il sistema di amministrazione tradizionale e quello dualistico si riscontra nell’art. 2409 novies sesto comma cc, che dispone che nel caso in cui, nel corso dell’esercizio, vengano a mancare uno o più componenti del consiglio di gestione, il consiglio di sorveglianza procede senza indugio alla loro sostituzione. Ne deriva che il metodo di cooptazione previsto per il sistema tradizionale non è applicabile al sistema dualistico cioè non è possibile che il consiglio di gestione nomini un proprio componente destinato a rimanere in carica fino ad un successivo provvedimento dell’assemblea, diretto a confermare o sostituire il membro cooptato. Questo mi induce a pensare che, poiché la disciplina relativa al sistema tradizionale è richiamata in quanto compatibile, si debba concludere che nel sistema dualistico non sia concepibile l’applicabilità della regola simul stabunt simul cadent, che pure è presa in considerazione dalla Riforma nell’art. 2386 quarto comma cc, e perciò non sia possibile prevedere statutariamente la decadenza dell’intero organo al decadere di uno o più componenti. Voi cosa ne dite? :exlamation:
  7. La riduzione del capitale per perdite superiori al terzo non ridotte nell’esercizio successivo (e non la riduzione facoltativa e la riduzione nei casi in cui occorrono scelte discrezionali che rimangono di competenza dell’assemblea dei soci) può essere demandata al consiglio di amministrazione non solo nella spa ma anche nella srl, in forza dell’art. 2482 bis che rinvia all’ultimo comma dell’art. 2446 cc. Tuttavia, vi sono alcune questioni non chiarite dalla norma. *la forma della delibera di delega: non è detto che essa debba avere forma notarile perciò, in omaggio al principio di libertà delle forme, potrebbe essere a forma libera. Mi sembra difficile far rientrare tale delega nelle modifiche dell’atto costitutivo per cui è richiesta la forma dell’atto notarile dall’art. 2480 cc. Essa, inoltre, non è di per sé oggetto di pubblicità perché viene iscritta nel registro delle imprese solo la successiva delibera degli amministratori di riduzione del capitale (che deve senz’altro avere forma notarile) e da questa deve risultare che vi è stata una delibera di delega per giustificare lo spostamento di competenze. Cosa ne pensate: forma vincolata o forma libera ovvero siamo in presenza di una modifica statutaria o no? *il metodo di assunzione della delibera di delega: potrebbe non essere necessariamente collegiale ma anche per consultazione scritta o consenso scritto, ove l’atto costitutivo preveda tali modalità di assunzione. Anche, sotto questo profilo, però, si potrebbe parlare in senso lato di modifica dell’atto costitutivo ed allora verrebbe in rilievo l’art. 2479 cc che prescrive la delibera collegiale per le decisioni attinenti alla modifica dell’atto costitutivo *se non vi fossero alternative alla decisione collegiale la delega non sarebbe applicabile in presenza di un amministratore unico o di più amministratori che operano in regime di amministrazione disgiuntiva. D’altra parte, mi pare che, se sussistesse una simile limitazione, la norma lo avrebbe precisato e poi quali sono le ragioni per escludere la possibilità di delega nelle due citate ipotesi?
  8. In realtà, mi sembra che non si tratti di un contratto a favore del terzo perché ai sensi dell’art. 1411 cc gli effetti si producono direttamente in capo al terzo che non è parte del contratto e può essere anche assente, mentre nell’assegnazione di partecipazioni non proporzionale al conferimento il beneficiario, a fronte del conferimento effettuato da altri, deve intervenire all’atto costitutivo perché diventa socio e perciò deve approvare il regolamento della società. Inoltre, per garantire l’effettività del capitale sociale non è possibile che le vicende relative al rapporto esterno tra conferente e beneficiario (cd interesse dello stipulante) abbiano conseguenze sul contratto sociale, mentre nella fattispecie ex art. 1411 cc. il venir meno dell’interesse dello stipulante determina la nullità del contratto o, secondo altra dottrina (Bianca), la nullità della sola clausola di deviazione degli effetti al terzo cosicché la prestazione rimarrebbe a beneficio dello stipulante. Considerate queste differenze, mi sembra che la previsione legislativa della Riforma abbia introdotto un istituto nuovo, proprio del diritto societario, e non del tutto assimilabile al contratto a favore del terzo.
  9. La Riforma consente di derogare alla proporzionalità tra il numero delle azioni assegnate a ciascun socio ed il valore dei conferimenti rispondendo così all’esigenza di valorizzare le qualità personali o le abilità professionali di un socio rispetto ad un altro. Lo ammettono espressamente l’art. 2346 quarto comma cc per la spa, quando afferma che “l’atto costitutivo può prevedere una diversa assegnazione delle azioni”, e l’art. 2468 secondo comma per la srl, quando dispone che “se l’atto costitutivo non dispone diversamente, le partecipazioni dei soci sono determinate in misura proporzionale al conferimento” Il capitale, dunque, può essere variamente distribuito tra i soci, purché l’insieme dei conferimenti non abbia valore nominale superiore al valore complessivo dei conferimenti stessi. In questa prospettiva, sarebbe possibile ipotizzare: *di assegnare una partecipazione ad un soggetto che non conferisce nulla e preleva le azioni o la quota che gli sono attribuite per effetto dei conferimenti effettuati da altri *di far intervenire un soggetto nell’atto costitutivo non per ottenere una partecipazione per sé, bensì al solo fine di effettuare un conferimento per liberare la partecipazione di qualcun altro. Nel primo caso si avrebbero dei soci non conferenti e nel secondo dei conferenti non soci. E’ vero che non vi osta il divieto del patto leonino perché il beneficiario partecipa ai guadagni ed alle perdite connesse alla partecipazione che è entrata nel suo patrimonio, seppur a titolo di donazione o liberalità indiretta da parte del conferente. Tuttavia, mi sembra che vi siano delle norme da cui si possa ricavare il principio che la qualifica di socio deve essere connessa ad un conferimento per svolgere in comune l’attività economica. E non si tratta solo dell’art. 2247 cc ma anche di norme più specifiche come l’art. 2463 n. 5 e 6 dettato per le srl in cui si parla di “conferimento di ciascun socio” e “quota di partecipazione di ciascun socio”. Per questo mi pare le due ipotesi prospettate (soci non conferenti e conferenti non soci) sollevino qualche perplessità. Voi cosa ne pensate?
  10. Recentemente ho letto un articolo su Rivista del Notariato n. 5/03 p.1284 in cui si afferma che con l’entrata in vigore della Riforma di diritto societario non si potrà più ricorrere alla categoria dell’inesistenza. L’intento del legislatore è quello di circoscrivere le ipotesi di invalidità (principio di tassatività): la nullità è relegata alle materie tassativamente previste dall’art. 2379 cc e sono ristretti i termini e i casi per proporre impugnazione *tre anni dalla data della trascrizione nel libro delle adunanze assembleari o dal deposito o iscrizione, a meno che si tratti di impugnazione di delibere nulle o illecite relative alla modifica dell’oggetto sociale *in caso di aumento, riduzione del capitale ed emissione delle obbligazioni l’azione di nullità è soggetta al più breve termine di decadenza di 180 giorni anche in caso di illiceità e l’esecuzione anche parziale della delibera preclude l’impugnazione. *la delibera di approvazione del bilancio non è più impugnabile dopo l’approvazione del bilancio successivo. La legittimazione per l’annullabilità non è più connessa alla titolarità della singola azione ma ad una minoranza qualificata Tuttavia, l’affermazione mi sembra troppo radicale perché la nullità e l’annullabilità presuppongano l’esistenza della delibera mentre se l’assemblea non si è mai tenuta o non vi è mai stata una vera votazione, la delibera non esiste materialmente, perciò la categoria dell’inesistenza sussiste ancora solo che non può essere estesa a delibere che presentano solo vizi procedimentali perché ora esse costituiscono ipotesi di annullabilità e solo se il vizio è determinante (prova di resistenza). Cosa ne pensate?
  11. SENTENZA 7770 DEL 8/6/2001 Società - di capitali - società per azioni - organi sociali - assemblea dei soci - presidenza - assunzione - qualità di azionista - necessità - clausola statutaria - previsione - portata - azionista - incarico a soggetto non azionista di partecipare all'assemblea - conferimento - legittimazione di quest'ultimo a presiedere l'assemblea - sussistenza - esclusione. La disposizione dello statuto di una società per azioni, che preveda che l'assemblea deve essere presieduta da un azionista, nominato a maggioranza dagli intervenuti, non è diretta ad ampliare i poteri dello stesso, che, indipendentemente da tale qualità, nel silenzio dell'atto costitutivo o dello statuto, potrebbe ugualmente essere designato a presiedere l'assemblea, ma a limitare i poteri dell'assemblea stessa nella scelta del presidente, che, nell'avvalersi del potere di designarlo, ai sensi dell'art. 2371 cod. civ., dovrà farlo scegliendolo esclusivamente tra gli azionisti. Pertanto, il mandato conferito dall'azionista ad altro soggetto, che non rivesta tale qualità, di rappresentarlo all'assemblea, non è idoneo a conferire a quest'ultimo anche la legittimazione a presiederla (nel caso di specie, in virtù di tale principio, è stata ritenuta illegittima la delibera di un'assemblea svoltasi sotto la presidenza di un avvocato, non azionista, cui era stato conferito da un azionista l'incarico di rappresentarlo all'assemblea sociale).
  12. SENTENZA 7736 DEL 7/6/2001 Società - di capitali - società per azioni - organi sociali - amministratori - rappresentanza della società - atti di straordinaria amministrazione ed atti eccedenti i limiti dell'oggetto sociale - fideiussione prestata dall'amministratore - inefficacia nei confronti della società - presupposti - fattispecie. L'inefficacia, nei confronti di una società di capitali, della fideiussione prestata dal suo amministratore postula l'accertamento della estraneità della garanzia all'oggetto sociale della fideiubente e, inoltre, in caso di risposta affermativa, l'accertamento della insussistenza della buona fede del creditore, ai fini dell'applicazione dell'art. 2384-bis cod. civ. (Sulla base del principio di cui in massima, la S.C., a fronte di una sentenza di merito che aveva negato l'estraneità all'oggetto sociale della fideiussione e - con ulteriore, subordinato ed ipotetico passaggio argomentativo - l'opponibilità al terzo dei limiti statutari all'agire dell'amministratore -, ha dichiarato inammissibile la censura, per difetto di interesse processualmente tutelato, rivolta a colpire soltanto la seconda e subordinata ragione di decisione, lasciando immune da doglianze la prima statuizione).
  13. SENTENZA 6928 DEL 22/05/2001 Società - di capitali - società a responsabilità limitata - organi sociali - amministrazione - in genere - nomina - accettazione - necessità - forma libera - accettazione tacita - configurabilità - accertamento di fatto incensurabile in cassazione. L'accettazione della nomina ad amministratore di una società - necessaria, avendo i poteri degli amministratori, fonte contrattuale - non richiede l'osservanza di specifiche formalità e può essere anche tacita, prescindendo dall'adempimento degli oneri pubblicitari di cui all'art. 2383, quarto comma cod. civ.; in tal caso, l'accettazione può essere desunta da atti positivi incompatibili con la volontà di rifiutare la nomina e il relativo accertamento, investendo una questione di fatto, è incensurabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato.
  14. caro Pacuvio, con riferimento alla costituzione in pegno di strumenti finanziari, la costituzione dei vincoli è diversa a seconda che i titoli siano dematenializzati o no: la consegna richiesta dall’arI. 2786 C.C., nel caso di strumenti cartacei, è sostituita dall’iscrizione nel registro dei vincoli. Nel caso di strumenti dematerializzati la consegna è sostituita invece dall’apertura di un apposito conto. Il titolare del conto, una volta effettuata la registrazione, ha legittimazione piena ed esclusiva dell’esercizio dei diritti relativi agli strumenti finanziari in esso registrati, secondo la disciplina propria di ciascuno di essi. Ciao Anna
  15. caro Amianto, la clausola non ha contenuto patrimoniale ammessa ex art. 587 c.c. e, nel caso di specie, è realizzabile attraverso un mandato post mortem. Ai sensi della nuova legge, non occorre una manifiestazione di consenso all'espianto bensì è necessaria una manifestazione di volontà per escludere il prelievo, poichè nel silenzio si presumento il consenso. Ciao Anna
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