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JhonDM

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  1. La comunione legale è una 'comunione' senza quote e un bene in essa rientrante non potrebbe avere una trascrizione solo contro uno dei coniugi (per una quota o per l'intero) proprio perchè non ci sarebbe la continuità delle trascrizioni. Nel decreto di trasferimento però il giudice dovrebbe aver disposto lo scioglimento della comunione legale relativamente al bene in oggetto così poi da farlo trascrivere solo contro il coniuge debitore.
  2. Potrà disporre del bene ai sensi dell'art. 651 cc. Nel testamento dovrà emergere che il bene è attualmente di Caio. Se, medio tempore, entrerà nella sua massa si considererà come un legato normale.
  3. Scusa rettifico quello che ho scritto prima... se la trascrizione del pignoramento avviene su un bene della comunione, si dovrà trascrivere contro entrambi i coniugi, salva l'opposizione per l'altro coniuge. Cass 6575 del2013.pdf
  4. Provo a risponderti.....se è un debito personale (quindi escluso dalla comunione legale) il decreto dovrebbe trascriversi solo contro il coniuge debitore. La trascrizione fatta contro entrambi presume che il debito sia della comunione legale e non personale. Tanto è vero che il coniuge non debitore, vedendosi pregiudicato, potrebbe opporsi al pignoramento anche della sua quota (atecnica).
  5. No, perchè l'attestazione che chiede il Notaio è nel rispetto dell'art. 2, comma 58, della L.n.662/1996 che richiede, a pena di nullità, la dichiarazione dell'autorità preposta al vincolo (se paesaggistico o culturale, ambientale o idrogeologico) al fine di rilasciare parere favorevole.
  6. In assenza di testamento, in questo caso, sono eredi il fratello vivo e i figli della defunta sorella che subentrano per rappresentazione alla madre.
  7. All'apertura della successione, il minore dovrà accettare l'eredità con beneficio di inventario, tramite i suoi genitori, con autorizzazione del Giudice Tutelare.
  8. Occorre accertarsi di alcune: 1. se l'immobile da svincolarsi è quello destinato dal figlio; 2. se, in caso positivo, si è riservato la proprietà. In mancanza di questi presupposti, direi tranquillamente che l'atto di alienazione dell'immobile sarà effettuato da entrambi i genitori.
  9. Ah il fatto che erano localizzati prevalentemente in Italia non lo avevi precisato....quindi potrebbe applicarsi il criterio della prima residenza abituale comune, ex art. 26 reg.ue 1103, se vivono in Italia (non conosco la storia, quindi ipotizzo), ma comunque domando, il fatto che registrano il matrimonio in Italia non comporta l'automatica acquisizione della comunione legale dei beni? Se si, al di là della professio, non potrebbero fare una separazione dei beni?
  10. Rinuncia alla proprietà: in teoria si potrebbe ricevere, viste le ultime news, ma il notaio agirà con prudenza per verificare se l'appartamento risulterà gravoso economicamente per lo Stato. In caso di sua rinuncia non va in successione (visto che non è morto il proprietario) nè a favore del condominio (dove i condomini hanno un diritto sulle parti comuni e non sulle esclusive proprietà), ma in favore dello Stato (cd. rinuncia abdicativa); se, invece, fosse in comproprietà con un altro soggetto (anche qui è discusso) si ritiene che la quota del rimanente si espande.
  11. La quota di 1/3 di Tizio non potrà essere in alcun modo toccata nel procedimento dell'esecuzione di Caio per due motivi: in primo luogo, perchè vincolata in un fondo patrimoniale in favore di Tizio e della sua famiglia; in secondo luogo, perché l'esecuzione non rientrerebbe per Tizio nella fattispecie di cui all'art. 170 cc e, pertanto, in alcun modo dovrà essere toccata la sua quota. Occorre però verificare se Tizio e Caio siano in comunione anche su altri beni. Se sono in comunione su più beni e dividono, si ritiene che in sede di divisione, qualora a Tizio venga assegnato o una quota o un bene diverso da quello originario che aveva vincolato, detto vincolo seguirà il nuovo bene in analogia al diritto di sequela dell'ipoteca su bene indiviso di cui all'art. 2825 cc. Se, invece, hanno in comunione un solo bene e Caio deve dividere, in linea generale la quota di 1/3 di Tizio non dovrebbe essere considerata, ma si ritiene (prevalentemente in dottrina) che Caio, previo consenso dei coniugi e, se del caso, in presenza di minori, questi autorizzati ex art. 169 cc (vista la "nuova" natura giur. della divisione), potrà procedere alla divisione. In tal modo Tizio e la moglie presteranno il consenso affinché il bene in oggetto vada assegnato in sede di divisione ad un terzo. Altro problema, inoltre, è la somma che eventualmente si pensi di liquidare a Tizio in sede di divisione relativamente alla sua quota. Si discute in giurisprudenza su chi spetta l'obbligo di reimpiegare una somma ottenuta quale corrispettivo di "alienazione" di un bene, ossia se spetta al giudice il potere-dovere di disporre sul reimpiego della somma (cioè prendere la somma e investirla per un altro bene da vincolare) o se spetta al notaio o al solvens: si ritiene, prevalentemente, che tale obbligo spetti al giudice.
  12. Ciao, andiamo per punti: - la nomina del curatore giacente è possibile solo se sono presenti questi presupposti: mancata accettazione dell'eredità e non possesso dei beni per il vocato: nel tuo caso, tutti gli eredi hanno già accettato l'eredità quindi non ricorrono i presupposti per la nomina del curatore, ex art. 528 cc; - accettazione beneficiata: presuppongo che gli eredi abbiano compiuto l'inventario entro 3 mesi dall'accettazione (in caso contrario decadono e si considerano eredi puri e semplici); - pagamento dei debiti e legati: l'erede può procedere al pagamento dei creditori e legatari individualmente, man mano che si presentano salvo il caso di opposizione dei creditori (ex artt. 498-499-502cc). Nel tuo caso ci sono più coeredi che hanno accettato con beneficio di inventario e si applicherà l'art. 504cc - tuttavia, visto l'art. 503,1° cc, il tuo cliente potrebbe promuovere la procedura di liquidazione ex art. 498 e ss.cc visto che i creditori non si sono fatti ancora avanti in modo tale da garantirli tutti; - infine, relativamente al quantum che li residuerebbe dipende dai valori dei beni che ha ricevuto, che non conosco: tuttavia, egli sarà tenuto a pagare i creditori nei limiti dei beni a lui pervenuti per successione (ex art. 490, n.3, cc).
  13. Faccio un up per il secondo punto. Relativamente al primo punto, mi rispondo da solo: è lo stesso codice a prevedere i casi di deterioramento dei beni mobili (ex art 750cc) a seconda del tipo di bene.
  14. Dal punto di vista fiscale (art.34, ultima comma TUR) si considera unica divisione se l'ultimo titolo deriva da una successione mortis causa. Ma, se ho capito bene, la donazione della madre è successiva alla successione del padre: in tal caso, non troverebbe applicazione detta norma. I figli dovrebbero pertanto dividere la loro comunione ereditaria e la comunione ordinaria sui beni donati avendo ciascuno 1/3. Occorrerebbe verificare se c'è corrispondenza tra quota di diritto (1/3) e quota di fatto (valore bene da assegnare con la divisione) tra i condividenti e, qualora ci fosse corrispondenza (come presumo), ti direi che si avrebbe una permuta tra loro per dividere le masse plurime.
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